LA CGIL DI PAVIA PARTECIPERÀ AL PRESIDIO DI OGGI POMERIGGIO IN PIAZZA VITTORIA E VI ANTICIPO CHE A BREVISSIMO VERRÀ PROCLAMATO, SEMPRE DA CGIL, UNO SCIOPERO DI 4 ORE NELLA GIORNATA DI VENERDÌ 19 (A FINE TURNO DI LAVORO) PER TUTTI I SETTORI, AD ECCEZIONE OVVIAMENTE DI QUELLI DISCIPLINATI DALLE RESTRIZIONI LEGATE AI SERVIZI ESSENZIALI. STIAMO ORGANIZZANDO NEL TARDO POMERIGGIO DELLA STESSA GIORNATA UN PRESIDIO E UN CORTEO, DI CUI VI DAREMO I DETTAGLI. AUSPICHIAMO NATURALMENTE IL SOSTEGNO DI TUTTA LA RETE.
Dalle ultime statistiche demografiche di Vigevano, dimostrano che l’età degli anziani è in continuo aumento.
Dopo tanti anni di lavoro, a volte precario e mal retribuito (è notizia di questi giorni che molti lavoratori hanno rinunciato alle vacanze per salari troppi bassi) e con una legge vergognosa sulle pensioni (Legge Fornero) che manda in pensione a 70anni, da noi fortemente contrastata con mobilitazioni, presidi, manifestazioni, raccolta firme ecc. ci si ritrova vecchi ammalati e con una città che non presta attenzione a questi bisogni, ma vediamo nel concreto.
Servizi sanitari: l’Ospedale civile e Clinica Beato Matteo, non sono in condizioni occupazionali per soddisfare le esigenze di tutta l’utenza. I tempi lunghissimi di attesa per le visite ed esami lo dimostrano chiaramente. Questa pessima situazione è la conseguenza dei numerosi tagli di investimenti fatti da tutti i Governi precedenti e attuale Governo Meloni. E’ un disegno politico preciso per favorire enormi profitti per la sanità privata e non quella pubblica.
De Rodolfi r.s.a. (nella foto) con liste d’attesa di 300 persone. L’attuale amministrazione a maggioranza leghista aveva promesso la costruzione di una nuova casa di riposo. Promessa poi rimangiata. Dichiarazione di Ceffa di questi giorni alla stampa: “Non ci sono le garanzie sufficienti per una soluzione sostenibile”.
Luoghi di aggregazione e di svago.
Bocciodromo chiuso da parecchio tempo senza un progetto alternativo del Comune come cambio di gestione, investimenti per rilancio.
Rimane solo Via Sacchetti per una partita a carte.
In queste condizioni della città, alla maggioranza dei residenti Vigevanesi non più giovani non rimane che la solitudine e lo “sconforto” nella propria abitazione.
Le proposte di Rifondazione Comunista:
promuovere la costruzione di una rete territoriale di ambulatori per avvicinare le prestazioni sanitarie alla popolazione di età più avanzata e quindi con minore mobilità.
Vogliamo che il “De Rodolfi” venga adeguatamente ristrutturato e possibilmente gestito direttamente dal pubblico e che vengano potenziati i servizi offerti (centro diurno, ambulatorio, consultorio geriatrico, ecc.) per soddisfare in modo efficiente e differenziato le esigenze della popolazione anziana.
Chiediamo la ristrutturazione di aree dismesse di proprietà comunali per spazi di svago e aggregazione per combattere la solitudine con iniziative culturali e di divertimento.
Ieri mattina il ns. partner a Gaza Social Media Club Palestine ha finito didistribuire altri 6000 litri di acqua nel quartiere di Burj Al-Shamali camp e 70 pacchi di viveri (farina, formaggio, zucchero, olio, latte, pasta, riso e assorbenti igienici).I nostri collaboratori hanno accelerato le consegne anche in previsione di un possibile sfollamento. I pacchi sono stati distribuiti negli spazi della ns. “scuola tenda” a El Shaty camp. Altri 6000 litri di acqua dovevano essere distribuiti nel pomeriggio, ma non è stato possibile. Da ore elicotteri sorvolano Gaza city e Jabalia indicando l’ immediata evacuazione dalle aree.
Dal mese di febbraio scorso, dopo la dichiarata finta tregua, oltre 600.000 civili sfollati sono tornati a Gaza city, tra le macerie delle loro case. Oggi sono oltre 1 milione i palestinesi presenti nelle aree a nord della striscia.
In questi mesi abbiamo lavorato per stabilire situazioni di resistenza concreta dei civili con le attività della nostra “scuola tenda” e la distribuzione di aiuti umanitari.
Tunnel e armi sono una resistenza, ma la meravigliosa resistenza dei nostri bambini, donne e uomini è quella determinante!
Nelle ultime ore è stato chiesto che i feriti e pazienti presenti allo Shifa hospital vengano trasportati all European hospital di khan Younis, sud della striscia. Il Ministero della Salute di Gaza ha comunicato che non intendono spostare i ricoverati e le attrezzature. Stessa posizione è stata assunta dalla Mezza Luna Rossa per El Quds Hospital e da parte del dr. Fadel Naeem Direttore del Al Ahli Baptist Hospital che hanno ribadito di non voler sfollare.
Da parte nostra abbiamo indicato che in caso di sfollamento, le attrezzature acquistate per il progetto “scuola tenda” tavoli, lavagne, tappeti, materiale scolastico siano lasciati nella struttura. Siamo consapevoli delle estreme difficoltà che dovranno affrontare e la priorità è mettere in salvo le loro vite.
Quanto sta accadendo ai Palestinesi è una vergogna dell’umanità.
in allegato foto della distribuzione di ieri.
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Ancora una volta, gli Stati Uniti hanno rafforzato le loro manovre militari e i comportamenti ostili verso la Repubblica bolivariana del Venezuela, nonostante il loro fallimento in tutti questi anni. Le ultime attività dell’amministrazione Trump hanno visto lo schieramento di navi da guerra e truppe militari statunitensi nelle acque vicine al territorio venezuelano, con la scusa della lotta al narcotraffico. Parallelamente, come se fossimo nel Far West, Washington ha raddoppiato la taglia sul capo del Presidente venezuelano, Nicolás Maduro.
L’obiettivo della Casabianca è quello di destabilizzare la nazione latino-americana, far cadere il governo Maduro ed impadronirsi delle ricche risorse del Paese, a partire dal petrolio.
Le minacce e le ostilità dell’amministrazione Trump verso il Venezuela sono iniziate già durante il suo primo mandato, quando il presidente statunitense voleva imporre un regime fantoccio a Caracas contro la volontà democratica del popolo venezuelano.
La belligeranza aggressiva di Washington è il maggiore ostacolo ad una risoluzione pacifica e diplomatica delle controversie internazionale, in particolare quella tra Venezuela e Guyana rispetto alla sovranità territoriale sulla ricca regione petrolifera dell’Essequibo.
Sin dalla vittoria di Hugo Chávez, la Casabianca ha cospirato attivamente per far cadere il legittimo governo costituzionale e democraticamente eletto della Repubblica Bolivariana del Venezuela, guidato dal Presidente Nicolás Maduro. L’ultimo dispiegamento delle forze militari statunitensi in America Latina rappresenta un ulteriore pericoloso precedente e mette a rischio la pace nella regione.
Di fronte a queste minacce e ai tentativi di destabilizzazione, il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea esige la cessazione di ogni azione provocatoria che aumenta le tensioni nella regione. Proprio perché promuoviamo la pace, la giustizia sociale e ambientale, ci opponiamo senza riserve all’uso della forza o della coercizione nell’agenda imperialista sia in America Latina, che nel resto del pianeta.
Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea ribadisce la propria solidarietà con il Venezuela e con il presidente Nicolás Maduro, mentre condanna le manovre militari e la retorica aggressiva e guerrafondaia di Washington nei confronti della nazione latinoamericana.
Partito della Rifondazione Comunista
Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano
Andrea Fumagalli e i Cantosociale condannano fermamente lo sgombero del Centro Sociale Leoncavallo, dove lo scorso 19 giugno hanno portato in scena lo spettacolo-concerto: Grateful Dead Economy & il Blues dei Precari a difesa dello spazio e a conferma di una libera espressione, parole e musica contro il sistema del capitale e l’economia dei pochi ricchi padroni del mondo.
Lo sgombero del C.S. Leoncavallo conferma ancora di più il declino di Milano. Negli anni ’90, Milano era la capitale underground d’Europa, più di Berlino e Amsterdam, grazie proprio a quelle attività politiche, culturali, musicali e artistiche avviate dalla rete dei centri sociali milanesi. Il dibattito politico e di analisi storico-socioeconomica era molto alto e innovativo, coinvolgendo personalità come Fortini, Balestrini, Moroni, Bologna, Marazzi, Cartosio una parte di quell’Italian Thought che si è poi diffuso in Europa e negli Usa. Per non parlare del fermento musicale che non era solo punk, post-punk, rap, reggae, Jazz…
ma declinato nelle diverse sfaccettature delle espressioni più libere e anticonsumistiche e spesso collegato anche al mondo letterario che da quel clima quei luoghi traeva linfa, vedi Philippot, Dazieri…
Poi è subentrata la finanziarizzazione del territorio e la mercificazione della città. Sempre meno spazio per le persone e la vita, sempre più spazio alla gentrification e all’economia degli eventi, che hanno reso invivibile questa città, sino agli scandali odierni. Da città viva, dinamica, aperta e inclusiva, oggi Milano avrà pure i grattacieli ma è diventata chiusa, grigia, escludente, semimorta. La stessa cultura che (non) ha prodotto in questi ultimi anni è figlia di un conformismo da reality e contest che noi avversiamo in piena consonanza con i centri sociali autogestiti purtroppo i pochi rimasti che si vogliono cancellare cancellando ogni residua forma di controcultura. Che 100 Leoncavallo fioriscano ancora!
Alle ore 21 di ieri sera a Vigevano, a Mede e in tutti i paesi della diocesi di Vigevano le campane delle chiese si sono messe a suonare . Un suono antico, familiare che da secoli scandisce il tempo delle comunità. Per rompere un altro tipo di silenzio: quello dell’indifferenza. Un suono dedicato a chi ha fame a Gaza, a chi muore sotto le bombe, alla tragedia umana che in questi mesi ha colpito migliaia di persone , in particolare le più fragili. Ricordare chi, a Gaza, vive nella privazione più assoluta – senza acqua, senza elettricità, senza pane – significa sentire che quella sofferenza ci riguarda tutti , anche se geograficamente ci appare lontana.
Le campane di ieri sera , suonando tutte insieme, hanno unito le parrocchie, i paesi, le persone, in un gesto corale che voleva andare oltre le parole e le opinioni.
Così è iniziato ieri sera il presidio di pace per Gaza. Centocinquanta persone a Vigevano e decine a Mede, si sono date appuntamento sulle piazze dei loro paesi. Ogni rintocco è stato come un battito del cuore della Lomellina, che si è fatta solidale, ha rifiutato l’idea che la fame oggi, possa ancora essere un’arma di guerra. Per un popolo che ha il diritto di non morire di fame e di lacrime. Il caldo, terribile anche di sera, le zanzare e la vicinanza con il ferragosto non hanno fermato la voglia di esserci di un piccolo popolo di attivisti e di gente comune. Immediatamente al suono delle campane, la piccola folla armata di tamburelli, fischietti, corni , maracas, si è messa a fare rumore e il rumore si è allargato ovunque nella splendida piazza.
Era un suono carico di partecipazione ma si sentiva una grande tristezza di tutti nel cuore, ma anche la convinzione che non si poteva assistere alla barbarie senza dire: non in mio nome. Si è detto anche : ci sentiamo impotenti di fronte all’enormità di quel grande campo di concentramento in cui Israele ha trasformato Gaza. Sappiamo però che saremo davvero impotenti solo se rimarremo muti di fronte allo scandalo della fame usata come arma di sterminio di massa. “Noi che siamo qui stasera non vogliamo rimanere in silenzio, mentre la gente di Gaza viene sterminata. Vogliamo disertare questo silenzio di morte. Vogliamo unire le nostre sirene e le campane delle chiese”.
Perché in piazza? Per chiedere la fine dell’aggressione israeliana e il riconoscimento dello Stato di Palestina, il blocco della vendita di armi e la fine degli accordi economici con Israele anche da parte del governo italiano. Aiuti umanitari per la popolazione di Gaza, che sta subendo un assedio e una crisi alimentare senza precedenti. Del resto i rapporti presentati da Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, non ammette dubbi: il grido di dolore ci giunge ogni giorno anche dalle organizzazioni umanitarie che tentano di resistere, come Action Aid e Medici senza frontiere. Ci parlano di una situazione che ha assunto da tempo i colori della disumanità, della barbarie più totale. Le stesse cose che ci aveva raccontato Hani Gaber console per il Nord Italia della Palestina, che a Vigevano aveva portato quasi piangendo la rabbia e le privazioni del suo popolo.
La gente di Vigevano e di Mede presenti ieri sera avevano risposto ad un invito del coordinamento per la pace di Vigevano e Lomellina, che riprendevano un appello nazionale: “facciamo suonare a distesa le campane dei palazzi comunali, quelle delle chiese, e ogni sirena possibile: ambulanze, navi, barche, porti. Suoniamo ogni fischietto, battiamo le pentole. Facciamo più rumore, più chiasso, più fracasso possibile. Facciamolo insieme: nelle piazze e sulle spiagge. Facciamolo sui balconi e alle finestre. Facciamolo sui social. Facciamolo dappertutto. Che ci sentano fino a Gaza: perché sappiano di non essere soli. Che ci sentano nei palazzi del potere italiano”
Abbiamo presentato lo striscione che Ale Puro, un artista che vive e lavora a Vigevano e che giovanissimo si è affacciato al mondo della street art, ha voluto creare e regalare al coordinamento per la pace. Nello striscione c’era scritto : la pace non tace, ed era una sintesi della necessità di non rimanere indifferenti quando si vede la tragedia che illumina alcune parti del mondo. Decine di persone sono venute a firmarlo mentre la notte nel sagrato del Duomo calava velocemente e la fatica e il sudore annebbiavano la vista. Il collegamento tra le piazze purtroppo per motivi tecnici non è stato possibile e ci sarebbe piaciuto unire le parole di tutti, intrecciando un sentire comune.
Poi tanti gli interventi, con Giancarla che ha parlato del gruppo di donne che da quando è iniziata la guerra in Ucraina scende nella piazza del mercato a Sartirana ogni sabato per chiedere pace, Luisa che ha invitato ad aderire alla marcia Perugia -Assisi di ottobre per la quale sta organizzando un pulmann intero, Luigi che ha raccontato dell’iniziativa per Gaza con i camminatori e i ciclisti che sono giunti da Oropa sino a Mortara e poi sono andati in Prefettura a Milano per portare le firme raccolte. Cinzia Bauci del gruppo artistico Stellerranti , ha letto le poesie selezionate da Marco e da Antonietta di poeti palestinesi, Piero Carcano ha infine recitato altre poesie e ha cantato una canzone di rivolta. Per terminare con uno slogan: il classico free free Palestine , ripreso immediatamente dai presenti e urlato nella notte infinite volte.
In mezzo per tre volte la gente ha fatto rumore con tutto quello che di rumoroso aveva portato con se. Sottolineando in questo modo la voglia di esserci e dire che Gaza non può morire e che è necessario buttare la guerra fuori dalla Storia. I più commoventi sono stati i ragazzi presenti, con i loro fischietti e la loro voglia di futuro. Poi tutti sono tornati alle loro case ed è rimasto sul sagrato solo uno strano silenzio, capace tuttavia di parlare ancora. Per rivendicare un tempo nuovo, un tempo capace di non spargere odio e sofferenza ma indicare la necessità per tutti di potere, usando una bellissima frase di Alex Zanotelli, “continuare a danzare la vita”.
Un grazie commosso va a tutte e a tutti coloro che hanno reso possibile la piazza, alla diocesi, a chi ha partecipato, a chi è intervenuto, a chi crede che il Coordinamento per la pace territoriale sia importante per proseguire nelle iniziative di pace. Le foto delle due piazze sono tratte dalle chat e dalla rete.
Si è concretizzato l’ultimo atto della vergognosa vicenda del cimitero urbano. Le tombe, danneggiate dalla tempesta di agosto 2023, non verranno risarcite dall’assicurazione (a cui il comune ha chiesto i rimborsi).
Si tratta di una vicenda che ha le sue radici lontane, se vogliamo anche prima del ciclone. Già 3 anni fa, infatti, avevamo denunciato le condizioni del cimitero urbano e, attraverso foto e video, la scarsissima manutenzione di alberi e di tutto ciò che nel cimitero può diventare pericoloso per chi si reca a fare visita ai propri cari defunti.
Dopo il ciclone che ha portato alla città e al cimitero danni per 40 milioni di euro (tra alberi caduti, abitazioni rovinate, automobili distrutte) i cittadini, molti dei quali che non avevano nemmeno più un luogo in cui far riposare i propri cari defunti, sono stati costretti a mettere mano alle propria tasche per pagare le ricostruzioni o le messe in sicurezza delle tombe di famiglia. Il tutto a seguito di vergognose promesse del sindaco che urlava ai quattro venti il fatto che le famiglie sarebbero state rimborsate. Promessa ora rimangiata e di cui dovrebbe fare ammenda.
Ci viene da chiederci perché le responsabilità devono essere solo dell’assicurazione, che comunque ci auguriamo venga portata a risarcire grazie all’azione legale dell’ufficio comunale preposto. Le responsabilità sono anche politiche, del sindaco e della giunta, dato che il ciclone, potentissimo, si è abbattuto sulla città trovandola già scarsamente tenuta.
Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano
Aderiamo all’iniziativa del 9 agosto, perché fare rumore è necessario.
Assistiamo ogni giorno al genocidio del popolo palestinesi, è giunto il momento di ribadire che il Comune non può e non deve rimanere in silenzio.
Aderiamo alla piazza in maniera propositiva, rilanciando anche le nostre proposte: chiediamo che il Comune riconosca lo stato di Palestina, che si avii una campagna di sensibilizzazione per smettere di vendere nei supermercati locali prodotti israeliani, dando il buon esempio prima di tutto dove il Comune ha la possibilità di incidere. Dalle farmacie comunali alle mense (dove si vendono farmaci e prodotti israeliani).
Oltre a tutto ciò, ovviamente, ci opponiamo anche al riarmo europeo e alla guerra, applicando semplicemente quello che è l’articolo 11 della Costituzione.
Si tratta di azioni pacifiche che possono comunque colpire la fornitura militare di chi sta perpetrando il genocidio a Gaza.
RIFONDAZIONE COMUNISTA VIGEVANO
GIOVANI COMUNISTI/E
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