Abbiamo manifestato contro l’aggressione imperialista degli Stati Uniti al Venezuela: contro gli interessi petroliferi, contro i golpe militari in stile USA, contro ogni ingerenza che calpesta la sovranità dei popoli.
La nostra posizione è coerente e non a geometria variabile. Abbiamo condannato l’aggressione russa all’Ucraina, senza però dimenticare il conflitto nel Donbass e le discriminazioni subite dalle minoranze linguistiche russofone. Allo stesso modo, abbiamo sempre denunciato le violazioni sistematiche del diritto internazionale perpetrate da Israele nei confronti del popolo palestinese.
Oggi condanniamo con forza la palese violazione del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani da parte degli Stati Uniti in Venezuela. Il popolo venezuelano è l’aggredito, l’amministrazione Trump l’aggressore.
Siamo dalla parte del popolo venezuelano e del suo diritto all’autodeterminazione. Come in ogni Paese, una parte della popolazione sostiene il proprio presidente, Nicolás Maduro, e scende in piazza per difenderlo; un’altra parte lo contesta apertamente. Non dobbiamo però affidarci a una narrazione mediatica che mostra in modo unilaterale solo le manifestazioni anti-Maduro, oscurando ogni altra voce.
Va infine ricordato che grazie alla Rivoluzione Bolivariana e al governo di Hugo Chávez il Venezuela ha riconquistato il controllo della propria sovranità nazionale e delle proprie risorse petrolifere. È proprio questa autonomia che oggi gli Stati Uniti cercano di sottrarre.
Rifondazione Comunista condanna senza se e senza ma il bombardamento del Venezuela da parte degli Stati Uniti.
L’aggressione militare voluta da Trump è un crimine, l’ennesima violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, che ha come obiettivo le risorse petrolifere di quel paese.
Dopo quanto è successo pochi giorni fa con l’aggressione da parte degli Stati Uniti al Venezuela ci sentiamo in dovere di ripubblicare il video del 1° marzo 2014 con la presenza dell’ambasciatore venezuelano Julian Isaias Rodriguez Diaz a Vigevano per l’intitolazione del nostro circolo.
La presenza e l’eredità del Presidente Comandante Hugo Chavez nel nuovo Venezuela.
Dopo la scomparsa del grande leader e dopo l’esito delle elezioni del 14 aprile, la continuità del processo bolivariano e del “socialismo del XXI secolo”.
Riprese girate il giorno 20 aprile 2013 a Vigevano (Pv) nella “sala dell’ottocento” Palazzo Roncalli – Via del Popolo 17, per l’intitolazione a Hugo Chavez Frias della sede del circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista. Pubblicato il 1° marzo 2014.
Alcune immagini della riunione al Palazzo Roncalli di Vigevano.
A Roma, Milano, Napoli, Brescia, Catania, Pisa e altre città italiana oggi presidi unitari contro l’aggressione di Trump al Venezuela:
Roma, ore 17 nei pressi dell’ambasciata USA in Via Bissolati, angolo via San Nicola da Tolentino
Milano, ore 16 via Principe Amedeo-Largo Donegani
Napoli, ore 16 davanti al consolato del Venezuela
Pisa, ore 17 Piazza XX settembre
Brescia, ore 16 davanti Prefettura in piazza Duomo
Catania, ore 18 sotto Prefettura
Padova, ore 18 Listòn – Via VIII Febbraio
Livorno, ore 18 Piazza Grande
Invitiamo tutte le forze sociali e politiche antifasciste e pacifiste a partecipare per dire no all’aggressione militare a un paese sovrano in aperta violazione del diritto internazionale.
Non vi è alcuna giustificazione a questo atto di banditismo e terrorismo del principale alleato di Netanyahu. Le risorse petrolifere e minerarie del Venezuela appartengono al suo popolo. Questa aggressione e il sequestro del presidente Maduro e di sua moglie arrivano dopo decenni di tentativi di colpo di stato, sanzioni illegali, continua destabilizzazione cominciati fin dalla prima vittoria elettorale di Chavez.
Altri presidi si stanno organizzando per domani e lunedì.
La mancata condanna da parte del governo italiano e dell’Unione Europea è un’altra pagina di vergognoso tradimento dei principi del diritto internazionale dopo la infame complicità con il genocidio in Palestina.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista e Anna Camposampiero Responsabile nazionale Esteri del Partito della Rifondazione Comunista
Rifondazione Comunista condanna senza se e senza ma il bombardamento del Venezuela da parte degli Stati Uniti.
L’aggressione militare voluta da Trump è un crimine, l’ennesima violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, che ha come obiettivo le risorse petrolifere di quel paese.
L’attacco di queste ore segue più di due decenni di destabilizzazione terrorismo cominciati fin dal primo giorno della vittoria elettorale di Chavez.
Come al solito le campagne mediatiche fabbricano il nemico e poi arrivano le bombe.
Chiediamo che il governo e il parlamento italiani condannino l’aggressione imperialista nordamericana.
Esprimiamo la nostra solidarietà alla Repubblica Bolivariana del Venezuela
Invitiamo alla mobilitazione per la cessazione immediata dei bombardamenti.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Anna Camposampiero, responsabile esteri del Partito della Rifondazione Comunista
Mentre Trump annuncia che a Maduro restano “poche ore”, e negli stessi Caraibi gli Stati Uniti attaccano le barche davanti alle coste venezuelane e schierano una delle portaerei più grandi del mondo, sento di dover raccontare e condividere quello che ho visto a Caracas, qualche mese fa come delegata al Congresso Mondiale Antifascista.
Tra bandiere rosse, canti popolari e delegazioni da oltre cento Paesi, il Venezuela si racconta come laboratorio di resistenza e solidarietà. Dal Festival Antifascista al giuramento di Maduro, la forza di un popolo che difende la propria sovranità.
Un paese che resiste.
Ero a Caracas a gennaio del 2025.
La capitale venezuelana si sveglia immersa in un verde che pare voler inghiottire il cemento. La città vive, respira, resiste.
All’interno del grande centro congressi si riuniscono i rappresentanti di 102 Paesi per il Festival Mondiale Internazionale Antifascista: bandiere, tamburi, lingue diverse ma un solo grido comune —
“¡Viva Venezuela!”
Una tromba intona Bella Ciao e la sala si trasforma in un coro globale. È l’inizio di un incontro che unisce i popoli contro imperialismo, fascismo e colonialismo.
“La ricchezza del popolo al popolo”
La vicepresidente Delcy Rodríguez Gómez, vestita di rosso, sale sul palco e parla con voce chiara:
“Lottiamo contro il fascismo e il colonialismo che vogliono normalizzare l’orrore, come il massacro del popolo palestinese. Mai più!”
Rivendica l’eredità di Chávez e il diritto del Venezuela a governarsi senza interferenze.
“Quando la ricchezza di un Paese è nelle mani di pochi, questo è fascismo. Chávez ci ha insegnato che l’energia, il petrolio, la terra appartengono al popolo.”
Fuori, nei quartieri “bene” di Caracas, l’opposizione di destra, guidata da Machado (Corina Machado, ora insignita del Premio Nobel della Pace, prontamente dedicato a Trump), manifesta.
Dentro, la sinistra internazionale applaude un progetto che è anche un simbolo: la dignità popolare come frontiera contro il dominio economico e militare dell’Occidente.
Mi imbatto per la prima volta in una scena irrituale -militari in piena uniforme, in moto, in tenuta antisommossa, che — fermi nelle postazioni o mentre interagiscono con la gente — hanno un atteggiamento di complicità, non di minaccia o contenimento.
Perplessa, cerco di capire, e un compagno mi conferma:
“È l’esercito bolivariano.”
L’Esercito Bolivariano: a fianco del popolo, non contro
Nelle giornate del giuramento di Nicolás Maduro, la città si riempie di moto, bandiere e volti sorridenti.
Mentre un milione di persone si riversa nelle piazze, l’Esercito Bolivariano presidia le strade. Ma non è un esercito di oppressione: è un corpo civile e militare nato per difendere, non per reprimere.
Giovani soldati distribuiscono acqua e assistenza, collaborano con la Protezione Civile, aiutano anziani e famiglie sotto il sole.
Alle postazioni mobili, alcuni intonano canti patriottici insieme ai cittadini. È un’immagine che rompe gli stereotipi: lo Stato non si mostra come forza di controllo, ma come braccio operativo del popolo.
L’esercito, qui, è parte della comunità.
È la traduzione visibile del principio chavista – Unidad Cívico-Militar — unità tra popolo e forze armate per la difesa della rivoluzione.
“Noi non puntiamo le armi contro il nostro popolo,” dice un ufficiale giovane, “le puntiamo contro la fame, la disuguaglianza e contro chi vorrebbe riportarci indietro.”
Il giuramento di Maduro
Nel giorno del giuramento, Caracas vibra.
Dalle colline scendono orde di motociclisti, a piedi arrivano famiglie, anziani, bambini.
Il popolo canta:
“¡Yo juro con Maduro!”
“¡El pueblo jura con Maduro!”
Sotto un sole che spacca, la gente balla e ride. Sugli spalti, rappresentanti di nazioni del Sud del mondo, rappresentanti dei popoli nativi delle Americhe,
i popoli di Panama e Guatemala, con il volto dipinto come si fa quando si porta la storia sulle guance;
i popoli caraibici di Saint Vincent e Grenadine, che avanzano con quel passo ondulante che ti prende per mano e ti trascina con loro;
la comunità afro-discendente, con la bandiera afro;
il rappresentante dell’India, in abiti tradizionali, che dagli spalti prova a seguire il ritmo della musica.
Maduro, in abito blu, sale sul palco e intona:
“Oligarcas, temblad… ¡viva la libertad!”
Parla al popolo, balla e, con la fascia della bandiera del Venezuela, procede con il giuramento:
“Giurate di difendere la patria?”
E da ogni angolo della piazza, un coro compatto:
“¡Juro!”
Mentre Washington annuncia nuove sanzioni e una taglia da 25 milioni di dollari sulla sua testa, Caracas risponde con orgoglio e appartenenza.
Nel Congresso Mondiale Antifascista, la Palestina è ovunque: nei discorsi, nelle bandiere, negli occhi dei delegati.
Il Festival si apre con *La raíz del olivo*, documentario cubano sui giovani palestinesi che studiano a L’Avana — un tributo alla solidarietà internazionalista.
Cuba e Venezuela camminano insieme.
Maduro cita Ho Chi Minh e Fidel, ricordando che “l’unione dei popoli è la prima arma contro l’imperialismo”.
Racconta i risultati della rivoluzione bolivariana: milioni di case popolari, sanità gratuita con *Barrio Adentro*, istruzione accessibile a tutti.
“Seguendo l’esempio di Cuba,” afferma, “abbiamo trasformato la solidarietà in politica di Stato.”
Il Foro di Caracas: nasce una rete mondiale
Dai tavoli di lavoro emerge una risoluzione votata all’unanimità: la nascita del Foro di Caracas, un think tank mondiale per coordinare le lotte popolari.
Temi centrali:
Donne e transfemminismo emancipato
Giovani come avanguardia del mondo multipolare
Popoli indigeni contro estrattivismo e colonialismo
Sindacalismo e antifascismo nel XXI secolo
Arte e cultura come strumenti di liberazione
Maduro chiude il Congresso intonando L’Internazionale, ricorda i rivoluzionari della Bolivia, Santa Lucia, Honduras – Tupac Katari, Augusto César, Chavez..
Ricorda il progetto di Chavez di restituire al popolo quello che è del popolo. Saluta l’anziana cachica Guayira, consegna la Medaglia del Bicentenario di Ayacucho a funzionari e magistrati sanzionati dall’Occidente.
“Chi resiste all’imperialismo non va punito, va onorato.”
Invita il rappresentante dei Senza Terra a leggere la risoluzione finale uscita dai tavoli di lavoro
Un popolo in cammino
Di notte, Caracas non dorme.
Le strade restano piene di canti, discussioni, tamburi.
Delegazioni di ogni continente condividono esperienze e sogni.
Una donna cubana racconta:
“Da noi, ogni bambino va a scuola, anche con l’embargo. E se serve un medico, lo trovi sotto casa. È questo che temono: un popolo istruito, un popolo sano.”
Un giovane venezuelano aggiunge:
“Abbiamo poco, ma quel poco è nostro. E lo difendiamo insieme.”
Un altro mondo è possibile
Il Venezuela resiste alla fame, alle sanzioni e alle guerre con la forza della solidarietà.
In queste piazze, la rivoluzione non è parola d’archivio, ma pratica quotidiana.
E nel rumore dei tamburi, tra i volti sorridenti, risuona la frase che chiude ogni discorso, ogni canto, ogni sogno:
Ancora una volta, gli Stati Uniti hanno rafforzato le loro manovre militari e i comportamenti ostili verso la Repubblica bolivariana del Venezuela, nonostante il loro fallimento in tutti questi anni. Le ultime attività dell’amministrazione Trump hanno visto lo schieramento di navi da guerra e truppe militari statunitensi nelle acque vicine al territorio venezuelano, con la scusa della lotta al narcotraffico. Parallelamente, come se fossimo nel Far West, Washington ha raddoppiato la taglia sul capo del Presidente venezuelano, Nicolás Maduro.
L’obiettivo della Casabianca è quello di destabilizzare la nazione latino-americana, far cadere il governo Maduro ed impadronirsi delle ricche risorse del Paese, a partire dal petrolio.
Le minacce e le ostilità dell’amministrazione Trump verso il Venezuela sono iniziate già durante il suo primo mandato, quando il presidente statunitense voleva imporre un regime fantoccio a Caracas contro la volontà democratica del popolo venezuelano.
La belligeranza aggressiva di Washington è il maggiore ostacolo ad una risoluzione pacifica e diplomatica delle controversie internazionale, in particolare quella tra Venezuela e Guyana rispetto alla sovranità territoriale sulla ricca regione petrolifera dell’Essequibo.
Sin dalla vittoria di Hugo Chávez, la Casabianca ha cospirato attivamente per far cadere il legittimo governo costituzionale e democraticamente eletto della Repubblica Bolivariana del Venezuela, guidato dal Presidente Nicolás Maduro. L’ultimo dispiegamento delle forze militari statunitensi in America Latina rappresenta un ulteriore pericoloso precedente e mette a rischio la pace nella regione.
Di fronte a queste minacce e ai tentativi di destabilizzazione, il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea esige la cessazione di ogni azione provocatoria che aumenta le tensioni nella regione. Proprio perché promuoviamo la pace, la giustizia sociale e ambientale, ci opponiamo senza riserve all’uso della forza o della coercizione nell’agenda imperialista sia in America Latina, che nel resto del pianeta.
Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea ribadisce la propria solidarietà con il Venezuela e con il presidente Nicolás Maduro, mentre condanna le manovre militari e la retorica aggressiva e guerrafondaia di Washington nei confronti della nazione latinoamericana.
Partito della Rifondazione Comunista
Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano
Il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) ha vinto le elezioni amministrative di domenica, ottenendo una vittoria senza precedenti e aggiudicandosi 285 su 335 sindaci in scadenza, secondo il primo bollettino ufficiale del Consiglio Elettorale Nazionale (CNE). Hanno votato il 44,05% degli aventi diritto, ovvero 6.273.531 votanti su 14.238.026 iscritti. Il presidente del CNE, Elvis Amoroso, aveva constato già domenica sera, con i dati parziali, tendenze irreversibili nell’assegnazione dei municipi, confermate poi dai risultati definitivi.
“Abbiamo ottenuto una vittoria storica per la forza della Rivoluzione bolivariana”, ha affermato il Presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, in un messaggio durante le celebrazioni dell’anniversario della nascita di Ugo Chávez. Maduro ha sottolineato con soddisfazione anche l’altro dato che emerge da questa consultazione elettorale, la conferma del fatto che “far coincidere la prima Consultazione Nazionale dei Giovani con le elezioni comunali è stata una decisione saggia per consolidare il Blocco Storico della Rivoluzione Bolivariana come espressione dell’unità del popolo e del suo diritto a un futuro: ci siamo collegati ai giovani e ora realizzeremo 10.672 progetti nelle comunità”, ha proclamato.
La Consulta Nazionale Giovanile, svoltasi per la prima volta in parallelo alle amministrative, ha visto una buona partecipazione della gioventù venezuelana. Migliaia di delegati e portavoce eletti dalle comunità scolastiche, universitarie, territoriali e produttive saranno ora coinvolti nell’elaborazione e attuazione dei progetti sociali previsti dal Governo. Maduro ha sottolineato che “la voce dei giovani sarà decisiva per la costruzione del socialismo territoriale del futuro”, annunciando che le proposte raccolte saranno immediatamente integrate nel Piano delle Trasformazioni Comunitarie.
Tra gli osservatori internazionali presenti al processo elettorale vi era anche una delegazione di Rifondazione Comunista, rappresentata da Samuele Soddu, portavoce del Dipartimento Esteri dei Giovani Comunisti, che ha preso parte alle attività di monitoraggio in diverse località del paese, sottolineando “il buon livello di partecipazione popolare e l’organizzazione democratica del voto”.
Il PSUV inanella vittorie per 285 sindaci su 335, questo dato conferma una certa stabilità nel coinvolgimento popolare, unito ad una bassissima mobilitazione dell’elettorato oppositore.
*I Forum*
In contemporanea con le elezioni, Caracas ha ospitato due importanti eventi internazionali di carattere politico e culturale: il Forum Internazionale “Per un’umanità umana e un equilibrio dell’universo” e il Forum “Per la Pace contro la Guerra”.
I due incontri, promossi da istituzioni venezuelane e movimenti popolari, hanno riunito centinaia di delegati internazionali provenienti da oltre 50 Paesi: accademici, storici, diplomatici, attivisti, ambasciatori e rappresentanti di organizzazioni progressiste e antimperialiste.
Al centro del dibattito, la difesa della sovranità nazionale, il rifiuto dell’unilateralismo occidentale, la promozione del multipolarismo e dell’integrazione tra i popoli del Sud globale. Particolare attenzione è stata dedicata, inoltre, alla questione palestinese, alla protezione delle identità culturali contro le ingerenze esterne e al contrasto al neofascismo internazionale. Significativa è stata la partecipazione di delegazioni ufficiali provenienti da Russia, Iran, Bolivia, Vietnam, oltre a esponenti di movimenti africani e del mondo arabo.
Samuele Soddu, portavoce del Dipartimento Esteri dei Giovani Comunisti/e
Siamo in collegamento con Marco Consolo, Area Esteri e Pace del PRC-SE e Coordinatore del gruppo di lavoro sull’America Latina della Sinistra Europea, di ritorno dal Venezuela, dove è stato come accompagnante elettorale internazionale per le elezioni presidenziali di domenica 28 luglio. Un’opportunità per capire cosa sta succedendo in Venezuela in questo momento, quali i rischi, i problemi e i tentativi in corso di sovvertire i risultati che non sono graditi né alla destra locale, né a quella internazionale. Quali sono le difficoltà dovute alle misure coercitive unilaterali (“sanzioni”) imposte al Paese, e come è stata la partecipazione al voto. Un’occasione da non perdere per capire meglio il quadro locale e internazionale.
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