Categoria: Palestina

Vigevano non è complice. Per una città che ripudia il genocidio, la violenza, la guerra

10 Aprile 2026

La settimana scorsa il parlamento israeliano ha legittimato l’uccisione indiscriminata dei palestinesi detenuti per reato di terrorismo. La nuova norma stabilisce che, per i palestinesi della Cisgiordania condannati per aver ucciso israeliani, la pena diventa quella capitale, da eseguire per impiccagione. I tribunali militari potranno sostituirla con l’ergastolo, legittimando di fatto l’occupazione israeliana, le politiche espansionistiche dei coloni insediati illegalmente nei territori della Palestina. Con questa legge, militari e coloni israeliani sono ufficialmente legittimati a occupare, depredare, uccidere indiscriminatamente chiunque, di palestinese. sia tacciato di terrorismo, ovvero chiunque si opponga alla loro presenza. È genocidio di stato. È un altro passo verso la segregazione e discriminazione etnica.

Chi mantiene relazioni con Israele è complice. Ogni persona uccisa in nome del suprematismo israeliano peserà sulla coscienza di chi tace e si volta dall’altra parte, in silenzio. La guerra perenne del governo di Netanyahu, sostenuta da Trump e dai suoi alleati, sta oltrepassando confini, senza tregua e senza interruzioni. Nonostante la tregua instabile tra Stati Uniti e Iran, Israele continua a colpire gli abitanti del Libano, uccidendone a migliaia. Non possiamo più rimanere in silenzio, guardare senza dire e fare nulla. Libano, Iran, Cuba e poi chi altro? Dobbiamo fare qualcosa, la pace è più necessaria che mai in un pianeta sempre più vicino al collasso climatico.

Ci stiamo organizzando. Anche Vigevano vuole urlare contro questo scempio di vite, questa follia. Anche Vigevano vuole la pace.

VIGEVANO BENE COMUNE – RIFONDAZIONE

Bilancio positivo, anno 2025, dell’attività del circolo Prc di Vigevano

30 Dicembre 2025

L’anno 2025 si sta concludendo e sentiamo la necessità di fare un’accurata analisi del lavoro svolto del nostro circolo.

Le circostanze internazionali e nazionali sono drammaticamente condizionate dai venti di guerra, di riarmo e di scontri fra superpotenze che minano la possibilità di vivere in pace e senza ulteriori sacrifici per milioni di persone.

In Palestina continua il genocidio e in Ucraina non emerge la volontà di aprire un serio tavolo di trattative per il cessate il fuoco e giungere alla pace.

In questa pesante situazione, il nostro circolo ha svolto durante l’anno parecchie iniziative per sollecitare la pace e una buona politica per la cittadinanza.

  • Il circolo “Hugo Chavez Frias Prc Vigevano ha dato la propria partecipazione a diverse iniziative su temi locali e nazionali. Ha partecipato alla lotta dei lavoratori e lavoratrici della Moreschi contro la chiusura e licenziamenti. Ha organizzato manifestazioni a sostegno del popolo Palestinese, partecipato a presidi per chiedere le dimissioni del Sindaco e la giunta. Ha organizzato molti banchetti al mercato e in Piazza Ducale a sostegno dei referendum indetti dalla Cgil contro il precariato e la diminuzione dei tempi per il diritto alla cittadinanza. Ha inoltre dato la propria adesione alla battaglia contro l’abbattimento dei tigli al mercato coperto. Ha partecipato alla festa provinciale a Bereguardo e ad iniziative politiche del vicino circolo Prc di Mortara. Ha partecipato ai tavoli di “Partecipa Vigevano days” per la preparazione del programma per le prossime elezioni amministrative della primavera 2026 e data l’adesione alla coalizione “Vigevano SìCura” con candidata Sindaca Rossella Buratti.
  • I Giovani Comunisti/e sono sempre stati presenti con entusiasmo ed attivi in tutte le iniziative locali e provinciali dando al partito un prezioso contributo di partecipazione con iniziative importanti come la distribuzione di un questionario cartaceo e online per raccogliere consigli e proposte da inserire nel programma per le prossime elezioni amministrative. Hanno organizzato parecchi banchetti al mercato e in Piazza Ducale per la vendita di libri usati alla modica spesa di 10€ al kilo e ottenuto un ottimo risultato economico per le future spese della campagna elettorale.
  • Conclusioni: come compagni e compagne, giovani e meno giovani del circolo di Rifondazione Comunista di Vigevano, siamo estremamente soddisfatti del lavoro svolto con sacrifici ma con tanta passione per creare le condizioni di un reale cambiamento della società e di Vigevano, per la difesa dei più deboli e non dei ricchi come ha sempre fatto il Governo Meloni finora ed anche i precedenti. Ci sentiamo con la coscienza a posto e speriamo che in futuro si possa allargare il nostro consenso con più tesserati e attivisti per diminuire l’astensione o l’indifferenza di persone deluse da tutte le aspettative e che si rinchiudono nel privato favorendo così le politiche antipopolari delle classi dominanti.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista Vigevano

Coca? No, Gaza Cola. Il Cairoli beve solidale

24 Dicembre 2025

Fonte: L’INFORMATORE VIGEVANESE cartaceo del 24 Dicembre 2025

VIGEVANO – Il sapore è quello canonico, zuccherino aromatico, della bevanda analcolica più famosa del pianeta. Ma lo scopo è molto profondo, perché la Gaza Cola non è una semplice bibita: acquistarla vuol dire schierarsi e contribuire, nel proprio piccolo, a sostenere la causa palestinese. Da qualche giorno anche al bar del Liceo Cairoli la propone. Il prezzo non è concorrenziale: costa 2-euro esattamente come le altre bibite, ma la capienza è minore (25 centilitri anziché 33). L’iniziativa arriva da un gruppo di professori. La proposta è stata poi lanciata al gestore del locale al pianterreno dell’ex collegio convitto Saporiti, che ha accettato. Il primo stock era di 48 lattine. Poi si vedrà se farne arrivare altre, a seconda delle vendite. In questo caso il ricavato netto servirà per contribuire a costruire una scuola in Palestina. O meglio, tre tende didattiche.

La piattaforma Go-FundMe illustra questo progetto voluto da due attivisti, Klara Jarova e Feyal Adel, che questi docenti hanno deciso di sposare. “Queste tende – spiegano – saranno un rifugio sicuro, un luogo per l’apprendimento e una fonte di speranza che restituirà la gioia dell’infanzia. Oltre all’istruzione, le tende offriranno spazi per il gioco e le attività ricreative, permettendo ai bambini di esprimersi attraverso il disegno, il gioco e la musica, rafforzando la fiducia in se stessi e sviluppando capacità di cooperazione e perseveranza”.

La Gaza Coca, che prende il nome dalla città al centro dell’attuale conflitto israelo-palestinese, è un progetto nato a Londra senza scopo di lucro, avviato due anni fa e diffusosi poi in Italia come “alternativa etica” alla cola della multinazionale.

d.m.

La camicia del soldato

14 Dicembre 2025

L’Anpi di Cassolnovo presenta sabato 20 dicembre ore 21 al teatro Verdi, entrata ad offerta, lo spettacolo teatrale che trova il filo rosso tra i conflitti di oggi e le guerra a casa nostra del passato, la Lomellina coma l’Ucraina, la Palestina…

Grazie e Buone Feste dall’ANPI Cassolnovo

di Valerio Incerto

(2025)

SINOSSI

Prima guerra mondiale, sul fronte del Piave, due soldati vigevanesi, uno socialista, l’altro anarchico, durante una ritirata si ritrovano in una villa bombardata e abbandonata. Sentendo dei rumori ne esplorano le camere dove, in un armadio, trovano una camicia e un paio di mutande che decidono di sottrarre. Ma il Generale Graziani era nella villa insieme a loro e con l’accusa di saccheggio predispone un plotone di esecuzione per farli fucilare.

Abbiamo realizzato uno spettacolo teatrale a partire da una storia vera ambientata sullo sfondo della Prima Guerra Mondiale.

Durante il 1917, nel pieno della Grande Guerra, due soldati vigevanesi, Giovanni Bussola e Antonio Santagostino, stremati dalla fame, dal freddo e dalla disperazione trovano rifugio in una villa abbandonata e semi-distrutta dai bombardamenti vicino al fronte del Piave, in località Nervesa. Cercando un fucile che uno dei due aveva perso, esplorano le camere della villa dove in un armadio trovano una camicia ed un paio di mutande che decidono di sottrarre. Ma questo piccolo furto, gesto apparentemente banale in tempi di guerra, viene scoperto dal Generale Graziani.

Sono accusati di saccheggio e condannati alla fucilazione solo per dare l’esempio.

La pièce indaga l’assurdità della guerra, la spietatezza della disciplina militare e l’umanità calpestata per mantenere l’ordine. Un’azione minima – un furto quasi infantile – viene pagata con la vita. Lo spettacolo vuole portare alla conoscenza di tutti un fatto vero accaduto a due cittadini vigevanesi ed evidenziare il tema delle numerose fucilazioni sommarie e senza processo eseguite durante la Grande Guerra.

Testo e regia: Valerio Incerto

Musiche: canti della prima guerra mondiale, Bruckner, Beethoven, Schumann, Valerio Incerto

Attori: Pietro Temporin, Emilio Stangalini, Francesco Maestrone, Simone Lambra.

Durata: Un’ora circa

Sabato 20 Dicembre 2025 ore 21:00

Teatro Verdi, via Oberdan 6, Cassolnovo (PV)

ingresso a offerta

Il genocidio in Palestina e il ruolo dell’Occidente, degli Usa e dell’Europa

21 Ottobre 2025

Fonte https://effimera.org/il-neocolonialismo-della-pace-di-andrea-fumagalli/

Convegno materiali | Il neocolonialismo della pace – di Andrea Fumagalli

La firma dell’accordo di pace tra Israele e Hamas ha giustamente suscitato molte speranze perché si possa arrivare a un definitivo “cessate il fuoco”. Tuttavia, dietro questo accordo si nascondano nuove forme di colonialismo e di depredazione/saccheggio a danno dei palestinesi e dei territori occupati. La guerra delle armi e delle macerie lascia così lo spazio a una nuova guerra: quella del business della ricostruzione, della speculazione e del profitto per pochi

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Il vertice del 13 ottobre 2025 a Sharm el-Sheikh per la convalida a livello internazionale degli accordi di pace tra il governo israeliano e Hamas con la mediazione del Quatar, Egitto e Turchia viene descritto come una tappa storica nell’evoluzione dei rapporti tra Israele e i paesi del Medio Oriente e un esempio di pacificazione globale. Ma nel nome della fine (unilaterale) delle ostilità contro una popolazione civile inerme, si tratta invece di una delle pagine più ipocrite e meno gloriose nella storia del colonialismo occidentale. Perché di neo-colonialismo trattasi e gli interventi di Netanyahu e di Trump alla Knesset nella mattinata – a dir poco agghiaccianti –  lo hanno ben confermato.

Presenti al vertice ci sono in primo luogo i Paesi mediatori nella trattativa, a partire da Turchia e Qatar. Non c’è Benjamin Netanyahu e non ci sono rappresentanti di Hamas. L’Europa è rappresentata da vari leader, dal francese Emmanuel Macron allo spagnolo Pedro Sanchez al primo ministro britannico Keir Starmer. In totale, i leader dovrebbero essere una ventina, compresa la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni (alla ricerca di un ruolo internazionale, che nonostante i suoi falsi proclami, non è in grado di avere se non in una corte di vassalli). C’è anche Antonio Costa per l’Ue (ma non la presidente Ursula Van der Leyen, che non è stata invitata) e il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

Le agenzie di stampa internazionali, prone all’informazione mainstream, concordano nell’affermare che “lo scopo del vertice in Egitto è quello di garantire una legittimazione internazionale all’accordo di pace tra Israele e Hamas, così che nessuna delle parti in causa possa tornare indietro”. L’obiettivo dell’incontro, ha sottolineato la presidenza egiziana, è “porre fine alla guerra, intensificare gli sforzi per raggiungere la stabilità in Medio Oriente e inaugurare una nuova era di sicurezza e stabilità”. L’accordo riguarda la prima fase del piano di pace proposto dagli Stati Uniti.

Ciò che sappiamo è che, nell’immediato, oltre allo scambio tra ostaggi e detenuti palestinesi (ma con l’esclusione Marwan Barghuthi, l’unico leader in grado di riunire le forze politiche palestinesi da Gaza a Ramallah e per questo considerato da Israele troppo pericoloso), ci sarà l’ingresso degli aiuti umanitari e l’esercito israeliano continuerà a controllare comunque più del 50% del territorio gazawo. Il sito Jewish Voice for Liberation pubblica le prime analisi del Piano Trump, e scopre che Israele manterrà il controllo del 58% di Gaza, guarda caso i terreni agricoli della Striscia, che i coloni sono già pronti a occupare.

Nel prossimo futuro, invece, l’accordo prevede la consegna delle armi da parte dei miliziani di Hamas e delle altre forze militari palestinesi (obiettivo difficilmente realizzabile) e che Gaza sarà governata da un’amministrazione transitoria temporanea: un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e delle amministrazioni comunali per la popolazione. Questo comitato sarà composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, con la supervisione di un nuovo organismo internazionale di transizione, eufemisticamente chiamato Board of Peace (quando il nome corretto dovrebbe essere Board of Ruins), che sarà presieduto dal presidente Donald Trump, con altri membri e capi di Stato che saranno annunciati, tra cui l’ex primo ministro Tony Blair. Nulla viene detto a proposito della Cisgiordania né della volontà di porre fine alle violenze dei coloni israeliani e all’occupazione israeliana che dura da 77 anni.

In realtà, il vertice in Egitto sembra più la riunione di un comitato d’affari, a cui sono stati invitati solo i paesi che più potranno trarre beneficio economico dal business della ricostruzione di Gaza e dallo sfruttamento dei giacimenti offshore. Per gli Stati Uniti inoltre si tratta di festeggiare un risultato politico che un ringazzullitoTrump ha intenzione di utilizzare per ribadire l’egemonia militare, economica e diplomatica a livello globale, in una fase in cui tale egemonia è messa in discussione su più fronti.

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Quasi 200mila edifici distrutti, reti idriche ed elettriche da rimettere in funzione, strade da rifare: la Striscia diventerà un immenso cantiere. La Banca Mondiale nel febbraio 2025 aveva stimato in 53 miliardi di dollari la somma necessaria per riparare le devastazioni nella Striscia e in Cisgiordania: una cifra pari a tre volte il Pil della Palestina. Dopo l’invasione di terra del 15 settembre 2025, la stessa Banca Mondiale ha aggiornato il conto a 80 miliardi dollari.

Secondo tale fonte, 30 miliardi di dollari sarebbero destinati al ripristino delle infrastrutture fisiche, mentre altri 19 miliardi coprirebbero le perdite economiche e sociali causate dal conflitto. Solo il sistema sanitario avrebbe bisogno di oltre 7 miliardi, in un territorio dove il 94% degli ospedali è stato distrutto. Ma la crisi non risparmia nessun settore: il 90% degli appartamenti e delle scuole, l’86% dei campi coltivabili e il 65% delle strade risultano danneggiati o in macerie.

Inoltre, sarà necessario in primo luogo avviare la rimozione di circa 61 milioni di tonnellate di detriti, gran parte dei quali contenenti amianto. Un’operazione titanica che, secondo le stime della Banca Mondiale, richiederà 21 anni di lavoro e 1,2 miliardi di dollari di risorse.

L’Unione europea mira a un ruolo centrale nella ricostruzione, coordinando un gruppo di Paesi donatori per sostenere la ripartenza di Gaza. La Bei (Banca Europea degli investimenti) e la Commissione Europea stanno pensando a un piano di ricostruzione (Gaza Reconstruction Facility), con il supporto della Banca Mondiale e delle Nazioni Unite, sul modello ucraino e a fine settembre hanno annunciato la firma con l’Autorità monetaria palestinese di una linea di credito da 400 milioni di euro per sostenere la ripresa economica del settore privato in Palestina.

Secondo Milano Finanza, il documento IRDNA (The Gaza and West Bank Interim Rapid Damage and Needs Assessment) prevede una filiera integrata di imprese locali e internazionali, dalle demolizioni al project management. Le agenzie multilaterali puntano a combinare operatori palestinesi e contractor Mena (Middle East North Africa) per i lavori di base, con società europee e asiatiche nei ruoli di supervisione, utilities e ingegneria ambientale. […] I settori a maggiore impatto sono housing, con domanda immediata di prefabbricati, acqua ed energia, desalinizzazione e micro-reti elettriche […] I gruppi dell’area Mena si stanno posizionando per i futuri bandi multilaterali: le egiziane Orascom Construction Arab Contractors, la libanese-qatariota Consolidated Contractors Company, l’Organi Group, le turche Limak Holding e Tekfen, insieme al colosso immobiliare Talaat Moustafa Group, figurano già nei dossier preliminari della Lega Araba. La regia della Casa Bianca negli accordi di pace garantisce un ruolo alle aziende Usa. BechtelAecom e Fluor sono pronte per i primi progetti infrastrutturali, come reti idriche e sanitarie. Caterpillar, fornitore globale di macchinari pesanti, potrebbe essere coinvolta nella logistica e nella rimozione delle macerie (dopo che ha – macabra ironia – contribuito alla distruzione delle case di Gaza…). Anche l’Europa e l’Italia non stanno a guardare. A piazza Affari, per esempio, si è messo subito in luce il comparto costruzioni e materiali, con Cementir, Buzzi e Webuild tra i titoli più esposti in Italia. In particolare, secondo Banca Akros, Cementir “potrebbe beneficiare della fine dei conflitti in Ucraina, Siria e nella Striscia di Gaza” grazie alla forte presenza in Turchia che la colloca nella posizione ideale per servire i cantieri dell’area. Last but not least, l’Eni potrà attivare le concessioni vinte ma congelate dal 7 ottobre 2023 sui giacimenti di gas antistanti le coste di Gaza

Si confermano così le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani in un’intervista al Quotidiano Nazionale: “Vogliamo essere protagonisti oltre che della sicurezza, della ricostruzione. Con lo sguardo rivolto alle infrastrutture, anche con l’impegno delle nostre imprese”.

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La guerra è un grande business e l’intreccio con la politica è oramai evidente dando realtà concreta a forme di neofeudalismo e neocolonialismo che, seppur mai del tutti scomparsi, si ritenevano marginali nell’era post-coloniale.

Tale istanza è oggi governata dalla finanza e della speculazione immobiliare. Non è necessario il controllo diretto del territorio. È sufficiente la sua bonifica da qualsiasi possibile opposizione politica e sociale.

Tony Blair, ex primo ministro britannico oggi advisor internazionale fondatore della  Tony Blair Institute for Global Change , secondo il sito Economy, “si muove da settimane come mediatore e promotore della Blair Capital Real Assets, un fondo specializzato in operazioni post-conflitto e rigenerazione di aree strategiche che ha già avviato relazioni con la Lega Araba e con la partnership MENA Investment Board”. Blair ha lavorato in tandem con banche quali Standard Chartered e Barclays per predisporre un veicolo d’investimento ad hoc dedicato a Gaza, mirando ad attrarre sia capitali sovrani dei paesi del Golfo sia fondi pensione istituzionali europei.

Parallelamente, sul fronte americano, Donald Trump ha ufficializzato l’impegno della Trump Organization attraverso la nuova piattaforma Middle East Recovery Properties, un consorzio di veicoli finanziari che include la Trump International Real Estate, le Kushner Companies, la Witkoff Development e soggetti legati a Bain Capital e Carlyle Group. Non sorprende che tali società facciano riferimento alle persone (il genero Kushner e l’inviato di Trump per la questione medio-orientale, Witkoff) che erano fisicamente presenti all’incoronazione di Trump alla Knesset israeliana e al vertice di Sharm el-Sheikh, confermando un conflitto di interessi che farebbe impallidire gli eredi di Berlusconi

Più nello specifico, sempre secondo il magazine Economy, la Blair Capital Real Assets svolge la funzione di advisory strategico e di co-investimento istituzionale, assicurandosi i diritti prioritari su progetti di utility, resort e infrastrutture portuali. La Middle East Recovery Properties di Trump, invece, dovrebbe operare come motore esecutivo, con il compito di raccogliere capitali globali, stringere partnership operative con advisor legati a BlackstoneCitadel e fondi arabi affiliati all’Abu Dhabi Investment Authority, per poi internalizzare la gestione degli appalti, della pianificazione urbanistica e del lancio commerciale degli asset immobiliari.

Se non è neocolonialismo questo…

Pavia: tanti giovani in corteo, gioiosamente e indignati, contro il genocidio del popolo palestinese

4 Ottobre 2025

MOBILITAZIONE E SCIOPERO GENERALE 3 OTTOBRE – FERMARE IL GENOCIDIO A GAZA E DIFESA DELLA GLOBAL SUMUD FLOTTILLA 

2 Ottobre 2025

Vale la legge del più forte. La legge del mare internazionale che non vale più. Uno Stato accusato di genocidio, decide arbitrariamente il blocco, dice che le acque sono sue, sequestra il pacifico naviglio della Flottilla e arresta i suoi membri compresi Parlamentari di vari Stati europei. 

Gli Stati europei a doppio standard tra cui l’Italia, mentre straparlano di diritto internazionale e guerra si inchinano al sopruso. L’unica risposta a questa pavidità, vigliaccheria e complicità del Governo Meloni, è la mobilitazione e sciopero generale.

Rifondazione Comunista, invita a mobilitarsi subito in tutte le piazze lombarde e sostenere la proclamazione dello sciopero generale di 8 ore indetto da tutti i sindacati di base e CGIL per Venerdì 3 ottobre.

Rifondazione Comunista Lombardia – La Segreteria Regionale

DICHIARAZIONE SUL TENTATIVO DELLA FREGATA NAVALE ITALIANA DI MINARE LA FLOTTIGLIA GLOBAL SUMUD

01 Ottobre 2025

30 settembre 2025

Il Ministero degli Affari Esteri italiano ci ha informato che la fregata navale che segue la nostra flottiglia emetterà presto una chiamata radio, offrendo ai partecipanti l’”opportunità” di abbandonare la nave e tornare a riva prima di raggiungere la cosiddetta “zona critica”. Siamo assolutamente chiari: questa non è protezione. È sabotaggio. È un tentativo di demoralizzare e frammentare una missione umanitaria pacifica che i governi non sono riusciti ad assumersi, anche se è il loro silenzio e la loro complicità che hanno portato a questo punto

Questa è codardia mascherata da diplomazia. Se l’Italia cercasse davvero di proteggere vite umane, non agirebbe come complice di Israele, né farebbe pressione sui civili affinché si ritirassero. Userebbe la sua flotta navale per garantire il passaggio sicuro di volontari pacifici a Gaza, per far rispettare il diritto internazionale e per consegnare rifornimenti salvavita. Qualsiasi cosa di meno è complicità.

Ogni singolo partecipante a bordo è arrivato con la piena consapevolezza dei rischi. Non siamo qui con false illusioni. Siamo qui perché è molto più pericoloso rimanere in silenzio di fronte al genocidio, alla fame e alle punizioni collettive che salpare trasportando aiuti umanitari. Il governo italiano lo sa, eppure invece di usare la sua considerevole potenza navale per rompere un assedio illegale, sceglie di scortarci solo fino al punto di pericolo e poi cercare di allontanarci, riportandoci a riva a mani vuote, mentre Israele continua a massacrare e affamare il popolo palestinese nella più totale impunità

Lo ripetiamo: la flottiglia prosegue. La Marina italiana non farà deragliare questa missione. La richiesta umanitaria di rompere il blocco non può essere ritirata in porto e la nostra responsabilità morale non può essere abbandonata a mare. Ogni miglio nautico che percorriamo, ogni minaccia che affrontiamo, non fa che sottolineare ciò che i governi non sono riusciti a fare e ciò che i cittadini comuni sono ora costretti a fare.

Il blocco di Israele è illegale. Il suo assedio è criminale. E il silenzio del mondo è intollerabile. Se il governo italiano vuole essere ricordato per il suo coraggio, deve navigare con noi.

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Il genocidio in Palestina e il ruolo complice dell’Occidente, degli Usa e dell’Europa in primo luogo

30 Settembre 2025