Ieri lavoratori e lavoratrici sono scesi in piazza insieme alla Cgil per dire NO a una legge di bilancio che non risponde ai bisogni del paese. IL governo Meloni sceglie di non affrontare i problemi che pesano sulla vita quotidiana:
– salari che non tengono il passo con l’inflazione,
– pensioni insufficienti e meno tutele per chi ha lavorato tutta una vita,
– servizi pubblici sotto finanziati,
– famiglie e giovani lasciati senza un sostegno. La Cgil chiede:
– più investimenti nei servizi pubblici, dalla sanità alla scuola,
– un fisco più giusto, che non scarichi il peso su lavoratori e pensionati,
– politiche per il lavoro stabili e dignitose, non precarietà,
– tutele sociali vere, per chi ogni giorno manda avanti il paese.
Lo sciopero non è un capriccio: è un grido collettivo per un’Italia più equa, seria e solidale. Se vogliamo cambiare le cose, dobbiamo farci sentire. Ieri è stato il primo giorno.
Per dire no al riarmo e investire su sanità e istruzione
Per contrastare la precarietà
Per vere politiche industriali e del terziario
Per una riforma fiscale equa e progressiva
Lavoratori e pensionati hanno pagato 25 miliardi di tasse in più
Lavoratori e lavoratrici, pensionate e pensionati si sono trovati negli ultimi tre anni a pagare 25 miliardi di tasse in più a causa del drenaggio fiscale conseguente alla mancata indicizzazione dell’Irpef. Si va dai 700 euro di perdita netta per un reddito da 20.000 euro, ai 2.000 euro di perdita per un reddito da 35.000. Questa clamorosa ingiustizia fiscale penalizza i soli redditi fissi (non chi è in flat tax, non le rendite, non i profitti). È un meccanismo che va assolutamente fermato.
Sanità, istruzione, non autosufficienza, casa e sicurezza sempre più trascurate
Questo maggior gettito, inoltre, non è stato neppure destinato dal governo alla spesa sociale. Si pensi alla sanità pubblica: con questa manovra il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale in rapporto al Pil scenderà nel 2028 sotto il 6%, il livello più basso degli ultimi decenni. Già oggi quasi 6 milioni di persone rinunciano a curarsi, e la spesa sanitaria privata a carico delle famiglie vale ogni anno oltre 43 miliardi di euro. Non ci sono risorse adeguate per la sanità, per le scuole, per l’assistenza agli anziani, per garantire il diritto alla casa, per migliorare il trasporto pubblico, per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori, che infatti continuano a morire come e più di prima. Per acquistare le armi, però, i soldi si trovano, e li si prende pure a debito.
Pensioni: viene peggiorata la Legge Fornero!
Le politiche di austerità riguardano anche la previdenza, con un ulteriore aumento dell’età pensionabile, che colpirà il 99% delle lavoratrici e dei lavoratori, e con l’azzeramento di ogni forma di flessibilità in uscita (comprese le già insufficienti “opzione donna” e “quote varie”). Sulle pensioni, Meloni e Salvini sono riusciti a fare peggio di Monti e Fornero.
Sempre più giovani fuggono dall’Italia
Le condizioni in cui versa il Paese peggiorano di giorno in giorno: la crescita è allo “zero virgola”, ormai prossima alla recessione; il processo di deindustrializzazione prosegue ormai da tre anni; l’occupazione cresce solo per gli over 50, mentre si contrae ed è sempre più precaria per le nuove generazioni, con centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che fuggono dall’Italia alla ricerca di un lavoro dignitoso e di una vita migliore. Questa è la situazione reale del Paese, che il Governo non fa assolutamente nulla per affrontare.
Gli obiettivi dello sciopero generale
Lo sciopero generale ha due obiettivi: sostenere le categorie in tutte le vertenze aperte con le controparti per il rinnovo dei contratti scaduti, perché i salari vanno alzati innanzitutto con la contrattazione; lanciare una vera e propria vertenza – tutta di merito – nei confronti del Governo, per cambiare la Manovra di Bilancio sulla base delle nostre richieste.
Cosa chiediamo
la restituzione del fiscal drag e la sua neutralizzazione per il futuro;
il rinnovo di tutti i contratti nazionali di lavoro privati e risorse aggiuntive per i Ccnl pubblici per difendere e rafforzare il potere d’acquisto, cui affiancare una vera detassazione degli incrementi per tutte e tutti;
il rafforzamento e l’estensione della quattordicesima per pensionate e pensionati;
il blocco dell’aumento automatico dell’età pensionabile per tutte e tutti, una maggiore flessibilità in uscita e una pensione contributiva di garanzia per precari e discontinui;
vere politiche industriali per i settori manifatturieri e per i servizi, per innovare il nostro sistema produttivo, governare la transizione
ambientale e digitale, difendere l’occupazione e creare nuovo lavoro di qualità;
la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, anche cambiando il sistema degli appalti;
il contrasto alla precarietà e al lavoro povero, nero e sommerso;
il rafforzamento del sistema pubblico dei servizi: sanità, istruzione e ricerca, non autosufficienza, emergenza casa, diritto allo studio, trasporto pubblico;
risorse per le riforme della non autosufficienza, disabilità e assistenza territoriale, e politiche a sostegno della genitorialità;
un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni del lavoro precario nei settori pubblici;
investimenti e misure per eliminare i divari di genere occupazionali e salariali;
una vera strategia per il rilancio del Mezzogiorno.
Prendiamo i soldi dove sono e diciamo No alla folle corsa al riarmo
Per fare tutto questo ci sono due precondizioni. La prima: andare a prendere i soldi dove sono (profitti, extra profitti, grandi ricchezze, evasione fiscale), anche chiedendo un contributo di solidarietà all’1% della popolazione più ricca, per finanziare politiche a beneficio del restante 99%. La nostra proposta garantirebbe 26 miliardi all’anno in più, per finanziare tutto ciò che rivendichiamo, a partire dalla sanità. La seconda: rinunciare alla folle corsa al riarmo, che mira a convertire la nostra e quella europea in un’economia di guerra, e che sottrarrà un’ingentissima mole di risorse alle vere priorità economiche e sociali del Paese. Solo per l’Italia, parliamo di quasi 1.000 miliardi di euro, se si vuole davvero raggiungere il 5% del Pil entro il 2035
Sciopero generale del 12 dicembre 2025, le categorie coinvolte
L’astensione avrà una durata pari all’intera giornata di lavoro per tutti i settori pubblici e privati anche in appalto e strumentali. Nei settori e comparti tenuti al rispetto della Legge n. 146/90 saranno garantite le prestazioni indispensabili, in osservanza delle regolamentazioni di settore.
Trasporto ferroviario: articolazione oraria dello sciopero dalle ore 00.01 del 12/12/2025 alle ore 21 del 12/12/2025.
Vigili del Fuoco: sciopero di 4 ore (senza decurtazione). Per il personale turnista, dalle ore 09.00 alle ore 13.00. Intera giornata per il personale giornaliero ed amministrativo.
L’astensione dal lavoro riguarda anche il personale del comparto “Istruzione e Ricerca” e dell’area dirigenziale, dei docenti universitari e di tutto il personale della formazione professionale e delle scuole non statali.
Sono esentati dall’adesione allo sciopero generale nazionale l’igiene ambientale, il personale del Ministero della Giustizia, il personale ATAC S.p.A., esentato per intero il trasporto aereo.
Le presenze della segreteria nazionale nelle piazze
In occasione della giornata di sciopero proclamata dalla Confederazione per l’intera giornata il segretario generale della Cgil Maurizio Landini sarà a Firenze, concentramento in Piazza Santa Maria Novella, ore 9.00, comizio conclusivo in Piazza del Carmine. Anche la segreteria confederale sarà presente in diverse piazze: Giuseppe Gesmundo sarà a Genova, concentramento presso la Stazione Marittima, ore 9.00, a seguire corteo cittadino e comizio conclusivo davanti alla Prefettura in Largo Lanfranco; Lara Ghiglione sarà a Ferrara, appuntamento in piazzale Medaglie d’oro (Prospettiva), ore 9.30; Luigi Giove sarà a Napoli, concentramento in piazza del Gesù, ore 9.00, comizio conclusivo in piazza Municipio; Daniela Barbaresi sarà a Cagliari, manifestazione in Piazza del Carmine, ore 10.00; Christian Ferrari sarà a Bari, concentramento in Piazza Massari, ore 9.30, comizio conclusivo in Piazza Libertà; Maria Grazia Gabrielli sarà ad Ancona, concentramento in Piazza del Crocifisso, ore 10.00, corteo e comizio conclusivo in Piazza del Papa; Francesca Re David sarà a Brescia, concentramento presso la Fermata metro San Faustino, ore 9.00, corteo e comizio conclusivo in Piazza Paolo VI. → Manifestazioni in tutta Italia contro una Legge di Bilancio ingiusta
Rifondazione Comunista sostiene e invita ad aderire agli scioperi generali contro la manovra del governo Meloni indetti da Usb e altri sindacati di base per il 28 novembre e dalla Cgil per il 12 dicembre.
Al di là delle valutazioni di merito sulle scelte fatte dai sindacati di base e poi dalla stessa CGIL, per chi come noi si è sempre battuto per la convergenza e l’ unità nelle lotte si tratta di un passo indietro. Un passo indietro che limita la forza, la capacità di incidere realmente delle mobilitazioni contro la manovra finanziaria del governo Meloni. Naturalmente noi partecipiamo e sosteniamo entrambe le scadenze ma, non rinunciamo a ribadire la necessità di costruire un fronte il più largo possibile di opposizione ad una finanziaria che, da un lato ribadisce le politiche di austerità europee, e dall’ altro apre la strada al riarmo e all’economia di guerra, reitera politiche fiscali regressive, i tagli al Welfare e la salvaguardia di rendite e profitti aumentando ulteriormente le disuguaglianze sociali. È questo per noi il punto fondamentale. Certo ci sono delle differenze nelle piattaforme ma non tali, a nostro avviso, da impedire almeno l’ indizione dello sciopero nella stessa data. Dietro la potenza moltitudinaria dello sciopero del 3 ottobre e della manifestazione del 4 c’è stata, oltre alle fermissima volontà di opporsi al genocidio, ed ha agito come lievito alla partecipazione alle giornate di lotta, l’unità che si è realizzata. Mentre il governo irride alle mobilitazioni di massa e si prepara a nuovi interventi per regolamentare il diritto di sciopero, si prepara a varare una finanziaria che apre il percorso al riarmo e ridisegna l’ economia e le stesse attività produttive a questo scopo, la risposta deve essere all’ altezza della sfida che ci viene proposta. Gli scioperi devono essere realmente generali. Bisogna veramente bloccare tutto!
Maurizio Acerbo, segretario Nazionale
Paolo Benvegnu responsabile Lavoro, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Per aumentare salari e pensioni, Per dire NO al riarmo, Per investire su sanità e scuola, Per dire NO alla precarietà, Per una vera riforma fiscale. Concentramento a P.zza della Repubblica, ore 13:30; conclusione a P.zza San Giovanni in Laterano
Interessante libro di Aldo Burresi che racconta la sua storia di dirigente CGIL del nostro territorio che è poi la storia delle lotte sindacali del nostro territorio. Vi aspettiamo.
Rifondazione Comunista sostiene tutti gli scioperi e le manifestazioni contro il genocidio a Gaza.
È un fatto molto positivo e inedito da molti anni che la Cgil e i sindacati di base abbiano indetto scioperi per la Palestina riprendendo la migliore tradizione internazionalista del movimento operaio.
Rifondazione invita a scioperare e partecipare alle manifestazioni perché di fronte all’orrore e ai crimini che sta commettendo il governo di Israele è davvero inaccettabile la complicità del governo italiano e della stessa Unione Europea.
Domani venerdì 19 settembre la Cgil ha indetto lo sciopero di 4 ore in tutto il settore privato con manifestazioni in tutta Italia.
Lunedì 22 ci sarà lo sciopero generale di 8 ore di tutte le categorie del pubblico e del privato dei sindacati di base con blocchi dei porti e manifestazioni.
Purtroppo per ragioni ben note nel nostro paese la convergenza delle organizzazioni sindacali in scadenze unitarie non è cosa usuale come noi auspicheremmo. Ma ora il dato più importante da sottolineare è quello che il nostro paese indica alla classe lavoratrice di tutta Europa la strada della mobilitazione contro il genocidio, il riarmo e la guerra.
Invitiamo tutte le compagne e i compagni a partecipare e tutte le strutture territoriali a promuovere la massima partecipazione.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale Paolo Benvegnù, responsabile lavoro Partito della Rifondazione Comunista
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