Si è concretizzato l’ultimo atto della vergognosa vicenda del cimitero urbano. Le tombe, danneggiate dalla tempesta di agosto 2023, non verranno risarcite dall’assicurazione (a cui il comune ha chiesto i rimborsi).
Si tratta di una vicenda che ha le sue radici lontane, se vogliamo anche prima del ciclone. Già 3 anni fa, infatti, avevamo denunciato le condizioni del cimitero urbano e, attraverso foto e video, la scarsissima manutenzione di alberi e di tutto ciò che nel cimitero può diventare pericoloso per chi si reca a fare visita ai propri cari defunti.
Dopo il ciclone che ha portato alla città e al cimitero danni per 40 milioni di euro (tra alberi caduti, abitazioni rovinate, automobili distrutte) i cittadini, molti dei quali che non avevano nemmeno più un luogo in cui far riposare i propri cari defunti, sono stati costretti a mettere mano alle propria tasche per pagare le ricostruzioni o le messe in sicurezza delle tombe di famiglia. Il tutto a seguito di vergognose promesse del sindaco che urlava ai quattro venti il fatto che le famiglie sarebbero state rimborsate. Promessa ora rimangiata e di cui dovrebbe fare ammenda.
Ci viene da chiederci perché le responsabilità devono essere solo dell’assicurazione, che comunque ci auguriamo venga portata a risarcire grazie all’azione legale dell’ufficio comunale preposto. Le responsabilità sono anche politiche, del sindaco e della giunta, dato che il ciclone, potentissimo, si è abbattuto sulla città trovandola già scarsamente tenuta.
Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano
Mortara, 9 aprile 2024 Alla Presidente del Consiglio Comunale di Mortara Al Sindaco del Comune di Mortara
OGGETTO: mozione per un “bonus risarcitorio” adeguato per i pendolari
Il sottoscritto Giuseppe Abbà, consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista
APPRESO dalla stampa e dalle prese di posizione dell’associazione pendolari Mi.Mo.Al. delle nuove norme stabilite dalla Regione Lombardia per il “bonus risarcitorio” ai pendolari
CONSTATATO che queste nuove norme costituiscono una vera e propria beffa in quanto l’indennizzo attuale, pur portato al 30 per cento, scatterà solo per i ritardi superiori ai 15 minuti (invece che i precedenti 5 minuti), che le soppressioni parziali continueranno a non essere conteggiate e, nel complesso, con una frequenza circa 3 volte inferiore rispetto al precedente metodo di calcolo
VISTO che, oltretutto, i rimborsi non saranno più automatici, ma solo dietro specifica domanda
RILEVATO che, come denuncia Mi.Mo.Al, i viaggiatori dovranno pagare tre volte i disservizi: quando acquisteranno l’abbonamento, con indennizzo da richiedere personalmente che maturerà molto più difficilmente rispetto al precedente bonus e con uno spostamento delle risorse finanziarie delle penali devolute ad altri e non meglio definiti utilizzi
CHIEDE che nel prossimo Consiglio Comunale sia discussa e votata la seguente
MOZIONE “Il Consiglio Comunale di Mortara chiede alla Regione Lombardia di cancellare le nuove norme relative al bonus risarcitorio per i pendolari e i viaggiatori, tornando al sistema del 2003. Inoltre, chiede alla Regione di risolvere l’insostenibile (da troppo tempo ormai) situazione della linea Mortara – Milano che, nel 2023, ha avuto il 25.7 per cento di ritardi e il 5.4 per centro di corse cancellate”. Giuseppe Abbà
Per la mozione sul salario minimo: Contro il “lavoro povero”: garanzia del salario minimo a 10 euro all’ora anche per i lavoratori degli appalti pubblici.
Mortara, 9 aprile 2024 Alla Presidente del Consiglio Comunale di Mortara Al Sindaco del Comune di Mortara OGGETTO: mozione per il salario minimo
Il sottoscritto Giuseppe Abbà consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista
VISTO che nel nostro Paese è ben noto il fenomeno della povertà lavorativa, in altri termini anche lavoratrici e lavoratori stabilmente impiegate/i (talora anche qualificate/i) che si trovano ad avere gravi problemi di insufficienza del reddito da lavoro
CONSIDERATO che questo fenomeno, oltre a non corrispondere al dettato costituzionale italiano, viola un principio del “pilastro europeo dei diritti” che recita “i lavoratori hanno diritto ad una retribuzione equa che offra un tenore di vita dignitoso. Sono garantite retribuzioni minime adeguate che soddisfino i bisogni dei lavoratori e delle loro famiglie in funzione delle condizioni economiche e sociali nazionali, salvaguardando nel contempo l’accesso al lavoro”
RICORDATO che questa situazione ha preoccupato forze politiche e sindacali del nostro Paese che hanno depositato in sede parlamentare o attraverso leggi di iniziativa popolare la richiesta dell’istituzione del salario minimo orario
CHIEDE che nel prossimo Consiglio Comunale sia discussa e votata la seguente
MOZIONE “Il Consiglio Comunale di Mortara impegna il Sindaco e la Giunta a sostenere in sede Anci, nonché in tutte le sedi opportune, di concerto con i sindacati, tutti gli atti e le misure che portino all’istituzione di un salario minimo per i lavoratori sia pubblici che privati, portando avanti tutte le necessarie iniziative nei confronti del Parlamento volte all’adozione di provvedimenti legislativi tesi a tutelare i lavoratori da retribuzioni indebitamente basse e ad introdurre l’adeguamento per tutti coloro che lavoreranno in un appalto comunale di un salario minimo di 10 euro l’ora e ad introdurre la precondizione obbligatoria, nella stesura del testo degli appalti comunali, che tutte le lavoratrici e i lavoratori che saranno impegnati da chi si aggiudicherà un appalto del Comune di Mortara dovranno percepire un salario minimo di 10 euro l’ora”. Giuseppe Abbà
Ad una settimana dall’occupazione del Clir registriamo la totale assenza dei Sindaci dei Comuni Soci sul tema occupazionale. Al riguardo ci risulta che gli affidamenti diretti ad aziende private avvengono senza tener conto delle clausole sociali previste che permetterebbero una giusta ricollocazione del personale; le attività che prima venivano svolte dai lavoratori del Clir vengono, di fatto, svolte da personale di altre aziende (CON CONTRATTI AL RIBASSO???).
Le aziende private affidatarie, pur consapevoli che nel caso di cambio di gestore è previsto il passaggio diretto dei lavoratori, non applicano l’art. 6 del CCNL di settore.
E’ un ulteriore schiaffo alle lavoratrici e ai lavoratori del Clir che in questi giorni hanno continuato a lavorare senza stipendio.
Parona, 5 luglio 2021
FP-CGIL Pavia, FIT-CISL Pavia Lodi
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