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Sciopero generale 12 Dicembre a Pavia

13 Dicembre 2025

Ieri lavoratori e lavoratrici sono scesi in piazza insieme alla Cgil per dire NO a una legge di bilancio che non risponde ai bisogni del paese. IL governo Meloni sceglie di non affrontare i problemi che pesano sulla vita quotidiana:

– salari che non tengono il passo con l’inflazione,

– pensioni insufficienti e meno tutele per chi ha lavorato tutta una vita,

– servizi pubblici sotto finanziati,

– famiglie e giovani lasciati senza un sostegno. La Cgil chiede:

– più investimenti nei servizi pubblici, dalla sanità alla scuola,

– un fisco più giusto, che non scarichi il peso su lavoratori e pensionati,

– politiche per il lavoro stabili e dignitose, non precarietà,

– tutele sociali vere, per chi ogni giorno manda avanti il paese.

Lo sciopero non è un capriccio: è un grido collettivo per un’Italia più equa, seria e solidale. Se vogliamo cambiare le cose, dobbiamo farci sentire. Ieri è stato il primo giorno.

RIFONDAZIONE COMUNISTA, FED. DI PAVIA.

Sciopero Generale del 12 Dicembre 2025 promosso dalla Cgil. A Pavia il presidio si terrà dalle 9.00 davanti alla Prefettura

10 Dicembre 2025

Le motivazioni dello sciopero generale

Per aumentare salari e pensioni

  • Per fermare l’innalzamento dell’età pensionabile
  • Per dire no al riarmo e investire su sanità e istruzione
  • Per contrastare la precarietà
  • Per vere politiche industriali e del terziario
  • Per una riforma fiscale equa e progressiva

Lavoratori e pensionati hanno pagato 25 miliardi di tasse in più

Lavoratori e lavoratrici, pensionate e pensionati si sono trovati negli ultimi tre anni a pagare 25 miliardi di tasse in più a causa del drenaggio fiscale conseguente alla mancata indicizzazione dell’Irpef.
Si va dai 700 euro di perdita netta per un reddito da 20.000 euro, ai 2.000 euro di perdita per un reddito da 35.000.
Questa clamorosa ingiustizia fiscale penalizza i soli redditi fissi (non chi è in flat tax, non le rendite, non i profitti). È un meccanismo che va assolutamente fermato.

Sanità, istruzione, non autosufficienza, casa e sicurezza sempre più trascurate

Questo maggior gettito, inoltre, non è stato neppure destinato dal governo alla spesa sociale. Si pensi alla sanità pubblica: con questa manovra il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale in rapporto al Pil scenderà nel 2028 sotto il 6%, il livello più basso degli ultimi decenni. Già oggi quasi 6 milioni di persone rinunciano a curarsi, e la spesa sanitaria privata a carico delle famiglie vale ogni anno oltre 43 miliardi di euro.
Non ci sono risorse adeguate per la sanità, per le scuole, per  l’assistenza agli anziani, per garantire il diritto alla casa, per migliorare il trasporto pubblico, per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori, che infatti continuano a morire come e più di prima. Per acquistare le armi, però, i soldi si trovano, e li si prende pure a debito.

Pensioni: viene peggiorata la Legge Fornero!

Le politiche di austerità riguardano anche la previdenza, con un ulteriore aumento dell’età pensionabile, che colpirà il 99% delle lavoratrici e dei lavoratori, e con l’azzeramento di ogni forma di flessibilità in uscita (comprese le già insufficienti “opzione donna” e “quote varie”). Sulle pensioni, Meloni e Salvini sono riusciti a fare peggio di Monti e Fornero.

Sempre più giovani fuggono dall’Italia

Le condizioni in cui versa il Paese peggiorano di giorno in giorno: la crescita è allo “zero virgola”, ormai prossima alla recessione; il processo di deindustrializzazione prosegue ormai da tre anni; l’occupazione  cresce solo per gli over 50, mentre si contrae ed è sempre più precaria per le nuove generazioni, con centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che fuggono dall’Italia alla ricerca di un lavoro dignitoso e di una vita migliore. Questa è la situazione reale del Paese, che il Governo non fa assolutamente nulla per affrontare.

Gli obiettivi dello sciopero generale

Lo sciopero generale ha due obiettivi: sostenere le categorie in tutte le vertenze aperte con le controparti per il rinnovo dei contratti scaduti, perché i salari vanno alzati innanzitutto con la contrattazione; lanciare una vera e propria vertenza – tutta di merito – nei confronti del Governo, per cambiare la Manovra di Bilancio sulla base delle nostre richieste.

Cosa chiediamo

  • la restituzione del fiscal drag e la sua neutralizzazione per il futuro;
  • il rinnovo di tutti i contratti nazionali di lavoro privati e risorse aggiuntive per i Ccnl pubblici per difendere e rafforzare il potere d’acquisto, cui affiancare una vera detassazione degli incrementi per tutte e tutti;
  • il rafforzamento e l’estensione della quattordicesima per pensionate e pensionati;
  • il blocco dell’aumento automatico dell’età pensionabile per tutte e tutti, una maggiore flessibilità in uscita e una pensione contributiva di garanzia per precari e discontinui;
  • vere politiche industriali per i settori manifatturieri e per i servizi, per innovare il nostro sistema produttivo, governare la transizione
  • ambientale e digitale, difendere l’occupazione e creare nuovo lavoro di qualità;
  • la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, anche cambiando il sistema degli appalti;
  • il contrasto alla precarietà e al lavoro povero, nero e sommerso;
  • il rafforzamento del sistema pubblico dei servizi: sanità, istruzione e ricerca, non autosufficienza, emergenza casa, diritto allo studio, trasporto pubblico;
  • risorse per le riforme della non autosufficienza, disabilità e assistenza territoriale, e politiche a sostegno della genitorialità;
  • un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni del lavoro precario nei settori pubblici;
  • investimenti e misure per eliminare i divari di genere occupazionali e salariali;
  • una vera strategia per il rilancio del Mezzogiorno.

Prendiamo i soldi dove sono e diciamo No alla folle corsa al riarmo

Per fare tutto questo ci sono due precondizioni.
La prima: andare a prendere i soldi dove sono (profitti, extra profitti, grandi ricchezze, evasione fiscale), anche chiedendo un contributo di solidarietà all’1% della popolazione più ricca, per finanziare politiche a beneficio del restante 99%. La nostra proposta garantirebbe 26 miliardi all’anno in più, per finanziare tutto ciò che rivendichiamo, a partire dalla sanità.
La seconda: rinunciare alla folle corsa al riarmo, che mira a convertire la nostra e quella europea in un’economia di guerra, e che sottrarrà un’ingentissima mole di risorse alle vere priorità economiche e sociali del Paese. Solo per l’Italia, parliamo di quasi 1.000 miliardi di euro, se si vuole davvero raggiungere il 5% del Pil entro il 2035

Sciopero generale del 12 dicembre 2025, le categorie coinvolte

L’astensione avrà una durata pari all’intera giornata di lavoro per tutti i settori pubblici e privati anche in appalto e strumentali. Nei settori e comparti tenuti al rispetto della Legge n. 146/90 saranno garantite le prestazioni indispensabili, in osservanza delle regolamentazioni di settore.

Trasporto ferroviario: articolazione oraria dello sciopero dalle ore 00.01 del 12/12/2025 alle ore 21 del 12/12/2025.

Vigili del Fuoco: sciopero di 4 ore (senza decurtazione). Per il personale turnista, dalle ore 09.00 alle ore 13.00. Intera giornata per il personale giornaliero ed amministrativo.

L’astensione dal lavoro riguarda anche il personale del comparto “Istruzione e Ricerca” e dell’area dirigenziale, dei docenti universitari e di tutto il personale della formazione professionale e delle scuole non statali.

Sono esentati dall’adesione allo sciopero generale nazionale l’igiene ambientale, il personale del Ministero della Giustizia, il personale ATAC S.p.A., esentato per intero il trasporto aereo.

Le presenze della segreteria nazionale nelle piazze 

In occasione della giornata di sciopero proclamata dalla Confederazione per l’intera giornata il segretario generale della Cgil Maurizio Landini sarà a Firenze, concentramento in Piazza Santa Maria Novella, ore 9.00, comizio conclusivo in Piazza del Carmine. Anche la segreteria confederale sarà presente in diverse piazze: Giuseppe Gesmundo sarà a Genova, concentramento presso la Stazione Marittima, ore 9.00, a seguire corteo cittadino e comizio conclusivo davanti alla Prefettura in Largo Lanfranco; Lara Ghiglione sarà a Ferrara, appuntamento in piazzale Medaglie d’oro (Prospettiva), ore 9.30; Luigi Giove sarà a Napoli, concentramento in piazza del Gesù, ore 9.00, comizio conclusivo in piazza Municipio; Daniela Barbaresi sarà a Cagliari, manifestazione in Piazza del Carmine, ore 10.00; Christian Ferrari sarà a Bari, concentramento in Piazza Massari, ore 9.30, comizio conclusivo in Piazza Libertà; Maria Grazia Gabrielli sarà ad Ancona, concentramento in Piazza del Crocifisso, ore 10.00, corteo e comizio conclusivo in Piazza del Papa; Francesca Re David sarà a Brescia, concentramento presso la Fermata metro San Faustino, ore 9.00, corteo e comizio conclusivo in Piazza Paolo VI. 
→ Manifestazioni in tutta Italia contro una Legge di Bilancio ingiusta

Piero Rusconi: segretario provinciale di Rifondazione Comunista Fed. di Pavia, invita a partecipare allo sciopero generale del 12 Dicembre 2025 promosso dalla Cgil

7 Dicembre 2025

MOBILITAZIONE E SCIOPERO GENERALE 3 OTTOBRE – FERMARE IL GENOCIDIO A GAZA E DIFESA DELLA GLOBAL SUMUD FLOTTILLA 

2 Ottobre 2025

Vale la legge del più forte. La legge del mare internazionale che non vale più. Uno Stato accusato di genocidio, decide arbitrariamente il blocco, dice che le acque sono sue, sequestra il pacifico naviglio della Flottilla e arresta i suoi membri compresi Parlamentari di vari Stati europei. 

Gli Stati europei a doppio standard tra cui l’Italia, mentre straparlano di diritto internazionale e guerra si inchinano al sopruso. L’unica risposta a questa pavidità, vigliaccheria e complicità del Governo Meloni, è la mobilitazione e sciopero generale.

Rifondazione Comunista, invita a mobilitarsi subito in tutte le piazze lombarde e sostenere la proclamazione dello sciopero generale di 8 ore indetto da tutti i sindacati di base e CGIL per Venerdì 3 ottobre.

Rifondazione Comunista Lombardia – La Segreteria Regionale

1943 – 1944: gli scioperi contro il regime fascista e l’inizio della Resistenza

6 Dicembre 2023

Lo sciopero non è mai stato un diritto acquisito e mai ha rappresentato per i lavoratori una vacanza, anzi un tempo comportava rischi mortali.

Ecco perché ricordare ancora oggi quegli anni 1943 – 1944.

Nell’occasione dell’ottantesimo dell’anno cruciale 1943, che ha segnato una svolta nella Seconda Guerra Mondiale, si ricorderanno gli scioperi del marzo, che sono stati definiti la premessa della Resistenza, e quelli del marzo dell’anno successivo che ha visto una recrudescenza della repressione nazifascista.

Un’attenzione sarà dedicata all’8 settembre che, tra le altre cose, ha segnato anche l’inizio delle deportazioni dall’Italia verso i lager.

Dopo una veloce cronologia dei principali avvenimenti del 1943 fino a marzo 1944, sia a livello generale che locale, si analizzeranno i casi degli scioperi di Cilavegna e di Abbiategrasso, con le vicende dei deportati dai Comuni.

Collettivo Culturale Rosa Luxemburg – Rete delle Alternative Vigevano

Lo sciopero contro la guerra

13 maggio 2022

Marco Savini

Generalmente, quando si discute di storia locale si prende in considerazione un solo aspetto della questione: la storia locale come conoscenza del territorio nel quale si vive, mentre esiste una seconda faccia del problema molto meno scontata e senz’altro più importante: si tratta della dimensione locale della storia generale.

In questi tempi minacciosi può essere utile ricordare uno sciopero contro la guerra avvenuto esattamente 105 anni fa a Vigevano, nel pieno della Grande Guerra.

Come è noto l’intervento dell’Italia è stato preceduto da un vivace dibattito tra interventisti e neutralisti, e durante gli anni della guerra è stato segnato da numerose manifestazioni di protesta. Quali sono state i riflessi locali di questa drammatica fase della storia nazionale?

Seguendo di pochi giorni gli incidenti avvenuti a Milano, ma anticipando i moti che avverranno un po’ in tutta Italia, con il culmine a Torino, l’8 maggio 1917 scoppia improvvisamente uno sciopero a Vigevano che dura ben tre giorni e vede interessati, come una reazione a catena, man mano tutti i più grandi stabilimenti.

Leggiamone la cronaca attraverso il rapporto redatto dal sottoprefetto del Circondario di Lomellina.

Il sottoprefetto di Mortara ne fa una sommaria cronaca, elencando tutti gli stabilimenti di Vigevano e di Molino del Conte interessati, e quantificando in 6000 gli scioperanti, parla della propaganda “sobillatrice” dei dirigenti socialisti e sindacali.

In effetti, pochi giorni prima, in occasione del primo maggio, i dirigenti della Camera del Lavoro avevano tenuto una grande convegno contro la guerra, ma non avevano assolutamente organizzato lo sciopero generale, che anzi li coglie di sorpresa, sia per la vastità della partecipazione sia per gli incidenti, quando la linea di condotta raccomandata era sempre stata quella di mobilitazioni assolutamente pacifiche e ordinate.

Le reazioni dei dirigenti sindacali sono improntate alla rivendicazione della loro estraneità alla protesta, ma non alla sua condanna.

Nessun iscritto alla Camera del Lavoro compare tra i fermati. Il processo per direttissima che si svolge a Vigevano tra il 18 e il 22 maggio, si conclude con 13 condannati (tra cui 9 donne) per un totale di 9 anni e 9 mesi di reclusione e una multa pari a £. 1500.

L’incapacità di comprensione delle motivazioni profonde all’origine della manifestazione spinge le autorità a ricercare la mente sobillatrice delle masse, le quali si ritengono incapaci di agire da sole senza un’oscura regia che li manovri.

Dove non può colpire l’autorità giudiziaria arriva l’autorità scolastica. Viene incriminato il prof. Giuseppe Manzoni del liceo ginnasio “Benedetto Cairoli”. Tra i capi d’accusa l’aver lanciato una sottoscrizione intitolata “Pro-pace”, su schede stampate a Vigevano. La persecuzione contro il professore (che sarà trasferito d’ufficio a Gubbio e, prima ancora, richiamato alle armi) prosegue, basandosi sulla sua assenza da scuola proprio il giorno dello scoppio degli incidenti.

Ma al di là di ciò, questi interventi repressivi della autorità scolastica sono premonitori di quello che avverrà poi in periodo fascista, quando, sempre a Vigevano, una vittima illustre sarà il direttore scolastico Luciano Mastronardi, padre dello scrittore.

Poco da segnalare negli altri mesi di guerra: lo scandalo delle forniture di scarpe di cartone non sembra toccare Vigevano (anche se l’«Indipendente» mette in prima pagina una feroce vignetta di Scalarini).

Nel novembre del 1917 avviene la ritirata di Caporetto. La sconfitta pare sedare le polemiche. Lontano dal fronte poco si sa delle decimazioni e della conduzione dissennata della guerra. La lista dei caduti continua a cresce fino a superare la quota di 500. A questa carneficina si aggiungerà, fatale come dopo le guerre d’ancien régime, la grossa epidemia di influenza spagnola, che mieterà a Vigevano, nel solo 1918, 220 vittime. Una generazione risulterà decimata, le sue speranze e illusioni frustate nel “caldo” dopoguerra, attraversato ancora da grandi manifestazioni, le ultime prima del ventennio del regime fascista.

Ma nessuna di queste agitazioni, di questi scioperi vedrà una partecipazione (soprattutto femminile) e susciterà un’adesione spontanea, come lo sciopero del maggio 1917 contro la guerra.

Allora la guerra, se non in casa, era vicina. Ma ancora oggi vediamo e leggiamo di violenze, lutti e guerra, che pensavamo superati dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ricordi e riflessioni ancora attuali?

La funzione della storia si misura nella capacità di indicare un orizzonte di senso complessivo degli eventi. È quindi necessario guardare contemporaneamente sia all’indietro per capire ciò che l’ha reso possibile, sia in avanti per intenderne il lascito, spesso ignorato o dimenticato.