Una nostra delegazione ha festeggiato con la comunità islamica di Vigevano questo momento. Ci siamo sentitə accoltə, ospiti di una tradizione lontana che abbiamo vissuto e partecipato insieme, per conoscere e imparare, nell’ascolto e nel rispetto.
Siamo qui per augurare a tuttə buon ‘Id al-fitr.
Che possa essere augurio di rinnovamento, gioia e soprattutto pace, per un mondo che ne ha sempre più bisogno.
Nel nostro simbolo sarà presente la Torre del Bramante.
L’abbiamo scelta perché crediamo che il cambiamento debba partire da qui, dalla città e dalla sua comunità.
Dalla storia che ci ha portato fino a oggi e dalla responsabilità di immaginare il futuro.
Vigevano non è solo un luogo: è il centro di un progetto politico che vuole rimettere in moto energie, idee e partecipazione.
Nel nostro simbolo ci sarà un piccolo pugno sulla parola Vigevano. Lo abbiamo scelto per il suo doppio significato. Da una parte richiama una tradizione politica in cui molte e molti di noi si riconoscono. Dall’altra rappresenta l’azione, la volontà di superare in positivo lo stato di cose presenti. Vigevano ha bisogno di coraggio, di scelte nette, di persone che non si rassegnano all’immobilismo. Noi siamo qui per questo.
Nel nostro simbolo ci sarà anche quello di Rifondazione Comunista.
Non vogliamo nasconderci dietro formule ambigue o simboli neutri.
In un tempo segnato dall’anti-politica, crediamo che la collaborazione tra partiti, associazioni e singoli cittadini sia la strada più efficace per costruire risposte concrete ai problemi della città.
Questo progetto è plurale e nasce dal basso.
Le identità non vengono cancellate, ma messe in relazione per costruire un’alternativa reale.
Nel nostro simbolo ci sarà una colomba bianca su sfondo arcobaleno.
Abbiamo proposte concrete e attuabili per Vigevano, ma non dimentichiamo i grandi temi. Vogliamo vivere in pace. Una pace vera, che non è solo assenza di conflitto, ma giustizia, diritti, rispetto delle differenze.
Pensiamo che una città giusta non possa prescindere dall’inclusione e dalla dignità di tutte e tutti.
Nel nostro simbolo ci sarà anche lo stendardo palestinese.
Non è una scelta strumentale. È una presa di posizione chiara e coerente.
Vigevano è stata attraversata da un grande movimento di solidarietà per il popolo palestinese. Abbiamo organizzato in prima persona tre presidi molto partecipati. Per noi questo impegno non è episodico, ma una costante politica da portare avanti nel tempo.
Nel nostro simbolo ci sarà una piantina gialla su sfondo verde.
Rappresenta una delle sensibilità presenti nella nostra lista: quella ambientalista.
Ma parla anche di crescita, di futuro, di sostenibilità come scelta politica e non come slogan.
Vogliamo una Vigevano capace di svilupparsi senza consumare il proprio domani.
Una città che sappia prendersi cura del territorio e delle persone che lo abitano.
Ci siamo: ecco il simbolo definitivo.
Tutto questo ha un nome. Ed è il simbolo con cui ci presenteremo alle elezioni comunali del 2026.
Un simbolo che unisce identità, valori e visioni diverse. Un progetto politico che nasce dal basso, da un gruppo attivo di persone che lavora, discute e costruisce un’alternativa al declino di Vigevano.
Vogliamo una città diversa, plurale, sociale. Da qui cominciamo.
Sabato 25 Maggio 2024, a partire dalle ore 17,00, in Piazza della Vittoria a Pavia, incontro con Raniero La Valle, candidato per la lista PACE TERRA DIGNITA’ alle prossime elezioni europee.
Raniero La Valle, storico pacifista di area cattolica, insieme Michele Santoro e a tanti altri intellettuali, artisti, forze politiche e sociali è tra i promotori della lista PACE TERRA DIGNITA’, lista che si pone in maniera chiara e inequivocabile in alternativa al polo di centrodestra e centrosinistra.
PACE TERRA DIGNITA’ si pone come obbiettivo primario di dare voce a chi è contro la guerra, voce che nel nostro paese non trova spazio.
In Europa soffia sempre più forte un vento di guerra, si inviano armi in Ucraina invece che favorire una trattativa che porti alla pace, in Palestina si sta’ assistendo ad un vero e proprio genocidio del popolo palestinese senza che non si levi una voce forte per fermare il massacro di donne e bambini.
L’Europa e l’Italia varano un piano di riarmo enorme, mentre si tagliano i fondi per la sanità, la scuola, i trasporti, le pensioni l’edilizia popolare, occorre dire basta a tutto ciò prima che sia troppo tardi.
Di tutto questo parleremo con Raniero La Valle.
DISERTIAMO DALLA GUERRA costruiamo una forte opposizione politica a chi ci vuole portarci in guerra.
Ce l’abbiamo fatta, Pace Terra Dignità, la lista promossa da Michele Santoro, sarà presente alle elezioni Europee in tutte le circoscrizioni.
Ieri abbiamo depositato quasi 20.000 firme, a sostegno della lista, nella circoscrizione Nord Ovest, di cui 11 mila della sola Lombardia, come federazione PRC di Pavia abbiamo contribuito a questo risultato con quasi 750 firme.
Firme raccolte in decine di banchetti e di iniziative politiche in molte città, grandi e piccole, della nostra provincia.
Non è stato facile, sia per il poco tempo a disposizione, quattro settimane, sia per gli adempimenti burocrati non semplici, dalla certificazione delle firme alla ricerca dei certificati elettorali dei sottoscrittori.
Ma ci siamo riusciti.
Pace Terra Dignità si pone come obbiettivo primario quello di dare voce e rappresentanza politica a tutti/e i cittadini/e che si vogliono battere contro la guerra.
Non bastano generici appelli alla pace, serve una politica concreta, atti reali, processi diplomatici, la pace non si invoca si costruisce.
Ringraziamo tutti/e i cittadini/e che ci hanno dato fiducia con le loro firme.
Oggi, venerdì 21 luglio, Area Feste Piccolini (via Gravellona 167, Vigevano (PV), si terrà la pastasciutta antifascista per la pace. Il programma: – 17:30 animazione col il gruppo teatrale Pane e Mate; – 18:30 dialogo con l’autore e giornalista Andrea Seresini.
Verrà presentato il libro “Ucraina. La guerra che non c’era”. Seguiranno canzoni per la pace di Mariangela Maritato e pastasciutta, pane e salame e vino a offerta libera da €5. Come da locandina, è prevista l’opzione vegetariana.
Il governo Meloni prosegue le politiche neoliberiste che scaricano i costi della crisi prodotta dalla guerra e dalle sanzioni sulle classi lavoratrici e i ceti popolari. Col documento di economia e finanza varato si prevede una brutale stretta fiscale di circa 70 miliardi e a regime un avanzo primario di 45 miliardi. I finti sovranisti nostrani sono allineati agli ordini dei falchi europei e rilanciano la fallimentare politica dell’austerità che come in passato colpirà duramente i ceti popolari, peggiorerà la situazione economica del paese aumentando ancora di più il divario dell’Italia dal resto d’Europa e del sud dal nord del nostro paese. Vedremo riduzioni reali alla spesa per la scuola, la sanità, i servizi, tagli pesanti ai fondi per i contratti dei pubblici dipendenti, per i salari e per il sostegno alle famiglie contro il carovita; in soffitta la tanto decantata promessa di cancellare la Fornero Con un’arroganza e una demagogia senza limiti Il governo postfascista si riunisce il primo maggio per sancire la cancellazione del reddito di cittadinanza, ampliare la platea della manodopera precaria a basso costo attraverso l’estensione del ricorso ai contratti a tempo determinato, ridurre demagogicamente il cuneo fiscale proprio mentre coi tagli alla spesa verranno colpiti pesantemente occupazione e salario indiretto. Tutto ciò mentre Continuano ad aumentare le spese militari a sostegno delle spinte guerrafondaie della Nato, si riducono le tasse agli autonomi e alle rendite, non si tassano gli extraprofitti e le grandi ricchezze, si favorisce l’evasione fiscale. L’unica strada possibile per contrastare le politiche neoliberiste del governo è l’unità del mondo del lavoro e sindacale per costruire una nuova grande stagione di lotte indispensabile per rivendicare aumenti generalizzati dei salari e delle pensioni; la reintroduzione della scala mobile per il recupero automatico dell’inflazione; un salario minimo legale di dieci euro all’ora indicizzato all’inflazione; più risorse per la sanità e la scuola pubbliche; l’abolizione di tutte le leggi che producono precarietà; la salvaguardia e l’estensione del reddito di cittadinanza. Non ci si ripeta lo stantio refrain che i soldi non ci sono. Si può fare con: un fisco realmente progressivo da realizzare anche attraverso l’eliminazione di tutte le tasse piatte; la tassazione delle grandi ricchezze e una vera lotta all’evasione fiscale; la riduzione drastica delle spese militari; lo stop all’ invio di armi in Ucraina per una politica di pace.
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea
La guerra in Ucraina, a più di un anno dal suo inizio, continua a seminare morte e distruzione ai danni del popolo e del martoriato territorio e colpisce duramente sia le economie che i ceti popolari europei attraverso l’inflazione generata dall’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime.
Abbiamo condannato l’aggressione di Putin, non dimenticando però le responsabilità di NATO USA e UE che rivelano la vera natura di scontro tra potenze per procura con un’escalation sempre più sanguinosa accompagnata da una corsa al riarmo e da un aumento dissennato delle spese militari a discapito di quelle sociali. L’Europa fa guerra dicendo di volere la pace non vergognandosi nemmeno di sottrarre due miliardi allo stesso fondo europeo per la pace destinandoli poi all’invio di armi in Ucraina.
Ora, ad aggravare il tutto, arriva anche l’ipotesi di invio, da parte dell’Inghilterra, di munizioni contenenti uranio impoverito come se il dramma causato dall’utilizzo di questo tipo di armi nel corso della guerra dei Balcani non fosse mai esistito.
Il coinvolgimento sempre maggiore della Nato e dell’UE ci porta dritti verso un allargamento del conflitto e la conseguente degenerazione in guerra mondiale nucleare. Una società sempre più irreggimentata grazie ad una feroce propaganda di guerra portata avanti da tutti i principali partiti, di maggioranza e di opposizione che, insieme alla stampa mainstream dimostrano il loro asservimento alla follia bellicista euroatlantica. Tutto questo rappresenta una grave ferita alla democrazia e alla libertà d’informazione, al quale è giunto il momento di rispondere con la mobilitazione.
Per tutte queste ragioni a partire da sabato 25 MarzoUnione Popolare sarà in tutte le città della Lombardia con la campagna BASTA GUERRA – PACE SUBITO – giù le armi su I salarie parteciperà al presidio indetto per il prossimo 2 aprile davanti alla base NATO di Ghedi (BS) per chiedere con forza:
● Cessate il fuoco e l’avvio immediato di trattative di pace
La guerra è l’espressione più violenta del patriarcato. Vogliamo gridarlo ancora più forte, oggi che l’Europa e l’Italia sono in guerra. Oggi che torna a invadere le nostre vite l’incubo del nucleare e che l’Europa è risucchiata dal militarismo, dalla logica della frontiera, del confine. Come donne non abbiamo patria, la nostra patria è il mondo intero, come ci ha insegnato Virginia Woolf.
Siamo femministe e pacifiste. Non indossiamo i colori di una nazione, non avalliamo la costruzione di muri, né l’invio di armi. Anche quando sappiamo che sono donne a fare queste scelte. Ripudiamo la guerra, come hanno voluto le partigiane e i partigiani che hanno scritto col loro sangue la Costituzione
Ripudiamo la guerra di Putin, e con lui la sua ideologia e machista omofoba, il suo autoritarismo che semina morte dentro e fuori i confini della Russia. Ripudiamo la guerra della Nato, il suprematismo che considera la democrazia valore occidentale, e che vuole tornare a governare il mondo con la logica amico/nemico. Siamo contro l’aumento delle spese militari: spese di morte, sottratte alle nostre vite.
Scioperiamo contro ogni guerra, solidarietà con le donne kurde, palestinesi, sahrawi, afgane iraniane e con tutte le donne che subiscono la violenza del patriarcato. Scioperiamo per il salario minimo legale, il reddito di autodeterminazione, il superamento di ogni forma di gender pay gap. Scioperiamo perché si torni a investire sulla scuola, sulla sanità, sulla ricerca pubbliche. Scioperiamo contro la Fortezza Europa e il Governo italiano, perché Stragi di stato come quella di Cutro non si ripetano più. Scioperiamo per una scuola laica e antifascista. Scioperiamo perché non siamo mai state indifferenti.
“Ho chiesto che i seggi per le #primariepd2023 espongano e . A testimoniare il nostro impegno per la pace e al fianco, sempre, dell’aggredito”.
Sarebbe assai più onesto e rispettoso dell’intelligenza di cittadine e cittadini esporre la bandiera della NATO davanti a quelle sedi.
Siamo di fronte all’ennesima presa in giro da parte di un partito che si è caratterizzato per la totale identificazione con l’aumento delle spese militari e le politiche di guerra e riarmo della NATO.
Il PD è talmente guerrafondaio che ha preferito perdere le elezioni che allearsi con chi metteva in dubbio la scelta di proseguire con l’invio di armi.
È talmente allineato con gli USA che si complimenta continuamente con Meloni per aver proseguito nello schieramento del paese sulle posizioni di oltranzismo NATO.
Il PD è NATO, come raccontano i cablo di Wikileaks sull’entusiasmo degli USA nel 2008, per garantire che i governi di “centrosinistra” non fossero più condizionati da sinistra pacifista.
Il PD porta grandi responsabilità nella crisi ucraina avendo sostenuto acriticamente Euromaidan facendo finta di non vedere i gruppi paramilitari di estrema destra.
Che il Pd sia sempre dalla parte dell’aggredito non ci sembra proprio visto che è il partito che si è schierato, sul palco con la destra, dalla parte di Israele anche quando Netanyahu bombardava Gaza.
Il PD è talmente guerrafondaio che nessuna/o alle primarie si è candidata/o proponendo lo stop all’invio di armi.
Sulla guerra, fino all’arrivo di Giorgia Meloni, il PD è riuscito a battere la destra che nel militarismo ha uno dei suoi valori fondanti.
Ricordate quando Berlusconi titubava sulla guerra alla Libia come il PD insistette per partecipare ai bombardamenti?
L’identificazione del PD con i “socialisti” europei della razza di Blair e Stoltenberg e con il Partito democratico USA ha rappresentato una rottura con la tradizione di lotta per la pace e il disarmo e per il superamento dei blocchi militari di Enrico Berlinguer, Willy Brandt, Olof Palme.
Dalle ceneri del partito che guidò il movimento contro l’istallazione degli euromissili a Comiso è nato per inesorabile involuzione il partito che ha trasformato l’Italia, in totale accordo con la destra, nella piattaforma militare per le guerre degli USA nel Mediterraneo.
Quelle bandiere della pace davanti alle sedi del PD rappresentano in maniera visibile l’ennesimo tentativo di egemonizzare e di assumere la rappresentanza di tutto ciò che nega con la sua politica.
Il PD fa la guerra ma vuole occupare lo spazio della pace, fa le leggi contro lavoratrici e lavoratori ma pretende di occupare lo spazio della sinistra, ha svuotato la democrazia costituzionale ma pretende di rappresentare l’argine contro la destra che ha vinto grazie alla legge elettorale che il Pd ha voluto.
L’appropriazione indebita della bandiera della pace è l’ennesima presa in giro cinica e spregiudicata.
Solo l’autonomia e la rottura dei movimenti per la pace con il PD può dare efficacia alla lotta contro la guerra nel nostro paese.
Le bandiere della pace portiamole oggi nelle piazze dove si chiede lo stop all’invio di armi, il taglio delle spese militari, il cessate il fuoco e la trattativa.
Disertiamo i partiti della guerra.
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