Oggi vi raccontiamo una triste storia di diritti calpestati e di un lavoratore punito per aver parlato. Antonio Consiglio, autista di bus a Vigevano dal 1998, è stato licenziato dopo aver denunciato pubblicamente le condizioni pericolose in cui è costretto a lavorare. In un’intervista, ha raccontato di dover guidare mezzi obsoleti e mal funzionanti ma la sua denuncia è stata la causa della sua espulsione dall’azienda. Nonostante la sua richiesta di essere assegnato a veicoli più sicuri, l’unica risposta ricevuta è stata il licenziamento. L’amministrazione locale ha deciso di voltare lo sguardo, rimanendo in silenzio. I sindacati si sono già mobilitati: attaccare i diritti di uno è attaccare i diritti di tutti i lavoratori e le lavoratrici. Questo non è un caso isolato: tanti altri non parlano per paura, lavorano nell’insicurezza, vengono licenziati nell’indifferenza. Questo è un licenziamento punitivo, contro la libertà di parola e il diritto a lavorare in condizioni sicure. Questo è il metodo repressivo di un sistema che non vuole essere messo in discussione. Noi siamo dalla parte di Antonio e di tutti i lavoratori e le lavoratrici malpagate, maltrattate, licenziate nell’ingiustizia. Noi vogliamo posti di lavoro sicuri, che si prendano cura dei propri dipendenti. Noi vogliamo imprenditori e imprenditrici che curino la comunità, non che lucrino sulle teste dei lavoratori. Noi vogliamo una città che manifesti contro queste ingiustizie. Noi vogliamo una Vigevano + sociale, + efficiente, + SìCura.
Ieri lavoratori e lavoratrici sono scesi in piazza insieme alla Cgil per dire NO a una legge di bilancio che non risponde ai bisogni del paese. IL governo Meloni sceglie di non affrontare i problemi che pesano sulla vita quotidiana:
– salari che non tengono il passo con l’inflazione,
– pensioni insufficienti e meno tutele per chi ha lavorato tutta una vita,
– servizi pubblici sotto finanziati,
– famiglie e giovani lasciati senza un sostegno. La Cgil chiede:
– più investimenti nei servizi pubblici, dalla sanità alla scuola,
– un fisco più giusto, che non scarichi il peso su lavoratori e pensionati,
– politiche per il lavoro stabili e dignitose, non precarietà,
– tutele sociali vere, per chi ogni giorno manda avanti il paese.
Lo sciopero non è un capriccio: è un grido collettivo per un’Italia più equa, seria e solidale. Se vogliamo cambiare le cose, dobbiamo farci sentire. Ieri è stato il primo giorno.
Per dire no al riarmo e investire su sanità e istruzione
Per contrastare la precarietà
Per vere politiche industriali e del terziario
Per una riforma fiscale equa e progressiva
Lavoratori e pensionati hanno pagato 25 miliardi di tasse in più
Lavoratori e lavoratrici, pensionate e pensionati si sono trovati negli ultimi tre anni a pagare 25 miliardi di tasse in più a causa del drenaggio fiscale conseguente alla mancata indicizzazione dell’Irpef. Si va dai 700 euro di perdita netta per un reddito da 20.000 euro, ai 2.000 euro di perdita per un reddito da 35.000. Questa clamorosa ingiustizia fiscale penalizza i soli redditi fissi (non chi è in flat tax, non le rendite, non i profitti). È un meccanismo che va assolutamente fermato.
Sanità, istruzione, non autosufficienza, casa e sicurezza sempre più trascurate
Questo maggior gettito, inoltre, non è stato neppure destinato dal governo alla spesa sociale. Si pensi alla sanità pubblica: con questa manovra il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale in rapporto al Pil scenderà nel 2028 sotto il 6%, il livello più basso degli ultimi decenni. Già oggi quasi 6 milioni di persone rinunciano a curarsi, e la spesa sanitaria privata a carico delle famiglie vale ogni anno oltre 43 miliardi di euro. Non ci sono risorse adeguate per la sanità, per le scuole, per l’assistenza agli anziani, per garantire il diritto alla casa, per migliorare il trasporto pubblico, per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori, che infatti continuano a morire come e più di prima. Per acquistare le armi, però, i soldi si trovano, e li si prende pure a debito.
Pensioni: viene peggiorata la Legge Fornero!
Le politiche di austerità riguardano anche la previdenza, con un ulteriore aumento dell’età pensionabile, che colpirà il 99% delle lavoratrici e dei lavoratori, e con l’azzeramento di ogni forma di flessibilità in uscita (comprese le già insufficienti “opzione donna” e “quote varie”). Sulle pensioni, Meloni e Salvini sono riusciti a fare peggio di Monti e Fornero.
Sempre più giovani fuggono dall’Italia
Le condizioni in cui versa il Paese peggiorano di giorno in giorno: la crescita è allo “zero virgola”, ormai prossima alla recessione; il processo di deindustrializzazione prosegue ormai da tre anni; l’occupazione cresce solo per gli over 50, mentre si contrae ed è sempre più precaria per le nuove generazioni, con centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che fuggono dall’Italia alla ricerca di un lavoro dignitoso e di una vita migliore. Questa è la situazione reale del Paese, che il Governo non fa assolutamente nulla per affrontare.
Gli obiettivi dello sciopero generale
Lo sciopero generale ha due obiettivi: sostenere le categorie in tutte le vertenze aperte con le controparti per il rinnovo dei contratti scaduti, perché i salari vanno alzati innanzitutto con la contrattazione; lanciare una vera e propria vertenza – tutta di merito – nei confronti del Governo, per cambiare la Manovra di Bilancio sulla base delle nostre richieste.
Cosa chiediamo
la restituzione del fiscal drag e la sua neutralizzazione per il futuro;
il rinnovo di tutti i contratti nazionali di lavoro privati e risorse aggiuntive per i Ccnl pubblici per difendere e rafforzare il potere d’acquisto, cui affiancare una vera detassazione degli incrementi per tutte e tutti;
il rafforzamento e l’estensione della quattordicesima per pensionate e pensionati;
il blocco dell’aumento automatico dell’età pensionabile per tutte e tutti, una maggiore flessibilità in uscita e una pensione contributiva di garanzia per precari e discontinui;
vere politiche industriali per i settori manifatturieri e per i servizi, per innovare il nostro sistema produttivo, governare la transizione
ambientale e digitale, difendere l’occupazione e creare nuovo lavoro di qualità;
la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, anche cambiando il sistema degli appalti;
il contrasto alla precarietà e al lavoro povero, nero e sommerso;
il rafforzamento del sistema pubblico dei servizi: sanità, istruzione e ricerca, non autosufficienza, emergenza casa, diritto allo studio, trasporto pubblico;
risorse per le riforme della non autosufficienza, disabilità e assistenza territoriale, e politiche a sostegno della genitorialità;
un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni del lavoro precario nei settori pubblici;
investimenti e misure per eliminare i divari di genere occupazionali e salariali;
una vera strategia per il rilancio del Mezzogiorno.
Prendiamo i soldi dove sono e diciamo No alla folle corsa al riarmo
Per fare tutto questo ci sono due precondizioni. La prima: andare a prendere i soldi dove sono (profitti, extra profitti, grandi ricchezze, evasione fiscale), anche chiedendo un contributo di solidarietà all’1% della popolazione più ricca, per finanziare politiche a beneficio del restante 99%. La nostra proposta garantirebbe 26 miliardi all’anno in più, per finanziare tutto ciò che rivendichiamo, a partire dalla sanità. La seconda: rinunciare alla folle corsa al riarmo, che mira a convertire la nostra e quella europea in un’economia di guerra, e che sottrarrà un’ingentissima mole di risorse alle vere priorità economiche e sociali del Paese. Solo per l’Italia, parliamo di quasi 1.000 miliardi di euro, se si vuole davvero raggiungere il 5% del Pil entro il 2035
Sciopero generale del 12 dicembre 2025, le categorie coinvolte
L’astensione avrà una durata pari all’intera giornata di lavoro per tutti i settori pubblici e privati anche in appalto e strumentali. Nei settori e comparti tenuti al rispetto della Legge n. 146/90 saranno garantite le prestazioni indispensabili, in osservanza delle regolamentazioni di settore.
Trasporto ferroviario: articolazione oraria dello sciopero dalle ore 00.01 del 12/12/2025 alle ore 21 del 12/12/2025.
Vigili del Fuoco: sciopero di 4 ore (senza decurtazione). Per il personale turnista, dalle ore 09.00 alle ore 13.00. Intera giornata per il personale giornaliero ed amministrativo.
L’astensione dal lavoro riguarda anche il personale del comparto “Istruzione e Ricerca” e dell’area dirigenziale, dei docenti universitari e di tutto il personale della formazione professionale e delle scuole non statali.
Sono esentati dall’adesione allo sciopero generale nazionale l’igiene ambientale, il personale del Ministero della Giustizia, il personale ATAC S.p.A., esentato per intero il trasporto aereo.
Le presenze della segreteria nazionale nelle piazze
In occasione della giornata di sciopero proclamata dalla Confederazione per l’intera giornata il segretario generale della Cgil Maurizio Landini sarà a Firenze, concentramento in Piazza Santa Maria Novella, ore 9.00, comizio conclusivo in Piazza del Carmine. Anche la segreteria confederale sarà presente in diverse piazze: Giuseppe Gesmundo sarà a Genova, concentramento presso la Stazione Marittima, ore 9.00, a seguire corteo cittadino e comizio conclusivo davanti alla Prefettura in Largo Lanfranco; Lara Ghiglione sarà a Ferrara, appuntamento in piazzale Medaglie d’oro (Prospettiva), ore 9.30; Luigi Giove sarà a Napoli, concentramento in piazza del Gesù, ore 9.00, comizio conclusivo in piazza Municipio; Daniela Barbaresi sarà a Cagliari, manifestazione in Piazza del Carmine, ore 10.00; Christian Ferrari sarà a Bari, concentramento in Piazza Massari, ore 9.30, comizio conclusivo in Piazza Libertà; Maria Grazia Gabrielli sarà ad Ancona, concentramento in Piazza del Crocifisso, ore 10.00, corteo e comizio conclusivo in Piazza del Papa; Francesca Re David sarà a Brescia, concentramento presso la Fermata metro San Faustino, ore 9.00, corteo e comizio conclusivo in Piazza Paolo VI. → Manifestazioni in tutta Italia contro una Legge di Bilancio ingiusta
Rifondazione Comunista sostiene e invita ad aderire agli scioperi generali contro la manovra del governo Meloni indetti da Usb e altri sindacati di base per il 28 novembre e dalla Cgil per il 12 dicembre.
Al di là delle valutazioni di merito sulle scelte fatte dai sindacati di base e poi dalla stessa CGIL, per chi come noi si è sempre battuto per la convergenza e l’ unità nelle lotte si tratta di un passo indietro. Un passo indietro che limita la forza, la capacità di incidere realmente delle mobilitazioni contro la manovra finanziaria del governo Meloni. Naturalmente noi partecipiamo e sosteniamo entrambe le scadenze ma, non rinunciamo a ribadire la necessità di costruire un fronte il più largo possibile di opposizione ad una finanziaria che, da un lato ribadisce le politiche di austerità europee, e dall’ altro apre la strada al riarmo e all’economia di guerra, reitera politiche fiscali regressive, i tagli al Welfare e la salvaguardia di rendite e profitti aumentando ulteriormente le disuguaglianze sociali. È questo per noi il punto fondamentale. Certo ci sono delle differenze nelle piattaforme ma non tali, a nostro avviso, da impedire almeno l’ indizione dello sciopero nella stessa data. Dietro la potenza moltitudinaria dello sciopero del 3 ottobre e della manifestazione del 4 c’è stata, oltre alle fermissima volontà di opporsi al genocidio, ed ha agito come lievito alla partecipazione alle giornate di lotta, l’unità che si è realizzata. Mentre il governo irride alle mobilitazioni di massa e si prepara a nuovi interventi per regolamentare il diritto di sciopero, si prepara a varare una finanziaria che apre il percorso al riarmo e ridisegna l’ economia e le stesse attività produttive a questo scopo, la risposta deve essere all’ altezza della sfida che ci viene proposta. Gli scioperi devono essere realmente generali. Bisogna veramente bloccare tutto!
Maurizio Acerbo, segretario Nazionale
Paolo Benvegnu responsabile Lavoro, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Sabato pomeriggio presso l’Ospedale Civile di Vigevano si è verificato l’ennesimo episodio di violenza, da parte di una persona ubriaca o comunque alterata che spazientita dall’attesa ha prima invitato gli altri astanti ad uscire, poi ha cominciato a spaccare tutto, mettendo fuori uso il Pronto Soccorso per diverse ore, dirottando così tutte le urgenze verso la Clinica Beato Matteo, creando code e attese che avrebbero potuto originare conseguenze anche gravi.
Noi condanniamo in maniera netta ed inequivocabile quanto è successo e ribadiamo che la mancanza di presidi di forze di sicurezza (che in passato esistevano) in luoghi come: Ospedali, Stazioni, edifici di pubblica utilità, vuol dire accettare supinamente i rischi.
Le risorse economiche devono essere impegnate per il miglioramento della vita delle persone e dei servizi socio sanitari onde evitare lunghe attese o chiusure di presidi e non spesi per acquistare armi per improbabili aggressioni da parte di paesi stranieri.
Soltanto una reale presenza delle Istituzioni, in concertazione con tutte le forze politiche, può prima arginare e poi risolvere una situazione sempre più fuori controllo.
La propaganda e demagogia fatta sinora dalle destre (ronde/esercito) non risolve il problema, anzi lo accentua creando false speranze nella popolazione.
Invitiamo tutti a farsi parte attiva di queste problematiche in prima persona e non delegando a chi da molti anni di fatto pensa più ad interessi personali che non al bene collettivo.
La situazione in cui versa la città è sotto gli occhi di tutti.
Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano
20 settembre 2025 |dalle 18:00 Un concerto per la Fake Week per dare più spazi liberi per una città dove non sentirsi precari Grateful Dead Economy &20 settembre 2025 |dalle 18:00 Blues dei Precari.
Vi aspettiamo Cantosociale e Andrea Fumagalli e diversi artisti ospiti in una serata speciale dalle 21 dopo la cena sociale e un pomeriggio di dibattito convegni ecc. al centro sociale Il Cantiere via Monterosa 84 Milano
Non potrebbe esserci titolo più azzeccato per descrivere la crisi del settore industriale e produttivo del nostro territorio.
Qualche giorno fa, infatti, una trentina di aziende Vigevanesi hanno rivolto un accorato appello al sindaco per chiedere l’internet veloce.
Una necessità vera per chi lavora nel settore dell’industria 4.0. In questo momento alcune zone del nostro territorio hanno una velocità di download di 27 mega (per capire: su Milano viaggiano tra i 5000 e i 6000).
Questo rappresenta un grosso limite per chi lavora. Parliamo delle industrie che a Vigevano già ci sono e non riescono a lavorare bene, sia di quelle che a Vigevano potrebbero venirci, magari dal milanese dove trovano costi molti più alti di quelli che troverebbero qui, ma che proprio per questo limite decidono di guardare altrove.
Parliamo anche dei singoli lavoratori e delle singole lavoratrici: la diffusione dello smart working richiama la necessità di poter usufruire di una connessione veloce anche da casa e la nostra città, sempre per via dei suoi costi inferiori, potrebbe richiamare lavoratori e lavoratrici che, pur impiegati/e al di fuori di Vigevano, potrebbero considerare di stabilirsi qui per vivere.
Già in occasione delle comunali 2020 avevamo inserito nel programma elettorale la strategia di attirare aziende e singole persone dal milanese ma, oltre all’intervento sui servizi, ora è necessario mettere in cima all’agenda anche un intervento sulla connessione veloce. Ne va del rilancio produttivo del nostro territorio e delle possibilità di posti di lavoro.
Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista.
Giovani comunisti/e.
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