Categoria: Manifestazioni

Il 25 aprile, una grande risposta e partecipazione antifascista nelle piazze della provincia di Pavia

30 Aprile 2024

In questa settimana si sono tenute le manifestazioni e le commemorazioni del 25 Aprile.

La festa della Liberazione dal fascismo e dal nazismo, dalla dittatura di Mussolini, liberazione dalla violenza, dall’assenza di libertà di espressione, liberazione dalla guerra, liberazione dal divieto di dissentire dalle scelte politiche del Governo.

A Voghera, Mortara, Vigevano, Cassolnovo, Pavia, Casorate Primo e in tanti altri paesi della nostra provincia, molti cittadini antifascisti sono scesi in piazza.

A Milano la manifestazione nazionale ha avuto la presenza di più di centomila persone.

In questa importante data storica della liberazione vinta contro il nazifascismo con l’eroica lotta di Resistenza dei nostri gloriosi partigiani/e, ha permesso al popolo italiano di avere una Costituzione che mette al primo posto il lavoro, i diritti inviolabili dell’uomo, la dignità sociale, la parità di “sesso, di razza e di religione e il ripudio alla guerra”.

Una bella Costituzione sui valori della quale hanno giurato i componenti del governo.

Quasi mai rispettata dai vari governi succedutesi.

L’Italia dovrebbe ripudiare la guerra come è scritto nell’articolo 11: violato ripetutamente.

Si approvano leggi per aumentare le spese militari, e l’invio di armi in Ucraina; si manifesta vicinanza al governo israeliano che bombarda i civili palestinesi e affama donne e bambini.

Questo governo di destra presenta riforme istituzionali che distruggono l’unità nazionale e stravolgono la Costituzione come la legge di autonomia differenziata e il premierato.

Ci permettiamo di dire che chi considera, ancor’oggi la guerra come soluzione, non è degno di ricordare il 25 aprile. Per questo siamo nelle piazze in tutte le manifestazioni, da Milano, alla casa museo dei fratelli Cervi, nelle grosse città della provincia di Pavia, con le nostre bandiere e striscioni.

Mai più fascismo, dittature e guerre.

Per queste ragioni Rifondazione Comunista ha aderito alla lista: “Pace, terra, dignità” per le prossime elezioni Europee, con la parola d’ordine “diserta la guerra”.

È ORA DI DIRE BASTA! PORRE FINE AI MASSACRI, USCIRE DALLE GUERRE, RIDURRE GLI ARMAMENTI, CANCELLARE 2500 MILIARDI DEI DEBITI BCE, INVESTIRE PER L’UMANITÀ E L’AMBIENTE.

RIFONDAZIONE COMUNISTA VIGEVANO

GIOVANI COMUNISTI/E

Presidio dei lavoratori e lavoratrici della Moreschi in difesa dei posti di lavoro. Il circolo di Rifondazione Comunista di Vigevano partecipa alla loro lotta portando solidarietà

13 Marzo 2024

13 Marzo 2024

Presidio per solidarietà alla Palestina, organizzato dal circolo di Rif. Comunista di Mortara

18 Dicembre 2023

Ieri a Mortara faceva freddo. Dopo il presidio a Vigevano (che aveva portato in piazza più di 350 persone) é stata la volta di un altro riuscitissimo presidio.

Questa volta a Mortara. Abbiamo chiesto lo stop al bombardamento della striscia di GAZA, il riconoscimento dello stato Palestinese, lo stop al colonialismo e al genocidio.

Una sola cosa é molto triste: ancora una volta siamo l’unica forza politica presente.

Quanta ipocrisia…

Rifondazione Comunista Mortara

Rifondazione Comunista Mortara: presidio per la Palestina

15 Dicembre 2023

Il Partito della Rifondazione Comunista scende in piazza a Mortara domenica 17 dicembre, alle ore 15 e 30, a favore del popolo palestinese in lotta, per chiedere lo stop immediato del genocidio in corso a Gaza e per il riconoscimento internazionale di uno stato palestinese.

Il presidio statico si terrà in piazza del Teatro, e aderiscono, oltre al Prc, anche i Giovani Comunisti, Unione Popolare, l’Associazione Culturale Islamica di Mortara, la sezione Anpi – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia “Fratelli Capettini” di Mortara e il Collettivo Culturale “Rosa Luxemburg” di Vigevano.

“La strage di civili, soprattutto donne e bambini, in corso a Gaza ed in Palestina dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre scorso – dichiara Giuseppe Abbà, consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista – non ci può lasciare indifferenti o titubanti in nome di una presunta equidistanza e del diritto di Israele alla difesa. 6.600 bambini sono stati uccisi a Gaza, e questi numeri confermano che si tratta di un vero e proprio genocidio che non ha paragoni con altre drammatiche vicende accadute in epoche recenti. Le varie dichiarazioni del mondo occidentale, del mondo arabo e quelle stesse dell’Onu, di condanna di Hamas e della risposta spropositata di Israele, non incidono minimamente su quello che sta succedendo: Israele, indisturbato, sta distruggendo un popolo in modo calcolato, con una reazione che non è di guerra all’attacco di Hamas, ma di un pianificato eccidio, in continuità con 75 anni di sistematica epurazione ed espulsione dei palestinesi dai propri territori”. L’obiettivo finale di Israele, secondo i rappresentanti di Rifondazione Comunista, è quello di distruggere qualsiasi entità palestinese al fine di una totale annessione dell’intero territorio, continuando a ignorare tutti i deliberati dell’Onu, gli accordi di Oslo e le dichiarazioni dei vari governanti che ripetono ormai in modo quasi rituale e acritico la necessità di due stati. “In questo momento drammatico – prosegue Giuseppe Abbà – al di là e oltre le necessarie analisi politiche sulle responsabilità di Israele, e sulle ragioni del progressivo indebolimento della capacità di guida politica e di delegittimazione dell’Autorità Nazionale Palestinese, è necessario attivare tutti i percorsi di mobilitazione per un immediato cessate il fuoco, rimarcando la distanza tra i governi, compreso il nostro, appiattiti su posizioni neutrali o di aperto supporto al governo israeliano, e le società civili che in larga misura stanno manifestando per la Palestina libera. Importante in questo percorso è il contrasto alla disinformazione e alla limitazione delle voci critiche, affinché le notizie e le immagini che arrivano dalla Palestina grazie al lavoro di giornaliste e giornalisti, tra cui i 63 reporter uccisi finora a Gaza, le voci che dal mondo ebraico si esprimono contro le scelte del governo israeliano, possano trovare sponda in un’opinione pubblica che in ogni piazza ed in ogni paese si mobilita per fermare questo genocidio”.

La guerra non è la soluzione e combattere per la pace significa stare dalla parte dei popoli oppressi.

Per questo Rifondazione scende in piazza: è urgente fermare il massacro, chiedere una tregua immediata che consenta la fornitura di aiuti umanitari, la fine dell’apartheid e dell’occupazione israeliana e la riapertura di serie trattative.

La discussione e la riflessione sul futuro di quell’area dipendono anche da ciò che succede ora.

RIFONDAZIONE COMUNISTA MORTARA – GIOVANI COMUNISTI/E

12 DICEMBRE 1969, PIAZZA FONTANA: STRAGE DI STATO, MANO FASCISTA. MILANO E I COMUNISTI NON DIMENTICANO

12 Dicembre 2023

Sono ormai passati 53 anni da quel drammatico 12 dicembre del 1969 quando una bomba di chiara matrice fascista esplose nell’allora banca dell’agricoltura di piazza Fontana a Milano facendo una vera e propria strage.
 

Ancora oggi i fatti non sono stati mai chiariti grazie agli imbrogli e le deviazioni dei servizi segreti.

I media nazionali sembra che si siano dimenticati di questo triste evento, tanto è vero che non ve ne è traccia in alcun modo, noi Comunisti al contrario ricorderemo sempre agli smemorati che il fascismo è tutto questo e contrasteremo in tutti i modi sempre tutto ciò che gli assomiglia.

RIFONDAZIONE COMUNISTA

SE NON CI ARRIVATE, FIDATEVI

27 Novembre 2023

di Micaela Bongi

Ingovernabili, come reclama lo striscione di apertura. E ingovernate. «Oggi i maschi stanno dietro», avvertono le ragazze dal camion. E poi tutte (e tutti: tanti, i maschi) stanno di lato, a destra, a sinistra, camminano in ogni direzione ovunque.

Senza testa, senza capo (e senza coda), anarchiche e libere.

È una vera marea, quella romana che insieme alle moltissime piazze gremite in tutta Italia dà il segno di una presenza consapevole della necessità di esserci. Per gridare o solo parlare, fare rumore e stare in silenzio, incontrarsi, fluire in un’onda o improvvisare, senza parole d’ordine in un disordine preciso e potente.

È un lunghissimo filo che si srotola e riannoda tutte le generazioni e storie che non si sono mai interrotte ma che vanno sempre raccontate di nuovo. Da capo, o dalla coda.

Il femminicidio di Giulia Cecchettin e il grido pieno di dolore e rabbia di sua sorella Elena, «bruciate tutto», hanno scatenato una nuova carica sovversiva.

Una carica che fa paura e che da subito ha incontrato resistenza, il tentativo di arginarla e isolarla come se si dovesse evitare la replicazione di un virus. Basta ascoltare i talk show, leggere alcuni giornali per imbattersi nella resistenza a tratti grottesca di un sistema che per perpetuarsi cerca di mettere in campo strategie antichissime e di negare l’evidenza.

Il patriarcato? Roba finita in soffitta da decenni, macché, secoli fa. Ora finalmente c’è una presidente del consiglio donna, la dimostrazione più lampante che quel sistema di potere è stato abbattuto. Quella stessa presidente del consiglio che ieri postava su Facebook «le leggi ci sono, le istituzioni ci sono, compatte, per prevenire e combattere l’abominio della violenza contro le donne» e «voglio dire alle donne italiane che non sono sole, e che quando hanno paura 1522 è il numero da chiamare».

Le leggi (che privilegiano l’aspetto repressivo e non hanno mai adeguati finanziamenti) e un numero di telefono (utile, importante e da diffondere il più possibile, certo) e passa la paura. Torniamo a dio, patria e famiglia e a fare figli per aumentare il bonus.

Torniamo (anche questo si sente in tv) alle madri di una volta, le madri che evidentemente si vogliono obbedienti e silenti. Altro che educazione sentimentale e sessuale, la rassicurante famiglia «tradizionale» è l’ancora di salvezza.

Centinaia di migliaia di donne ieri sono arrivate nelle piazze sapendo che è la loro libertà a metterle in pericolo perché minaccia il castello dove si arrocca il sistema di potere maschile. Siamo abituate a tornare a casa al buio con il cuore in gola, e il nemico è spesso dentro casa.

Ma da quella libertà indietro non intendiamo tornare e nessuna in quelle piazze ieri era sola.

Forse non tutti i maschi che ieri si sono immersi nella marea pensano che davvero bisogna «bruciare tutto», ma si sono fidati. Se non ci arrivate, fidatevi.