Categoria: Manifestazioni

APPELLO PER LE DIMISSIONI DI IGNAZIO LA RUSSA

2 Aprile 2023

“Di fronte alle parole gravissime del Presidente del Senato non possiamo tacere. Abbiamo raccolto in poche ore le firme su un appello per le dimissioni di La Russa che vi chiediamo di pubblicare. In particolare segnaliamo quelle dei partigiani Gastone Cottino e Aldo Tortorella, dell’ex-presidente della Camera Fausto Bertinotti, del presidente dell’Arci Walter Massa, di storici, intellettuali, artisti, attivisti e ex-parlamentari. Da alcuni minuti la petizione è online e chiediamo di firmarla a tutte le cittadine e i cittadini che si riconoscono nella Costituzione nata dalla Resistenza”.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Elena Mazzoni, segretaria della federazione di Roma di Rifondazione Comunista.

Appello per le dimissioni di Ignazio La Russa
Il presidente del Senato deve dimettersi. Le sue esternazioni sulla Resistenza non sono riconducibili ad opinioni. Non sono nemmeno uno dei purtroppo assai diffusi episodi di revisionismo storico Sono un falso storico, la negazione di atti giudiziari, un’offesa alla Resistenza e un inquinamento delle responsabilità storiche del fascismo e del nazismo. Noi ci riconosciamo nelle affermazioni fatte dal Presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo. Quanto affermato dal Presidente del Senato è incompatibile con la carica che ricopre. Siamo certi che tale evidenza porterebbe in molti Paesi d’Europa alla sua immediata decadenza. E sarebbe grave che ciò non avvenisse in Italia.

Primi firmatariMaurizio Acerbo, Daniela Alfonzi, Cesare Antetomaso, Pier Giorgio Ardeni, Francesco Auletta, Stefano Azzara’, Franco Bartolomei, Michela Becchis, Fausto Bertinotti, Franco Berardi Bifo, Piero Bevilacqua, Daniele Biacchessi, Maria Luisa Boccia, Salvatore Bonadonna, Stefania Brai, Enrico Calamai, Eliana Como, Gastone Cottino, Massimo Dapporto, Luigi de Magistris, Angelo d’Orsi, Donatella Della Porta, Daniela Padoan, Giuseppe De Marzo, Antonio Di Stasi, Paolo Favilli, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Francesca Frediani, Stefano Galieni, Domenico Gallo, Dino Greco, Giorgio Cremaschi, Giovanni Greco, Fabio Grossi, Leo Gullotta, Sabina Guzzanti, Alessandro Hobel, Raniero La Valle, Maria Lenti, Fabiomassimo Lozzi, Ramon Mantovani, Elena Mazzoni, Lucio Manisco, Laura Marchetti, Walter Massa, Sandro Mezzadra, Maria Grazia Meriggi, Raul Mordenti, Isidoro Mortellaro, Roberto Morea, Tomaso Montanari, Roberto Musacchio, Paola Nugnes, Moni Ovadia, Daniela Padoan, Tiziana Pesce, Ulderico Pesce, Giovanni Russo Spena, Rita Scapinelli, Silvia Scola, Marino Severini, Barbara Spinelli, Simona Suriano, Aldo Tortorella, Vauro Senesi, Gianpasquale Santomassimo, Marco Trasciani, Raffaele Tecce, Vincenzo Vita, Massimo Zucchetti

La petizione on line.

Il presidente del Senato deve dimettersi


Le sue esternazioni sulla Resistenza, in particolare sull’atto di Via Rasella, non sono riconducibili ad opinioni. Non sono nemmeno uno dei purtroppo assai diffusi momenti di revisionismo storico.


Sono un falso storico, la negazione di atti giudiziari, una offesa alla Resistenza e un inquinamento delle responsabilità storiche del fascismo e del nazismo.


Noi ci riconosciamo nelle affermazioni fatte dal Presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo.


Quanto affermato dal Presidente del Senato è incompatibile con la carica che ricopre.

Siamo certi che tale evidenza porterebbe in molti Paesi d’Europa alla sua immediata decadenza.

E sarebbe grave che ciò non avvenisse in Italia.

(clicca e firma l’Appello) 

Segreteria regionale Rifondazione Comunista Lombardia

L8 e sciopero contro la guerra del patriarcato

Pubblicato il 8 mar 2023

La guerra è l’espressione più violenta del patriarcato. Vogliamo gridarlo ancora più forte, oggi che l’Europa e l’Italia sono in guerra.
Oggi che torna a invadere le nostre vite l’incubo del nucleare e che l’Europa è risucchiata dal militarismo, dalla logica della frontiera, del confine.
Come donne non abbiamo patria, la nostra patria è il mondo intero, come ci ha insegnato Virginia Woolf.

Siamo femministe e pacifiste. Non indossiamo i colori di una nazione, non avalliamo la costruzione di muri, né l’invio di armi. Anche quando sappiamo che sono donne a fare queste scelte.
Ripudiamo la guerra, come hanno voluto le partigiane e i partigiani che hanno scritto col loro sangue la Costituzione

Ripudiamo la guerra di Putin, e con lui la sua ideologia e machista omofoba, il suo autoritarismo che semina morte dentro e fuori i confini della Russia.
Ripudiamo la guerra della Nato, il suprematismo che considera la democrazia valore occidentale, e che vuole tornare a governare il mondo con la logica amico/nemico.
Siamo contro l’aumento delle spese militari: spese di morte, sottratte alle nostre vite.

Scioperiamo contro ogni guerra, solidarietà con le donne kurde, palestinesi, sahrawi, afgane iraniane e con tutte le donne che subiscono la violenza del patriarcato.
Scioperiamo per il salario minimo legale, il reddito di autodeterminazione, il superamento di ogni forma di gender pay gap.
Scioperiamo perché si torni a investire sulla scuola, sulla sanità, sulla ricerca pubbliche.
Scioperiamo contro la Fortezza Europa e il Governo italiano, perché Stragi di stato come quella di Cutro non si ripetano più.
Scioperiamo per una scuola laica e antifascista.
Scioperiamo perché non siamo mai state indifferenti.

Porto contro la guerra, il Calp: a Genova con noi l’Italia che dice stop all’invio di armi

27 Febbraio 2023

Dalle 5.000 alle 10.000 persone hanno risposto all’appello dei portuali genovesi e sono scese in strada. A reggere lo striscione del Collettivo Autonomo anche chef Rubio.

L’Italia che dice no alla guerra e all’invio di armi ieri era qua, nel porto di Genova, a manifestare con i lavoratori dello scalo più grande del Paese, che dal 2014 denunciano “i traffici di armi e il fatto che i porti sono questa zona grigia in cui per interessi economici non si rispettano le leggi, come la 185 del 1990 che vieta il transito di armamenti, e l’articolo 11 della Costituzione”.

Così José Nivoi, responsabile USB e lavoratore del Calp, il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali che ha promosso la protesta in una giornata simbolica, il 25 febbraio appunto, non solo perché è un anno esatto dall’inizio del conflitto in Ucraina ma anche perché sono passati due anni dall’inchiesta della Procura per associazione a delinquere nei confronti del Calp, indagini che sono certamente legate alle battaglie per il blocco del traffico di armi di passaggio nel porto di Genova.

E proprio ieri, in effetti, era atteso al terminal Gmt l’attracco di una delle navi della compagnia saudita Bahri, una flotta che è diventata simbolo di guerra perché, denuncia il Calp, “passa dal porto carica di armamenti destinati all’Arabia Saudita per il conflitto in Yemen“.

“Quando abbiamo organizzato la manifestazione era previsto l’arrivo della nave Bahri. Oggi è sparita dai radar. Ma è una cosa normale per queste navi qua, che spengono i radar, spariscono e poi ricompaiono”. A spiegarcelo è un altro lavoratore del Calp, Riccardo Rudino, che poi aggiunge: “Fanno quello che vogliono e si vede chiaramente che possono farlo perché godono di privilegi di cui non godono altre compagnie di navigazione. La nostra battaglia è una battaglia contro il traffico di armi ma soprattutto contro quello che permette di costruire le guerre. E il conflitto in Ucraina è legato al bisogno di vendere armi, produrre armi e costringerci tutti a entrare in quella spirale lì, che non avrà mai una fine”.

Tra i portuali arrivati da Civitavecchia, Livorno e Trieste, gli attivisti, i rappresentanti dei sindacati USB, Cobas, Sì Cobas e OrSA, gli studenti di Osa e Cambiare rotta, i politici e i cittadini comuni, in migliaia da tutta Italia e dall’estero hanno raggiunto il capoluogo ligure in bus o in treno. Da 5.000 a 10.000 persone, a giudicare dal serpentone che ha attraversato per la prima volta il porto di Genova, dal Varco Etiopia a Ponte dei Mille.

“Questo Paese è un Paese assurdo. Il Pd fa le primarie e mette la bandiera della pace accanto a quella ucraina. Non si capisce più niente. In Italia fanno i finti pacifisti e poi votano per la guerra e l’invio delle armi. C’è bisogno di coerenza”.

Non usa mezzi termini Maurizio Acerbo, Segretario nazionale di Rifondazione, anche lui a Genova per la manifestazione del Calp, che ci tiene a ribadire: “Non vedevano l’ora di arrivare al conflitto. È evidente. Si è gettata benzina sul fuoco della crisi ucraina che è partita come guerra civile ed è diventata uno scontro di potenze”. Poi sul Collettivo Autonomo sottolinea che è il modello di cui abbiamo bisogno: “Io credo che il Calp sia un esempio di coscienza di classe, a partire dal rifiuto della guerra”. Un esempio coraggioso in una città che ospita anche importanti industrie di armamenti. E, infatti, Acerbo precisa: “Questa è una delle barbarie del nostro tempo. In Italia abbiamo privatizzato tutto, l’unico settore di forte industria pubblica è quello della produzione di strumenti di guerra e di morte. Non eravamo in grado di produrre le mascherine durante l’emergenza Covid, dobbiamo importare i pannelli solari per fare la transizione ecologica, ma esportiamo armi in tutto il mondo”.

“Questa è l’unica manifestazione che dice con chiarezza no alla guerra, no all’invio di armi, no al traffico di armi, ma che denuncia anche il ruolo che hanno avuto l’Unione Europea e la NATO nell’alimentare questo conflitto”. A dirlo è Maurizio Rimassa, coordinatore regionale di USB, il sindacato di base al quale sono iscritti molto attivisti del Calp e che ha dato il suo appoggio alla manifestazione.

In corteo anche il neo eletto coordinatore provinciale del Movimento Cinquestelle, Stefano Giordano, che sottolinea: “Come Movimento abbiamo tentato con tutte le nostre forze di fermare questa guerra che sta portando a rischio l’intera Europa. Noi siamo qui oggi a rappresentare un’alternativa che né il governo Draghi, né il governo Meloni, hanno tenuto in considerazione, e cioè un tavolo dove veramente si parli di pace e non di inviare ulteriori armi per aumentare il conflitto”.

Il corteo si è concluso in piazza De Ferrari senza scontri né momenti di tensione con le forze dell’ordine, presenti a distanza ma in numero massiccio.

Simona Tarzia

Unione Popolare aderisce e invita a partecipare a tutte le iniziative territoriali indette dal coordinamento Europe for peace dal 23 al 26 febbraio

22 Febbraio 2023

UNIONE POPOLARE ADERISCE E INVITA A PARTECIPARE A TUTTE LE INIZIATIVE TERRITORIALI INDETTE DAL COORDINAMENTO EUROPE FOR PEACE DAL 23 AL 26 FEBBRAIO

Il 25 febbraio saremo a Genova alla manifestazione nazionale ‘Abbassiamo le armi, alziamo i salari’ promossa dai portuali che hanno bloccato le navi che trasportano armi.

La destra al governo e il centrosinistra sono uniti nella violazione dell’articolo 11 della Costituzione.

Meloni come Draghi prosegue sulla linea dell’obbedienza ai diktat di NATO e Stati Uniti. Abbiamo condannato immediatamente l’invasione di Putin ma riteniamo folle continuare a sostenere e fomentare Zelensky nel suo proposito di proseguire la guerra “fino alla vittoria”. È ora di dire basta all’escalation e di esigere un immediato cessate il fuoco e l’apertura delle trattative.

Riteniamo il governo e le forze politiche italiane che hanno votato e continuano a votare per il proseguimento della guerra corresponsabili del massacro in corso. Centinaia di migliaia di esseri umani sono morti. È ora di dire basta.

La pace non si costruisce con la guerra.

Coordinamento nazionale Unione Popolare

ANPI DI MORTARA: PRESIDIO E FIACCOLATA PER LA PACE, VENERDÌ 24 FEBBRAIO 2023, ORE 21 IN PIAZZA DEL MUNICIPIO

20 Febbraio 2023

Unione Popolare contro la guerra e per la pace

7 Febbraio 2023

Concludiamo la campagna elettorale
Continuiamo la campagna contro la guerra.
Unione Popolare è l’unica forza politica in questa tornata elettorale che si è sempre espressa, senza ambiguità, contro la guerra e l’economia di guerra imposta prima dal governo Draghi e poi in perfetta continuità dal governo Meloni.
È per questo che abbiamo deciso di concludere la nostra campagna elettorale rilanciando su una campagna contro la guerra e le servitù militari, per la pace e la giustizia sociale!

H 17.30 concentramento in porta Genova per corteo
H 19 interverranno:

Mara Ghidorzi X Unione Popolare
Maurizio Acerbo
Giuliano Granato

#stopwar
#stopinvioarmi
#UnionePopolare
#regionaliLombardia2023

Con Lula, contro il golpe fascista in Brasile

9 Gennaio 2023

La destra fascista di Bolsonaro assalta il Parlamento brasiliano. Un attacco alla democrazia che va respinto.

Piena solidarietà a Lula e al popolo brasiliano.

La UE e i governi europei, compreso quello italiano, condannino da subito e senza ambiguità questo tentativo di golpe.

Ricordiamo che il governo italiano dei camerati fascioleghisti di Bolsonaro non ha inviato nessun esponente alla cerimonia di insediamento del presidente Lula.

L’irruzione in corso è un attacco terroristico incompatibile con le regole di una democrazia.

È evidente la complicità dei bolsonaristi che governano il Distretto Federale e hanno lasciato fare.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea, Coordinamento Unione Popolare

RIFONDAZIONE: NON È UN PAESE PER POVERI. MELONI COME DRAGHI CONTRO LE LAVORATRICI E I LAVORATORI

15 Dicembre 2022

Venerdì 16 Dicembre il Partito della Rifondazione Comunista sarà in tutte le piazze della Lombardia con le lavoratrici e i lavoratori in sciopero per dire NO ad una manovra ingiusta che colpisce ancora una volta i più fragili.

Meloni vara infatti una legge finanziaria che non dà risposte al lavoro, non parla di emergenza salariale ma premia gli evasori, aumenta la precarietà  e penalizza le pensioni più basse.

In una Regione come la nostra, in cui i lavoratori poveri sono in costante aumento e la precarietà è il pane quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori, questa ennesima umiliazione ai danni di chi da troppo tempo paga i costi della crisi, aggravata dalla pandemia e dalla guerra, rischia di far esplodere una bomba sociale senza precedenti.

Salario minimo e contratto a tempo indeterminato, tassazione degli extraprofitti, una patrimoniale e una nuova scala mobile. Solo così la “locomotiva d’Italia” potrà ripartire. Tutto il resto è propaganda e guerra ai poveri.

Questi gli appuntamenti in Lombardia:

Lecco: presidio davanti alla Prefettura dalle 9 alle 11.30

Monza: presidio in piazza Roma – Arengario dalle 9 alle 11

Cremona: presidio davanti alla Prefettura dalle 10 alle 12.30

Varese: presidio davanti alla Prefettura dalle 9 alle 12

Lodi: presidio davanti alla Prefettura dalle 10 alle 12.30

Como: presidio davanti alla prefettura dalle 9.30 alle 12

Ticino Olona: a Magenta attivo unitario dalle 9 alle 12.30

Pavia: presidio davanti alla Prefettura dalle 10.30 alle 12.30

Sondrio: presidio davanti alla Prefettura dalle 16 alle 17

Bergamo: presidio davanti alla Prefettura alle 15.30

Mantova: manifestazione in Piazza Martiri di Belfiore dalle 9.30 alle 11

Brescia: due presidi in Largo Formentone dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 15 alle ore 17

Milano: presidio in Piazza Affari dalle ore 9.30

Per la Vallecamonica si invita a confluire nelle manifestazioni di Bergamo e Brescia

Fabrizio Baggi, Segretario regionale 

Nadia Rosa, Responsabile regionale lavoro

Partito della Rifondazione Comunista Lombardia