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Vigevano, Palazzo Merula, Giornata Internazionale della Donna: Rossella Buratti ribadisce il suo impegno per la parità di genere

9 marzo 2026

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, durante l’iniziativa “8 Donne x 8 Marzo” a Palazzo Merula, un evento che unisce fotografia, letteratura e impegno civile, la candidata sindaca Rossella Buratti ha ribadito il suo impegno per una vera parità di genere.

Presentata come candidata sindaca per la coalizione Vigevano SìCura, ha sottolineato che essere donna, madre e professionista non deve essere un limite.

Parità di genere significa creare condizioni reali di equilibrio, non competizione tra uomini e donne.

Essere madre non deve significare rinunciare alle proprie ambizioni o alle opportunità professionali.

Per questo servono politiche concrete e leggi che accompagnino e proteggano questo cambiamento.

Una città più giusta nasce quando ogni donna può esprimere pienamente il proprio talento, con diritti, tutele e opportunità reali.

Questa è la direzione verso cui dobbiamo andare.

SE NON CI ARRIVATE, FIDATEVI

27 Novembre 2023

di Micaela Bongi

Ingovernabili, come reclama lo striscione di apertura. E ingovernate. «Oggi i maschi stanno dietro», avvertono le ragazze dal camion. E poi tutte (e tutti: tanti, i maschi) stanno di lato, a destra, a sinistra, camminano in ogni direzione ovunque.

Senza testa, senza capo (e senza coda), anarchiche e libere.

È una vera marea, quella romana che insieme alle moltissime piazze gremite in tutta Italia dà il segno di una presenza consapevole della necessità di esserci. Per gridare o solo parlare, fare rumore e stare in silenzio, incontrarsi, fluire in un’onda o improvvisare, senza parole d’ordine in un disordine preciso e potente.

È un lunghissimo filo che si srotola e riannoda tutte le generazioni e storie che non si sono mai interrotte ma che vanno sempre raccontate di nuovo. Da capo, o dalla coda.

Il femminicidio di Giulia Cecchettin e il grido pieno di dolore e rabbia di sua sorella Elena, «bruciate tutto», hanno scatenato una nuova carica sovversiva.

Una carica che fa paura e che da subito ha incontrato resistenza, il tentativo di arginarla e isolarla come se si dovesse evitare la replicazione di un virus. Basta ascoltare i talk show, leggere alcuni giornali per imbattersi nella resistenza a tratti grottesca di un sistema che per perpetuarsi cerca di mettere in campo strategie antichissime e di negare l’evidenza.

Il patriarcato? Roba finita in soffitta da decenni, macché, secoli fa. Ora finalmente c’è una presidente del consiglio donna, la dimostrazione più lampante che quel sistema di potere è stato abbattuto. Quella stessa presidente del consiglio che ieri postava su Facebook «le leggi ci sono, le istituzioni ci sono, compatte, per prevenire e combattere l’abominio della violenza contro le donne» e «voglio dire alle donne italiane che non sono sole, e che quando hanno paura 1522 è il numero da chiamare».

Le leggi (che privilegiano l’aspetto repressivo e non hanno mai adeguati finanziamenti) e un numero di telefono (utile, importante e da diffondere il più possibile, certo) e passa la paura. Torniamo a dio, patria e famiglia e a fare figli per aumentare il bonus.

Torniamo (anche questo si sente in tv) alle madri di una volta, le madri che evidentemente si vogliono obbedienti e silenti. Altro che educazione sentimentale e sessuale, la rassicurante famiglia «tradizionale» è l’ancora di salvezza.

Centinaia di migliaia di donne ieri sono arrivate nelle piazze sapendo che è la loro libertà a metterle in pericolo perché minaccia il castello dove si arrocca il sistema di potere maschile. Siamo abituate a tornare a casa al buio con il cuore in gola, e il nemico è spesso dentro casa.

Ma da quella libertà indietro non intendiamo tornare e nessuna in quelle piazze ieri era sola.

Forse non tutti i maschi che ieri si sono immersi nella marea pensano che davvero bisogna «bruciare tutto», ma si sono fidati. Se non ci arrivate, fidatevi.