Categoria: Uncategorized

Karlotta: collettivo femminista intersezionale. Gruppo di lettura per la lotta consapevole

14 Aprile 2025

PRIMO INCONTRO

Lavoro e disuguaglianze.

Inauguriamo il GDL con un primo incontro sullo sfruttamento e le disuguaglianze lavorative in occasione della Festa del Primo Maggio. Vi aspettiamo in Cooperativa Portalupi per discutere insieme e presentare il libro che leggeremo durante il mese di maggio.

01/05/2025 – 15.00 h

COOPERATIVA PORTALUPI.

Referendum 2025

9 Aprile 2025

Fonte: https://www.referendum2025.it/

Stop ai licenziamenti illegittimi, quesito n.1 referendum 8 e 9 giugno 2025

1. Stop ai licenziamenti illegittimi

Quesito:«Volete voi l’abrogazione del d.lgs. 4 marzo 2015, n. 23, recante “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” nella sua interezza?»

Il PRIMO dei quattro referendum sul lavoro chiede l’abrogazione della disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti del Jobs Act. Nelle imprese con più di 15 dipendenti, le lavoratrici e i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi non possono rientrare nel loro posto di lavoro dopo un licenziamento illegittimo. Sono oltre 3 milioni e 500mila ad oggi e aumenteranno nei prossimi anni le lavoratrici e i lavoratori penalizzati da una legge che impedisce il reintegro anche nel caso in cui la/il giudice dichiari ingiusta e infondata l’interruzione del rapporto. Abroghiamo questa norma, diamo uno stop ai licenziamenti privi di giusta causa o giustificato motivo.

Più tutele per le lavoratrici e i lavoratori delle piccole imprese, quesito n.2 referendum 8 e 9 giugno 2025

2. Più tutele per le lavoratrici e i lavoratori delle piccole imprese

Quesito:«Volete voi l’abrogazione dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, recante “Norme sui licenziamenti individuali”, come sostituito dall’art. 2, comma 3, della legge 11 maggio 1990, n. 108, limitatamente alle parole: “compreso tra un”, alle parole “ed un massimo di 6” e alle parole “La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro.”?»

Il SECONDO quesito riguarda la cancellazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese. In quelle con meno di 16 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo oggi una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento, anche qualora una/un giudice reputi infondata l’interruzione del rapporto. Questa è una condizione che tiene le/i dipendenti delle piccole imprese (circa 3 milioni e 700mila) in uno stato di forte soggezione. Obiettivo è innalzare le tutele di chi lavora, cancellando il limite massimo di sei mensilità all’indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato affinché sia la/il giudice a determinare il giusto risarcimento senza alcun limite.

Riduzione del lavoro precario, quesito n.3 referendum 8 e 9 giugno 2025

3. Riduzione del lavoro precario

Quesito:«Volete voi l’abrogazione dell’articolo 19 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, comma 1, limitatamente alle parole “non superiore a dodici mesi. Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque”, alle parole “in presenza di almeno una delle seguenti condizioni”, alle parole “in assenza delle previsioni di cui alla lettera a), nei contratti collettivi applicati in azienda, e comunque entro il 31 dicembre 2025, per esigenze di natura tecnica, organizzativa e produttiva individuate dalle parti;” e alle parole “b bis)”; comma 1 -bis , limitatamente alle parole “di durata superiore a dodici mesi” e alle parole “dalla data di superamento del termine di dodici mesi”; comma 4, limitatamente alle parole “,in caso di rinnovo,” e alle parole “solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi”; articolo 21, comma 01, limitatamente alle parole “liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente,”?»

Il TERZO quesito referendario punta all’eliminazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine per ridurre la piaga del precariato. In Italia circa 2 milioni e 300 mila persone hanno contratti di lavoro a tempo determinato. I rapporti a termine possono oggi essere instaurati fino a 12 mesi senza alcuna ragione oggettiva che giustifichi il lavoro temporaneo. Rendiamo il lavoro più stabile. Ripristiniamo l’obbligo di causali per il ricorso ai contratti a tempo determinato.

Più sicurezza sul lavoro, quesito n.4 referendum 8 e 9 giugno 2025

4. Più sicurezza sul lavoro

Quesito:«Volete voi l’abrogazione dell’art. 26, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” come modificato dall’art. 16 del decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106, dall’art. 32 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modifiche dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nonché dall’art. 13 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, limitatamente alle parole “Le disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.”?»

Il QUARTO quesito interviene in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Arrivano fino a 500mila, in Italia, le denunce annuali di infortunio sul lavoro. Quasi 1000 i morti, che vuol dire che in Italia ogni giorno tre lavoratrici o lavoratori muoiono sul lavoro. Modifichiamo le norme attuali, che impediscono in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante. Cambiamo le leggi che favoriscono il ricorso ad appaltatori privi di solidità finanziaria, spesso non in regola con le norme antinfortunistiche. Abrogare le norme in essere ed estendere la responsabilità dell’imprenditore committente significa garantire maggiore sicurezza sul lavoro.

Più integrazione con la cittadinanza italiana, quesito n.5 referendum 8 e 9 giugno 2025

5. Più integrazione con la cittadinanza italiana

Quesito:«Volete voi abrogare l’articolo 9, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole “adottato da cittadino italiano” e “successivamente alla adozione”; nonché la lettera f), recante la seguente disposizione: “f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.”, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza”?»

Il QUINTO referendum abrogativo propone di dimezzare da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana, ripristinando un requisito introdotto nel 1865 e rimasto invariato fino al 1992. Nel dettaglio si va a modificare l’articolo 9 della legge n. 91/1992 con cui si è innalzato il termine di soggiorno legale ininterrotto in Italia ai fini della presentazione della domanda di concessione della cittadinanza da parte dei maggiorenni.

Il referendum sulla Cittadinanza Italiana non va a modificare gli altri requisiti richiesti per ottenere la cittadinanza quali: la conoscenza della lingua italiana, il possesso negli ultimi anni di un consistente reddito, l’incensuratezza penale, l’ottemperanza agli obblighi tributari, l’assenza di cause ostative collegate alla sicurezza della Repubblica. Questa modifica costituisce una conquista decisiva per circa 2 milioni e 500mila cittadine e cittadini di origine straniera che nel nostro Paese nascono, crescono, abitano, studiano e lavorano. Allineiamo l’Italia ai maggiori Paesi Europei, che hanno già compreso come promuovere diritti, tutele e opportunità garantisca ricchezza e crescita per l’intero Paese.

Contro il riarmo europeo: ipocrisia pacifista e guerra permanente

8 Aprile 2025

MILU’ CHISARI

Oggi l’EUROPA si arma fino ai denti, si veste da colosso bellico e si prepara a combattere guerre che non ha ancora dichiarato, ma che ha già deciso di finanziare. Von der leyen ha parlato chiaro: rearm europe, ottocento miliardi di euro in spese militari, bond europei, incentivi a produrre più armi, più munizioni, più morte. Chiamano questa porcheria “difesa”. Chiamano questa mostruosità “autonomia strategica”. Ma non è altro che guerra preventiva contro il futuro dei popoli.

Mentre i nostri ospedali cadono a pezzi, mentre le scuole fatiscenti vengono abbandonate, mentre milioni di giovani migrano per cercare di sopravvivere, mentre le famiglie vivono sotto sfratto e sotto ricatto, l’Unione Europea lancia la sua corsa al riarmo. e nel farlo, ottiene l’applauso di chi, fino a ieri, si dichiarava pacifista. Gente come Vecchioni, gli intellettuali da salotto, i cantori della borghesia perbene, che adesso si travestono da strateghi della NATO e parlano di “pace giusta” come se la guerra fosse uno strumento di moralità.

Ma quale pace giusta? Non esiste una pace fondata sul riarmo. Non esiste una pace costruita sulle bombe. Non esiste una pace che si prepara ordinando fucili.

Questi signori sono gli stessi che tacciono sulle fosse comuni a Gaza, sulla pulizia etnica del popolo palestinese, sulle migliaia di bambini uccisi da Israele con armi prodotte anche in Europa. Gli stessi che giustificano il genocidio in nome del diritto alla difesa, che versano lacrime di coccodrillo per kyiv ma chiudono gli occhi davanti a Rafah. Sono i complici di un sistema che esporta democrazia a colpi di missile e lascia morire la democrazia vera – quella dei diritti, dei lavoratori, della partecipazione – soffocata da tagli, repressione e disillusione.

Nessuno parla di cessate il fuoco, nessuno parla di negoziati veri. perché la guerra, oggi, fa girare l’economia dei padroni, mentre noi la paghiamo con il gas, con la benzina, con l’inflazione e con la vita.

L’Unione Europea si sta preparando al futuro che il capitale vuole: un futuro di guerra permanente, militarizzazione, controllo sociale. e i governi obbediscono. Perché il riarmo non serve solo contro i nemici esterni, ma anche – e soprattutto – contro quelli interni. contro chi protesta, chi occupa, chi blocca, chi sciopera. contro chi non accetta l’ordine dei padroni. Contro chi sogna un mondo senza frontiere, senza eserciti, senza sfruttatori.

L’esercito serve a reprimere. Serve a garantire che i padroni possano continuare a saccheggiare. Serve a tenere buoni i proletari quando il sistema inizierà a crollare sotto il peso delle sue contraddizioni. Non a difendere i popoli, ma a difendere il potere.

Il riarmo è la continuazione della guerra di classe con altri mezzi. È lo strumento con cui il capitalismo tenta di sopravvivere, distruggendo ogni alternativa. e chi lo appoggia – consapevole o no – è complice di questo crimine. Non ci sono più mezze misure, non ci sono più posizioni intermedie. O sei con chi costruisce pace e giustizia, o sei con chi fabbrica guerra e dominio.

Noi non accettiamo questa logica. Noi siamo per il disarmo unilaterale delle potenze, per l’uscita immediata dall’apparato NATO, per la chiusura delle basi militari sul nostro territorio. Noi siamo per la solidarietà tra popoli, non tra eserciti. per la libertà di Gaza, del Donbass, del Sahara occidentale, del Kurdistan. Siamo contro tutte le guerre, tranne una: quella contro il sistema che le produce.

Chiamiamolo col suo nome: il riarmo è terrorismo di stato. È colonialismo mascherato. È fascismo tecnologico. E se oggi non lo fermiamo, domani ci verranno a cercare casa per casa, per arruolarci o per zittirci.

Il treno che passione!

8 Aprile 2025

ADRIANO ARLENGHI

Vengo da un’assemblea cittadina ricca di particolari e di informazioni. Così Mimoal nella scadenza associativa obbligatoria di primavera, racconta il suo lavoro. Franco Aggio che è il presidente dice che molto spesso i media non danno i dati della linea.

Ma noi, aggiunge, conosciamo bene

i dati reali e questi sono veramente importanti. La linea Milano Mortara Alessandra ad esempio ha avuto negli ultimi anni, una performance lusinghiera, passando dalle 19. 700 persone al giorno trasportate negli anni prima del covid alle 21. 100 di oggi. Dunque un incremento pari al 7, 1%. Anche sul fronte dei ricavi, e qui la fonte è Trenord, si viene a sapere che questa è la linea che ha guadagnato di più nel 2024, ovvero ill 29% in più rispetto all’anno precedente.

Insomma, parliamo di una linea molto performante ma noi, dice Franco, diciamo anche che anche per questi numeri in crescita avrebbe bisogno di maggiore attenzione. Più corse naturalmente è poi il raddoppio. E comunque sottolinea ci prendiamo il merito di avere convinto la Regione a reintrodurre il treno delle 23: 42 al posto di due bus che spesso e volentieri venivano presi d’assalto per mancanza di posti, con problemi anche di ordine pubblico.

A questo punto Mi.Mo.Al.chiede insistentemente e lo chiede in verità da tempo un nuovo treno alle 5: 00 della mattina in partenza da Mortara, proprio per far fronte alla forte domanda soprattutto di operai del primo turno. Insomma ci sono numeri di utenza su questa linea così importanti che è giusto farli pesare ai tavoli istituzionali. Di conseguenza è necessario chiedere più corse durante il giorno e soprattutto in alcune fasce orarie. Ora sembra, sostiene ancora il Presidente che a tutto questo ci stiano già pensando e che a partire dal dicembre dell’anno in corso, potrebbe esserci da lunedì al venerdì un aumento dei passaggi da 48 a 65 corse al giorno.

Questo perché nei prossimi mesi verrà chiusa una direttrice sulla Milano – Genova e dal 21 luglio al 19 agosto e dunque per 40 giorni un gruppo di treni, esattamente 16, sarà dirottato verso la nostra linea ferroviaria naturalmente senza fermarsi nelle stazioni intermedie di Mortara Vigevano e Abbiategrasso. Per cui ci sembra di capire, che a questo punto è tecnicamente possibile introdurre nuovi treni in nuovi orari e su questo sembra anche esserci un accordo con Rete ferroviaria italiana.

Dal dicembre di quest’anno ci sarà inoltre una nuova linea S la S9, che da Milano San Cristoforo porterà a Rogoredo e la previsione nel mese di dicembre di dismissione di Porta Genova. Rogoredo da questo punto di vista ha binari a sufficienza per contenere tutto il traffico. L’aumento di convogli naturalmente per poter essere funzionare, avrà bisogno di personale e di un’infrastruttura adeguata. A seguire gli enti preposti, dovranno affrontare in prospettiva anche l’annoso tema del raddoppio.

Naturalmente non più quello completo per ovvi motivi di costo , ma un raddoppio selettivo che potrebbe eliminare molte criticità del passaggio dei treni nelle stazioni di Mortara, Vigevano e Abbiategrasso. Dall’incontro veniamo anche sapere una cosa che era sconosciuta ai più. E cioè che i nuovi treni possiedono un conta persone elettronico e quindi possono disporre di dati di frequenza in tempo reale. Dati che finiscono nel computer di Trenord . In sostanza chi sale e chi scende fa scattare il contapersone e questo registra in ogni momento il numero dei viaggiatori presenti sul treno.

Ovviamente quello del raddoppio selettivo, è una proposta antica dell’associazione ed è datata 2019, una alternativa percorribile e forse oggi l’unica possibile al raddoppio completo. Il quale certo sarebbe preferibile ma esso appare oggi impossibile, dal momento che ci siamo giocati il raddoppio perché alcuni Comuni sulla linea, non volevano che passassero i treni merci e questo non permetteva di raggiungere volumi di traffico adeguati per giustificare un’opera di raddoppio completa.

Dagli ultimi dati risulta che il raddoppio completo oggi costerebbe un miliardo di euro. Parliamo del raddoppio da Abbiategrasso a Mortara e questa è una cifra che nessuno ha intenzione di spendere. Vengono dati anche un po’ di dati sui ritardi, per cui ad esempio risulta che il 60% dei ritardi è causato da Trenord, il 30% da rete ferroviaria italiana, il 10% da altri. Per quanto riguarda invece la soppressione di treni, la colpa è dell’80% di Trenord, per il 10% della rete ferroviaria italiana. In realtà i guasti ai passaggi a livello che tendenzialmente dovrebbero essere eliminati, mai ovviamente questo comporta lavori ingegneristici notevoli, hanno avuto un miglioramento.

Questo perché ora c’è un servizio di manutenzione che prevede una squadra disponibile 24 ore su 24 . Segue un dibattito denso sul parcheggio di Vigevano che in realtà poi riguarda anche quello di Mortara . I parcheggi infatti sono stati dati in comodato d’uso ai Comuni da parte di RFi , che oggi però fa sapere che li gestirà personalmente a pagamento.

Di conseguenza questo potrebbe comportare, soprattutto per Vigevano e anche per gli adeguamenti previsti dalle nuove leggi, una riduzione degli spazi disponibili. Su questo a Vigevano si è aperta comunque una serrata trattativa.

In sostanza l’impressione complessiva che ho ricevuto da questo incontro, è che questa associazione è perfettamente sul pezzo, ed è in grado di portare le giuste istanza pendolari e tutte le loro magagne sui tavoli istituzionali decisionali , con grande forza e competenza. Servirebbe certo qualche adesione in più per darle maggior forza. Da qui l’invito a tutti coloro che usano il treno a tesserarsi.

Considerando anche che il costo del tesseramento è veramente minimo e pari a solo cinque euro.

“Lidia Menapace, una vita esemplare. Antifascista, partigiana, femminista, pacifista, ambientalista, comunista”

7 Aprile 2025

Prosegue il ciclo gli incontri dal titolo “Cultura e politica per l’alternativa. Un mondo nuovo è possibile” a cura del Collettivo Culturale “Rosa Luxemburg” – Rete delle Alternative di Vigevano. Si tratta della prima parte del ciclo 2025.

Sabato 12 aprile, ore 15:30-18:00, presso la Biblioteca Civica “Lucio Mastronardi” di Vigevano, si svolgerà il 4° appuntamento su

“Lidia Menapace, una vita esemplare. Antifascista, partigiana, femminista, pacifista, ambientalista, comunista”.

Parteciperanno Giovanna Capelli (femminista) e Monica Quirico (storica, ricercatrice indipendente).

Manifestazione partecipata degli studenti a Vigevano, un segnale forte per chiedere al Comune, più sicurezza e spazi per i giovani

4 Aprile 2025

EDOARDO CASATI

Non puoi fare politica se non hai empatia e se non sei in grado di comprendere le persone, le loro paure e le loro speranze.

Alle persone la politica deve rispondere.

Tanti giovani, giovani vigevanesi come me, hanno paura ad uscire di casa la sera. Una paura che li limita nel poter vivere a pieno quello che Vigevano offre (che comunque é già poco).

Chi (come l’assessore Scardillo) li ha sbeffeggiati non solo non é capace di governare (questo lo si evince dal poco fatto) ma non ha nemmeno quell’empatia che serve a chi fa politica.

Quella di lunedì mattina é stata una manifestazione importante che ha dato un segnale forte.

Un segnale a tutti quelli che i giovani li vedevano come pigri e disinteressati. Un segnale ad una politica che continua a decidere per noi senza mai coinvolgerci.

Questa città ha molti problemi ma più di tutti c’è una cenere che soffoca ogni fiammella. La cenere di chi ci ritiene incapaci di discutere di come cambiare la città, di chi ci vuole isolare impedendogli di incontrarsi, di confrontarsi, di fare entrare in contatto sensibilità diverse.

Non é stata importante solo per il grido che chiedeva sicurezza, ma anche perché ha centrato il vero punto: a Vigevano mancano gli spazi. E mancano così tanto soprattutto all’interno della crisi profonda che vive la città: senza idee e con una classe dirigente mediocre.

Bene così: passiamo avanti rispetto a critiche inutili di chi, ogni tanto, potrebbe fare più bella figura stando zitto. Insistiamo sulla necessità vera: spazi per incontrarci, spazi in cui fare nascere quello che manca a Vigevano: le idee per cambiarla e le persone capaci di trasformare le idee in realtà.