Tag: Rifondazione comunista Vigevano

BASTA CEMENTO! COMINCIATI I LAVORI DEL POLO COMMERCIALE A VIGEVANO

12 Novembre 2022

Ad oggi la via Rebuffi di Vigevano è una delle poche aree verdi rimaste al di fuori del Parco del Ticino. L’unica cosa da fare sarebbe tutelarla e mantenerla.

Sono invece iniziati, proprio ieri, i lavori per la costruzione del supermercato di via El Alamein (di fronte al Ducale) a Vigevano.

L’enorme colata di cemento servirà per costruire, oltre ai parcheggi, anche tre edifici (in barba alla legge regionale che stabilisce un limite massimo all’estensione della costruzione).

Quante battaglia per tentare di fermare l’accordo (del 2019) che ha dato il via a questo scempio, e quante volte è stato ascoltato il parere dei cittadini? Mai.

Questa vicenda, però, ci insegna una cosa importante: puoi essere consigliere di qualsiasi forza politica ma se, nel tuo fare opposizione, non terrai un rapporto concreto con i cittadini allora perderai sempre. La sterile opposizione che può essere fatta in consiglio comunale è sì necessaria, ma mai sufficiente.

Per fermare queste colate di cemento serve una vera mobilitazione di piazza. Serve che tutti ci si renda conto di quanto inquinante (nonché inutile) sia questo ennesimo supermercato.

Saremo sempre pronti ad opporci a questi che sono a tutti gli effetti, vista la situazione di emergenza climatica, veri e propri inutili abusi.

Saremo anche sempre favorevoli a portare avanti un’opposizione capace di essere tale sia dentro che fuori il consiglio comunale, per chiedere a gran voce che questi progetti (ammesso che si debbano proprio fare) vengano realizzati su aree dismesse e non su zone verdi che andrebbero tutelate.

Rifondazione Comunista si oppone dunque a questa cieca e sconsiderata cementificazione delle aree verdi urbane rimaste e ad un’amministrazione incapace di gestire una comunità, ma al contrario abilissima a riempirsi la bocca di finte promesse e il territorio di edifici volti a guadagnare qualche spicciolo, dimenticandosi del territorio da difendere.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano

Giovani Comunisti/e

UNIONE POPOLARE

2 Novembre – Commemorazione dei defunti

10 Novembre 2022

Ci spiace tornare sull’argomento, perché ovviamente non ci gratifica dire “l’avevamo detto” perché significa che il problema ancora sussiste, o peggio è stato bellamente ignorato da chi invece sarebbe preposto a risolverlo.

Ovviamente parliamo del cimitero di Vigevano, che proprio nella ricorrenza dei defunti, nonostante le osservazioni di molti (cittadini e organi di stampa, oltre ai soliti di Rifondazione), versa nel degrado totale, simbolo di come il bene comune (che non procura né gloria né denaro) venga lasciato al totale abbandono.

Condividiamo in pieno il servizio fatto dall’”INFORMATORE VIGEVANESE” che ritorna sull’argomento per ribadire concetti che riteniamo non debbano nemmeno essere sottolineati, né tantomeno esistere.

Le segnalazioni che arrivano al nostro circolo sono prodotte da singoli cittadini, i quali segnalano le stesse problematiche che ha evidenziato il servizio dell’ Informatore Vigevanese.

I vigevanesi che si sono recati al cimitero cittadino, come da tradizione, durante il ponte di “ogni santi”, hanno dovuto “destreggiarsi” tra buche accanto alle tombe (che diventavano un pericolo anche e soprattutto per chi si reca al cimitero), montagnette di sabbia abbandonate e tombe completamente sprofondate nel suolo.

Continuiamo a non comprendere quali siano i compiti degli amministratori, se non quelli di curare il bene pubblico e controllare il rispetto degli standard qualitativi contenuti negli appalti.

Crediamo che sicurezza, decoro, pulizia e illuminazione dei colombari non siano traguardi irraggiungibili, ma il minio per poter affermare che l’appalto sia onorato, nel rispetto e dignità che i defunti meritano (anche se non votano più).

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano.

UNIONE POPOLARE.

Unione Popolare: domani 4 novembre presidi contro la guerra in tutta Italia e sabato in corteo a Roma e Napoli

Pubblicato il 3 nov 2022

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Unione Popolare promuove domani 4 novembre, in occasione della Festa delle Forze Armate, una giornata di mobilitazione pacifista. Sabato 5 novembre parteciperemo e invitiamo a partecipare alle manifestazioni nazionali di Roma e di Napoli.

In almeno trenta città italiane ci saranno domani presidi contro la guerra, contro la guerra ai poveri e contro la guerra ai migranti. Vogliamo unire il nostro ripudio della guerra alla nostra opposizione alle politiche contro i poveri del governo che vuole abolire il reddito di cittadinanza e che sta bloccando le navi delle ong nel Mediterraneo.

Questo governo come quello che lo ha preceduto prosegue sulla strada della guerra per procura in Ucraina con l’invio di armi e il totale allineamento alla NATO e agli USA. Sempre con la complicità della sedicente opposizione ha di fatto prorogato gli accordi con la Libia siglati nel 2017 da Gentiloni e Minniti.

Noi scenderemo in piazza il 4 e 5 novembre per rivendicare l’attuazione della Costituzione, lo stop all’invio delle armi, il taglio delle spese militari, l’estensione del reddito di cittadinanza e misure contro il carovita e l’inflazione a partire dal salario minimo e la scala mobile, la fine delle politiche disumane sulla pelle dei migranti prigionieri nei lager libici o annegati nel Mediterraneo.

Al contrario degli esponenti del PD e del M5S parteciperemo alla manifestazione pacifista a Roma il 5 novembre con la coerenza di chi si è opposto fin dall’inizio all’invio di armi e all’espansionismo NATO. Saremo in piazza per dire no all’invasione di Putin e anche a chi vuole proseguire la guerra per calcoli geopolitici folli.

Chiediamo che le enormi risorse che si stanno sperperando per la nuova corsa agli armamenti e per il conflitto in Ucraina siano destinate alla solidarietà, alla sanità, allo stato sociale, alla lotta alla povertà.

Coordinamento nazionale di Unione Popolare

Elenco incompleto iniziative 4 novembre:

Grosseto. In centro ore 17.30 UP
Padova, 12.30, davanti al Municipio, UP
Mantova, 6.00, L. go XXIV Maggio, Rifondazione, PaP e altri
Ravenna, 16.30, Piazza XX Settembre, UP e altri
Bologna, 18.00, Piazza Nettuno, UP
Livorno, 17.30, Piazza Grande, Rifondazione, PaP e altri
Torino, 17.00 Via Garibaldi (angolo Piazza Castello), UP e altri
Bolzano, 15.00, Piazza del Grano, UP ed altri
Roma 18.00, Via Flavio Stilicone, (Cinecittà) UP
Roma, 17.00 Via Adami, UP volantinaggio
Roma 17.00 Via delle Robinie (Centocelle) Rifondazione volantinaggio
Roma ore 7,50 8,50 Scuola Alberto Manzi – Via del Pigneto 301
ore 7,50 8,50 Scuola Enrico Toti – Via del Pigneto 104
(Torpignattara) Rifondazione volantinaggio
Milano, 17.30. Corso Italia, UP
Ivrea, 10.30. Giardini di Corso Cavour, vari
Cagliari, 17.00 Piazza Garibaldi
Catanzaro, 18.00 volantinaggio in centro città
Pesaro, ore 16.00 Piazza Collenuccio
Marano di Napoli, 17.30. Piazza della Pace
Pisa, 12.00 di Via Caduti di Kindu
Pozzuoli, 18.00. Piazza della Repubblica

Gioventù cancellata – Ferruccio Ghinaglia

1 Novembre 2022

Edoardo Casati

Presso la sala dell’affresco, nel castello di Vigevano, domenica 30 ottobre, ho avuto l’onore di tenere, assieme a Iara, una conferenza dal titolo. “gioventù cancellata”.

Abbiamo trattato, in particolare di Ferruccio Ghinaglia (leader pavese del PCdI ucciso, a soli 22 anni, dai fascisti) e più in generale di tutti quei giovani e quelle giovani che hanno dato un contributo enorme al nostro paese.

Partendo dal Biennio Rosso, con la scissione di Livorno (in cui, nella nostra provincia, i giovani furono protagonisti della svolta contro l’attendismo dei leader del PSI), fino ad arrivare alla lotta partigiana in cui numerosi giovani (3 di loro sono stati commemorati la scorsa settimana nel nostro castello) hanno avuto la forza e il coraggio di immaginare e realizzare un futuro migliore, trascinando anche e non solo quelle persone che, per vari motivi, non avevano più la capacità di mettere al centro la necessità del cambiamento radicale.

Supermercati vigevanesi atto secondo

31 Ottobre 2022

Solo pochi mesi fa, sollevammo il problema della sproporzione tra numero di abitanti e supermercati, chiaramente fummo inascoltati!!

Ma ecco che Tele Pavia ritorna su questo argomento confezionando un ottimo servizio dove alla prima critica sul numero delle superfici commerciali aggiunge un altro elemento e cioè che vicino alle nuove realtà commerciali esistono da anni aree dismesse che potevano essere recuperate evitando l’ennesima colata di cemento.

Rifondazione Comunista considera il territorio patrimonio di tutti e non opportunità di pochi!!

Peccato che la Giunta, come le precedenti sia insensibile (maggioranza e opposizione unite), dovrebbero avere a cuore il consumo del territorio che nuove inutili aree commerciali provocano.

Gli oneri di urbanizzazione che si ottengono non hanno mai giustificato il degrado cittadino.

Invitiamo la cittadinanza a riflettere su quanto espresso dagli amministratori e compararlo con quanto promettevano in campagna elettorale, perché sono i fatti e non le parole, ne tantomeno le intenzioni che qualificano le persone che ci governano.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista.

Servizio di Tele Pavia.

“Quando entrarono spensero il lume”. La violenza squadrista in provincia di Pavia 1921-1922. Prima e seconda parte

24 Ottobre 2022

Prima parte

Seconda parte

Si è svolta sabato 22 ottobre, patrocinata dalla Sezione Anpi di Vigevano, come da anni a questa parte, la già consolidata commemorazione e il ricordo dei tre giovani resistenti Gazzo, Frasconà, Profili e di Giovanni Leoni fucilati in Castello dai nazifascisti.

Per chi ancora crede nei valori della lotta antifascista e nella Costituzione nata dalla Resistenza, questo ricordo delle vite spezzate prematuramente dal piombo fascista, rappresenta un appuntamento irrinunciabile e valoriale.

Si è poi svolta nella sala dell’Affresco (sempre in Castello) l’inaugurazione della mostra dal titolo “Quando entrarono spensero il lume”, sottotitolo “La violenza squadrista in provincia di Pavia 1921-1922” per la quale Marco Savini con la moglie Antonietta, hanno collaborato alla sua realizzazione con una quantità di documenti e nozioni veramente notevoli e ai quali va il nostro sincero ringraziamento.

Forse questo sforzo non andrebbe vanificato nell’esaurimento delle tempistiche della mostra, ma dovrebbe essere una risorsa importante di fruizione didattica nelle scuole, affinché questo tragico periodo della nostra storia passata non venga dimenticato. Ma questo è tutto un altro discorso.


ORARI DELLA MOSTRA

Commemorazione e mostra al Castello Sforzesco di Vigevano dal 22 ottobre al 30 novembre 2022. Aperta tutti i giorni 10:00 – 13:00 / 16:00 –19:00.

La violenza squadrista in provincia di Pavia 1921 – 1922. Il fascismo nel 1921 – 1922 teorizzò la necessità della violenza in politica. I documenti esposti dimostrano che ciò fu possibile solo compiendo atti criminali, violando i diritti dei cittadini e infliggendo terribili sofferenze non solo a “nemici politici”, ma anche ad anziani, donne e bambini.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano.

UN PONTE VERSO UNA NUOVA FASE DELLA GUERRA IN UCRAINA

19 Ottobre 2022

EDOARDO CASATI

Cento attacchi e quindici città colpite. Danni ad Internet, agli impianti idrici ed alle stazioni dei mezzi pubblici che sono diventati rifugi temporanei. Ma Putin non era all’angolo? Il dittatore russo non era spacciato? L’esercito ucraino in queste settimane ha sorpassato, legittimamente, le tante “linee rosse” imposte dal capo del Cremlino, senza che quest’ultimo avesse risposto all’attacco.

Vista la situazione e trasportati dalla narrazione corrente, gli ucraini hanno evidentemente pensato che fosse il momento giusto per alzare il livello dello scontro. Ma come? Semplicissimo: un attentato ai danni del ponte che collega la Crimea al resto della Federazione russa eseguito da un camion carico di esplosivo, che è, semplicemente, la volontà fatta pratica di produrre un inasprimento del conflitto.

A seguire quest’attacco, con il fine principale di esaltarlo, sono arrivati prontamente quei giornalisti che non hanno capito che “fare giornalismo” significa riportare la verità e non fare i pappagalli che ripetono ciò che dice il New York Times.

Parte Cristian Rocca, per citarne uno fra tutti, direttore de “Linkiesta” che, sul suo account Twitter, scrive: «I ponti sono bellissimi. I ponti che collegano la Crimea alla Russia ancora di più». Il tutto, ovviamente, accompagnato dalla bella foto del ponte di Crimea in fiamme.

Ad accompagnare Rocca arrivano giornalisti e politici di ogni nazionalità, a partire dall’Italia con Marta Ottaviani (giornalista e scrittrice): «Altro regalo per Putin. Esplosione sul ponte di Crimea»; fino ad arrivare alla Polonia, dove Robert Biedron (deputato del partito “Wiosna”, ovvero “Primavera”, appartenente al centrosinistra) esulta e scrive: «Bello che Putin abbia ricevuto un regalo tale per il suo compleanno; speriamo che ne possa ricevere altri».

Era prevedibile che l’attentato terroristico avrebbe causato una repressione senza eguali, che sarebbe stata utilizzata dalla Russia per non far sorpassare la famosa “linea rossa” che Putin aveva categoricamente imposto. Quelle che all’inizio erano solo paure, seppur fondate, si sono concretizzate in un paio di giorni.

Domenica notte arrivano le prime notizie del bombardamento di un edificio residenziale a Zaporizhzhia. La cosa sembrava terminare lì e questo avrebbe ancora una volta “consolato” la propaganda filo-occidentale che porta avanti, ormai da settimane, l’idea secondo la quale Putin sarebbe all’angolo e quindi, preso da una qualche sorta di pazzia, intenzionato a uccidere civili senza un motivo.

Per abbattere questa visione, piena zeppa di propaganda, è necessario aspettare il giorno dopo quando, la mattina, arrivano le notizie dei primi bombardamenti a Dnipro e a Kiev, dove sarebbe addirittura stato colpito il quartier generale dei servizi segreti ucraini.

La lista si allunga inesorabilmente, con pause tra l’una e l’altra città di soli pochi minuti: si parte da Nicolaev, per poi aggiungere alla lista anche Ternopil, Zhytomyr e Khelmisky. Le stazioni diventano improvvisamente rifugi temporanei e la metropolitana di Kiev viene bloccata.

Vengono colpite, poi, una larga parte delle centrali termoelettriche dell’occidente del paese che causa dei blackout a Leopoli, Vinnitsa e Ivano-Frankivs’k. Viene anche colpita Karkiv che, oltre all’elettricità, subisce danni anche alla rete idrica.

Alle 11 vengono evacuate tutte le ambasciate dei paesi europei presenti a Kiev e si parla addirittura di danni ingenti al consolato tedesco.

Sempre Rocca scrive su Twitter, tra le altre cose, anche: «La Russia è uno stato terrorista, i Russi sono un popolo terrorista». Avete capito bene. I russi in quanto tali. Tutti, senza alcuna esclusione. Un’affermazione che, se fatta in un altro momento e/o contro un altro popolo o un’altra etnia, avrebbe portato a Rocca una bella denuncia per istigazione all’odio raziale.

Vedremo quindi se l’ordine dei giornalisti prenderà provvedimenti o se, per la situazione, riterranno opportuno continuare a camminare a testa bassa senza intromettersi nella martellante propaganda occidentale che ora, evidentemente, è disposta pure a sdoganare la teoria delle razze.

La situazione rischia di peggiorare inesorabilmente, causando un’escalation senza precedenti. Davanti a tutto ciò credo sia giusto chiedersi fino a quanto saremo disposti a spingerci per sopportare quella che ormai non è più solo la difesa, ma che è anche l’attacco di un paese in armi.

Fino a quando seguiremo questa spirale che ci porta nella direzione opposta rispetto a quella tracciata dalla nostra costituzione, che ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali?

E soprattutto, fino a quando, per chiedermelo, dovrò pagare il costo di essere additato come “filo-Putin”?

foto: screenshot

Caporalato: logica del profitto calpestando i diritti dei lavoratori e lavoratrici

17 Ottobre 2022

La Guardia di Finanza di Pavia ha arrestato, a Vigevano, tre “imprenditori cinesi” del settore calzaturiero che sfruttavano dei loro connazionali facendoli lavorare 7 giorni su 7 per 15 ore al giorno con salari da fame e alloggiandoli negli stessi luoghi di lavoro che diventavano, quindi, per loro, “casa e bottega”.

Il fatto, essendo che Rifondazione Comunista ha sempre difeso i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici senza alcuna differenza di nazionalità o etnia, non può lasciarci indifferenti.

Questo accaduto mette in evidenza gli insufficienti organici delle forze preposte a vigilare e la scarsità dei controlli in tutti i settori produttivi, causa principale delle morti sul lavoro.

Chiediamo  al Governo di potenziare gli organici degli ispettori del lavoro per far rispettare le leggi sulla sicurezza e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, con l’assunzione di 10.000 ispettori, affinché si ponga fine a questa vergognosa situazione, frutto di un sistema economico sempre più libero di calpestare tutto e tutti in nome della logica del profitto.

Ora più che mai riecheggia forte lo slogan che chiede di anteporre le persone e i diritti delle stesse al profitto di pochi.

Circolo “Hugo Chavez” del Partito della Rifondazione Comunista

UNA BELLA MANIFESTAZIONE PARTECIPATA PER LA PACE A MILANO

Una bella piazza. Doveva e poteva essere più grande. Sarà più grande. La pace è di tutte e tutti.

Come purtroppo la guerra. Le conseguenze le paghiamo tutte e tutti. Chi di più, con la vita, con la distruzione della propria casa e della propria quotidianità, chi con i costi della guerra che non possono essere sostenuti, tutte e tutti con la fine di un sogno: la pace possibile.

Oggi Milano ha dato una risposta, una delle tante.

Serve che il popolo della pace si faccia sentire davvero, ogni giorno. Ci vediamo in piazza, in tutte le piazze che parlino di pace.

16 Ottobre 2022

LO SCANDALO DEL PONTE SUL TICINO

5 Ottobre 2022

È ovvio ricordare che la provincia di Pavia è attraversata da importanti fiumi (il Po, il Ticino, il Sesia e altri minori). Ebbene, domanda retorica, da quanti anni sono in corso i lavori sui ponti?

È scandalosa la situazione del ponte sul Ticino a Vigevano: da ben undici anni è in corso la costruzione del nuovo ponte.

Dopo molte interruzioni e fallimenti delle imprese costruttrici si scopre solo ora che non sono state finanziate le rampe di accesso e le strade di connessione, per questo il ponte sul Ticino è diventato la classica “cattedrale nel deserto” nonostante fosse un’opera definita strategica anche per riservare il vecchio ponte alla realizzazione del doppio binario Mortara – Milano (altra opera di cui si parla da oltre cinquant’anni senza essere mai realizzata).

La situazione è tale da suscitare le proteste del Comitato Intercategoriale di Vigevano – Lomellina; la situazione è difficile anche per il Ponte della Becca (confluenza Ticino – Po), tale da suscitare le proteste di un comitato locale.

Così pure per il Ponte della Gerola che, forse, sarà aperto al traffico solo a metà ottobre dopo lunghi mesi di chiusura, per non parlare dell’eterno problema del Ponte delle barche di Bereguardo.

Si sconta così la mancata programmazione dei trasporti e delle infrastrutture, l’aver puntato su progetti irrealizzabili e negativi come l’autostrada Broni – Mortara o altre opere analoghe, invece di puntare al miglioramento della viabilità ordinaria, l’aver bloccato l’adeguamento del trasporto ferroviario, nonostante le migliaia di pendolari.

Le colpe della Provincia di Pavia, della Regione Lombardia e governative sono evidenti: si sono favoriti i grandi potentati economici invece di un adeguato intervento pubblico sul territorio.

I circoli di Rifondazione Comunista della Federazione di Pavia