Iara Savoia: riflessioni sul risultato delle elezioni

27 Settembre 2022

IARA SAVOIA

Sarò abbastanza lunga, per quanto le mie riflessioni potrebbero essere esposte in giornate intere.

Sono una persona che si arrovella sui “perché?”, se credo che le risposte possano essere trovate.

Non ne ho, lo ammetto subito. Sono giorni che rifletto sul risultato delle elezioni, che non sorprende, che si sapeva, che era scritto, ma comunque ci dice qualcosa. La colpa è di chi non vota. Però ho sentito le storie di chi non ha potuto votare nonostante volesse, la percentuale di non votanti comprende ANCHE loro.

Non solo i vari “Tanto non cambia niente e quindi sto a casa” (che io reputo una boiata, sia chiaro). E questo ci dice che sarebbe ora di fare qualcosa per chi non può spendere centinaia di € e non può farsi giornate intere di viaggio per un diritto, o che grazie alla velocità (sono ironica) della burocrazia si è trovato nel limbo del non avere ancora il cambio residenza dopo mesi e mesi.

È colpa del voto utile. Che io reputo una boiata, sia chiaro. Però mi chiedo anche: perché una campagna centrata sul voto utile convince (tuttora) più di un programma e più di argomenti?

La destra fa leva sulle paure che ha instillato nella gente. E allora perché le persone si convincono che se non stanno bene è colpa di chi sta peggio? Perché non si riesce a fare il passo successivo? “Gli immigrati ci rubano il lavoro!”: quale?”

Dobbiamo difendere la famiglia tradizionale!”: da chi? Chi la minaccia?

“I giovani non lavorano per colpa del reddito di cittadinanza!”: perché scelgono di non lavorare se percepiscono qualche centinaia di € al mese che sicuramente non danno modo di vivere nel lusso e nello sfarzo?

Perché, a risultati effettivi, io leggo che “Ohhhh state rosicando perché avete persooooo! Io tifavo destra e ha vintoooo!” come dopo una partita di calcio?

Perché ci sono donne contente che, a prescindere, una donna abbia avuto questi risultati, nonostante abbia idee patriarcali da 1922? Non bastano gli organi sessuali femminili alla nascita per esultare.

Perché dovremmo ringraziare se abbiamo un lavoro, anche se pagato una miseria, anche se piega la schiena e/o il cervello, anche se c’è la possibilità di morirci, sul lavoro?

Mi auguro che si riuscirà a sviluppare una coscienza che ci faccia dire: ho diritto a stare bene e non a sopravvivere.

Io credo ancora nel programma di Unione Popolare, credo nelle battaglie (perché questo sono) che portiamo avanti. Fermamente. Andremo avanti. Andrò avanti. Non saremo in Parlamento, ma continueremo al di fuori.

Riguardo i messaggi, ricordo le parole di chi mi ha detto che si è deciso a votare Unione Popolare, nonostante in partenza non fosse la sua scelta, grazie al fatto che si è riconosciuto in quei valori. E mi dico che forse, se siamo riuscit* in pochi mesi ad arrivare a loro, con tutte le difficoltà del caso, andando avanti potremmo arrivare a più persone. A più popolo. E tutt* siamo popolo, lo ribadisco.

Resto disponibile a parlare con tutt* voi. Soprattutto con chi si sente delus*, frustrat*, impaurit*, amareggiat*.

iara (con la minuscola così il puntino sulla i evita i Lara).

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