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Pastasciuttata Resistente

14 Luglio 2025

Una pastasciutta e non solo… altre cibarie varie non solo come tradizione… al parco comunale di Cassolnovo domenica 20 dalle ore 19,30. Pastasciuttata Resistente per la Pace condita di parole musica canzoni poesie…Il raccolto andrà ad organizzazioni umanitarie a sostegno delle vittime civili di guerra.

Vi aspettiamo.

ANPI Cassolnovo

Contro il riarmo europeo: ipocrisia pacifista e guerra permanente

8 Aprile 2025

MILU’ CHISARI

Oggi l’EUROPA si arma fino ai denti, si veste da colosso bellico e si prepara a combattere guerre che non ha ancora dichiarato, ma che ha già deciso di finanziare. Von der leyen ha parlato chiaro: rearm europe, ottocento miliardi di euro in spese militari, bond europei, incentivi a produrre più armi, più munizioni, più morte. Chiamano questa porcheria “difesa”. Chiamano questa mostruosità “autonomia strategica”. Ma non è altro che guerra preventiva contro il futuro dei popoli.

Mentre i nostri ospedali cadono a pezzi, mentre le scuole fatiscenti vengono abbandonate, mentre milioni di giovani migrano per cercare di sopravvivere, mentre le famiglie vivono sotto sfratto e sotto ricatto, l’Unione Europea lancia la sua corsa al riarmo. e nel farlo, ottiene l’applauso di chi, fino a ieri, si dichiarava pacifista. Gente come Vecchioni, gli intellettuali da salotto, i cantori della borghesia perbene, che adesso si travestono da strateghi della NATO e parlano di “pace giusta” come se la guerra fosse uno strumento di moralità.

Ma quale pace giusta? Non esiste una pace fondata sul riarmo. Non esiste una pace costruita sulle bombe. Non esiste una pace che si prepara ordinando fucili.

Questi signori sono gli stessi che tacciono sulle fosse comuni a Gaza, sulla pulizia etnica del popolo palestinese, sulle migliaia di bambini uccisi da Israele con armi prodotte anche in Europa. Gli stessi che giustificano il genocidio in nome del diritto alla difesa, che versano lacrime di coccodrillo per kyiv ma chiudono gli occhi davanti a Rafah. Sono i complici di un sistema che esporta democrazia a colpi di missile e lascia morire la democrazia vera – quella dei diritti, dei lavoratori, della partecipazione – soffocata da tagli, repressione e disillusione.

Nessuno parla di cessate il fuoco, nessuno parla di negoziati veri. perché la guerra, oggi, fa girare l’economia dei padroni, mentre noi la paghiamo con il gas, con la benzina, con l’inflazione e con la vita.

L’Unione Europea si sta preparando al futuro che il capitale vuole: un futuro di guerra permanente, militarizzazione, controllo sociale. e i governi obbediscono. Perché il riarmo non serve solo contro i nemici esterni, ma anche – e soprattutto – contro quelli interni. contro chi protesta, chi occupa, chi blocca, chi sciopera. contro chi non accetta l’ordine dei padroni. Contro chi sogna un mondo senza frontiere, senza eserciti, senza sfruttatori.

L’esercito serve a reprimere. Serve a garantire che i padroni possano continuare a saccheggiare. Serve a tenere buoni i proletari quando il sistema inizierà a crollare sotto il peso delle sue contraddizioni. Non a difendere i popoli, ma a difendere il potere.

Il riarmo è la continuazione della guerra di classe con altri mezzi. È lo strumento con cui il capitalismo tenta di sopravvivere, distruggendo ogni alternativa. e chi lo appoggia – consapevole o no – è complice di questo crimine. Non ci sono più mezze misure, non ci sono più posizioni intermedie. O sei con chi costruisce pace e giustizia, o sei con chi fabbrica guerra e dominio.

Noi non accettiamo questa logica. Noi siamo per il disarmo unilaterale delle potenze, per l’uscita immediata dall’apparato NATO, per la chiusura delle basi militari sul nostro territorio. Noi siamo per la solidarietà tra popoli, non tra eserciti. per la libertà di Gaza, del Donbass, del Sahara occidentale, del Kurdistan. Siamo contro tutte le guerre, tranne una: quella contro il sistema che le produce.

Chiamiamolo col suo nome: il riarmo è terrorismo di stato. È colonialismo mascherato. È fascismo tecnologico. E se oggi non lo fermiamo, domani ci verranno a cercare casa per casa, per arruolarci o per zittirci.

Gaza, il salvabile è ancora salvabile? Appello di Voci ebraiche per la pace

26 Giugno 2024

Fonte: https://www.pressenza.com/it/2024/06/gaza-il-salvabile-e-ancora-salvabile-appello-di-voci-ebraiche-per-la-pace/

(Foto di Jewish Voice for Peace)

Il livello di violenza e crudeltà in Palestina, nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, ha oltrepassato da molto tempo ogni limite. Ci eravamo espressi a gennaio, in occasione del Giorno della Memoria e lo facciamo di nuovo, a distanza di cinque mesi, perché l’inerzia e l’indifferenza di fronte alla strage della popolazione palestinese decimata e affamata è insopportabile.

Da mesi, la risposta di Israele all’aggressione di Hamas si è trasformata in guerra di sterminio contro il popolo palestinese. L’azione del governo Netanyahu sta infliggendo al Paese un vulnus che peserà per generazioni.

Il nome stesso di Israele, già compromesso, desta ora ostilità e disprezzo crescenti nel mondo, crea isolamento e insicurezza e fomenta l’antisemitismo.

Crediamo che mai come ora spetti agli ebrei della diaspora e a chiunque abbia a cuore il futuro di Israele e dei palestinesi appoggiare le donne e gli uomini che in Israele, da settimane, si vanno ormai mobilitando non più solo per la liberazione degli ostaggi, ma chiedendo anche le dimissioni del governo Netanyahu. Sosteniamo gli israeliani che vogliono uscire dal tunnel di strage e distruzione in cui è stato trascinato il Paese.

Si cessi il fuoco immediatamente e sia adottato un piano che ponga fine alle sofferenze, ora.

Maiindifferenti – Voci ebraiche per la pace

Firmatari

Francesco Moshe Bassano, Guido Bassano, David Calef, Paola Canarutto, Giorgio Canarutto, Franca Chizzoli, Beppe Damascelli, Annapaola Formiggini, Paola Fermo, Sabetay Fresko, Bice Fubini, Nicoletta Gandus, Adriana Giussani Kleinefeld, Bella Gubbay, Joan Haim, Cecilia Herskovitz, Francesca Incardona, Stefano Levi Della Torre, Annie Lerner, Gad Lerner, Bruno Montesano, Guido Ortona, Giacomo Ortona, Bice Parodi, Mario Davide Sabbadini, David Terracini, Renata Sarfati, Eva Schwarzwald, Susanna Sinigaglia, Sergio Sinigaglia, Stefania Sinigaglia, Jardena Tedeschi, Mario Tedeschi, Fabrizia Termini, Claudio Treves, Roberto Veneziani, Micael Zeller, Marco Weiss.

Per adesioni: aderisco@maiindifferenti.it

Adesioni raccolte finora visibili a questo link.

Il 25 aprile, una grande risposta e partecipazione antifascista nelle piazze della provincia di Pavia

30 Aprile 2024

In questa settimana si sono tenute le manifestazioni e le commemorazioni del 25 Aprile.

La festa della Liberazione dal fascismo e dal nazismo, dalla dittatura di Mussolini, liberazione dalla violenza, dall’assenza di libertà di espressione, liberazione dalla guerra, liberazione dal divieto di dissentire dalle scelte politiche del Governo.

A Voghera, Mortara, Vigevano, Cassolnovo, Pavia, Casorate Primo e in tanti altri paesi della nostra provincia, molti cittadini antifascisti sono scesi in piazza.

A Milano la manifestazione nazionale ha avuto la presenza di più di centomila persone.

In questa importante data storica della liberazione vinta contro il nazifascismo con l’eroica lotta di Resistenza dei nostri gloriosi partigiani/e, ha permesso al popolo italiano di avere una Costituzione che mette al primo posto il lavoro, i diritti inviolabili dell’uomo, la dignità sociale, la parità di “sesso, di razza e di religione e il ripudio alla guerra”.

Una bella Costituzione sui valori della quale hanno giurato i componenti del governo.

Quasi mai rispettata dai vari governi succedutesi.

L’Italia dovrebbe ripudiare la guerra come è scritto nell’articolo 11: violato ripetutamente.

Si approvano leggi per aumentare le spese militari, e l’invio di armi in Ucraina; si manifesta vicinanza al governo israeliano che bombarda i civili palestinesi e affama donne e bambini.

Questo governo di destra presenta riforme istituzionali che distruggono l’unità nazionale e stravolgono la Costituzione come la legge di autonomia differenziata e il premierato.

Ci permettiamo di dire che chi considera, ancor’oggi la guerra come soluzione, non è degno di ricordare il 25 aprile. Per questo siamo nelle piazze in tutte le manifestazioni, da Milano, alla casa museo dei fratelli Cervi, nelle grosse città della provincia di Pavia, con le nostre bandiere e striscioni.

Mai più fascismo, dittature e guerre.

Per queste ragioni Rifondazione Comunista ha aderito alla lista: “Pace, terra, dignità” per le prossime elezioni Europee, con la parola d’ordine “diserta la guerra”.

È ORA DI DIRE BASTA! PORRE FINE AI MASSACRI, USCIRE DALLE GUERRE, RIDURRE GLI ARMAMENTI, CANCELLARE 2500 MILIARDI DEI DEBITI BCE, INVESTIRE PER L’UMANITÀ E L’AMBIENTE.

RIFONDAZIONE COMUNISTA VIGEVANO

GIOVANI COMUNISTI/E

STOP GENOCIDIO! VITA TERRA LIBERTÀ PER IL POPOLO PALESTINESE!

3 Marzo 2024

Vigevano – Biblioteca Civica Lucio Mastronardi – Corso Cavour 82

Sabato 9 marzo 2024 – ore 15:30-18

La Palestina e la questione palestinese oggi.
La morsa colonialistica e la pulizia etnica di Israele e dell’Occidente collettivo.

La sempre presente aspirazione del popolo palestinese alla liberazione e alla pace.

Partecipano:

Susanna Sinigaglia

pubblicista, attivista per la pace

Ahmad Saleh

Comunità Palestinese Milano, già medico 118 e cittadino onorario di Vigevano

Collettivo Culturale “Rosa Luxemburg” – Rete delle Alternative – Vigevano

PALESTINA – ISRAELE: ALLA RADICE DI 75 ANNI DI OPPRESSIONE

13 Ottobre 2023

Siamo ovviamente addolorati per le immagini di vittime provocate dagli scontri armati di questi giorni, ma cosa c’è alla radice di questi tragici fatti?

  1. Nel 1948 si formò lo Stato d’Israele che nasce occupando territori palestinesi ed espellendo centinaia di migliaia di persone anche con massacri (Deir Yassin del 9 aprile 1948 per citarne uno).
  2. Lo Stato israeliano si espande occupando Cisgiordania e parte della Siria nel 1967 e in varie occasioni porzioni di Libano.
  3. Centinaia di migliaia di coloni israeliani hanno occupato territori palestinesi, devastando campi e raccolti, con sempre nuovi insediamenti.
  4. Israele, Stati Uniti e varie nazioni europee hanno fatto fallire gli accordi di Oslo e hanno impedito la nascita di uno Stato palestinese.
  5. Israele ha violato decine di risoluzioni Onu che chiedevano il ritiro dei territori occupati.
  6. Centinaia di palestinesi, di cui molti minori, dall’inizio di quest’anno sono stati uccisi dall’esercito israeliano.
  7. Nella striscia di Gaza (un territorio lungo 41 chilometri e largo 7) sono rinchiusi ben due milioni e mezzo di palestinesi in una sorta di grande prigione a cielo aperto e attualmente sottoposti (come già più volte nel passato) a pesantissimi bombardamenti israeliani anche su ospedali, scuole, case d’abitazione e sono privati di cibo, acqua, elettricità.
  8. Migliaia sono i detenuti politici palestinesi nelle carceri israeliane.
  9. Israele, oltre a possedere centinaia di ordigni nucleari, è pesantemente armato dagli Stati Uniti che lo utilizzano per controllare il Medio Oriente e le sue risorse petrolifere.
  10. Il governo Netanyahu è sostanzialmente formato da gruppi estremisti di destra e da fanatici religiosi.

Una volta i governi italiani, anche nostri avversari, tentavano di svolgere una politica volta a costruire la pace in Medio Oriente. L’attuale nostro Governo, invece, è supinamente sdraiato sull’atlantismo e la sudditanza agli Stati Uniti.

Ovviamente non ci piace un partito di fondamentalismi religiosi come Hamas, ma d’altronde, all’inizio era stato incoraggiato proprio dai governi israeliani per dividere i Palestinesi. Adesso, com’era successo per i Talebani, si ribella all’Occidente.

Impegniamoci per una politica estera di pace dalla quale l’Italia, nel centro del Mediterraneo, avrebbe tutto da guadagnare, contro il bellicismo degli U.S.A. e della loro creatura israeliana.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – FEDERAZIONE DI PAVIA

Palestina libera!

ALEX ZANOTELLI: CONTRO LA GUERRA E IL RIARMO, BOICOTTARE LE BANCHE ARMATE

Pubblicato il 30 lug 2023

Laura Tussi

Alex Zanotelli interviene con decisione sul tema delle banche armate per sostenere la campagna di sensibilizzazione sugli investimenti non etici degli istituti finanziari e per difendere la legge 185 dagli attacchi del ministro Crosetto e della lobby delle armi. La sua esortazione contiene due inviti fondamentali, uno alla consapevolezza e all’informazione e un altro alla disobbedienza civile.

Pochi giorni fa si è tenuto un incontro organizzato dall’AIAD – la Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa – alla presenza del ministro Crosetto, che si è detto favorevole a modificare la legge 185 perché sta bloccando troppo la vendita di armi. Le reazioni a questo attacco non si sono fatte attendere e uno dei primi a intervenire è stato Alex Zanotelli: «Non ho mai visto un Governo italiano così prigioniero del complesso militare industriale di questo Paese e questo è gravissimo», ci ha detto.

Un altro aspetto preoccupante che emerge dalle dichiarazioni di Crosetto riguarda il rapporto fra guerra e finanza.

Il ministro si è detto molto preoccupato per le banche etiche perché – a detta sua – diventa sempre più difficile trovare soldi dalle banche che si sentono accusate di non essere etiche. Per questo ha dichiarato di voler fondare una nuova banca che investa soltanto nel militare. Per questo penso che diventi fondamentale in questo momento proprio l’invito a tutti a evitare e soprattutto boicottare le banche armate. Con la guerra in Ucraina verranno prodotte molte armi ed essa andrà avanti perché è importante produrre armamenti e poi smaltirli subito. È il solito modo di procedere.

Cosa ti preoccupa di più di questa situazione?

Quello che mi preoccupa di più non è tanto la reazione della società civile, che purtroppo non è molto cosciente, quanto quella delle comunità cristiane. Il livello dovrebbe essere molto chiaro: non possono lasciare i loro soldi in mano alle banche che investono nella produzione di armi. Quel povero Gesù di Nazareth era il profeta della nonviolenza. Il grande teologo Enrico Chiavacci al Concilio Vaticano Secondo ha detto una cosa molto chiara: un cristiano è obbligato a sapere dove tiene i propri soldi, in quali banche e come quella banca usa quei soldi.

Quello che mi sconcerta di più è quindi il silenzio da parte delle comunità cristiane, delle parrocchie, delle diocesi, dei vescovi. Non riesco a capirlo. Ormai noi cristiani siamo talmente conformati al sistema economico-finanziario militarizzato che accettiamo come una cosa normale che i nostri soldi vengano investiti in tutta questa infernale produzione. Penso che sia importante un appello alle comunità e a tutti i cittadini perché davvero adesso devono compiere una scelta sostanziale. Non vogliamo la guerra, siamo per la pace, ma se poi i soldi li depositiamo in una banca che investe in armi e ordigni militari la coerenza viene meno. È necessario aiutare la gente a capire questo, ma non è facile.

Come valuti oggi il mercato degli armamenti in Italia?

L’anno scorso abbiamo investito per 32 miliardi di euro in armi. È pazzia collettiva. Sono tutti soldi che vengono tolti alla scuola, alla sanità pubblica e ad altri settori vitali. La campagna di boicottaggio delle banche armate dovrebbe motivare la gente, far capire che i suoi soldi non possono essere usati per costruire armamenti che ci stanno conducendo inesorabilmente a un disastro planetario. E dall’altra parte ricordiamoci quanto pesano sull’ecosistema queste guerre, che provocano un altissimo tasso di inquinamento e qui siamo davanti all’estate incandescente.

Vendere armi nelle zone calde, nelle aree di conflitto armato è vietato dalla legge 185/1990, come anche dalla nostra Costituzione. L’export di armamenti è veicolato verso i paesi impegnati nella guerra contro lo Yemen, verso i paesi come l’Egitto di al Sisi e la Turchia di Erdogan. Puoi argomentare queste considerazioni?

Il problema è drammatico. Il Ministro della Difesa Crosetto è molto preoccupato della 185 perché ostacola la vendita d’armi, che lui al contrario vorrebbe accelerare. È una legge nata in seguito a una lunga battaglia di cui ho fatto parte con la rivista Nigrizia. Poi mi hanno “defenestrato” e sono andato in Africa, ma quel movimento, che includeva tantissime organizzazioni, ha portato alla legge 185, che è unica in Europa. È un piccolo strumento per prevenire un sacco di disastri ed è fondamentale difenderlo ostinatamente, anche a costo di pagare di persona.

I caricatori del porto di Genova, i Calp –ma anche quelli di altri porti –, si sono rifiutati di caricare le armi sulle navi destinate all’ Arabia Saudita per la guerra contro lo Yemen. I portuali stanno pagando di persona, sono incriminati e rischiano di essere processati. Ma oggi diventa fondamentale la disobbedienza civile. Giorni fa ho partecipato a un incontro sul caporalato in Campania e il vescovo emerito di Caserta, Monsignor Nogaro, ha detto proprio queste parole: «È arrivato il tempo di gridare che è necessaria la disobbedienza civile. Siamo arrivati a questo punto. Dobbiamo davvero disobbedire».

Questo però vuol dire pagare nella propria vita e so che questo non è facile. Eppure il cittadino che capisce quanto è folle questo sistema drammatico deve avere il coraggio. Questo per le armi ma non solo: ho sempre appoggiato tutte le manifestazioni di Ultima Generazione, fanno bene a fare quello che fanno perché oggi stiamo andando verso il disastro ecologico.

L’idea di base della campagna di pressione sulle banche armate è valida perché tende a bloccare questo sistema di commercio di armamenti. Con quali modalità?

Le modalità di questa campagna di boicottaggio delle banche armate è molto semplice. È necessario comprendere il problema e reagire. Basta semplicemente ritirare i propri soldi dalla banca che investe in armi e vedere di trovare una banca etica, ossia un’altra banca che non investa in armi. È fondamentale questa azione. Tutto questo non è facile perché è chiaro che gli interessi sono tanti perché certe banche – come le tre banche principali in Italia: Unicredit, Intesa Sanpaolo e Deutsche Bank – danno alti dividendi, che sono molto più vantaggiosi, e quindi ognuno anche qui ci perde a livello personale. Ma dobbiamo cominciare a capire che non si può continuare così.

Penso che il successo dipenda da due fattori fondamentali. Finora abbiamo lanciato questa campagna con Pax Christi e le tre riviste Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di pace, ma non basta. Stiamo premendo affinché la chiesa italiana faccia un passo in avanti. Ma allo stesso tempo ci vorrebbe anche da parte della società civile la capacità di rilanciare con forza tutta questa azione, perché molta gente non sa nulla di queste cose.

Il secondo fattore è la disobbedienza civile dei tanti che lavorano in fabbriche d’armi: che si rifiutino di continuare a fare il proprio lavoro. Ho scritto recentemente – in occasione del funerale di Berlusconi – che l’amoralità, cioè la non-moralità, è diventata l’etica del popolo italiano. Questo è il problema: non ci sono più valori né ideali e questo richiede un intervento soprattutto da parte della rete della Chiesa, che deve ricominciare a formare una coscienza di valori.

La campagna di boicottaggio delle banche armate dovrebbe motivare la gente, far capire che i suoi soldi non possono essere usati per costruire armamenti

Il valore delle operazioni segnalate dalle banche italiane relative al commercio di armi sfora i 9 miliardi e mezzo di euro. Le riviste missionarie Nigrizia, Mosaico di pace e Missione oggi come denunciano il fatto che gli istituti di credito si sono messi al servizio delle aziende belliche?

In generale le tre riviste sono molto chiare sulla denuncia di tutto questo ed è fondamentale che continuino in questa loro denuncia, che però da sola non è sufficiente. Sono tre voci che non hanno gran peso nella società italiana. Bisognerebbe che qualche televisione o qualche grosso giornale iniziasse una campagna sul tema, ma chiaramente il problema è che sono tutti parte del sistema: basta vedere un giornale e chi lo paga, da dove riceve fondi. Penso che anche questa sia una vera e propria missione. Sono un missionario e a volte sembra sempre di parlare al deserto, ma è importante continuare a declamare la nostra posizione.

Non smetterà mai di invitare tutti a riflettere su come i nostri soldi vengono usati. Vale per le banche armate, ma vale anche per chi investe in fossili. Sono due facce della stessa medaglia, perché sono le due realtà che ci stanno portando alla possibilità che la presenza umana sul pianeta venga meno.

Anche il PNRR sarà sempre più proiettato all’investimento e produzione di armi?

Il PNRR dovrebbe servire alla società civile, soprattutto servire a portare avanti la scuola e la sanità, ma se i fondi vanno a finire in armi e non rimangono che le briciole per tutto il resto. Questa è una cosa gravissima.

Pagliarulo: “Iscrivetevi all’ANPI, siete la speranza e la forza della Costituzione”

3 Marzo 2023

13/19 marzo 2023: Giornate nazionali del tesseramento all’ANPI.

Sezioni e Comitati provinciali nelle piazza di tutte Italia. Ad annunciarlo, il Presidente  Gianfranco Pagliarulo: “2023. Ottant’anni dopo l’inizio la Resistenza contro l’occupazione nazista e la dittatura fascista. Viviamo un tempo preoccupante; spira un vento autoritario e oscurantista e ritorna l’incubo della guerra. Ma c’è un popolo di ragazzi, di donne, di lavoratori che non ci sta. L’antifascismo e la pace sono valori più che mai attuali. Per questo l’ANPI lancia una grande campagna di tesseramento. Vi aspettiamo nelle piazze di tutta di tutta Italia dal 13 al 19 marzo. La speranza e la forza della Costituzione siete voi, siamo noi: un grande popolo“.