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ANPI DI MORTARA: PRESIDIO E FIACCOLATA PER LA PACE, VENERDÌ 24 FEBBRAIO 2023, ORE 21 IN PIAZZA DEL MUNICIPIO

20 Febbraio 2023

Unione Popolare: domani 4 novembre presidi contro la guerra in tutta Italia e sabato in corteo a Roma e Napoli

Pubblicato il 3 nov 2022

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Unione Popolare promuove domani 4 novembre, in occasione della Festa delle Forze Armate, una giornata di mobilitazione pacifista. Sabato 5 novembre parteciperemo e invitiamo a partecipare alle manifestazioni nazionali di Roma e di Napoli.

In almeno trenta città italiane ci saranno domani presidi contro la guerra, contro la guerra ai poveri e contro la guerra ai migranti. Vogliamo unire il nostro ripudio della guerra alla nostra opposizione alle politiche contro i poveri del governo che vuole abolire il reddito di cittadinanza e che sta bloccando le navi delle ong nel Mediterraneo.

Questo governo come quello che lo ha preceduto prosegue sulla strada della guerra per procura in Ucraina con l’invio di armi e il totale allineamento alla NATO e agli USA. Sempre con la complicità della sedicente opposizione ha di fatto prorogato gli accordi con la Libia siglati nel 2017 da Gentiloni e Minniti.

Noi scenderemo in piazza il 4 e 5 novembre per rivendicare l’attuazione della Costituzione, lo stop all’invio delle armi, il taglio delle spese militari, l’estensione del reddito di cittadinanza e misure contro il carovita e l’inflazione a partire dal salario minimo e la scala mobile, la fine delle politiche disumane sulla pelle dei migranti prigionieri nei lager libici o annegati nel Mediterraneo.

Al contrario degli esponenti del PD e del M5S parteciperemo alla manifestazione pacifista a Roma il 5 novembre con la coerenza di chi si è opposto fin dall’inizio all’invio di armi e all’espansionismo NATO. Saremo in piazza per dire no all’invasione di Putin e anche a chi vuole proseguire la guerra per calcoli geopolitici folli.

Chiediamo che le enormi risorse che si stanno sperperando per la nuova corsa agli armamenti e per il conflitto in Ucraina siano destinate alla solidarietà, alla sanità, allo stato sociale, alla lotta alla povertà.

Coordinamento nazionale di Unione Popolare

Elenco incompleto iniziative 4 novembre:

Grosseto. In centro ore 17.30 UP
Padova, 12.30, davanti al Municipio, UP
Mantova, 6.00, L. go XXIV Maggio, Rifondazione, PaP e altri
Ravenna, 16.30, Piazza XX Settembre, UP e altri
Bologna, 18.00, Piazza Nettuno, UP
Livorno, 17.30, Piazza Grande, Rifondazione, PaP e altri
Torino, 17.00 Via Garibaldi (angolo Piazza Castello), UP e altri
Bolzano, 15.00, Piazza del Grano, UP ed altri
Roma 18.00, Via Flavio Stilicone, (Cinecittà) UP
Roma, 17.00 Via Adami, UP volantinaggio
Roma 17.00 Via delle Robinie (Centocelle) Rifondazione volantinaggio
Roma ore 7,50 8,50 Scuola Alberto Manzi – Via del Pigneto 301
ore 7,50 8,50 Scuola Enrico Toti – Via del Pigneto 104
(Torpignattara) Rifondazione volantinaggio
Milano, 17.30. Corso Italia, UP
Ivrea, 10.30. Giardini di Corso Cavour, vari
Cagliari, 17.00 Piazza Garibaldi
Catanzaro, 18.00 volantinaggio in centro città
Pesaro, ore 16.00 Piazza Collenuccio
Marano di Napoli, 17.30. Piazza della Pace
Pisa, 12.00 di Via Caduti di Kindu
Pozzuoli, 18.00. Piazza della Repubblica

UN PONTE VERSO UNA NUOVA FASE DELLA GUERRA IN UCRAINA

19 Ottobre 2022

EDOARDO CASATI

Cento attacchi e quindici città colpite. Danni ad Internet, agli impianti idrici ed alle stazioni dei mezzi pubblici che sono diventati rifugi temporanei. Ma Putin non era all’angolo? Il dittatore russo non era spacciato? L’esercito ucraino in queste settimane ha sorpassato, legittimamente, le tante “linee rosse” imposte dal capo del Cremlino, senza che quest’ultimo avesse risposto all’attacco.

Vista la situazione e trasportati dalla narrazione corrente, gli ucraini hanno evidentemente pensato che fosse il momento giusto per alzare il livello dello scontro. Ma come? Semplicissimo: un attentato ai danni del ponte che collega la Crimea al resto della Federazione russa eseguito da un camion carico di esplosivo, che è, semplicemente, la volontà fatta pratica di produrre un inasprimento del conflitto.

A seguire quest’attacco, con il fine principale di esaltarlo, sono arrivati prontamente quei giornalisti che non hanno capito che “fare giornalismo” significa riportare la verità e non fare i pappagalli che ripetono ciò che dice il New York Times.

Parte Cristian Rocca, per citarne uno fra tutti, direttore de “Linkiesta” che, sul suo account Twitter, scrive: «I ponti sono bellissimi. I ponti che collegano la Crimea alla Russia ancora di più». Il tutto, ovviamente, accompagnato dalla bella foto del ponte di Crimea in fiamme.

Ad accompagnare Rocca arrivano giornalisti e politici di ogni nazionalità, a partire dall’Italia con Marta Ottaviani (giornalista e scrittrice): «Altro regalo per Putin. Esplosione sul ponte di Crimea»; fino ad arrivare alla Polonia, dove Robert Biedron (deputato del partito “Wiosna”, ovvero “Primavera”, appartenente al centrosinistra) esulta e scrive: «Bello che Putin abbia ricevuto un regalo tale per il suo compleanno; speriamo che ne possa ricevere altri».

Era prevedibile che l’attentato terroristico avrebbe causato una repressione senza eguali, che sarebbe stata utilizzata dalla Russia per non far sorpassare la famosa “linea rossa” che Putin aveva categoricamente imposto. Quelle che all’inizio erano solo paure, seppur fondate, si sono concretizzate in un paio di giorni.

Domenica notte arrivano le prime notizie del bombardamento di un edificio residenziale a Zaporizhzhia. La cosa sembrava terminare lì e questo avrebbe ancora una volta “consolato” la propaganda filo-occidentale che porta avanti, ormai da settimane, l’idea secondo la quale Putin sarebbe all’angolo e quindi, preso da una qualche sorta di pazzia, intenzionato a uccidere civili senza un motivo.

Per abbattere questa visione, piena zeppa di propaganda, è necessario aspettare il giorno dopo quando, la mattina, arrivano le notizie dei primi bombardamenti a Dnipro e a Kiev, dove sarebbe addirittura stato colpito il quartier generale dei servizi segreti ucraini.

La lista si allunga inesorabilmente, con pause tra l’una e l’altra città di soli pochi minuti: si parte da Nicolaev, per poi aggiungere alla lista anche Ternopil, Zhytomyr e Khelmisky. Le stazioni diventano improvvisamente rifugi temporanei e la metropolitana di Kiev viene bloccata.

Vengono colpite, poi, una larga parte delle centrali termoelettriche dell’occidente del paese che causa dei blackout a Leopoli, Vinnitsa e Ivano-Frankivs’k. Viene anche colpita Karkiv che, oltre all’elettricità, subisce danni anche alla rete idrica.

Alle 11 vengono evacuate tutte le ambasciate dei paesi europei presenti a Kiev e si parla addirittura di danni ingenti al consolato tedesco.

Sempre Rocca scrive su Twitter, tra le altre cose, anche: «La Russia è uno stato terrorista, i Russi sono un popolo terrorista». Avete capito bene. I russi in quanto tali. Tutti, senza alcuna esclusione. Un’affermazione che, se fatta in un altro momento e/o contro un altro popolo o un’altra etnia, avrebbe portato a Rocca una bella denuncia per istigazione all’odio raziale.

Vedremo quindi se l’ordine dei giornalisti prenderà provvedimenti o se, per la situazione, riterranno opportuno continuare a camminare a testa bassa senza intromettersi nella martellante propaganda occidentale che ora, evidentemente, è disposta pure a sdoganare la teoria delle razze.

La situazione rischia di peggiorare inesorabilmente, causando un’escalation senza precedenti. Davanti a tutto ciò credo sia giusto chiedersi fino a quanto saremo disposti a spingerci per sopportare quella che ormai non è più solo la difesa, ma che è anche l’attacco di un paese in armi.

Fino a quando seguiremo questa spirale che ci porta nella direzione opposta rispetto a quella tracciata dalla nostra costituzione, che ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali?

E soprattutto, fino a quando, per chiedermelo, dovrò pagare il costo di essere additato come “filo-Putin”?

foto: screenshot

C’è solo l’alternativa della diplomazia

5 Luglio 2022

GIANFRANCO PAGLIARULO Presidente nazionale dell’Anpi

Al summit della Nato il prezzo dell’ingresso nell’Alleanza militare di Svezia e Finlandia è stato la testa dell’opposizione curda. D’altra parte Stoltenberg ha affermato che «nessun alleato ha sofferto più della Turchia a causa del terrorismo». Nulla di nuovo: nell’ottobre 2019, quando, approfittando del disimpegno americano, la Turchia invase il Kurdistan siriano, il segretario della Nato definì Erdogan come il portatore di «legittime preoccupazioni di sicurezza» alla faccia del sacrificio della milizia curda Ypg contro i tagliagole dell’Isis. Il punto è che Erdogan – a parere di Mario Draghi (8 aprile 2021) – è un dittatore.

D’altra parte l’Ungheria della «democrazia illiberale» e l’oscurantista Polonia sono membri della Nato. Per il nuovo documento-guida della Nato, il problema sono i regimi autoritari (esclusi quelli di Paesi della stessa Nato, evidentemente), la Russia è una «minaccia» – affermazione spiegabile a causa dell’aggressione all’Ucraina, ma foriera di ulteriori tensioni -, la Cina una «sfida ai nostri interessi, valori e sicurezza» (tesi che allarga la tensione su scala mondiale). Ne consegue una funzione «globale» dell’Alleanza atlantica, una interpretazione «estensiva» dell’articolo 5 e un gigantesco rafforzamento del suo apparato militare. Ovvia la reazione della Cina: è la Nato che è «una sfida sistemica alla pace e alla stabilità mondiale».

Non sfugge l’impressione che la vera sostanza della questione sia la difesa del primato dell’Occidente sul resto del mondo.
Tutto ciò è in diretta relazione col conflitto ucraino, dove è in corso una continua escalation: dai bombardamenti russi alle dichiarazioni incendiarie di Medvedev, all’intervista alla ministra degli Esteri britannica Liz Truss che sostiene che l’Ucraina attraverso il potenziamento dell’invio di armi «potrà riconquistare il Donbass, anzi tutto il Paese occupato dalla Russia» (e dunque anche la Crimea) e aggiunge persino che la Gran Bretagna è pronta a difendere l’integrità territoriale di Taiwan. Il tutto nella sostanziale assenza dell’Onu.

Grazie anche al riposizionamento della Nato la pentola a pressione si surriscalda e può esplodere da un momento all’altro. Cadono nel vuoto persino le parole del vecchio Henry Kissinger che invita alla moderazione.
In tutti i casi l’Europa sarà coinvolta in una ennesima e pesantissima crisi economica (peraltro già in corso) e l’Italia corre il rischio di esserne travolta: continua diminuzione delle previsioni di incremento del Pil, generalizzato aumento dei prezzi a cominciare dalle fonti di energia, diffusissima povertà (5 milioni e 600mila poveri nel 2021), tasso di inflazione giunto all’8%. L’aumento dei prezzi dell’energia, collegato alla diminuzione della produzione idroelettrica a causa della siccità, causerà uno shock a parte importante dell’industria. Il crescente malessere sociale si manifesta anche con l’irrefrenabile diserzione al voto e può esplodere nei prossimi mesi in forme e modi imprevedibili.

E se la guerra si espandesse, con il concreto pericolo nucleare? C’è una sola alternativa a questi foschi scenari: il negoziato. Essa richiede un nuovo protagonista: la diplomazia.
Sono questi i motivi per cui l’Anpi, l’Arci, il Movimento europeo, il direttore dell’Avvenire Marco Tarquinio (primi firmatari), hanno presentato un appello all’Unione Europea per il cessate il fuoco, l’avvio di una trattativa, l’invio di una forza di interposizione delle Nazioni Unite, l’istituzione di una Conferenza internazionale di pace (Helsinki 2), una nuova normativa per i profughi al fine di garantirne l’accoglienza indipendentemente dall’etnia, dal credo religioso, dal territorio di provenienza.

Abbiamo presentato l’appello nella sede romana del Parlamento Europeo, ci siamo incontrati con un rappresentante del governo italiano e ci incontreremo con il Cardinale Zuppi, Presidente della Cei, e con gli ambasciatori di Francia e Germania.
Daremo vita, su tutto il territorio nazionale, a iniziative a sostegno dell’appello, incluso il tradizionale appuntamento della «Pastasciutta antifascista» del 25 luglio. Dall’ultimatum alla proposta: vanno messe a valore le risorse del nostro Paese, in particolare il mondo dell’associazionismo laico e religioso, del movimento sindacale, del volontariato, della Rete della Pace e Disarmo che già sta virtuosamente operando.

Ogni giorno perso si conta in numero di morti. Conosciamo bene i media (e anche alcuni politici) che cercano di annichilire qualsiasi opinione diversa perseguendo la militarizzazione del dibattito pubblico negando la natura stessa di quegli ideali liberaldemocratici a cui dicono di ispirarsi: la libertà di opinione, la tolleranza e il rispetto (povero Bobbio!). Va contrastata questa deriva che indebolisce la natura stessa della democrazia costituzionale nel nostro Paese.

Sia pure in modo (molto) contraddittorio, Scholtz, Macron e lo stesso Draghi si sono fatti portatori di proposte di negoziato. A loro in primo luogo chiediamo di farsi portavoce nel concerto dell’Unione europea delle proposte che abbiamo avanzato nell’appello. In questo drammatico scenario le resistenze di Putin e poi quelle di Biden e Johnson vanno vinte con un’azione combinata delle diplomazie e di un’opinione pubblica che, silente ed inascoltata, nel nostro Paese continua nella sua maggioranza ad essere contraria all’escalation a cui stiamo assistendo. È’ ora di rovesciare il tavolo.

Polvere di… Pace

2 maggio 2022

Giustissima la riqualificazione di edifici dismessi di proprietà Comunale come la ex Polveriera per renderla così fruibile dalla collettività, magari cambiandole la destinazione in ottemperanza alla “Transizione Pacifista” usando la parte dei fondi che il Comune ha a disposizione.

Per la sua posizione geografica si potrebbe valutare l’inclusione nel Parco del Ticino con vocazione Ecologista e Pacifista: dove scuole e comitive di ragazzi organizzati dalle scuole del territorio insieme alle associazioni che fanno dell’insegnamento della tutela ambientale motivo prioritario dei programmi didattici, prevedendo l’uso di biciclette pubbliche permettendo così di godere in pieno la natura circostante. Altrettanto educativa e attuale sarebbe destinare la Ex-POLVERIERA a Casa della Resistenza dove i valori Democratici e la Vera memoria storica siano esempio e monito per i giovani che hanno conosciuto quel passato solo sui libri di storia.

Riteniamo valido anche il progetto come sede per le Guardie Ecologiche Volontarie perfettamente inserito nella logica che vede l’Educazione Civica come stimolo di conversione di tutto quello che in passato aveva avuto un utilizzo legato alla guerra, per una società che abbia come valori principali la Pace e la Solidarietà e le giovani generazioni come soggetti prioritari.

In un momento in cui tutti i MEDIA parlano purtroppo solo della guerra mai così vicina a noi, importantissimo riproporre i veri valori qualificanti come Pace, Ambientalismo e Solidarietà.

La pace non è un’utopia bensì la semplicità che è difficile da farsi.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano

RIFONDAZIONE: 25 APRILE TUTTE E TUTTI IN PIAZZA CON L’ANPI PER LA PACE E IL DISARMO

23 Aprile 2022

La Festa della Liberazione dalla dittatura criminale nazifascista arriva quest’anno nel pieno di una situazione estremamente delicata.

Su un versante la guerra che sta distruggendo la vita di migliaia di persone e sull’altro la propaganda pro-guerra che i Partiti di governo, a partire da PD, compiono quotidianamente fomentando il folle invio di armi in Ucraina ed arrivando addirittura ad alzare la percentuale delle spese militari con l’obiettivo del 2 per cento d’investimenti in armi entro il 2024.

Noi, che siamo contro tutte le guerre, che siamo per la pace e per il disarmo abbiamo espresso molto chiaramente la nostra posizione che vede senza ombra di dubbi una ferma condanna a Putin ed all’invasione dell’Ucraina, ed una altrettanto ferma condanna all’espansionismo imperialista ad est della NATO – elemento destabilizzante che si rende complice delle guerre, alle infiltrazioni naziste all’interno dell’esercito ucraino, al mancato rispetto degli accordi di Minsk ed ovviamente all’invio di armi nei luoghi di conflitto ed all’aumento delle spese militari.

Siamo e saremo al fianco dell’#ANPI e del suo Presidente nazionale #Pagliarulo attaccati quotidianamente, in maniera squallida, dai “partiti con l’elmetto” e dall’informazione mainstream per via delle giuste posizioni su pace e disarmo espresse in queste settimane.

Non crediamo alle false narrazioni propagandistiche dei Partiti della guerra e per tutte queste ragioni saremo con l’ANPI e con il movimento per la pace in tutte le Piazza del 25 Aprile, nei territori e nella grande Piazza nazionale di Milano.

Rifondazione Comunista è contro Putin e contro la NATO.

Fuori la guerra dalla storia!

Noi vogliamo #pace e #disarmo.

Milano, 23/04/2022

Fabrizio Baggi, Segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea #Lombardia