Categoria: News

Caporalato: logica del profitto calpestando i diritti dei lavoratori e lavoratrici

17 Ottobre 2022

La Guardia di Finanza di Pavia ha arrestato, a Vigevano, tre “imprenditori cinesi” del settore calzaturiero che sfruttavano dei loro connazionali facendoli lavorare 7 giorni su 7 per 15 ore al giorno con salari da fame e alloggiandoli negli stessi luoghi di lavoro che diventavano, quindi, per loro, “casa e bottega”.

Il fatto, essendo che Rifondazione Comunista ha sempre difeso i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici senza alcuna differenza di nazionalità o etnia, non può lasciarci indifferenti.

Questo accaduto mette in evidenza gli insufficienti organici delle forze preposte a vigilare e la scarsità dei controlli in tutti i settori produttivi, causa principale delle morti sul lavoro.

Chiediamo  al Governo di potenziare gli organici degli ispettori del lavoro per far rispettare le leggi sulla sicurezza e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, con l’assunzione di 10.000 ispettori, affinché si ponga fine a questa vergognosa situazione, frutto di un sistema economico sempre più libero di calpestare tutto e tutti in nome della logica del profitto.

Ora più che mai riecheggia forte lo slogan che chiede di anteporre le persone e i diritti delle stesse al profitto di pochi.

Circolo “Hugo Chavez” del Partito della Rifondazione Comunista

ASSOLTO L’EX ASSESSORE DI VOGHERA MASSIMO ADRIATICI

14 Ottobre 2022

Eccesso di legittima difesa, questa è la motivazione con cui il tribunale di Pavia ha mandato assolto Massimo Adriatici dall’accusa di omicidio volontario nei confronti di Youns El Boussettaoui, cittadino straniero senza fissa dimora e con problemi psichici.

Praticamente uccidere una persona disarmata, con un arma da fuoco caricata con munizioni di guerra è meno grave di un omicidio stradale.

Questa sentenza non ci stupisce, in questo paese si creato un clima di violenza e insicurezza tale per cui tutto  si giustifica, anche un omicidio.

In questo paese da anni si pensa di poter affrontare i problemi sociali non con politiche inclusive, di aiuto e solidarietà, cioè politiche sociali ma solo con politiche securitarie.

Questo paese non ha bisogno di più “poliziotti privati” armati con armi da guerra in giro per strada ma di servizi sociali più efficienti.

Pensare di risolvere i problemi sociali con le armi non farà altro che aumentare l’insicurezza e la violenza.

Meno armi più servizi sociali.

Rusconi Piero Rifondazione Comunista Pavia

MOZIONE IN SOLIDARIETÀ E SUPPORTO ALLA LIBERTÀ ACCADEMICA DELLA COMUNITÀ STUDENTESCA IN IRAN

10 Ottobre 2022

MOZIONE IN SOLIDARIETÀ E SUPPORTO ALLA LIBERTÀ ACCADEMICA DELLA COMUNITÀ STUDENTESCA IN IRAN

IL CONSIGLIO DEGLI STUDENTI dell’Università di Pavia

CONSIDERATE le proteste pacifiche in Iran per la morte di Mahsa Amini, ventiduenne arrestata e picchiata a morte dalla polizia morale perché non stava rispettando le norme iraniane sull’utilizzo dell’hijab;

CONSIDERATI i recenti fatti di violenta repressione delle proteste e manifestazioni, avvenuti in Iran a danno di civili, giornalisti, e soprattutto studenti, studentesse e docenti da parte delle forze di sicurezza della Repubblica Islamica dell’Iran, che in molti casi hanno portato alla morte dei manifestanti;

CONSIDERATI i numerosi arresti di studenti, rappresentanti e membri dei comitati e movimenti studenteschi delle Università iraniane;

CONSIDERATA la sospensione delle lezioni in presenza e il conseguente passaggio alla didattica online da parte di molte Università in Iran;

CONSIDERATA la scomparsa di decine di studenti e studentesse iraniane, di cui si sono perse le tracce a seguito della repressione a opera delle forze di sicurezza della Repubblica Islamica dell’Iran;

CONSIDERATE le proteste che stanno avendo luogo in molte università iraniane, la loro violenta repressione con gas lacrimogeni, proiettili metallici o di gomma e il conseguente utilizzo degli spazi universitari come luogo di detenzione della comunità accademica messi in atto dalle forze di polizia iraniane;

CONSIDERATI gli sconcertanti video che arrivano dalla Sharif University of Technology di Teheran, dove la comunità accademica si trova bloccata all’interno delle mura universitarie;

CONSIDERATO il blocco dell’accesso a internet e dell’utilizzo di piattaforme di messaggistica istantanea avvenuto in Iran negli scorsi giorni a opera della Repubblica Islamica;

VISTE le numerose risoluzioni di condanna delle violazioni dei diritti umani in Iran adottate dal Parlamento Europeo;

VISTA la forte condanna dell’inaccettabile uso di forza per reprimere proteste pacifiche da parte di Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza;

VISTE le prove raccolte da Amnesty International sull’uso illegale da parte delle forze di sicurezza di proiettili, gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e percosse con manganelli per disperdere i manifestanti;

VISTI i documenti che attestano che, il 23 settembre, il comandante delle forze armate nella provincia di Mazandaran ha ordinato alle forze di sicurezza di tutti i paesi e città della provincia di “affrontare senza pietà, arrivando al punto di causare morti, eventuali disordini da parte di rivoltosi e antirivoluzionari”;

VISTA la lista di nomi di studentesse e studenti universitari iraniani di cui non si hanno più notizie da diversi giorni pubblicata sul sito del Global Student Forum;

VISTI l’art.19, l’art. 20 e l’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (Universal Declaration of Human Rights), i quali sanciscono rispettivamente il diritto inalienabile alla libertà di opinione e di espressione, il diritto di libera associazione e il diritto all’istruzione;

VISTO l’art. 19 dell’International Covenant of Civil and Political Rights di cui l’Iran è Stato firmatario, il quale sancisce il diritto alla libertà di espressione;

VISTI il comunicato di solidarietà della Rete delle Università italiane per la Pace;

CONSIDERATO il diritto di riunione pubblica e non violenta garantito dalla Costituzione all’art. 17;

CONSIDERATO il diritto di libera espressione, sancito dalla Costituzione all’art. 21;

CONSIDERATO il fondamentale ruolo di ricerca scientifica, diffusione culturale, formazione libera, critica e cosciente di tutti gli studenti e le studentesse che l’Accademia riveste nel tessuto sociale;

CONSIDERATO il ruolo dell’università nella creazione di un ambiente libero da strumentalizzazioni e violenze di ogni genere;

CONSIDERATI i preesistenti programmi nazionali di protezione per gli studenti a rischio, sui modelli esistenti già in Norvegia, Germania e in Polonia;

ESPRIME solidarietà alla comunità studentesca iraniana che in questi giorni sta protestando per veder riconosciuta la propria libertà e a studentesse e studenti iraniani iscritti nei corsi del nostro Ateneo e condanna la violenza e la repressione che continuano ad essere perpetrate contro la comunità accademica da parte delle autorità iraniane, anche all’interno degli spazi universitari; esprime inoltre la propria condanna per il mancato rispetto dei diritti umani da parte della Repubblica Islamica dell’Iran, con particolare attenzione al mancato rispetto della libertà d’opinione e d’espressione e della libertà d’associazione, fondamentali per qualsiasi istituzione universitaria o accademica.

CHIEDE che il Senato Accademico si esprima con netto dissenso rispetto alle violenze che continuano ad essere perpetrate in atti di repressione studentesca in Iran, che condanni l’utilizzo degli spazi universitari come luogo di detenzione della comunità accademica, che si schieri a difesa dei diritti umani, della democrazia e della libertà accademica nel Paese e chieda che l’Italia porti la questione davanti agli organi internazionali competenti;

che l’Ateneo si impegni per garantire un rientro sicuro a tutti i componenti della comunità accademica che eventualmente si trovino in mobilità internazionale in Iran;

che, attraverso l’interlocuzione con il Ministero dell’Università e della Ricerca, il Magnifico Rettore si faccia carico di sollecitare un’attenzione specifica del Governo Italiano e delle Istituzioni Europee nel monitorare la situazione di coloro che sono attualmente reclusi nelle carceri iraniane o risultano scomparsi, con particolare attenzione alla popolazione universitaria iraniana, esercitando pressione per il rilascio di tutti gli studenti o docenti universitari arrestati a causa dell’espressione del proprio dissenso;

che l’Ateneo sostenga l’istituzione di un numero di borse di studio volte all’ingresso in Italia della comunità studentesca, delle ricercatrici e ricercatori provenienti dall’Iran che non dovessero più avere la possibilità di continuare i loro studi nel proprio Paese, seguendo l’esempio di altre Università europee e del progetto Students at Risk (StAR). In questo senso, è possibile ipotizzare la realizzazione di un bando unificato per gli studenti ucraini, afghani e iraniani integrando le risorse e la delibera approvata dal Consiglio di Amministrazione il 27 settembre;

che l’Ateneo, in accordo con l’Ente per il Diritto allo Studio, indaghi sulla disponibilità di garantire vitto e alloggio alla comunità accademica iraniana nelle proprie strutture;

che il Magnifico Rettore si faccia portavoce di questa condanna delle violente repressioni delle proteste in Iran e delle misure di solidarietà intraprese dall’Ateneo all’interno della CRUI.

 
Firmatari della mozione
Simone Agutoli
Massimiliano Farrell

LO SCANDALO DEL PONTE SUL TICINO

5 Ottobre 2022

È ovvio ricordare che la provincia di Pavia è attraversata da importanti fiumi (il Po, il Ticino, il Sesia e altri minori). Ebbene, domanda retorica, da quanti anni sono in corso i lavori sui ponti?

È scandalosa la situazione del ponte sul Ticino a Vigevano: da ben undici anni è in corso la costruzione del nuovo ponte.

Dopo molte interruzioni e fallimenti delle imprese costruttrici si scopre solo ora che non sono state finanziate le rampe di accesso e le strade di connessione, per questo il ponte sul Ticino è diventato la classica “cattedrale nel deserto” nonostante fosse un’opera definita strategica anche per riservare il vecchio ponte alla realizzazione del doppio binario Mortara – Milano (altra opera di cui si parla da oltre cinquant’anni senza essere mai realizzata).

La situazione è tale da suscitare le proteste del Comitato Intercategoriale di Vigevano – Lomellina; la situazione è difficile anche per il Ponte della Becca (confluenza Ticino – Po), tale da suscitare le proteste di un comitato locale.

Così pure per il Ponte della Gerola che, forse, sarà aperto al traffico solo a metà ottobre dopo lunghi mesi di chiusura, per non parlare dell’eterno problema del Ponte delle barche di Bereguardo.

Si sconta così la mancata programmazione dei trasporti e delle infrastrutture, l’aver puntato su progetti irrealizzabili e negativi come l’autostrada Broni – Mortara o altre opere analoghe, invece di puntare al miglioramento della viabilità ordinaria, l’aver bloccato l’adeguamento del trasporto ferroviario, nonostante le migliaia di pendolari.

Le colpe della Provincia di Pavia, della Regione Lombardia e governative sono evidenti: si sono favoriti i grandi potentati economici invece di un adeguato intervento pubblico sul territorio.

I circoli di Rifondazione Comunista della Federazione di Pavia

3 OTTOBRE, 9 ANNI DOPO LA STRAGE DI LAMPEDUSA

4 Ottobre 2022

In occasione della giornata che ricorda la strage nella quale 360 migranti persero la vita al largo delle coste di Lampedusa pubblichiamo il testo di Alessandra Ornaghi, attivista della Rete Como senza frontiere, che nell’estate 20’16, insieme alle/i Compagne/i della nostra Federazione di Como e molte e molti altre/i era tra chi, alla stazione di Como San Giovanni, provava a rendere meno disperata la situazione delle persone che, abbandonate dalle istituzioni, stazionavano nell’area adiacente alla stazione.

Non ho mai raccontato molto delle serate in stazione durante l’emergenza profughi che colpì la mia città nell’estate 2016. I volti si susseguivano sera dopo sera, con alcuni arrivavi a scambiare parole, ascoltavi i loro racconti di paesi così lontani e situazioni tragiche, che davano ancora di più significato alla frase “nascere nella parte giusta del mondo”, soprattutto quando l’ora si faceva tarda, cibo e coperte erano stati distribuiti e i più si erano coricati per la notte nel portico della stazione o sui prati del parco mentre tu sapevi che di lì a poco avresti avuto la fortuna di tornare a casa a dormire nel tuo letto. Ricordo i “miei” bambini:

Jonathan, il primo con cui entrai in contatto, arrivato insieme alla sua mamma, febbricitante, per il quale mi prodigai per ore a fare da interprete tra la dottoressa che parlava italiano, l’interprete eritreo al quale riferivo in inglese quello che lui poi doveva tradurre in tigrino alla giovane donna per capire cosa avesse il bambino. Il suo terrore per il termometro, il ghiaccio portato da chi, in teoria, era lì per vigilare la situazione non esitò a correre a prenderlo perché si doveva far scendere la febbre. L’ultima immagine che ho di loro è mentre salgono sull’ambulanza, poi ho saputo che il mattino dopo lasciarono l’ospedale e li videro cercare di salire su un treno per andare in Svizzera.

Duracell, che diceva di avere 13 anni dimostrandone almeno 3 di meno, soprannominato così perché alle due del mattino era capace di essere lì seduto sui gradini della stazione con noi, ascoltando senza capire i nostri discorsi senza il minimo accenno di sonno. Rimandato indietro più volte dalla frontiera svizzera, nonostante fosse minorenne non accompagnato con carte che dichiaravano che i suoi familiari vivevano in Europa. Uno dei pochi dei quali ho saputo che è riuscito a ricongiungersi con la famiglia.

Tibora, il piccolo folletto che se non mi vedeva veniva a cercarmi e mi seguiva come un’ombra nei vari spostamenti ad ascoltare i bisogni delle persone, portare un po’ di cibo o una coperta. Che mi riempiva di baci e mi girò la faccia verso l’obiettivo quando mi voltai perché non volevo fare una fotografia, mi sembrava un “souvenir del dolore” e invece per lei era solo una foto con la sua amica.

Del più piccolo in assoluto passato dalla stazione ho perso il nome nei meandri della memoria, ma ricordo il suo viso paffutello, le guanciotte piene come solo i bebè di sei mesi possono avere, gli occhi color velluto, la culla di fortuna sotto gli alberi del parco, la diffidenza di madre e zia ad andare nel tendone della Croce rossa per la notte per la paura di essere divise.

La scena più assurda la vissi una sera mentre ero intenta a distribuire coperte. Un attimo prima non c’era nessuno, un attimo dopo con la coda dell’occhio vidi una splendida ragazza con due gemellini. Sia io che l’altro volontario non siamo mai riusciti a capire da dove fossero sbucati. Il tempo di capire i bisogni di questa mamma e poi la decisione di mandarli a passare la notte in parrocchia, da uno dei preti più straordinari che la mia vita diagnostica mi abbia mai fatto incontrare. Resta ancora oggi il dubbio di capire da dove fossero spuntati, sembrò davvero che si fosse aperto un buco spaziotemporale nell’asfalto da cui uscirono.

Una sera però mi capitò una cosa che mi rimarrà incisa nel cuore per sempre. Nuovo arrivo, una mamma con una bambina e una ragazzina. Dubitai subito fossero veramente parenti, la mamma, giovanissima tra l’altro e la sua piccolina, parlavano francese, la ragazzina inglese. Sembrava più una delle tante “famiglie” che si formavano durante questi viaggi della speranza. Anime sole che si trovavano e decidevano di proseguire il viaggio insieme per proteggersi a vicenda. Fratelli e sorelle, zii e nipoti non per sangue, ma disperazione, che unendosi in gruppi si sostenevano e accudivano l’un l’altro. Scambiata qualche parola e appurato che non serviva l’interprete eritreo, dissi loro che sarei andata a prendere le coperte per farle sistemare per la notte. Feci per allontanarmi e la ragazzina cominciò a chiamarmi: “sister, sister!!” mi girai e lei mi offrì una delle tre crostatine che avevano con loro. Rifiutai con un sorriso e andai a prendergli delle coperte.

Quando tornai i loro “vicini”, che nel frattempo si erano spostati per permettere alle ragazze di dormire nell’angolo più riparato (uno dei tanti, bellissimi gesti che ho visto fare una sera dopo l’altra), mi fermarono e a bassa voce mi dissero che le tre non mangiavano dal giorno prima. Il loro unico cibo consisteva in quelle crostatine e il gesto di condivisione della ragazzina prese un altro significato, pur non avendo niente nella pancia mi offriva parte del suo cibo per ringraziarmi.

Ecco come delle semplici crostatine sono diventate le mie Madeleines, quando le vedo non posso fare a meno di pensare a quella notte in stazione, a quelle tre anime che cercavano un loro posto nel mondo dove poter vivere in serenità e addentando la merendina mando loro un saluto, con la speranza che siano riuscite a trovarlo.

3 ottobre, giornata della memoria e dell’accoglienza…

SABATO 8 OTTOBRE IN PIAZZA A ROMA CON LA CGIL

Care compagne e cari compagni,

l’8 ottobre la CGIL, ad un anno dall’assalto alla sede nazionale di corso d’Italia, sarà in piazza a Roma per una grande manifestazione.

Il corteo partirà alle ore 13.30 da piazza della Repubblica per giungere in piazza del Popolo dove, intorno alle 17.30, prenderà la parola Maurizio Landini.

Al centro della manifestazione della CGIL la richiesta al nuovo governo e all’Europa di rimettere al centro i temi del lavoro e della giustizia sociale.

Tra i punti: l’aumento di stipendi e pensioni; l’introduzione del salario minimo e una legge sulla rappresentanza; il superamento della precarietà; una vera riforma del fisco; garantire e migliorare una misura universale di lotta alla povertà, come il reddito di cittadinanza; la sicurezza nei luoghi di lavoro; un tetto alle bollette; un piano per l’autonomia energetica fondato sulle rinnovabili.

È importante lavorare per la massima partecipazione di compagne e compagni con le bandiere del nostro partito e di Unione Popolare.

Invitiamo circoli, federazioni e regionali a prenotare rapidamente i posti su pullman treni speciali contattando le strutture della Cgil sul territorio.

C’è il rischio di esaurimento dei posti disponibili.

Con prossima comunicazione daremo indicazioni per un nostro spezzone. 

Fraterni saluti

Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-SE

Antonello Patta, segreteria nazionale, responsabile Lavoro nazionale PRC-SE

Roma, 3 ottobre 2022

Il fascismo: regime reazionario di massa

28 Settembre 2022

Giuseppe Abbà

Qua e là è in corso una discussione su come è possibile, alla luce dei risultati elettorali che hanno visto vincere un partito con radici chiaramente neofasciste, che ciò sia successo, ecc.
Faccio notare che in realtà i voti alla coalizione di destra non rappresentano la maggioranza (il 43 o 44 per cento).

Solo la legge elettorale antidemocratica, voluta e sostenuta dal PD soprattutto ha permesso che alla coalizione di destra fosse assegnati un numero spropositato di seggi.

Comunque, oltre all’azione politica di opposizione, occorre studiare il fenomeno.


Il fascismo conviene agli italiani
perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni,
esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità.

Il fascismo è demagogico ma padronale.
Retorico, xenofobo, odiatore di cultura,
spregiatore della libertà e della giustizia
oppressore dei deboli, servo dei forti,
sempre pronto a indicare negli “altri”
le cause della sua impotenza o sconfitta.

Il fascismo è lirico, gerontofobo,
teppista se occorre, stupido sempre,
alacre, plagiatore, manierista.

Non ama la Natura, perché identifica
la natura nella vita di campagna,
cioè nella vita dei servi: ma è cafone,
cioè ha le spocchie del servo arricchito.

Odia gli animali, non ha senso dell’arte
non ama la solitudine, né rispetta il vicino,
il quale d’altronde non rispetta lui.

Non ama l’amore, ma il possesso.

Non ha senso religioso,
ma vede nella religione il baluardo
per impedire agli altri l’ascesa al potere.

Intimamente crede in Dio,
ma come ente col quale ha stabilito
un concordato, do ut des.

È superstizioso,
vuol essere libero di fare quel che gli pare,
specialmente se a danno
o a fastidio degli altri.

Il fascista è disposto a tutto purché
gli si conceda che lui è il padrone,
il padre.

Le madri sono generalmente fasciste.

Ennio Flaiano nella foto

Mortara: non passa la mozione contro l’ampliamento della discarica di Albonese presentata da Rifondazione Comunista

27 settembre 2022

Fonte Milano Pavia Tv :https://www.youtube.com/watch?v=zdsGN3ioVN8

Giuseppe Abbà, consigliere comunale di Rifondazione Comunista di Mortara.

Rifondazione: “avanti con l’Unione Popolare”

Pubblicato il 26 set 2022

“Il risultato elettorale di ieri è stato al di sotto delle aspettative e delle nostre potenzialità ma le nostre ragioni restano valide.

Per questo il nostro partito deve lavorare affinché il progetto politico nato solo il 9 luglio, cresca, si radichi nei territori, sia protagonista nei conflitti e riesca a farsi conoscere anche laddove non è riuscito ad arrivare.

L’Italia di oggi sarà in mano ad una destra nazionalista che proseguirà a garantire gli interessi delle fasce più ricche, a sostenere le ragioni di una orrida guerra, a garantire fedeltà alla NATO. Gli eredi di Mussolini, 100 anni dopo, vanno al potere grazie soprattutto alle scelte politiche del Partito Democratico e dei suoi alleati che hanno portato unicamente ad un peggioramento delle condizioni di vita di chi lavora o non ha reddito.

Come nel resto d’Europa, quando le forze che si dichiarano progressiste attuano politiche neoliberiste spietate, le persone o si allontanano dalla politica (si registra il minor tasso di partecipazione al voto dal dopoguerra), o si collocano in una destra che lancia promesse destinate ad essere smentite.

Contro entrambi gli schieramenti, per un Paese in cui si spendano risorse per sanità, scuola, servizi e non per armare gli eserciti o per contribuire a distruggere il pianeta, bisogna costruire una vera e propria resistenza sociale e politica.

Unione Popolare è l’inizio di questo percorso di cui Rifondazione Comunista vuole essere protagonista attiva.

Ringrazio le compagne e i compagni che, con ogni mezzo, si sono spesi in questa breve ma faticosissima campagna elettorale.

Da oggi si ricomincia, aggregando nuove forze e costruendo quella partecipazione reale che la democrazia italiana non garantisce più”

Dichiarazione di Maurizio Acerbo, Segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea

UNIONE POPOLARE: un progetto  nato per dare voce a chi voce non ha

20 Settembre 2022

Siamo alle ultime battute di questa campagna elettorale.

Come Rifondazione Comunista, insieme a Potere al Popolo e DEMA, abbiamo dato vita a ”UNIONE POPOLARE con De Magistris”.

Questo progetto è nato per dare voce a chi voce non ha.

Per dare voce a tutti quelli (e sono tanti) che non vogliono che si continui ad inviare armi all’Ucraina, ma vogliono che il nostro Paese si faccia promotore d’iniziative di pace.

Per dare voce a tutti quelli (e sono tanti) che sono consapevoli che la crisi climatica in corso non è un’invenzione degli ecologisti ma, una drammatica realtà, che si può risolvere solo mettendo in discussione l’attuale modello sociale di produzione.

Per dare voce a chi vuole più giustizia sociale, una più equa distribuzione delle ricchezze, una sanità pubblica che funzioni e nuovi diritti per chi lavora.

Insomma dare voce a chi oggi non ha voce per farsi ascoltare.

Per presentare questo progetto abbiamo dovuto superare enormi difficoltà, dal raccogliere le firme in pieno Agosto, ad adempiere numerose procedure burocratiche, al costruire le liste con molte persone in ferie.

Nonostante tutto ci siamo riusciti, abbiamo costruito una lista di candidati/e fatta prevalentemente di donne (3 tre su quattro) alla camera e di giovani, i nostri candidati sono tutti con un’età inferiore ai trenta anni.

Tutti i candidati e le candidate sono  persone del territorio, non gente  catapultate da Roma.

Abbiamo fatto una campagna elettorale senza i grandi mezzi finanziari di cui dispongono tutte le altre liste.

Noi non abbiamo potentati economici che ci appoggiano e che quindi non saranno in grado di influenzarci.

Abbiamo fatto una campagna elettorale utilizzando solo la militanza volontaria della nostra gente.

Abbiamo fatto banchetti per parlare con la gente, attacchinato i nostri manifesti per far conoscere il nostro simbolo e girato per tutti i quartieri popolari per farci conoscere.

Abbiamo dovuto sopportare un oscuramento mediatico vergognoso da parte dei grandi giornali e delle TV soprattutto quella pubblica, abbiamo dovuto sopportare anche che altre  forze politiche ci coprissero i nostri manifesti.

Nonostante queste difficoltà siamo stati presenti nell’agone politico con le nostre idee e proposte politiche e soprattutto saremo presenti anche dopo il 25 settembre.

Rusconi Piero segretario Rifondazione Comunista Fed. di Pavia

Pavia 20/09/2022