20 Settembre 2022


20 Settembre 2022


16 settembre 2022
Nell’esprimere il nostro cordoglio ai familiari delle vittime e alla popolazione colpita non possiamo tacere la nostra indignazione per la perdurante sottovalutazione delle conseguenze dei cambiamenti climatici.
Non chiamatelo maltempo, è #crisiclimatica
Definire maltempo il ripetersi sempre più frequente di eventi metereologici estremi è fuorviante.
Il combinato disposto di negazionismo e negligenza continua a coglierci impreparati. Come accaduto sulla Costa Toscana anche nelle Marche non c’è stato un allerta rosso ma un assai più rassicurante giallo.
Torniamo a chiedere che si chiarisca il perché del mancato allarme.
Non si assumono misure radicali per la riduzione delle emissioni climalteranti, anzi si impone il rilancio di rigassificatori e carbone. Non si fa nulla per imporre lo stop al consumo, alla cementificazione e impermeabilizzazione del suolo.
Invece di dare priorità alla messa in sicurezza del territorio si continua a puntare su grandi opere per arricchire le solite lobby.
Non abbiamo ancora nemmeno un piano di adattamento ai cambiamenti climatici per evitare che questi eventi estremi colgano le popolazioni impreparate e contenere i danni e la perdita di vite umane.
Dopo i morti sulla costa della Toscana assistiamo a una tragedia nelle Marche che mostra quanto sia obsoleta l’agenda delle forze politiche, dalla destra di Giorgia Meloni che sostiene il negazionismo climatico al Pd che l’ambiente lo difende solo con le chiacchiere.
Maurizio Acerbo Paolo Berdini per Roma Settimo Municipio
Elena Mazzoni-responsabile nazionale ambiente PRC-Sinistra Europea candidat* per Unione Popolare con Luigi de Magistris
Scendi in piazza anche tu per il Global Strike For Climate!

15 Settembre 2022
Il Comitato Politico Regionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Lombardia riunitosi in data 14 settembre 2022
considerato:
spingere le nuove generazioni alla militanza politica;
Rifondazione Comunista – Sinistra Europea nello spingere il movimento e i suoi componenti ad analizzare la crisi climatica con una visione anticapitalista;
movimento dei Fridays For Future) sono perfettamente compatibili con quello che è il programma ufficiale di Unione Popolare;
annuncia il suo appoggio allo sciopero globale per il clima che si terrà in data 23.09.2022 impegnandosi a partecipare in prime persone con i compagni e le compagne dei vari circoli delle federazioni della Lombardia e, ove possibile, anche attraverso la presenza dei/delle Giovani Comunisti/e, a tessere rapporti con il movimento in questione, per provare a dare una prospettiva anticapitalista a quella che è la lotta contro il cambiamento climatico.
ODG Approvato ad unanimità dal Comitato Politico regionale del Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia del 14 settembre 2022.
11 settembre 2022
Presentazione di GIORGIO RIOLO
John Pilger è giornalista e scrittore di origine australiana e lavora in Inghilterra. Ha scritto per varie testate inglesi. È stato inviato e reporter in varie guerre, soprattutto Vietnam e Cambogia. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Voce vera del giornalismo indipendente.
John Pilger
Negli anni settanta ho incontrato Leni Riefenstahl, una delle principali propagandiste di Hitler, i cui film epici glorificavano il nazismo. Ci capitò di soggiornare nello stesso hotel in Kenya, dove lei si trovava per un incarico fotografico, essendo sfuggita al destino di altri amici del Führer. Mi disse che i “messaggi patriottici” dei suoi film non dipendevano da “ordini dall’alto” ma da quello che lei definiva il “vuoto sottomesso” del pubblico tedesco.
Questo coinvolgeva la borghesia liberale e istruita? Ho chiesto. “Sì, soprattutto loro”, rispose.
Penso a questo quando mi guardo intorno e osservo la propaganda che sta deteriorando le società occidentali.
Certo, siamo molto diversi dalla Germania degli anni trenta. Viviamo in società dell’informazione. Siamo globalisti. Non siamo mai stati così consapevoli, così in contatto, così connessi.
Lo siamo? Oppure viviamo in una Società Mediatica in cui il lavaggio del cervello è insidioso e implacabile e la percezione è filtrata in base alle esigenze e alle bugie del potere statale e del potere delle imprese?
Gli Stati Uniti dominano i media del mondo occidentale. Tutte le dieci principali società mediatiche, tranne una, hanno sede in Nord America. Internet e i social media – Google, Twitter, Facebook – sono per lo più di proprietà e controllo americano.
Nel corso della mia vita, gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare più di 50 governi, la gran parte democrazie. Hanno interferito nelle elezioni democratiche di 30 Paesi. Hanno sganciato bombe sulla popolazione di 30 paesi, la maggior parte dei quali poveri e indifesi. Ha tentato di assassinare i dirigenti politici di 50 paesi. Ha combattuto per reprimere i movimenti di liberazione in 20 paesi.
La portata e l’ampiezza di questa carneficina è in gran parte non riportata, non riconosciuta; e i responsabili continuano a dominare la vita politica anglo-americana.
Negli anni precedenti la sua morte, avvenuta nel 2008, il drammaturgo Harold Pinter pronunciò due discorsi straordinari, che ruppero il silenzio.
“La politica estera degli Stati Uniti”, disse, “è meglio definita come segue: baciami il culo o ti spacco la testa. È così semplice e cruda. L’aspetto interessante è che ha un successo incredibile. Possiede le strutture della disinformazione, dell’uso della retorica, della distorsione del linguaggio, che sono molto persuasive, ma in realtà sono un sacco di bugie. È una propaganda di grande successo. Hanno i soldi, hanno la tecnologia, hanno tutti i mezzi per farla franca, e la fanno”.
Nell’accettare il Premio Nobel per la Letteratura, Pinter ha detto questo: “I crimini degli Stati Uniti sono stati sistematici, costanti, feroci, senza remore, ma pochissime persone ne hanno veramente parlato. Occorre riconoscerlo all’America. Ha esercitato una manipolazione affatto patologica del potere in tutto il mondo, mascherandosi come forza per il bene universale. È un atto di ipnosi brillante, persino spiritoso e di grande successo”.
Pinter era un mio amico e forse l’ultimo grande saggio politico, cioè prima che la politica del dissenso si fosse imborghesita. Gli chiesi se la “ipnosi” a cui si riferiva fosse il “vuoto sottomesso” descritto da Leni Riefenstahl.
“È la stessa cosa”, ha risposto. “Significa che il lavaggio del cervello è così accurato tanto che siamo programmati a ingoiare un mucchio di bugie. Se non riconosciamo la propaganda, possiamo accettarla come normale e crederci. Questo è il vuoto sottomesso”.
Nei nostri sistemi di “democrazia delle grandi imprese”, la guerra è una necessità economica, il connubio perfetto tra sovvenzioni pubbliche e profitto privato: socialismo per i ricchi, capitalismo per i poveri. Il giorno dopo l’11 settembre i prezzi delle azioni dell’industria bellica sono saliti alle stelle. Stavano per arrivare altri spargimenti di sangue, il che è ottima cosa per gli affari.
Oggi le guerre più redditizie hanno un proprio marchio. Si chiamano “guerre eterne”: Afghanistan, Palestina, Iraq, Libia, Yemen e ora Ucraina. Tutte si basano su un cumulo di bugie.
L’Iraq è la più famosa, con le sue armi di distruzione di massa che non esistevano. Nel 2011 la distruzione della Libia da parte della Nato è stata giustificata da un massacro a Bengasi che non c’è stato. L’Afghanistan è stata una comoda guerra di vendetta per l’11 settembre, la qual cosa non aveva nulla a che fare con il popolo afghano.
Oggi, le notizie dall’Afghanistan parlano di quanto siano malvagi i talebani, e non del fatto che il furto di 7 miliardi di dollari delle riserve bancarie del paese da parte di Joe Biden stia causando sofferenze diffuse. Recentemente, la National Public Radio di Washington ha dedicato due ore all’Afghanistan e 30 secondi al suo popolo affamato.
Al vertice di Madrid di giugno, la Nato, controllata dagli Stati Uniti, ha adottato un documento strategico che militarizza il continente europeo e aumenta la prospettiva di una guerra con Russia e Cina. Il documento propone “un combattimento bellico multidimensionale contro un contendente dotato di armi nucleari”. In altre parole, una guerra nucleare.
Dice: “L’allargamento della Nato è stato un successo storico”.
L’ho letto con incredulità.
Una misura di questo “successo storico” è la guerra in Ucraina, le cui notizie per lo più non sono notizie, ma una litania unilaterale di sciovinismo, distorsione, omissione. Ho raccontato diverse guerre e non ho mai conosciuto una propaganda così generalizzata.
Nello scorso febbraio, la Russia ha invaso l’Ucraina come risposta a quasi otto anni di uccisioni e distruzioni criminali nella regione russofona del Donbass, al suo confine.
Nel 2014, gli Stati Uniti hanno sponsorizzato un colpo di stato a Kiev per sbarazzarsi del presidente ucraino democraticamente eletto e favorevole alla Russia, insediando un successore che gli americani stessi hanno chiarito essere il loro uomo.
Negli ultimi anni, missili “di difesa” americani sono stati installati in Europa orientale, Polonia, Slovenia, Repubblica Ceca, quasi certamente puntati contro Russia, accompagnati da false rassicurazioni che risalgono alla “promessa” di James Baker a Gorbaciov, nel febbraio 1990, secondo la quale la Nato non si sarebbe mai espansa oltre la Germania.
L’Ucraina è la linea del fronte. La Nato ha di fatto raggiunto la stessa terra di confine attraverso la quale l’esercito di Hitler irruppe nel 1941, causando più di 23 milioni di morti in Unione Sovietica.
Lo scorso dicembre, la Russia ha proposto un piano di sicurezza per l’Europa di vasta portata. I media occidentali lo hanno respinto, deriso o soppresso. Chi ha letto le sue proposte passo dopo passo? Il 24 febbraio, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha minacciato di sviluppare armi nucleari se l’America non avesse armato e protetto l’Ucraina. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Lo stesso giorno, la Russia ha invaso l’Ucraina – secondo i media occidentali, un atto non provocato di infamia congenita. La storia, le bugie, le proposte di pace, gli accordi solenni sul Donbass a Minsk non hanno contato nulla.
Il 25 aprile, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, il generale Lloyd Austin, è volato a Kiev e ha confermato che l’obiettivo dell’America è quello di distruggere la Federazione Russa – la parola che ha usato è “indebolire”. L’America aveva ottenuto la guerra che voleva, condotta per procura da una pedina sacrificabile, finanziata e armata dall’America stessa.
Quasi nulla di tutto ciò è stato spiegato alle opinioni pubbliche occidentali.
L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è sconsiderata e imperdonabile. Invadere un paese sovrano è un crimine. Non ci sono “ma” – tranne uno.
Quando è cominciata l’attuale guerra in Ucraina, e chi l’ha iniziata? Secondo le Nazioni Unite, tra il 2014 e quest’anno, circa 14.000 persone sono state uccise nella guerra civile del regime di Kiev nel Donbass. Molti degli attacchi sono stati condotti da neonazisti.
Guardate un servizio di ITV News del maggio 2014, realizzato dal veterano dei reporters James Mates, il quale viene bombardato, insieme ai civili nella città di Mariupol, dal battaglione Azov (neonazista) dell’Ucraina.
Nello stesso mese, decine di persone di lingua russa sono state bruciate vive o soffocate in un edificio dei sindacati di Odessa, assediato da teppisti fascisti, seguaci del collaborazionista e fanatico antisemita Stephen Bandera. Il New York Times ha definito i teppisti “nazionalisti”.
“La missione storica della nostra nazione in questo momento critico”, ha dichiarato Andreiy Biletsky, fondatore del Battaglione Azov, “è quella di guidare le Razze Bianche del mondo in una crociata finale per la loro sopravvivenza, una crociata contro gli Untermenschen (sottouomini) guidati dai semiti”.
Da febbraio, una campagna di autoproclamati “news monitors” (“osservatori delle informazioni”), per lo più finanziati da americani e britannici aventi legami con i governi, ha cercato di sostenere l’assurdità secondo la quale i neonazisti ucraini non esistono.
Il ritocco delle fotografie, un termine un tempo associato alle purghe staliniane, è diventato uno strumento del giornalismo dominante.
In meno di un decennio, la Cina “buona” è stata “ritoccata” e la Cina “cattiva” l’ha sostituita: da laboratorio e fabbrica del mondo a nuovo Satana emergente.
Gran parte di questa propaganda ha origine negli Stati Uniti ed è trasmessa attraverso vari intermediari e vari “think tank”, come il famoso Australian Strategic Policy Institute, voce dell’industria delle armi, e da giornalisti zelanti come Peter Hartcher del Sydney Morning Herald, che ha etichettato coloro che diffondono l’influenza cinese come “ratti, mosche, zanzare e passeri” e ha auspicato che questi “parassiti” vengano “estirpati”.
Le notizie sulla Cina in Occidente riguardano quasi esclusivamente la minaccia proveniente da Pechino. “Ritoccate” sono le 400 basi militari americane che circondano la maggior parte della Cina, una collana armata che si estende dall’Australia al Pacifico e al sud-est asiatico, al Giappone e alla Corea. L’isola giapponese di Okinawa e quella coreana di Jeju sono armi cariche puntate a bruciapelo sul cuore industriale della Cina. Un funzionario del Pentagono ha descritto questa situazione come un “cappio”.
La Palestina è stata raccontata in modo errato da sempre, a mia memoria. Per la Bbc, c’è il “conflitto” tra “due narrazioni”. L’occupazione militare più lunga, brutale e illegale dei tempi moderni è innominabile.
La popolazione colpita dello Yemen esiste a malapena. È un “non-popolo mediatico”. Mentre i sauditi fanno piovere le loro bombe a grappolo americane, con i consiglieri britannici che lavorano a fianco degli ufficiali sauditi addetti al bombardamento, più di mezzo milione di bambini rischiano di morire di fame.
Questo lavaggio del cervello per omissione ha una lunga storia. Il massacro della prima guerra mondiale è stato cancellato da reporter che sono stati insigniti del cavalierato per il loro impegno e che hanno poi confessato nelle loro memorie. Nel 1917, il direttore del Manchester Guardian, C. P. Scott, confidò al primo ministro Lloyd George: “Se la gente sapesse davvero [la verità], la guerra verrebbe fermata domani, ma non sa e non può sapere”.
Il rifiuto di vedere le persone e gli eventi come li vedono gli altri paesi è un virus mediatico in Occidente, debilitante quanto il Covid. È come se vedessimo il mondo attraverso uno specchio unidirezionale, in cui “noi” siamo morali e benigni e “loro” no. È una visione profondamente imperiale.
La storia quale presenza viva in Cina e in Russia è raramente spiegata e raramente compresa. Vladimir Putin è Adolf Hitler. Xi Jinping è Fu Man Chu. Risultati epici, come lo sradicamento della povertà in Cina, sono a malapena conosciuti. Quanto è perverso e squallido tutto ciò.
Quando ci permetteremo di comprendere? La formazione dei giornalisti in laboratorio non è la risposta. E nemmeno il meraviglioso strumento digitale, che è un mezzo, non un fine, come la macchina da scrivere con un solo dito e la macchina per linotype.
Negli ultimi anni, alcuni dei migliori giornalisti sono stati espulsi dai media dominanti. “Defenestrati” è il termine usato. Gli spazi un tempo aperti ai cani sciolti, ai giornalisti controcorrente, a quelli che dicevano la verità, si sono chiusi.
Il caso di Julian Assange è il più sconvolgente. Quando Julian e WikiLeaks erano in grado di conquistare lettori e premi per il Guardian, il New York Times e altri autodefiniti importanti “giornali di cronaca”, venivano celebrati.
Quando lo Stato occulto si è opposto e ha chiesto la distruzione dei dischi rigidi e l’assassinio del personaggio di Julian, egli è stato reso un nemico pubblico. Il vicepresidente Biden lo ha definito un “terrorista hi-tech”. Hillary Clinton ha chiesto: “Non possiamo silenziarlo proprio questo tipo?”.
La seguente campagna di abusi e di diffamazione contro Julian Assange – il Relatore sulla Tortura delle Nazioni Unite l’ha definita “mobbing” – ha condotto la stampa liberale al suo minimo storico. Sappiamo chi sono. Li considero dei collaborazionisti: giornalisti del regime di Vichy.
Quando si solleveranno i veri giornalisti? Un samizdat ispiratore esiste già in Internet: Consortium News, fondato dal grande reporter Robert Parry, Grayzone di Max Blumenthal, Mint Press News, Media Lens, Declassified UK, Alborada, Electronic Intifada, WSWS, ZNet, ICH, Counter Punch, Independent Australia, il lavoro di Chris Hedges, Patrick Lawrence, Jonathan Cook, Diana Johnstone, Caitlin Johnstone e altri che mi perdoneranno se non li cito qui.
E quando gli scrittori si alzeranno in piedi, come fecero contro l’ascesa del fascismo negli anni trenta? Quando si alzeranno i registi, come fecero contro la guerra fredda negli anni quaranta? Quando si solleveranno gli autori della satira, come fecero una generazione fa?
Dopo essersi immersi per 82 anni in un profondo bagno di perbenismo, la versione ufficiale dell’ultima guerra mondiale, non è forse giunto il momento che coloro che sono destinati a dire la verità dichiarino la loro indipendenza e decodifichino la propaganda? L’urgenza è più grande che mai.
Questo articolo è una versione modificata di un discorso tenuto al Trondheim World Festival, Norvegia, il 6 settembre 2022
9 settembre 2022
Un recente sondaggio della compagnia Bidimedia dà il nostro elettorato potenziale al 4,5%.
Questo significa che il 4,5% dell’elettorato sta considerando la possibilità di votare per noi anche se non ne è ancora certo.
Chi ha già deciso è l’1,5%, mentre solo la metà della popolazione italiana ci conosce.
Questi dati ci dicono alcune cose importanti.
Superare la barriera di sbarramento è certamente possibile, specie se riusciamo a replicare il forte seguito che abbiamo tra i più giovani (di cui abbiamo parlato ieri) anche in altre classi di età.
Però per riuscirci è necessario fare conoscere a chi ancora non la conosce l’esistenza di #UnionePopolare, il nostro programma e il nostro simbolo che apparirà sulla scheda elettorale.
Per questo è anche importante in campagna elettorale ai banchetti o nei volantinaggi usare sempre le bandiere, manifesti e simboli di Unione Popolare al fine di non confondere potenziali elettori e elettrici.
In questi ultimi 14 giorni di campagna dobbiamo dare tutta l’energia che abbiamo in noi e dare una straordinaria dimostrazione di unità e solidarietà.
Con uno grande sforzo collettivo possiamo riuscire in un’impresa che sembrava impossibile e il 26 settembre potremmo svegliarci con una bellissima sorpresa!
1 Settembre 2022
PAOLO FERRERO
Il maggior guaio che pesa sulla testa degli italiani alla fine dell’estate è l’aumento senza freni del prezzo del gas e dell’energia elettrica.
Questo significa infatti non solo un salasso pazzesco per le famiglie ma anche la chiusura di molte aziende che con questi costi finirebbero letteralmente “fuori mercato”. Stiamo parlando di aumenti assurdi che vanno da 5 a 10 volte in un anno in larga parte generati dai maxi profitti delle aziende: per avere un’idea, nei primi sei mesi del 2022 l’Eni ha aumentato i profitti rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso del 600%.
Non si tratta di un problema mondiale ma di un disastro europeo, frutto unicamente delle scelte politiche fatte dai governi europei. Non è quindi un problema irrisolvibile: basta cambiare politica e il governo italiano lo potrebbe fare domattina se solo volesse.
Di fronte a questo disastro le forze politiche a favore della guerra, da quelle che compongono il governo Draghi fino a Fratelli d’Italia, propongono provvedimenti ridicoli, che vanno dal consiglio di riscaldarsi un po’ meno a qualche contributo per coprire parzialmente l’aumento del prezzo del gas o dell’energia elettrica.
Nessuna di queste misure andrebbe a intaccare i motivi dell’aumento dei prezzi o i sovrapprofitti delle aziende del settore. Non a caso Unione Popolare, che è l’unica forza che propone una strada per risolvere il problema, è completamente oscurata dai media mainstream e così il popolo italiano non è messo in condizione di scegliere.
Eppure esiste una strada semplicissima attraverso cui abbassare immediatamente il prezzo del gas e dell’energia elettrica. Vediamo come.
L’aumento è il frutto delle liberalizzazioni e dell’aver affidato il prezzo del gas alla borsa di Amsterdam (il Ttf), che ogni giorno organizza le scommesse (le chiamano trading) e fissa il prezzo futuro del gas: oggi sono in trattativa/scommessa i prezzi quotidiani del gas dal settembre di quest’anno al dicembre del 2027… I prezzi che emergono da questa bisca quotidiana non hanno nulla a che vedere con i costi di produzione del gas ma semplicemente con la speculazione finanziaria sul gas europeo. E’ infatti bene ricordare che mentre il prezzo del petrolio è determinato su scala mondiale, il prezzo del gas è stabilito su scala “regionale” (nello specifico europea) e che il problema è tutto europeo e prodotto artificialmente dalle politiche europee.
In questa situazione di “volatilità dei prezzi”, come dicono gli esperti, tutti i problemi vengono amplificati: la ripresa delle produzioni post-Covid è stata una prima grande occasione di speculazione e la guerra in Ucraina la seconda.
La politica del governo italiano – mentre aspettiamo che si faccia una politica europea – deve quindi assumere quattro semplici decisioni:
1) La prima è quella di revocare le sanzioni alla Russia – che com’è evidente non danneggiano la Russia ma solo i popoli europei – e di fare un accordo pluriennale con la Russia per la fornitura del gas che ci serve nei prossimi anni;
2) La seconda è che lo stato italiano faccia accordi di fornitura del gas direttamente con i paesi produttori. Accordi pluriennali, calmierati ed esterni alla borsa speculativa di Amsterdam;
3) La terza è quella di tassare al 90% i sovrapprofitti fatti dalle aziende del settore in questi mesi;
4) La quarta è quella di programmare sul serio la transizione ecologica dell’economia italiana fondata sullo sviluppo delle energie rinnovabili e sul risparmio energetico programmato.
Con queste quattro semplici decisioni, che si possono prendere domattina, il prezzo del gas e dell’energia elettrica in Italia crollerebbe, tornando ai prezzi di un anno fa, e le grandi aziende del settore non potrebbero più speculare sulla nostra pelle.
Perché i partiti che compongono il governo Draghi e la Meloni non propongono questa semplice misura? Perché sono tutti convinti sostenitori delle politiche liberiste, della guerra e delle stupidaggini raccontate dalla Nato sulla guerra. Tra le stupidaggini più grandi vi è quella delle sanzioni economiche che avrebbero piegato la Russia: a distanza di sei mesi è evidente, ed è bene ribadirlo, che quelle sanzioni non sono fatte contro la Russia ma contro i popoli europei.
Per questo come Unione Popolare diciamo che occorre cambiare linea e avere il Controllo Pubblico sul settore energetico, al fine di calmierare le bollette e garantire una transizione ecologica verso le energie rinnovabili connessa con la salvaguardia dell’occupazione e con la giustizia sociale. Perché per costruire la pace occorre aprire una trattativa con i nemici e non continuare a fornire armi all’Ucraina con l’obiettivo impossibile di “vincere la guerra”. Perché per abbassare i prezzi del gas occorre comprarlo da chi lo produce e non dagli speculatori.
Perché risolvere i problemi è semplice: basta volerlo fare.
(pubblicato sul blog del fatto il 31/8/2022)
20 Agosto 2022
14^ FESTA di RIFONDAZIONE COMUNISTA
Vigevano (PV) – Sabato 3 Settembre 2022 – ore 21:30
Cooperativa Portalupi – Frazione Sforzesca – Strada dei Ronchi 7
14^ Festa di Rifondazione Comunista
BLUES & BARLAFUS IN CONCERTO
AVANTI BOP/OLO.
Canzoni e musiche tra risaie, campi di cotone e globalizzazione.
Contro il meteorismo del neoliberismo
Piero Carcano e la band Blues & Barlafus presenteranno in anteprima, nell’ambito della Festa di Rifondazione, il loro nuovo progetto
AVANTI BOP/OLO.
Come evidenzia il titolo, si tratta di un percorso tra canzoni d’impegno e disimpegno, ironiche e satiriche, “militanti” e divertenti con cui “…ridare colore al rosso”, secondo i loro stessi propositi.
Ci si divertirà, non senza rabbia, tra canzoni originali dai toni sarcastici e ironici e canti politico-sociali mutuati dal vasto repertorio accumulato negli anni dal gruppo – ben noto – dei Cantosociale da cui proviene gran parte dei musicisti, rivisitati in chiave “attuale”. Quindi, non mancheranno i canti popolari e di lavoro (dalle mondine alle miniere ai campi di cotone) e quelli “cantautorali” dei vari Woody Guthrie, Bob Dylan… e dei “nostri” Ivan Della Mea, Fausto Amodei, Enzo Jannacci, Dario Fo, dei Cantacronache, del Nuovo Canzoniere Italiano.
In piena sintonia con la Festa, saranno proposti i temi della precarietà, delle guerre, dei razzismi insieme a quelli della sanità lombarda o delle mafie contestualmente alla deriva della odierna “politica politicante”, all’indifferenza, al qualunquismo, all’egoismo. Ci sarà anche spazio per il teatrino dell’informazione contemporanea e … via cantando.
Saranno argomenti trattati con passione e graffiante ironia, con una punta di cabaret popolare anche se… c’è ben poco da ridere.
Non mancheranno gli omaggi al repertorio più “roots” della Black Music: dai work song agli spiritual ai blues, dal soul al funky… e alle commistioni politico-musicali, così che uno spiritual potrà trasformarsi in un’invettiva collettiva contro il Jobs Act e un blues del Mississipi in un “Ciau Tisin” di accorata denuncia ecologista.
Molto spazio avrà comunque la musica anche a dispetto dei temi, che spesso inducono a tristi riflessioni. Una volta tanto si canterà e si ballerà a ritmo di rock, ska e R&B grazie ai BLUES & BARLAFUS, condotti su e giù per i diversi registri dell’impegno e del divertimento.
Si tratta di una sorta di “canto e controcanto” condotta da Piero Carcano, presenza immancabile in questo tipo di contesti, qui in veste anche di strumentista con un personale e virtuoso uso del kazoo, accompagnato dall’inseparabile compagno Gianni Rota (voce e chitarra).
Il sound è caratterizzato da accenti bluesy e soul, con un pizzico di jazz, grazie a una corposa sezione di fiati: i sax (soprano, alto, tenore) sono suonati con grande evidenza e con il giusto groove e personalità dal vigevanese Marcello Turcato. Altrettanto significative sono le presenze della poderosa ritmica di Lele Pascale alla batteria e di Davide Buratti al basso elettrico e al contrabbasso.
Oltre al dovuto rispetto e alla solennità che impongono brani come l’Internazionale, Cara Moglie, Bella Ciao, Hasta Siempre Comandante, c’è anche molta autoironia nel riproporre “testi sacri” come Bandiera Rossa che, avendo perso via via l’autentico valore delle parole ne perde anche dei pezzi fino a diventare Avanti Bop, alla riscò…bandiera rò… o come nell’originale Comunista rasta dove Pino, che era comunista ma la sua era una fede e basta… adesso è diventato rasta… No Pino don’t cry.
Insomma, insieme ai Blues & Barlafus ci sarà da ridere di rabbia e di gusto in un concerto di militante Passione e Rianimazione Sociale. Tutto – beninteso – per mantenere vivi i valori di un’idea… che, per dirla con le parole del grande Ivan Della Mea, l’è mai morta!!!
30 Agosto 2022

Vi aspettiamo numerosi.
Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano.
30 Agosto 2022
Maurizio Acerbo
Susanna Camusso è passata alla storia per essersi opposta alla #leggeFornero con 3, sottolineo tre, ore di sciopero. Questa foto della sua risata girò molto su internet. Mentre milioni di lavoratrici e lavoratori si facevano i conti e si incazzavano, uscì questa foto che non dava l’idea di un clima di scontro che infatti non vi fu. All’incontro c’erano anche Letta e Bersani che la legge la votarono. Non a caso LeU 5 anni fa non aveva in programma l’abolizione della Fornero nonostante fosse candidato anche Giorgio Airaudo oggi intervistato dal quotidiano torinese La Stampa.
Ora Camusso è candidata col Pd.
Intanto gli operai di #Mirafiori, secondo quanto riferisce La Stampa, voteranno in maggioranza a destra.
Un operaio spiega che almeno la destra propone #quota41 mentre il centrosinistra ha le facce di Fornero e Cottarelli.
Finché i media racconteranno che ‘la sinistra’ sono il PD e i suoi satelliti non lamentatevi se gli operai finiscono a destra.
In realtà Giorgia Meloni e Berlusconi votarono la legge Fornero ma nell’immaginario è il PD a intestarsi queste politiche antipopolari.
Salvini ha condotto per anni una campagna sulle #pensioni e contro Fornero. Molto fumo e poco arrosto perché poi insieme a Conte e M5S hanno tradito la promessa di abolirla limitandosi a fare #quota100 già scaduta. Ma la parte almeno l’hanno recitata.
Invece il PD difende una “riforma” che ha fatto dell’Italia il paese con l’età pensionabile più alta d’Europa.
Un’operaio dice: “ho cominciato a lavorare a 20 anni. Oggi sarei in pensione già da due. Sa di chi è la colpa? Della Fornero, che ci costringe a andare in pensione con 42 anni di contributi e 67 di età. La Fornero mi ha tolto 7 anni di pensione e mi ha regalato altri 7 anni di lavoro in linea. Perché dovrei votare per quelli lì?”.
Gli operai hanno il diritto di farsi i conti come fanno i gruppi sociali benestanti e i capitalisti che tutta la politica oggi serve e vezzeggia.
Nelle interviste tanta confusione ma si può criticare una classe che ha perso punti di riferimento e che ha ricevuto tante fregature?
Lo stesso sindacato è stato spesso troppo tenero e anche complice con i governi Pd e prima Ds. Fortunatamente la Cgil non è stata e non è solo Camusso e se esprimo questa critica è proprio perché ci tengo alla più grande organizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori italiani. La sua autonomia è fondamentale. Il rapporto col Pd un problema enorme.
In Francia la Cgt e gli altri sindacati non hanno fatto sconti ai governi di Hollande e Macron. Contro le riforme del lavoro e delle pensioni ci sono stati scioperi generali, articolati, generalizzati che hanno polarizzato la società.
In questo mare è emersa una sinistra alternativa al centrosinistra neoliberista e padronale. Melenchon ha martellato contro i “socialisti” per anni.
Però alle ultime presidenziali l’avanzata della Le Pen è stata stoppata proprio da questa nuova sinistra popolare guidata da Melenchon che alle legislative ha tolto il secondo posto alla destra e ha raccolto i voti di lavoratori, giovani e periferie.
Noi in questi anni abbiamo resistito controcorrente per tenere aperta questa prospettiva anche in Italia.
I nostri compagni di Rifondazione davanti ai cancelli di Mirafiori hanno continuato a andarci ma gli operai non mi stupisce che non ci percepiscano come un’alternativa.
Non ci vedono in TV da anni e quindi non esistiamo, non appariamo una forza.
E da anni viviamo in un clima segnato dal cloroformio che il Pd produce sul conflitto sindacale. Non abbiamo un mare in cui nuotare.
Durante il governo Monti facemmo due manifestazioni in 50.000 a Roma contro il governo.
Raccogliemmo anche le firme per un referendum.
Ma noi siamo oscurati dalle TV, soprattutto dalle trasmissioni di centrosinistra.
Il risultato è che il no alla Fornero se l’è intestato prima Salvini e ora persino Giorgia Meloni che l’ha votata.
Con l’Unione Popolare riproviamo a costruire uno spazio unitario a #sinistra perché non ci rassegniamo a un paese in cui gli operai di linea debbono sperare che vinca una fascista per poter andare in pensione con 41 anni di contributi.
Noi, come #Melenchon, proponiamo che a 60 anni si deve poter andarci e senza penalizzazioni.
Cerchiamo di ricostruire la forza che serve per cambiare le cose.
Un successo elettorale di Unione Popolare ridarebbe voce in parlamento e nei media al punto di vista operaio.
28 Agosto 2022