Categoria: News

CONFERENZA STAMPA: “TRENORD, SIAMO AL CAPOLINEA”!

8 Aprile 2022

Campagna sul TPL a cura del Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea e delle/i Giovani Comunaste/i della Lombardia.

A gennaio 2020 la Giunta Regionale rinnova, senza gara d’appalto, l’accordo con Trenord condannando così i cittadini e le cittadine ad altri 9 anni di disagi e disservizio. I ritardi continui e le pessime condizioni dei treni sono solo la punta dell’iceberg di un sistema fatto di mancate verifiche della sicurezza dei mezzi e delle infrastrutture, scarsi controlli sui mezzi, passaggi a livello pericolosi, mezzi strapieni e di una gestione politica del trasporto pubblico.
Chiediamo più trasparenza ed un trasporto pubblico che sia di tutt*, per questo lanciamo la campagna “Trenord, siamo al capolinea!
La conferenza stampa si terrà in forma mista lunedì 11 aprile dalle ore 11:30 alle ore 12:30 c/o il cortile della nostra sede regionale a Milano Via Vallarsa n°2.

Fabrizio Baggi, Segretario regionale Prc/SE Lombardia

Vittorio Savini, Coordinatore GC Lombardia

Solidarietà ai compagni del Sindacato USB

6 Aprile 2022

Il Circolo Mascherpa di Rifondazione Comunista di Mortara esprime la piena solidarietà ai compagni del Sindacato USB dopo la perquisizione effettuata ai suoi danni nella propria sede di Roma in cerca di armi, è una palese provocazione che evidenzia un chiaro avvertimento a coloro che come noi di Rifondazione Comunista sono contro la guerra e contro il traffico di armi.

Siamo profondamente preoccupati per lo sviluppo di questa escalation di guerra e questa perquisizione a scopo intimidatorio è la prova che chi è contro la guerra è contro di loro

Il circolo Mascherpa di Rifondazione Comunista di Mortara

https://www.usb.it/leggi-notizia/provocazione-contro-usb-carabinieri-nella-sede-di-roma-alla-ricerca-di-armi-1117.html

Per un movimento europeo contro la guerra

4 Aprile 2022

Roma. Con Maurizio Acerbo e Paolo Ferrero.

FORUM INTERNAZIONALE A ROMA CON LA PARTECIPAZIONE E I CONTRIBUTI DI: – Ione Belarra, Segretaria Generale di Podemos e Ministra dei Diritti Sociali e Agenda 2030 (Spagna) – Manu Pineda, europarlamentare di Unidas Podemos (Spagna) – Michele Daniele, PTB (Belgio) – Gabriel Amard, La France Insoumise (Francia) – Gael De Santis, PCF (Francia) – Ertugrul Kürkcü, presidente onorario HDP (Turchia) – Katerina Anastasiou, Transform Europe (Austria) – Claudia Haydt, Die Linke (Germania) – Alexander Batov, RotFront (Russia) MODERA SIMONA MAGGIORELLI (giornalista, direttore del settimanale Left) PROMUOVONO: Dema, democrazia e autonomia; ManifestA; Partito della Rifondazione Comunista; Potere al Popolo!

IL PARAGONE OLTRAGGIOSO E PERICOLOSO FRA L’INVIO DI ARMI ALL’UCRAINA E LA RESISTENZA

3 Aprile 2022

La necessità di muoversi verso il superamento degli stati-nazione.

di Raul Mordenti –

In occasione del bel Congresso dell’ANPI, la stampa di guerra (unanime e sfacciata come sempre) ha risollevato ancora il paragone fra la guerra in Ucraina e la Resistenza. Il paragone con la guerra partigiana di Liberazione per sostenere la necessità dell’invio di armi all’Ucraina invasa dalla Russia è la motivazione più oltraggiosa e – al tempo stesso – più insidiosa a sostegno della guerra. Tanto più se tale paragone è proposto non solo dalla nuova destra ultra-atlantica e bellicista rappresentata oggi dal PD ma anche da personalità come Luigi Manconi, Paolo Flores, Erri De Luca o altri ex di Lotta Continua e – purtroppo – non solo da costoro.

Il paragone con la Resistenza è anzitutto oltraggioso perché propone di mandare armi anche (o specialmente) a forze apertamente neo-naziste, cioè a milizie di volontari (inquadrate però nell’esercito regolare ucraino) le quali esibiscono svastiche, ritratti di Hitler e simboli nazisti, e che nella loro guerra in Donbass (in corso da otto anni, nel silenzio complice dell’Occidente, con 14.000 vittime nella minoranza russofona) si sono macchiate di stragi di civili, di torture e stupri “etnici”, addirittura teorizzati dal fondatore del “battaglione Azov” Andrij Biletsky (cfr. il documentato articolo di Marianna Cenere, del 4 marzo 2022, in www.micromega.net, un testo che almeno Paolo Flores dovrebbe conoscere bene). Senza contare la rivalutazione da parte del regime ucraino del criminale di guerra Bandera, a cui sono dedicate statue e celebrazioni, e i comizi in cui si invoca che la “gloriosa Ucraina” si liberi “dei russi e degli ebrei”.

Sia ben chiaro: se ricordo tutto questo non è per sostenere che tutti gli ucraini siano nazifascisti e meno che mai per giustificare l’invasione russa (che, come tutte le guerre di aggressione, non ha per me giustificazione alcuna) ma per evidenziare l’assoluta diversità del contesto storico che rende oltraggioso, improponibile e francamente poco onesto, il paragone con la Resistenza, o addirittura quello con la Shoà proposto spudoratamente da Zelensky al Parlamento israeliano. Senza contare le sostanziali differenze di tipo giuridico-politico su cui ha giustamente richiamato l’attenzione il presidente dell’ANPI Pagliarulo: l’Italia non ha dichiarato guerra alla Russia nè la Russia ha dichiarato guerra all’Italia, al contrario di quanto accadde nella II guerra mondiale fra l’URSS, gli Alleati e i partigiani da una parte e l’Asse nazifascista dall’altra. Con l’invio delle armi l’Italia entra in guerra, da cobelligerante, in una guerra contro la Russia mai dichiarata dal nostro Parlamento, con conseguenze future gravi e imprevedibili.

Se poi difendere con le armi il proprio territorio configurasse di per sé una situazione di Resistenza da armare e sostenere allora questa argomentazione si rivolgerebbe contro Zelensky e i suoi tifosi italiani, giacché anche il popolo del Donbass russofono è stato perseguitato e attaccato militarmente dall’Ucraina e in specie dalla sue milizie naziste. E ciò almeno a partire dal febbraio 2014, cioè dal golpe contro il presidente Yanukovich, un golpe appoggiato e sostenuto dagli USA quasi ufficialmente e alla luce del sole, con la guida di Victoria J. Nuland, oggi sottosegretario di Biden (dopo aver collaborato con Bush e Cheney). Costei ha confessato apertamente di aver finanziato quel golpe con 5 miliardi di dollari, così come Biden ha ufficialmente dichiarato (il 16 marzo u.s.) che da sette anni gli USA-NATO armano l’Ucraina e addestrano il suo esercito. Ma allora la guerra del Donbass, costata a quei popoli – lo ripetiamo – 14.000 morti in otto anni, è da considerarsi una Resistenza che giustificherebbe e anzi richiederebbe un sostegno militare esterno (questa volta russo)? Dunque è evidente che nemmeno i sostenitori italiani della guerra possono prendere sul serio il paragone con la Resistenza.

Ma si tratta di un paragone oltre che oltraggioso anche insidioso, perché ripropone un paradigma truffaldino già sperimentato dalla propaganda occidentale, sempre con esiti micidiali per la pace e per i popoli: Putin è il nuovo Hitler, come anche Khomeyini era “il nuovo Hitler”, anche Saddam Hussein era “il nuovo Hitler”, anche Milosevic era “il nuovo Hitler”, anche Assad era “il nuovo Hitler”, anche Bin Laden era “il nuovo Hitler”, anche i talebani erano “il nuovo Hitler”, così come anche Gheddafi era “il nuovo Hitler” etc., e – insomma – erano “nuovi Hitler” tutti coloro di cui l’Occidente riteneva opportuno sbarazzarsi con una guerra.
Ricordiamocelo: il vero Hitler (diciamo: “il vecchio Hitler”) ha teorizzato, progettato e cominciato concretamente a realizzare, su base razziale, un dominio assoluto sul mondo tramite la dittatura, la guerra, lo sterminio sistematico di intere popolazioni civili e il genocidio. Nulla di simile si era mai verificato prima nella storia del mondo, e nulla di simile si è verificato dopo.
Sono tuttavia esistite, ed esistono, orrende dittature, una peggiore dell’altra, e solo elencarle sarebbe troppo lungo per queste righe.

Ma la domanda è la seguente: l’esistenza di una dittatura impone e giustifica una guerra dell’Occidente contro il paese che di quella dittatura è vittima? Se i nostri liberal-democratici speditori di armi rispondono “sì” a questa domanda, allora essi debbono essere chiamati almeno alla coerenza, che si richiede in particolare quando, come i nostri liberal-democratici, si parla in nome di valori morali, anzi ostentando tale moralità; e dunque essi debbono proporre di intervenire militarmente contro la Turchia di Erdogan (fedele alleata nella NATO) o contro l’Ungheria di Orban (membro della CE), contro l’Egitto di Al Sisi, contro le feroci dittature dei paesi arabi con cui fa affari Renzi etc., per non dire delle dittature sostenute per decenni dagli USA nell’America Latina, in Africa o in estremo Oriente (qualcuno ricorda il Cile di Pinochet, l’Argentina di Videla, l’Indonesia, etc.?).

Escludendo la guerra, in quei casi a noi sarebbe invece bastato da parte dell’Occidente molto meno, ad esempio una politica internazionale di isolamento militare dei dittatori e di sostegno politico dei resistenti. Personalmente non ricordo un solo caso di invio di armi da parte dell’Occidente ai popoli in lotta contro le dittature (semmai l’Occidente ha sempre armato le dittature contro i popoli, lucrando ignobilmente, Italia in testa, sulla vendita delle armi ai dittatori), e francamente non ricordo neppure un solo caso in cui i nostri liberal-democratici con l’elmetto abbiano proposto l’invio di armi ai popoli in lotta contro le dittature. Sarà per mia distrazione, ma non ricordo neppure accorati appelli in tal senso da parte del PD, dei Manconi, dei Flores o dei De Luca. Dove si erano nascosti in quei casi gli imprescindibili “valori dell’Occidente”?
Siamo dunque nel regno della propaganda, e dell’ipocrisia.
Non voglio partecipare in alcun modo al festival dell’ipocrisia, e dunque non esito a pormi la più difficile e imbarazzante delle domande: tutte le lotte per avere un proprio stato nazionale sono da considerarsi legittime e da appoggiare con le armi?

Se va sostenuta una tale richiesta dell’Ucraina verso la Russia, allora va sostenuta anche la medesima richiesta della Crimea o delle repubbliche russofone del Donbass verso l’Ucraina.
È stata sostenuta con una guerra una tale richiesta del Kosovo verso la Serbia (violando il patto di pace sottoscritto, con il bel risultato di avere in Kosovo la più grande base NATO in Europa), ma è stata sostenuta anche la richiesta di una stato nazionale avanzata dai Palestinesi verso Israele? E per venire al cuore dell’Europa, e a casi certo storicamente assai più fondati del Kosovo: hanno diritto a un loro stato nazionale i Baschi e gli Irlandesi? E allora l’ETA e l’IRA andavano armate dai liberal-democratici occidentali? E hanno diritto a un loro stato nazionale i Catalani, che pure hanno stravinto un referendum? E gli Scozzesi? E i Corsi? E in Italia, le minoranze tedesche del Tirolo e quelle francesi della Val d’Aosta hanno diritto a un loro Stato nazionale, o almeno alla secessione per ricongiungersi ad altre madri-patrie? E la Sicilia? E la Sardegna? E – tanto per ridere un po’ – la Padania?
Anche a questo proposito gli esempi sarebbero purtroppo infiniti: il colonialismo ha lasciato come frutto avvelenato (ad esempio in Africa) dei confini del tutto artificiali, tracciati con il righello senza alcun riguardo per l’effettiva collocazione dei popoli e per la loro storia. Quei confini vanno stravolti? Magari con guerre infinite?
Direi di no, e penso dunque che sia invece necessario e urgente superare l’invenzione (tutta occidentale e in fondo recente) dello Stato-nazione per muoversi verso il superamento degli Stati, e per intanto dei confini, verso unità statali pluraliste e multinazionali. In fondo sognava questo il manifesto di Ventotene.
Esiste insomma un diritto dei popoli alla propria nazionalità (lingua, cultura, territorio, tradizioni etc.) ma non necessariamente a uno Stato nazionale. I Curdi ad esempio chiedono anzitutto libertà e rispetto per la loro nazionalità.

Si tratta di una direzione di ricerca impervia, ma storicamente necessaria, che deve muovere verso una federazione pacifica dei popoli, una Costituzione della Terra. Un percorso lungo, oggi difficile perfino da immaginare, ma l’alternativa a tale difficile percorso di pace è una sola: è la guerra di tutti contro tutti, poiché esistono forze potenti che sappiamo sempre pronte ad accendere le guerre, a gestirle, a sfruttarle per il profitto o per incrementare il consenso interno vellicando la bestia del nazionalismo (che poi significa il razzismo).
La politica, quella nobile e vera, è proprio ciò che rende possibile quello che sembra impossibile, ma è necessario.
Certo l’invio di armi, che esse arrivino al Governo ucraino o direttamente alle bande di volontari nazisti, con tutto questo c’entra ben poco, ed è anzi il contrario di ogni tentativo di fuoruscita dalla logica della guerra.
E la logica della guerra non possiamo più permettercela, dato che (come ha affermato papa Francesco) oggi non esistono più guerre giuste; perché c’è una novità, una terribile novità, anche rispetto ai terribili anni della II guerra mondiale: tale novità è la catastrofe atomica.

L’unica, ma ferrea, logica della guerra è infatti l’escalation: chi risulta sconfitto a un livello di guerra 1 darà vita a un livello di guerra 2, chi risulta sconfitto a questo livello di guerra 2 darà vita a un livello di guerra 3, e così via senza fine; fino a che una delle due parti non si dichiari sconfitta.
Ma questo nella guerra russo-ucraina non può accadere: non si possono dichiarare sconfitte né la Russia né l’Ucraina, la prima per evidenti motivi (fra l’altro perché non può accettare missili NATO a 30 secondi da Mosca), la seconda perché ha dietro di sè gli USA e la NATO (l’Europa dei banchieri servi non esiste politicamente) che utilizzano l’Ucraina per fare la guerra. Non per caso quando Putin ha cominciato a parlare dell’opzione nucleare il premier ucraino ha subito risposto che quella minaccia non contava niente. E la proposta della no fly zone è – né più né meno – che la proposta della guerra atomica, perché se (come ha spiegato Zelensky) ogni aereo russo sui cieli ucraini dovrà essere abbattuto dalla NATO, allora la risposta russa a questo livello di guerra non potrà che essere di livello ancora superiore, cioè la guerra atomica.

Siamo sull’orlo del baratro e la risposta sembra consistere nel dotarsi… di jodio. “Deus prius dementat quos perdere vult” (“Dio rende prima stupidi quelli che vuole perdere”).
Tutto questo ci impone di mettere in atto, e subito, il contrario del restare passivi e il contrario delle armi: impone ad esempio il soccorso vero, indiscriminato e tempestivo, alle vittime della guerra (ma come si può fare questo se si forniscono armi a uno dei contendenti?), impone l’intensificazione, non la rottura!, dei rapporti culturali, scientifici, artistici con le popolazioni in guerra, impone l’accoglienza dei profughi e dei naufraghi come nostri con-cittadini; e richiede tre cose: trattare, trattare, trattare, fino al compromesso benedetto che si chiama pace.

9 aprile 2022 – Milano : Seminario pubblico “Il diritto alla salute fra guerre e sindemie”

2 Aprile 2022

Nell’ambito delle iniziative per il 7 aprile, giornata europea contro la commercializzazione della salute, la Campagna Dico 32! organizza:

SABATO 9 APRILE ore 9:30-13:00
Presso la Camera del Lavoro di Milano, Corso di Porta Vittoria, 43

Seminario pubblico
IL DIRITTO ALLA SALUTE FRA GUERRE E SINDEMIE
fermiamo la privatizzazione del servizio sanitario nazionale e la negazione del diritto alla salute

-Saluti da parte della Segreteria della Camera del Lavoro di Milano – Vincenzo Greco

INTERVENTI:

– Guerre, migrazioni e salute –
Daniela Padoan, Associazione Laudato Si’

– Covid e sindemie fra sospensione dei brevetti e produzione pubblica dei farmaci –
Vittorio Agnoletto, Campagna Europea “Nessun profitto sulla pandemia”
Angelo Barbato, Forum per il diritto alla salute

– Le Case della comunità, PNRR, salute partecipata: occasione persa o da monitorare dal basso? –
Comitati locali per il diritto alla salute

– Medici di base: missione impossibile? La protesta delle coccarde gialle –
Medici di medicina generale

– Il regionalismo differenziato e la medicina territoriale –
Gianluigi Trianni, Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata

– Le RSA nel PNRR e dopo l’inizio della tragedia Covid –
Laura Valsecchi, Medicina Democratica

Segue dibattito aperto a tutti i partecipanti

Conclusioni: Marco Caldiroli
Medicina Democratica – Coordinamento regionale per il diritto alla salute

Festa per il Compagno Sandro Farina

1 Aprile 2022

Adriano Arlenghi

Oggi il circolo mortarese si riempie di facce. Non è questo un pomeriggio di pioggia adatto al dibattito politico, è invece un’occasione speciale. Al posto delle bandiere e dei volantini, ecco che sul tavolo apparecchiato compaiono torte e spumante.

Il festeggiato è lui, il Sandro. Detto il Farinin. Conosciutissimo in città. Novantaquattro anni. Lo guardo, mentre mi guarda. Riservato come sempre, è felice. Si siede su di una sedia e non finisce più di ringraziare i compagni. Non se l’aspettava probabilmente questa festa. Festa che poi è anche un modo per dirgli, che lui fa sempre parte di una grande famiglia, che gli vuole bene. Oltre alla sua personale, naturalmente.

Fuori grandina. Palline bianche e vento freddo scuotono le persiane. Finisce la tempesta, si esce fuori. Nel cortile ironicamente chiamato il kolkotz. Max e Sandro si fanno immortalare da uno scatto fotografico. Insieme. Il meno giovane e il più giovane a rappresentare la continuità di un’idea. Giuseppe lo racconta. Racconta di quando ha lavorato per decenni alla Sacic e ha lottato per i diritti di tutti. Per essere solidale con la classe operaia, nel tempo eroico ed alienante della catena di montaggio.

Di quando raccoglieva firme per i diritti del lavoro, di quando volantinava al mercato e del fatto che c’erano, e ci sono tuttora, persone che il volantino lo prendono soltanto da lui. Non da altri. Il Sandro oggi non è per nulla stanco o affaticato. È più arzillo di me. Non si arrende e cerca sempre di comprendere le cose del mondo, di un mondo che è diventato purtroppo tutt’altra cosa, rispetto a quello che lui aveva sempre sognato e per cui aveva lottato.

Non importa. A differenza di tanti ragazzi giovani che oggi hanno perso la dimensione del futuro, lui la speranza invece la possiede ancora forte. Dentro al cuore. Brighitte gli regala un quadro. Un quadro con una frase di Bertolt Brecht.

Arrivano anche i compagni di Vigevano, gli auguri si diffondono ovunque. I bicchieri si riempiono. La festa non può finire così, sotto un cielo nero di nuvole minacciose. Si affaccia improvviso un sole imbronciato. Poi la luce prende forza e a me sembra che ad un certo punto entrambi, il sole e Sandro, si guardino e si riconoscano.

Per poi decidere di ballare insieme, nel grande gioco che il tempo della vita riserva, ad ognuno di noi

PAGHIAMOGLI LE ARMI MA NON IL TICKET MENSA…

1 Aprile 2022

Ma quando la smetteranno con questa tragica farsa?

Tutti insieme allegramente votano alla Camera e al Senato, un aumento di 38 miliardi di spese per la guerra, e poi non si trovano pochi spiccioli per 7 bambini (di cui non si menziona la nazionalità), perché, per noi TUTTI i bambini che scappano dalla guerra vanno aiutati e non solo quelli biondi con occhi azzurri!

Ancora una volta la nostra città si è distinta per l’acume e il proverbiale razzismo che solo gli opportunisti e neanche tanto intelligenti hanno: li accogliamo … ma il contributo per la mensa devono pagarlo!

Non sarebbe più giusto far pagare le tasse agli evasori?

Non sarebbe più corretto non buttare soldi comprando armi?

Cari bambini ucraini un giorno crescerete e sicuramente vi ricorderete di noi che non vi abbiamo lesinato armi, ma vi neghiamo un piatto di pasta …

La guerra prima o poi finirà ma la stupidità di chi ci governa resta.

Come nel 2018 a Lodi, Melegnano e San Giuliano Milanese le discriminazioni leghiste e del centro destra usando motivazioni pretestuose negarono l’accesso ai bambini stranieri alle mense scolastiche, fortunatamente la legge dette loro torto ravvisando comportamenti razzisti.

Ci uniamo al Santo Padre chiedendo che la logica dell’accoglienza, tanto sbandierata a parole, diventi realtà, senza nessuna distinzione di razza, sesso o religione.

Rivolgiamo un appello affinché si abbandonino quei partiti che come Penelope del XX secolo di giorno sono eco pacifisti e di notte mercanti d’armi.

Nessuno riuscirà a convincerci che con la benzina si spegne il fuoco, né con le armi si costruisce la pace e tantomeno facendo pagare un ticket-mensa si salva il bilancio comunale.

Non vogliamo solo ripudiare la guerra come recita il nostro bellissimo art. 11 della Costituzione.

Vogliamo ripudiare la stupidità e bandire per sempre l’egoismo e la disonestà che in maniera traversale caratterizzano i partiti e la società.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del partito della Rifondazione Comunista di Vigevano.

Roberto Guarchi :

Ricordo quando ci siamo mobilitati in piazza (unica forza politica) per il diritto alla mensa scolastica per tutti i bambini e le bambine. Era il 2012… Che rabbia: https://www.informatorevigevanese.it/…/mensa…/Dobbiamo avere “la certezza che la vergogna esista solo quando sbagliamo un passo di danza e non ogni volta che ci guardiamo allo specchio” (Subcomandante Marcos)

CONTRO LA CORSA AGLI ARMAMENTI

30 Marzo 2022

GIUSEPPE ABBA’

A Mortara, nel consiglio comunale del 24 marzo scorso il gruppo consiliare della Lega ha presentato un ordine del giorno sull’Ucraina inaccettabile.

Difatti si sosteneva il “pieno appoggio” all’azione del governo, dell’Unione Europea, della Nato.

Ho contrapposto un diverso ordine del giorno, basato sulla posizione sostenuta dal nostro Partito con il seguente testo:

“Il Consiglio comunale di Mortara condanna l’inaccettabile intervento militare russo contro l’Ucraina, che ha provocato una drammatica estensione della guerra, in corso già da 8 anni nelle regioni del Donbass, che aveva già provocato 14 mila vittime.

Parimenti il consiglio comunale di Mortara, richiamandosi all’art.11 della Costituzione “l’Italia ripudia la guerra”, è nettamente contrario alla decisione del governo italiano di mandare armi all’Ucraina, in quanto il fuoco non si spegne con la benzina ed è contrario all’aumento della spesa militare decisa da quasi tutto il Parlamento italiano fino a raggiungere il 2 per cento del PIL (38 miliardi di euro) come richiesto dagli Stati Uniti e dalla Nato.

Richiede al governo italiano di adoperarsi diplomaticamente per ottenere:

1) IL CESSATE IL FUOCO IMMEDIATO

2) L’APPLICAZIONE DEI DISATTESI ACCORDI DI MINSK

3) BLOCCARE L’ESPANSIONE DELLA NATO AD EST.

Inoltre il Consiglio comunale di Mortara invita il governo a rivedere la questione delle basi militari straniere (statunitensi e Nato) sul territorio nazionale, quantomeno allontanando i pericolosi depositi di bombe atomiche (presenti nelle basi di Ghedi ed Aviano).

Infine il Consiglio comunale di Mortara impegna l’Amministrazione comunale ad adoperarsi per l’aiuto a tutti coloro che fuggono dalle guerre, sia dall’Ucraina che dagli altri teatri di guerra.

Giuseppe Abba’

Consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista.

Ovviamente ho votato contro l’ordine del giorno leghista (votato invece da tutti gli altri gruppi consiliari, Lega, PD, Fratelli d’Italia) e ho depositato agli atti il mio ordine del giorno che ha ottenuto solo l’appoggio di UN consigliere comunale (il sottoscritto).

LAVORO, PASOLINI, AMBIENTE: TRE CONFERENZE DEL COLLETTIVO CULTURALE “ROSA LUXEMBURG”

19 marzo 2022

LAVORO, PASOLINI, AMBIENTE: TRE CONFERENZE DEL COLLETTIVO CULTURALE “ROSA LUXEMBURG”
Il lavoro oggi, Pier Paolo Pasolini, la questione climatica. Sono questi i temi al centro del ciclo di tre conferenze pubbliche organizzate per le prossime settimane dal collettivo culturale “Rosa Luxemburg” – Rete delle alternative di Vigevano.

Tutti gli incontri saranno a ingresso libero e si svolgeranno nei pomeriggi di sabato con inizio alle ore 15,30 presso la Sala polivalente “Giuseppe Franzoso” della Biblioteca Civica “Lucio Mastronardi” in corso Cavour 82 a Vigevano.

Saranno applicate le disposizioni anti-Covid vigenti al momento di ogni singola iniziativa.
«Le conferenze – spiega il collettivo nel comunicato stampa di presentazione – sono raggruppate sotto un significativo titolo: “Dignità umana, dignità del lavoro, dignità della natura. Cultura, movimenti sociali, politica” e hanno l’obiettivo di far conoscere ed approfondire alcune dinamiche importanti del nostro tempo.

Questi temi sono declinati nel mondo contemporaneo come “crisi globali”, come crisi economica, crisi ecologica-climatica e crisi epidemiologica. La conoscenza delle suddette dinamiche viene proposta come premessa culturale necessaria per un agire sociale e politico efficace».

Il primo appuntamento è in programma sabato 9 aprile con inizio alle ore 15,30 e sarà dedicato al tema “Il lavoro nel mondo contemporaneo: precarietà, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, salario minimo, reddito incondizionato, lavoro di cura e riproduzione sociale”.

I relatori saranno Andrea Fumagalli, docente all’Università di Pavia, la saggista Cristina Morini, e Nadia Rosa, responsabile regionale lavoro Prc-Se Lombardia.
Sabato 14 maggio (sempre con inizio alle ore 15,30) si svolgerà la seconda conferenza, dedicata a Pier Paolo Pasolini nel centenario dalla nascita. La sua “presenza profetica” sarà analizzata ed approfondita dai saggisti Francesco Muraro e Giorgio Riolo.

Infine, sabato 21 maggio (ore 15,30) verrà affrontato l’argomento “La giustizia ecologico-climatica e la giustizia sociale, la confluenza dei movimenti.

Dai movimenti antisistemici e dai Forum Sociali Mondiali ai nuovi movimenti”.

Ne parleranno Ilaria Falossi e Bjork Ruggeri, studentesse di Pavia e attiviste di “Fridays For Future”, insieme a Giorgio Riolo, esponente dalla “Rete delle alternative”.