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RIFONDAZIONE: IL 30 MARZO DAVANTI ALLA PREFETTURA DI MILANO PER I DIRITTI DELLE PERSONE OSPITI DELLE RSA

25 marzo 2022

Saremo mercoledì 30 marzo davanti alla prefettura di Milano per pretendere un atto di giustizia e di umanità da parte dei responsabili politici e amministrativi che regolano la vita delle RSA in tutta Italia, che ancora privano gli anziani del rapporto stabile con i loro parenti o lo organizzano in modalità che rendono l’incontro ancora più straziante e doloroso, se le mani non si possono incontrare e i corpi avvicinare.

Anche se i contagi sono in risalita, per il governo Draghi sembra che il Covid non ci sia più, dal 30 marzo saranno alleggerite le misure di precauzione, di distanziamento e l’obbligo del green pass, ma nelle case di riposo l’incubo continua e gli anziani continuano a vivere isolati e separati dal mondo   

La strage avvenuta nelle RSA, peraltro inspiegabilmente senza responsabili secondo i nostri tribunali, non ha insegnato nulla, ha solo aumentato vincoli e divieti per paura del contagio, fuga dalle responsabilità e soprattutto negazione dei diritti delle persone anziane e dei loro cari, ostacoli a riconnettere i legami umani e affettivi, che spesso alimentano in modo preminente la forza di un anziano per continuare a vivere.

Dietro questa insensibilità si nasconde un progetto politico, quello neoliberista: uno stato sociale minimo, che riduce progressivamente spesa sociale e sanitaria e nega il valore universale dei diritti.  Per aumentare le spese militari si richiamano i valori dell’Occidente e i diritti umani. Ma nelle RSA durante tutte le fasi della epidemia questi sono stati ampiamente accantonati e dismessi, perché intere generazioni sono state escluse dalla cura e dalla attenzione sociale e sanitaria.

È chiaro che il futuro degli anziani dovrebbe essere pensato e organizzato nelle proprie case, con pensioni dignitose e assistenza domiciliare integrata. Tutti e tutte capiscono che questa è l’unico progetto che rispetta fino in fondo la vita delle persone e la loro umanità. Ma la realtà si sviluppa in senso opposto.

La giornata del 30 vuol essere un SOS: ridiamo la possibilità di incontro nelle RSA, rimettiamo al centro della politica la costruzione di uno stato sociale che affronti organicamente la qualità di vita degli anziani.

Milano, 25/03/2022

Fabrizio Baggi, segretario regionale

Giovanna Capelli, responsabile regionale sanità

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia

25 Marzo 2022: Sciopero globale per il clima

24 marzo 2022

Tratto da: https://fridaysforfutureitalia.it/25-marzo-sciopero-globale-per-il-clima/

A PAVIA ORE 9 DAVANTI AL CASTELLO

Gli attivisti di Fridays For Future annunciano il prossimo Sciopero Globale per il Clima #PeopleNotProfit

Fridays For Future Italia si sta preparando per il prossimo Sciopero Globale per il Clima del 25 marzo 2022 per chiedere che i paesi del Nord del Mondo garantiscano dei risarcimenti climatici alle comunità più colpite e che i leader mondiali smettano di fare discorsi pieni di greenwashing e intraprendano una vera azione per la salvaguardia del clima.

I risarcimenti climatici richiesti non sono beneficenza, ma fanno parte di un processo di giustizia trasformativa in cui il potere politico tornerà alle persone e alle comunità. Non dovranno essere concessi sotto forma di “prestiti”, ma di “finanziamenti”, come una risposta alle richieste delle comunità indigene ed emarginate; per restituire le terre alle comunità, dare risorse a quelle più colpite dalla crisi climatica affinché possano adattarsi e compensare le perdite e i danni. Per una ridistribuzione della ricchezza globale, della tecnologia e dell’informazione, e del potere politico dal Nord globale al Sud globale e dall’alto al basso.

“Siamo stanchi di sentire le bugie scritte ad hoc dai pubblicitari delle multinazionali del fossile e dai governi che le sostengono. Questa volta scenderemo in piazza non solo per presentare le nostre richieste, ma per creare sistemi più ampi basati sull’amore, l’empatia e la cura delle nostre comunità che metteranno al primo posto la cura delle persone piuttosto che il denaro. Ci riuniremo il 25 marzo 2022 sotto l‘hashtag #PeopleNotProfit e continueremo a riunirci per la nostra visione condivisa di un pianeta migliore che sia equo verso tutti i suoi abitanti.” Spiega Martina Comparelli di Milano, una dei portavoce del movimento italiano.

“I leader mondiali di oggi devono permettere all’umanità e agli ecosistemi in generale di riprendersi dai traumi del presente e del passato che sono tuttora inflitti dagli stessi sistemi basati sull’avidità che hanno incoraggiato la schiavitù, il genocidio, l’ecocidio e il colonialismo”, ha affermato Ina-Maria Shikongo, dalla Namibia.

In Italia, come nel resto del mondo, tutti i cittadini sono invitati a scendere in piazza per far arrivare queste parole e queste rivendicazioni ad una classe politica che tuttora sembra totalmente ignara della reale gravità della crisi climatica.

Ulteriori dettagli saranno forniti prossimamente sui canali di comunicazione del movimento italiano.
Per maggiori informazioni sugli scioperi globali è possibile consultare fridaysforfuture.org/March25

Oro blu

24 marzo 2022

ADRIANO ARLENGHI

E’ un gesto semplice. Basta girare il rubinetto. Ci stupiremmo che non accadesse.

Un’acqua chiara e trasparente affonda nelle nostre mani e pulisce la nostra faccia, ogni mattina. A questo miracolo non ci facciamo poi molto caso. Tanto che spesso l’acqua la sprechiamo.

Anche se ora costa un po’ di più la utilizziamo in modo irrazionale. Non sarà così per sempre. Ormai la siccità che vediamo nei nostri campi, nelle rogge e nei fiumi maggiori, inizia a spaventarci.

Noi che siamo la terra più ricca di acqua vediamo scarseggiare la disponibilità. Guardiamo il cielo ed è sgombro di nuvole.

Ci fa piacere e inforchiamo la bici felici, ma siamo tirati per la giacchetta dai campi e dagli alberi che hanno sete e fanno man bassa delle riserve che conservano nelle radici.

Parliamo dell’oro blu. Ci ricordiamo di quella volta, quando Danielle, la figlia prediletta di Mitterand ci disse che le prossime guerre non sarebbe più state combattute per il petrolio od il gas come avviene ora, ma per l’accesso all’acqua.

Chiare fresche e dolci acque, ove le belle membra pose colei che sola a me par donna, recitava il Petrarca.

Altri tempi. Tempi felici. Il cambiamento climatico generato da un sistema economico che ha bisogno di essere corretto o cambiato, ci fa sapere che è quasi troppo tardi, oppure che avremo a disposizione una ventina di anni o poco più per interventi radicali, per cambiare strada e stili di vita.

Ma noi che diciamo di volere bene ai nostri nipotini e di fare i salti mortali per costruire per loro un futuro almeno accettabile, in realtà ce ne freghiamo.

Affondati nella società liquida del presente tendiamo a scacciare la parola futuro. E’ troppo faticosa da reggere e da coniugare. Ci penseranno i posteri, ci diciamo. Oppure la tecnologia, la scienza, il destino, il fato, la fortuna, la creatività, o qualcosa d’altro. Sappiamo che non sarà così, ma il pensarlo ci sgrava l’anima dal rimorso. Così regaliamo colombe e non prospettiva, giocattoli e non opportunità.

E poi ecco che invece di coalizzare l’umanità in una grande battaglia, l’unica etica, per riequilibrare risorse e giustizia, farnetichiamo sull’importanza di annettere pezzi di terra e bruciare le città con carri armati e bombe al fosforo. Che danni terribili producono non solo all’umanità che li sperimenta dentro alle proprie lacrime, ma anche all’ambiente.

Non è più possibile oggi nemmeno cantare, come suggeriva in una sua ballata Fabrizio De Andrè “e c’è chi aspetta la pioggia, per non piangere da solo”…

Chiunque può ritrovarsi rifugiato – rispetto e azioni umanitarie per tutte/i!

Pubblicato il 22 mar 2022

Olga Athaniti  e Stefano Galieni*

La guerra in Ucraina continua ancora- circa 3 milioni di persone (1,4 milioni di loro sono bambini) hanno attualmente lasciato la loro patria, mentre carovane di persone al confine con la Polonia e gli altri Stati vicini dell’Ucraina  crescono ogni giorno.

Ciò che sta realmente accadendo in Ucraina è un’invasione della Russia, in violazione di qualsiasi nozione di diritto internazionale, un intervento imperialista, come quelli effettuati dalla NATO o da altre grandi potenze negli ultimi anni in tutto il mondo, con conseguente perdita di vite umane, distruzione di interi paesi, creazione di enormi ondate di popolazioni di rifugiati.

Gli ucraini stanno vivendo oggi lo stesso amaro destino di milioni di altri, da così tanti anni, stanno lottando per salvare le loro vite e le vite dei loro figli.

La situazione che stiamo affrontando, non lascia spazio all’apatia: abbiamo bisogno, prima di tutto, di un forte movimento contro la guerra, ampio, dinamico e unito, per porre fine alla guerra. Un movimento per la pace simile a quelli degli anni Settanta, Ottanta e oltre, che avevano svolto un ruolo decisivo per giungere al cessate il fuoco. Dobbiamo anche fare uno sforzo congiunto per combattere le cause che portano alle guerre.

Il Partito della Sinistra Europea, in ogni Stato membro dell’UE, mobilita le sue forze, in collaborazione con le organizzazioni sociali e di base sul campo, in modo da ricevere, informare, trasportare, accogliere e rispondere ai bisogni fondamentali delle nuove ondate di rifugiati e per garantire l’inclusione dei bambini nell’istruzione.

Allo stesso tempo, esorta i governi degli Stati membri dell’UE a cancellare l’inaccettabile New pact on migration and asylum  e a riconoscere la necessità di creare corridoi legali e sicuri, nonché un serio piano di ricollocazione per tutti i rifugiati.

Il Partito della Sinistra Europea condanna in maniera netta il tentativo di discriminazione tra persone sradicate dagli orrori della guerra, le politiche di criminalizzazione del soccorso in mare, l’incapacità di affrontare decine di accuse rispetto alle deportazioni illegali di rifugiati, la chiusura delle frontiere tra gli Stati membri dell’UE, la militarizzazione dell’Europa contro tanti esseri umani disperati.

L’applicazione del diritto internazionale non può in nessun caso essere selettiva, né possono esserlo la sensibilità e l’umanità. La tragedia in corso del popolo ucraino lo rende chiaro: chiunque può ritrovarsi nelle condizioni di rifugiato quando i giochi e le scelte geopolitiche demoliscono ogni possibilità di coesistenza pacifica.

Chiediamo e abbiamo urgente bisogno di rispetto e di interventi umanitari per tutti coloro che ne hanno bisogno, per tutte le persone che rischiano la vita e che sono costrette a fuggire.

*Coordinatori del WG Migration, del Partito della Sinistra Europea

RIFONDAZIONE: VERGOGNOSO SCARICABARILE DI FONTANA E DELLA SUA MAGGIORANZA

22 marzo 2022

A due anni dall’inizio della pandemia Covid, mentre i parenti delle vittime ancora straziati dal dolore ricordano i loro cari, chiedono giustizia ai tribunali ed esigono dalle istituzioni l’individuazione delle responsabilità politiche,  per cui la Lombardia è diventata un caso internazionale, la Caporetto di una sanità  esaltata per la sua eccellenza incapace  di fermare la pandemia, Fontana ha lanciato un’altra freccia avvelenata, questa volta appoggiato da tutta la sua maggioranza in Consiglio Regionale.

È stata licenziata la relazione conclusiva della Commissione Regionale di inchiesta istituita sotto la pressione del numero dei decessi, delle denunce, delle inchieste, delle critiche dei vari ordini professionali, di medici e infermieri e Il Presidente Fontana risponde a queste critiche generalizzate autoassolvendosi e scaricando le responsabilità sulla OMS, sul Governo, sui tecnici, su tutti i soggetti che concorrono alla organizzazione della sanità.

Solo la Regione si è orientata in modo ineccepibile: un comportamento vergognoso; la tecnica dello scaricabarile si può sopportare dai bambini che temono la punizione.

In un adulto indica una assoluta inadeguatezza al compito, una perseveranza preoccupante nelle pratiche irresponsabili. Viene difeso l’impossibile.

L’opposizione in Consiglio non è stata in grado di rispondere a questa scandalosa relazione una presa di posizione unitaria.  Ci sarebbe stato bisogno che i Governi fermassero la protervia di Fontana e della sua giunta. Ma l’unione sacra del Governo Draghi non fa marciare né giustizia né verità e lascia così che parole al vento offendano la memoria di una strage che non deve passare alla storia impunita.

Rifondazione Comunista non se ne dimentica ed è a fianco di chi non beve le fandonie e vuole continuare la lotta.

Milano, 21/03/2022

Fabrizio BaggiSegretario Regionale

Giovanna CapelliResponsabile regionale Sanità

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia

Prima “clandestini”, ora profughi

21 marzo 2022

ARRIGONI RINO

Con le guerre svoltesi pochi anni fa in Afghanistan, in Libia, in Iraq e in altri stati, provocate dagli Usa per accaparrarsi materie prime (petrolio, gas ecc. ecc.), con bombardamenti mirati per “esportare democrazia”, colpendo ospedali e civili provocando migliaia di morti, hanno costretto molti popoli spaventati ed inorriditi dalle gravi conseguenze delle guerre ad emigrare dai propri paesi, sperando di trovare più pace e libertà verso l’Italia e l’Europa.

Nel nostro paese, governato dal centro destra e centro sinistra, hanno fatto leggi apposta per respingere i migranti dalla Libia e da altri paesi con  centri di detenzione senza diritti umani, respingimenti dei barconi e  delle navi umanitarie che soccorrevano chi ne aveva bisogno per evitare le loro morti.

Anche il Papa, durante queste numerose migrazioni, ha definito il mar Mediterraneo un cimitero.

Tutti coloro che con viaggi della disperazione tentavano di fuggire dalle guerre erano chiamati “clandestini”. Senza identità e senza diritti di accoglienza o senza corridoi umanitari per consentire gli spostamenti in modo più civile.

Una capitana di una nave di soccorso tedesca, non ha rispettato le leggi dei nostri governi Italiani ed ha applicato le leggi del mare universali salvando vite umane. Ne è nata una polemica tra Salvini e lei con conseguenti cause legali e campagne televisive contro chi aiutava, chi fuggiva dalle guerre.

Le tv e giornali in linea con i governi, attaccavano duramente tutti i giorni sui loro giornali chi proteggeva e difendeva i migranti senza specificare le cause dei flussi migratori.

Ora con l’attuale guerra scoppiata in Ucraina, contro la Russia, da condannare per le sue atrocità, si aiuta chi fugge dalla guerra non chiamandoli più clandestini, ma semplicemente “profughi”.

Una guerra provocata dall’espansionismo della Nato, con il supporto dell’Europa, per istallare le sue basi Nato sul territorio dell’Ucraina a pochi chilometri da Mosca.

Tutti i mass media italiani ed europei, allineati politicamente con la Nato, scoprono all’improvviso dell’importanza dell’accoglienza, del costruire corridoi umanitari, per aiutare i disperati profughi che fuggono dagli orrori della guerra in cerca di pace e una vita al sicuro dai continui bombardamenti e per la difesa della propria incolumità.

In tante città si sono manifestate cortei contro la guerra e per la solidarietà verso i profughi.

In queste drammatiche circostanze si è verificato quanto siano voltagabbana i mezzi di informazione.

Quando le guerre erano provocate dagli Usa, chi scappava erano chiamati clandestini da respingere, ora con la guerra in Ucraina profughi da accogliere.

Una contraddizione evidente, una strumentalizzazione dei cervelli tramite i media che martellano 24 ore su 24 l’opinione pubblica, nascondendo le verità e le cause della guerra, per assecondare i potenti guerrafondai al potere che devono vendere armi e poi spartirsi il bottino con le materie prime e i vari territori conquistati,  causando migliaia di vittime innocenti.

E’ stata volutamente calpestata anche la nostra amata Costituzione, nata dalla Resistenza e con il sacrificio di molti partigiani caduti per darci questa libertà dal nazifascismo e la pace.

Questa è l’amara costatazione . Il potere capitalista ed imperialista in tutto il mondo, usa tutti gli strumenti immaginabili e possibili per raggiungere il loro scopo per avere più profitti.

Condizionare con la sopraffazione delle armi, convincere tramite i mass media con la menzogna milioni di cervelli: questo è il loro intento.

Contro tutte le guerre, per la pace subito, contro tutte le falsità, restiamo umani come diceva un bravo compagno italiano morto per aiutare il popolo Palestinese.

L’ APPELLO DI YURII SHELIAZHENKO, IL CORAGGIOSO LEADER DEL MOVIMENTO PACIFISTA UCRAINO

21 marzo 2022

Slider“Yurii Sheliazhenko fa parte del direttivo della rete pacifista internazionale World Beyond War. Vive in Ucraina. È segretario esecutivo dell’Ukrainian Pacifist Movement e membro dell’Ufficio europeo per l’obiezione di coscienza.

Questo il suo appello:
“Viviamo in tempi difficili che richiedono coraggio per promuovere la pace. Quando nazioni vicine con una storia intrecciata cominciano a opprimersi, distruggersi e uccidersi a vicenda anno dopo anno, sul proprio territorio o invadendo il territorio del vicino…Quando scrivi su Facebook che la Carta delle Nazioni Unite richiede la risoluzione pacifica di tutte le controversie e che, pertanto, il presidente Putin della Russia e il presidente Zelenskyy dell’Ucraina dovrebbero cessare il fuoco e avviare colloqui di pace – e ricevi commenti pieni di oscenità e maledizioni…

Quando viene proclamata la legge marziale e la mobilitazione totale e i fucili vengono consegnati a migliaia di persone appena reclutate e i selfie con i fucili diventano di tendenza sui social e nessuno sa chi e perché qualcuno improvvisamente spara in strada…

Quando anche i civili in un condominio si preparano ad accogliere il nemico con le molotov, lo raccomanda l’esercito, e cancellano dalla loro chat un vicino percepito come un traditore solo perché ha invitato la gente a stare attenta, a non bruciare la casa comune e a non permettere ai militari di usare i civili come scudo umano…

Quando suoni lontani di esplosioni dalle finestre si mescolano nella mente con messaggi di morte e distruzione, e odio, e sfiducia, e panico, e chiamate alle armi, a più spargimento di sangue per la sovranità…
…è un’ora buia per l’umanità. Dobbiamo sopravvivere e superarla, e impedire che si ripeta.

Il Movimento pacifista ucraino condanna tutte le azioni militari da parte della Russia e dell’Ucraina nel contesto dell’attuale conflitto.

Condanniamo la mobilitazione militare e l’escalation dentro e fuori l’Ucraina, comprese le minacce di guerra nucleare.

Lanciamo un appello alla leadership di entrambi gli Stati e alle forze militari affinché facciano un passo indietro e si siedano davvero al tavolo dei negoziati. La pace in Ucraina e nel mondo può essere raggiunta solo in modo nonviolento. La guerra è un crimine contro l’umanità. Pertanto, siamo determinati a non sostenere alcun tipo di guerra e a lottare per la rimozione di tutte le cause di guerra. È difficile rimanere calmi e sani di mente ora, ma con il sostegno della società civile globale è più facile.

Purtroppo, anche i guerrafondai stanno spingendo la loro agenda in tutto il mondo. Chiedono più aiuti militari per l’Ucraina e sanzioni economiche distruttive contro la Russia. La Nato dovrebbe fare un passo indietro dal conflitto sull’Ucraina, aggravato dal suo sostegno allo sforzo bellico e dalle aspirazioni di adesione del governo ucraino all’Alleanza.

La Nato dovrebbe idealmente sciogliersi o trasformarsi in un’alleanza per il disarmo. L’Ucraina non dovrebbe schierarsi con nessuna grande potenza militare, che siano gli Stati Uniti, la Nato o la Russia. In altre parole, il nostro paese dovrebbe essere neutrale.

Il governo ucraino dovrebbe smilitarizzare, abolire la coscrizione, risolvere pacificamente le dispute territoriali riguardanti Donbass e Crimea e contribuire allo sviluppo di una futura governance globale nonviolenta, invece di cercare di costruire uno Stato nazionale del 20° secolo armato fino ai denti.

Sarà più facile negoziare con la Russia e i separatisti se si condividerà la visione che l’Ucraina, il Donbass e la Crimea in futuro saranno insieme su un pianeta unito senza eserciti e confini. Anche se alle élite manca il coraggio intellettuale di guardare al futuro, la comprensione pragmatica dei benefici del mercato comune dovrebbe aprire la strada alla pace.
Tutti i conflitti dovrebbero essere risolti al tavolo dei negoziati, non sul campo di battaglia; il diritto internazionale lo richiede e non c’è altro modo plausibile per risolvere le controversie emergenti dai traumatici eventi del 2014 a Kiev, Crimea e Donbass, dopo otto anni di spargimento di sangue da parte delle forze ucraine e filorusse e con l’attuale tentativo militarista aggressivo russo di annullare quel cambio di regime in Ucraina.

Invece di affogare nella rabbia gli ultimi legami umani, abbiamo bisogno più che mai di preservare e rafforzare i luoghi di comunicazione e cooperazione tra tutte le persone sulla Terra, e ogni sforzo individuale di questo tipo ha un valore.
La nonviolenza è lo strumento più efficace e progressivo per la governance globale e la giustizia sociale e ambientale, rispetto alle illusioni sulla violenza sistemica e la guerra come panacea, soluzione miracolosa per tutti i problemi socio-economici.

L’Ucraina e la Russia non hanno forse sofferto abbastanza per capire che la violenza non funziona? Putin e Zelenskyy dovrebbero impegnarsi in colloqui di pace seriamente e in buona fede, come politici responsabili e rappresentanti dei loro popoli, sulla base di interessi pubblici comuni, invece di combattere per posizioni che si escludono a vicenda.”

Yurii Sheliazhenko

(appello rilanciato dall’agenzia Pressenza)

LA COMUNE DI PARIGI (18 MARZO-28 MAGGIO 1871). Tra l’ “assalto al cielo” e la dura e terrena realtà del potere e delle armi dei dominanti.

20 marzo 2022

GIORGIO RIOLO

Nella primavera del 1971, centenario della Comune di Parigi, molti di noi, giovani e giovanissimi, cominciammo a conoscere, meglio e profondamente, questo passaggio decisivo nella storia dei movimenti di emancipazione, del movimento operaio in particolare. Avevamo comunque alle spalle il biennio 1968-69, e la scuola e la pedagogia e l’autoapprendimento della ondata trasformativa di quella particolare fase storica. In Italia, in Occidente e nel resto del mondo.

Da allora la Comune si è oggettivata nella nostra testa e nel nostro cuore come un “universale”, come un “simbolico”, oltre la concretezza, il “particolare” del suo accadere. Che ci ha trasformati e ci trasforma ulteriormente, al pari di passaggi decisivi della liberazione umana. Altri “assalti al cielo”, da Spartaco all’Ottobre 1917, al risveglio dei popoli coloniali, ecc.

Ogni universale, tuttavia, ha un corrispettivo fattuale, del corso storico reale, il particolare concreto, della dura realtà della storia e della società a cui si riferisce. E la Comune non sfugge a questa dialettica.

Gli avvenimenti della guerra franco-prussiana del settembre 1870, con la sconfitta di Sedan e la fine di Napoleone III e del Secondo Impero, costituiscono l’antecedente storico immediato. Così come la nascita della Repubblica e tutte le vicende e manovre di ceti politici borghesi francesi alle prese con la volontà della classe operaia, in primo luogo, e di artigiani e di piccolo-borghesi parigini, di non cedere alle armate prussiane di occupazione e di resistere ad oltranza all’assedio di Parigi.

Il problema è il popolo in armi. Con la Guardia Nazionale che non depone le armi così come ordina di fare il governo Thiers. Al tentativo fallito, il popolo parigino, alla cui guida sono esponenti proudhoniani, blanquisti, neogiacobini e internazionalisti seguaci di Marx, proclama la Comune, sul modello della “patria in pericolo” della Grande Rivoluzione del 1792-1794.

Il 18 marzo 1871 il governo, i ministri, l’Assemblea, i grandi faccendieri, la grande borghesia capitalistica e i grandi proprietari terrieri, con il codazzo di funzionari e di subordinati di varia natura, fuggono a Versailles. Parigi rimane in mano agli operai e artigiani e al popolo in armi della Guardia Nazionale.

La Comune durerà dal 18 marzo al 28 maggio. Nella sua breve esistenza essa ebbe da risolvere problemi e questioni grandi e adottare misure in corso d’opera. Molte inedite e di grande valore, esempi per la storia successiva delle rivoluzioni e dei movimenti sociali. Entro la difficile navigazione a vista tra, all’interno, disparità di vedute delle sue componenti e correnti, molte attenuate comunque dell’eccezionalità della situazione, e, all’esterno, i prussiani alle porte e le manovre e l’accerchiamento costante dei “versagliesi”, i dominanti costretti a rifugiarsi a Versailles.

Ricordiamo solo alcune misure adottate dalla Comune, per capire il valore della sua esperienza. 1. Elezione diretta di tutte le cariche. Dirigenti e funzionari revocabili in ogni momento. 2. Salario equivalente a quello di un operaio specializzato per ogni esponente e ogni carica, dai componenti del Consiglio ai magistrati, ai poliziotti, ai semplici funzionari e impiegati. 3. Non esercito professionale, ma popolo in armi. 4. Misure per il lavoro, con proibizione del lavoro notturno, a partire da quello dei fornai. Regolamentazione del lavoro femminile e minorile. 5. Asili, scuola elementare laica gratuita. 6. Partecipazione e ruolo attivo delle donne. “Unione delle donne per la difesa di Parigi” e due esemplari, nobili figure femminili alla testa dell’Unione, da ricordare sempre: Louise Michel, maestra e rivoluzionaria, e l’esiliata russa Elisabeth Dimitrieff, di origini nobili e divenuta seguace di Marx. 7. “Nei confronti dello Stato la religione è un affare privato”.

Marx ed Engels e il Consiglio Generale di Londra della Internazionale avevano ben chiaro in quale disperata condizione si stava compiendo questo “assalto al cielo”, questo esperimento di nuovo assetto sociale e politico, di autogoverno delle classi subalterne, di costruzione di uno Stato e di un mondo nuovi. Nelle circolari redatte da Marx, note come “Indirizzi” del Consiglio generale della Associazione Internazionale dei Lavoratori, si analizzano gli avvenimenti nello svolgersi degli stessi. Il terzo “Indirizzo”, letto da Marx al Consiglio generale due giorni dopo la tragica fine della Comune, è conosciuto come “La guerra civile in Francia”, ed è un capolavoro letterario nella analisi politica e nella esposizione dei fatti.

Egli aveva chiaro che le condizioni in cui si venne a trovare Parigi e il suo popolo in quel particolare momento esibivano un’alternativa secca. O capitolare e deporre le armi, con allora la “demoralizzazione” e la sconfitta senza ingaggiare lo scontro, o ingaggiare battaglia e provare a prendere il potere, ma in un contesto sfavorevole, molto difficile.

Due soli rilievi, da parte di Marx ed Engels, tra gli errori fatti. Il non aver marciato su Versailles prima che le forze militari versagliesi di Mac Mahon si riorganizzassero e venissero ampliate con reclutamenti vari, anche dei prigionieri di guerra francesi rilasciati dai prussiani. Il non aver messo le mani sulla Banca di Francia, per spingere la borghesia capitalistica e l’aristocrazia affinché costringessero il governo Thiers a cercare un compromesso con la Comune, e a non procedere nella repressione violenta e definitiva.

Rimaneva comunque il problema generale di ogni rivoluzione o di ogni insurrezione a Parigi e quindi anche della Comune. L’essere sempre isolata rispetto alla campagna francese, composta com’era di molti contadini beneficiati prima da Napoleone I e poi da Luigi Bonaparte. La Francia bonapartista e sciovinista per antonomasia.

L’ 8 maggio l’esercito versagliese, forte di 160mila uomini e dei cannoni ad esso ceduti dai prussiani, procedette all’attacco e al bombardamento continuo di Parigi. Il 21 maggio i soldati penetrarono in città e si abbandonarono a massacri, fucilazioni e sventramenti di uomini, donne e bambini. Fu la terribile “settimana di sangue” dal 21 al 28 maggio. Vennero passati per le armi circa 31mila comunardi, molti fucilati sul posto, compresi donne e bambini. Più di 38mila furono fatti prigionieri e deportati con estenuante marcia al campo di concentramento di Satory. Qui furono ulteriormente decimati. I sopravvissuti vennero deportati nella Nuova Calendonia, in Oceania. Negli scontri precedenti la “settimana di sangue”, erano caduti circa 10mila comunardi.

Un solo testimone. Non simpatizzante della Comune bensì del governo Thiers. Il corrispondente del “Times” di Londra scrisse il 29 maggio: “I francesi stanno scrivendo la pagina più nera della storia loro e dell’umanità”.

Nel settembre 1871 si tenne a Londra una Conferenza dell’Internazionale. In quell’occasione Marx fece intendere che la Comune costituiva un punto di svolta nella storia del movimento operaio e socialista. Occorreva prenderne atto. “La classe operaia deve costituirsi in partito politico”. Si trattava di formare partiti socialisti su base nazionale. Con relativa revisione delle forme politiche e organizzative e delle forme di lotta. Forme in relazione alle trasformazioni del capitalismo e della società borghese.

Engels, nella famosa “Introduzione” alla edizione del 1894 dello scritto di Marx “Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850”, espresse questa nuova visione. Le forme di lotta non potevano essere più le forme ottocentesche dello scontro armato di strada, con barricate, ecc. I prodromi di una visione che con molti passaggi intermedi giungerà alla concezione gramsciana della “rivoluzione in Occidente”.

Chi tenta l’ “assalto al cielo” confida molto sul “fattore soggettivo”, sul volontarismo, sullo spirito di abnegazione e di sacrificio. La generosità umana e la dignità morale sono indiscusse. Nel Novecento il filosofo marxista Ernst Bloch denominerà questa modalità dell’umano con la nozione di “corrente calda” della società e della storia. Essendo la esatta ricognizione del cosiddetto “fattore oggettivo”, delle condizioni oggettive, delle condizioni economiche, sociali e politiche, dei rapporti di forza tra le classi, ecc. la “corrente fredda” nella dinamica storica e sociale.

L’esperienza storica successiva alla Comune mostra molte cose. In primo luogo, la Comune e la Rivoluzione d’Ottobre, l’altro “assalto al cielo”, sono state sconfitte (il socialismo reale nel 1989), ma hanno trasformato il mondo. In secondo luogo, sempre alla luce dell’esperienza storica, piuttosto che di “rivoluzioni” puntiformi forse occorre parlare di avanzamenti, di incessanti trasformazioni di “lunga durata”, con possibili temporanei arretramenti sociali e politici. Sempre da tenere nel conto. Sempre avendo chiaro l’ammonimento dello stesso Bloch secondo cui il confidare solo sulla “corrente calda” può condurre all’avventurismo, al colpo di mano, all’inutile sacrificio, mentre il confidare solo sulla “corrente fredda” può condurre all’opportunismo, al considerare la realtà storica e sociale non trasformabile, immodificabile.

Per concludere, ecco il perché di questa nota nell’anniversario della Comune. La sua lezione rimane come punto fermo della “nostra” storia. Veramente, con le parole di Marx. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. E, noi aggiungiamo, dei movimenti antisistemici e di chi non crede o si adagia alla “fine della storia”.

giorgioriolo.it

Lettera alla città

19 marzo 2022

ADRIANO ARLENGHI

Mentre noi sosteniamo il disarmo e la nonviolenza per la pace, i governi (e il nostro Parlamento nella quasi totalità) e tutto il complesso militare industriale, non perdono occasione per accrescere le spese militari.

Mentre un mare di associazioni dal basso si spendono per la cura dell’ ambiente, della salute, dell’ istruzione e per il sostegno ai poveri di questa nostra triste umanità, in alto si ragione diversamente.

Fin dalla sua nascita come istituzione politica, l’Unione Europea si è definita come promotrice di pace, democrazia e diritti umani. Negli ultimi anni, tuttavia, ha cambiato rotta e ha iniziato a tracciare un percorso militarista che sta alimentando una nuova corsa agli armamenti e ponendo le basi per la guerra.

Obiettivo passare dai circa 25 miliardi l’anno attuali (68 milioni al giorno) ad almeno 38 miliardi l’anno (104 milioni al giorno). Io non so e non voglio sapere se Putin, Zelensky e gli altri oligarchi hanno pronta l’isola, il bunker, l’astronave per Marte o se sono semplicemente meno empatici, meno svegli, meno liberi o più malati di come ce li raccontiamo.

So che la guerra i popoli non la vincono mai, nemmeno quando la vincono i loro governi. I soldati muoiono o tornano a casa feriti nel corpo e nell’anima, spesso inadatti alla vita che avevano.

Gli ospedali, i ponti, le fabbriche le stazioni, le scuole vengono distrutte, le famiglie terrorizzate e divise, le terre bruciate e chi vive di questo – andando a scuola, coltivando la terra, guidando un treno, lavorando in fabbrica o in un ospedale – si ritrova senza la vita che aveva da vivere, con tutto da rifare.

La pace, invece, si fa una fatica porca a farla e a chiederla, ma è l’unica soluzione praticabile per chi di casa ne ha una e di stipendio pure e ha i figli sotto le armi e rischia ogni giorno in più di guerra di perdere tutto quello che ha.

La guerra è praticabile solo per chi produce e vende armi e non le imbraccia, solo per chi le guerre le sta a guardare in tv come si guardano le partite di calcio, facendo il tifo per una squadra e per l’altra senza capire quali sono realmente le squadre in campo: gli oligarchi contro i poveri cristi, in ogni guerra.

La pace, per i poveri cristi, non è un’utopia: è un’utopia la guerra, la pace e il disarmo sono l’unica via.

E’ necessario, a mio avviso, costruire anche a Mortara un Comitato per la Pace con alcune caratteristiche precise.

Il Comitato per la Pace si ispira ai valori della Costituzione Italiana e in particolare al ripudio della guerra così come sancito dall’articolo 11:“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Si ispira inoltre all’articolo 118 della Costituzione Italiana che all’ultimo comma recita: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

Si ispira inoltre ai valori di pace dello Statuto comunale. Il Comitato per la Pace è un organismo per la tutela di interessi collettivi, diffusi nella comunità, e intende dare rappresentanza comune paritetica ad associazioni e cittadini impegnati per la pace, richiedendo alle istituzioni di dare attuazione del principio di sussidiarietà sopra citato.

Il Comitato per la Pace:

1. è impegnato nella difesa della Costituzione

2. si ispira ai valori dell’antifascismo;

3. attua ogni iniziativa non violenta utile ad attuare l’articolo 11 della Costituzione;

4. opera nelle scuole proponendo l’educazione alla pace;

5. è basato sul volontariato, promuove la cittadinanza attiva e la partecipazione democratica;

6. richiede alle istituzioni l’attuazione del principio di sussidiarietà contenuto nell’articolo 118 della Costituzione in modo che venga favorita l’iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento delle attività di ripudio della guerra e di promozione della pace quali attività di interesse generale riconosciute e tutelate dalla Costituzione.

7. organizza manifestazioni pubbliche, cortei, sit-in, convegni, attività culturali e civili e ogni altra attività di sensibilizzazione, informazione e formazione.

Chiudiamo la televisione, scendiamo in strada e costruiamo dal basso una cultura ed un umanesimo che manca.