Categoria: Mondo

VIGEVANO – LA QUESTIONE CLIMATICA: CONFERENZA DEL COLLETTIVO “LUXEMBURG”

15 maggio 2022

“La giustizia ecologico-climatica e la giustizia sociale, la confluenza dei movimenti. Dai movimenti antisistemici e dai Forum Sociali Mondiali ai nuovi movimenti”.

E’ questo il tema al centro dell’ultima conferenza pubblica del ciclo di tre incontri a ingresso libero organizzati in queste settimane dal collettivo culturale “Rosa Luxemburg” – Rete delle alternative di Vigevano.

L’appuntamento è per sabato 21 maggio con inizio alle ore 15,30 presso la Sala polivalente “Giuseppe Franzoso” della Biblioteca Civica “Lucio Mastronardi” in corso Cavour 82 a Vigevano.

Il tema verrà affrontato da Ilaria Falossi e Bjork Ruggeri, studentesse di Pavia e attiviste di “Fridays For Future”, insieme a Giorgio Riolo, esponente dalla “Rete delle alternative”.

«Con quest’ultima conferenza – spiega il collettivo nel comunicato stampa di presentazione – vogliamo in particolare approfondire le questioni che sono declinate nel mondo contemporaneo come “crisi globali”, come crisi economica, crisi ecologica-climatica e crisi epidemiologica, analizzando allo stesso tempo il “fil rouge” che lega le esperienze dei Forum sociali mondiali e dei movimenti antisistemici alle rivendicazioni dei nuovi movimenti ambientalisti di protesta che negli ultimi anni vedono protagonisti soprattutto i giovani».

Saranno applicate le disposizioni anti-Covid vigenti al momento dello svolgimento dell’iniziativa.

GUERRA, MANIFESTA: 11 MAGGIO IN PIAZZA PER LA PACE, PER DARE VOCE A QUANTI DICONO NO ALLA GUERRA, SENZA DIFFERENZE DI COLORE POLITICO

10 maggio 2022

“Mentre Draghi sarà a Washington a prendere ordini dal Presidente Biden, con il concreto rischio di trascinare il nostro Paese attivamente nel conflitto, noi saremo in piazza per gridare insieme: NON IN NOSTRO NOME, NO ALLA GUERRA IN UCRAINA E SÌ ALLA PACE”.

Lo dichiarano in una nota le deputate di ManifestA, annunciando l’evento “LASCIAMO IL MONDO IN PACE. METTIAMOCI AL LAVORO, INSIEME”, che si terrà a Roma il prossimo 11 maggio alle ore 11:00 in piazza SS. Apostoli.

“L’iniziativa aperta a tutti e tutte a prescindere dal colore politico, che vuole unire e mobilitare la cittadinanza e tutte le persone che apertamente si stanno opponendo a questa guerra e all’invio di armamenti in Ucraina, sta registrando in queste ore il sostegno di molti volti conosciuti del mondo del giornalismo, della cultura e dello spettacolo, come: Moni Ovadia – Andrea Rivera – Vauro – Francesca Fornario – Angelo D’Orsi.

Moltissime le adesioni dell’associazionismo, del mondo accademico e della cittadinanza attiva, tra cui: Alfio Nicotra di “Un ponte per” – Cesare Antetomaso di “Giuristi democratici” – Associazione dei palestinesi in Italia API – Giuliano Girlando di “Paese Reale”  – Fabio Alberti della di “Rete Pace e Disarmo” – Sindacato dei Popoli Liberi  – Cambiare Rotta – Organizzazione Studentesca di Opposizione OSA.

Presenti forze politiche che si oppongono all’invio di armi, quindi tutti  i deputati e i senatori che hanno votato NO all’aumento della spesa militare.

Tutta la costellazione della sinistra, attivamente impegnata da settimane nel chiedere un immediato cessate il fuoco e l’attivazione di canali diplomatici per trovare una soluzione pacifica al conflitto: Paolo Ferrero, vicepresidente del Partito della Sinistra Europea – Maurizio Acerbo segretario Partito della Rifondazione Comunista – Giuliano Granato e Giorgio Cremaschi di Potere al Popolo,  Luigi de Magistris con DEMA – Sindacato Sifus  Confali – il sindacato USB, che ha appena organizzato a Roma il Congresso della Federazione Sindacale Mondiale.

Non saranno presenti in piazza ma aderiscono e sostengono attivamente la manifestazione: Ascanio Celestini e Vittorio Agnoletto”.

Concludono le deputate.

RIFONDAZIONE COMUNISTA

RIFONDAZIONE: AFGHANISTAN E ORA TOCCA AL BURKA

Lo scorso 7 maggio, il leader supremo dei talebani Hibatullah Akhundzada, ha reso obbligatorio per le donne l’uso del Burka, da lui ritenuto tradizionale e rispettoso, tutte le volte che si mostreranno in pubblico ma soprattutto davanti ad un uomo che non appartenga alla famiglia. Si ritorna indietro di vent’anni come nel precedente periodo talebano, si ritorna nel medioevo più oscuro, le donne provocano, sono portatrici di turbamenti anche solo se mostrano il viso.

Dopo che alle donne sono state vietate l’istruzione e il lavoro (persino alle vedove), dopo il divieto di viaggiare da sole per lunghe distanze (oltre i 72 kilometri), quello di partecipare alle feste anche quelle familiari, dopo  l’imposizione di  coprire il capo ora le si vuole nascondere completamente, renderle dei fantasmi e si aggiunge che dovranno rimanere chiuse in casa e uscire solo se avranno compiti importanti da svolgere pena condanne che prevedono anche il carcere.

Cosa ci si poteva aspettare da questo governo misogino e brutale?  Lo chiediamo a chi ha sostenuto la trattativa di Doha dicendo che i talebani erano cambiati. Lo chiediamo a chi è insensibile a tutto quello che sta succedendo in Afghanistan, lo chiediamo a chi è indifferente alle condizioni disumane riservate delle donne, a chi non si indigna per tutto questo, lo chiediamo al Governo, al Parlamento e al Ministro degli esteri che non spendono una parola su tutto quello che, anche loro, hanno permesso succedesse facendo ritornare i talebani in Afghanistan. Lo chiediamo a loro che in vent’anni di presenza nel paese non hanno provveduto alla sua ricostruzione e chiediamo alle forze democratiche di Sinistra di prendere posizione e di agire per portare l’attenzione tutto questo.

Non lasciamo le donne afghane da sole, tutte quelle donne che nel pericolo hanno continuato a manifestare e che per questo sono scomparse, sono state arrestate e qualcuna anche uccisa.

Non riconosciamo quel regime che brutalizza le donne, che calpesta i loro diritti, che utilizza la sharia per governare, sosteniamo le forze democratiche che esistono e che a fatica continuano a ribellarsi e a lottare.

Si istituisca, in collaborazione con le forze democratiche europee e afghane, un Osservatorio speciale per il monitoraggio delle violazioni e dei diritti umani che documenti le continue violazioni

Non rimaniamo in silenzio, mobilitiamoci, lo dobbiamo a tutte le donne afghane.

Milano, 10 maggio 2022

Fabrizio BaggiSegretario regionale

Giovanna CardarelliResponsabile Regionale Internazionalismo

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia

Gli americani…

20 Aprile 2022

“Gli Americani non si stancheranno mai di fomentare l’odio, scatenare le guerre e sterminare gli innocenti.

Essi vogliono il predominio sul mondo.

Creeranno nuovi poveri e nuovi schiavi pur di conservare i loro privilegi.

Mentiranno e faranno ricadere le colpe su altri, mentre commetteranno le peggiori nefandezze di questo mondo, pur di raggiungere il proprio profitto.”

Ernesto Che Guevara

Rompiamo il silenzio sulla recente invasione turca del Kurdistan meridionale

19 Aprile 2022

Mentre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sta cercando di svolgere il ruolo di mediatore nella guerra in Ucraina e di presentarsi come un pacificatore, ha lanciato una rinnovata offensiva militare su larga scala contro il Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale), un’altra campagna non provocata dalle forze armate turche per invadere, spopolare e occupare più aree. Ancora una volta, il vero volto di Erdogan, quello di aggressore e occupante, può essere visto in Kurdistan. La politica di negazione e guerra contro il popolo curdo è un principio centrale dello stato turco e della leadership di Erdogan, e gli sforzi trasparenti di Erdogan per agire come mediatore sulla scena interna servono solo a distrarre dal ruolo distruttivo che Erdogan continua a svolgere in Turchia, in Kurdistan e in tutta la regione.

Il 17 aprile lo Stato turco ha lanciato una nuova campagna militare volta ad occupare le aree di Şikefta Birîndara, Kurêjaro (Kurazhar) e Çiyayê Reş nella regione dello Zap nel Kurdistan meridionale. In questa campagna illegale transfrontaliera le forze armate turche hanno utilizzato artiglieria pesante, aerei da guerra, droni ed elicotteri e il trasporto aereo di forze di terra in elicottero nella regione come parte di un’offensiva di terra parallela. Dalla regione dello Zap, le forze turche mirano a estendere ulteriormente la loro occupazione nelle regioni di Metîna e Avaşîn-Basyan.

L’uso di armi pesanti e forze di terra rappresenta una grave minaccia per l’intera regione e l’unità tra i curdi in tutte le parti del Kurdistan e la diaspora è l’unica risposta a questa aggressione. Le recenti celebrazioni del Newroz del 21 marzo hanno visto la proclamazione di una posizione di unità nazionale curda e oltre 10 milioni di curdi nel Kurdistan settentrionale e in Turchia hanno inviato un chiaro messaggio a Erdogan che non si sarebbero piegati alla sua brutalità o alla sua politica di annientamento.

Milioni di curdi hanno fornito alla Turchia un percorso verso la pace e hanno espresso ai popoli della Turchia e del mondo che la libertà del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan aprirà la strada alla pace in Turchia e oltre. Le apparizioni con alcuni politici curdi del Kurdistan meridionale non aiuteranno Erdogan a nascondere la sua ostilità nei confronti del popolo curdo, poiché il suo track record di aggressione contro i curdi in varie parti del Kurdistan è ben consolidato. Le apparizioni con alcuni politici curdi del Kurdistan meridionale non aiuteranno Erdogan a nascondere la sua ostilità nei confronti del popolo curdo, poiché la sua comprovata esperienza di aggressione contro i curdi in varie parti del Kurdistan è ben consolidato.

Le recenti celebrazioni del Newroz hanno mostrato la realtà della coscienza nazionale curda e le aspirazioni alla libertà. Dopo il Newroz, le torture e gli omicidi di prigionieri politici curdi sono aumentati, così come gli attacchi agli uffici del progressista Partito democratico dei Popoli (HDP) e gli arresti di coloro che hanno partecipato alle celebrazioni di Newroz. Nel frattempo, in Rojava e nella Siria settentrionale e orientale, si sono intensificati gli attacchi aerei turchi contro i curdi.

Erdogan ora sta affrontando molte crisi interne, inclusa una terribile situazione economica, e sta disperatamente cercando di evitare la sua caduta intensificando la guerra dello stato turco contro i curdi per raccogliere il sostegno nazionalista in patria, mentre lavora per rafforzare la posizione della Turchia nell’arena diplomatica internazionale tramite il tentativo di svolgere il ruolo di mediatore nella crisi ucraina e rivendicare una posizione geostrategica unica tra NATO e Russia. Se il mondo continua a chiudere un occhio sull’aggressione di Erdogan, assisteremo a un aumento degli spargimenti di sangue, degli sfollamenti e dell’instabilità in tutto il Kurdistan e in Medio Oriente.

Dobbiamo rompere il silenzio sull’invasione turca del Kurdistan meridionale e agire!

 • Chiediamo a tutti i governi e alle organizzazioni internazionali, comprese le Nazioni Unite, la NATO, l’UE, il Consiglio d’Europa e la Lega araba, di intraprendere un’azione urgente contro questa violazione del diritto internazionale, di condannare inequivocabilmente questo crimine di aggressione e di chiedere che la Turchia ritiri le sue truppe dal Kurdistan meridionale

 • Chiediamo ai partiti politici, alle organizzazioni per i diritti umani, alle organizzazioni per la pace, ai sindacalisti e agli attivisti di opporsi a questa aggressione e occupazione turche

Consiglio esecutivo del Congresso nazionale del Kurdistan-KNK

18 aprile 2022

CAUSE E CONSEGUENZE DELLA GUERRA IN UCRAINA

14 Aprile 2022

Sabato 23 aprile 2022, a partire dalle ore 15, presso la sala San Martino Corso Garibaldi 69 Pavia, cercheremo di capire il perché di quello che sta succedendo in quella tormentata terra.

Da più di un mese assistiamo ad una guerra feroce tra la Russia e L’Ucraina, che tante sofferenze sta causando alla popolazione civile e tanta angoscia sta causando in tutta l’Europa, Russia compresa.

Come si è arrivati a questa situazione? Era possibile evitarla e soprattutto come risolverla? Sarà al centro della nostra discussione.

Soprattutto quali conseguenze questa guerra avrà sulle nostre economie? Quali conseguenze avrà sulle condizioni di vita e lavoro di milioni di cittadini Italiani e Europei?

Non ci sono dubbi che se lasciamo fare ai padroni del mondo, il rischio che ci trascinano in un conflitto ancora più ampio è molto alto, è necessario che si costruisca e si sviluppi nel nostro Paese una forte mobilitazione popolare per impedire un allargamento della guerra.

Occorre una forte mobilitazione per impedire che le conseguenze di tutto ciò non sia pagato dai ceti più deboli del nostro Paese.

Siamo ad una svolta storica in Europa e come ci insegnava Antonio Gramsci:

“Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri.”

Costruiamo velocemente un mondo nuovo

RIFONDAZIONE COMUNISTA, FED. DI PAVIA

Il lavoro nel mondo contemporaneo

12 Aprile 2022

Dignità umana, dignità del lavoro. Incontro per conoscere alcune dinamiche del nostro tempo. Una premessa culturale necessaria per un agire sociale e politico efficace.

Il lavoro nel mondo contemporaneo: precarietà, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, salario minimo, reddito incondizionato, lavoro di cura e riproduzione sociale. Questi i temi trattati nella conferenza tenuta nel pomeriggio del 9 aprile 2022, presso la Biblioteca “Lucio Mastronardi” in Corso Cavour, 82 a Vigevano.

Relatori: ANDREA FUMAGALLI docente all’Università di Pavia e NADIA ROSA – Responsabile regionale lavoro del Prc-Se Lombardia.

Grande risultato di Melenchon, lavoriamo anche in Italia per un’alternativa di sinistra

12 Aprile 2022

di Maurizio Acerbo* –

Ci complimentiamo con il compagno Jean-Luc Mélenchon per il risultato raggiunto nel primo turno delle elezioni presidenziali in Francia arrivando al terzo posto con una linea di sinistra alternativa ai neoliberisti, dai comuni fino al parlamento.
Si è schierato in queste settimane contro la guerra, contro la NATO e contro Putin. Ha costruito una proposta politica inclusiva, popolare, antiliberista e ecologista. Il programma della sua unione popolare era di sinistra vera e comprendeva l’età pensionabile a 60 anni, la riduzione per legge dell’orario di lavoro a 32 ore per 4 giorni alla settimana, patrimoniale e forte tassazione progressiva sulle grandi ricchezze, aumento del salario minimo, pensioni minime a 1400 euro, acqua come bene comune, rinazionalizzazione di servizi pubblici, energia, autostrade, trasporti.
Non a caso Melenchon ha scelto come slogan per la campagna “un altro mondo è possibile”, a testimoniare il filo rosso con il movimento altermondialista da Genova a Porto Alegre e la sinistra latinoamericana. La linea di Melenchon è simile a quella che proponiamo da anni in Italia al resto della sinistra e ai movimenti: netta rottura col Pd neoliberista e guerrafondaio, progetto unitario non identitario ma molto radicale. Il suo risultato ci incoraggia perché in Italia si è diffusa troppa rassegnazione sulla possibilità di costruire una proposta politica di sinistra radicale e non minoritaria. Lo spazio anche elettorale che oggi non c’è si può costruire se non si rinuncia a proporsi con le proprie idee e posizioni. Ricordiamo che Melenchon è sempre venuto a sostenere le liste che abbiamo promosso alle elezioni politiche dopo il 2008 e condividiamo il comune riferimento al gruppo la Sinistra a livello europeo. Quella di Melenchon non è una sinistra ornamentale che si accontenta di sopravvivere all’ombra di un PD sempre più a destra e guerrafondaio. Noi continuiamo a lavorare in questa direzione e per questo non abbiamo perseguito da anni una linea identitaria e autoreferenziale. Abbiamo pagato un forte prezzo in termini di visibilità per questa scelta ma è indispensabile.
Non ci interessa competere al chi è più comunista ma costruire un’alternativa. Il risultato francese conferma la necessità di superare le divisioni nella sinistra radicale che non sono un problema solo a casa nostra. Se non ci fosse stata la rottura qualche anno fa con il PCF – Parti Communiste Français – che comunque ha avuto una buona affermazione con il compagno Fabien Roussel – oggi Melenchon forse sarebbe in corsa per il ballottaggio.

È un buon segnale per tutta l’Europa che il complesso della sinistra radicale in Francia raccolga un quarto degli elettori. Si tratta di un risultato che ha radici nelle ondate di lotte sociali, negli scioperi generali a oltranza contro le riforme delle pensioni e del lavoro, nel movimento dei gilet gialli represso con inaudita violenza da Macron giustamente definito “il presidente dei ricchi”.

Noi di Rifondazione Comunista lavoriamo in Italia perché ci sia un movimento unitario popolare di alternativa ai Macron e Le Pen di casa nostra che, tra l’altro, votano tutti i giorni insieme in parlamento.

*segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea