Categoria: Mondo

FINO A QUANDO CI RACCONTERANNO BUGIE? DOBBIAMO ALZARE LA TESTA!

10 Aprile 2022

Davanti alla tragica guerra in corso in Ucraina non vogliamo dividerci tra la conta dei morti e la ricerca delle responsabilità.

Questo macabro lavoro lo lasciamo fare a quella grande parte dei mezzi d’informazione nazionali che si è messa l’elmetto: noi come la maggior parte degli italiani siamo contro tutte le guerre e quindi anche contro questo conflitto, fomentato da alcuni, iniziato da altri e patito da tutti.

Con questa guerra stanno facendo passare sopra la testa della gente tante ingiustizie che altrimenti non avrebbero potuto giustificare.

Ci raccontano che luce e gas sono aumentati a causa della guerra. Ma questa è una bugia: sono aumentati per le speculazioni finanziarie di quei pochi che ne traggono profitto sulle spalle di molti. Intanto arrivano i salassi delle bollette di luce e gas… Ci chiediamo in che Paese ci vogliono fare vivere!

Il presidente del Consiglio Draghi provoca domandando “vogliamo il condizionatore acceso o la pace?”.

Misera propaganda che ricorda tristemente il mussoliniano “o burro o cannoni”, che purtroppo gli italiani hanno conosciuto bene.

I sindacati confederali davanti a tutto ciò balbettano, mentre la gente comune deve scegliere se mangiare, curarsi oppure continuare a pagare tasse spropositate a questo governo che, con l’adesione convinta di quasi tutto il Parlamento, decide l’aumento delle spese militari. E poi si riempiono la bocca della parola “pace”!

Intanto hanno messo mano alle aliquote delle pensioni, introducendo da aprile un meccanismo che guarda caso favorisce soltanto le pensioni medio-alte.

Noi siamo gli unici che seriamente si battono per l’abolizione dei privilegi delle tante “caste” italiane e dei vitalizi.

Si stanno restringendo gli spazi di democrazia (ultima in ordine di tempo la provocazione al sindacato conflittuale USB) e si cammina spediti verso un’economia di guerra, alimentata dalla voracità del mercato capitalista che non guarda in faccia a nessuno, ma soltanto agli interessi di pochissimi e dei produttori di armi.

Devono smettere di raccontarci bugie!

Noi dobbiamo alzare la testa!


Circolo di Vigevano “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista

CONTRO LA GUERRA E L’AUMENTO DELLE SPESE MILITARI, PER LA PACE E LA COSTITUZIONE

Pubblicato il 5 apr 2022

Documento approvato dal Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista sabato 2 aprile

Il Comitato politico nazionale ribadisce le posizioni espresse dalla direzione con il documento FUORI LA GUERRA DALLA STORIA. CONTRO PUTIN E LA NATO, approvato lo scorso 5 marzo. 

Diciamo no all’aumento delle spese militari condiviso da tutte le forze di governo e dalla finta opposizione di destra che compete col PD per la testa dello schieramento guerrafondaio. L’aumento al 2% della spesa militare significa sottrarre enormi risorse alla sanità, all’istruzione, alla riconversione ecologica, ai servizi sociali, alla ricerca, all’occupazione. E’ una scelta che prepara ulteriori scenari di guerra e non ha alcuna motivazione di difesa del nostro paese.

Difendiamo la Costituzione “pacifista” che ci ha lasciato in eredità la Resistenza italiana e accusiamo il governo Draghi e la stragrande maggioranza del parlamento per la palese e gravissima violazione dell’articolo 11 che sancisce il ripudio della guerra con la scelta dell’invio delle armi, delle sanzioni, della co-belligeranza e dell’aumento delle spese militari. L’Italia è di fatto entrata nel conflitto e ormai siamo dentro un’economia di guerra le conseguenze ricadranno e già stanno ricadendo sulle cassi lavoratrici e popolari.

Denunciamo la fine del tabù nucleare. Ormai l’uso delle armi nucleari è tornato nel dibattito pubblico come opzione possibile persino nelle dichiarazioni dei presidenti di Russia e Stati Uniti. Il fatto che dal 1945 non sia esplosa la guerra atomica non ne cancella la minaccia. Mai come oggi è all’ordine del giorno la rivendicazione del disarmo nucleare.

Condanniamo l’invasione russa dell’Ucraina che costituisce una aperta violazione del diritto internazionale e l’espansionismo della NATO che ha determinato un’escalation irresponsabile. Siamo contro la guerra senza se e senza ma.

Rimaniamo fedeli agli ideali internazionalisti della migliore tradizione socialista, comunista e antifascista. La lotta contro la guerra parte dalla consapevolezza, per dirla con Brecht, che “il nemico marcia alla tua testa”.

Respingiamo le accuse di essere a favore di Putin rivolte a chi cerca di fermare la spirale della guerra e critica chi la alimenta. Non nutriamo alcuna simpatia per il revanscismo nazionalista, per le logiche di potenza, per le tendenze conservatrici di Putin che ne hanno fatto un punto di riferimento per la destra italiana. Non tifiamo per gli oligarchi russi, arricchiti grazie al saccheggio delle risorse e della proprietà pubblica dell’ex-URSS, né per gli oligarchi dell’ovest.

Diciamo no all’invio di armi da parte dei paesi dell’UE e della NATO all’Ucraina. Più si inasprisce il conflitto e più aumenta il numero delle vittime.

Diciamo no alla guerra per procura tra NATO e Russia di cui la prima vittima è il popolo ucraino. Ribadiamo che non si aiutano gli ucraini sostenendo gli orientamenti nazionalisti più oltranzisti e armandoli per una prosecuzione della guerra “fino alla vittoria”. Abbiamo denunciato fin dall’inizio l’intenzione di USA, Gran Bretagna e NATO di trasformare l’Ucraina in un nuovo Afghanistan. E’ evidente il palese impegno di USA e Gran Bretagna nell’ostacolare il negoziato e allontanare una soluzione pacifica del conflitto, come precedentemente nella delegittimazione degli accordi di Minsk.

Il riconoscimento del diritto dello stato ucraino alla difesa dall’invasione non implicava la rinuncia a svolgere un ruolo di mediazione da parte dell’UE e della stessa Italia con la scelta della co-belligeranza. Rivendichiamo il diritto di criticare le caratteristiche del nazionalismo ucraino, la riabilitazione dei criminali filonazisti come Stepan Bandera diventati eroi nazionali, le politiche discriminatorie, l’aggressione alle repubbliche di Donetsk e Lugansk, il mancato rispetto degli accordi di Minsk.

Rivendichiamo la nostra partecipazione alle carovane e alla solidarietà antifascista e internazionalista verso le popolazioni del Donbass e alla lotta contro i neonazisti ucraini responsabili di stragi atroci, a partire da quella di Odessa. Contro ogni revisionismo, denunciamo il silenzio complice della Ue sul coinvolgimento di forze neonaziste nel processo iniziato con Euromaidan nel 2014. Il rispetto della volontà popolare e dei diritti delle popolazioni russofone – attraverso il riconoscimento delle Repubbliche di Donesk e Lugansk o l’autonomia prevista dagli accordi di Minsk – avrebbe prevenuto la strumentale aggressione militare da parte del governo russo. La garanzia di un’Ucraina neutrale al di fuori della NATO avrebbe probabilmente evitato l’escalation.

Non facciamo analogie con il 1939 perchè la reductio ad hitlerum serve a chiudere lo spazio del dialogo e della trattativa indispensabili per costruire la pace. Quanto sta accadendo ricorda sempre più il 1914. Il mondo è sull’orlo della terza guerra mondiale.

La nuova guerra fredda con cui gli USA rispondono alla crisi della propria egemonia economica e politica planetaria sta diventando sempre più “calda”. L’Unione Europea ha finora scelto la subordinazione nel ricompattato blocco occidentale a guida USA con la scelta del riarmo nonostante una spesa già enormemente superiore a quella di Russia e Cina.

Siamo per l’uscita dalla NATO e il suo scioglimento. La NATO ha da tempo abbandonato ogni profilo “difensivo” assumendo il ruolo di forza militare globale ed è diventata un fattore di destabilizzazione.

Non ci arruoliamo e non mettiamo l’elmetto in testa. Restiamo umani. Rifiutiamo la propaganda di guerra, l’isteria bellicista, l’indecente ondata di russofobia, le ricostruzioni manichee.

Siamo al fianco di chi lotta per la pace in Russia e Ucraina, siamo contro la repressione del dissenso in Russia e in Ucraina. Siamo dalla parte delle vittime e dei popoli trascinati dentro la spirale della guerra.

Chiediamo un’accoglienza senza discriminazioni. L’invasione dell’Ucraina, così come tutti i conflitti di questo secolo, ha colpito soprattutto le popolazioni civili e costretto alla fuga chi non vuole o non può combattere. Ad oggi sono oltre 4 milioni i profughi, per lo più rimasti nei paesi confinanti in attesa di poter rientrare. Quasi 80 mila quelli giunti in Italia, al 90% donne e bambini. Due sono le considerazioni da fare: l’evacuazione è stata, nonostante i bombardamenti, resa possibile dall’applicazione per la prima volta da 21 anni della direttiva europea 55/2001 che consente di entrare in UE e ottenere una protezione valida fino a 2 anni, avere diritto all’assistenza sanitaria, all’istruzione, a poter lavorare, senza dover affrontare una complessa trafila burocratica. Una direttiva che non è stata applicata per nessun conflitto e che, per imposizione del gruppo Visegrad, non riguarderà coloro che fuggono dall’Ucraina ma non ne sono cittadini, in particolare studenti e persone che vi lavorano. L’applicazione della direttiva risale al 3 marzo, solo il 28 il Consiglio d’Europa ha deciso di fornire anche un minimo di sostegno economico ai profughi e il trasporto gratuito per chi vuole raggiungere un altro Paese europeo. La seconda considerazione riguarda l’Italia. Il Dpcm che ha recepito la direttiva è giunto solo il 31 marzo. Ad oggi il ministero dell’Interno ha garantito solo 13 mila posti per chi arriva, molte persone arrivate hanno trovato sostegno fra la comunità ucraina in Italia, la più grande d’Europa e fra le famiglie. Sono state fatte promesse ma, per l’ennesima volta, questo si dimostra un governo cialtrone e ipocrita, capace di trovare in poche ore centinaia di milioni per gli armamenti ma non di trovare le risorse per poche decine di migliaia di donne e bambini. Il tutto in un contesto che vede sempre più deprivarsi i diritti di chi giunge da altri paesi e da altre guerre in cui il colore della pelle di chi fugge è diverso. Rifiutiamo ogni trattamento differenziato e discriminatorio. Lavoriamo per una solidarietà e un’accoglienza per tutte/i.

Le classi popolari già stanno pagando il costo della guerra che aggiunge un nuovo disastroso fattore alla crescita del carovita con l’aumento delle bollette, del prezzo della benzina, dell’inflazione. La guerra viene usata dalla nostra classe dirigente anche per mettere in discussione la transizione ecologica con il ritorno al carbone e lo sblocco di progetti bloccati dalle lotte ambientaliste.

Bisogna coniugare la lotta per la pace a quella per la difesa delle condizioni di vita delle classi popolari e lavoratrici. La nostra campagna sociale va intrecciata con la mobilitazione contro la guerra. Vanno promossi in tutti i territori comitati contro la guerra, le spese militari e il carovita. Sosteniamo la petizione no alle spese militari.

Lavoriamo per lo sviluppo del movimento per la pace in Italia e in Europa su poche ma chiare discriminanti. Il successo della manifestazione convocata da Gkn, la convergenza con i Fridays For Future e ampie aree di movimento, è un segnale importante nella direzione giusta. Le posizioni di Cgil, Anpi, Arci, associazionismo pacifista segnalano – come i sondaggi – l’incrinatura del consenso verso le scelte del governo del PD e del governo.

Proponiamo a tutte le organizzazioni sindacali di rispondere alle scelte del governo con lo sciopero generale contro la guerra e l’aumento delle spese militari, per il blocco di tutti gli aumenti dei prezzi e delle bollette, consistenti aumenti salariali, il ripristino di meccanismi di difesa dall’inflazione per salari e pensioni, il contrasto ai licenziamenti, alla precarietà e al ripristino della Fornero, la richiesta di investimenti per la buona e piena occupazione, anche attraverso la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, nella riconversione ecologica delle produzioni e nel rilancio della sanità, della scuola, delle politiche per il diritto all’abitare, per i diritti sociali. Ci impegniamo a far crescere, dentro e fuori le organizzazioni sindacali, la parola d’ordine dello sciopero generale.

La guerra non ha fatto che confermare la necessità della costruzione di uno schieramento, di una coalizione sociale e politica, di alternativa alle forze politiche neoliberiste e guerrafondaie.

Riaffermiamo la linea uscita dal congresso anche in relazione alle prossime elezioni amministrative in cui tutto il partito è impegnato nella costruzione di liste e/o coalizioni alternative ai poli esistenti.

Lavoriamo per la convergenza dei movimenti, il rapporto unitario con le altre formazioni della sinistra, l’interlocuzione con tutte le aree della sinistra sociale e politica nella costruzione dell’opposizione, l’apertura del dibattito a livello nazionale a partire dagli appelli (per la sinistra, rossoverde, dei lavoratori) che in queste settimane hanno espresso un orientamento che va nella direzione da noi ampiamente condivisa. La nascita della componente Manifesta alla Camera è un passo positivo nella direzione che auspichiamo e per cui siamo attivamente impegnati.

Di fronte alla gravità dei fatti che stanno accadendo è giunto il tempo di costruire uno schieramento, una forza plurale, un movimento che si proponga al paese come alternativa al neoliberismo e alla guerra.

IL PARAGONE OLTRAGGIOSO E PERICOLOSO FRA L’INVIO DI ARMI ALL’UCRAINA E LA RESISTENZA

3 Aprile 2022

La necessità di muoversi verso il superamento degli stati-nazione.

di Raul Mordenti –

In occasione del bel Congresso dell’ANPI, la stampa di guerra (unanime e sfacciata come sempre) ha risollevato ancora il paragone fra la guerra in Ucraina e la Resistenza. Il paragone con la guerra partigiana di Liberazione per sostenere la necessità dell’invio di armi all’Ucraina invasa dalla Russia è la motivazione più oltraggiosa e – al tempo stesso – più insidiosa a sostegno della guerra. Tanto più se tale paragone è proposto non solo dalla nuova destra ultra-atlantica e bellicista rappresentata oggi dal PD ma anche da personalità come Luigi Manconi, Paolo Flores, Erri De Luca o altri ex di Lotta Continua e – purtroppo – non solo da costoro.

Il paragone con la Resistenza è anzitutto oltraggioso perché propone di mandare armi anche (o specialmente) a forze apertamente neo-naziste, cioè a milizie di volontari (inquadrate però nell’esercito regolare ucraino) le quali esibiscono svastiche, ritratti di Hitler e simboli nazisti, e che nella loro guerra in Donbass (in corso da otto anni, nel silenzio complice dell’Occidente, con 14.000 vittime nella minoranza russofona) si sono macchiate di stragi di civili, di torture e stupri “etnici”, addirittura teorizzati dal fondatore del “battaglione Azov” Andrij Biletsky (cfr. il documentato articolo di Marianna Cenere, del 4 marzo 2022, in www.micromega.net, un testo che almeno Paolo Flores dovrebbe conoscere bene). Senza contare la rivalutazione da parte del regime ucraino del criminale di guerra Bandera, a cui sono dedicate statue e celebrazioni, e i comizi in cui si invoca che la “gloriosa Ucraina” si liberi “dei russi e degli ebrei”.

Sia ben chiaro: se ricordo tutto questo non è per sostenere che tutti gli ucraini siano nazifascisti e meno che mai per giustificare l’invasione russa (che, come tutte le guerre di aggressione, non ha per me giustificazione alcuna) ma per evidenziare l’assoluta diversità del contesto storico che rende oltraggioso, improponibile e francamente poco onesto, il paragone con la Resistenza, o addirittura quello con la Shoà proposto spudoratamente da Zelensky al Parlamento israeliano. Senza contare le sostanziali differenze di tipo giuridico-politico su cui ha giustamente richiamato l’attenzione il presidente dell’ANPI Pagliarulo: l’Italia non ha dichiarato guerra alla Russia nè la Russia ha dichiarato guerra all’Italia, al contrario di quanto accadde nella II guerra mondiale fra l’URSS, gli Alleati e i partigiani da una parte e l’Asse nazifascista dall’altra. Con l’invio delle armi l’Italia entra in guerra, da cobelligerante, in una guerra contro la Russia mai dichiarata dal nostro Parlamento, con conseguenze future gravi e imprevedibili.

Se poi difendere con le armi il proprio territorio configurasse di per sé una situazione di Resistenza da armare e sostenere allora questa argomentazione si rivolgerebbe contro Zelensky e i suoi tifosi italiani, giacché anche il popolo del Donbass russofono è stato perseguitato e attaccato militarmente dall’Ucraina e in specie dalla sue milizie naziste. E ciò almeno a partire dal febbraio 2014, cioè dal golpe contro il presidente Yanukovich, un golpe appoggiato e sostenuto dagli USA quasi ufficialmente e alla luce del sole, con la guida di Victoria J. Nuland, oggi sottosegretario di Biden (dopo aver collaborato con Bush e Cheney). Costei ha confessato apertamente di aver finanziato quel golpe con 5 miliardi di dollari, così come Biden ha ufficialmente dichiarato (il 16 marzo u.s.) che da sette anni gli USA-NATO armano l’Ucraina e addestrano il suo esercito. Ma allora la guerra del Donbass, costata a quei popoli – lo ripetiamo – 14.000 morti in otto anni, è da considerarsi una Resistenza che giustificherebbe e anzi richiederebbe un sostegno militare esterno (questa volta russo)? Dunque è evidente che nemmeno i sostenitori italiani della guerra possono prendere sul serio il paragone con la Resistenza.

Ma si tratta di un paragone oltre che oltraggioso anche insidioso, perché ripropone un paradigma truffaldino già sperimentato dalla propaganda occidentale, sempre con esiti micidiali per la pace e per i popoli: Putin è il nuovo Hitler, come anche Khomeyini era “il nuovo Hitler”, anche Saddam Hussein era “il nuovo Hitler”, anche Milosevic era “il nuovo Hitler”, anche Assad era “il nuovo Hitler”, anche Bin Laden era “il nuovo Hitler”, anche i talebani erano “il nuovo Hitler”, così come anche Gheddafi era “il nuovo Hitler” etc., e – insomma – erano “nuovi Hitler” tutti coloro di cui l’Occidente riteneva opportuno sbarazzarsi con una guerra.
Ricordiamocelo: il vero Hitler (diciamo: “il vecchio Hitler”) ha teorizzato, progettato e cominciato concretamente a realizzare, su base razziale, un dominio assoluto sul mondo tramite la dittatura, la guerra, lo sterminio sistematico di intere popolazioni civili e il genocidio. Nulla di simile si era mai verificato prima nella storia del mondo, e nulla di simile si è verificato dopo.
Sono tuttavia esistite, ed esistono, orrende dittature, una peggiore dell’altra, e solo elencarle sarebbe troppo lungo per queste righe.

Ma la domanda è la seguente: l’esistenza di una dittatura impone e giustifica una guerra dell’Occidente contro il paese che di quella dittatura è vittima? Se i nostri liberal-democratici speditori di armi rispondono “sì” a questa domanda, allora essi debbono essere chiamati almeno alla coerenza, che si richiede in particolare quando, come i nostri liberal-democratici, si parla in nome di valori morali, anzi ostentando tale moralità; e dunque essi debbono proporre di intervenire militarmente contro la Turchia di Erdogan (fedele alleata nella NATO) o contro l’Ungheria di Orban (membro della CE), contro l’Egitto di Al Sisi, contro le feroci dittature dei paesi arabi con cui fa affari Renzi etc., per non dire delle dittature sostenute per decenni dagli USA nell’America Latina, in Africa o in estremo Oriente (qualcuno ricorda il Cile di Pinochet, l’Argentina di Videla, l’Indonesia, etc.?).

Escludendo la guerra, in quei casi a noi sarebbe invece bastato da parte dell’Occidente molto meno, ad esempio una politica internazionale di isolamento militare dei dittatori e di sostegno politico dei resistenti. Personalmente non ricordo un solo caso di invio di armi da parte dell’Occidente ai popoli in lotta contro le dittature (semmai l’Occidente ha sempre armato le dittature contro i popoli, lucrando ignobilmente, Italia in testa, sulla vendita delle armi ai dittatori), e francamente non ricordo neppure un solo caso in cui i nostri liberal-democratici con l’elmetto abbiano proposto l’invio di armi ai popoli in lotta contro le dittature. Sarà per mia distrazione, ma non ricordo neppure accorati appelli in tal senso da parte del PD, dei Manconi, dei Flores o dei De Luca. Dove si erano nascosti in quei casi gli imprescindibili “valori dell’Occidente”?
Siamo dunque nel regno della propaganda, e dell’ipocrisia.
Non voglio partecipare in alcun modo al festival dell’ipocrisia, e dunque non esito a pormi la più difficile e imbarazzante delle domande: tutte le lotte per avere un proprio stato nazionale sono da considerarsi legittime e da appoggiare con le armi?

Se va sostenuta una tale richiesta dell’Ucraina verso la Russia, allora va sostenuta anche la medesima richiesta della Crimea o delle repubbliche russofone del Donbass verso l’Ucraina.
È stata sostenuta con una guerra una tale richiesta del Kosovo verso la Serbia (violando il patto di pace sottoscritto, con il bel risultato di avere in Kosovo la più grande base NATO in Europa), ma è stata sostenuta anche la richiesta di una stato nazionale avanzata dai Palestinesi verso Israele? E per venire al cuore dell’Europa, e a casi certo storicamente assai più fondati del Kosovo: hanno diritto a un loro stato nazionale i Baschi e gli Irlandesi? E allora l’ETA e l’IRA andavano armate dai liberal-democratici occidentali? E hanno diritto a un loro stato nazionale i Catalani, che pure hanno stravinto un referendum? E gli Scozzesi? E i Corsi? E in Italia, le minoranze tedesche del Tirolo e quelle francesi della Val d’Aosta hanno diritto a un loro Stato nazionale, o almeno alla secessione per ricongiungersi ad altre madri-patrie? E la Sicilia? E la Sardegna? E – tanto per ridere un po’ – la Padania?
Anche a questo proposito gli esempi sarebbero purtroppo infiniti: il colonialismo ha lasciato come frutto avvelenato (ad esempio in Africa) dei confini del tutto artificiali, tracciati con il righello senza alcun riguardo per l’effettiva collocazione dei popoli e per la loro storia. Quei confini vanno stravolti? Magari con guerre infinite?
Direi di no, e penso dunque che sia invece necessario e urgente superare l’invenzione (tutta occidentale e in fondo recente) dello Stato-nazione per muoversi verso il superamento degli Stati, e per intanto dei confini, verso unità statali pluraliste e multinazionali. In fondo sognava questo il manifesto di Ventotene.
Esiste insomma un diritto dei popoli alla propria nazionalità (lingua, cultura, territorio, tradizioni etc.) ma non necessariamente a uno Stato nazionale. I Curdi ad esempio chiedono anzitutto libertà e rispetto per la loro nazionalità.

Si tratta di una direzione di ricerca impervia, ma storicamente necessaria, che deve muovere verso una federazione pacifica dei popoli, una Costituzione della Terra. Un percorso lungo, oggi difficile perfino da immaginare, ma l’alternativa a tale difficile percorso di pace è una sola: è la guerra di tutti contro tutti, poiché esistono forze potenti che sappiamo sempre pronte ad accendere le guerre, a gestirle, a sfruttarle per il profitto o per incrementare il consenso interno vellicando la bestia del nazionalismo (che poi significa il razzismo).
La politica, quella nobile e vera, è proprio ciò che rende possibile quello che sembra impossibile, ma è necessario.
Certo l’invio di armi, che esse arrivino al Governo ucraino o direttamente alle bande di volontari nazisti, con tutto questo c’entra ben poco, ed è anzi il contrario di ogni tentativo di fuoruscita dalla logica della guerra.
E la logica della guerra non possiamo più permettercela, dato che (come ha affermato papa Francesco) oggi non esistono più guerre giuste; perché c’è una novità, una terribile novità, anche rispetto ai terribili anni della II guerra mondiale: tale novità è la catastrofe atomica.

L’unica, ma ferrea, logica della guerra è infatti l’escalation: chi risulta sconfitto a un livello di guerra 1 darà vita a un livello di guerra 2, chi risulta sconfitto a questo livello di guerra 2 darà vita a un livello di guerra 3, e così via senza fine; fino a che una delle due parti non si dichiari sconfitta.
Ma questo nella guerra russo-ucraina non può accadere: non si possono dichiarare sconfitte né la Russia né l’Ucraina, la prima per evidenti motivi (fra l’altro perché non può accettare missili NATO a 30 secondi da Mosca), la seconda perché ha dietro di sè gli USA e la NATO (l’Europa dei banchieri servi non esiste politicamente) che utilizzano l’Ucraina per fare la guerra. Non per caso quando Putin ha cominciato a parlare dell’opzione nucleare il premier ucraino ha subito risposto che quella minaccia non contava niente. E la proposta della no fly zone è – né più né meno – che la proposta della guerra atomica, perché se (come ha spiegato Zelensky) ogni aereo russo sui cieli ucraini dovrà essere abbattuto dalla NATO, allora la risposta russa a questo livello di guerra non potrà che essere di livello ancora superiore, cioè la guerra atomica.

Siamo sull’orlo del baratro e la risposta sembra consistere nel dotarsi… di jodio. “Deus prius dementat quos perdere vult” (“Dio rende prima stupidi quelli che vuole perdere”).
Tutto questo ci impone di mettere in atto, e subito, il contrario del restare passivi e il contrario delle armi: impone ad esempio il soccorso vero, indiscriminato e tempestivo, alle vittime della guerra (ma come si può fare questo se si forniscono armi a uno dei contendenti?), impone l’intensificazione, non la rottura!, dei rapporti culturali, scientifici, artistici con le popolazioni in guerra, impone l’accoglienza dei profughi e dei naufraghi come nostri con-cittadini; e richiede tre cose: trattare, trattare, trattare, fino al compromesso benedetto che si chiama pace.

PAGHIAMOGLI LE ARMI MA NON IL TICKET MENSA…

1 Aprile 2022

Ma quando la smetteranno con questa tragica farsa?

Tutti insieme allegramente votano alla Camera e al Senato, un aumento di 38 miliardi di spese per la guerra, e poi non si trovano pochi spiccioli per 7 bambini (di cui non si menziona la nazionalità), perché, per noi TUTTI i bambini che scappano dalla guerra vanno aiutati e non solo quelli biondi con occhi azzurri!

Ancora una volta la nostra città si è distinta per l’acume e il proverbiale razzismo che solo gli opportunisti e neanche tanto intelligenti hanno: li accogliamo … ma il contributo per la mensa devono pagarlo!

Non sarebbe più giusto far pagare le tasse agli evasori?

Non sarebbe più corretto non buttare soldi comprando armi?

Cari bambini ucraini un giorno crescerete e sicuramente vi ricorderete di noi che non vi abbiamo lesinato armi, ma vi neghiamo un piatto di pasta …

La guerra prima o poi finirà ma la stupidità di chi ci governa resta.

Come nel 2018 a Lodi, Melegnano e San Giuliano Milanese le discriminazioni leghiste e del centro destra usando motivazioni pretestuose negarono l’accesso ai bambini stranieri alle mense scolastiche, fortunatamente la legge dette loro torto ravvisando comportamenti razzisti.

Ci uniamo al Santo Padre chiedendo che la logica dell’accoglienza, tanto sbandierata a parole, diventi realtà, senza nessuna distinzione di razza, sesso o religione.

Rivolgiamo un appello affinché si abbandonino quei partiti che come Penelope del XX secolo di giorno sono eco pacifisti e di notte mercanti d’armi.

Nessuno riuscirà a convincerci che con la benzina si spegne il fuoco, né con le armi si costruisce la pace e tantomeno facendo pagare un ticket-mensa si salva il bilancio comunale.

Non vogliamo solo ripudiare la guerra come recita il nostro bellissimo art. 11 della Costituzione.

Vogliamo ripudiare la stupidità e bandire per sempre l’egoismo e la disonestà che in maniera traversale caratterizzano i partiti e la società.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del partito della Rifondazione Comunista di Vigevano.

Roberto Guarchi :

Ricordo quando ci siamo mobilitati in piazza (unica forza politica) per il diritto alla mensa scolastica per tutti i bambini e le bambine. Era il 2012… Che rabbia: https://www.informatorevigevanese.it/…/mensa…/Dobbiamo avere “la certezza che la vergogna esista solo quando sbagliamo un passo di danza e non ogni volta che ci guardiamo allo specchio” (Subcomandante Marcos)

CONTRO LA CORSA AGLI ARMAMENTI

30 Marzo 2022

GIUSEPPE ABBA’

A Mortara, nel consiglio comunale del 24 marzo scorso il gruppo consiliare della Lega ha presentato un ordine del giorno sull’Ucraina inaccettabile.

Difatti si sosteneva il “pieno appoggio” all’azione del governo, dell’Unione Europea, della Nato.

Ho contrapposto un diverso ordine del giorno, basato sulla posizione sostenuta dal nostro Partito con il seguente testo:

“Il Consiglio comunale di Mortara condanna l’inaccettabile intervento militare russo contro l’Ucraina, che ha provocato una drammatica estensione della guerra, in corso già da 8 anni nelle regioni del Donbass, che aveva già provocato 14 mila vittime.

Parimenti il consiglio comunale di Mortara, richiamandosi all’art.11 della Costituzione “l’Italia ripudia la guerra”, è nettamente contrario alla decisione del governo italiano di mandare armi all’Ucraina, in quanto il fuoco non si spegne con la benzina ed è contrario all’aumento della spesa militare decisa da quasi tutto il Parlamento italiano fino a raggiungere il 2 per cento del PIL (38 miliardi di euro) come richiesto dagli Stati Uniti e dalla Nato.

Richiede al governo italiano di adoperarsi diplomaticamente per ottenere:

1) IL CESSATE IL FUOCO IMMEDIATO

2) L’APPLICAZIONE DEI DISATTESI ACCORDI DI MINSK

3) BLOCCARE L’ESPANSIONE DELLA NATO AD EST.

Inoltre il Consiglio comunale di Mortara invita il governo a rivedere la questione delle basi militari straniere (statunitensi e Nato) sul territorio nazionale, quantomeno allontanando i pericolosi depositi di bombe atomiche (presenti nelle basi di Ghedi ed Aviano).

Infine il Consiglio comunale di Mortara impegna l’Amministrazione comunale ad adoperarsi per l’aiuto a tutti coloro che fuggono dalle guerre, sia dall’Ucraina che dagli altri teatri di guerra.

Giuseppe Abba’

Consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista.

Ovviamente ho votato contro l’ordine del giorno leghista (votato invece da tutti gli altri gruppi consiliari, Lega, PD, Fratelli d’Italia) e ho depositato agli atti il mio ordine del giorno che ha ottenuto solo l’appoggio di UN consigliere comunale (il sottoscritto).

25 Marzo 2022: Sciopero globale per il clima

24 marzo 2022

Tratto da: https://fridaysforfutureitalia.it/25-marzo-sciopero-globale-per-il-clima/

A PAVIA ORE 9 DAVANTI AL CASTELLO

Gli attivisti di Fridays For Future annunciano il prossimo Sciopero Globale per il Clima #PeopleNotProfit

Fridays For Future Italia si sta preparando per il prossimo Sciopero Globale per il Clima del 25 marzo 2022 per chiedere che i paesi del Nord del Mondo garantiscano dei risarcimenti climatici alle comunità più colpite e che i leader mondiali smettano di fare discorsi pieni di greenwashing e intraprendano una vera azione per la salvaguardia del clima.

I risarcimenti climatici richiesti non sono beneficenza, ma fanno parte di un processo di giustizia trasformativa in cui il potere politico tornerà alle persone e alle comunità. Non dovranno essere concessi sotto forma di “prestiti”, ma di “finanziamenti”, come una risposta alle richieste delle comunità indigene ed emarginate; per restituire le terre alle comunità, dare risorse a quelle più colpite dalla crisi climatica affinché possano adattarsi e compensare le perdite e i danni. Per una ridistribuzione della ricchezza globale, della tecnologia e dell’informazione, e del potere politico dal Nord globale al Sud globale e dall’alto al basso.

“Siamo stanchi di sentire le bugie scritte ad hoc dai pubblicitari delle multinazionali del fossile e dai governi che le sostengono. Questa volta scenderemo in piazza non solo per presentare le nostre richieste, ma per creare sistemi più ampi basati sull’amore, l’empatia e la cura delle nostre comunità che metteranno al primo posto la cura delle persone piuttosto che il denaro. Ci riuniremo il 25 marzo 2022 sotto l‘hashtag #PeopleNotProfit e continueremo a riunirci per la nostra visione condivisa di un pianeta migliore che sia equo verso tutti i suoi abitanti.” Spiega Martina Comparelli di Milano, una dei portavoce del movimento italiano.

“I leader mondiali di oggi devono permettere all’umanità e agli ecosistemi in generale di riprendersi dai traumi del presente e del passato che sono tuttora inflitti dagli stessi sistemi basati sull’avidità che hanno incoraggiato la schiavitù, il genocidio, l’ecocidio e il colonialismo”, ha affermato Ina-Maria Shikongo, dalla Namibia.

In Italia, come nel resto del mondo, tutti i cittadini sono invitati a scendere in piazza per far arrivare queste parole e queste rivendicazioni ad una classe politica che tuttora sembra totalmente ignara della reale gravità della crisi climatica.

Ulteriori dettagli saranno forniti prossimamente sui canali di comunicazione del movimento italiano.
Per maggiori informazioni sugli scioperi globali è possibile consultare fridaysforfuture.org/March25

Oro blu

24 marzo 2022

ADRIANO ARLENGHI

E’ un gesto semplice. Basta girare il rubinetto. Ci stupiremmo che non accadesse.

Un’acqua chiara e trasparente affonda nelle nostre mani e pulisce la nostra faccia, ogni mattina. A questo miracolo non ci facciamo poi molto caso. Tanto che spesso l’acqua la sprechiamo.

Anche se ora costa un po’ di più la utilizziamo in modo irrazionale. Non sarà così per sempre. Ormai la siccità che vediamo nei nostri campi, nelle rogge e nei fiumi maggiori, inizia a spaventarci.

Noi che siamo la terra più ricca di acqua vediamo scarseggiare la disponibilità. Guardiamo il cielo ed è sgombro di nuvole.

Ci fa piacere e inforchiamo la bici felici, ma siamo tirati per la giacchetta dai campi e dagli alberi che hanno sete e fanno man bassa delle riserve che conservano nelle radici.

Parliamo dell’oro blu. Ci ricordiamo di quella volta, quando Danielle, la figlia prediletta di Mitterand ci disse che le prossime guerre non sarebbe più state combattute per il petrolio od il gas come avviene ora, ma per l’accesso all’acqua.

Chiare fresche e dolci acque, ove le belle membra pose colei che sola a me par donna, recitava il Petrarca.

Altri tempi. Tempi felici. Il cambiamento climatico generato da un sistema economico che ha bisogno di essere corretto o cambiato, ci fa sapere che è quasi troppo tardi, oppure che avremo a disposizione una ventina di anni o poco più per interventi radicali, per cambiare strada e stili di vita.

Ma noi che diciamo di volere bene ai nostri nipotini e di fare i salti mortali per costruire per loro un futuro almeno accettabile, in realtà ce ne freghiamo.

Affondati nella società liquida del presente tendiamo a scacciare la parola futuro. E’ troppo faticosa da reggere e da coniugare. Ci penseranno i posteri, ci diciamo. Oppure la tecnologia, la scienza, il destino, il fato, la fortuna, la creatività, o qualcosa d’altro. Sappiamo che non sarà così, ma il pensarlo ci sgrava l’anima dal rimorso. Così regaliamo colombe e non prospettiva, giocattoli e non opportunità.

E poi ecco che invece di coalizzare l’umanità in una grande battaglia, l’unica etica, per riequilibrare risorse e giustizia, farnetichiamo sull’importanza di annettere pezzi di terra e bruciare le città con carri armati e bombe al fosforo. Che danni terribili producono non solo all’umanità che li sperimenta dentro alle proprie lacrime, ma anche all’ambiente.

Non è più possibile oggi nemmeno cantare, come suggeriva in una sua ballata Fabrizio De Andrè “e c’è chi aspetta la pioggia, per non piangere da solo”…

Chiunque può ritrovarsi rifugiato – rispetto e azioni umanitarie per tutte/i!

Pubblicato il 22 mar 2022

Olga Athaniti  e Stefano Galieni*

La guerra in Ucraina continua ancora- circa 3 milioni di persone (1,4 milioni di loro sono bambini) hanno attualmente lasciato la loro patria, mentre carovane di persone al confine con la Polonia e gli altri Stati vicini dell’Ucraina  crescono ogni giorno.

Ciò che sta realmente accadendo in Ucraina è un’invasione della Russia, in violazione di qualsiasi nozione di diritto internazionale, un intervento imperialista, come quelli effettuati dalla NATO o da altre grandi potenze negli ultimi anni in tutto il mondo, con conseguente perdita di vite umane, distruzione di interi paesi, creazione di enormi ondate di popolazioni di rifugiati.

Gli ucraini stanno vivendo oggi lo stesso amaro destino di milioni di altri, da così tanti anni, stanno lottando per salvare le loro vite e le vite dei loro figli.

La situazione che stiamo affrontando, non lascia spazio all’apatia: abbiamo bisogno, prima di tutto, di un forte movimento contro la guerra, ampio, dinamico e unito, per porre fine alla guerra. Un movimento per la pace simile a quelli degli anni Settanta, Ottanta e oltre, che avevano svolto un ruolo decisivo per giungere al cessate il fuoco. Dobbiamo anche fare uno sforzo congiunto per combattere le cause che portano alle guerre.

Il Partito della Sinistra Europea, in ogni Stato membro dell’UE, mobilita le sue forze, in collaborazione con le organizzazioni sociali e di base sul campo, in modo da ricevere, informare, trasportare, accogliere e rispondere ai bisogni fondamentali delle nuove ondate di rifugiati e per garantire l’inclusione dei bambini nell’istruzione.

Allo stesso tempo, esorta i governi degli Stati membri dell’UE a cancellare l’inaccettabile New pact on migration and asylum  e a riconoscere la necessità di creare corridoi legali e sicuri, nonché un serio piano di ricollocazione per tutti i rifugiati.

Il Partito della Sinistra Europea condanna in maniera netta il tentativo di discriminazione tra persone sradicate dagli orrori della guerra, le politiche di criminalizzazione del soccorso in mare, l’incapacità di affrontare decine di accuse rispetto alle deportazioni illegali di rifugiati, la chiusura delle frontiere tra gli Stati membri dell’UE, la militarizzazione dell’Europa contro tanti esseri umani disperati.

L’applicazione del diritto internazionale non può in nessun caso essere selettiva, né possono esserlo la sensibilità e l’umanità. La tragedia in corso del popolo ucraino lo rende chiaro: chiunque può ritrovarsi nelle condizioni di rifugiato quando i giochi e le scelte geopolitiche demoliscono ogni possibilità di coesistenza pacifica.

Chiediamo e abbiamo urgente bisogno di rispetto e di interventi umanitari per tutti coloro che ne hanno bisogno, per tutte le persone che rischiano la vita e che sono costrette a fuggire.

*Coordinatori del WG Migration, del Partito della Sinistra Europea

Prima “clandestini”, ora profughi

21 marzo 2022

ARRIGONI RINO

Con le guerre svoltesi pochi anni fa in Afghanistan, in Libia, in Iraq e in altri stati, provocate dagli Usa per accaparrarsi materie prime (petrolio, gas ecc. ecc.), con bombardamenti mirati per “esportare democrazia”, colpendo ospedali e civili provocando migliaia di morti, hanno costretto molti popoli spaventati ed inorriditi dalle gravi conseguenze delle guerre ad emigrare dai propri paesi, sperando di trovare più pace e libertà verso l’Italia e l’Europa.

Nel nostro paese, governato dal centro destra e centro sinistra, hanno fatto leggi apposta per respingere i migranti dalla Libia e da altri paesi con  centri di detenzione senza diritti umani, respingimenti dei barconi e  delle navi umanitarie che soccorrevano chi ne aveva bisogno per evitare le loro morti.

Anche il Papa, durante queste numerose migrazioni, ha definito il mar Mediterraneo un cimitero.

Tutti coloro che con viaggi della disperazione tentavano di fuggire dalle guerre erano chiamati “clandestini”. Senza identità e senza diritti di accoglienza o senza corridoi umanitari per consentire gli spostamenti in modo più civile.

Una capitana di una nave di soccorso tedesca, non ha rispettato le leggi dei nostri governi Italiani ed ha applicato le leggi del mare universali salvando vite umane. Ne è nata una polemica tra Salvini e lei con conseguenti cause legali e campagne televisive contro chi aiutava, chi fuggiva dalle guerre.

Le tv e giornali in linea con i governi, attaccavano duramente tutti i giorni sui loro giornali chi proteggeva e difendeva i migranti senza specificare le cause dei flussi migratori.

Ora con l’attuale guerra scoppiata in Ucraina, contro la Russia, da condannare per le sue atrocità, si aiuta chi fugge dalla guerra non chiamandoli più clandestini, ma semplicemente “profughi”.

Una guerra provocata dall’espansionismo della Nato, con il supporto dell’Europa, per istallare le sue basi Nato sul territorio dell’Ucraina a pochi chilometri da Mosca.

Tutti i mass media italiani ed europei, allineati politicamente con la Nato, scoprono all’improvviso dell’importanza dell’accoglienza, del costruire corridoi umanitari, per aiutare i disperati profughi che fuggono dagli orrori della guerra in cerca di pace e una vita al sicuro dai continui bombardamenti e per la difesa della propria incolumità.

In tante città si sono manifestate cortei contro la guerra e per la solidarietà verso i profughi.

In queste drammatiche circostanze si è verificato quanto siano voltagabbana i mezzi di informazione.

Quando le guerre erano provocate dagli Usa, chi scappava erano chiamati clandestini da respingere, ora con la guerra in Ucraina profughi da accogliere.

Una contraddizione evidente, una strumentalizzazione dei cervelli tramite i media che martellano 24 ore su 24 l’opinione pubblica, nascondendo le verità e le cause della guerra, per assecondare i potenti guerrafondai al potere che devono vendere armi e poi spartirsi il bottino con le materie prime e i vari territori conquistati,  causando migliaia di vittime innocenti.

E’ stata volutamente calpestata anche la nostra amata Costituzione, nata dalla Resistenza e con il sacrificio di molti partigiani caduti per darci questa libertà dal nazifascismo e la pace.

Questa è l’amara costatazione . Il potere capitalista ed imperialista in tutto il mondo, usa tutti gli strumenti immaginabili e possibili per raggiungere il loro scopo per avere più profitti.

Condizionare con la sopraffazione delle armi, convincere tramite i mass media con la menzogna milioni di cervelli: questo è il loro intento.

Contro tutte le guerre, per la pace subito, contro tutte le falsità, restiamo umani come diceva un bravo compagno italiano morto per aiutare il popolo Palestinese.

L’ APPELLO DI YURII SHELIAZHENKO, IL CORAGGIOSO LEADER DEL MOVIMENTO PACIFISTA UCRAINO

21 marzo 2022

Slider“Yurii Sheliazhenko fa parte del direttivo della rete pacifista internazionale World Beyond War. Vive in Ucraina. È segretario esecutivo dell’Ukrainian Pacifist Movement e membro dell’Ufficio europeo per l’obiezione di coscienza.

Questo il suo appello:
“Viviamo in tempi difficili che richiedono coraggio per promuovere la pace. Quando nazioni vicine con una storia intrecciata cominciano a opprimersi, distruggersi e uccidersi a vicenda anno dopo anno, sul proprio territorio o invadendo il territorio del vicino…Quando scrivi su Facebook che la Carta delle Nazioni Unite richiede la risoluzione pacifica di tutte le controversie e che, pertanto, il presidente Putin della Russia e il presidente Zelenskyy dell’Ucraina dovrebbero cessare il fuoco e avviare colloqui di pace – e ricevi commenti pieni di oscenità e maledizioni…

Quando viene proclamata la legge marziale e la mobilitazione totale e i fucili vengono consegnati a migliaia di persone appena reclutate e i selfie con i fucili diventano di tendenza sui social e nessuno sa chi e perché qualcuno improvvisamente spara in strada…

Quando anche i civili in un condominio si preparano ad accogliere il nemico con le molotov, lo raccomanda l’esercito, e cancellano dalla loro chat un vicino percepito come un traditore solo perché ha invitato la gente a stare attenta, a non bruciare la casa comune e a non permettere ai militari di usare i civili come scudo umano…

Quando suoni lontani di esplosioni dalle finestre si mescolano nella mente con messaggi di morte e distruzione, e odio, e sfiducia, e panico, e chiamate alle armi, a più spargimento di sangue per la sovranità…
…è un’ora buia per l’umanità. Dobbiamo sopravvivere e superarla, e impedire che si ripeta.

Il Movimento pacifista ucraino condanna tutte le azioni militari da parte della Russia e dell’Ucraina nel contesto dell’attuale conflitto.

Condanniamo la mobilitazione militare e l’escalation dentro e fuori l’Ucraina, comprese le minacce di guerra nucleare.

Lanciamo un appello alla leadership di entrambi gli Stati e alle forze militari affinché facciano un passo indietro e si siedano davvero al tavolo dei negoziati. La pace in Ucraina e nel mondo può essere raggiunta solo in modo nonviolento. La guerra è un crimine contro l’umanità. Pertanto, siamo determinati a non sostenere alcun tipo di guerra e a lottare per la rimozione di tutte le cause di guerra. È difficile rimanere calmi e sani di mente ora, ma con il sostegno della società civile globale è più facile.

Purtroppo, anche i guerrafondai stanno spingendo la loro agenda in tutto il mondo. Chiedono più aiuti militari per l’Ucraina e sanzioni economiche distruttive contro la Russia. La Nato dovrebbe fare un passo indietro dal conflitto sull’Ucraina, aggravato dal suo sostegno allo sforzo bellico e dalle aspirazioni di adesione del governo ucraino all’Alleanza.

La Nato dovrebbe idealmente sciogliersi o trasformarsi in un’alleanza per il disarmo. L’Ucraina non dovrebbe schierarsi con nessuna grande potenza militare, che siano gli Stati Uniti, la Nato o la Russia. In altre parole, il nostro paese dovrebbe essere neutrale.

Il governo ucraino dovrebbe smilitarizzare, abolire la coscrizione, risolvere pacificamente le dispute territoriali riguardanti Donbass e Crimea e contribuire allo sviluppo di una futura governance globale nonviolenta, invece di cercare di costruire uno Stato nazionale del 20° secolo armato fino ai denti.

Sarà più facile negoziare con la Russia e i separatisti se si condividerà la visione che l’Ucraina, il Donbass e la Crimea in futuro saranno insieme su un pianeta unito senza eserciti e confini. Anche se alle élite manca il coraggio intellettuale di guardare al futuro, la comprensione pragmatica dei benefici del mercato comune dovrebbe aprire la strada alla pace.
Tutti i conflitti dovrebbero essere risolti al tavolo dei negoziati, non sul campo di battaglia; il diritto internazionale lo richiede e non c’è altro modo plausibile per risolvere le controversie emergenti dai traumatici eventi del 2014 a Kiev, Crimea e Donbass, dopo otto anni di spargimento di sangue da parte delle forze ucraine e filorusse e con l’attuale tentativo militarista aggressivo russo di annullare quel cambio di regime in Ucraina.

Invece di affogare nella rabbia gli ultimi legami umani, abbiamo bisogno più che mai di preservare e rafforzare i luoghi di comunicazione e cooperazione tra tutte le persone sulla Terra, e ogni sforzo individuale di questo tipo ha un valore.
La nonviolenza è lo strumento più efficace e progressivo per la governance globale e la giustizia sociale e ambientale, rispetto alle illusioni sulla violenza sistemica e la guerra come panacea, soluzione miracolosa per tutti i problemi socio-economici.

L’Ucraina e la Russia non hanno forse sofferto abbastanza per capire che la violenza non funziona? Putin e Zelenskyy dovrebbero impegnarsi in colloqui di pace seriamente e in buona fede, come politici responsabili e rappresentanti dei loro popoli, sulla base di interessi pubblici comuni, invece di combattere per posizioni che si escludono a vicenda.”

Yurii Sheliazhenko

(appello rilanciato dall’agenzia Pressenza)