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LA COMUNE DI PARIGI (18 MARZO-28 MAGGIO 1871). Tra l’ “assalto al cielo” e la dura e terrena realtà del potere e delle armi dei dominanti.

20 marzo 2022

GIORGIO RIOLO

Nella primavera del 1971, centenario della Comune di Parigi, molti di noi, giovani e giovanissimi, cominciammo a conoscere, meglio e profondamente, questo passaggio decisivo nella storia dei movimenti di emancipazione, del movimento operaio in particolare. Avevamo comunque alle spalle il biennio 1968-69, e la scuola e la pedagogia e l’autoapprendimento della ondata trasformativa di quella particolare fase storica. In Italia, in Occidente e nel resto del mondo.

Da allora la Comune si è oggettivata nella nostra testa e nel nostro cuore come un “universale”, come un “simbolico”, oltre la concretezza, il “particolare” del suo accadere. Che ci ha trasformati e ci trasforma ulteriormente, al pari di passaggi decisivi della liberazione umana. Altri “assalti al cielo”, da Spartaco all’Ottobre 1917, al risveglio dei popoli coloniali, ecc.

Ogni universale, tuttavia, ha un corrispettivo fattuale, del corso storico reale, il particolare concreto, della dura realtà della storia e della società a cui si riferisce. E la Comune non sfugge a questa dialettica.

Gli avvenimenti della guerra franco-prussiana del settembre 1870, con la sconfitta di Sedan e la fine di Napoleone III e del Secondo Impero, costituiscono l’antecedente storico immediato. Così come la nascita della Repubblica e tutte le vicende e manovre di ceti politici borghesi francesi alle prese con la volontà della classe operaia, in primo luogo, e di artigiani e di piccolo-borghesi parigini, di non cedere alle armate prussiane di occupazione e di resistere ad oltranza all’assedio di Parigi.

Il problema è il popolo in armi. Con la Guardia Nazionale che non depone le armi così come ordina di fare il governo Thiers. Al tentativo fallito, il popolo parigino, alla cui guida sono esponenti proudhoniani, blanquisti, neogiacobini e internazionalisti seguaci di Marx, proclama la Comune, sul modello della “patria in pericolo” della Grande Rivoluzione del 1792-1794.

Il 18 marzo 1871 il governo, i ministri, l’Assemblea, i grandi faccendieri, la grande borghesia capitalistica e i grandi proprietari terrieri, con il codazzo di funzionari e di subordinati di varia natura, fuggono a Versailles. Parigi rimane in mano agli operai e artigiani e al popolo in armi della Guardia Nazionale.

La Comune durerà dal 18 marzo al 28 maggio. Nella sua breve esistenza essa ebbe da risolvere problemi e questioni grandi e adottare misure in corso d’opera. Molte inedite e di grande valore, esempi per la storia successiva delle rivoluzioni e dei movimenti sociali. Entro la difficile navigazione a vista tra, all’interno, disparità di vedute delle sue componenti e correnti, molte attenuate comunque dell’eccezionalità della situazione, e, all’esterno, i prussiani alle porte e le manovre e l’accerchiamento costante dei “versagliesi”, i dominanti costretti a rifugiarsi a Versailles.

Ricordiamo solo alcune misure adottate dalla Comune, per capire il valore della sua esperienza. 1. Elezione diretta di tutte le cariche. Dirigenti e funzionari revocabili in ogni momento. 2. Salario equivalente a quello di un operaio specializzato per ogni esponente e ogni carica, dai componenti del Consiglio ai magistrati, ai poliziotti, ai semplici funzionari e impiegati. 3. Non esercito professionale, ma popolo in armi. 4. Misure per il lavoro, con proibizione del lavoro notturno, a partire da quello dei fornai. Regolamentazione del lavoro femminile e minorile. 5. Asili, scuola elementare laica gratuita. 6. Partecipazione e ruolo attivo delle donne. “Unione delle donne per la difesa di Parigi” e due esemplari, nobili figure femminili alla testa dell’Unione, da ricordare sempre: Louise Michel, maestra e rivoluzionaria, e l’esiliata russa Elisabeth Dimitrieff, di origini nobili e divenuta seguace di Marx. 7. “Nei confronti dello Stato la religione è un affare privato”.

Marx ed Engels e il Consiglio Generale di Londra della Internazionale avevano ben chiaro in quale disperata condizione si stava compiendo questo “assalto al cielo”, questo esperimento di nuovo assetto sociale e politico, di autogoverno delle classi subalterne, di costruzione di uno Stato e di un mondo nuovi. Nelle circolari redatte da Marx, note come “Indirizzi” del Consiglio generale della Associazione Internazionale dei Lavoratori, si analizzano gli avvenimenti nello svolgersi degli stessi. Il terzo “Indirizzo”, letto da Marx al Consiglio generale due giorni dopo la tragica fine della Comune, è conosciuto come “La guerra civile in Francia”, ed è un capolavoro letterario nella analisi politica e nella esposizione dei fatti.

Egli aveva chiaro che le condizioni in cui si venne a trovare Parigi e il suo popolo in quel particolare momento esibivano un’alternativa secca. O capitolare e deporre le armi, con allora la “demoralizzazione” e la sconfitta senza ingaggiare lo scontro, o ingaggiare battaglia e provare a prendere il potere, ma in un contesto sfavorevole, molto difficile.

Due soli rilievi, da parte di Marx ed Engels, tra gli errori fatti. Il non aver marciato su Versailles prima che le forze militari versagliesi di Mac Mahon si riorganizzassero e venissero ampliate con reclutamenti vari, anche dei prigionieri di guerra francesi rilasciati dai prussiani. Il non aver messo le mani sulla Banca di Francia, per spingere la borghesia capitalistica e l’aristocrazia affinché costringessero il governo Thiers a cercare un compromesso con la Comune, e a non procedere nella repressione violenta e definitiva.

Rimaneva comunque il problema generale di ogni rivoluzione o di ogni insurrezione a Parigi e quindi anche della Comune. L’essere sempre isolata rispetto alla campagna francese, composta com’era di molti contadini beneficiati prima da Napoleone I e poi da Luigi Bonaparte. La Francia bonapartista e sciovinista per antonomasia.

L’ 8 maggio l’esercito versagliese, forte di 160mila uomini e dei cannoni ad esso ceduti dai prussiani, procedette all’attacco e al bombardamento continuo di Parigi. Il 21 maggio i soldati penetrarono in città e si abbandonarono a massacri, fucilazioni e sventramenti di uomini, donne e bambini. Fu la terribile “settimana di sangue” dal 21 al 28 maggio. Vennero passati per le armi circa 31mila comunardi, molti fucilati sul posto, compresi donne e bambini. Più di 38mila furono fatti prigionieri e deportati con estenuante marcia al campo di concentramento di Satory. Qui furono ulteriormente decimati. I sopravvissuti vennero deportati nella Nuova Calendonia, in Oceania. Negli scontri precedenti la “settimana di sangue”, erano caduti circa 10mila comunardi.

Un solo testimone. Non simpatizzante della Comune bensì del governo Thiers. Il corrispondente del “Times” di Londra scrisse il 29 maggio: “I francesi stanno scrivendo la pagina più nera della storia loro e dell’umanità”.

Nel settembre 1871 si tenne a Londra una Conferenza dell’Internazionale. In quell’occasione Marx fece intendere che la Comune costituiva un punto di svolta nella storia del movimento operaio e socialista. Occorreva prenderne atto. “La classe operaia deve costituirsi in partito politico”. Si trattava di formare partiti socialisti su base nazionale. Con relativa revisione delle forme politiche e organizzative e delle forme di lotta. Forme in relazione alle trasformazioni del capitalismo e della società borghese.

Engels, nella famosa “Introduzione” alla edizione del 1894 dello scritto di Marx “Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850”, espresse questa nuova visione. Le forme di lotta non potevano essere più le forme ottocentesche dello scontro armato di strada, con barricate, ecc. I prodromi di una visione che con molti passaggi intermedi giungerà alla concezione gramsciana della “rivoluzione in Occidente”.

Chi tenta l’ “assalto al cielo” confida molto sul “fattore soggettivo”, sul volontarismo, sullo spirito di abnegazione e di sacrificio. La generosità umana e la dignità morale sono indiscusse. Nel Novecento il filosofo marxista Ernst Bloch denominerà questa modalità dell’umano con la nozione di “corrente calda” della società e della storia. Essendo la esatta ricognizione del cosiddetto “fattore oggettivo”, delle condizioni oggettive, delle condizioni economiche, sociali e politiche, dei rapporti di forza tra le classi, ecc. la “corrente fredda” nella dinamica storica e sociale.

L’esperienza storica successiva alla Comune mostra molte cose. In primo luogo, la Comune e la Rivoluzione d’Ottobre, l’altro “assalto al cielo”, sono state sconfitte (il socialismo reale nel 1989), ma hanno trasformato il mondo. In secondo luogo, sempre alla luce dell’esperienza storica, piuttosto che di “rivoluzioni” puntiformi forse occorre parlare di avanzamenti, di incessanti trasformazioni di “lunga durata”, con possibili temporanei arretramenti sociali e politici. Sempre da tenere nel conto. Sempre avendo chiaro l’ammonimento dello stesso Bloch secondo cui il confidare solo sulla “corrente calda” può condurre all’avventurismo, al colpo di mano, all’inutile sacrificio, mentre il confidare solo sulla “corrente fredda” può condurre all’opportunismo, al considerare la realtà storica e sociale non trasformabile, immodificabile.

Per concludere, ecco il perché di questa nota nell’anniversario della Comune. La sua lezione rimane come punto fermo della “nostra” storia. Veramente, con le parole di Marx. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. E, noi aggiungiamo, dei movimenti antisistemici e di chi non crede o si adagia alla “fine della storia”.

giorgioriolo.it

Giulietto Chiesa, giornalista, saggista e profondo conoscitore della Russia. Video del 2015.

15 marzo 2022

L’attuale guerra in Ucraina ha cause che risalgono indietro nel tempo. Per questo proponiamo questo video di Giulietto Chiesa che era un profondo conoscitore dell’Unione sovietica e degli Stati alleati della Nato.

E’ un’analisi molto simile a quella dell’articolo della rivista marxista americana “Monthly Review” tradotto dal nostro segretario nazionale Acerbo e pubblicata sul sito nazionale del Partito della Rifondazione Comunista.

Nel contempo ribadiamo la nostra posizione: siamo contro l’intervento militare russo che, oltre ai gravi costi umani, offre il fianco al furore bellicista dell’Occidente (che non aspettava altro).

Siamo contrari ai colossali progetti di riarmo che saranno pagati dai ceti popolari in termini di ulteriori tagli alla sanità, alla scuola, ai servizi pubblici.

Siamo contro l’invio di armi all’Ucraina. Siamo per il cessate il fuoco e per negoziati che possano ripristinare gli accordi di Minsk.

Siamo per allontanare le basi militari straniere dal nostro territorio e per realizzare la parola d’ordine “FUORI L’ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL’ITALIA”.

Partito della Rifondazione Comunista, Fed. di Pavia

Giulietto Chiesa spiega cosa sarebbe successo fra UCRAINA (Nato) e RUSSIA con 7anni di anticipo, 2015

Rifondazione: gravissima circolare dello Stato Maggiore dell’Esercito. Ci prepariamo a combattere

Pubblicato il 15 mar 2022

Gravissima la circolare dello Stato Maggiore dell’Esercito datata 9 marzo. Il nostro esercito si prepara a combattere. E’ la dimostrazione lampante che il nostro Paese è già parte co-belligerante nel conflitto in corso. Cittadini/e sono tenuti all’oscuro di come il governo ci stia sciaguratamente trascinando in una guerra i cui sviluppi, se si continua su questa strada, saranno devastanti. Chi ha prestato servizio nelle forze armate negli ultimi trent’anni non ha mai visto una circolare dello stato maggiore dell’Esercito di questo tenore. A questa sciagurata mobilitazione di truppe si aggiunga che ancora non è dato sapere che tipo di armamento stiamo inviando in Ucraina. Il governo chiarisca immediatamente al Paese.

Bisogna fermare questa spirale di guerra.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Gregorio Piccin, responsabile pace del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

la circolare è in allegato.

MANIFESTAZIONE A PAVIA, DOMENICA 20 MARZO, ORE 17, PIAZZA DELLA VITTORIA

14 marzo 2022

CONTRO LA GUERRA! Condanniamo l’invasione dell’Ucraina attuata dalla Russia di Putin.

Non crediamo ai “bombardamenti chirurgici” e alla finta retorica antifascista di un regime che perseguita i suoi stessi cittadini se osano opporsi alla guerra. Siamo solidali a chi in Russia scende in piazza e come noi protesta contro la guerra, sfidando la repressione.

CONTRO L’INTERVENTISMO OCCIDENTALE!

Le grandi potenze occidentali hanno seminato morte, sfruttamento e distruzione in tutto il mondo con le loro “guerre umanitarie” e con la loro ipocrisia. Si sono interessate all’Ucraina solo per i propri interessi e la abbandoneranno quando non servirà più, come hanno sempre fatto. Non ci facciamo arruolare nello scontro catastrofico tra l’espansionismo della NATO e la “sfera d’influenza” russa. Non accettiamo che in Italia e in Europa si tagli la spesa sociale per aumentare la spesa militare.

CONTRO L’ODIO NAZIONALISTA!

Ogni popolo ha diritto di esistere e di scegliere il suo futuro. Conosciamo la ferocia dei nazionalisti ucraini, che hanno ucciso nel Donbass il nostro concittadino Andy Rocchelli, e che senza farsi scrupoli hanno armato gruppi neonazisti come il famigerato battaglione Azov. Anche per questo non crediamo all’invio di armi allo Stato ucraino, usato dalla NATO per portare avanti una guerra per procura contro la Russia. Rifiutiamo la logica di punire indiscriminatamente il popolo russo e addirittura censurare la cultura russa per i crimini del suo governo.

FRONTIERE APERTE per tutti, per chiunque fugge dalla guerra, dalle persecuzioni e dalla povertà. Deve valere per i profughi ucraini, deve valere per i disertori da entrambi i lati del fronte, deve valere per chi è di qualsiasi altra nazionalità e provenienza. L’Europa deve accogliere, senza discriminarli e senza sfruttarli, i migranti che vengono da noi a cercare protezione, lavoro, un futuro per i loro bambini.

PRIME ADESIONI:


ANPI Pavia sez. Onorina Pesce Brambilla, Sinistra Classe Rivoluzione, Partito Comunista dei Lavoratori, Liberi Tutti, Rifondazione Comunista, Giovani Comunisti, 6.000 Sardine, ARCI Pavia com. provinciale, ANPI Cologno Monzese 

Ci avete rotto!

11 marzo 2022

ADRIANO ARLENGHI

Come se non bastassero la crisi ecologica e quella climatica, prossima al punto di non ritorno, la crisi economica e sociale che ha aumentato drammaticamente le diseguaglianze fra le persone, la crisi sanitaria che ha stravolte per due anni e non è ancora finita le nostre vite e le relazioni sociali, è tornata oggi anche la guerra nel cuore dell’Europa, a due passi da casa, a scandire la nostra quotidianità.

Sulla crisi ecologica sono stato impressionato dalle immagini diffuse poco tempo fa di Ceresole Reale, dove un tempo c’era un enorme lago ed ora c’è il deserto. Non era mai successo.

La crisi economica ha il volto delle centinaia di pacchi che le associazioni mortaresi creano ogni mese, per una folla con Isee sempre più faticosi da reggere.

E per quanto riguarda la guerra, le immagini della televisione sono tremende, pornografiche, perché la guerra è sempre una sconfitta per l’umanità, lo è per tutte le guerre che attraversano il pianeta che mai hanno prodotto né vincitori , ma solo vinti ed una enorme collettiva sofferenza.

Come varie associazioni, siamo stati nelle piazze della nostra città, dove in molti hanno acceso candele, elevato preghiere, esposto bandiere della pace. Ci siamo sentiti impotenti, animali rari, perché sappiamo che la guerra ci mette poco a generare simboli apparentemente vincenti, lavora per dividere e crea fratture dove ogni tentativo di dialogo faticano ad abitare, genera la sensazione che non ci possano esser altre strade possibili oltre all’esercizio primordiale e stupido della forza.

Soprattutto ci ha spaventato come i media e i cosiddetti grandi della terra, parlino con scioltezza e incuria della possibilità di usare le armi nucleari, di giungere ad una terza catastrofica guerra nucleare. Il terrore delle parole . Ci chiediamo chi mai ha dato loro il diritto anche solo di pensare che si possa sterminare l’umanità. Siamo alla follia. Io dichiaro che mai nessun politico o generale possa discettare di queste cose anche a mio nome.

Le parole che diciamo, che scriviamo, quelle che ci raccontiamo mentre facciamo collette e cerchiamo viveri e coperte da spedire a chi fugge piangendo dalla barbarie: basta bombardamenti, cessate il fuoco, pace subito, trattare, trattare e ancora trattare, fuori la guerra dalla storia, ne con Putin né con la Nato, svuotare gli arsenali e riempire i granai, vogliamo un Europa neutrale e senza atomiche e ancora diplomazia dal basso, ci sembrano parole che non creano storia, politica, che non hanno la forza per sopravvivere. Anche se le viviamo come le uniche praticabili.

Non ci stupiamo di questo, l’abbiamo già visto in altri teatri di guerra, teatri che abbiamo “visitato di persona”. L’orrenda favola della guerra continua ad esercitare un fascino sinistro. Le lacrime di chi fugge ci sembrano quelle che ci hanno fatto commuovere una volta, quelle di un’attrice famosa in un film in cui siamo comodamente seduti in prima fila. Lo strazio delle sirene che preannunciano incendi e bombe non si ode nelle notti piene di luna della nostra città.

Davanti alla stupidità del mondo, non arretriamo di un passo. Anzi in una manciata di amici di Mortara, pochi per ora, stiamo pensando di creare una consulta, associazione, comitato di pace, un gruppo di persone che vuole raccontare le verità scomode su ciò che c’è di lurido nella politica e nelle industrie che fabbricano armi, sperimentare lo studio di forme di difesa popolare nonviolenta.

In poche parole: non ci fidiamo più di chi ci governa. Per salvare l’umanità abbiamo bisogno di una società della cura che non hanno in mente.

Avremmo bisogno anche di poeti. Diceva Tiziano Terzani “Mi piaceva pensare che i problemi dell’umanità potessero essere risolti un giorno da una congiura di poeti: un piccolo gruppo si prepara a prendere le sorti del mondo perché solo dei poeti ormai, solo della gente che lascia il cuore volare, che lascia libera la propria fantasia senza la pesantezza del quotidiano, è capace di pensare diversamente. Ed è questo di cui avremmo bisogno oggi: pensare diversamente.”

Chi vuole far parte nel gruppo e lavorare con noi, ce lo scriva. Inizieremo con il porci una domanda difficile: come mai, in questi anni non siamo riusciti, purtroppo, ad appassionare i giovani alla Pace?

NO ALLA GUERRA MOBILITIAMOCI PER LA PACE

9 marzo 2022

Il Partito della Rifondazione Comunista condanna l’inaccettabile intervento militare russo contro l’Ucraina.

Eravamo contro la Nato quando bombardava Belgrado e la Serbia. Eravamo contro gli Stati Uniti e le altre potenze imperialiste quando hanno invaso e distrutto l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia. Prima ancora siamo stati contro gli interventi militari degli Stati Uniti in altri Paesi, dal Vietnam, a Panama, a Grenada, a San Domingo.

Siamo contro il blocco di Cuba da parte degli Stati Uniti.

Abbiamo condannato l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele e gli attacchi militari di questo Paese contro la striscia di Gaza e la Siria .

NOI NON USIAMO DUE PESI, DUE MISURE. CONDANNIAMO IL RICORSO ALLA GUERRA SIA NEI CASI CITATI CHE NEL CASO DELL’ATTACCO RUSSO.

Nel medesimo tempo ricordiamo che la situazione attuale deriva dalla guerra iniziata 8 anni fa in Donbass con oltre 15.000 vittime. Ricordiamo la presenza nell’esercito ucraino del famigerato battaglione neonazista “Azov”. Non dimentichiamo i sindacalisti bruciati vivi ad Odessa dai fascisti (2014), la messa fuori legge e la persecuzione dei comunisti ucraini e neanche dimentichiamo il nostro giornalista Andrea Rocchelli ucciso da militari dell’esercito ucraino, mentre documentava  la guerra nel Donbass.

Siamo nettamente contrari alla decisione del governo italiano (PD in testa che si distingue per il suo furore bellicista ed atlantista) di inviare armi all’Ucraina.

IL FUOCO NON SI SPEGNE CON LA BENZINA.

Lottiamo per:

1) IL CESSATE  IL FUOCO IMMEDIATO.

2) COLLOQUI DI PACE CON L’APPLICAZIONE DEI DISATTESI ACCORDI DI MINSK

3) BLOCCARE L’ESPANSIONE DELLA NATO (con i suoi pericolosi armamenti, anche nucleari) AD EST.

L’Italia dovrebbe veramente applicare l’articolo 11 della propria Costituzione “l’Italia ripudia la guerra…”e adoperarsi per il dialogo e la pace.

NEL CONTEMPO L’ITALIA DOVREBBE ALLONTANARE DAL  PROPRIO TERRITORIO LE BASI MILITARI STRANIERE ZEPPE DI BOMBE ATOMICHE (Ghedi ed Aviano).

www.rifondazionevigevano.it   www.rifondazionepavia.it

RIFONDAZIONE COMUNISTA                                                 

                                 

Guerra in Ucraina: per i Rom la tragedia nella tragedia. Discriminazioni tra i profughi “bianchi” e “neri”. Campagna raccolta fondi

9 marzo 2022

In Ucraina vivono (vivevano) tra 200.000 e 400.000 Rom. Già prima della guerra, per molti di loro, la situazione era tra le più gravi d’Europa. Oltre la mancanza  di documenti, l’estrema povertà, la segregazione, l’antiziganismo e la discriminazione, la loro condizione era aggravata anche da continui attacchi fisici da parte dei gruppi paramilitari neonazisti che hanno provocato ferimenti e morti nelle comunità.

Ora, durante la guerra, molti di loro non riescono ad uscire dall’ Ucraina, sopratutto per la mancanza di passaporti, e questo costituisce grave pericolo per la loro vita, non soltanto per via delle bombe e degli  attacchi russi, ma anche per la presenza  dei gruppi di estrema destra ucraini.

Chi è riuscito ad attraversare i confini, ha la  sfortuna di arrivare nei paesi in assoluto più razzisti con i rom in tutta l’Europa.

A differenza degli profughi “bianchi” per i quali si fanno sforzi enormi, quelli “neri’ e i Rom nessuno li vuole.

Sono donne e bambini che anche in questa situazione sono discriminati, spesso esclusi dal sistema degli aiuti primari come cibo e vestiti, non soltanto da parte degli stati, ma anche da parte delle grandi organizzazioni umanitarie.

Per questo, il Movimento Kethane, Rom e Sinti per l’Italia nelle prossime settimane organizzerà il viaggio pe una delegazione in Ungheria in uno dei campi profughi dove sono i Rom, e lancia una campagna di raccolta fondi in modo da poter sostenere le associazioni Rom ungheresi che stanno organizzando il supporto e il sostegno umanitario per loro.

Vi aggiornerà sullo stato della campagna in ogni suo passaggio in piena trasparenza.

#movimentokethane

https://www.kethane.org/

Otto marzo

8 marzo 2022

Adriano Arlenghi

Per me oggi, l’otto marzo ha la faccia di Elena. Non delle mimose o delle frasi edulcolorate che girano in rete.

La notizia è di ieri. Elena Popova che fa parte del Movimento degli obiettori di coscienza russi è stata arrestata.

Elena Popova, mercoledì scorso aveva partecipato​ ad una diretta assieme a Yuriy Sheliazhenko, che fa parte del Movimento pacifista Ucraino. Intervenivano sulla situazione della guerra in Ucraina.

Lo comunica il Movimento Nonviolento, sezione italiana della War Resisters International, che con le sedi di Londra e Bruxelles sta tenendo i contatti diretti con i pacifisti russi e ucraini per il sostegno alla campagna di obiezione e diserzione dagli eserciti.

I pacifisti russi erano all’interno di una manifestazione contro la guerra, e stavano denunciando le brutalità della repressione della polizia. Con la nuova legge marziale, infatti, non c’è bisogno di una accusa specifica per fermare e portare in carcere le persone.

Elena Popova, con altri esponenti del suo movimento, aveva distribuito volantini “No alla guerra – Come non mandare tuo figlio in guerra.

La notizia, parla tra le righe, del coraggio di questa donna che dentro ad una situazione difficile e rischiosa, non arretra di un millimetro. Scende in piazza, per rivendicare le proprie convinzioni di pace. In un mondo che scivola velocemente verso la barbarie.

Perché lo sappiamo tutti, che l’assedio di Kiev sarà una carneficina e distruggerà una delle più belle città d’ Europa.

Dire no alla guerra, da una parte e dall’altra della barricata, non è facile in quel teatro di morte. Ma Elena non si tira indietro.

Idealmente rappresentando tutte le donne del mondo, che al posto della violenza che non riuscirà mai a generare un mondo più umano, sceglie di battersi per la società della cura. Cura di sé, degli altri, del pianeta.

Sospesi i servizi Rai dalla Russia, altro colpo alla libertà di informazione

6 marzo 2022

Chi giustamente accusa il regime di Putin di impedire la libertà di informazione ne replica, in tempo di guerra, le gesta.

Probabilmente su ordine dei guerrafondai di governo sono stati appena sospesi i servizi Rai mandati da Mosca, forse perché il corrispondente Marc Innaro ha osato mandare in onda anche le notizie governative russe.

In Italia deve giungere informazione a senso unico, ogni giornalista o intellettuale che, denunciando fatti concreti, sollevi critiche ad un totale asservimento alla propaganda bellica è una “quinta colonna” quindi va messo a tacere.

Criminalizzare chi semplicemente racconta la problematicità della realtà, la sua complessità, è il primo passo per portare il paese direttamente in guerra.

Del resto il servizio pubblico ci ha abituato da decenni ad accettare un pensiero unico e privo di reali alternative al neoliberismo, in cui le persone debbono solo produrre, consumare e crepare.

Guai a ricevere segnali che mettono in crisi tale modello. Guai ad avere coscienza critica per quanto accade nel Paese o nel Pianeta.

Le verità della Rai sono ormai solo veline delle questure o dei padroni.

Restiamo dalla parte delle tante e dei tanti che, come Barbara Spinelli, continuano a ragionare con la propria testa.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea