Categoria: Cultura

Milano COX 18 giovedì 22 Dicembre NATALE in CASA PASOLINI. Il pensiero anticonsumistico di P.P.P. nel concerto dei CANTOSOCIALE e nel docu film PASOLINI RACCONTATO INDAGINI DI UN RAGAZZO DI VITA

19 Dicembre 2022

Al COX 18 libreria Calusca City Lights- Archivio “Primo Moroni “

l’unico evento “ANTICONSUMISTICO ” nelle giornate più consumistiche dell’anno nelle parole e nelle canzoni di PIER PAOLO PASOLINI in Un concerto -recital e un docu film

ore 20.30 proiezione docufilm :
PASOLINI RACCONTATO – INDAGINI DI UN RAGAZZO DI VITA 

a cura di
Circolo Culturale Anpi Ispra
Altre latitudini-Fundacion del Garabato

ore 21.15   BALLATA   PASOLINI 

Canzoni e Visioni, Poesie e Parole di e per Pier Paolo Pasolini
concerto dei CANTOSOCIALE
jam Pasoliniana finale

Carcano Piero : canto , letture, kazoo
Buratti Davide contrabbasso , basso elettrico
Rota Gianni : chitarre, flauto, voce
Turcato Marcello:.Sax tenore , soprano chitarra ,percussioni

Entrata Libera , cena a offerta  info 3335740348 

I Cantosociale propongono questo omaggio a P.P.P. in occasione del centenario della sua nascita, in un
repertorio canoro che dagli originali arrangiamenti, talvolta vicini al jazz e al blues talaltra al folk e alla
ballata popolare, non manca di sconfinare verso la musica sperimentale e persino il rap.

Non tutti sanno che oltre alle poesie ai numerosi scritti, ai film , nella sua all’attività di intellettuale a 360°

Pasolini ha anche scritto canzoni, poche ma significative della sua poetica . Canzoni scritte non solo per il
cinema e non solo per divertirsi ,poesie messe in musica.
I Cantosociale hanno realizzato
NATALE in CASA PASOLINI in occasione del centenario dalla nascita un omaggio a P.P. P. su vari livelli, recuperando un repertorio reso ancor più suggestivo e ancora dagli originali arrangiamenti talvolta vicini al jazz e al blues tal’altra al folk e alla ballata popolare ma non mancheranno anche sconfinamenti fino al rap e l’aggiunta di brani originali realizzati sia rivestendo musicalmente alcune sue liriche sia realizzando canzoni ispirate ad alcune suoi scritti anche giornalistici.
I temi maggiormente toccati sono quelli del rapporto di Pasolini con la gente e i luoghi ai margini delle città., la sua critica al consumismo, causa principale della perdita dei valori della civiltà contadina e del disagio dei più poveri, quegli umili infelici perché non possono raggiunge i miraggi luccicanti del “finto
progresso “sociale . Tutto questo ma c’è molto altro ancora nella CASA PASOLINI nelle diverse stanze-luoghi della sua poetica: dal forte legame alla famiglia e alle tradizioni popolari in particolare furlane all’amore per Roma delle periferie , dalla forte spiritualità popolare alla diversità e naturalmente la passione politica e civile.

Così dalle grandi opere letterarie ai saggi, dalla poesia al cinema fino ad arrivare alla canzone i forti
segni del pensiero pasoliniano,verranno riproposti mantenendo tutta la loro forza anticonformista e anticonsumistica più che mai profetica e attuale specie in queste giornate di frenetiche corse allecompere dei regali natalizi.

Si tratta di rare canzoni scritte negli anni 60’ e musicate pur con
l’inequivocabile stile della canzone leggera d’epoca con un certo gusto sperimentale da musicisti di prestigio
come Ennio Morricone, Piero Piccioni, Piero Umiliani In versione da trio con voce, chitarra, flauto,
contrabbasso, percussioni con la consueta passionalità renderanno omaggio oltre che a Pasolini anche ai
cantanti suoi amici :Sergio Endrigo, Domenico Modugno, e soprattutto Laura Betti e Gabriella Ferri che
fornirono intense interpretazioni dei suoi versi naturalmente ignorate dall’establishment dello spettacolo
dell’epoca e tutt’ora ai margini della canzone che “conta”.
Le canzoni : Macrì Teresa detta Pazzia,,I ragazzi giù nel campo,Valzer della toppa, C’è forse vita sulla
terra? RAPpersuasori occulti, GenoTVcidio…ci daranno la chiave per capire le storie , la vita di quei
personaggi pasoliniani ancora oggi ben presenti nella nostra società soprattutto nelle periferie , sradicati
dalle propria terra senza aver trovato posto reale nella società e nelle città.
Un mondo parallelo ai margini
della “normale “ vita delle città fatto di gente umile con le paure, i sentimenti, una poetica spesso cruda di
miserie, brutture ma anche di slanci di vero amore, orgoglio e dignità e non senza slanci onirici Cosa sono
le nuvole ? visioni
Non mancheranno nello spettacolo-recital anche brani originali del gruppo ispirati ai diversi interventi critici dei suoi saggi e dei suoi articoli sul corriere della Sera , quegli scritti corsari spesso feroci sulla società italiana avviata di gran corsa verso il consumismo sfrenato. Del resto questo tema strettamente collegato alla perdita delle radici popolari e della memoria civile è particolarmente caro sia all’autore che al gruppo lomellino-milanese
I CANTOSOCIALE infatti negli ultimi anni hanno realizzato concerti e spettacoli teatrali riproponendo a fianco del canto popolare, di lavoro, protesta e tradizione contadina sconfinamenti frequenti e apprezzati nella “canzone- letteraria” e nella poesia recuperando testi inediti o dimenticati di autori come Calvino, Fortini, Rodari…Una ricerca che non poteva che approdare a Pasolini, la cui attenzione per la cultura popolare è stata peraltro fondamentale per tutta la sua opera.

ore 20.30 proiezione docufilm

INDAGINI DI UN RAGAZZO DI VITA

Il film e il libro da cui è tratto si divide in due parti, la prima, racconta dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini, andando a riassumere tutti
gli elementi di indagine ad oggi emersi, fino agli ultimi imponenti libri di inchiesta usciti negli ultimi anni.
La seconda parte “Non può finire così”, è la testimonianza di Silvio Parrello detto “Pecetto”, uno dei “ragazzi di vita” del primo celebre romanzo di Pasolini. Pecetto conosce e frequenta il poeta dagli undici ai diciotto anni, nel periodo in cui Pasolini viveva a Monteverde, allora quartiere povero e periferico della capitale. Le prime pagine del suo racconto evocano infatti il quartiere di quegli anni e le tante giornate
trascorse con Pasolini intento a “studiarli” per scrivere il suo primo romanzo.
Quando va in pensione ,Pecetto inizia di nuovo a dedicarsi alla sue passioni, la pittura e la poesia popolare, nella piccola bottega del padre in via Ozanam che dagli anni settanta diventa il suo studio atelier.
Scrive molte poesie sull’amico scomparso e, avvalendosi della sua conoscenza diretta dei personaggi, degli ambienti delle borgate e di quelli malavitosi frequentati da Pasolini, intorno al 2000 inizia
coraggiosamente una vera e propria indagine indipendente concentrandosi soprattutto sulla scomparsa di Antonio Pinna e sulla presenza di una seconda auto identica a quella di Pasolini sula scena del delitto.
Pecetto verrà poi contattato dall’avvocato Maccioni che grazie anche alla sua testimonianza e a quella delle persone da lui trovate, farà riaprire il processo Pasolini nel 2006, le sue scoperte saranno anche alla base della ricostruzione del delitto presentata dal Dvid Grieco nel film “La macchinazione” del 2017. ( “…la rivelazione di Silvio Parrello squarcia definitivamente il velo sulla presenza di un’altra Alfa Gt” – David Grieco –
La macchinazione, Rizzoli, 2015).
Oggi il suo studio di via Ozanam è un vero e proprio piccolo tempio alla memoria del poeta scomparso dove persone e giornalisti italiani ed esteri ci si recano in pellegrinaggio per conoscerlo.

ENTRATA LIBERA info 3335740348 

Inaugurazione sede Anpi di Cassolnovo (Pv), intitolazione sezione ai resistenti cassolesi Zeggio Alberto, Giannino Profili e la gravellonese Clotilde Giannini deportata ad Auschwitz

28 Novembre 2022

“Valori, idee, l’importanza di Resistere in questo tempo”

Gioventù cancellata – Ferruccio Ghinaglia

1 Novembre 2022

Edoardo Casati

Presso la sala dell’affresco, nel castello di Vigevano, domenica 30 ottobre, ho avuto l’onore di tenere, assieme a Iara, una conferenza dal titolo. “gioventù cancellata”.

Abbiamo trattato, in particolare di Ferruccio Ghinaglia (leader pavese del PCdI ucciso, a soli 22 anni, dai fascisti) e più in generale di tutti quei giovani e quelle giovani che hanno dato un contributo enorme al nostro paese.

Partendo dal Biennio Rosso, con la scissione di Livorno (in cui, nella nostra provincia, i giovani furono protagonisti della svolta contro l’attendismo dei leader del PSI), fino ad arrivare alla lotta partigiana in cui numerosi giovani (3 di loro sono stati commemorati la scorsa settimana nel nostro castello) hanno avuto la forza e il coraggio di immaginare e realizzare un futuro migliore, trascinando anche e non solo quelle persone che, per vari motivi, non avevano più la capacità di mettere al centro la necessità del cambiamento radicale.

“Quando entrarono spensero il lume”. La violenza squadrista in provincia di Pavia 1921-1922. Prima e seconda parte

24 Ottobre 2022

Prima parte

Seconda parte

Si è svolta sabato 22 ottobre, patrocinata dalla Sezione Anpi di Vigevano, come da anni a questa parte, la già consolidata commemorazione e il ricordo dei tre giovani resistenti Gazzo, Frasconà, Profili e di Giovanni Leoni fucilati in Castello dai nazifascisti.

Per chi ancora crede nei valori della lotta antifascista e nella Costituzione nata dalla Resistenza, questo ricordo delle vite spezzate prematuramente dal piombo fascista, rappresenta un appuntamento irrinunciabile e valoriale.

Si è poi svolta nella sala dell’Affresco (sempre in Castello) l’inaugurazione della mostra dal titolo “Quando entrarono spensero il lume”, sottotitolo “La violenza squadrista in provincia di Pavia 1921-1922” per la quale Marco Savini con la moglie Antonietta, hanno collaborato alla sua realizzazione con una quantità di documenti e nozioni veramente notevoli e ai quali va il nostro sincero ringraziamento.

Forse questo sforzo non andrebbe vanificato nell’esaurimento delle tempistiche della mostra, ma dovrebbe essere una risorsa importante di fruizione didattica nelle scuole, affinché questo tragico periodo della nostra storia passata non venga dimenticato. Ma questo è tutto un altro discorso.


ORARI DELLA MOSTRA

Commemorazione e mostra al Castello Sforzesco di Vigevano dal 22 ottobre al 30 novembre 2022. Aperta tutti i giorni 10:0013:00 / 16:0019:00.

La violenza squadrista in provincia di Pavia 1921 – 1922. Il fascismo nel 1921 – 1922 teorizzò la necessità della violenza in politica. I documenti esposti dimostrano che ciò fu possibile solo compiendo atti criminali, violando i diritti dei cittadini e infliggendo terribili sofferenze non solo a “nemici politici”, ma anche ad anziani, donne e bambini.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano.

MOZIONE IN SOLIDARIETÀ E SUPPORTO ALLA LIBERTÀ ACCADEMICA DELLA COMUNITÀ STUDENTESCA IN IRAN

10 Ottobre 2022

MOZIONE IN SOLIDARIETÀ E SUPPORTO ALLA LIBERTÀ ACCADEMICA DELLA COMUNITÀ STUDENTESCA IN IRAN

IL CONSIGLIO DEGLI STUDENTI dell’Università di Pavia

CONSIDERATE le proteste pacifiche in Iran per la morte di Mahsa Amini, ventiduenne arrestata e picchiata a morte dalla polizia morale perché non stava rispettando le norme iraniane sull’utilizzo dell’hijab;

CONSIDERATI i recenti fatti di violenta repressione delle proteste e manifestazioni, avvenuti in Iran a danno di civili, giornalisti, e soprattutto studenti, studentesse e docenti da parte delle forze di sicurezza della Repubblica Islamica dell’Iran, che in molti casi hanno portato alla morte dei manifestanti;

CONSIDERATI i numerosi arresti di studenti, rappresentanti e membri dei comitati e movimenti studenteschi delle Università iraniane;

CONSIDERATA la sospensione delle lezioni in presenza e il conseguente passaggio alla didattica online da parte di molte Università in Iran;

CONSIDERATA la scomparsa di decine di studenti e studentesse iraniane, di cui si sono perse le tracce a seguito della repressione a opera delle forze di sicurezza della Repubblica Islamica dell’Iran;

CONSIDERATE le proteste che stanno avendo luogo in molte università iraniane, la loro violenta repressione con gas lacrimogeni, proiettili metallici o di gomma e il conseguente utilizzo degli spazi universitari come luogo di detenzione della comunità accademica messi in atto dalle forze di polizia iraniane;

CONSIDERATI gli sconcertanti video che arrivano dalla Sharif University of Technology di Teheran, dove la comunità accademica si trova bloccata all’interno delle mura universitarie;

CONSIDERATO il blocco dell’accesso a internet e dell’utilizzo di piattaforme di messaggistica istantanea avvenuto in Iran negli scorsi giorni a opera della Repubblica Islamica;

VISTE le numerose risoluzioni di condanna delle violazioni dei diritti umani in Iran adottate dal Parlamento Europeo;

VISTA la forte condanna dell’inaccettabile uso di forza per reprimere proteste pacifiche da parte di Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza;

VISTE le prove raccolte da Amnesty International sull’uso illegale da parte delle forze di sicurezza di proiettili, gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e percosse con manganelli per disperdere i manifestanti;

VISTI i documenti che attestano che, il 23 settembre, il comandante delle forze armate nella provincia di Mazandaran ha ordinato alle forze di sicurezza di tutti i paesi e città della provincia di “affrontare senza pietà, arrivando al punto di causare morti, eventuali disordini da parte di rivoltosi e antirivoluzionari”;

VISTA la lista di nomi di studentesse e studenti universitari iraniani di cui non si hanno più notizie da diversi giorni pubblicata sul sito del Global Student Forum;

VISTI l’art.19, l’art. 20 e l’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (Universal Declaration of Human Rights), i quali sanciscono rispettivamente il diritto inalienabile alla libertà di opinione e di espressione, il diritto di libera associazione e il diritto all’istruzione;

VISTO l’art. 19 dell’International Covenant of Civil and Political Rights di cui l’Iran è Stato firmatario, il quale sancisce il diritto alla libertà di espressione;

VISTI il comunicato di solidarietà della Rete delle Università italiane per la Pace;

CONSIDERATO il diritto di riunione pubblica e non violenta garantito dalla Costituzione all’art. 17;

CONSIDERATO il diritto di libera espressione, sancito dalla Costituzione all’art. 21;

CONSIDERATO il fondamentale ruolo di ricerca scientifica, diffusione culturale, formazione libera, critica e cosciente di tutti gli studenti e le studentesse che l’Accademia riveste nel tessuto sociale;

CONSIDERATO il ruolo dell’università nella creazione di un ambiente libero da strumentalizzazioni e violenze di ogni genere;

CONSIDERATI i preesistenti programmi nazionali di protezione per gli studenti a rischio, sui modelli esistenti già in Norvegia, Germania e in Polonia;

ESPRIME solidarietà alla comunità studentesca iraniana che in questi giorni sta protestando per veder riconosciuta la propria libertà e a studentesse e studenti iraniani iscritti nei corsi del nostro Ateneo e condanna la violenza e la repressione che continuano ad essere perpetrate contro la comunità accademica da parte delle autorità iraniane, anche all’interno degli spazi universitari; esprime inoltre la propria condanna per il mancato rispetto dei diritti umani da parte della Repubblica Islamica dell’Iran, con particolare attenzione al mancato rispetto della libertà d’opinione e d’espressione e della libertà d’associazione, fondamentali per qualsiasi istituzione universitaria o accademica.

CHIEDE che il Senato Accademico si esprima con netto dissenso rispetto alle violenze che continuano ad essere perpetrate in atti di repressione studentesca in Iran, che condanni l’utilizzo degli spazi universitari come luogo di detenzione della comunità accademica, che si schieri a difesa dei diritti umani, della democrazia e della libertà accademica nel Paese e chieda che l’Italia porti la questione davanti agli organi internazionali competenti;

che l’Ateneo si impegni per garantire un rientro sicuro a tutti i componenti della comunità accademica che eventualmente si trovino in mobilità internazionale in Iran;

che, attraverso l’interlocuzione con il Ministero dell’Università e della Ricerca, il Magnifico Rettore si faccia carico di sollecitare un’attenzione specifica del Governo Italiano e delle Istituzioni Europee nel monitorare la situazione di coloro che sono attualmente reclusi nelle carceri iraniane o risultano scomparsi, con particolare attenzione alla popolazione universitaria iraniana, esercitando pressione per il rilascio di tutti gli studenti o docenti universitari arrestati a causa dell’espressione del proprio dissenso;

che l’Ateneo sostenga l’istituzione di un numero di borse di studio volte all’ingresso in Italia della comunità studentesca, delle ricercatrici e ricercatori provenienti dall’Iran che non dovessero più avere la possibilità di continuare i loro studi nel proprio Paese, seguendo l’esempio di altre Università europee e del progetto Students at Risk (StAR). In questo senso, è possibile ipotizzare la realizzazione di un bando unificato per gli studenti ucraini, afghani e iraniani integrando le risorse e la delibera approvata dal Consiglio di Amministrazione il 27 settembre;

che l’Ateneo, in accordo con l’Ente per il Diritto allo Studio, indaghi sulla disponibilità di garantire vitto e alloggio alla comunità accademica iraniana nelle proprie strutture;

che il Magnifico Rettore si faccia portavoce di questa condanna delle violente repressioni delle proteste in Iran e delle misure di solidarietà intraprese dall’Ateneo all’interno della CRUI.

 
Firmatari della mozione
Simone Agutoli
Massimiliano Farrell

Il silenzio degli innocenti. Come funziona la propaganda

11 settembre 2022

Presentazione di GIORGIO RIOLO

John Pilger è giornalista e scrittore di origine australiana e lavora in Inghilterra. Ha scritto per varie testate inglesi. È stato inviato e reporter in varie guerre, soprattutto Vietnam e Cambogia. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Voce vera del giornalismo indipendente.

John Pilger

Negli anni settanta ho incontrato Leni Riefenstahl, una delle principali propagandiste di Hitler, i cui film epici glorificavano il nazismo. Ci capitò di soggiornare nello stesso hotel in Kenya, dove lei si trovava per un incarico fotografico, essendo sfuggita al destino di altri amici del Führer. Mi disse che i “messaggi patriottici” dei suoi film non dipendevano da “ordini dall’alto” ma da quello che lei definiva il “vuoto sottomesso” del pubblico tedesco.

Questo coinvolgeva la borghesia liberale e istruita? Ho chiesto. “Sì, soprattutto loro”, rispose.

Penso a questo quando mi guardo intorno e osservo la propaganda che sta deteriorando le società occidentali.

Certo, siamo molto diversi dalla Germania degli anni trenta. Viviamo in società dell’informazione. Siamo globalisti. Non siamo mai stati così consapevoli, così in contatto, così connessi.

Lo siamo? Oppure viviamo in una Società Mediatica in cui il lavaggio del cervello è insidioso e implacabile e la percezione è filtrata in base alle esigenze e alle bugie del potere statale e del potere delle imprese?

Gli Stati Uniti dominano i media del mondo occidentale. Tutte le dieci principali società mediatiche, tranne una, hanno sede in Nord America. Internet e i social media – Google, Twitter, Facebook – sono per lo più di proprietà e controllo americano.

Nel corso della mia vita, gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare più di 50 governi, la gran parte democrazie. Hanno interferito nelle elezioni democratiche di 30 Paesi. Hanno sganciato bombe sulla popolazione di 30 paesi, la maggior parte dei quali poveri e indifesi. Ha tentato di assassinare i dirigenti politici di 50 paesi.  Ha combattuto per reprimere i movimenti di liberazione in 20 paesi.

La portata e l’ampiezza di questa carneficina è in gran parte non riportata, non riconosciuta; e i responsabili continuano a dominare la vita politica anglo-americana.

Negli anni precedenti la sua morte, avvenuta nel 2008, il drammaturgo Harold Pinter pronunciò due discorsi straordinari, che ruppero il silenzio.

“La politica estera degli Stati Uniti”, disse, “è meglio definita come segue: baciami il culo o ti spacco la testa. È così semplice e cruda. L’aspetto interessante è che ha un successo incredibile. Possiede le strutture della disinformazione, dell’uso della retorica, della distorsione del linguaggio, che sono molto persuasive, ma in realtà sono un sacco di bugie. È una propaganda di grande successo. Hanno i soldi, hanno la tecnologia, hanno tutti i mezzi per farla franca, e la fanno”.

Nell’accettare il Premio Nobel per la Letteratura, Pinter ha detto questo: “I crimini degli Stati Uniti sono stati sistematici, costanti, feroci, senza remore, ma pochissime persone ne hanno veramente parlato. Occorre riconoscerlo all’America. Ha esercitato una manipolazione affatto patologica del potere in tutto il mondo, mascherandosi come forza per il bene universale. È un atto di ipnosi brillante, persino spiritoso e di grande successo”.

Pinter era un mio amico e forse l’ultimo grande saggio politico, cioè prima che la politica del dissenso si fosse imborghesita. Gli chiesi se la “ipnosi” a cui si riferiva fosse il “vuoto sottomesso” descritto da Leni Riefenstahl.

“È la stessa cosa”, ha risposto. “Significa che il lavaggio del cervello è così accurato tanto che siamo programmati a ingoiare un mucchio di bugie. Se non riconosciamo la propaganda, possiamo accettarla come normale e crederci. Questo è il vuoto sottomesso”.

Nei nostri sistemi di “democrazia delle grandi imprese”, la guerra è una necessità economica, il connubio perfetto tra sovvenzioni pubbliche e profitto privato: socialismo per i ricchi, capitalismo per i poveri. Il giorno dopo l’11 settembre i prezzi delle azioni dell’industria bellica sono saliti alle stelle. Stavano per arrivare altri spargimenti di sangue, il che è ottima cosa per gli affari.

Oggi le guerre più redditizie hanno un proprio marchio. Si chiamano “guerre eterne”: Afghanistan, Palestina, Iraq, Libia, Yemen e ora Ucraina. Tutte si basano su un cumulo di bugie.

L’Iraq è la più famosa, con le sue armi di distruzione di massa che non esistevano. Nel 2011 la distruzione della Libia da parte della Nato è stata giustificata da un massacro a Bengasi che non c’è stato. L’Afghanistan è stata una comoda guerra di vendetta per l’11 settembre, la qual cosa non aveva nulla a che fare con il popolo afghano.

Oggi, le notizie dall’Afghanistan parlano di quanto siano malvagi i talebani, e non del fatto che il furto di 7 miliardi di dollari delle riserve bancarie del paese da parte di Joe Biden stia causando sofferenze diffuse. Recentemente, la National Public Radio di Washington ha dedicato due ore all’Afghanistan e 30 secondi al suo popolo affamato.

Al vertice di Madrid di giugno, la Nato, controllata dagli Stati Uniti, ha adottato un documento strategico che militarizza il continente europeo e aumenta la prospettiva di una guerra con Russia e Cina. Il documento propone “un combattimento bellico multidimensionale contro un contendente dotato di armi nucleari”. In altre parole, una guerra nucleare.

Dice: “L’allargamento della Nato è stato un successo storico”.

L’ho letto con incredulità.

Una misura di questo “successo storico” è la guerra in Ucraina, le cui notizie per lo più non sono notizie, ma una litania unilaterale di sciovinismo, distorsione, omissione. Ho raccontato diverse guerre e non ho mai conosciuto una propaganda così generalizzata.

Nello scorso febbraio, la Russia ha invaso l’Ucraina come risposta a quasi otto anni di uccisioni e distruzioni criminali nella regione russofona del Donbass, al suo confine.

Nel 2014, gli Stati Uniti hanno sponsorizzato un colpo di stato a Kiev per sbarazzarsi del presidente ucraino democraticamente eletto e favorevole alla Russia, insediando un successore che gli americani stessi hanno chiarito essere il loro uomo.

Negli ultimi anni, missili “di difesa” americani sono stati installati in Europa orientale, Polonia, Slovenia, Repubblica Ceca, quasi certamente puntati contro Russia, accompagnati da false rassicurazioni che risalgono alla “promessa” di James Baker a Gorbaciov, nel febbraio 1990, secondo la quale la Nato non si sarebbe mai espansa oltre la Germania.

L’Ucraina è la linea del fronte. La Nato ha di fatto raggiunto la stessa terra di confine attraverso la quale l’esercito di Hitler irruppe nel 1941, causando più di 23 milioni di morti in Unione Sovietica.

Lo scorso dicembre, la Russia ha proposto un piano di sicurezza per l’Europa di vasta portata. I media occidentali lo hanno respinto, deriso o soppresso. Chi ha letto le sue proposte passo dopo passo? Il 24 febbraio, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha minacciato di sviluppare armi nucleari se l’America non avesse armato e protetto l’Ucraina. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Lo stesso giorno, la Russia ha invaso l’Ucraina – secondo i media occidentali, un atto non provocato di infamia congenita. La storia, le bugie, le proposte di pace, gli accordi solenni sul Donbass a Minsk non hanno contato nulla.

Il 25 aprile, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, il generale Lloyd Austin, è volato a Kiev e ha confermato che l’obiettivo dell’America è quello di distruggere la Federazione Russa – la parola che ha usato è “indebolire”. L’America aveva ottenuto la guerra che voleva, condotta per procura da una pedina sacrificabile, finanziata e armata dall’America stessa.

Quasi nulla di tutto ciò è stato spiegato alle opinioni pubbliche occidentali.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è sconsiderata e imperdonabile. Invadere un paese sovrano è un crimine. Non ci sono “ma” – tranne uno.

Quando è cominciata l’attuale guerra in Ucraina, e chi l’ha iniziata? Secondo le Nazioni Unite, tra il 2014 e quest’anno, circa 14.000 persone sono state uccise nella guerra civile del regime di Kiev nel Donbass. Molti degli attacchi sono stati condotti da neonazisti.

Guardate un servizio di ITV News del maggio 2014, realizzato dal veterano dei reporters James Mates, il quale viene bombardato, insieme ai civili nella città di Mariupol, dal battaglione Azov (neonazista) dell’Ucraina.

Nello stesso mese, decine di persone di lingua russa sono state bruciate vive o soffocate in un edificio dei sindacati di Odessa, assediato da teppisti fascisti, seguaci del collaborazionista e fanatico antisemita Stephen Bandera.  Il New York Times ha definito i teppisti “nazionalisti”.

“La missione storica della nostra nazione in questo momento critico”, ha dichiarato Andreiy Biletsky, fondatore del Battaglione Azov, “è quella di guidare le Razze Bianche del mondo in una crociata finale per la loro sopravvivenza, una crociata contro gli Untermenschen (sottouomini) guidati dai semiti”.

Da febbraio, una campagna di autoproclamati “news monitors” (“osservatori delle informazioni”), per lo più finanziati da americani e britannici aventi legami con i governi, ha cercato di sostenere l’assurdità secondo la quale i neonazisti ucraini non esistono.

Il ritocco delle fotografie, un termine un tempo associato alle purghe staliniane, è diventato uno strumento del giornalismo dominante.

In meno di un decennio, la Cina “buona” è stata “ritoccata” e la Cina “cattiva” l’ha sostituita: da laboratorio e fabbrica del mondo a nuovo Satana emergente. 

Gran parte di questa propaganda ha origine negli Stati Uniti ed è trasmessa attraverso vari intermediari e vari “think tank”, come il famoso Australian Strategic Policy Institute, voce dell’industria delle armi, e da giornalisti zelanti come Peter Hartcher del Sydney Morning Herald, che ha etichettato coloro che diffondono l’influenza cinese come “ratti, mosche, zanzare e passeri” e ha auspicato che questi “parassiti” vengano “estirpati”.

Le notizie sulla Cina in Occidente riguardano quasi esclusivamente la minaccia proveniente da Pechino. “Ritoccate” sono le 400 basi militari americane che circondano la maggior parte della Cina, una collana armata che si estende dall’Australia al Pacifico e al sud-est asiatico, al Giappone e alla Corea. L’isola giapponese di Okinawa e quella coreana di Jeju sono armi cariche puntate a bruciapelo sul cuore industriale della Cina. Un funzionario del Pentagono ha descritto questa situazione come un “cappio”.

La Palestina è stata raccontata in modo errato da sempre, a mia memoria. Per la Bbc, c’è il “conflitto” tra “due narrazioni”. L’occupazione militare più lunga, brutale e illegale dei tempi moderni è innominabile.

La popolazione colpita dello Yemen esiste a malapena. È un “non-popolo mediatico”.  Mentre i sauditi fanno piovere le loro bombe a grappolo americane, con i consiglieri britannici che lavorano a fianco degli ufficiali sauditi addetti al bombardamento, più di mezzo milione di bambini rischiano di morire di fame.

Questo lavaggio del cervello per omissione ha una lunga storia. Il massacro della prima guerra mondiale è stato cancellato da reporter che sono stati insigniti del cavalierato per il loro impegno e che hanno poi confessato nelle loro memorie.  Nel 1917, il direttore del Manchester Guardian, C. P. Scott, confidò al primo ministro Lloyd George: “Se la gente sapesse davvero [la verità], la guerra verrebbe fermata domani, ma non sa e non può sapere”.

Il rifiuto di vedere le persone e gli eventi come li vedono gli altri paesi è un virus mediatico in Occidente, debilitante quanto il Covid.  È come se vedessimo il mondo attraverso uno specchio unidirezionale, in cui “noi” siamo morali e benigni e “loro” no. È una visione profondamente imperiale.

La storia quale presenza viva in Cina e in Russia è raramente spiegata e raramente compresa. Vladimir Putin è Adolf Hitler. Xi Jinping è Fu Man Chu. Risultati epici, come lo sradicamento della povertà in Cina, sono a malapena conosciuti. Quanto è perverso e squallido tutto ciò.

Quando ci permetteremo di comprendere? La formazione dei giornalisti in laboratorio non è la risposta. E nemmeno il meraviglioso strumento digitale, che è un mezzo, non un fine, come la macchina da scrivere con un solo dito e la macchina per linotype.

Negli ultimi anni, alcuni dei migliori giornalisti sono stati espulsi dai media dominanti. “Defenestrati” è il termine usato. Gli spazi un tempo aperti ai cani sciolti, ai giornalisti controcorrente, a quelli che dicevano la verità, si sono chiusi. 

Il caso di Julian Assange è il più sconvolgente.  Quando Julian e WikiLeaks erano in grado di conquistare lettori e premi per il Guardian, il New York Times e altri autodefiniti importanti “giornali di cronaca”, venivano celebrati.

Quando lo Stato occulto si è opposto e ha chiesto la distruzione dei dischi rigidi e l’assassinio del personaggio di Julian, egli è stato reso un nemico pubblico. Il vicepresidente Biden lo ha definito un “terrorista hi-tech”. Hillary Clinton ha chiesto: “Non possiamo silenziarlo proprio questo tipo?”.

La seguente campagna di abusi e di diffamazione contro Julian Assange – il Relatore sulla Tortura delle Nazioni Unite l’ha definita “mobbing” – ha condotto la stampa liberale al suo minimo storico. Sappiamo chi sono. Li considero dei collaborazionisti: giornalisti del regime di Vichy.

Quando si solleveranno i veri giornalisti? Un samizdat ispiratore esiste già in Internet: Consortium News, fondato dal grande reporter Robert Parry, Grayzone di Max Blumenthal, Mint Press News, Media Lens, Declassified UK, Alborada, Electronic Intifada, WSWS, ZNet, ICH, Counter Punch, Independent Australia, il lavoro di Chris Hedges, Patrick Lawrence, Jonathan Cook, Diana Johnstone, Caitlin Johnstone e altri che mi perdoneranno se non li cito qui.

E quando gli scrittori si alzeranno in piedi, come fecero contro l’ascesa del fascismo negli anni trenta? Quando si alzeranno i registi, come fecero contro la guerra fredda negli anni quaranta? Quando si solleveranno gli autori della satira, come fecero una generazione fa?

Dopo essersi immersi per 82 anni in un profondo bagno di perbenismo, la versione ufficiale dell’ultima guerra mondiale, non è forse giunto il momento che coloro che sono destinati a dire la verità dichiarino la loro indipendenza e decodifichino la propaganda? L’urgenza è più grande che mai.

Questo articolo è una versione modificata di un discorso tenuto al Trondheim World Festival, Norvegia, il 6 settembre 2022

La scuola inclusiva non è più solo un sogno

14 Giugno 2022

Al liceo Adelaide Cairoli di Pavia viene approvata la prima Carriera Alias.

La Carriera Alias si propone come soluzione per gli studenti transgender che presso gli istituti (scuole o università) vogliono vedere riconosciuta la propria identità di genere.

Si segna così un grande passo in avanti verso una scuola veramente inclusiva, passo reso possibile anche grazie a due compagni dei Giovani Comunisti/e studenti presso il liceo in questione, una dei quali rappresentante d’istituto: la presenza di nostri iscritti all’interno dei consigli d’istituto è utile per il raggiungimento di determinati obiettivi che vogliamo vedere realizzati all’interno delle scuole.

La strada verso una scuola realmente inclusiva è ancora lunga, perciò è necessario lottare per la conquista dei nostri diritti anche all’interno degli istituti, e per far sì che la Carriera Alias non rimanga un provvedimento fine a sé stesso.

GIOVANI COMUNISTI/E

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Edoardo Casati

Importante iniziativa, non solo per la necessità di fare luce su un personaggio così importatnte per la storia del nostro paese ma anche per la necessità di arricchire la nostra città di iniziative di carattere culturale al fine di costruire una cittadinanza critica e consapevole.

La cultura rende liberi

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