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Salutiamo Antonio, compagno, fratello, amico

1 giugno 2022

Carissimi Eleonora e Francesco, cari familiari tutti,

proviamo un dolore immenso.

Consideriamo la sua perdita un’ingiustizia e una crudeltà, di fronte alla quale ci sentiamo impotenti, e che dobbiamo subire.

Ci sono però tutti gli aspetti positivi della sua personalità che dobbiamo raccogliere.

Tonino era una persona generosa e disponibile, altruista, d’animo buono; era difficile litigare con lui. Personalmente siamo sempre stati in sintonia rispetto alle questioni della vita e su quelle più strettamente politiche.

Era una persona dotata di grande ironia ed era autoironico, sarcastico. Con la battuta sempre pronta, una persona a cui piaceva scherzare, mai superficiale.

Intelligente e sagace.

Era una persona curiosa, a cui piaceva informarsi e conoscere, che leggeva molto, di tutto, letture sugli argomenti più vari.

Era una persona colta, ancor più apprezzabile perché era autodidatta. Non aveva seguito un percorso formativo scolastico, avendo dovuto iniziare a lavorare presto.

Era principalmente appassionato di storia e di fisica. Gli piaceva il cinema. Si interessava di astronomia e di fisica quantistica.

Perché la cultura è bella e piacevole in sé. Perché appropriarsi della cultura significa acquisire un pensiero critico, diventa uno strumento di riscatto, diviene uno strumento di liberazione per le classi subalterne. La cultura non deve essere appannaggio delle classi dominanti: il padrone è tale perché conosce 1000 parole mentre l’operaio o il cafone ne conosce 100.

Sviluppare capacità critica significa prendere coscienza della propria condizione, diventare persone protagoniste, non manipolabili.

Ad Antonio piacevano le persone; voleva conoscerle e confrontarsi con esse. Confrontarsi con le loro storie e le loro culture. Ed è anche questa empatia / vicinanza / capacità di ascolto che l’ha portato a stare dalla parte dei più deboli, sia sul piano sociale sia su quello strettamente individuale, quelle più fragili a livello personale.

“Siate capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. È la virtù più bella di un rivoluzionario” scrisse il Comandante Che Guevara rivolgendosi ai propri figli. Per Tonino questo è stato un approdo naturale.

Tonino era una persona pratica. Possedeva una manualità straordinaria. Sapeva fare di tutto: idraulico, elettricista, meccanico d’auto, lavori di muratura, falegnameria, giardiniere, imbianchino.

Lo abbiamo conosciuto in tanti in Cooperativa Portalupi; abbiamo visto come si prodigava per recuperare questo spazio alla socialità. È stato uno dei maggiori protagonisti e animatori della sua rinascita.

Anche presso l’Oratorio di Morimondo, successivamente, ha portato il suo contributo ed entusiasmo.

Tonino era un creativo. Lo ricordiamo anche come animatore culturale delle programmazioni stagionali della Portalupi per quanto riguarda proposte musicali, teatrali, di jazz, di mostre d’arte.

Lui stesso era attore: una capacità innata. Indimenticabili le sue imitazioni di Totò o di Sordi quando si “esibiva” per gli amici in compagnia. Ha potuto anche recitare come attore amatoriale, in un gruppo teatrale, nel ruolo di apprezzato protagonista.

Penso che la creatività fosse per lui anche un’eredità del Movimento del ’77. Gli anni Settanta sono stati l’espressione di una straordinaria voglia e bisogno di protagonismo delle giovani generazioni, che incontrandosi con gli altri movimenti che permeavano tutta la società, primo fra tutti il movimento operaio, volevano cambiare il mondo. Con entusiasmo, con passione, con gioia.

A Tonino apparteneva la fantasia: aveva una capacità di narrazione con cui incantava Francesco -il suo bimbo amato e desiderato- per giorni, inventando delle stupende favole.

Prima ancora, anzi, contemporaneamente, Tonino è stato un operaio metalmeccanico, orgoglioso del suo stato, con un’alta professionalità, acquisita con l’esperienza, un lungo percorso lavorativo iniziato presto.

Sapeva maneggiare con talento ogni strumento del suo lavoro; conosceva ogni fase del processo produttivo, quello legato in particolare alla produzione delle macchine per calzature. Tonino sapeva leggere il progetto e da quello costruire la macchina.

Apparteneva a quella che, nella storia del movimento operaio, fu definita “aristocrazia operaia”. Questa professionalità – unita alla sua coscienza di classe-, gli ha permesso di affermare e di difendere la sua dignità, di non andare col cappello in mano, di tenere sempre la testa alta (come insegnava Giovanni Di Vittorio), di camminare eretti (come scriveva Ernest Bloch). “Orgoglio operaio” perché in possesso di una coscienza di classe.

Tonino era un compagno, un comunista.

La sua formazione era iniziata da giovane ribelle. Ci eravamo incrociati dopo la metà degli anni 70 ai tempi del Circolo del Proletariato Giovanile, uno spazio “occupato” presso i locali al piano terra del Liceo Cairoli (inizialmente chiesti al Comune per svolgervi il mercatino dei libri usati), un’esperienza esauritasi in un paio d’anni.

Lui attivista di un collettivo che faceva riferimento all’Autonomia Operaia, io militante del PdUP per il Comunismo.

Ha continuato il suo impegno sociale con coerenza. Ci siamo reincontrati in Rifondazione Comunista, di cui è stato militante, in particolare dal dopo-Genova, dal movimento altermondialista. Faccio notare la drammatica attualità di quelle tematiche: crisi ambientale, giustizia ecologica-climatica, giustizia sociale, crisi epidemiologica, neoliberismo, guerre, etc. La storia ci ha dato ragione! Un altro mondo è necessario!

Comunista ha continuato ad esserlo.

È stato partecipe della vita di Partito: durante l’ultimo Congresso e fino a qualche settimana fa. Ricordo gli ultimi due contributi fatti pervenire a noi compagni (leggibili sul nostro sito):

uno sull’ ”informazione ai tempi della guerra”, unidirezionale, manipolatoria, guerrafondaia, censurata, che propone il pensiero unico e che criminalizza il dissenso, che propone un giornalismo con l’elmetto, che se esprimi un dubbio ti arruola con Putin; basta pensare all’aggressione mediatica a cui è stata sottoposta l’ANPI, con il suo Presidente, nelle settimane scorse solo per aver espresso la sua contrarietà all’invio di armi all’Ucraina, per aver chiesto il rispetto dell’Art. 11 della Costituzione (L’Italia ripudia la guerra), per aver sollecitato il ruolo della diplomazia. Tonino era iscritto all’ANPI;

l’altro era sull’espansionismo della Nato: la sua storia, il ruolo, etc.

Tonino ha mantenuto sempre l’attenzione per le iniziative anche recenti di Rifondazione e gradiva esserne aggiornato.

Era iscritto anche al Collettivo Culturale Rosa Luxemburg: gli sarebbe piaciuto in particolare poter partecipare alla prossima iniziativa programmata su Pier Paolo Pasolini, di cui ricorre quest’anno il suo centenario: Pasolini, una presenza profetica.

Tonino aveva espresso fiducia nei nuovi movimenti mondiali che si sono affacciati sulla scena politica negli ultimi anni, in particolare quello ambientalista che vede protagonisti in special modo settori significativi di giovani generazioni a livello internazionale, con istanze rivolte alla giustizia climatica e sociale.

Carissimi Eleonora e Francesco, vi vogliamo bene. Cari familiari abbracciamo anche voi.

Antonio ci ha lasciato una bella eredità.

Sono tempi difficili, cupi, in cui bisogna indurirsi senza perdere la tenerezza, ma neanche la dolcezza, neanche il gusto per la bellezza. E bisogna mantenere la speranza con determinazione e fierezza, come piaceva a lui.

Continuiamo a essere un popolo di sognatori, vogliamo il pane e le rose ma anche la luna! Vogliamo la giustizia sociale e l’eguaglianza e rivendichiamo il diritto al bello. Perciò ti salutiamo con le stesse parole che gridavamo con gioia e con una certa dose di insolenza in gioventù:

diritto alla vita! diritto alla cultura! con questa società facciamola finita!

Lettura di Tonino Linfanti di un brano dal libro del deportato spagnolo Josè Semprun.

Video della 3^ conferenza del collettivo “Rosa Luxemburg” di Vigevano sulla giustizia ecologico climatica e sociale

31 Maggio 2022

Acerbo (Prc-Se): Smuraglia partigiano della democrazia

Pubblicato il 31 mag 2022

Con enorme tristezza apprendiamo la notizia della scomparsa del compagno Carlo Smuraglia.

La sua vita è stata un luminoso esempio di fedeltà ai valori che avevano animato la Resistenza e ai principi della nostra Costituzione.

Ha combattuto da partigiano per la libertà di tutte e tutti e speso la vita nell’impegno per la costruzione della nostra democrazia, sempre schierato dalla parte delle classi lavoratrici da militante del PCI, da avvocato e giurista, nelle aule parlamentari.

Lo ricordiamo come avvocato che difendeva i partigiani negli anni ’50, gli studenti del caso La zanzara del 1966; parte civile per i fatti di Reggio Emilia del 1960, per la morte di Giuseppe Pinelli del dicembre 1969, per la fuga di diossina avvenuta a Seveso del 1976, per il sequestro di persona e l’omicidio di Cristina Mazzotti, rapita dalla ‘ndrangheta nel 1975.

Nel Csm nel 1986 si schierò dalla parte di Giovanni Falcone. Difese l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Alla guida dell’Anpi ha rilanciato il valore dell’antifascismo e difeso con determinazione la Costituzione sotto attacco.

E’ stato e rimarrà un riferimento per tutta l’Italia democratica e antifascista.

All’ANPI e ai familiari il più sentito cordoglio di tutte le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Per una coalizione popolare e pacifista

30 Maggio 2022

Documento approvato dalla direzione nazionale di Rifondazione Comunista con un voto contrario e due astenuti, domenica 29 maggio –

La guerra in corso, e le politiche del governo Draghi, confermano che il bipolarismo è un gioco truccato e che occorre lavorare per la costruzione di un’alternativa popolare e autenticamente di sinistra ai poli politici esistenti. È sceso in campo un nuovo atlantismo militarizzato ed aggressivo che vede in prima fila PD e FdI e che cambia ulteriormente in peggio l’Italia e la UE. Un neo atlantismo sostenuto da tutti i poteri. Una UE ormai al traino di USA, NATO, GB e Polonia. Con una rottura della globalizzazione per linee geopolitiche e conseguenze catastrofiche in termini di politiche alimentari ed energetiche. A pagare sono le masse popolari e la democrazia.

Esce confermata la necessità, pur tra tante difficoltà, di perseguire la strada indicata nel congresso nazionale di costruzione di “uno schieramento, una soggettività, un’aggregazione che, per dimensioni e credibilità, possa rappresentare una alternativa allo stato di cose presente”. Proprio la vicenda della guerra ha evidenziato che la maggioranza del paese non condivide le scelte dello schieramento bellicista preponderante in parlamento e nell’informazione. Bisogna avanzare al più presto una coerente proposta politica pacifista che parli a una maggioranza del paese oggi priva di rappresentanza e un programma sociale che parli alle classi popolari e lavoratrici.

Va rifiutato l’uso strumentale dell’antifascismo a fini elettorali non solo per l’evidenza che il PD è riuscito a condividere governi con tutti i principali esponenti della destra (anche quelli che vengono da MSI-AN) ma soprattutto per la costatazione che proprio il bipolarismo ha consentito al partito della fiamma tricolore di raggiungere livelli di consenso mai avuti durante la storia repubblicana. In Italia c’è bisogno di un antifascismo popolare che rilanci la lotta per l’attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza. In questo quadro per rilanciare la democrazia costituzionale, ridando credibilità a un parlamento privo della volontà di rappresentanza popolare, rilanciamo in ogni sede una lega per il proporzionale proponendo di convergere a tutti gli autentici democratici sulla rivendicazione di leggi elettorali che reintroducano il semplice principio “una testa un voto”.

Le posizioni del PD sulla guerra, come sulle principali questioni ambientali e sociali, evidenziano la natura ornamentale e subalterna di una sinistra che persegue l’alleanza e il “campo largo” utilizzando suggestioni rossoverdi a prescindere dalla concretezza dell’impianto programmatico. Sul piano dei risultati più che “coraggiosa” si tratta di una scelta del tutto inefficace, anzi dannosa perché ostacola la costruzione e la prefigurazione di un’alternativa sociale e politica.

C’è bisogno invece di una coalizione popolare, pacifista, ecologista, sociale, femminista e antifascista, che si proponga di aggregare un blocco sociale su un programma di attuazione della Costituzione, di radicale alternativa per il nostro Paese, per la pace e un eco-socialismo del XXI secolo. C’è bisogno di un programma di rottura e cambiamento nel governo del paese e di un profilo in grado di renderlo percepibile come necessario per larghi settori popolari e capace di suscitare partecipazione e mobilitazione. Il percorso che si deve realizzare in tal senso deve darsi l’obiettivo di coinvolgere la partecipazione di chi in questi anni si è allontanata/o da ogni prospettiva di politica organizzata.

La Nuova Unione Popolare Ecologica e Sociale, guidata da Mèlenchon, dimostra che un programma e un discorso coerentemente di sinistra e ambientalista non sono condannati in Europa al minoritarismo.

Certo nel nostro paese non ci sono stati i cicli di lotte di massa e gli scioperi che hanno in Francia contrastato le misure antipopolari e le “riforme” neoliberiste. E’ evidente che per cambiare i rapporti di forza c’è bisogno di una ripresa delle lotte. Per questo lavoriamo per la convergenza dei movimenti come abbiamo fatto con la Società della cura, il Forum dei movimenti, il rapporto con il collettivo di fabbrica e il gruppo di supporto Insorgiamo della Gkn, le tante campagne in cui siamo impegnate/i.

La convergenza sociale e la costruzione di una proposta politica non sono sovrapponibili ma neanche separate. La necessità della riapertura di un ciclo di lotte e la questione del ritorno della sinistra sul terreno della rappresentanza istituzionale non vanno contrapposte. L’assenza nello spazio della politica istituzionale e quindi del dibattito pubblico di una sinistra anticapitalista e antiliberista, femminista, ambientalista e pacifista pesa anche sulla capacità di incidere dei movimenti e contribuisce alla passivizzazione e alla spoliticizzazione delle classi popolari.

Non basta la riaffermazione della nostra alterità al centrodestra e al centrosinistra + M5S. La crisi di sistema in termini di legittimità e di rappresentanza è un fatto oggettivo. Bisogna intercettare la rabbia e la disaffezione di una massa senza rappresentanza, che non si riconosce nell’attuale sistema politico e a cui bisogna proporre una prospettiva democratica di cambiamento. Lo possiamo fare nel lungo periodo stando in relazione con i bisogni materiali (sussistenza, lavoro, casa, salute, ecc.) delle fasce sociali che più subiscono le conseguenze del neoliberismo. Dobbiamo saper parlare a questa parte della società oggi largamente esclusa dal sistema politico, dobbiamo farlo non dall’esterno ma stando all’interno delle tante situazioni di disagio, di protesta, di rabbia sociale. Soltanto stando dentro questo campo, non importa se impolitico, riorganizzando una linea critica del basso contro l’alto, contro un sistema oligarchico che concentra il potere e il denaro in poche mani, abbiamo la possibilità di ricostruire le basi di radicamento di una sinistra di alternativa. Nel breve periodo abbiamo bisogno di un discorso e di una proposta politica che riesca a parlare anche attraverso i media e a suscitare attenzione e interesse in questi settori sempre più vasti del paese.

In questi mesi abbiamo lavorato sul terreno sociale e politico per costruire interlocuzioni in direzione della concretizzazione di una proposta politica di alternativa. La guerra e l’urgenza della mobilitazione hanno in parte rallentato i percorsi in cui eravamo impegnate/i ma ne hanno rafforzato le ragioni.

Intorno all’appello “per la rinascita della sinistra”, promosso da Angelo d’Orsi, si sono raccolte adesioni significative in direzione di una costituente. L’appello rossoverde di Transform ha aperto la riflessione per il rilancio di un progetto e di una pratica ecosocialista di ambientalismo anticapitalista e antiliberista non subalterno. L’appello delle lavoratrici e dei lavoratori indica il bisogno di una proposta politica che sia chiaramente di classe con un programma incentrato sui temi del lavoro e del reddito.

Lavoriamo sui territori per costruire iniziative di partito e/o unitarie di discussione sul tema della guerra e la necessità di un’alternativa di pace, ecologia e giustizia sociale relazionandoci con i promotori degli appelli che aiutano a ricostruire una sfera pubblica di sinistra.

Giudichiamo assai positivo il percorso avviato con la nascita della componente unitaria ManifestA – PAP – PRC alla Camera e auspichiamo che presto se ne aggiunga una analoga al Senato. Anche la ricostruzione di relazioni unitarie con Pap è un fatto positivo. Lavoriamo per la confluenza delle soggettività della sinistra antiliberista e anticapitalista in un progetto che però acquisterà forza e credibilità solo se riuscirà a diventare un movimento popolare ampio e popolare, partecipato e plurale.

Abbiamo registrato forte sintonia con Luigi De Magistris sul progetto di costruire una coalizione politica e sociale, una coalizione-movimento popolare, che coinvolga partiti e soggettività di diversa natura impegnate sul piano sociale e politico. A supporto di questo progetto si è aggregata per iniziativa di Piero Bevilacqua una rete di intellettuali e di competenze per un lavoro di elaborazione di un programma da proporre al paese. Si tratta di primi passi di una possibile riaggregazione di energie e intelligenze.

Riteniamo importante per lo sviluppo del movimento pacifista la scelta di molte realtà del mondo cattolico e cristiano di schierarsi contro la guerra e l’invio di armi. Per la forte sensibilità sui temi della pace, della giustizia sociale, dell’antirazzismo, della consapevolezza ecologica e della solidarietà con il sud del mondo costituiscono un interlocutore importante anche per una coalizione popolare.

La Direzione nazionale impegna la segreteria a proseguire il percorso intrapreso con Luigi De Magistris, la componente ManifestA, in cui coinvolgere tutte le soggettività politiche e sociali, da quelle della sinistra anticapitalistica, sino alle associazioni cattoliche, pacifiste, ambientaliste, femministe, meridionaliste, sulla base della linea emersa al congresso, allargando e approfondendo tutte le interlocuzioni sociali e politiche, a partire dalle personalità che hanno promosso e aderito agli appelli citati e dalle esperienze territoriali, per definire il profilo e i contenuti della proposta e avviare un processo di partecipazione e discussione che attraversi il paese.

È necessario individuare rapidamente un percorso visibile e riconoscibile, un processo politico aperto a tutti i soggetti interessati: partiti, organizzazioni, movimenti, associazioni, istanze, vertenze territoriali e singole persone. Questo va sostanziato auspicabilmente in tempi brevi, definendo come base di partenza gli obiettivi politici e le regole di funzionamento collettivo per avviare un’ampia discussione – nei territori come a livello nazionale – e declinare a livello di massa il progetto politico. Occorre dare sostanza a una progettualità di lungo respiro, che non nega e non sottovaluta l’appuntamento elettorale, ma si prenda cura della nascita di alleanze strategiche, per essere strumento efficace dell’opposizione sociale. Per dirla con l’Insorgiamo della GKN: non contendersi gli spazi esistenti, ma replicarli, farli crescere, moltiplicarli.

La Direzione nazionale impegna circoli, federazioni e regionali al massimo impegno nelle campagne contro la guerra e il carovita e invita alla mobilitazione e partecipazione alla manifestazione nazionale NO BASE a Coltano del 2 giugno e alla manifestazione nazionale contro la guerra indetta dalla comunità curda a Roma del 4 giugno.

30 maggio: la Scuola sciopera contro il governo che continua a tagliare. Un segnale positivo per tutto il mondo del lavoro

29 Maggio 2022

Lo sciopero del 30 maggio della Scuola, indetto da FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS e GILDA è una buona occasione per respingere al mittente provvedimenti che un governo arrogante intende calare su un mondo che da oltre 20 anni ha subito solo tagli e riforme sciagurate.

Questo governo aumenta le spese militari e taglia di nuovo sulla scuola e la sanità, distribuisce enormi risorse alle grandi imprese ma non rilancia il pubblico.

Invece di approfittare del calo demografico per mettere finalmente mano alle “classi pollaio”, lo si usa per tagliare ancora una volta le risorse, che collocano la Scuola italiana agli ultimi posti in Europa per spesa rispetto al PIL.

Il taglio comporterebbe una riduzione di circa 11.000 posti di lavoro.

Tra i provvedimenti del governo, si introduce un concorso della durata di “tre” anni con esami alla fine di ogni anno e un “premio” finale una tantum solo per il 40% dei concorrenti.

Si addebitano i costi del percorso di selezione e assunzione ai precari, per la prima volta nella storia, come non fossero una risorsa necessaria al funzionamento quotidiano delle scuole.

Si snobbano le richieste salariali di una categoria che ha il livello retributivo più basso di tutto il Pubblico Impiego a parità di livello, con un contratto scaduto da 4 anni, in assenza di un recupero degli scatti di anzianità persi dal 2013.

Questo sciopero potrebbe essere l’inizio di un conflitto più ampio nei confronti di un governo sempre meno apprezzato per le sue politiche antipopolari e guerrafondaie, delle quali sono complici e responsabili centrodestra e centrosinistra.

Rifondazione Comunista sarà in piazza con i lavoratori e le lavoratrici della Scuola, per sostenerne le rivendicazioni, legate alla centralità e al rilancio dell’istruzione in questo paese, per il diritto allo studio e il futuro delle nuove generazioni.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Loredana Fraleone, responsabile nazionale scuola del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

L’Italia entra in guerra: 24 maggio 1915

21 Maggio 2022

MARCO SAVINI

Se si osservano i bordi delle strade non si può non rimanere sconcertati dalla massa di rifiuti che si accumulano: mozziconi, lattine, plastiche, persino mascherine. Ma, in queste settimane affiorano anche mille papaveri rossi. E nella ricorrenza dell’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio del 1915, può essere appropriato usarli come simboli delle guerre.

Il loro colore rosso è sempre stato evocativo del sangue versato; si diceva che a Waterloo fosse spuntata una marea di papaveri dopo la battaglia.

Famosa è anche la poesia “Sui campi delle Fiandre spuntano i papaveri“ scritta dal medico canadese John McCrae, forse segnato dalle ferite dei numerosi soldati che aveva dovuto soccorrere dopo la disastrosa seconda offensiva su Ypres (luogo tristemente famoso per l’iprite, il gas letale lanciato nelle trincee).

Il papavero è così diventato simbolo del ricordo dei caduti sui vari fronti. Papaveri di stoffa furono preparati e poi venduti per aiutare le famiglie degli sfollati dalle zone colpite dalla guerra. In Inghilterra ancora oggi vengono indossati per ricordare quella che doveva essere la “guerra per fermare tutte le guerre”.

Ha scritto il prof. Giulio Guderzo: “In definitiva la grande vera perdente, nel 1° come nel 2° conflitto mondiale, è stata l’Europa, pagando carissima la peste nazionalista inoculata dalle monarchie”.

Allora come ora, cosa intendiamo per nazionalismo? Viene definito come un’esaltazione esagerata della propria patria, che può avere quando degenera in razzismo, intolleranza verso le minoranze, volontà di potenza, espansionismo.

Forse allora non è il caso di celebrare l’entrata dell’Italia nella Grande Guerra, così insanguinata e pagata a caro prezzo, e forse neppure la vittoria, quanto la fine della Grande Guerra, come di tutte le guerre.

Concludo con un’ultima citazione: “Tu mi costringi, o regina, a rinnovare un indicibile dolore”. È Enea che così risponde alla regina Didone, nell’Eneide, quando gli viene chiesto della caduta di Troia e del massacro dei suoi abitanti. Come per Enea, anche per noi pensare a quest’ultima guerra che sembra non finire mai nel conteggio dei giorni e dei morti, è rinnovare un indicibile dolore.

Ma ricordare questo dolore è la strada per mantenere vivo uno spirito di pace e di opposizione alle guerre di ieri, di oggi e di domani.

Chissà quanti papaveri rossi sono spuntati negli ex-granai dell’Europa.

RIFONDAZIONE: PERCHÈ DOBBIAMO FERMARE SUBITO QUESTA GUERRA

18 Maggio 2022

La guerra porta guerra; la guerra porta distruzione, violenza, perdite; la guerra uccide e fa morire. Porta anche migrazioni, le donne pagano un prezzo altissimo e il loro corpo diventa bottino di guerra.  La guerra, tutte le guerre, sono figlie del patriarcato e di logiche di mercato.

Come Christa Wolf faceva dire a Cassandra “Tra uccidere e morire c’è una terza via, vivere”

Non tutto finisce quando termina una guerra perché, al termine del conflitto, oltre all’opera di ricostruzione dei luoghi, comincia un altro percorso necessario ma ancora più difficile da realizzare: quello di una ricostruzione dei pensieri e dei rapporti tra le comunità.

Nessuno sta lavorando per la pace: continuiamo ad inviare armi, finanziamo gli eserciti e la maggioranza dei pensieri è orientata alla vittoria dell’Ucraina e non ad un accordo tra le parti. Le parole recenti del segretario generale della Nato Stoltenberg ne sono una conferma: “l’Ucraina può vincere questa guerra”. Non solo queste parole sono un chiaro incentivo a continuare le ostilità, ma anche l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato di certo non faciliterà la distensione e potrebbe mettere in pericolo l’intera Europa.

Altrettanto grave è il fatto che il Presidente del Consiglio dei ministri Draghi sia andato da Biden senza passaggio parlamentare e che la lista degli argomenti trattati in questo incontro sia secretata.

QUALCHE EFFETTO DELLA GUERRA

Avremo un autunno difficile con povertà che aumenteranno e una probabile crisi economica e sociale. Aumenteranno anche i profughi per fame perché dall’Ucraina, che è il granaio di tutti, non sta arrivando più il grano.

Le conseguenze già si fanno sentire sulla nostra economia, dove i rincari già attuati sul fronte energetico sono stati estesi anche a quello alimentare con aumenti dal 20 al 30%. Questo andamento sta trovando riscontri anche nel resto del mondo, dove le economie più fragili stanno già entrando in crisi.

In Iran ci sono state proteste di massa contro l’aumento dei prezzi, il governo ha aumentato i prodotti a base di farina del 300%, ha aumentato i prezzi dell’olio vegetale e dei prodotti lattiero-caseari.

L’India, l’altro paese granaio, per garantire la sicurezza interna ha sospeso le esportazioni di grano, facendo così vacillare le speranze occidentali di poter sostituire il rifornimento dall’Ucraina.

L’Africa, già con gravi problemi alimentari e un tasso di povertà elevato moltiplicherà i poveri e farà scoppiare altre guerre interne che produrranno profughi.

Avremo quindi un aumento di situazioni di povertà e necessità: quelle interne e quelle che arriveranno

Bisogna lavorare affinché l’obiettivo sia di fermare la guerra e non quello di vincerla e quindi dobbiamo costruire una grande movimento per la pace che sappia includere allo stesso tempo anche il tema sociale.

Basta guerre. No all’aumento di spese militari. Disarmo totale. Più soldi per sanità, scuola, lavoro.

Milano, 18 maggio 2022

Fabrizio Baggi, segretario regionale

Giovanna Cardarelli, responsabile regionale internazionalismo

Partito della Rifondazione Comunista /Sinistra Europea – Lombardia

Video conferenza: a 100 anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini. Prima e seconda parte

16 maggio 2022

Edoardo Casati

Importante iniziativa, non solo per la necessità di fare luce su un personaggio così importatnte per la storia del nostro paese ma anche per la necessità di arricchire la nostra città di iniziative di carattere culturale al fine di costruire una cittadinanza critica e consapevole.

La cultura rende liberi

VIDEO PRIMA PARTE

VIDEO SECONDA PARTE

VIGEVANO – LA QUESTIONE CLIMATICA: CONFERENZA DEL COLLETTIVO “LUXEMBURG”

15 maggio 2022

“La giustizia ecologico-climatica e la giustizia sociale, la confluenza dei movimenti. Dai movimenti antisistemici e dai Forum Sociali Mondiali ai nuovi movimenti”.

E’ questo il tema al centro dell’ultima conferenza pubblica del ciclo di tre incontri a ingresso libero organizzati in queste settimane dal collettivo culturale “Rosa Luxemburg” – Rete delle alternative di Vigevano.

L’appuntamento è per sabato 21 maggio con inizio alle ore 15,30 presso la Sala polivalente “Giuseppe Franzoso” della Biblioteca Civica “Lucio Mastronardi” in corso Cavour 82 a Vigevano.

Il tema verrà affrontato da Ilaria Falossi e Bjork Ruggeri, studentesse di Pavia e attiviste di “Fridays For Future”, insieme a Giorgio Riolo, esponente dalla “Rete delle alternative”.

«Con quest’ultima conferenza – spiega il collettivo nel comunicato stampa di presentazione – vogliamo in particolare approfondire le questioni che sono declinate nel mondo contemporaneo come “crisi globali”, come crisi economica, crisi ecologica-climatica e crisi epidemiologica, analizzando allo stesso tempo il “fil rouge” che lega le esperienze dei Forum sociali mondiali e dei movimenti antisistemici alle rivendicazioni dei nuovi movimenti ambientalisti di protesta che negli ultimi anni vedono protagonisti soprattutto i giovani».

Saranno applicate le disposizioni anti-Covid vigenti al momento dello svolgimento dell’iniziativa.