Salutiamo Antonio, compagno, fratello, amico

1 giugno 2022

Carissimi Eleonora e Francesco, cari familiari tutti,

proviamo un dolore immenso.

Consideriamo la sua perdita un’ingiustizia e una crudeltà, di fronte alla quale ci sentiamo impotenti, e che dobbiamo subire.

Ci sono però tutti gli aspetti positivi della sua personalità che dobbiamo raccogliere.

Tonino era una persona generosa e disponibile, altruista, d’animo buono; era difficile litigare con lui. Personalmente siamo sempre stati in sintonia rispetto alle questioni della vita e su quelle più strettamente politiche.

Era una persona dotata di grande ironia ed era autoironico, sarcastico. Con la battuta sempre pronta, una persona a cui piaceva scherzare, mai superficiale.

Intelligente e sagace.

Era una persona curiosa, a cui piaceva informarsi e conoscere, che leggeva molto, di tutto, letture sugli argomenti più vari.

Era una persona colta, ancor più apprezzabile perché era autodidatta. Non aveva seguito un percorso formativo scolastico, avendo dovuto iniziare a lavorare presto.

Era principalmente appassionato di storia e di fisica. Gli piaceva il cinema. Si interessava di astronomia e di fisica quantistica.

Perché la cultura è bella e piacevole in sé. Perché appropriarsi della cultura significa acquisire un pensiero critico, diventa uno strumento di riscatto, diviene uno strumento di liberazione per le classi subalterne. La cultura non deve essere appannaggio delle classi dominanti: il padrone è tale perché conosce 1000 parole mentre l’operaio o il cafone ne conosce 100.

Sviluppare capacità critica significa prendere coscienza della propria condizione, diventare persone protagoniste, non manipolabili.

Ad Antonio piacevano le persone; voleva conoscerle e confrontarsi con esse. Confrontarsi con le loro storie e le loro culture. Ed è anche questa empatia / vicinanza / capacità di ascolto che l’ha portato a stare dalla parte dei più deboli, sia sul piano sociale sia su quello strettamente individuale, quelle più fragili a livello personale.

“Siate capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. È la virtù più bella di un rivoluzionario” scrisse il Comandante Che Guevara rivolgendosi ai propri figli. Per Tonino questo è stato un approdo naturale.

Tonino era una persona pratica. Possedeva una manualità straordinaria. Sapeva fare di tutto: idraulico, elettricista, meccanico d’auto, lavori di muratura, falegnameria, giardiniere, imbianchino.

Lo abbiamo conosciuto in tanti in Cooperativa Portalupi; abbiamo visto come si prodigava per recuperare questo spazio alla socialità. È stato uno dei maggiori protagonisti e animatori della sua rinascita.

Anche presso l’Oratorio di Morimondo, successivamente, ha portato il suo contributo ed entusiasmo.

Tonino era un creativo. Lo ricordiamo anche come animatore culturale delle programmazioni stagionali della Portalupi per quanto riguarda proposte musicali, teatrali, di jazz, di mostre d’arte.

Lui stesso era attore: una capacità innata. Indimenticabili le sue imitazioni di Totò o di Sordi quando si “esibiva” per gli amici in compagnia. Ha potuto anche recitare come attore amatoriale, in un gruppo teatrale, nel ruolo di apprezzato protagonista.

Penso che la creatività fosse per lui anche un’eredità del Movimento del ’77. Gli anni Settanta sono stati l’espressione di una straordinaria voglia e bisogno di protagonismo delle giovani generazioni, che incontrandosi con gli altri movimenti che permeavano tutta la società, primo fra tutti il movimento operaio, volevano cambiare il mondo. Con entusiasmo, con passione, con gioia.

A Tonino apparteneva la fantasia: aveva una capacità di narrazione con cui incantava Francesco -il suo bimbo amato e desiderato- per giorni, inventando delle stupende favole.

Prima ancora, anzi, contemporaneamente, Tonino è stato un operaio metalmeccanico, orgoglioso del suo stato, con un’alta professionalità, acquisita con l’esperienza, un lungo percorso lavorativo iniziato presto.

Sapeva maneggiare con talento ogni strumento del suo lavoro; conosceva ogni fase del processo produttivo, quello legato in particolare alla produzione delle macchine per calzature. Tonino sapeva leggere il progetto e da quello costruire la macchina.

Apparteneva a quella che, nella storia del movimento operaio, fu definita “aristocrazia operaia”. Questa professionalità – unita alla sua coscienza di classe-, gli ha permesso di affermare e di difendere la sua dignità, di non andare col cappello in mano, di tenere sempre la testa alta (come insegnava Giovanni Di Vittorio), di camminare eretti (come scriveva Ernest Bloch). “Orgoglio operaio” perché in possesso di una coscienza di classe.

Tonino era un compagno, un comunista.

La sua formazione era iniziata da giovane ribelle. Ci eravamo incrociati dopo la metà degli anni 70 ai tempi del Circolo del Proletariato Giovanile, uno spazio “occupato” presso i locali al piano terra del Liceo Cairoli (inizialmente chiesti al Comune per svolgervi il mercatino dei libri usati), un’esperienza esauritasi in un paio d’anni.

Lui attivista di un collettivo che faceva riferimento all’Autonomia Operaia, io militante del PdUP per il Comunismo.

Ha continuato il suo impegno sociale con coerenza. Ci siamo reincontrati in Rifondazione Comunista, di cui è stato militante, in particolare dal dopo-Genova, dal movimento altermondialista. Faccio notare la drammatica attualità di quelle tematiche: crisi ambientale, giustizia ecologica-climatica, giustizia sociale, crisi epidemiologica, neoliberismo, guerre, etc. La storia ci ha dato ragione! Un altro mondo è necessario!

Comunista ha continuato ad esserlo.

È stato partecipe della vita di Partito: durante l’ultimo Congresso e fino a qualche settimana fa. Ricordo gli ultimi due contributi fatti pervenire a noi compagni (leggibili sul nostro sito):

uno sull’ ”informazione ai tempi della guerra”, unidirezionale, manipolatoria, guerrafondaia, censurata, che propone il pensiero unico e che criminalizza il dissenso, che propone un giornalismo con l’elmetto, che se esprimi un dubbio ti arruola con Putin; basta pensare all’aggressione mediatica a cui è stata sottoposta l’ANPI, con il suo Presidente, nelle settimane scorse solo per aver espresso la sua contrarietà all’invio di armi all’Ucraina, per aver chiesto il rispetto dell’Art. 11 della Costituzione (L’Italia ripudia la guerra), per aver sollecitato il ruolo della diplomazia. Tonino era iscritto all’ANPI;

l’altro era sull’espansionismo della Nato: la sua storia, il ruolo, etc.

Tonino ha mantenuto sempre l’attenzione per le iniziative anche recenti di Rifondazione e gradiva esserne aggiornato.

Era iscritto anche al Collettivo Culturale Rosa Luxemburg: gli sarebbe piaciuto in particolare poter partecipare alla prossima iniziativa programmata su Pier Paolo Pasolini, di cui ricorre quest’anno il suo centenario: Pasolini, una presenza profetica.

Tonino aveva espresso fiducia nei nuovi movimenti mondiali che si sono affacciati sulla scena politica negli ultimi anni, in particolare quello ambientalista che vede protagonisti in special modo settori significativi di giovani generazioni a livello internazionale, con istanze rivolte alla giustizia climatica e sociale.

Carissimi Eleonora e Francesco, vi vogliamo bene. Cari familiari abbracciamo anche voi.

Antonio ci ha lasciato una bella eredità.

Sono tempi difficili, cupi, in cui bisogna indurirsi senza perdere la tenerezza, ma neanche la dolcezza, neanche il gusto per la bellezza. E bisogna mantenere la speranza con determinazione e fierezza, come piaceva a lui.

Continuiamo a essere un popolo di sognatori, vogliamo il pane e le rose ma anche la luna! Vogliamo la giustizia sociale e l’eguaglianza e rivendichiamo il diritto al bello. Perciò ti salutiamo con le stesse parole che gridavamo con gioia e con una certa dose di insolenza in gioventù:

diritto alla vita! diritto alla cultura! con questa società facciamola finita!

Lettura di Tonino Linfanti di un brano dal libro del deportato spagnolo Josè Semprun.