L’Italia entra in guerra: 24 maggio 1915

21 Maggio 2022

MARCO SAVINI

Se si osservano i bordi delle strade non si può non rimanere sconcertati dalla massa di rifiuti che si accumulano: mozziconi, lattine, plastiche, persino mascherine. Ma, in queste settimane affiorano anche mille papaveri rossi. E nella ricorrenza dell’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio del 1915, può essere appropriato usarli come simboli delle guerre.

Il loro colore rosso è sempre stato evocativo del sangue versato; si diceva che a Waterloo fosse spuntata una marea di papaveri dopo la battaglia.

Famosa è anche la poesia “Sui campi delle Fiandre spuntano i papaveri“ scritta dal medico canadese John McCrae, forse segnato dalle ferite dei numerosi soldati che aveva dovuto soccorrere dopo la disastrosa seconda offensiva su Ypres (luogo tristemente famoso per l’iprite, il gas letale lanciato nelle trincee).

Il papavero è così diventato simbolo del ricordo dei caduti sui vari fronti. Papaveri di stoffa furono preparati e poi venduti per aiutare le famiglie degli sfollati dalle zone colpite dalla guerra. In Inghilterra ancora oggi vengono indossati per ricordare quella che doveva essere la “guerra per fermare tutte le guerre”.

Ha scritto il prof. Giulio Guderzo: “In definitiva la grande vera perdente, nel 1° come nel 2° conflitto mondiale, è stata l’Europa, pagando carissima la peste nazionalista inoculata dalle monarchie”.

Allora come ora, cosa intendiamo per nazionalismo? Viene definito come un’esaltazione esagerata della propria patria, che può avere quando degenera in razzismo, intolleranza verso le minoranze, volontà di potenza, espansionismo.

Forse allora non è il caso di celebrare l’entrata dell’Italia nella Grande Guerra, così insanguinata e pagata a caro prezzo, e forse neppure la vittoria, quanto la fine della Grande Guerra, come di tutte le guerre.

Concludo con un’ultima citazione: “Tu mi costringi, o regina, a rinnovare un indicibile dolore”. È Enea che così risponde alla regina Didone, nell’Eneide, quando gli viene chiesto della caduta di Troia e del massacro dei suoi abitanti. Come per Enea, anche per noi pensare a quest’ultima guerra che sembra non finire mai nel conteggio dei giorni e dei morti, è rinnovare un indicibile dolore.

Ma ricordare questo dolore è la strada per mantenere vivo uno spirito di pace e di opposizione alle guerre di ieri, di oggi e di domani.

Chissà quanti papaveri rossi sono spuntati negli ex-granai dell’Europa.