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Acerbo/Mazzoni (Unione Popolare): bollette, sosteniamo campagna “Non Paghiamo”

5 Settembre 2022

Rifondazione Comunista aderisce alla campagna “Non Paghiamo”. Invitiamo tutte e tutti i cittadini e le cittadine a visitare il sito https://www.nonpaghiamo.it/ e ad aderire, e consideriamo ottima la proposta di organizzare assemblee popolari in tutte le città per organizzare la protesta.
Un segnale vero, di rottura, non le ipocrite piazze lanciate dal PD, che la crisi energetica l’ha creata con la folle decisione di trascinare il Paese in guerra, contro il caro bollette.
Questo inverno, se le bollette non diminuiranno, decine di migliaia di persone non riusciranno neanche a riscaldarsi.
Milioni di persone saranno costrette a scegliere tra scaldarsi o mangiare.
Una famiglia su 3 sarà costretta alla povertà energetica.
Sono più di otto milioni le famiglie a rischio e già ora il 15% delle utenze ha smesso di pagare.
Noi proponiamo 4 soluzioni semplici e coraggiose:
– tassazione al 90% degli extra profitti
– blocco aumenti
– nazionalizzazione del servizio elettrico
– finanziamenti alle rinnovabili.

“NOI non paghiamo” le scelte scellerate, impopolari, guerrafondaie e contro il diritto ad una qualità della vita degna, sancito dalla Costituzione Italiana, dalla Carta europea dei diritti fondamentali e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Pace subito!

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Elena Mazzoni, responsabile ambiente, PRC-S.E. candidati di Unione Popolare con de Magistris

14^ Festa di Rifondazione Comunista di Vigevano 2022 terminata. Grazie. Stupendo risultato!

5 Settembre 2022

Ricordiamo a tutti/e che questa festa è stata la prima festa senza Roberto Guarchi e non è poco…

Tutti/e hanno dato il massimo e questo è stato il nostro modo migliore per ringraziarlo e ricordarlo… “chi ha compagni/e non muore mai” recita una canzone e Lui li aveva e li ha…
Ringraziamo i grandi “Blues e Barlafus” di Piero Carcano, impagabili nella loro perfomance… Sembravano i Beatles della Lomellina e noi eravamo i fans di Liverpool.

Ringraziamo la Cooperativa Portalupi e il suo insuperabile staff, sono stati al di sopra di ogni aspettativa per collaborazione, gentilezza e simpatia, in particolare il cuoco che con la sua alta professionalità da chef stellato ha deliziato i palati più sofisticati.

Ringraziamo tutti/e i partecipanti che con il loro contributo di passione politica ed economico nonostante la crisi ha permesso il grande successo della festa.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano.

In questo video della festa di venerdì 2 settembre, gli interventi di Piero Rusconi, Edoardo Casati e Iara Savoia.

Seguiranno altri video per gli altri giorni della festa.

Incontri

5 settembre 2022

Adriano Arlenghi

Accade che nelle settimane più bollenti dell’anno, Piero Rusconi e Adriano Arlenghi si incontrano ed invece di parlare di vacanze e di quotidianità, si scambiano domande e risposte difficili. Difficili, ma importanti per continuare ad avere cura, come dice Attac, di se, degli altri, del mondo. Ne nasce un confronto che abbiamo trascritto e che offriamo a chi ha piacere di leggerci.

Adriano                                              

Qualcuno parla di tempesta perfetta. Ovvero la sovrapposizione di molti fatti nuovi come la siccità ed il cambiamento climatico, la guerra in Europa, le migrazioni sempre più forti, la pandemia che rialza la testa, la crisi economica ed energetica potrebbero essere le cause di una ridefinizione degli assetti geopolitici globali e dunque di una nuova possibile e terribile guerra mondiale. Tu che ne pensi?

Piero        

Non ci sono dubbi che tutta l’umanità, non solo le popolazioni di alcune aree del mondo, si trovano nel bel mezzo di una situazione drammatica e per molti aspetti inediti. Credo che mai nella storia recente, l’umanità si sia trovata dentro a processi tanto drammatici, radicali e generalizzati in tutto il pianeta, processi che sono forieri di gravi conseguenze per la sopravvivenza stessa della nostra specie. Ogni aspetto della cosiddetta “tempesta perfetta” andrebbe analizzata attentamente, ma credo che se vogliamo trovare le cause e quindi le soluzioni non possiamo che partire dal modello economico e sociale che ci siamo dati negli ultimi 300 anni, il cosiddetto sistema capitalista. Il sistema capitalista è innanzitutto un sistema sociale, e come tutti i sistemi sociali non è un frutto divino, cioè indipendente dalla volontà umana, ma come tutti i sistemi sociali che si sono susseguiti negli ultimi 20.000 anni sono stati costruiti dall’uomo e che quindi dall’uomo possono essere cambiati, basta conoscere un minimo di storia per capire che la realtà sociale cambia continuamente e sempre cambierà.

Tutto quello che sta accadendo oggi è frutto delle scelte di noi umani e così come li abbiamo creati questi problemi li possiamo risolvere, anzi li dobbiamo risolvere.Negli ultimi 300 anni abbiamo costruito un modello di vita che si basa sostanzialmente su uno sviluppo tecnologico e produttivo, cioè produrre-consumare-produrre all’infinito non capendo che non possiamo produrre all’infinito in un mondo che ha limiti fisici insuperabili. L’impressione che io ho è che purtroppo le classi dirigenti mondiali, soprattutto quelle occidentali, non abbiano la minima idea di come risolvere questi problemi epocali o meglio pensano di risolverli con i vecchi modi cioè la guerra, che nella fase storica attuale non potrebbe che essere termonucleare con evidenti conseguenze catastrofiche. Il mondo negli ultimi 3 secoli è stato dominato dalle potenze occidentali, Francesi, Inglesi e Statunitensi, con le loro politiche coloniali.

Negli ultimi anni si sono affacciate nello scacchiere mondiali altre potenze, innanzitutto quelle asiatiche e latinoamericane oltre che al Sudafrica e la Turchia. Tutte potenze che rivendicano un ruolo non subordinato agli interessi Occidentali. A questo punto o l’occidente accetta e riconosca la necessità di passare da un mondo unipolare ad un mondo multipolare o inevitabilmente si andrà ad uno scontro generale per determinare le gerarchie mondiali.

Detto in altre parole, o ci si mette tutti attorno ad un tavolo e si concordano le regole di convivenza tra le varie potenze o si va verso uno scontro generalizzato con le conseguenze catastrofiche che inevitabilmente ci determineranno.

Prendiamo la questione che secondo me è quella centrale, cioè quella del cambiamento climatico, noi assistiamo da anni ad una sottovalutazione del problema che sfiora l’irresponsabilità. Nonostante tutte le prove scientifiche e l’evidenza fattuale del fenomeno, le classi dirigenti non fanno nulla se non chiacchiere e bei propositi, questo perché lor signori non sono assolutamente disponibili a modificare radicalmente il sistema sociale e produttivo attuale.

Questo, secondo me è il centro del problema.O il “popolo” prende coscienza della incapacità o non volontà delle attuali classi dirigenti di affrontare questi problemi o questi problemi non si risolveranno mai trascinando l’umanità verso la catastrofe.

Chi trae maggior guadagno, da questo stato delle cose presenti, non ha nessun interesse a cambiare le cose, solo chi pagherà pesantemente le conseguenze di questa “tempesta perfetta” si deve impegnare per un cambiamento reale. Insisto molto su questo punto, il futuro dell’umanità è nelle mani delle classi subalterne, che o prenderanno in mano questa situazione “imponendo” un reale cambiamento o il rischio di una catastrofe è dietro l’angolo.

Adriano       

Il futuro è un parola che fa paura. Lo dicono i sociologi che parlano di società liquida ovvero caratterizzata dalla sola dimensione del presente ed infatti se ti guardi in giro l’impressione è quella di vedere soprattutto persone e giovani in particolare, che cercano di estrarre dalla vita oggi quel poco di felicità che è gli è consentito, senza preoccuparsi di un futuro che all’apparenza sembra distopico. E' a tuo avviso realmente così?


Piero 

Non so cosa intendi tu per società liquida, io penso che noi viviamo in una società dove per molta gente è più importante l’immaginario che il reale, cioè è più importante l’idea che si ha della realtà che la realtà stessa.

O come si dice spesso la “narrazione” è superiore al reale vissuto. Mi spiego, negli USA il così detto “modello Americano”(quello cioè che si basa sul primato dell’individuo che può raggiungere individualmente qualsiasi obbiettivo basta che si impegni) è così penetrato nel DNA della gente che, come diceva un intellettuale statunitense “ogni americano povero è convinto di essere un ricco in momentanea difficoltà economica”.
Anche in Italia questo modello è vincente tra la gente, il sistema ha convinto che ogni lavoratore non è un subordinato sfruttato ma un “imprenditore di sé stesso.Alla base di tutto c’è il pensiero “liberale” classico che sostiene, come diceva la Margaret Thatcher, non esiste la società ma solo l’individuo.

Quindi è chiaro se ci si convince che non esiste la comunità dove io vivo e con la quale mi relaziono per un intesse collettivo, ma esisto solo io, non posso che cercare soluzioni individuali, spesso a scapito degli altri, cercare cioè la felicità per me stesso ma la felicità individuale non esiste, esiste solo in un ambito collettivo.L’uomo è sempre stato “animale sociale” se lo si estranea dalla collettività dentro la quale vive lo si “uccide”, tanto è vero che nell’antichità la forma di punizione più diffusa e temuta era l’esilio, cioè essere cacciato dalla propria comunità.L’altro problema che sollevi con questa domanda è il pensiero di vivere il presente senza pensare al futuro.Questo è vero ma anche questa idea è indotta dalle classi dominati, da sempre chi comanda fa passar il concetto che non esiste il passato e il futuro ma solo il presente per convincere la gente che la realtà non cambia mai e che non può cambiare.

Mi spiego meglio, se studio la storia so che l’umanità è sempre vissuta in una situazione di evoluzione e cambiamento costante quindi anche l’attuale stato delle cose presente prima o poi dovrà cambiare ma le classi dominati non vogliono che questo stato delle cose presente cambi e quindi fanno passare l’idea che esista solo il presente, questo presente che a lor signori va benissimo.

Negli anni “90” del secolo scorso ebbe un enorme successo il libro, La fine della Storia, di Francis Fukujama dove si teorizzava che mai il sistema capitalismo sarebbe stato superato perché è il migliorMondo possibile. Faccio un esempio per farmi capire, gli USA sono considerati la patria delle libertà e delle opportunità ma gli USA non sono sempre stati così, gli USA nascono 220 anni fa, ed era uno stato schiavista, solo un secolo dopo l’hanno abolita e gli afroamericani solo a partire dagli anni sessanta del secolo scorso hanno conquistato piena cittadinanza pur tra mille contraddizioni.

La realtà è sempre in movimento l’esito di tale movimento dipende dai movimenti sociali e reali che si determinano, non esiste nessun evoluzionismo positivo ma solo il reale cambiamento imposto dalle volontà collettiva del popolo.A Genova 20 anni fa si gridava “un altro mondo è possibile” oggi si deve gridare “un altro mondo è necessario”.

Adriano

Negli anni 70, ma poi ancora a Genova nel 2001 intere generazioni dicevano che un altro mondo era possibile, che si poteva raddrizzare le storture e le ingiustizie e schiodare i chiodi arrugginiti, insomma seminare una nuova idea di umanesimo e di mondo. Ora io vedo in giro solo un grande pessimismo e poca ribellione, come se il realismo dell’esistente avesse fiaccato ogni voglia di andare in direzione ostinata e contraria. E’ una visione parziale questa? E ancora,
la mia impressione è che un po’ ovunque, ma io leggo i riflessi nella nostra lomellina, stia aumentando in modo esponenziale dopo la pandemia, la sofferenza intima delle persone, la solitudine, la disgregazione sociale, la perdita di coesione. Insomma ognuno per se nel tentativo di sopravvivere. La solitudine che non è ormai solo una condizione per chi è più fragile o ha poche cerchie parentali e amicali, è una condizione sempre più diffusa. Il consumo esasperato, la mercificazione di ogni cosa, hanno fatto perdere senso e significato alla vita. Dove stiamo andando

Piero

Non vi sono dubbi che il carattere peculiare di questa nostra epoca,è il pessimismo,la rassegnazione e l’apatia che coinvolge complessivamente la popolazioni di ogni età e ceto sociale,compreso i giovani.Difficile dire se è solo una caratteristica dell’occidente o di tutto il globo ma sicuramente nel nostro mondo rappresenta un grosso problema. Io penso che questa dell’apatia sia un “prodotto”sociale indotto,non è naturale ma costruito a tavolino perché meno la gente si interessa di problemi sociali e collettivi e meglio è per chi vuole mantenere lo stato delle cose presente. Secondo me questo problema ha conseguenze negative,sicuramente per quelli che si battono per il cambiamento,che come dicevo precedentemente in un’altra parte della nostra nostra chiacchierata,senza un’attività consapevole da parte del popolo non vi è nessuna possibilità di “cambiare lo stato delle cose presenti”,ma ha conseguenze anche per lo stesso capitalismo. Negli anni 80 del secolo scorso è partita una campagna da parte dei media per distruggere l’ideologia,descritta o come inutile o addirittura dannosa, una campagna che tendeva descrivere la realtà come immutabile. Il ragionamento era:inutile battersi per un cambiamento tanto il sistema non si può cambiare quindi rassegnatevi a vivere in questo stato di cose.
La conseguenza,non è stato solo la distruzione di un pensiero critico,ma di tutto il pensiero creativo di cui anche il capitalismo ha bisogno. Una società apatica ,cioè non creativa crea problemi anche al Capitalismo ,che ha perso la sua spinta propulsiva.
Senza creatività e spinte propulsive nessuna società ha un futuro.

Se osserviamo il mondo del lavoro,che ricordo è sempre il punto centrale di ogni civiltà,negli anni 60 70 del secolo scorso pur in presenza di un grande conflitto sociale ,o forse grazie a quello,si è avuto un grande balzo in avanti sia delle condizioni sociali dei lavoratori ma anche un grande progresso del sistema sociale nel suo complesso. La forza “creativa”del sistema era al sua apice.
Ora tutto questo non c’è più,il livello di alienazione ed estraniazione nel mondo del lavoro è tale che la gente tende a sopravvivere e basta. In altre parole il pessimismo indotto ,l’alienazione dei rapporti sociali creano tutta una serie di fenomeni individuali (alcolismo,dipendenza da droghe,gioco d’azzardo corruzione ecc ecc)che minano la base stessa della convivenza civile.

Questa situazione ha conseguenze “catastrofiche”,oggi rassegnarsi vuol dire condannare l’umanità agli effetti della crisi climatica o della guerra,con conseguenze facilmente prevedibili.
In conclusione,una società per progredire ha bisogno di un sogno,una speranza anche una illusione che domani sia meglio di oggi,ma se questo non c’è abbiamo solo la decadenza.
Invito tutti a studiare le cause della caduta dell’Impero Romano e i secoli bui che sono seguiti alla sua caduta.

Ovviamente quello che accade nel mondo ha riflessi anche in Lomellina,non ti so dire se qui è peggio o meglio di altre zone del Paese ma sicuramente tutto quello che ci siamo detti finora ha i suoi riflessi anche da noi. Individualismo,intimismo ,pessimismo sono il tratto generale della nostra epoca. Viviamo una crisi profonda del convivere civile, si è perso il senso di comunità e quindi di solidarietà. Voglio parlarti di tre fenomeni,secondo me significativi.

Il primo è la crisi della tanto decantata famiglia.

Che questo sia un’ ”istituto”in crisi è evidente,basta vedere il numero di divorzi e famiglie allargate anche nel nostro territorio.
Anche da noi si sta verificando quello che a Milano è già evidente da anni,molta gente vive da sola sono cioè singoli, a Milano il 50% delle famiglie è composta da un unico individuo.
Nemmeno la famiglia regge all’individualismo e l’edonismo imperante,ricordiamo che la famiglia è sempre stata un asse centrale di tutte le civiltà.
Ovviamente come tutti i fenomeni sociale anche la famiglia non è mai stata uguale in tutte le varie epoche storiche e sistemi sociali ma si è modificata a secondo delle mutate condizioni sociali.
Ovviamente non tratto qui la questione dell’emancipazione femminile che ha un ruolo decisivo sulla concezione della famiglia e del suo modificarsi in questa fase storica.
Ma mai si era verificato un fenomeno come quello attuale di persone totalmente sole senza un collettivo solidale a cui fare riferimento.
Di una cosa sono certo,quello che noi stiamo vivendo è una fase transitoria prima o poi dovremo trovare un nuovo modo di ricostruire una socialità che ci permetta di superare l’idea che un persona possa vivere isolato dal contesto reale in cui è collocato.
Come detto in altre parti della nostra chiacchierata ,l’uomo è un animale sociale,non può vivere isolato, pena la sua scomparsa.
Le conseguenze anche psicologiche di questo sono evidenti a tutti, se non si appartiene ad un gruppo solidale è ovvio che si è più deboli e spaventati e non si ha fiducia nel futuro.

Denatalità

Questo è un fenomeno tutto Occidentale che in Lomellina si presenta in forme più peculiari.
Da noi stiamo assistendo ad uno spopolamento di molti piccoli paesini,la gente non fa figli per le cose che si diceva prima,paura del futuro edonismo e quant’altro.
Abbiamo poi un problema di lavoro,la nostra zona una volta a vocazione agricola(le famose mondine) poi industriale(i famosi operai)oggi è praticamente un territorio che vive all’ombra della grande Milano.
Sempre più Lomellini sono pendolari verso la grande città,quando addirittura emigrano verso altri paesi.
Questo secondo fenomeno ha cause specifiche riguardano più la voglia di andare a vivere in realtà più dinamiche culturalmente che non la mancanza di lavoro in Italia.
Questo ovviamente impoverisce sempre di più la nostra zona non solo economicamente ma soprattutto culturalmente,non dimentichiamo che sono i giovani i portatori del rinnovamento.
Il mondo di lavoro ha sempre caratterizzato un territorio se il territorio diventa solo un dormitorio non riesce più ad esprimere una cultura locale.
Si può discutere sulla qualità della vita delle società contadine o operaie ma sicuramente esprimevano una cultura popolare che oggi non esiste più.

L’altro fenomeno è l’immigrazione.

Parlando di questo fenomeno qui io vedo delle differenze,anche se minime, con altri territori del nostro Paese.
Mi sembra ovvio che una città di mare per tradizione è sicuramente più aperta alle culture diverse rispetto a territori dell’entroterra o di montagna.
Anche nelle grandi città è diverso l’atteggiamento verso il nuovo o verso lo straniero.
Nel nostro territorio,pur essendo presente da decenni il problema dell’immigrazione,prima dal sud Italia ora da altre parti del mondo si tende ad avere un atteggiamento di esclusione e non certo di inclusione.
Questo è un vero peccato perché si perde un tassello importante del nostro arricchimento culturale.
Ti invito a pensare come sarebbe il nostro territorio senza l’immigrazione dei “meridionali” degli anni 50 60 del secolo scorso e senza la recente immigrazione.
Sicuramente un territorio più povero culturalmente.
Su questo problema però io non darei la responsabilità ad un atteggiamento “provinciale” o “chiuso” dei Lomellini,qui io chiamerei in causa i nostri politici.
L’integrazione dello straniero è sempre un processo lungo e complesso,per raggiungere il quale tutti devono collaborare.
Fu cosi con i meridionali nel recente passato,nessuna forza politica dell’epoca strumentalizzò le difficoltà,anzi ognuno fece la sua parte per favorire l’integrazione.
Oggi non è così,alcune forze politiche hanno fatto la loro fortuna elettorale proprio sfruttando la diffidenza e la paura della gente,questo ha reso tutto molto più difficile.
Ma quello della società”meticcia”è una tendenza storica inevitabile.

Il confronto è continuato a lungo. Per ora ci fermiamo qui. Pensiamo entrambi che ciò che latita oggi è il pensiero, la fatica di entrare nella complessità degli eventi per trarne lanterna capace di fornire orientamento per i nostri passi. Questa breve intervista vuole andare in quella direzione.

Bertè cinque anni dopo

ADRIANO ARLENGHI

3 SETTEMBRE 2022

Si tratta di un vero e proprio romanzo nero, del quale è difficilissimo riassumere la vicenda che è tanto intricata quanto inquietante. Parlo della questione Eredi Bertè e alle vicende oscure che l’hanno accompagnata .Parlo del rogo del 2017, di cui tutti i mortaresi conservano tristissima memoria. L’attività di raccolta dei rifiuti risale al 1998 e va talmente bene da permettere alla ditta Eredi Bertè s.r.l. di fare numerosi e cospicui investimenti immobiliari. Nel 2006 iniziano le difficoltà che portano ad un accumulo irregolare di rifiuti, trasformando a poco a poco il sito in una discarica. In più di 10 anni nessuno si accorge dell’irregolarità della gestione. Le telefonate al Comune e le varie proteste non trovano ascolto.

Nel 2010 la ditta cambia nome (Eredi Bertè Ecology) , il cui amministratore è un conoscente di Vincenzo Bertè, il quale non ha specifiche autorizzazione e dunque riesce ad evadere l’ecotassa regionale di 1,8 milioni di euro..

Nel 2015 la Ditta ottiene l’autorizzazione della Regione. Nel 2017 l’incontenibilità dei rifiuti stoccati, la possibilità di un risarcimento assicurativo e l’impossibilità di uno smaltimento corretto e legale inducono qualcuno a provocare l’incendio doloso che tutti ricordiamo. Segue il fallimento della ditta. Il cumulo di rifiuti bruciati sono rimasti lì da ben 5 anni. Un grande, enorme cumulo di detriti bruciati nell’incendio doloso.

Neri e tristi sognando una bonifica sempre più lontana. Il rischio è che le sostanze incombuste percolino nel terreno non impermeabilizzato e arrivino alle falde, inquinandole. Una strana storia questa dei Fratelli Eredi Bertè, un azienda dove i controlli su ciò che veniva accumulato non sono mai stati realizzati.

Dove l’assicurazione non copriva i danni e nessuno se n’era mai preoccupato. Dove incredibilmente la mattina stessa in cui ci fu l’incendio era prevista una visita di controllo da parte dell’Arpa.

Cinque anni sono tanti e infatti la vegetazione sta crescendo negli anfratti dei detriti incombusti e ora produce rami verdi. Tra un paio di lustri se nessuno interverrà diventeranno una montagnetta verde alla cui sommità, tuttavia non si respirerà certo aria buona ma la certezza di stare in un luogo avvelenato e pericoloso.

La grande mobilitazione di mille persone che Ora basta! aveva messo in piazza la settimana dopo l’incendio non è servita a chiedere giustizia. Per noi che quella manifestazione l’abbiamo organizzata con una fatica inenarrabile, stando svegli persino la notte per chiedere permessi ed autorizzazioni, per rispondere alle settanta e passa associazioni o gruppi che avevano aderito, per inventarci la logistica, per tenere conto dei pareri e delle proposte di tutti, questo cumulo di macerie rappresenta una sconfitta. Ci era sembrato che quella indignazione forte che veniva rappresentata in una Piazza del Teatro inondata di sole quel pomeriggio di cinque anni fa, potesse essere e rappresentare un tempo nuovo.

Di discontinuità rispetto al passato riguardo ai temi dell’aggressione all’ambiente, della paura per il depauperamento progressivo del territorio, per i dati sulla salute collettiva, per la perdita di legalità. Ci sbagliavamo. Ci sbagliavamo, purtroppo.

Di bonifica oggi ne parlano tutti ma non ci pensa nessuno. Per questo insieme sugli amici di Unione Popolare e alle associazioni che lo vorranno, io sarò lì sul luogo della vergogna in Via Fermi, martedì 6 settembre dove si svolgerà un presidio a partire dalle ore 17. Invito gli amici a venire con me.

Crisi energetica, un disastro europeo: eppure esiste una strada semplicissima per affrontarla. La proposta di Unione Popolare

1 Settembre 2022

PAOLO FERRERO

Il maggior guaio che pesa sulla testa degli italiani alla fine dell’estate è l’aumento senza freni del prezzo del gas e dell’energia elettrica.

Questo significa infatti non solo un salasso pazzesco per le famiglie ma anche la chiusura di molte aziende che con questi costi finirebbero letteralmente “fuori mercato”. Stiamo parlando di aumenti assurdi che vanno da 5 a 10 volte in un anno in larga parte generati dai maxi profitti delle aziende: per avere un’idea, nei primi sei mesi del 2022 l’Eni ha aumentato i profitti rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso del 600%.

Non si tratta di un problema mondiale ma di un disastro europeo, frutto unicamente delle scelte politiche fatte dai governi europei. Non è quindi un problema irrisolvibile: basta cambiare politica e il governo italiano lo potrebbe fare domattina se solo volesse.

Di fronte a questo disastro le forze politiche a favore della guerra, da quelle che compongono il governo Draghi fino a Fratelli d’Italia, propongono provvedimenti ridicoli, che vanno dal consiglio di riscaldarsi un po’ meno a qualche contributo per coprire parzialmente l’aumento del prezzo del gas o dell’energia elettrica.

Nessuna di queste misure andrebbe a intaccare i motivi dell’aumento dei prezzi o i sovrapprofitti delle aziende del settore. Non a caso Unione Popolare, che è l’unica forza che propone una strada per risolvere il problema, è completamente oscurata dai media mainstream e così il popolo italiano non è messo in condizione di scegliere.

Eppure esiste una strada semplicissima attraverso cui abbassare immediatamente il prezzo del gas e dell’energia elettrica. Vediamo come.

L’aumento è il frutto delle liberalizzazioni e dell’aver affidato il prezzo del gas alla borsa di Amsterdam (il Ttf), che ogni giorno organizza le scommesse (le chiamano trading) e fissa il prezzo futuro del gas: oggi sono in trattativa/scommessa i prezzi quotidiani del gas dal settembre di quest’anno al dicembre del 2027… I prezzi che emergono da questa bisca quotidiana non hanno nulla a che vedere con i costi di produzione del gas ma semplicemente con la speculazione finanziaria sul gas europeo. E’ infatti bene ricordare che mentre il prezzo del petrolio è determinato su scala mondiale, il prezzo del gas è stabilito su scala “regionale” (nello specifico europea) e che il problema è tutto europeo e prodotto artificialmente dalle politiche europee.

In questa situazione di “volatilità dei prezzi”, come dicono gli esperti, tutti i problemi vengono amplificati: la ripresa delle produzioni post-Covid è stata una prima grande occasione di speculazione e la guerra in Ucraina la seconda.

La politica del governo italiano – mentre aspettiamo che si faccia una politica europea – deve quindi assumere quattro semplici decisioni:

1) La prima è quella di revocare le sanzioni alla Russia – che com’è evidente non danneggiano la Russia ma solo i popoli europei – e di fare un accordo pluriennale con la Russia per la fornitura del gas che ci serve nei prossimi anni;

2) La seconda è che lo stato italiano faccia accordi di fornitura del gas direttamente con i paesi produttori. Accordi pluriennali, calmierati ed esterni alla borsa speculativa di Amsterdam;

3) La terza è quella di tassare al 90% i sovrapprofitti fatti dalle aziende del settore in questi mesi;

4) La quarta è quella di programmare sul serio la transizione ecologica dell’economia italiana fondata sullo sviluppo delle energie rinnovabili e sul risparmio energetico programmato.

Con queste quattro semplici decisioni, che si possono prendere domattina, il prezzo del gas e dell’energia elettrica in Italia crollerebbe, tornando ai prezzi di un anno fa, e le grandi aziende del settore non potrebbero più speculare sulla nostra pelle.

Perché i partiti che compongono il governo Draghi e la Meloni non propongono questa semplice misura? Perché sono tutti convinti sostenitori delle politiche liberiste, della guerra e delle stupidaggini raccontate dalla Nato sulla guerra. Tra le stupidaggini più grandi vi è quella delle sanzioni economiche che avrebbero piegato la Russia: a distanza di sei mesi è evidente, ed è bene ribadirlo, che quelle sanzioni non sono fatte contro la Russia ma contro i popoli europei.

Per questo come Unione Popolare diciamo che occorre cambiare linea e avere il Controllo Pubblico sul settore energetico, al fine di calmierare le bollette e garantire una transizione ecologica verso le energie rinnovabili connessa con la salvaguardia dell’occupazione e con la giustizia sociale. Perché per costruire la pace occorre aprire una trattativa con i nemici e non continuare a fornire armi all’Ucraina con l’obiettivo impossibile di “vincere la guerra”. Perché per abbassare i prezzi del gas occorre comprarlo da chi lo produce e non dagli speculatori.

Perché risolvere i problemi è semplice: basta volerlo fare.

(pubblicato sul blog del fatto il 31/8/2022)

Cinque anni dopo l’incendio al deposito Eredi Bertè… ancora non è cominciata la bonifica

31 Agosto 2022

Cittadini Mortaresi e Lomellini, con questo volantino vogliamo ricordare a tutti che 5 anni fa, il 6 settembre del 2017, ci fu l’incendio al deposito di rifiuti della ditta Bertè, incendio che durò giorni e giorni che ci spaventò ed inquinò il nostro territorio.

NOI NON VOGLIAMO CHE QUESTO FATTO SIA DIMENTICATO!

Da allora non si è fatto assolutamente nulla, e la bonifica dell’area non è nemmeno cominciata.
Si palleggiano responsabilità tra i vari livelli istituzionali (regione, provincia e comune) ma il risultato è che nessuno ha fatto nulla.
Nei mesi scorsi è iniziato il processo nei confronti del titolare dell’azienda Vincenzo Bertè, accusato di incendio doloso, ma naturalmente ci vorranno anni prima che la magistratura accerti le responsabilità penali.
In questo caso specifico, non si sente da parte del centrodestra cittadino nessuna invettiva contro la lentezza della giustizia italiana. Se ad essere sotto accusa fosse stato un immigrato o una persona in difficoltà qualsiasi state tranquilli che avremmo assistito ad una campagna forsennata contro la malagiustizia. Come al solito si vuole una magistratura efficiente contro i deboli e inefficiente contro i potenti.

Anche chi doveva controllare che le norme di sicurezza fossero rispettate non è stato minimamente coinvolto. La giunta leghista di Mortara, ai tempi, non ha vigilato sulla crescita esponenziale dei rifiuti stoccati al di là di ogni norma. Per di più la giunta comunale ha pagato 80 mila euro all’anno alla Eredi Bertè senza avere nulla da eccepire. Non solo: anche dopo l’incendio la giunta di Mortara ha affidato appalti ad una società del socio di Bertè, Andrea Biani.

Chiediamo che la nuova giunta cittadina e la Regione si facciano carico di questo problema. Rivendichiamo, inoltre, che la filiera dei rifiuti deve essere ricondotta interamente sotto la gestione pubblica, per impedire a soggetti privati, il cui scopo è unicamente il profitto, di accumulare ingenti quantità di denaro incuranti dei danni ambientali e della salute dei cittadini. L’affidamento ai privati della gestione dei rifiuti favorisce, allo stesso tempo, le infiltrazioni mafiose in questo settore.

PER NON DIMENTICARE
Venerdì 2 settembre dalle 9.00 alle 12.00 ci sarà un gazebo informativo al mercato di Mortara in piazza Silvabella.

Martedì 6 settembre dalle 17 alle 18 e 30, in occasione del quinto anniversario dell’incendio, in via Fermi, davanti all’azienda Eredi Bertè presidio per sollecitare un piano di bonifica concreto e in tempi certi e per chiedere che chi ha sbagliato paghi.

Partito della Rifondazione Comunista – Giovani Comunisti/e – Unione Popolare

14^ FESTA di RIFONDAZIONE COMUNISTA Vigevano (PV) – Sabato 3 Settembre 2022 – ore 21:30 Cooperativa Portalupi – Frazione Sforzesca – Strada dei Ronchi 7: BLUES & BARLAFUS IN CONCERTO

20 Agosto 2022

14^ FESTA di RIFONDAZIONE COMUNISTA
Vigevano (PV) – Sabato 3 Settembre 2022 – ore 21:30
Cooperativa Portalupi – Frazione Sforzesca – Strada dei Ronchi 7
14^ Festa di Rifondazione Comunista
BLUES & BARLAFUS IN CONCERTO

AVANTI BOP/OLO.
Canzoni e musiche tra risaie, campi di cotone e globalizzazione.
Contro il meteorismo del neoliberismo

Piero Carcano e la band Blues & Barlafus presenteranno in anteprima, nell’ambito della Festa di Rifondazione, il loro nuovo progetto

AVANTI BOP/OLO.
Come evidenzia il titolo, si tratta di un percorso tra canzoni d’impegno e disimpegno, ironiche e satiriche, “militanti” e divertenti con cui “…ridare colore al rosso”, secondo i loro stessi propositi.

Ci si divertirà, non senza rabbia, tra canzoni originali dai toni sarcastici e ironici e canti politico-sociali mutuati dal vasto repertorio accumulato negli anni dal gruppo – ben noto – dei Cantosociale da cui proviene gran parte dei musicisti, rivisitati in chiave “attuale”. Quindi, non mancheranno i canti popolari e di lavoro (dalle mondine alle miniere ai campi di cotone) e quelli “cantautorali” dei vari Woody Guthrie, Bob Dylan… e dei “nostri” Ivan Della Mea, Fausto Amodei, Enzo Jannacci, Dario Fo, dei Cantacronache, del Nuovo Canzoniere Italiano.

In piena sintonia con la Festa, saranno proposti i temi della precarietà, delle guerre, dei razzismi insieme a quelli della sanità lombarda o delle mafie contestualmente alla deriva della odierna “politica politicante”, all’indifferenza, al qualunquismo, all’egoismo. Ci sarà anche spazio per il teatrino dell’informazione contemporanea e … via cantando.
Saranno argomenti trattati con passione e graffiante ironia, con una punta di cabaret popolare anche se… c’è ben poco da ridere.

Non mancheranno gli omaggi al repertorio più “roots” della Black Music: dai work song agli spiritual ai blues, dal soul al funky… e alle commistioni politico-musicali, così che uno spiritual potrà trasformarsi in un’invettiva collettiva contro il Jobs Act e un blues del Mississipi in un “Ciau Tisin” di accorata denuncia ecologista.

Molto spazio avrà comunque la musica anche a dispetto dei temi, che spesso inducono a tristi riflessioni. Una volta tanto si canterà e si ballerà a ritmo di rock, ska e R&B grazie ai BLUES & BARLAFUS, condotti su e giù per i diversi registri dell’impegno e del divertimento.

Si tratta di una sorta di “canto e controcanto” condotta da Piero Carcano, presenza immancabile in questo tipo di contesti, qui in veste anche di strumentista con un personale e virtuoso uso del kazoo, accompagnato dall’inseparabile compagno Gianni Rota (voce e chitarra).

Il sound è caratterizzato da accenti bluesy e soul, con un pizzico di jazz, grazie a una corposa sezione di fiati: i sax (soprano, alto, tenore) sono suonati con grande evidenza e con il giusto groove e personalità dal vigevanese Marcello Turcato. Altrettanto significative sono le presenze della poderosa ritmica di Lele Pascale alla batteria e di Davide Buratti al basso elettrico e al contrabbasso.

Oltre al dovuto rispetto e alla solennità che impongono brani come l’Internazionale, Cara Moglie, Bella Ciao, Hasta Siempre Comandante, c’è anche molta autoironia nel riproporre “testi sacri” come Bandiera Rossa che, avendo perso via via l’autentico valore delle parole ne perde anche dei pezzi fino a diventare Avanti Bop, alla riscò…bandiera rò… o come nell’originale Comunista rasta dove Pino, che era comunista ma la sua era una fede e basta… adesso è diventato rasta… No Pino don’t cry.

Insomma, insieme ai Blues & Barlafus ci sarà da ridere di rabbia e di gusto in un concerto di militante Passione e Rianimazione Sociale. Tutto – beninteso – per mantenere vivi i valori di un’idea… che, per dirla con le parole del grande Ivan Della Mea, l’è mai morta!!!

Menù della 14^ festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

30 Agosto 2022

E’ gradita la prenotazione telefonando ai seguenti numeri: 3426489617 da martedì a venerdì dalle ore 20 alle ore 22 – sabato e domenica dalle ore 11 alle ore 22, oppure al numero 3927552204 da lunedì a domenica dalle ore 20 alle 22.

Vi aspettiamo numerosi.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano.

Se gli operai votano a destra la colpa è della finta “sinistra”

30 Agosto 2022

Maurizio Acerbo

Susanna Camusso è passata alla storia per essersi opposta alla #leggeFornero con 3, sottolineo tre, ore di sciopero. Questa foto della sua risata girò molto su internet. Mentre milioni di lavoratrici e lavoratori si facevano i conti e si incazzavano, uscì questa foto che non dava l’idea di un clima di scontro che infatti non vi fu. All’incontro c’erano anche Letta e Bersani che la legge la votarono. Non a caso LeU 5 anni fa non aveva in programma l’abolizione della Fornero nonostante fosse candidato anche Giorgio Airaudo oggi intervistato dal quotidiano torinese La Stampa.

Ora Camusso è candidata col Pd.
Intanto gli operai di #Mirafiori, secondo quanto riferisce La Stampa, voteranno in maggioranza a destra.

Un operaio spiega che almeno la destra propone #quota41 mentre il centrosinistra ha le facce di Fornero e Cottarelli.

Finché i media racconteranno che ‘la sinistra’ sono il PD e i suoi satelliti non lamentatevi se gli operai finiscono a destra.

In realtà Giorgia Meloni e Berlusconi votarono la legge Fornero ma nell’immaginario è il PD a intestarsi queste politiche antipopolari.

Salvini ha condotto per anni una campagna sulle #pensioni e contro Fornero. Molto fumo e poco arrosto perché poi insieme a Conte e M5S hanno tradito la promessa di abolirla limitandosi a fare #quota100 già scaduta. Ma la parte almeno l’hanno recitata.
Invece il PD difende una “riforma” che ha fatto dell’Italia il paese con l’età pensionabile più alta d’Europa.

Un’operaio dice: “ho cominciato a lavorare a 20 anni. Oggi sarei in pensione già da due. Sa di chi è la colpa? Della Fornero, che ci costringe a andare in pensione con 42 anni di contributi e 67 di età. La Fornero mi ha tolto 7 anni di pensione e mi ha regalato altri 7 anni di lavoro in linea. Perché dovrei votare per quelli lì?”.

Gli operai hanno il diritto di farsi i conti come fanno i gruppi sociali benestanti e i capitalisti che tutta la politica oggi serve e vezzeggia.

Nelle interviste tanta confusione ma si può criticare una classe che ha perso punti di riferimento e che ha ricevuto tante fregature?

Lo stesso sindacato è stato spesso troppo tenero e anche complice con i governi Pd e prima Ds. Fortunatamente la Cgil non è stata e non è solo Camusso e se esprimo questa critica è proprio perché ci tengo alla più grande organizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori italiani. La sua autonomia è fondamentale. Il rapporto col Pd un problema enorme.

In Francia la Cgt e gli altri sindacati non hanno fatto sconti ai governi di Hollande e Macron. Contro le riforme del lavoro e delle pensioni ci sono stati scioperi generali, articolati, generalizzati che hanno polarizzato la società.

In questo mare è emersa una sinistra alternativa al centrosinistra neoliberista e padronale. Melenchon ha martellato contro i “socialisti” per anni.

Però alle ultime presidenziali l’avanzata della Le Pen è stata stoppata proprio da questa nuova sinistra popolare guidata da Melenchon che alle legislative ha tolto il secondo posto alla destra e ha raccolto i voti di lavoratori, giovani e periferie.

Noi in questi anni abbiamo resistito controcorrente per tenere aperta questa prospettiva anche in Italia.

I nostri compagni di Rifondazione davanti ai cancelli di Mirafiori hanno continuato a andarci ma gli operai non mi stupisce che non ci percepiscano come un’alternativa.

Non ci vedono in TV da anni e quindi non esistiamo, non appariamo una forza.

E da anni viviamo in un clima segnato dal cloroformio che il Pd produce sul conflitto sindacale. Non abbiamo un mare in cui nuotare.

Durante il governo Monti facemmo due manifestazioni in 50.000 a Roma contro il governo.
Raccogliemmo anche le firme per un referendum.

Ma noi siamo oscurati dalle TV, soprattutto dalle trasmissioni di centrosinistra.

Il risultato è che il no alla Fornero se l’è intestato prima Salvini e ora persino Giorgia Meloni che l’ha votata.

Con l’Unione Popolare riproviamo a costruire uno spazio unitario a #sinistra perché non ci rassegniamo a un paese in cui gli operai di linea debbono sperare che vinca una fascista per poter andare in pensione con 41 anni di contributi.

Noi, come #Melenchon, proponiamo che a 60 anni si deve poter andarci e senza penalizzazioni.

Cerchiamo di ricostruire la forza che serve per cambiare le cose.

Un successo elettorale di Unione Popolare ridarebbe voce in parlamento e nei media al punto di vista operaio.

#UnionePopolare