5 settembre 2022
Adriano Arlenghi
Accade che nelle settimane più bollenti dell’anno, Piero Rusconi e Adriano Arlenghi si incontrano ed invece di parlare di vacanze e di quotidianità, si scambiano domande e risposte difficili. Difficili, ma importanti per continuare ad avere cura, come dice Attac, di se, degli altri, del mondo. Ne nasce un confronto che abbiamo trascritto e che offriamo a chi ha piacere di leggerci.
Adriano
Qualcuno parla di tempesta perfetta. Ovvero la sovrapposizione di molti fatti nuovi come la siccità ed il cambiamento climatico, la guerra in Europa, le migrazioni sempre più forti, la pandemia che rialza la testa, la crisi economica ed energetica potrebbero essere le cause di una ridefinizione degli assetti geopolitici globali e dunque di una nuova possibile e terribile guerra mondiale. Tu che ne pensi?
Piero
Non ci sono dubbi che tutta l’umanità, non solo le popolazioni di alcune aree del mondo, si trovano nel bel mezzo di una situazione drammatica e per molti aspetti inediti. Credo che mai nella storia recente, l’umanità si sia trovata dentro a processi tanto drammatici, radicali e generalizzati in tutto il pianeta, processi che sono forieri di gravi conseguenze per la sopravvivenza stessa della nostra specie. Ogni aspetto della cosiddetta “tempesta perfetta” andrebbe analizzata attentamente, ma credo che se vogliamo trovare le cause e quindi le soluzioni non possiamo che partire dal modello economico e sociale che ci siamo dati negli ultimi 300 anni, il cosiddetto sistema capitalista. Il sistema capitalista è innanzitutto un sistema sociale, e come tutti i sistemi sociali non è un frutto divino, cioè indipendente dalla volontà umana, ma come tutti i sistemi sociali che si sono susseguiti negli ultimi 20.000 anni sono stati costruiti dall’uomo e che quindi dall’uomo possono essere cambiati, basta conoscere un minimo di storia per capire che la realtà sociale cambia continuamente e sempre cambierà.
Tutto quello che sta accadendo oggi è frutto delle scelte di noi umani e così come li abbiamo creati questi problemi li possiamo risolvere, anzi li dobbiamo risolvere.Negli ultimi 300 anni abbiamo costruito un modello di vita che si basa sostanzialmente su uno sviluppo tecnologico e produttivo, cioè produrre-consumare-produrre all’infinito non capendo che non possiamo produrre all’infinito in un mondo che ha limiti fisici insuperabili. L’impressione che io ho è che purtroppo le classi dirigenti mondiali, soprattutto quelle occidentali, non abbiano la minima idea di come risolvere questi problemi epocali o meglio pensano di risolverli con i vecchi modi cioè la guerra, che nella fase storica attuale non potrebbe che essere termonucleare con evidenti conseguenze catastrofiche. Il mondo negli ultimi 3 secoli è stato dominato dalle potenze occidentali, Francesi, Inglesi e Statunitensi, con le loro politiche coloniali.
Negli ultimi anni si sono affacciate nello scacchiere mondiali altre potenze, innanzitutto quelle asiatiche e latinoamericane oltre che al Sudafrica e la Turchia. Tutte potenze che rivendicano un ruolo non subordinato agli interessi Occidentali. A questo punto o l’occidente accetta e riconosca la necessità di passare da un mondo unipolare ad un mondo multipolare o inevitabilmente si andrà ad uno scontro generale per determinare le gerarchie mondiali.
Detto in altre parole, o ci si mette tutti attorno ad un tavolo e si concordano le regole di convivenza tra le varie potenze o si va verso uno scontro generalizzato con le conseguenze catastrofiche che inevitabilmente ci determineranno.
Prendiamo la questione che secondo me è quella centrale, cioè quella del cambiamento climatico, noi assistiamo da anni ad una sottovalutazione del problema che sfiora l’irresponsabilità. Nonostante tutte le prove scientifiche e l’evidenza fattuale del fenomeno, le classi dirigenti non fanno nulla se non chiacchiere e bei propositi, questo perché lor signori non sono assolutamente disponibili a modificare radicalmente il sistema sociale e produttivo attuale.
Questo, secondo me è il centro del problema.O il “popolo” prende coscienza della incapacità o non volontà delle attuali classi dirigenti di affrontare questi problemi o questi problemi non si risolveranno mai trascinando l’umanità verso la catastrofe.
Chi trae maggior guadagno, da questo stato delle cose presenti, non ha nessun interesse a cambiare le cose, solo chi pagherà pesantemente le conseguenze di questa “tempesta perfetta” si deve impegnare per un cambiamento reale. Insisto molto su questo punto, il futuro dell’umanità è nelle mani delle classi subalterne, che o prenderanno in mano questa situazione “imponendo” un reale cambiamento o il rischio di una catastrofe è dietro l’angolo.
Adriano
Il futuro è un parola che fa paura. Lo dicono i sociologi che parlano di società liquida ovvero caratterizzata dalla sola dimensione del presente ed infatti se ti guardi in giro l’impressione è quella di vedere soprattutto persone e giovani in particolare, che cercano di estrarre dalla vita oggi quel poco di felicità che è gli è consentito, senza preoccuparsi di un futuro che all’apparenza sembra distopico. E' a tuo avviso realmente così?
Piero
Non so cosa intendi tu per società liquida, io penso che noi viviamo in una società dove per molta gente è più importante l’immaginario che il reale, cioè è più importante l’idea che si ha della realtà che la realtà stessa.
O come si dice spesso la “narrazione” è superiore al reale vissuto. Mi spiego, negli USA il così detto “modello Americano”(quello cioè che si basa sul primato dell’individuo che può raggiungere individualmente qualsiasi obbiettivo basta che si impegni) è così penetrato nel DNA della gente che, come diceva un intellettuale statunitense “ogni americano povero è convinto di essere un ricco in momentanea difficoltà economica”.
Anche in Italia questo modello è vincente tra la gente, il sistema ha convinto che ogni lavoratore non è un subordinato sfruttato ma un “imprenditore di sé stesso.Alla base di tutto c’è il pensiero “liberale” classico che sostiene, come diceva la Margaret Thatcher, non esiste la società ma solo l’individuo.
Quindi è chiaro se ci si convince che non esiste la comunità dove io vivo e con la quale mi relaziono per un intesse collettivo, ma esisto solo io, non posso che cercare soluzioni individuali, spesso a scapito degli altri, cercare cioè la felicità per me stesso ma la felicità individuale non esiste, esiste solo in un ambito collettivo.L’uomo è sempre stato “animale sociale” se lo si estranea dalla collettività dentro la quale vive lo si “uccide”, tanto è vero che nell’antichità la forma di punizione più diffusa e temuta era l’esilio, cioè essere cacciato dalla propria comunità.L’altro problema che sollevi con questa domanda è il pensiero di vivere il presente senza pensare al futuro.Questo è vero ma anche questa idea è indotta dalle classi dominati, da sempre chi comanda fa passar il concetto che non esiste il passato e il futuro ma solo il presente per convincere la gente che la realtà non cambia mai e che non può cambiare.
Mi spiego meglio, se studio la storia so che l’umanità è sempre vissuta in una situazione di evoluzione e cambiamento costante quindi anche l’attuale stato delle cose presente prima o poi dovrà cambiare ma le classi dominati non vogliono che questo stato delle cose presente cambi e quindi fanno passare l’idea che esista solo il presente, questo presente che a lor signori va benissimo.
Negli anni “90” del secolo scorso ebbe un enorme successo il libro, La fine della Storia, di Francis Fukujama dove si teorizzava che mai il sistema capitalismo sarebbe stato superato perché è il migliorMondo possibile. Faccio un esempio per farmi capire, gli USA sono considerati la patria delle libertà e delle opportunità ma gli USA non sono sempre stati così, gli USA nascono 220 anni fa, ed era uno stato schiavista, solo un secolo dopo l’hanno abolita e gli afroamericani solo a partire dagli anni sessanta del secolo scorso hanno conquistato piena cittadinanza pur tra mille contraddizioni.
La realtà è sempre in movimento l’esito di tale movimento dipende dai movimenti sociali e reali che si determinano, non esiste nessun evoluzionismo positivo ma solo il reale cambiamento imposto dalle volontà collettiva del popolo.A Genova 20 anni fa si gridava “un altro mondo è possibile” oggi si deve gridare “un altro mondo è necessario”.
Adriano
Negli anni 70, ma poi ancora a Genova nel 2001 intere generazioni dicevano che un altro mondo era possibile, che si poteva raddrizzare le storture e le ingiustizie e schiodare i chiodi arrugginiti, insomma seminare una nuova idea di umanesimo e di mondo. Ora io vedo in giro solo un grande pessimismo e poca ribellione, come se il realismo dell’esistente avesse fiaccato ogni voglia di andare in direzione ostinata e contraria. E’ una visione parziale questa? E ancora,
la mia impressione è che un po’ ovunque, ma io leggo i riflessi nella nostra lomellina, stia aumentando in modo esponenziale dopo la pandemia, la sofferenza intima delle persone, la solitudine, la disgregazione sociale, la perdita di coesione. Insomma ognuno per se nel tentativo di sopravvivere. La solitudine che non è ormai solo una condizione per chi è più fragile o ha poche cerchie parentali e amicali, è una condizione sempre più diffusa. Il consumo esasperato, la mercificazione di ogni cosa, hanno fatto perdere senso e significato alla vita. Dove stiamo andando
Piero
Non vi sono dubbi che il carattere peculiare di questa nostra epoca,è il pessimismo,la rassegnazione e l’apatia che coinvolge complessivamente la popolazioni di ogni età e ceto sociale,compreso i giovani.Difficile dire se è solo una caratteristica dell’occidente o di tutto il globo ma sicuramente nel nostro mondo rappresenta un grosso problema. Io penso che questa dell’apatia sia un “prodotto”sociale indotto,non è naturale ma costruito a tavolino perché meno la gente si interessa di problemi sociali e collettivi e meglio è per chi vuole mantenere lo stato delle cose presente. Secondo me questo problema ha conseguenze negative,sicuramente per quelli che si battono per il cambiamento,che come dicevo precedentemente in un’altra parte della nostra nostra chiacchierata,senza un’attività consapevole da parte del popolo non vi è nessuna possibilità di “cambiare lo stato delle cose presenti”,ma ha conseguenze anche per lo stesso capitalismo. Negli anni 80 del secolo scorso è partita una campagna da parte dei media per distruggere l’ideologia,descritta o come inutile o addirittura dannosa, una campagna che tendeva descrivere la realtà come immutabile. Il ragionamento era:inutile battersi per un cambiamento tanto il sistema non si può cambiare quindi rassegnatevi a vivere in questo stato di cose.
La conseguenza,non è stato solo la distruzione di un pensiero critico,ma di tutto il pensiero creativo di cui anche il capitalismo ha bisogno. Una società apatica ,cioè non creativa crea problemi anche al Capitalismo ,che ha perso la sua spinta propulsiva.
Senza creatività e spinte propulsive nessuna società ha un futuro.
Se osserviamo il mondo del lavoro,che ricordo è sempre il punto centrale di ogni civiltà,negli anni 60 70 del secolo scorso pur in presenza di un grande conflitto sociale ,o forse grazie a quello,si è avuto un grande balzo in avanti sia delle condizioni sociali dei lavoratori ma anche un grande progresso del sistema sociale nel suo complesso. La forza “creativa”del sistema era al sua apice.
Ora tutto questo non c’è più,il livello di alienazione ed estraniazione nel mondo del lavoro è tale che la gente tende a sopravvivere e basta. In altre parole il pessimismo indotto ,l’alienazione dei rapporti sociali creano tutta una serie di fenomeni individuali (alcolismo,dipendenza da droghe,gioco d’azzardo corruzione ecc ecc)che minano la base stessa della convivenza civile.
Questa situazione ha conseguenze “catastrofiche”,oggi rassegnarsi vuol dire condannare l’umanità agli effetti della crisi climatica o della guerra,con conseguenze facilmente prevedibili.
In conclusione,una società per progredire ha bisogno di un sogno,una speranza anche una illusione che domani sia meglio di oggi,ma se questo non c’è abbiamo solo la decadenza.
Invito tutti a studiare le cause della caduta dell’Impero Romano e i secoli bui che sono seguiti alla sua caduta.
Ovviamente quello che accade nel mondo ha riflessi anche in Lomellina,non ti so dire se qui è peggio o meglio di altre zone del Paese ma sicuramente tutto quello che ci siamo detti finora ha i suoi riflessi anche da noi. Individualismo,intimismo ,pessimismo sono il tratto generale della nostra epoca. Viviamo una crisi profonda del convivere civile, si è perso il senso di comunità e quindi di solidarietà. Voglio parlarti di tre fenomeni,secondo me significativi.
Il primo è la crisi della tanto decantata famiglia.
Che questo sia un’ ”istituto”in crisi è evidente,basta vedere il numero di divorzi e famiglie allargate anche nel nostro territorio.
Anche da noi si sta verificando quello che a Milano è già evidente da anni,molta gente vive da sola sono cioè singoli, a Milano il 50% delle famiglie è composta da un unico individuo.
Nemmeno la famiglia regge all’individualismo e l’edonismo imperante,ricordiamo che la famiglia è sempre stata un asse centrale di tutte le civiltà.
Ovviamente come tutti i fenomeni sociale anche la famiglia non è mai stata uguale in tutte le varie epoche storiche e sistemi sociali ma si è modificata a secondo delle mutate condizioni sociali.
Ovviamente non tratto qui la questione dell’emancipazione femminile che ha un ruolo decisivo sulla concezione della famiglia e del suo modificarsi in questa fase storica.
Ma mai si era verificato un fenomeno come quello attuale di persone totalmente sole senza un collettivo solidale a cui fare riferimento.
Di una cosa sono certo,quello che noi stiamo vivendo è una fase transitoria prima o poi dovremo trovare un nuovo modo di ricostruire una socialità che ci permetta di superare l’idea che un persona possa vivere isolato dal contesto reale in cui è collocato.
Come detto in altre parti della nostra chiacchierata ,l’uomo è un animale sociale,non può vivere isolato, pena la sua scomparsa.
Le conseguenze anche psicologiche di questo sono evidenti a tutti, se non si appartiene ad un gruppo solidale è ovvio che si è più deboli e spaventati e non si ha fiducia nel futuro.
Denatalità
Questo è un fenomeno tutto Occidentale che in Lomellina si presenta in forme più peculiari.
Da noi stiamo assistendo ad uno spopolamento di molti piccoli paesini,la gente non fa figli per le cose che si diceva prima,paura del futuro edonismo e quant’altro.
Abbiamo poi un problema di lavoro,la nostra zona una volta a vocazione agricola(le famose mondine) poi industriale(i famosi operai)oggi è praticamente un territorio che vive all’ombra della grande Milano.
Sempre più Lomellini sono pendolari verso la grande città,quando addirittura emigrano verso altri paesi.
Questo secondo fenomeno ha cause specifiche riguardano più la voglia di andare a vivere in realtà più dinamiche culturalmente che non la mancanza di lavoro in Italia.
Questo ovviamente impoverisce sempre di più la nostra zona non solo economicamente ma soprattutto culturalmente,non dimentichiamo che sono i giovani i portatori del rinnovamento.
Il mondo di lavoro ha sempre caratterizzato un territorio se il territorio diventa solo un dormitorio non riesce più ad esprimere una cultura locale.
Si può discutere sulla qualità della vita delle società contadine o operaie ma sicuramente esprimevano una cultura popolare che oggi non esiste più.
L’altro fenomeno è l’immigrazione.
Parlando di questo fenomeno qui io vedo delle differenze,anche se minime, con altri territori del nostro Paese.
Mi sembra ovvio che una città di mare per tradizione è sicuramente più aperta alle culture diverse rispetto a territori dell’entroterra o di montagna.
Anche nelle grandi città è diverso l’atteggiamento verso il nuovo o verso lo straniero.
Nel nostro territorio,pur essendo presente da decenni il problema dell’immigrazione,prima dal sud Italia ora da altre parti del mondo si tende ad avere un atteggiamento di esclusione e non certo di inclusione.
Questo è un vero peccato perché si perde un tassello importante del nostro arricchimento culturale.
Ti invito a pensare come sarebbe il nostro territorio senza l’immigrazione dei “meridionali” degli anni 50 60 del secolo scorso e senza la recente immigrazione.
Sicuramente un territorio più povero culturalmente.
Su questo problema però io non darei la responsabilità ad un atteggiamento “provinciale” o “chiuso” dei Lomellini,qui io chiamerei in causa i nostri politici.
L’integrazione dello straniero è sempre un processo lungo e complesso,per raggiungere il quale tutti devono collaborare.
Fu cosi con i meridionali nel recente passato,nessuna forza politica dell’epoca strumentalizzò le difficoltà,anzi ognuno fece la sua parte per favorire l’integrazione.
Oggi non è così,alcune forze politiche hanno fatto la loro fortuna elettorale proprio sfruttando la diffidenza e la paura della gente,questo ha reso tutto molto più difficile.
Ma quello della società”meticcia”è una tendenza storica inevitabile.
Il confronto è continuato a lungo. Per ora ci fermiamo qui. Pensiamo entrambi che ciò che latita oggi è il pensiero, la fatica di entrare nella complessità degli eventi per trarne lanterna capace di fornire orientamento per i nostri passi. Questa breve intervista vuole andare in quella direzione.

