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SCIOPERO GLOBALE PER IL CLIMA

15 Settembre 2022

Il Comitato Politico Regionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Lombardia riunitosi in data 14 settembre 2022

considerato:

  • l’importanza che ha avuto e che ha ancora oggi il movimento dei Fridays For Future nello

spingere le nuove generazioni alla militanza politica;

  • l’importanza che ha la presenza dei/delle Giovani Comunisti/e e del Partito della

Rifondazione Comunista – Sinistra Europea nello spingere il movimento e i suoi componenti ad analizzare la crisi climatica con una visione anticapitalista;

  • il fatto che molte delle proposte contenute nell’agenda climatica (documento redatto dal

movimento dei Fridays For Future) sono perfettamente compatibili con quello che è il programma ufficiale di Unione Popolare;

  • l’importanza che ha la questione legata al cambiamento climatico e alla lotta alle energie fossili, per il tentativo di costruire uno sviluppo interamente sostenibile che sia in grado di rinunciare al fossile;
  • la repressione da parte del Governo avvenuta a Venezia, pochi giorni fa, sui manifestanti dei movimenti ambientalisti (tra cui FFF, XR e altri), lo stesso Governo che dapprima si dice favorevole alla transizione ecologica e poi usa la Polizia come metodo repressivo su chi sostiene le lotte contro la speculazione dell’ambiente da parte del Governo e delle aziende che distruggono l’ambiente per puro profitto.

annuncia il suo appoggio allo sciopero globale per il clima che si terrà in data 23.09.2022 impegnandosi a partecipare in prime persone con i compagni e le compagne dei vari circoli delle federazioni della Lombardia e, ove possibile, anche attraverso la presenza dei/delle Giovani Comunisti/e, a tessere rapporti con il movimento in questione, per provare a dare una prospettiva anticapitalista a quella che è la lotta contro il cambiamento climatico.

ODG Approvato ad unanimità dal Comitato Politico regionale del Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia del 14 settembre 2022.

INIZIATIVE PUBBLICHE DEI CIRCOLI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DI CASORATE, TORREVECCHIA PIA, MORTARA, E VIGEVANO PER LE ELEZIONI DEL 25 SETTEMBRE A SOSTEGNO DELLE LISTA UNIONE POPOLARE

14 Settembre 2022

Circoli di Casorate

Venerdì 16/09 – banchetto al mercato di Bereguardo fino alle ore 12
Sabato 17/09
– banchetto a Motta Visconti in via Borgomaneri fino alle ore 12
Domenica 18/09
– banchetto a Casorate, in piazza Contardi, fino alle ore 12
– volantinaggio al mercato di Vidigulfo dalle ore 9 alle ore 12
Mercoledì 21/09
– banchetto al mercato di Motta Visconti fino alle 12
– chiusura campagna elettorale, dalle ore 21, in piazza Sant’Ambrogio con la partecipazione di Mara Ghidorzi e Domenico Finiguerra con i CANTOSOCIALE

Circolo di Torrevecchia Pia:

Sabato 17/9 dalle 9.00 alle 12.00 banchetto al mercato di Landriano
Domenica 18/9 dalle 9.00 alle 12.00 volantinaggio mercato di Vidigulfo

Circolo di Mortara

Venerdì 16/9 – banchetto a Mortara in piazza Silvabella dalle ore 8:30 alle ore 12

Circolo di Vigevano

Domenica 18/9 – Banchetto in Piazza Ducale nella giornata. A questa iniziativa parteciperanno i nostri candidati Lomellini più i rappresentanti a livello regionale.

La leggenda dei re buffi

12 Settembre 2022

Premessa

Il ritrovamento di un manoscritto post-medievale ci permette di risalire all’origine del nome di tante strade cittadine, in particolare all’origine del nome di via Rebuffi. La trascrizione del testo è stata scrupolosa: si sono date anche le parole cancellate. Gli incisi (tra due trattini e in corsivo) sono invece dell’amanuense.

Tutti  – tutti? I diversamente giovani – ricordano l’esistenza di una strada “regina”. Ci sarebbe anche una vecchia via “capurala”, ma non scendiamo troppo nella gerarchia – siamo uomini… o caporali? – Forse non tutti, anzi quasi nessuno sa della vecchia presenza di una strada dei “re”, di cui è rimasta traccia nell’etimologia . Allora ecco a voi la storia della strada dei re.

Un tempo, quando non c’erano ancora i re – o ci sono sempre stati? Se non loro i maschi che comandavano sulle donne, i padroni sui dipendenti, i ricchi sui poveri – presso la città ma verso la valle del Ticino passava una via che per il suo essere periferica era frequentata non solo da pellegrini e camminanti, ma anche dalla “lingera” – come si chiamava un tempo quella marmaglia di sfaticati che poco lavoravano e molto rubacchiavano -. Ma venne il tempo dei re – se non dei re, dei vescovi, dei conti, dei duchi, dei marchesi – che dicevano che la terra, le acque, le città e quindi anche le strade erano le loro – c’era ancora diseguaglianza sociale, non come adesso… –

La nostra strada, per essere in aperta campagna e vicino alla valle, era spesso attraversata da cervi, caprioli, cinghiali e uccellagione varia. Appunto un re, passando, dopo una battaglia, per la nostra terra e vedendo quel ben di Dio scacciò tutti i camminanti, ordinando che si potesse percorrere quella via solo coi cavalli motore, poi si accampò lì vicino, in un campo della cascina Colombarola – ma esistevano già le cascine? – Il campo era seminato a grano, che però essendo primavera – c’erano ancora ben quattro stagioni! – sembrava erba. “Date quest’erba da pascere ai cavalli, che noi ci pasceremo – esiste la parola in italiano? – con la cacciagione. Mica siamo vegetariani” – esistevano già? Sì, per necessità! –

Era un re che non capiva niente di botanica, direte voi. Io dirò anche di altre cose, ma non voglio anticipare il finale. Comunque quanti di noi hanno pensato: “Se oggi non valgo niente, non varrò niente neanche domani; ma se domani scoprono in me dei valori, vuol dire che li posseggo anche oggi. Poiché il grano è grano, anche se la gente prima lo prende per erba”?

Quindi strada fu invasa da quattro ruote quadrupedi e campo coperto da accampamenti e scuderie.

Il popolo non era contento. Per i cittadini quella terra era riservata all’agricoltura e quella strada al passaggio di tutti i pedoni. Provarono a mandare una delegazione a parlare col re, che però neppure si degnò di riceverli, dicendo: “Regnerò per almeno altri cinque anni e qui magari costruirò un castello”.

Finché a qualcuno venne in mente di chiamare la compagnia dei saltimbanchi, che spesso portavano spettacoli in città. Loro avevano già salvato una volta la città dal rogo degli stregoni che volevano friggere anche l’aria.

Erano, come dire, giullari, girovaghi, vagabondi, conta-storie e portavano gli spettacoli in piazza, andavano loro dal pubblico, non aspettavano che venisse il pubblico allo spettacolo; non avevano palcoscenico, al massimo banchetti.

Una volta ingaggiati, naturalmente “a gratis”, si portarono all’accampamento del re e il loro capobanda cominciò a cantare:

Questa sera girando attorno al suo palazzo

Ho sentito un gran fracazzo

Io sono Arlecchin della bella sorte

Che fa rinascere la vita e non la morte.

E se i morti non vogliono resuscitare

Sia pronto il suonatore a suonare

Che noi siamo pronti a ballare.

Il re, che era sempre triste anche se aveva tutto, incuriosito da quella allegria invitò nella sua tenda l’Arlecchino, capo giullare, dicendo: “È buffo, ma non ho mai avuto alla mia corte un vero buffone, tutti i re più alla moda ce l’hanno. Se non chiedi troppo ti assumo, così posso ridere anch’io”.

Inviato a parlare il giullare cominciò così il suo discorso: “La gente di quaggiù ha sempre avuto più polenta che pane, più fame che polenta, più debiti che soldi, più figli che letti, più capre che mucche, più topi per casa che polli in cortile, più asini che buoi, più braccia che terra, più boschi che campi, più pregiudizi che libri, ma adesso sta risorgendo, ha scoperto una stoffa bellissima che viene dalla lontana Cina – ma era già stata aperta la via della seta?– Pensate, o sire di sera e di mattina, che è così leggera, sottile e così trasparente che non si vede, cioè non la vede chi la indossa, ma agli occhi degli altri compare come luminosa, opalescente e setosa. Noi siamo sarti e tessitori e se lei ci lascia, noi le cuciamo addosso il più bel vestito che si sia mai, dico mai, visto”.

Il re vanitoso, completamente dedito alla cura del suo aspetto esteriore, e in particolare del suo abbigliamento acconsentì, ma a un patto, anzi due.

“Va bene, ragazzacci, vi libero della mia sontuosa presenza, ma a condizione che mi facciate ridere, anzi che mi insegnate a far ridere. Ecco se farò ridere anche solo una volta quei musoni dei miei cortigiani, libererò la città della mia presenza, che dicono ingombrante, mentre per me è solo un fattore di progresso e commercio”.

Gli  imbroglioni, si misero subito all’opera e fingendo di lavorare con cura del tessuto, di tagliarlo e cucirlo, quando in realtà maneggiavano l’aria; fecero spogliare il re e finsero di addobbarlo con la nuova seta, impalpabile, inesplicabile e invisibile.

I suoi elettori cortigiani, per non essere giudicati male, lodarono la magnificenza del tessuto. Il re si rendeva conto di non essere in grado di vedere un bel niente, ma come facciamo tutti, voleva credere ai suoi adulatori che si mostravano estasiati per il lavoro dei tessitori. Col nuovo vestito volle sfilare, il mattino dopo, per le vie della città, ma appena varcata Porta Pavesa una bambina si mise a gridare: “Il re è in mutande. Il re è buffo”. E la gente scoppiò tutta a ridere, anche se temeva che il presentarsi in mutande volesse dire essere messi loro in mutande con nuove tasse e balzelli.

Il re, in un primo momento si sentì rabbrividire perché era sicuro che avevano ragione; ma pensò:
“Sono riuscito finalmente a far ridere qualcuno, visto il successo che è successo sarà meglio che levi le tende e cerchi un’altra città, dove mostrare come sono buffo”.

Posfazione

Il manoscritto post-medievale finisce qui, ma sembra che altri re di passaggio, per i fatidici cinque anni, tentarono di costruire sui campi, intasare le strade con i loro carri, ma finirono sempre beffati, tant’è vero che i cittadini decisero di intitolare la strada contesa ai re buffi, poi diventata “via Rebuffi”, e forse in futuro “Re buffi via!”.

Il silenzio degli innocenti. Come funziona la propaganda

11 settembre 2022

Presentazione di GIORGIO RIOLO

John Pilger è giornalista e scrittore di origine australiana e lavora in Inghilterra. Ha scritto per varie testate inglesi. È stato inviato e reporter in varie guerre, soprattutto Vietnam e Cambogia. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Voce vera del giornalismo indipendente.

John Pilger

Negli anni settanta ho incontrato Leni Riefenstahl, una delle principali propagandiste di Hitler, i cui film epici glorificavano il nazismo. Ci capitò di soggiornare nello stesso hotel in Kenya, dove lei si trovava per un incarico fotografico, essendo sfuggita al destino di altri amici del Führer. Mi disse che i “messaggi patriottici” dei suoi film non dipendevano da “ordini dall’alto” ma da quello che lei definiva il “vuoto sottomesso” del pubblico tedesco.

Questo coinvolgeva la borghesia liberale e istruita? Ho chiesto. “Sì, soprattutto loro”, rispose.

Penso a questo quando mi guardo intorno e osservo la propaganda che sta deteriorando le società occidentali.

Certo, siamo molto diversi dalla Germania degli anni trenta. Viviamo in società dell’informazione. Siamo globalisti. Non siamo mai stati così consapevoli, così in contatto, così connessi.

Lo siamo? Oppure viviamo in una Società Mediatica in cui il lavaggio del cervello è insidioso e implacabile e la percezione è filtrata in base alle esigenze e alle bugie del potere statale e del potere delle imprese?

Gli Stati Uniti dominano i media del mondo occidentale. Tutte le dieci principali società mediatiche, tranne una, hanno sede in Nord America. Internet e i social media – Google, Twitter, Facebook – sono per lo più di proprietà e controllo americano.

Nel corso della mia vita, gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare più di 50 governi, la gran parte democrazie. Hanno interferito nelle elezioni democratiche di 30 Paesi. Hanno sganciato bombe sulla popolazione di 30 paesi, la maggior parte dei quali poveri e indifesi. Ha tentato di assassinare i dirigenti politici di 50 paesi.  Ha combattuto per reprimere i movimenti di liberazione in 20 paesi.

La portata e l’ampiezza di questa carneficina è in gran parte non riportata, non riconosciuta; e i responsabili continuano a dominare la vita politica anglo-americana.

Negli anni precedenti la sua morte, avvenuta nel 2008, il drammaturgo Harold Pinter pronunciò due discorsi straordinari, che ruppero il silenzio.

“La politica estera degli Stati Uniti”, disse, “è meglio definita come segue: baciami il culo o ti spacco la testa. È così semplice e cruda. L’aspetto interessante è che ha un successo incredibile. Possiede le strutture della disinformazione, dell’uso della retorica, della distorsione del linguaggio, che sono molto persuasive, ma in realtà sono un sacco di bugie. È una propaganda di grande successo. Hanno i soldi, hanno la tecnologia, hanno tutti i mezzi per farla franca, e la fanno”.

Nell’accettare il Premio Nobel per la Letteratura, Pinter ha detto questo: “I crimini degli Stati Uniti sono stati sistematici, costanti, feroci, senza remore, ma pochissime persone ne hanno veramente parlato. Occorre riconoscerlo all’America. Ha esercitato una manipolazione affatto patologica del potere in tutto il mondo, mascherandosi come forza per il bene universale. È un atto di ipnosi brillante, persino spiritoso e di grande successo”.

Pinter era un mio amico e forse l’ultimo grande saggio politico, cioè prima che la politica del dissenso si fosse imborghesita. Gli chiesi se la “ipnosi” a cui si riferiva fosse il “vuoto sottomesso” descritto da Leni Riefenstahl.

“È la stessa cosa”, ha risposto. “Significa che il lavaggio del cervello è così accurato tanto che siamo programmati a ingoiare un mucchio di bugie. Se non riconosciamo la propaganda, possiamo accettarla come normale e crederci. Questo è il vuoto sottomesso”.

Nei nostri sistemi di “democrazia delle grandi imprese”, la guerra è una necessità economica, il connubio perfetto tra sovvenzioni pubbliche e profitto privato: socialismo per i ricchi, capitalismo per i poveri. Il giorno dopo l’11 settembre i prezzi delle azioni dell’industria bellica sono saliti alle stelle. Stavano per arrivare altri spargimenti di sangue, il che è ottima cosa per gli affari.

Oggi le guerre più redditizie hanno un proprio marchio. Si chiamano “guerre eterne”: Afghanistan, Palestina, Iraq, Libia, Yemen e ora Ucraina. Tutte si basano su un cumulo di bugie.

L’Iraq è la più famosa, con le sue armi di distruzione di massa che non esistevano. Nel 2011 la distruzione della Libia da parte della Nato è stata giustificata da un massacro a Bengasi che non c’è stato. L’Afghanistan è stata una comoda guerra di vendetta per l’11 settembre, la qual cosa non aveva nulla a che fare con il popolo afghano.

Oggi, le notizie dall’Afghanistan parlano di quanto siano malvagi i talebani, e non del fatto che il furto di 7 miliardi di dollari delle riserve bancarie del paese da parte di Joe Biden stia causando sofferenze diffuse. Recentemente, la National Public Radio di Washington ha dedicato due ore all’Afghanistan e 30 secondi al suo popolo affamato.

Al vertice di Madrid di giugno, la Nato, controllata dagli Stati Uniti, ha adottato un documento strategico che militarizza il continente europeo e aumenta la prospettiva di una guerra con Russia e Cina. Il documento propone “un combattimento bellico multidimensionale contro un contendente dotato di armi nucleari”. In altre parole, una guerra nucleare.

Dice: “L’allargamento della Nato è stato un successo storico”.

L’ho letto con incredulità.

Una misura di questo “successo storico” è la guerra in Ucraina, le cui notizie per lo più non sono notizie, ma una litania unilaterale di sciovinismo, distorsione, omissione. Ho raccontato diverse guerre e non ho mai conosciuto una propaganda così generalizzata.

Nello scorso febbraio, la Russia ha invaso l’Ucraina come risposta a quasi otto anni di uccisioni e distruzioni criminali nella regione russofona del Donbass, al suo confine.

Nel 2014, gli Stati Uniti hanno sponsorizzato un colpo di stato a Kiev per sbarazzarsi del presidente ucraino democraticamente eletto e favorevole alla Russia, insediando un successore che gli americani stessi hanno chiarito essere il loro uomo.

Negli ultimi anni, missili “di difesa” americani sono stati installati in Europa orientale, Polonia, Slovenia, Repubblica Ceca, quasi certamente puntati contro Russia, accompagnati da false rassicurazioni che risalgono alla “promessa” di James Baker a Gorbaciov, nel febbraio 1990, secondo la quale la Nato non si sarebbe mai espansa oltre la Germania.

L’Ucraina è la linea del fronte. La Nato ha di fatto raggiunto la stessa terra di confine attraverso la quale l’esercito di Hitler irruppe nel 1941, causando più di 23 milioni di morti in Unione Sovietica.

Lo scorso dicembre, la Russia ha proposto un piano di sicurezza per l’Europa di vasta portata. I media occidentali lo hanno respinto, deriso o soppresso. Chi ha letto le sue proposte passo dopo passo? Il 24 febbraio, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha minacciato di sviluppare armi nucleari se l’America non avesse armato e protetto l’Ucraina. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Lo stesso giorno, la Russia ha invaso l’Ucraina – secondo i media occidentali, un atto non provocato di infamia congenita. La storia, le bugie, le proposte di pace, gli accordi solenni sul Donbass a Minsk non hanno contato nulla.

Il 25 aprile, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, il generale Lloyd Austin, è volato a Kiev e ha confermato che l’obiettivo dell’America è quello di distruggere la Federazione Russa – la parola che ha usato è “indebolire”. L’America aveva ottenuto la guerra che voleva, condotta per procura da una pedina sacrificabile, finanziata e armata dall’America stessa.

Quasi nulla di tutto ciò è stato spiegato alle opinioni pubbliche occidentali.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è sconsiderata e imperdonabile. Invadere un paese sovrano è un crimine. Non ci sono “ma” – tranne uno.

Quando è cominciata l’attuale guerra in Ucraina, e chi l’ha iniziata? Secondo le Nazioni Unite, tra il 2014 e quest’anno, circa 14.000 persone sono state uccise nella guerra civile del regime di Kiev nel Donbass. Molti degli attacchi sono stati condotti da neonazisti.

Guardate un servizio di ITV News del maggio 2014, realizzato dal veterano dei reporters James Mates, il quale viene bombardato, insieme ai civili nella città di Mariupol, dal battaglione Azov (neonazista) dell’Ucraina.

Nello stesso mese, decine di persone di lingua russa sono state bruciate vive o soffocate in un edificio dei sindacati di Odessa, assediato da teppisti fascisti, seguaci del collaborazionista e fanatico antisemita Stephen Bandera.  Il New York Times ha definito i teppisti “nazionalisti”.

“La missione storica della nostra nazione in questo momento critico”, ha dichiarato Andreiy Biletsky, fondatore del Battaglione Azov, “è quella di guidare le Razze Bianche del mondo in una crociata finale per la loro sopravvivenza, una crociata contro gli Untermenschen (sottouomini) guidati dai semiti”.

Da febbraio, una campagna di autoproclamati “news monitors” (“osservatori delle informazioni”), per lo più finanziati da americani e britannici aventi legami con i governi, ha cercato di sostenere l’assurdità secondo la quale i neonazisti ucraini non esistono.

Il ritocco delle fotografie, un termine un tempo associato alle purghe staliniane, è diventato uno strumento del giornalismo dominante.

In meno di un decennio, la Cina “buona” è stata “ritoccata” e la Cina “cattiva” l’ha sostituita: da laboratorio e fabbrica del mondo a nuovo Satana emergente. 

Gran parte di questa propaganda ha origine negli Stati Uniti ed è trasmessa attraverso vari intermediari e vari “think tank”, come il famoso Australian Strategic Policy Institute, voce dell’industria delle armi, e da giornalisti zelanti come Peter Hartcher del Sydney Morning Herald, che ha etichettato coloro che diffondono l’influenza cinese come “ratti, mosche, zanzare e passeri” e ha auspicato che questi “parassiti” vengano “estirpati”.

Le notizie sulla Cina in Occidente riguardano quasi esclusivamente la minaccia proveniente da Pechino. “Ritoccate” sono le 400 basi militari americane che circondano la maggior parte della Cina, una collana armata che si estende dall’Australia al Pacifico e al sud-est asiatico, al Giappone e alla Corea. L’isola giapponese di Okinawa e quella coreana di Jeju sono armi cariche puntate a bruciapelo sul cuore industriale della Cina. Un funzionario del Pentagono ha descritto questa situazione come un “cappio”.

La Palestina è stata raccontata in modo errato da sempre, a mia memoria. Per la Bbc, c’è il “conflitto” tra “due narrazioni”. L’occupazione militare più lunga, brutale e illegale dei tempi moderni è innominabile.

La popolazione colpita dello Yemen esiste a malapena. È un “non-popolo mediatico”.  Mentre i sauditi fanno piovere le loro bombe a grappolo americane, con i consiglieri britannici che lavorano a fianco degli ufficiali sauditi addetti al bombardamento, più di mezzo milione di bambini rischiano di morire di fame.

Questo lavaggio del cervello per omissione ha una lunga storia. Il massacro della prima guerra mondiale è stato cancellato da reporter che sono stati insigniti del cavalierato per il loro impegno e che hanno poi confessato nelle loro memorie.  Nel 1917, il direttore del Manchester Guardian, C. P. Scott, confidò al primo ministro Lloyd George: “Se la gente sapesse davvero [la verità], la guerra verrebbe fermata domani, ma non sa e non può sapere”.

Il rifiuto di vedere le persone e gli eventi come li vedono gli altri paesi è un virus mediatico in Occidente, debilitante quanto il Covid.  È come se vedessimo il mondo attraverso uno specchio unidirezionale, in cui “noi” siamo morali e benigni e “loro” no. È una visione profondamente imperiale.

La storia quale presenza viva in Cina e in Russia è raramente spiegata e raramente compresa. Vladimir Putin è Adolf Hitler. Xi Jinping è Fu Man Chu. Risultati epici, come lo sradicamento della povertà in Cina, sono a malapena conosciuti. Quanto è perverso e squallido tutto ciò.

Quando ci permetteremo di comprendere? La formazione dei giornalisti in laboratorio non è la risposta. E nemmeno il meraviglioso strumento digitale, che è un mezzo, non un fine, come la macchina da scrivere con un solo dito e la macchina per linotype.

Negli ultimi anni, alcuni dei migliori giornalisti sono stati espulsi dai media dominanti. “Defenestrati” è il termine usato. Gli spazi un tempo aperti ai cani sciolti, ai giornalisti controcorrente, a quelli che dicevano la verità, si sono chiusi. 

Il caso di Julian Assange è il più sconvolgente.  Quando Julian e WikiLeaks erano in grado di conquistare lettori e premi per il Guardian, il New York Times e altri autodefiniti importanti “giornali di cronaca”, venivano celebrati.

Quando lo Stato occulto si è opposto e ha chiesto la distruzione dei dischi rigidi e l’assassinio del personaggio di Julian, egli è stato reso un nemico pubblico. Il vicepresidente Biden lo ha definito un “terrorista hi-tech”. Hillary Clinton ha chiesto: “Non possiamo silenziarlo proprio questo tipo?”.

La seguente campagna di abusi e di diffamazione contro Julian Assange – il Relatore sulla Tortura delle Nazioni Unite l’ha definita “mobbing” – ha condotto la stampa liberale al suo minimo storico. Sappiamo chi sono. Li considero dei collaborazionisti: giornalisti del regime di Vichy.

Quando si solleveranno i veri giornalisti? Un samizdat ispiratore esiste già in Internet: Consortium News, fondato dal grande reporter Robert Parry, Grayzone di Max Blumenthal, Mint Press News, Media Lens, Declassified UK, Alborada, Electronic Intifada, WSWS, ZNet, ICH, Counter Punch, Independent Australia, il lavoro di Chris Hedges, Patrick Lawrence, Jonathan Cook, Diana Johnstone, Caitlin Johnstone e altri che mi perdoneranno se non li cito qui.

E quando gli scrittori si alzeranno in piedi, come fecero contro l’ascesa del fascismo negli anni trenta? Quando si alzeranno i registi, come fecero contro la guerra fredda negli anni quaranta? Quando si solleveranno gli autori della satira, come fecero una generazione fa?

Dopo essersi immersi per 82 anni in un profondo bagno di perbenismo, la versione ufficiale dell’ultima guerra mondiale, non è forse giunto il momento che coloro che sono destinati a dire la verità dichiarino la loro indipendenza e decodifichino la propaganda? L’urgenza è più grande che mai.

Questo articolo è una versione modificata di un discorso tenuto al Trondheim World Festival, Norvegia, il 6 settembre 2022

UN’ALTRA STORIA. 11 SETTEMBRE 1973

Articolo pubblicato nel 2021 che ripropongo alla vostra attenzione e ancora valido in questa triste ricorrenza.


GIORGIO RIOLO
Il nostro dolore di sempre per il golpe cileno del 11 settembre 1973. Voluto, pianificato, guidato e finanziato dagli Usa.

Onore a Salvador Allende e ai compagni cileni massacrati, torturati, esiliati.

In queste ore di retorica ributtante, riproduco qui un messaggio di compagni cileni inviato questa mattina.
Gli Stati Uniti commemorano oggi la tragedia dell’11 settembre 2001, che costò la vita a 3.000 vittime innocenti.

Joe Biden visiterà i tre luoghi iconici degli attacchi terroristici avvenuti vent’anni fa. I media di tutto il mondo celebrano questo evento storico e mediatico.

Seguono programmi speciali, reportage, interviste, testimonianze diurne e notturne.
Ma questi stessi media ignoreranno, silenziosamente o quasi, un altro evento storico e drammatico come se gli statunitensi avessero il monopolio e l’esclusività di questa data. Questo è l’11 settembre 1973.

Sebbene sia ovvio che è necessario parlare dell’11 settembre 2001 e denunciare il massacro di innocenti.
Ma non si può parlare della dittatura di Pinochet senza evocare il socialismo cileno di Salvador Allende.

I due uomini simboleggiano due modelli di società diametralmente opposti.

Allende era un rivoluzionario particolare. Voleva realizzare il socialismo non attraverso una rivoluzione violenta, ma pacificamente, attraverso le urne.

Il 3 novembre 1970 vinse le elezioni e diventò Presidente della Repubblica del Cile. Ma Salvador Allende rimase al potere solo tre anni.

Non poté portare a termine “la via cilena al socialismo”.

Infatti, l’11 settembre 1973, il generale Augusto Pinochet, con l’aiuto degli Stati Uniti, pose fine a questa esperienza di transizione pacifica al socialismo per mezzo della violenza.

Il sogno del “Compagno Presidente” venne schiacciato dalla forza brutale della giunta militare.
Il generale Pinochet prese il potere. La dittatura militare sostituì il socialismo democratico. Omicidi, esecuzioni senza preavviso, torture ecc. diventarono pratiche quotidiane.

Le carceri e le stazioni di polizia erano traboccanti. Lo Stadio Nazionale di Santiago si trasformò in un centro di detenzione di massa. Uomini e donne vennero ammassati dai quartieri popolari su autobus e camion militari per settimane e settimane. È anche in questa fase che i soldati hanno messo definitivamente a tacere il cantante Víctor Jara: “Crivellato di proiettili, le sue mani non tagliate ma schiacciate”, scriveva sua moglie in “Víctor Jara, una canzone incompiuta”.

La dittatura ha lasciato migliaia di morti, scomparsi, esiliati e torturati.

Sul piano economico, aiutata dai discepoli “Chicago boys” di Milton Friedman, la dittatura ha imposto una mercificazione di tutte le dimensioni della vita: salute, istruzione, elettricità, acqua, mare, comunicazioni, ecc. Vennero lasciate al libero gioco del mercato dominato dalle multinazionali statunitensi.

Dittatura, mercato e capitalismo vanno di pari passo.

Fedele alle sue convinzioni, Allende preferì morire con dignità piuttosto che arrendersi alla giunta militare. Nei suoi ultimi momenti si rivolse al suo popolo: “Pagherò con la vita per difendere i principi che sono cari a questo Paese (…) La storia è nostra, sono le Persone che la fanno”.

Il generale Pinochet è morto pacificamente nel suo letto in un ospedale militare protetto dagli Stati Uniti. I quali oggi celebrano l’11 settembre 2001.

Mohamed Belaali

Edoardo Casati, coordinatore dei Giovani Comunisti/e della Provincia di Pavia, presenta le priorità del programma dell’UNIONE POPOLARE

10 Settembre 2022

I sondaggi: per Unione Popolare al 4,5%

9 settembre 2022

Un recente sondaggio della compagnia Bidimedia dà il nostro elettorato potenziale al 4,5%.

Questo significa che il 4,5% dell’elettorato sta considerando la possibilità di votare per noi anche se non ne è ancora certo.

Chi ha già deciso è l’1,5%, mentre solo la metà della popolazione italiana ci conosce.

Questi dati ci dicono alcune cose importanti.

Superare la barriera di sbarramento è certamente possibile, specie se riusciamo a replicare il forte seguito che abbiamo tra i più giovani (di cui abbiamo parlato ieri) anche in altre classi di età.

Però per riuscirci è necessario fare conoscere a chi ancora non la conosce l’esistenza di #UnionePopolare, il nostro programma e il nostro simbolo che apparirà sulla scheda elettorale.

Per questo è anche importante in campagna elettorale ai banchetti o nei volantinaggi usare sempre le bandiere, manifesti e simboli di Unione Popolare al fine di non confondere potenziali elettori e elettrici.

In questi ultimi 14 giorni di campagna dobbiamo dare tutta l’energia che abbiamo in noi e dare una straordinaria dimostrazione di unità e solidarietà.

Con uno grande sforzo collettivo possiamo riuscire in un’impresa che sembrava impossibile e il 26 settembre potremmo svegliarci con una bellissima sorpresa!

#Elezioni2022

#UnionePopolare

#Uniamoci

Il rogo Eredi Bertè

6 Settembre 2022

ADRIANO ARLENGHI

È un piccolo gruppo di cittadini e di associazioni, quello che questa sera ha manifestato davanti alla fabbrica che fu dei fratelli Eredi Bertè. Dove si è sviluppato nel 2017 un incendio doloso che ha incenerito tonnellate di rifiuti.

Ora nel luogo dell’incendio è presente una vera e propria montagna di rifiuti sulle quali sta nascendo nuova vegetazione. Una montagna che da ormai 5 anni rimane lì senza che la politica prenda in considerazione la necessità di una bonifica. Con il rischio che le sostanze generate dall’ incendio percolino nel terreno e inquinino il territorio circostante.

Una manifestazione questa che si svolge ogni anno in Via Fermi, da ormai un lustro e alla quale stasera hanno partecipato anche i candidati al Parlamento di Unione Popolare che si sono impegnati a prendere in considerazione la richiesta di trovare una soluzione per questa vergogna che ancora abita la mia città.

Un piccolo gruppo che tuttavia ha le idee molto chiare sulla necessità di tutelare l’ambiente e le matrici ambientali compromesse e allo stesso tempo chiede di vigilare sul tema della legalità. Perché è indubbio che questo incendio doloso ci parla anche di una pericolosa infiltrazione della criminalità organizzata sul nostro territorio. E allo stesso tempo anche delle tante responsabilità degli enti pubblici che non sono mai intervenuti e hanno permesso che la situazione degenerasse.

Nel sole caldo di un’estate ancora piena di luce è partita la proposta di riportare sotto il controllo pubblico i settori economici più a rischio di inquinamento e di illegalità. Anche se non materialmente presenti si e sentita alta ancora la voce dei mille di Ora Basta! che giusto in questi giorni di 5 anni fa, in rappresentanza di oltre settanta associazioni, ha chiesto una gestione diversa dell’ambiente.