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Porto contro la guerra, il Calp: a Genova con noi l’Italia che dice stop all’invio di armi

27 Febbraio 2023

Dalle 5.000 alle 10.000 persone hanno risposto all’appello dei portuali genovesi e sono scese in strada. A reggere lo striscione del Collettivo Autonomo anche chef Rubio.

L’Italia che dice no alla guerra e all’invio di armi ieri era qua, nel porto di Genova, a manifestare con i lavoratori dello scalo più grande del Paese, che dal 2014 denunciano “i traffici di armi e il fatto che i porti sono questa zona grigia in cui per interessi economici non si rispettano le leggi, come la 185 del 1990 che vieta il transito di armamenti, e l’articolo 11 della Costituzione”.

Così José Nivoi, responsabile USB e lavoratore del Calp, il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali che ha promosso la protesta in una giornata simbolica, il 25 febbraio appunto, non solo perché è un anno esatto dall’inizio del conflitto in Ucraina ma anche perché sono passati due anni dall’inchiesta della Procura per associazione a delinquere nei confronti del Calp, indagini che sono certamente legate alle battaglie per il blocco del traffico di armi di passaggio nel porto di Genova.

E proprio ieri, in effetti, era atteso al terminal Gmt l’attracco di una delle navi della compagnia saudita Bahri, una flotta che è diventata simbolo di guerra perché, denuncia il Calp, “passa dal porto carica di armamenti destinati all’Arabia Saudita per il conflitto in Yemen“.

“Quando abbiamo organizzato la manifestazione era previsto l’arrivo della nave Bahri. Oggi è sparita dai radar. Ma è una cosa normale per queste navi qua, che spengono i radar, spariscono e poi ricompaiono”. A spiegarcelo è un altro lavoratore del Calp, Riccardo Rudino, che poi aggiunge: “Fanno quello che vogliono e si vede chiaramente che possono farlo perché godono di privilegi di cui non godono altre compagnie di navigazione. La nostra battaglia è una battaglia contro il traffico di armi ma soprattutto contro quello che permette di costruire le guerre. E il conflitto in Ucraina è legato al bisogno di vendere armi, produrre armi e costringerci tutti a entrare in quella spirale lì, che non avrà mai una fine”.

Tra i portuali arrivati da Civitavecchia, Livorno e Trieste, gli attivisti, i rappresentanti dei sindacati USB, Cobas, Sì Cobas e OrSA, gli studenti di Osa e Cambiare rotta, i politici e i cittadini comuni, in migliaia da tutta Italia e dall’estero hanno raggiunto il capoluogo ligure in bus o in treno. Da 5.000 a 10.000 persone, a giudicare dal serpentone che ha attraversato per la prima volta il porto di Genova, dal Varco Etiopia a Ponte dei Mille.

“Questo Paese è un Paese assurdo. Il Pd fa le primarie e mette la bandiera della pace accanto a quella ucraina. Non si capisce più niente. In Italia fanno i finti pacifisti e poi votano per la guerra e l’invio delle armi. C’è bisogno di coerenza”.

Non usa mezzi termini Maurizio Acerbo, Segretario nazionale di Rifondazione, anche lui a Genova per la manifestazione del Calp, che ci tiene a ribadire: “Non vedevano l’ora di arrivare al conflitto. È evidente. Si è gettata benzina sul fuoco della crisi ucraina che è partita come guerra civile ed è diventata uno scontro di potenze”. Poi sul Collettivo Autonomo sottolinea che è il modello di cui abbiamo bisogno: “Io credo che il Calp sia un esempio di coscienza di classe, a partire dal rifiuto della guerra”. Un esempio coraggioso in una città che ospita anche importanti industrie di armamenti. E, infatti, Acerbo precisa: “Questa è una delle barbarie del nostro tempo. In Italia abbiamo privatizzato tutto, l’unico settore di forte industria pubblica è quello della produzione di strumenti di guerra e di morte. Non eravamo in grado di produrre le mascherine durante l’emergenza Covid, dobbiamo importare i pannelli solari per fare la transizione ecologica, ma esportiamo armi in tutto il mondo”.

“Questa è l’unica manifestazione che dice con chiarezza no alla guerra, no all’invio di armi, no al traffico di armi, ma che denuncia anche il ruolo che hanno avuto l’Unione Europea e la NATO nell’alimentare questo conflitto”. A dirlo è Maurizio Rimassa, coordinatore regionale di USB, il sindacato di base al quale sono iscritti molto attivisti del Calp e che ha dato il suo appoggio alla manifestazione.

In corteo anche il neo eletto coordinatore provinciale del Movimento Cinquestelle, Stefano Giordano, che sottolinea: “Come Movimento abbiamo tentato con tutte le nostre forze di fermare questa guerra che sta portando a rischio l’intera Europa. Noi siamo qui oggi a rappresentare un’alternativa che né il governo Draghi, né il governo Meloni, hanno tenuto in considerazione, e cioè un tavolo dove veramente si parli di pace e non di inviare ulteriori armi per aumentare il conflitto”.

Il corteo si è concluso in piazza De Ferrari senza scontri né momenti di tensione con le forze dell’ordine, presenti a distanza ma in numero massiccio.

Simona Tarzia

PRESE IN GIRO

26 Febbraio 2023

Maurizio Acerbo

Enrico Letta ci comunica che

“Ho chiesto che i seggi per le #primariepd2023 espongano 🏳️‍🌈 e 🇺🇦. A testimoniare il nostro impegno per la pace e al fianco, sempre, dell’aggredito”.

Sarebbe assai più onesto e rispettoso dell’intelligenza di cittadine e cittadini esporre la bandiera della NATO davanti a quelle sedi.

Siamo di fronte all’ennesima presa in giro da parte di un partito che si è caratterizzato per la totale identificazione con l’aumento delle spese militari e le politiche di guerra e riarmo della NATO.

Il PD è talmente guerrafondaio che ha preferito perdere le elezioni che allearsi con chi metteva in dubbio la scelta di proseguire con l’invio di armi.

È talmente allineato con gli USA che si complimenta continuamente con Meloni per aver proseguito nello schieramento del paese sulle posizioni di oltranzismo NATO.

Il PD è NATO, come raccontano i cablo di Wikileaks sull’entusiasmo degli USA nel 2008, per garantire che i governi di “centrosinistra” non fossero più condizionati da sinistra pacifista.

Il PD porta grandi responsabilità nella crisi ucraina avendo sostenuto acriticamente Euromaidan facendo finta di non vedere i gruppi paramilitari di estrema destra.

Che il Pd sia sempre dalla parte dell’aggredito non ci sembra proprio visto che è il partito che si è schierato, sul palco con la destra, dalla parte di Israele anche quando Netanyahu bombardava Gaza.

Il PD è talmente guerrafondaio che nessuna/o alle primarie si è candidata/o proponendo lo stop all’invio di armi.

Sulla guerra, fino all’arrivo di Giorgia Meloni, il PD è riuscito a battere la destra che nel militarismo ha uno dei suoi valori fondanti.

Ricordate quando Berlusconi titubava sulla guerra alla Libia come il PD insistette per partecipare ai bombardamenti?

L’identificazione del PD con i “socialisti” europei della razza di Blair e Stoltenberg e con il Partito democratico USA ha rappresentato una rottura con la tradizione di lotta per la pace e il disarmo e per il superamento dei blocchi militari di Enrico Berlinguer, Willy Brandt, Olof Palme.

Dalle ceneri del partito che guidò il movimento contro l’istallazione degli euromissili a Comiso è nato per inesorabile involuzione il partito che ha trasformato l’Italia, in totale accordo con la destra, nella piattaforma militare per le guerre degli USA nel Mediterraneo.

Quelle bandiere della pace davanti alle sedi del PD rappresentano in maniera visibile l’ennesimo tentativo di egemonizzare e di assumere la rappresentanza di tutto ciò che nega con la sua politica.

Il PD fa la guerra ma vuole occupare lo spazio della pace, fa le leggi contro lavoratrici e lavoratori ma pretende di occupare lo spazio della sinistra, ha svuotato la democrazia costituzionale ma pretende di rappresentare l’argine contro la destra che ha vinto grazie alla legge elettorale che il Pd ha voluto.

L’appropriazione indebita della bandiera della pace è l’ennesima presa in giro cinica e spregiudicata.

Solo l’autonomia e la rottura dei movimenti per la pace con il PD può dare efficacia alla lotta contro la guerra nel nostro paese.

Le bandiere della pace portiamole oggi nelle piazze dove si chiede lo stop all’invio di armi, il taglio delle spese militari, il cessate il fuoco e la trattativa.

Disertiamo i partiti della guerra.

Campagna uova di Pasqua 2023

24 Febbraio 2023

Ciao a tutte/i. Vi inoltro il comunicato per la consueta campagna “Uova di Pasqua” organizzata dall’Associazione Verso il Kurdistan di Alessandria. Quest’anno la campagna è finalizzata alla raccolta di fondi per le famiglie delle zone terremotate del Kurdistan settentrionale e occidentale, in Turchia e in Siria.

Offerta minima Euro 15 per un uovo di cioccolato da 500 grammi fondente o al latte.
La prenotazione deve avvenire entro sabato 11 marzo, per Vigevano e dintorni.

Per chi abita a Vigevano e dintorni, dovete rivolgervi alla Cooperativa Portalupi ai seguenti numeri:

0381 346333 (sabato e domenica dalle ore 12 alle ore 22; gli altri giorni, escluso il martedì, dalle ore 21 alle ore 22);

342 6489617 (Leo, dalle ore 18 alle ore 19).

Per chi abita ad Abbiategrasso, inviate gli ordini  via email al sottoscritto.

Un caro saluto
Vladimiro

La sovranità alimentare. Cos’è e perché la difendiamo. L’esempio dell’India

24 Febbraio 2023

Care, cari,

per chi fosse in zona e avesse voglia e tempo.

Nell’ambito del ciclo di incontri organizzati dal Collettivo Culturale Rosa Luxemburg – Rete delle Alternative di Vigevano si terrà a

sabato prossimo 4 marzo alle ore 15.30

presso la Biblioteca Civica – Corso Cavour 82 – Vigevano

l’incontro

“La sovranità alimentare. Cos’è e perchè la difendiamo. L’esempio dell’India”

relazione di Daniela Bezzi, saggista e attivista.

Segue la proiezione del documentario “Too Much Democracy” (con sottotitoli in italiano) sulla lotta dei contadini e delle contadine in India. Uno sciopero così partecipato e così lungo tale da indurre il governo Modi a ritirare alcune leggi che penalizzavano i contadini e l’agricoltura contadina indiana a vantaggio delle grandi imprese e delle multinazionali.

Le grandi questioni del pianeta rimangono insoluti. Anzi si aggravano. La nebbia della guerra offusca e come “sonnambuli” veniamo presi per mano e condotti tranquillamente nel baratro. A morire naturalmente sono “gli altri”, non le élite e la casta massmediatica.

Un caro saluto.

Giorgio Riolo

Unione Popolare aderisce e invita a partecipare a tutte le iniziative territoriali indette dal coordinamento Europe for peace dal 23 al 26 febbraio

22 Febbraio 2023

UNIONE POPOLARE ADERISCE E INVITA A PARTECIPARE A TUTTE LE INIZIATIVE TERRITORIALI INDETTE DAL COORDINAMENTO EUROPE FOR PEACE DAL 23 AL 26 FEBBRAIO

Il 25 febbraio saremo a Genova alla manifestazione nazionale ‘Abbassiamo le armi, alziamo i salari’ promossa dai portuali che hanno bloccato le navi che trasportano armi.

La destra al governo e il centrosinistra sono uniti nella violazione dell’articolo 11 della Costituzione.

Meloni come Draghi prosegue sulla linea dell’obbedienza ai diktat di NATO e Stati Uniti. Abbiamo condannato immediatamente l’invasione di Putin ma riteniamo folle continuare a sostenere e fomentare Zelensky nel suo proposito di proseguire la guerra “fino alla vittoria”. È ora di dire basta all’escalation e di esigere un immediato cessate il fuoco e l’apertura delle trattative.

Riteniamo il governo e le forze politiche italiane che hanno votato e continuano a votare per il proseguimento della guerra corresponsabili del massacro in corso. Centinaia di migliaia di esseri umani sono morti. È ora di dire basta.

La pace non si costruisce con la guerra.

Coordinamento nazionale Unione Popolare

ANPI DI MORTARA: PRESIDIO E FIACCOLATA PER LA PACE, VENERDÌ 24 FEBBRAIO 2023, ORE 21 IN PIAZZA DEL MUNICIPIO

20 Febbraio 2023

Guerra: fermiamo questa follia. Il pianeta è di tutti

Fisico Carlo Rovelli

17 Febbraio 2023

Cari amici, ci raccontiamo l’un l’altro molte frottole per giustificare perché sia una buona idea costruire sempre più armi, partecipare alle guerre, ammazzare altri esseri umani. Ma i motivi delle guerre sono solo due.

Il primo è la sete di dominio, l’arroganza del potere, l’ingordigia per la ricchezza.

Il secondo è la psicologia malata del “noi buoni” contro “loro cattivi”, l’eterna demonizzazione del nemico, sempre simmetrica in ogni guerra. Sono solo queste ragioni malate che nutrono il clima di propaganda di guerra in cui siamo immersi.

Tanto senso morale da un lato, quanto la ragione dall’altro, convergono, nell’indicare che la guerra è stupida.

Ce lo ripetono tutti i leader religiosi come i politici più illuminati alle Nazioni Unite.

Ucciderci a vicenda, per “punire gli altri cattivi”, per “contenere il nemico cattivo” è moralmente sbagliato e profondamente miope. Il vantaggio comune è collaborare, rispettare le differenze e le paure altrui, rispettare gli altri, non cercare di dominare il mondo intero, come sta facendo l’Occidente.

Minoranza ricca e super armata del mondo, che chiama sé stessa “comunità internazionale”; che pretende di essere il campione della democrazia, ma a patto di decidere per tutti gli altri, e imporre il suo volere riempiendo il mondo intero delle sue armi.

L’Occidente siamo anche noi. Che mille voci diverse, insieme, facciano sentire il loro no alla logica del “noi” contro “loro”, alla demonizzazione di ogni nemico, alla propaganda di guerra in cui siano immersi.

Siamo in guerra con la Russia, stiamo andando alla guerra con la Cina, perché la leadership dell’Occidente pretende di dominare il mondo.

Fermiamo questa follia. Il pianeta è di tutti.