2 Dicembre 2022
Tag: Rifondazione Comunista
Legge finanziaria del Governo Meloni: in perfetta continuità con il Governo Draghi
2 Dicembre 2022.
LEGGE FINANZIARIA DELLA DESTRA: UNA MANOVRA CONTRO I POVERI, IL LAVORO, LE DONNE. SALVI I PROFITTI DEGLI SPECULATORI SUL GAS
25 Novembre 2022
di Antonello Patta* –
Svanite come neve al sole le promesse elettorali, la finanziaria del governo delle destre si pone in perfetta continuità con l’austerità del governo Draghi del quale mantiene i tagli alla scuola e alla sanità a cui i soldi destinati non bastano nemmeno per coprire gli aumenti delle bollette e l’aumento dei costi generali dovuto all’inflazione.
Ma ciò che si può già notare in attesa del testo definitivo e dell’approvazione del Parlamento è che il tratto distintivo della manovra è un feroce segno di classe a vantaggio di lavoratori autonomi, settori imprenditoriali che vivono sullo sfruttamento e sul lavoro nero e povero ed evasori, il nocciolo duro della base sociale delle destre.
Con il taglio del reddito di cittadinanza preparato dalle grida estive sulla mancanza di lavoratori a causa dei fannulloni, e la ridotta rivalutazione delle pensioni si prendono soldi dai poveri e dai pensionati per dare, poco, ad altri poveri e soprattutto ridurre le tasse a settori che già non le pagano e incentivare con sgravi fiscali forme di salario funzionali all’aumento del potere delle imprese sul lavoro. Una serie di misure infine, come l’introduzione dei quozienti familiari in misure fiscali e bonus, e la scelta di vincolare l’età di pensionamento delle donne al numero di figli sono un chiaro segnale di cosa promette per il futuro in termini di attacco ai diritti delle donne l’integralismo familista e patriarcale delle destre.
Ma proviamo ad analizzare i punti della manovra come apparsi sui giornali, lasciando per il momento da parte il suo carattere recessivo su cui torneremo e concentrandoci sui suoi effetti sul lavoro e i ceti popolari. Il primo dato che colpisce è la nessuna considerazione sul tema dei salari medi delle lavoratrici e dei lavoratori italiani, già tra i più bassi d’Europa, crollati drammaticamente sotto i colpi dell’inflazione arrivata ormai al 13%.
I pochi spiccioli messi sono destinati a sgravi fiscali che incentivano il salario di produttività e i bonus aziendali finalizzati a fidelizzare il lavoro al comando d’impresa. Niente nemmeno sul salario minimo la cui assenza è funzionale a lasciare milioni di lavoratori con paghe indegne e in balia di offerte di lavoro le più precarie; la reintroduzione dei famigerati voucher favorisce ancora di più la trasformazione del mercato del lavoro in un suk delle braccia a la carte costrette a sottostare allo sfruttamento fino al limite del lavoro schiavile, un favore a padroni e padroncini diffusi specialmente in agricoltura, nel turismo e nei servizi poveri e nel lavoro domestico.
L’intervento sul cuneo fiscale del lavoro dipendente, che Confindustria avrebbe voluto anche a beneficio delle imprese e molto più corposo in sostituzione di sacrosante rivendicazioni salariali, si limita a confermare la riduzione di due punti già introdotta da Draghi e all’aggiunta di un ulteriore punto per i redditi fino a 20 mila euro, un’altra mancetta che vale da 6 a 10 euro.
Per quanto riguarda le pensioni siamo alla minestra riscaldata: le promesse magnificate durante la campagna elettorale dal duo Berlusconi e Salvini, le pensioni minime a mille euro e la pensione a 41 anni di contributi, sono svanite.
Non si fa nulla per i milioni di pensionati sotto i mille euro. Il millantato aumento sulle pensioni minime attuali si traduce, fatta salva la rivalutazione dovuta per l’inflazione, in una misera mancetta di meno di dieci euro. Così milioni di pensionati saranno costretti a continuare a vivere con 560 – 570 euro! Intanto si continua a utilizzare i pensionati come bancomat per fare cassa riducendo la rivalutazione delle pensioni per gli assegni sopra i 1600 – 1700 euro netti.
Non è andata meglio per chi si era illuso sulla tanto gridata rottamazione della legge Fornero; finita in fumo la promessa della pensione con 41 anni di contributi, per il diritto al pensionamento resta in vigore il doppio criterio dell’età, 62 anni, e degli anni di versamenti, 41, la cui applicazione permetterà solo poche migliaia di pensionamenti, a patto di non superare il valore massimo della pensione di 2670 euro lordi. Infine sempre in tema di pensioni va ricordata una misura che conferma l’ideologia familista sottostante la manovra; opzione donna mantiene gli svantaggi già noti in termini di riduzione dell’assegno di circa il 30% e peggiora ulteriormente diventando una sorta di opzione mamma punitiva verso le donne senza figli: avranno il diritto alla pensione a 58 anni le donne con due figli, a 59 quelle con un figlio, a 60 quelle senza figli.
il tratto di questa manovra che giustamente ha sollevato l’indignazione di molti è stato l’intervento brutale sul reddito di cittadinanza, una vera e propria rapina beffa contro i poveri; viene ridotta la copertura a soli 8 mesi per l’anno in corso per coloro i quali sono inseriti nella categoria inventata all’uopo degli occupabili, mentre da gennaio 2024 la misura viene eliminata del tutto ; è un altro gigantesco regalo alle imprese che fanno profitti su precarietà e paghe infami che completa il quadro degli interventi mirati a colpevolizzare chi il lavoro non lo trova e incentivare la guerra tra i poveri a vantaggio delle imprese.
Particolarmente grave è quanto deciso per “contrastare” il carovita in un contesto in cui crisi epocali e un inflazione alle stelle riducono i salari reali, aumentano la povertà anche di chi ha un lavoro, con milioni di famiglie che non riescono a pagare bollette esorbitanti e spese condominiali, a far fronte a mutui resi più gravosi dalle scelte monetarie recessive della Bce; Vengono messi pochi soldi per lavoratori e ceti popolari solo per qualche mese contro il carovita con un bonus sociale che copre meno del 30% degli aumenti delle bollette e dei generi alimentari per chi ha fino a 15 mila euro di reddito, per gli altri poco o nulla. Dimezzati gli sconti sui carburanti. Non si calmierano i prezzi dei beni di prima necessità.
E tutto ciò avviene mentre si tagliano le tasse ai lavoratori autonomi fino a 85 mila euro di reddito che diventano fittizi perché con la flat tax anche sugli incrementi di reddito fino a 40 mila euro si supera di gran lunga questa soglia; un iniquità assurda che premia di nuovo il lavoro autonomo andando a ridurre ancora di più le tasse che paga rispetto a un lavoratore dipendente di pari reddito. Gli autonomi pagheranno il 15% contro il il 23% minimo dei dipendenti, che arrivano al 43% a 50.000 € di stipendio; si premia l’evasione fiscale con nuovi condoni e la si incentiva con il tetto del contante a 5 mila euro; si continua a non colpire gli extra profitti (vedi le aziende dell’energia), favorendo la speculazione. Tutto ciò mentre continua l’aumento delle spese militari, si continua vergognosamente a non tassare le grandi ricchezze.
Oggi più che mai, di fronte a questa manovra ferocemente classista, occorre ripetere che le destre possono essere sconfitte solo rilanciando le lotte sociali e unificando tutti i soggetti colpiti in una grande mobilitazione popolare contro questa legge finanziaria per difendere il reddito dei dipendenti, dei pensionati e dei ceti popolari; per rafforzare e riqualificare lo stato sociale e la previdenza pubblica; per investimenti significativi nella scuola e nella sanità pubbliche; per difendere il diritto delle donne alla parità in famiglia e sul lavoro. Uniamoci e mobilitiamoci!
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro del Prc
* Responsabile nazionale lavoro, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Colonialismo Italiano in Etiopia: dal fascismo alla Repubblica
24 Novembre 2022
Massimiliano Farrell
Siamo molto orgogliosi, come sezione ANPI di Mortara, di aver riempito la sala conferenze di Palazzo Cambieri martedì sera con la nostra conferenza pubblica sul Colonialismo Italiano.
Un grazie di cuore va a tutti coloro che hanno partecipato, per le molte domande che sono state poste e gli interessanti spunti di riflessione che sono emersi su un tema di cui ancora oggi si fa fatica a parlare e che poco si conosce.
Un grazie di cuore va al professor Antonio Morone, docente di Storia dell’Africa Mediterranea e Orientale presso l’Università di Pavia, e a Federica Ferrero, dottoranda in Storia dell’Africa, per aver portato all’attenzione del pubblico mortarese la storia del colonialismo italiano nell’età liberale, nell’età fascista e nell’età repubblicana.
Una storia che, come hanno ricordato i relatori, non è soltanto una storia degli italiani in Africa, ma è una storia di africani e di italiani. Lo spunto iniziale da cui si è sviluppata la conferenza è stato il volume “Gli Ultimi Ascari d’Italia” del prof. Morone, che illustra il ruolo degli Ascari come soldati e intermediari tra i colonizzatori e i colonizzati, anch’essi però discriminati in quanto non godevano nell’esercito italiano degli stessi ranghi e delle stesse condizioni dei bianchi.
Oltre alle caratteristiche peculiari del colonialismo italiano, la sua violenza, e l’incapacità di imporre un vero e proprio dominio sui territori occupati, che è testimoniata dalle continue guerre in Libia e nel Corno d’Africa, e oltre all’analisi della società coloniale a partire proprio dal ruolo degli Ascari, la conferenza è stata anche un’occasione per riflettere su come l’atteggiamento razzista e xenofobo che vediamo oggi nei respingimenti dei migranti alla frontiera c’è sempre stato nel corso della storia dell’Italia repubblicana e non è altro che un’eredità del periodo coloniale.
Quando gli Ascari divennero inutili come intermediari ed era ormai chiaro che non sarebbe stato possibile ritornare nelle colonie in Africa dopo la caduta del fascismo, come tutti i partiti politici avevano inizialmente sperato, tutti gli Ascari che erano emigrati in Italia furono respinti e ricacciati indietro come ospiti indesiderati.
Unione Popolare: boicottare i mondiali di calcio grondanti di sangue
21 Novembre 2022
Parte oggi la Fifa World Cup in Qatar, reame poco più grande dell’Abruzzo, un tempo semisconosciuto, che oggi rappresenta il 1° paese al mondo per PIL pro-capite, il 3° produttore mondiale di gas. 220 miliardi di dollari sono stati spesi per i mondiali (i più costosi di sempre).
Su 3 milioni di abitanti 300 mila hanno la cittadinanza del Paese. Questi campionati sono fondati su : soldi, potere, geopolitica, prestigio, interessi, morti, sfruttamento, silenzio assordante! Una media di 12 decessi a settimana sul lavoro, morti silenti o silenziate.
In gran parte sono operai emigrati da paesi asiatici e dal Kenia, in cerca di lavoro e fortuna ma che in Qatar hanno trovato sfruttamento, trattamento disumano, morte, nell’indifferenza assoluta.
Lo ricordiamo agli appassionati di calcio che quegli stadi dove da oggi siederanno, quegli edifici ultramoderni e quelle strade super spaziose sono macchiate del sangue dei tanti operai uccisi. E trasudano ipocrisia i leader mondiali che a volte ricordano di denunciare i crimini commessi da alcuni dittatori mentre spesso, con altri, più utili, osservano un reverenziale silenzio quando non li supportano apertamente, come accade in Qatar.
L’Italia ne è complice: il Qatar ha investito 5 miliardi di dollari nel nostro mercato immobiliare, noi nel frattempo, spendiamo 10.811.025 milioni di euro per inviare 560 militari e 46 mezzi, approvati con il decreto Missioni del governo dei Migliori, col plauso di tutta la maggioranza, incluso chi oggi, in altri contesti, si straccia le vesti per i diritti umani e quello internazionale. In più anche i diritti televisivi che la RAI ha acquistato, per poco meno di 200 milioni di euro.
Cosa possiamo fare ? Denunciare, ancora e ancora e boicottare. Non possono e devono esistere diritti umani di serie A e B. Ne qui, ne altrove!
Coordinamento Unione Popolare
Università di Pavia: Vittoria! Si potrà mangiare al caldo
16 Novembre 2022
EDOARDO CASATI
VITTORIA! Grazie alla nostra battaglia, portata avanti assieme al coordinamento per il diritto allo studio – unione degli studenti, da oggi é possibile mangiare nelle aule e da domani ne verranno indicate alcune specifiche in cui sarà possibile consumare il pasto per i prossimi mesi invernali.
Un esempio pratico di come la lotta, in questo caso durata 6 giorni, paga e porta a raggiungere risultati strepitosi.
Bellissimo oggi vedere gli studenti e le studentesse consumare, in tranquillità e al caldo, la loro schiscetta.

Per il pane e per la pace
7 novembre 2022
Lenin
Due questioni sono balzate attualmente in primo piano fra tutte le altre questioni politiche: la questione del pane e quella della pace.
La guerra imperialistica, guerra fra le più grandi e più ricche compagnie bancarie – l’”Inghilterra” e la “Germania”- per il dominio del mondo, per la spartizione del bottino, per la spogliazione dei popoli piccoli e deboli, questa guerra orribile e criminale ha devastato tutti i paesi, ha esaurito e sfinito tutti i popoli, ha posto l’umanità di fronte al dilemma: o mandare in rovina tutta la civiltà e scomparire, o rovesciare per via rivoluzionaria il giogo del capitale, rovesciare il dominio della borghesia, conquistare il socialismo e una pace durevole.
Se non vincerà il socialismo, la pace tra gli Stati capitalistici significherà soltanto un armistizio, una tregua, la preparazione ad un nuovo massacro dei popoli.
Pace e pane: queste sono le rivendicazioni fondamentali degli operai e degli sfruttati.
La guerra ha acuito al massimo grado queste rivendicazioni. La guerra ha votato alla fame i paesi più civili, più sviluppati culturalmente. Ma d’altra parte, la guerra, come enorme processo storico, ha affrettato in modo mai visto in precedenza lo sviluppo sociale. Il capitalismo, sviluppatosi in imperialismo, cioè in capitalismo monopolistico, si è trasformato per effetto della guerra in capitalismo monopolistico di Stato. Abbiamo ora raggiunto questo grado di sviluppo dell’economia mondiale che è il diretto preludio al socialismo.
Perciò la rivoluzione socialista scoppiata in Russia è solo il preludio della rivoluzione socialista mondiale. Pace e pane, rovesciamento della borghesia, mezzi rivoluzionari per guarire le ferite recate dalla guerra, piena vittoria del socialismo: ecco gli obiettivi della lotta.
Pietrogrado, 14 dicembre 1917
PAVIA DEMOCRATICA E ANTIFASCISTA
6 Novembre 2022
Come ogni anno, il 5 novembre, la Pavia democratica e antifascista scende in piazza.
Ogni 5 novembre i fascisti da tutta la Lombardia si danno appuntamento in un quartiere della nostra città per commemorare un giovane iscritto dell’MSI morto negli anni Settanta in un incidente stradale.
La morte del giovane, come ha accertato la Magistratura fu in incidente stradale e non un omicidio come da loro sostenuto ma a loro non interessa la verità, a loro interessa solo ogni anno organizzare una iniziativa politica con l’unico scopo di segnare la loro presenza in città.
Presenza che ogni volta trova una ferma e decisa risposta da tutte le forze politiche e associative democratiche e antifasciste.
Anche quest’anno centinaia di Pavesi hanno partecipato alla manifestazione, organizzata dalla rete antifascista che ha attraversato la città.
Quest’anno, come molte altre volte, la Questura ha cercato di ostacolare il nostro diritto costituzionale di manifestare, questa volta ci hanno provato utilizzando il recente DL del Governo Meloni, imponendo un massimo di 50 partecipanti al corteo.
La risposta indignata di tutta le forze democratiche ha costretto la Questura a rimangiarsi tale imposizione.
Il corteo si è svolto tranquillamente e al termine, come nostra abitudine, si è tenuto un’assemblea pubblica in piazza con decine di interventi.
Come Rifondazione Comunista e Giovani Comunisti abbiamo partecipato convintamente alla manifestazione portandovi le nostre bandiere e le nostre idee.
Da sempre siamo impegnati nel difendere gli ideali della resistenza, e la Costituzione democratica che ne è nata.
Questo nostro impegno si intensificherà nel prossimo futuro per contrastare il Governo Meloni, primo Governo di Destra nel nostro paese.
Come Rifondazione Comunista e Giovani Comunisti abbiamo partecipato al corteo caratterizzando la nostra presenza portando anche uno striscione contro la guerra e per la pace, perché il nostro antifascismo è anche antimilitarismo e pacifismo, il fascismo non è solo violenza, leggi razziali, omofobia, leggi antisindacali.
Il fascismo è soprattutto guerra e oggi con la guerra in Ucraina il pericolo di uno scontro generalizzato è sempre più possibile.
Per questo siamo
CONTRO IL FASCISMO E CONTRO TUTTE LE GUERRE
Rifondazione Comunista federazione Pavia
Giovani Comunisti Pavia

Unione Popolare: domani 4 novembre presidi contro la guerra in tutta Italia e sabato in corteo a Roma e Napoli
Pubblicato il 3 nov 2022
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Unione Popolare promuove domani 4 novembre, in occasione della Festa delle Forze Armate, una giornata di mobilitazione pacifista. Sabato 5 novembre parteciperemo e invitiamo a partecipare alle manifestazioni nazionali di Roma e di Napoli.
In almeno trenta città italiane ci saranno domani presidi contro la guerra, contro la guerra ai poveri e contro la guerra ai migranti. Vogliamo unire il nostro ripudio della guerra alla nostra opposizione alle politiche contro i poveri del governo che vuole abolire il reddito di cittadinanza e che sta bloccando le navi delle ong nel Mediterraneo.
Questo governo come quello che lo ha preceduto prosegue sulla strada della guerra per procura in Ucraina con l’invio di armi e il totale allineamento alla NATO e agli USA. Sempre con la complicità della sedicente opposizione ha di fatto prorogato gli accordi con la Libia siglati nel 2017 da Gentiloni e Minniti.
Noi scenderemo in piazza il 4 e 5 novembre per rivendicare l’attuazione della Costituzione, lo stop all’invio delle armi, il taglio delle spese militari, l’estensione del reddito di cittadinanza e misure contro il carovita e l’inflazione a partire dal salario minimo e la scala mobile, la fine delle politiche disumane sulla pelle dei migranti prigionieri nei lager libici o annegati nel Mediterraneo.
Al contrario degli esponenti del PD e del M5S parteciperemo alla manifestazione pacifista a Roma il 5 novembre con la coerenza di chi si è opposto fin dall’inizio all’invio di armi e all’espansionismo NATO. Saremo in piazza per dire no all’invasione di Putin e anche a chi vuole proseguire la guerra per calcoli geopolitici folli.
Chiediamo che le enormi risorse che si stanno sperperando per la nuova corsa agli armamenti e per il conflitto in Ucraina siano destinate alla solidarietà, alla sanità, allo stato sociale, alla lotta alla povertà.
Coordinamento nazionale di Unione Popolare
Elenco incompleto iniziative 4 novembre:
Grosseto. In centro ore 17.30 UP
Padova, 12.30, davanti al Municipio, UP
Mantova, 6.00, L. go XXIV Maggio, Rifondazione, PaP e altri
Ravenna, 16.30, Piazza XX Settembre, UP e altri
Bologna, 18.00, Piazza Nettuno, UP
Livorno, 17.30, Piazza Grande, Rifondazione, PaP e altri
Torino, 17.00 Via Garibaldi (angolo Piazza Castello), UP e altri
Bolzano, 15.00, Piazza del Grano, UP ed altri
Roma 18.00, Via Flavio Stilicone, (Cinecittà) UP
Roma, 17.00 Via Adami, UP volantinaggio
Roma 17.00 Via delle Robinie (Centocelle) Rifondazione volantinaggio
Roma ore 7,50 8,50 Scuola Alberto Manzi – Via del Pigneto 301
ore 7,50 8,50 Scuola Enrico Toti – Via del Pigneto 104
(Torpignattara) Rifondazione volantinaggio
Milano, 17.30. Corso Italia, UP
Ivrea, 10.30. Giardini di Corso Cavour, vari
Cagliari, 17.00 Piazza Garibaldi
Catanzaro, 18.00 volantinaggio in centro città
Pesaro, ore 16.00 Piazza Collenuccio
Marano di Napoli, 17.30. Piazza della Pace
Pisa, 12.00 di Via Caduti di Kindu
Pozzuoli, 18.00. Piazza della Repubblica
4 novembre: festa della guerra e della cobelligeranza
3 Novembre 2022
La retorica di circostanza accompagna anche quest’anno le inutili stragi di ieri e di oggi, nascondendo sotto il tappeto una tragica realtà.
In trent’anni di belligeranza NATO il nostro Paese ha accumulato pesantissime responsabilità di guerra.
L’uso massiccio di armi all’uranio impoverito da parte della NATO ha causato un disastro ambientale ed una vera e propria epidemia che ancora oggi continua a mietere decine di migliaia di vittime in Iraq, Afghanistan, Serbia, Kosovo, Bosnia ed Europa.
Solo in Italia ci sono almeno 8000 ex militari colpiti da gravissime patologie legate all’esposizione all’uranio impoverito usato dalla NATO nel corso delle così dette “missioni di pace”. Altri 400 sono morti ed il Ministero della difesa continua a negare le sue responsabilità, nonostante oltre trecento sentenze perse nei tribunali di ogni ordine e grado compreso il Consiglio di Stato.
Le attività del poligono NATO di Capo Teulada sono sotto inchiesta da parte del tribunale di Cagliari che ha istruito lo scorso giugno un processo per disastro ambientale che vede come imputati i generali Valotto, Errico, Rossi, Santroni e Graziano (già “promosso” alla presidenza di Fincantieri).
Il neo-ministro della difesa Crosetto, fino a ieri lobbista dell’industria bellica nazionale, ha recentemente affermato che le Forze Armate hanno bisogno di giovani per essere più funzionali ai nuovi scenari di guerra, mentre il nostro territorio continua ad essere usato come una rampa di lancio statunitense coperta dal segreto di Stato.
Il governo Meloni, in perfetta continuità coi governi precedenti, continua a prendere ordini da Washington e dalla NATO, trascinando il Paese e gli stessi soldati in una guerra tra superpotenze con esiti drammatici per l’umanità intera.
Rifondazione comunista sta dalla parte della pace e delle vittime dell’uranio impoverito, compresi i veterani che già dallo scorso marzo si opponevano all’invio di armi e soldati ai confini con la Russia.
L’unico modo per celebrare i caduti di tutte le guerre è che l’Italia ritiri i contingenti da quelle in corso ed esca dalla Nato.
Marco Consolo, responsabile area esteri e pace
Gregorio Piccin,, responsabile pace, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea


