Tag: Rifondazione Comunista

All’indomani del 25 settembre

1 Ottobre 2022

Ezio Locatelli*

Andiamo avanti in una linea di ricerca di unità, allarghiamo lo spettro delle forze coinvolte e coinvolgibili in una operazione che sia di nome e di fatto di Unione Popolare ma questa linea va perseguita al di fuori da scorciatoie politicistiche, velleitarie del tipo superiamo le forze preesistenti, “facciamo un nuovo partito” oltretutto sulla base di proposte precostituite. 

Il tema della convergenza delle forze di opposizione al governo di centrodestra e alle politiche neoliberiste rimane più che mai uno dei temi cruciali del momento che non può essere archiviato con la campagna elettorale. Anzi. 

Vanno raccolte e messe in relazione tutte le forze disponibili di critica e di contestazione ad un modello economico e sociale d’impronta oligarchica, autoritaria, un modello rivolto ad un sistematico attacco a qualsiasi cosa che abbia attinenza con l’uguaglianza, i diritti sociali, i beni comuni. Dopo il governo Draghi adesso è il turno della destra estrema, razzista, fascisteggiante, stiamone pur sicuri, in sostanziale continuità con il modo di organizzare e far funzionare l’economia di guerra assurta a modello di riferimento nel nostro paese. 

Una convergenza di forze di opposizione e di alternativa da proseguire in rapporto al concreto dispiegarsi di un protagonismo, di un movimento di lotta popolare tutto quanto da costruire nei luoghi di lavoro, nella società civile contro le politiche di impoverimento sociale e di guerra. Questo è un punto decisivo. 

Dev’essere chiaro una volta per tutte, tanto più dopo ii risultato non positivo di Unione Popolare (a parte la straordinaria esperienza della raccolta firme grazie all’impegno militante di forze organizzate), che non c’è nessuna preminenza delle forme leaderistiche che possa sopperire a sinistra alla mancanza di insediamento sociale. 

Ed ancora, non basta evocare il superamento delle storie politiche per ottenere risultati di novità e di avanzamento politico così come è sbagliato relegarle a scoria divisive del novecento. I nuovi partiti a sinistra, rappresentativi di movimenti reali, non nascono mai per partenogenesi elettorale. Questa è una assoluta semplificazione, un esercizio astratto che rischia di precludere alla possibilità di fare passi in avanti. 

Adesso è il momento di cimentarsi in un percorso comune, di coagulo di energie tra soggetti diversi, soggetti che pur mantenendo la propria specificità intendono praticare una forma organica di opposizione e riproporre una alternativa di società. 

Facciamolo nel pieno riconoscimento e valorizzazione  delle diverse esperienze e storie collettive o individuali, da Manifesta, a Dema, Pap, Rifondazione Comunista o tant@ altri, singoli, associazioni, forze politiche, sociali che auspichiamo possano unirsi in un fronte comune di lotta. Questa è l’esperienza che noi abbiamo fatto e acquisito anche in relazione alle ultime elezioni amministrative di Torino, in piena consonanza con figure importanti come Angelo d’Orsi. 

Per quanto ci riguarda più direttamente il tema dell’unità chiede anche un cambio di passo di Rifondazione Comunista, la necessità di lavorare ad una riorganizzazione, rinnovamento e rilancio della sua presenza, della sua azione politica come una delle condizioni necessarie, ineludibili per far avanzare la lotta sul terreno della giustizia sociale, dell’eguaglianza, della solidarietà, della riconversione eco-socialista. Per quanto ci riguarda lavoreremo in questa direzione. 

La sinistra tutta, per avere la forza di stare da protagonista nel nuovo ciclo politico e di lotte sociali, deve essere capace di ricominciare una nuova esistenza senza per questo dover recidere le proprie radici.

 *Resp. Organizzazione PRC-S.E.

Acerbo: «Il voto a Up farà crescere in Italia una sinistra alla Mélenchon»

22 settembre 2022

di Andrea Carugati 

Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista. La vostra lista Unione popolare, guidata da de Magistris, ha ricevuto sostegni da leader stranieri come il francese Mélenchon e lo spagnolo Iglesias. Ha senso in Italia pensare di replicare questi modelli?

La Francia è l’esempio di come solo la ricostruzione di una sinistra popolare può contrastare efficamente l’estrema destra. In Italia è fondamentale il nostro successo per dar vita a una sinistra chiaramente autonoma e alternativa alle politiche liberiste dell’ultimo ventennio. Mélenchon ha costruito la sua credibilità verso i giovani e le classi popolari nel suo contrasto prima al socialista Hollande e poi a Macron.

Il Pd in queste settimane sta abbandonando l’agenda Draghi per posizionarsi più a sinistra. Un esempio è l’addio al Jobs Act.

Come diceva De Andrè: «Dà buoni consigli chi non può più dare il cattivo esempio». Il Pd ha le maggiori responsabilità nella precarizzazione del lavoro, nelle controriforme delle pensioni e nelle privatizzazioni. E a pochi giorni dal voto scopre una vocazione sociale. Ma nel loro programma non c’è l’abolizione del Jobs Act, solo frasi generiche sulla precarietà. Hanno votato contro il reddito di cittadinanza, e la proposta sul salario minimo del ministro Orlando è evanescente e coprirebbe solo una minima parte dei 4,5 milioni di lavoratori a bassissimo reddito. Tra poco scopriranno di essere anche pacifisti per raccattare qualche voto…

Si presentano come l’unico argine alla destra di Meloni.

Letta è il principale alleato di Meloni. La richiesta di scegliere «o noi o loro» spinge molti italiani a guardare a destra. Anche Landini ha detto che oggi non c’è una forza politica che rappresenti il lavoro. Noi stiamo cercando di farlo.

Anche Conte ora vuole accreditarsi come leader di sinistra.

Lo definirei un abbaglio. Il M5S resta il partito dei decreti sicurezza, del taglio dei parlamentari, degli urrà per l’arresto di Mimmo Lucano. Fu Grillo a benedire il governo Draghi e lanciare come ministro Cingolani. E Conte il primo premier a dire sì alla richiesta Nato di portare al 2% del pil le spese militari. A sinistra c’è così bisogno di recuperare una dimensione di forza che si rischia di cadere nelle amnesie. La santificazione di Conte mi pare davvero eccessiva.

Eppure voi avevate proposto a M5S e Sinistra italiana di creare una coalizione.

Il loro rifiuto spiega bene le loro ambiguità. Solo un successo di Up potrà incidere positivamente sull’evoluzione del M5S e delle altre forze di sinistra.

Dopo il voto tornerete a parlarvi?

Con Conte c’è una potenzialità di relazione comunque superiore a quella che abbiamo col Pd.

Con Meloni premier l’Italia correrebbe il rischio di una involuzione democratica?

L’Italia è già una democrazia autoritaria. Penso allo svuotamento del Parlamento, alla concentrazione di tutto il potere nel governi: fenomeni che maturano da tempo.

Non vorrà fare un paragone con l’Ungheria di Orban? Mi riferisco alla libertà di stampa e ai diritti della comunità lgbt.

Sono stato in Ungheria a manifestare con le opposizioni a Orban, ho visitato l’archivio del filosofo marxista György Lukács prima che Orban lo chiudesse. Ricordo che prima di lui al governo c’era un centrosinistra liberista.

Dunque vede il rischio?

Le posizioni di Meloni, simili a quelle dell’ultradestra Usa e degli spagnoli di Vox, non sono una novità. Eppure Letta è andato alla festa di Atreju e con lei ha fatto un patto per tenere questa legge elettorale che rischia di consegnare alla destra una maggioranza assoluta che non c’è nel paese. Dunque non è legittimato a strumentalizzare l’antifascismo e i diritti civili per la solita campagna sul “voto utile”. Contro questa destra servirà una opposizione combattiva e legata ai movimenti, altrimenti prevarrà la pulsione al consociativismo. Letta e Meloni sono più vicini di quanto si dica: penso alla guerra ma non solo.

E il rischio autoritario?

Certo, con Meloni al governo la degenerazione della democrazia farebbe un salto ulteriore, persino fuori dai principi liberali. Per questo serve una opposizione vera. Il Pd la contrasterebbe sui conti pubblici e sulla fedeltà alla Nato.

Voi però non avete la spinta propulsiva di Mélenchon.

La nostra è una strada in salita, Up è nata da poco, in nessun paese la sinistra è arrivata in doppia cifra in un battibaleno. Ma un nostro successo sarebbe l’unico fatto nuovo di queste elezioni, aprirebbe una prospettiva. Serve che tante persone di sinistra escano dalla rassegnazione, dalla tentazione di votare il meno peggio.

Perché un elettore incerto dovrebbe scegliere voi rispetto a M5S o Sinistra italiana?

Su Conte ho detto. Il gruppo di Sinistra italiana si staccò da noi nel 2009 per spingere a sinistra il Pd, ma non ci sono riusciti, anzi, sono subalterni. Ora Letta dice che non farebbe mai un governo con loro. Mi stupisce che neppure l’atteggiamento guerrafondaio dei dem abbia convinto Si a staccarsi.

fonte: il manifesto

UNIONE POPOLARE: un progetto  nato per dare voce a chi voce non ha

20 Settembre 2022

Siamo alle ultime battute di questa campagna elettorale.

Come Rifondazione Comunista, insieme a Potere al Popolo e DEMA, abbiamo dato vita a ”UNIONE POPOLARE con De Magistris”.

Questo progetto è nato per dare voce a chi voce non ha.

Per dare voce a tutti quelli (e sono tanti) che non vogliono che si continui ad inviare armi all’Ucraina, ma vogliono che il nostro Paese si faccia promotore d’iniziative di pace.

Per dare voce a tutti quelli (e sono tanti) che sono consapevoli che la crisi climatica in corso non è un’invenzione degli ecologisti ma, una drammatica realtà, che si può risolvere solo mettendo in discussione l’attuale modello sociale di produzione.

Per dare voce a chi vuole più giustizia sociale, una più equa distribuzione delle ricchezze, una sanità pubblica che funzioni e nuovi diritti per chi lavora.

Insomma dare voce a chi oggi non ha voce per farsi ascoltare.

Per presentare questo progetto abbiamo dovuto superare enormi difficoltà, dal raccogliere le firme in pieno Agosto, ad adempiere numerose procedure burocratiche, al costruire le liste con molte persone in ferie.

Nonostante tutto ci siamo riusciti, abbiamo costruito una lista di candidati/e fatta prevalentemente di donne (3 tre su quattro) alla camera e di giovani, i nostri candidati sono tutti con un’età inferiore ai trenta anni.

Tutti i candidati e le candidate sono  persone del territorio, non gente  catapultate da Roma.

Abbiamo fatto una campagna elettorale senza i grandi mezzi finanziari di cui dispongono tutte le altre liste.

Noi non abbiamo potentati economici che ci appoggiano e che quindi non saranno in grado di influenzarci.

Abbiamo fatto una campagna elettorale utilizzando solo la militanza volontaria della nostra gente.

Abbiamo fatto banchetti per parlare con la gente, attacchinato i nostri manifesti per far conoscere il nostro simbolo e girato per tutti i quartieri popolari per farci conoscere.

Abbiamo dovuto sopportare un oscuramento mediatico vergognoso da parte dei grandi giornali e delle TV soprattutto quella pubblica, abbiamo dovuto sopportare anche che altre  forze politiche ci coprissero i nostri manifesti.

Nonostante queste difficoltà siamo stati presenti nell’agone politico con le nostre idee e proposte politiche e soprattutto saremo presenti anche dopo il 25 settembre.

Rusconi Piero segretario Rifondazione Comunista Fed. di Pavia

Pavia 20/09/2022

UNIONE POPOLARE: INIZIATIVA PUBBLICA A MOTTA VISCONTI CON PROPOSTE, I CANDIDATI, CANZONI E MUSICA CON AVANTI BOP/OLO DI PIERO CARCANO

20 Settembre 2022

NON CHIAMATELO MALTEMPO, È CRISI CLIMATICA

16 settembre 2022

Nell’esprimere il nostro cordoglio ai familiari delle vittime e alla popolazione colpita non possiamo tacere la nostra indignazione per la perdurante sottovalutazione delle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Non chiamatelo maltempo, è #crisiclimatica

Definire maltempo il ripetersi sempre più frequente di eventi metereologici estremi è fuorviante.

Il combinato disposto di negazionismo e negligenza continua a coglierci impreparati. Come accaduto sulla Costa Toscana anche nelle Marche non c’è stato un allerta rosso ma un assai più rassicurante giallo.

Torniamo a chiedere che si chiarisca il perché del mancato allarme.

Non si assumono misure radicali per la riduzione delle emissioni climalteranti, anzi si impone il rilancio di rigassificatori e carbone. Non si fa nulla per imporre lo stop al consumo, alla cementificazione e impermeabilizzazione del suolo.

Invece di dare priorità alla messa in sicurezza del territorio si continua a puntare su grandi opere per arricchire le solite lobby.

Non abbiamo ancora nemmeno un piano di adattamento ai cambiamenti climatici per evitare che questi eventi estremi colgano le popolazioni impreparate e contenere i danni e la perdita di vite umane.

Dopo i morti sulla costa della Toscana assistiamo a una tragedia nelle Marche che mostra quanto sia obsoleta l’agenda delle forze politiche, dalla destra di Giorgia Meloni che sostiene il negazionismo climatico al Pd che l’ambiente lo difende solo con le chiacchiere.

Maurizio Acerbo Paolo Berdini per Roma Settimo Municipio

Elena Mazzoni-responsabile nazionale ambiente PRC-Sinistra Europea candidat* per Unione Popolare con Luigi de Magistris

Scendi in piazza anche tu per il Global Strike For Climate!

SCIOPERO GLOBALE PER IL CLIMA

15 Settembre 2022

Il Comitato Politico Regionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Lombardia riunitosi in data 14 settembre 2022

considerato:

  • l’importanza che ha avuto e che ha ancora oggi il movimento dei Fridays For Future nello

spingere le nuove generazioni alla militanza politica;

  • l’importanza che ha la presenza dei/delle Giovani Comunisti/e e del Partito della

Rifondazione Comunista – Sinistra Europea nello spingere il movimento e i suoi componenti ad analizzare la crisi climatica con una visione anticapitalista;

  • il fatto che molte delle proposte contenute nell’agenda climatica (documento redatto dal

movimento dei Fridays For Future) sono perfettamente compatibili con quello che è il programma ufficiale di Unione Popolare;

  • l’importanza che ha la questione legata al cambiamento climatico e alla lotta alle energie fossili, per il tentativo di costruire uno sviluppo interamente sostenibile che sia in grado di rinunciare al fossile;
  • la repressione da parte del Governo avvenuta a Venezia, pochi giorni fa, sui manifestanti dei movimenti ambientalisti (tra cui FFF, XR e altri), lo stesso Governo che dapprima si dice favorevole alla transizione ecologica e poi usa la Polizia come metodo repressivo su chi sostiene le lotte contro la speculazione dell’ambiente da parte del Governo e delle aziende che distruggono l’ambiente per puro profitto.

annuncia il suo appoggio allo sciopero globale per il clima che si terrà in data 23.09.2022 impegnandosi a partecipare in prime persone con i compagni e le compagne dei vari circoli delle federazioni della Lombardia e, ove possibile, anche attraverso la presenza dei/delle Giovani Comunisti/e, a tessere rapporti con il movimento in questione, per provare a dare una prospettiva anticapitalista a quella che è la lotta contro il cambiamento climatico.

ODG Approvato ad unanimità dal Comitato Politico regionale del Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia del 14 settembre 2022.

INIZIATIVE PUBBLICHE DEI CIRCOLI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DI CASORATE, TORREVECCHIA PIA, MORTARA, E VIGEVANO PER LE ELEZIONI DEL 25 SETTEMBRE A SOSTEGNO DELLE LISTA UNIONE POPOLARE

14 Settembre 2022

Circoli di Casorate

Venerdì 16/09 – banchetto al mercato di Bereguardo fino alle ore 12
Sabato 17/09
– banchetto a Motta Visconti in via Borgomaneri fino alle ore 12
Domenica 18/09
– banchetto a Casorate, in piazza Contardi, fino alle ore 12
– volantinaggio al mercato di Vidigulfo dalle ore 9 alle ore 12
Mercoledì 21/09
– banchetto al mercato di Motta Visconti fino alle 12
– chiusura campagna elettorale, dalle ore 21, in piazza Sant’Ambrogio con la partecipazione di Mara Ghidorzi e Domenico Finiguerra con i CANTOSOCIALE

Circolo di Torrevecchia Pia:

Sabato 17/9 dalle 9.00 alle 12.00 banchetto al mercato di Landriano
Domenica 18/9 dalle 9.00 alle 12.00 volantinaggio mercato di Vidigulfo

Circolo di Mortara

Venerdì 16/9 – banchetto a Mortara in piazza Silvabella dalle ore 8:30 alle ore 12

Circolo di Vigevano

Domenica 18/9 – Banchetto in Piazza Ducale nella giornata. A questa iniziativa parteciperanno i nostri candidati Lomellini più i rappresentanti a livello regionale.

Il silenzio degli innocenti. Come funziona la propaganda

11 settembre 2022

Presentazione di GIORGIO RIOLO

John Pilger è giornalista e scrittore di origine australiana e lavora in Inghilterra. Ha scritto per varie testate inglesi. È stato inviato e reporter in varie guerre, soprattutto Vietnam e Cambogia. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Voce vera del giornalismo indipendente.

John Pilger

Negli anni settanta ho incontrato Leni Riefenstahl, una delle principali propagandiste di Hitler, i cui film epici glorificavano il nazismo. Ci capitò di soggiornare nello stesso hotel in Kenya, dove lei si trovava per un incarico fotografico, essendo sfuggita al destino di altri amici del Führer. Mi disse che i “messaggi patriottici” dei suoi film non dipendevano da “ordini dall’alto” ma da quello che lei definiva il “vuoto sottomesso” del pubblico tedesco.

Questo coinvolgeva la borghesia liberale e istruita? Ho chiesto. “Sì, soprattutto loro”, rispose.

Penso a questo quando mi guardo intorno e osservo la propaganda che sta deteriorando le società occidentali.

Certo, siamo molto diversi dalla Germania degli anni trenta. Viviamo in società dell’informazione. Siamo globalisti. Non siamo mai stati così consapevoli, così in contatto, così connessi.

Lo siamo? Oppure viviamo in una Società Mediatica in cui il lavaggio del cervello è insidioso e implacabile e la percezione è filtrata in base alle esigenze e alle bugie del potere statale e del potere delle imprese?

Gli Stati Uniti dominano i media del mondo occidentale. Tutte le dieci principali società mediatiche, tranne una, hanno sede in Nord America. Internet e i social media – Google, Twitter, Facebook – sono per lo più di proprietà e controllo americano.

Nel corso della mia vita, gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare più di 50 governi, la gran parte democrazie. Hanno interferito nelle elezioni democratiche di 30 Paesi. Hanno sganciato bombe sulla popolazione di 30 paesi, la maggior parte dei quali poveri e indifesi. Ha tentato di assassinare i dirigenti politici di 50 paesi.  Ha combattuto per reprimere i movimenti di liberazione in 20 paesi.

La portata e l’ampiezza di questa carneficina è in gran parte non riportata, non riconosciuta; e i responsabili continuano a dominare la vita politica anglo-americana.

Negli anni precedenti la sua morte, avvenuta nel 2008, il drammaturgo Harold Pinter pronunciò due discorsi straordinari, che ruppero il silenzio.

“La politica estera degli Stati Uniti”, disse, “è meglio definita come segue: baciami il culo o ti spacco la testa. È così semplice e cruda. L’aspetto interessante è che ha un successo incredibile. Possiede le strutture della disinformazione, dell’uso della retorica, della distorsione del linguaggio, che sono molto persuasive, ma in realtà sono un sacco di bugie. È una propaganda di grande successo. Hanno i soldi, hanno la tecnologia, hanno tutti i mezzi per farla franca, e la fanno”.

Nell’accettare il Premio Nobel per la Letteratura, Pinter ha detto questo: “I crimini degli Stati Uniti sono stati sistematici, costanti, feroci, senza remore, ma pochissime persone ne hanno veramente parlato. Occorre riconoscerlo all’America. Ha esercitato una manipolazione affatto patologica del potere in tutto il mondo, mascherandosi come forza per il bene universale. È un atto di ipnosi brillante, persino spiritoso e di grande successo”.

Pinter era un mio amico e forse l’ultimo grande saggio politico, cioè prima che la politica del dissenso si fosse imborghesita. Gli chiesi se la “ipnosi” a cui si riferiva fosse il “vuoto sottomesso” descritto da Leni Riefenstahl.

“È la stessa cosa”, ha risposto. “Significa che il lavaggio del cervello è così accurato tanto che siamo programmati a ingoiare un mucchio di bugie. Se non riconosciamo la propaganda, possiamo accettarla come normale e crederci. Questo è il vuoto sottomesso”.

Nei nostri sistemi di “democrazia delle grandi imprese”, la guerra è una necessità economica, il connubio perfetto tra sovvenzioni pubbliche e profitto privato: socialismo per i ricchi, capitalismo per i poveri. Il giorno dopo l’11 settembre i prezzi delle azioni dell’industria bellica sono saliti alle stelle. Stavano per arrivare altri spargimenti di sangue, il che è ottima cosa per gli affari.

Oggi le guerre più redditizie hanno un proprio marchio. Si chiamano “guerre eterne”: Afghanistan, Palestina, Iraq, Libia, Yemen e ora Ucraina. Tutte si basano su un cumulo di bugie.

L’Iraq è la più famosa, con le sue armi di distruzione di massa che non esistevano. Nel 2011 la distruzione della Libia da parte della Nato è stata giustificata da un massacro a Bengasi che non c’è stato. L’Afghanistan è stata una comoda guerra di vendetta per l’11 settembre, la qual cosa non aveva nulla a che fare con il popolo afghano.

Oggi, le notizie dall’Afghanistan parlano di quanto siano malvagi i talebani, e non del fatto che il furto di 7 miliardi di dollari delle riserve bancarie del paese da parte di Joe Biden stia causando sofferenze diffuse. Recentemente, la National Public Radio di Washington ha dedicato due ore all’Afghanistan e 30 secondi al suo popolo affamato.

Al vertice di Madrid di giugno, la Nato, controllata dagli Stati Uniti, ha adottato un documento strategico che militarizza il continente europeo e aumenta la prospettiva di una guerra con Russia e Cina. Il documento propone “un combattimento bellico multidimensionale contro un contendente dotato di armi nucleari”. In altre parole, una guerra nucleare.

Dice: “L’allargamento della Nato è stato un successo storico”.

L’ho letto con incredulità.

Una misura di questo “successo storico” è la guerra in Ucraina, le cui notizie per lo più non sono notizie, ma una litania unilaterale di sciovinismo, distorsione, omissione. Ho raccontato diverse guerre e non ho mai conosciuto una propaganda così generalizzata.

Nello scorso febbraio, la Russia ha invaso l’Ucraina come risposta a quasi otto anni di uccisioni e distruzioni criminali nella regione russofona del Donbass, al suo confine.

Nel 2014, gli Stati Uniti hanno sponsorizzato un colpo di stato a Kiev per sbarazzarsi del presidente ucraino democraticamente eletto e favorevole alla Russia, insediando un successore che gli americani stessi hanno chiarito essere il loro uomo.

Negli ultimi anni, missili “di difesa” americani sono stati installati in Europa orientale, Polonia, Slovenia, Repubblica Ceca, quasi certamente puntati contro Russia, accompagnati da false rassicurazioni che risalgono alla “promessa” di James Baker a Gorbaciov, nel febbraio 1990, secondo la quale la Nato non si sarebbe mai espansa oltre la Germania.

L’Ucraina è la linea del fronte. La Nato ha di fatto raggiunto la stessa terra di confine attraverso la quale l’esercito di Hitler irruppe nel 1941, causando più di 23 milioni di morti in Unione Sovietica.

Lo scorso dicembre, la Russia ha proposto un piano di sicurezza per l’Europa di vasta portata. I media occidentali lo hanno respinto, deriso o soppresso. Chi ha letto le sue proposte passo dopo passo? Il 24 febbraio, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha minacciato di sviluppare armi nucleari se l’America non avesse armato e protetto l’Ucraina. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Lo stesso giorno, la Russia ha invaso l’Ucraina – secondo i media occidentali, un atto non provocato di infamia congenita. La storia, le bugie, le proposte di pace, gli accordi solenni sul Donbass a Minsk non hanno contato nulla.

Il 25 aprile, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, il generale Lloyd Austin, è volato a Kiev e ha confermato che l’obiettivo dell’America è quello di distruggere la Federazione Russa – la parola che ha usato è “indebolire”. L’America aveva ottenuto la guerra che voleva, condotta per procura da una pedina sacrificabile, finanziata e armata dall’America stessa.

Quasi nulla di tutto ciò è stato spiegato alle opinioni pubbliche occidentali.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è sconsiderata e imperdonabile. Invadere un paese sovrano è un crimine. Non ci sono “ma” – tranne uno.

Quando è cominciata l’attuale guerra in Ucraina, e chi l’ha iniziata? Secondo le Nazioni Unite, tra il 2014 e quest’anno, circa 14.000 persone sono state uccise nella guerra civile del regime di Kiev nel Donbass. Molti degli attacchi sono stati condotti da neonazisti.

Guardate un servizio di ITV News del maggio 2014, realizzato dal veterano dei reporters James Mates, il quale viene bombardato, insieme ai civili nella città di Mariupol, dal battaglione Azov (neonazista) dell’Ucraina.

Nello stesso mese, decine di persone di lingua russa sono state bruciate vive o soffocate in un edificio dei sindacati di Odessa, assediato da teppisti fascisti, seguaci del collaborazionista e fanatico antisemita Stephen Bandera.  Il New York Times ha definito i teppisti “nazionalisti”.

“La missione storica della nostra nazione in questo momento critico”, ha dichiarato Andreiy Biletsky, fondatore del Battaglione Azov, “è quella di guidare le Razze Bianche del mondo in una crociata finale per la loro sopravvivenza, una crociata contro gli Untermenschen (sottouomini) guidati dai semiti”.

Da febbraio, una campagna di autoproclamati “news monitors” (“osservatori delle informazioni”), per lo più finanziati da americani e britannici aventi legami con i governi, ha cercato di sostenere l’assurdità secondo la quale i neonazisti ucraini non esistono.

Il ritocco delle fotografie, un termine un tempo associato alle purghe staliniane, è diventato uno strumento del giornalismo dominante.

In meno di un decennio, la Cina “buona” è stata “ritoccata” e la Cina “cattiva” l’ha sostituita: da laboratorio e fabbrica del mondo a nuovo Satana emergente. 

Gran parte di questa propaganda ha origine negli Stati Uniti ed è trasmessa attraverso vari intermediari e vari “think tank”, come il famoso Australian Strategic Policy Institute, voce dell’industria delle armi, e da giornalisti zelanti come Peter Hartcher del Sydney Morning Herald, che ha etichettato coloro che diffondono l’influenza cinese come “ratti, mosche, zanzare e passeri” e ha auspicato che questi “parassiti” vengano “estirpati”.

Le notizie sulla Cina in Occidente riguardano quasi esclusivamente la minaccia proveniente da Pechino. “Ritoccate” sono le 400 basi militari americane che circondano la maggior parte della Cina, una collana armata che si estende dall’Australia al Pacifico e al sud-est asiatico, al Giappone e alla Corea. L’isola giapponese di Okinawa e quella coreana di Jeju sono armi cariche puntate a bruciapelo sul cuore industriale della Cina. Un funzionario del Pentagono ha descritto questa situazione come un “cappio”.

La Palestina è stata raccontata in modo errato da sempre, a mia memoria. Per la Bbc, c’è il “conflitto” tra “due narrazioni”. L’occupazione militare più lunga, brutale e illegale dei tempi moderni è innominabile.

La popolazione colpita dello Yemen esiste a malapena. È un “non-popolo mediatico”.  Mentre i sauditi fanno piovere le loro bombe a grappolo americane, con i consiglieri britannici che lavorano a fianco degli ufficiali sauditi addetti al bombardamento, più di mezzo milione di bambini rischiano di morire di fame.

Questo lavaggio del cervello per omissione ha una lunga storia. Il massacro della prima guerra mondiale è stato cancellato da reporter che sono stati insigniti del cavalierato per il loro impegno e che hanno poi confessato nelle loro memorie.  Nel 1917, il direttore del Manchester Guardian, C. P. Scott, confidò al primo ministro Lloyd George: “Se la gente sapesse davvero [la verità], la guerra verrebbe fermata domani, ma non sa e non può sapere”.

Il rifiuto di vedere le persone e gli eventi come li vedono gli altri paesi è un virus mediatico in Occidente, debilitante quanto il Covid.  È come se vedessimo il mondo attraverso uno specchio unidirezionale, in cui “noi” siamo morali e benigni e “loro” no. È una visione profondamente imperiale.

La storia quale presenza viva in Cina e in Russia è raramente spiegata e raramente compresa. Vladimir Putin è Adolf Hitler. Xi Jinping è Fu Man Chu. Risultati epici, come lo sradicamento della povertà in Cina, sono a malapena conosciuti. Quanto è perverso e squallido tutto ciò.

Quando ci permetteremo di comprendere? La formazione dei giornalisti in laboratorio non è la risposta. E nemmeno il meraviglioso strumento digitale, che è un mezzo, non un fine, come la macchina da scrivere con un solo dito e la macchina per linotype.

Negli ultimi anni, alcuni dei migliori giornalisti sono stati espulsi dai media dominanti. “Defenestrati” è il termine usato. Gli spazi un tempo aperti ai cani sciolti, ai giornalisti controcorrente, a quelli che dicevano la verità, si sono chiusi. 

Il caso di Julian Assange è il più sconvolgente.  Quando Julian e WikiLeaks erano in grado di conquistare lettori e premi per il Guardian, il New York Times e altri autodefiniti importanti “giornali di cronaca”, venivano celebrati.

Quando lo Stato occulto si è opposto e ha chiesto la distruzione dei dischi rigidi e l’assassinio del personaggio di Julian, egli è stato reso un nemico pubblico. Il vicepresidente Biden lo ha definito un “terrorista hi-tech”. Hillary Clinton ha chiesto: “Non possiamo silenziarlo proprio questo tipo?”.

La seguente campagna di abusi e di diffamazione contro Julian Assange – il Relatore sulla Tortura delle Nazioni Unite l’ha definita “mobbing” – ha condotto la stampa liberale al suo minimo storico. Sappiamo chi sono. Li considero dei collaborazionisti: giornalisti del regime di Vichy.

Quando si solleveranno i veri giornalisti? Un samizdat ispiratore esiste già in Internet: Consortium News, fondato dal grande reporter Robert Parry, Grayzone di Max Blumenthal, Mint Press News, Media Lens, Declassified UK, Alborada, Electronic Intifada, WSWS, ZNet, ICH, Counter Punch, Independent Australia, il lavoro di Chris Hedges, Patrick Lawrence, Jonathan Cook, Diana Johnstone, Caitlin Johnstone e altri che mi perdoneranno se non li cito qui.

E quando gli scrittori si alzeranno in piedi, come fecero contro l’ascesa del fascismo negli anni trenta? Quando si alzeranno i registi, come fecero contro la guerra fredda negli anni quaranta? Quando si solleveranno gli autori della satira, come fecero una generazione fa?

Dopo essersi immersi per 82 anni in un profondo bagno di perbenismo, la versione ufficiale dell’ultima guerra mondiale, non è forse giunto il momento che coloro che sono destinati a dire la verità dichiarino la loro indipendenza e decodifichino la propaganda? L’urgenza è più grande che mai.

Questo articolo è una versione modificata di un discorso tenuto al Trondheim World Festival, Norvegia, il 6 settembre 2022

I sondaggi: per Unione Popolare al 4,5%

9 settembre 2022

Un recente sondaggio della compagnia Bidimedia dà il nostro elettorato potenziale al 4,5%.

Questo significa che il 4,5% dell’elettorato sta considerando la possibilità di votare per noi anche se non ne è ancora certo.

Chi ha già deciso è l’1,5%, mentre solo la metà della popolazione italiana ci conosce.

Questi dati ci dicono alcune cose importanti.

Superare la barriera di sbarramento è certamente possibile, specie se riusciamo a replicare il forte seguito che abbiamo tra i più giovani (di cui abbiamo parlato ieri) anche in altre classi di età.

Però per riuscirci è necessario fare conoscere a chi ancora non la conosce l’esistenza di #UnionePopolare, il nostro programma e il nostro simbolo che apparirà sulla scheda elettorale.

Per questo è anche importante in campagna elettorale ai banchetti o nei volantinaggi usare sempre le bandiere, manifesti e simboli di Unione Popolare al fine di non confondere potenziali elettori e elettrici.

In questi ultimi 14 giorni di campagna dobbiamo dare tutta l’energia che abbiamo in noi e dare una straordinaria dimostrazione di unità e solidarietà.

Con uno grande sforzo collettivo possiamo riuscire in un’impresa che sembrava impossibile e il 26 settembre potremmo svegliarci con una bellissima sorpresa!

#Elezioni2022

#UnionePopolare

#Uniamoci

Crisi energetica, un disastro europeo: eppure esiste una strada semplicissima per affrontarla. La proposta di Unione Popolare

1 Settembre 2022

PAOLO FERRERO

Il maggior guaio che pesa sulla testa degli italiani alla fine dell’estate è l’aumento senza freni del prezzo del gas e dell’energia elettrica.

Questo significa infatti non solo un salasso pazzesco per le famiglie ma anche la chiusura di molte aziende che con questi costi finirebbero letteralmente “fuori mercato”. Stiamo parlando di aumenti assurdi che vanno da 5 a 10 volte in un anno in larga parte generati dai maxi profitti delle aziende: per avere un’idea, nei primi sei mesi del 2022 l’Eni ha aumentato i profitti rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso del 600%.

Non si tratta di un problema mondiale ma di un disastro europeo, frutto unicamente delle scelte politiche fatte dai governi europei. Non è quindi un problema irrisolvibile: basta cambiare politica e il governo italiano lo potrebbe fare domattina se solo volesse.

Di fronte a questo disastro le forze politiche a favore della guerra, da quelle che compongono il governo Draghi fino a Fratelli d’Italia, propongono provvedimenti ridicoli, che vanno dal consiglio di riscaldarsi un po’ meno a qualche contributo per coprire parzialmente l’aumento del prezzo del gas o dell’energia elettrica.

Nessuna di queste misure andrebbe a intaccare i motivi dell’aumento dei prezzi o i sovrapprofitti delle aziende del settore. Non a caso Unione Popolare, che è l’unica forza che propone una strada per risolvere il problema, è completamente oscurata dai media mainstream e così il popolo italiano non è messo in condizione di scegliere.

Eppure esiste una strada semplicissima attraverso cui abbassare immediatamente il prezzo del gas e dell’energia elettrica. Vediamo come.

L’aumento è il frutto delle liberalizzazioni e dell’aver affidato il prezzo del gas alla borsa di Amsterdam (il Ttf), che ogni giorno organizza le scommesse (le chiamano trading) e fissa il prezzo futuro del gas: oggi sono in trattativa/scommessa i prezzi quotidiani del gas dal settembre di quest’anno al dicembre del 2027… I prezzi che emergono da questa bisca quotidiana non hanno nulla a che vedere con i costi di produzione del gas ma semplicemente con la speculazione finanziaria sul gas europeo. E’ infatti bene ricordare che mentre il prezzo del petrolio è determinato su scala mondiale, il prezzo del gas è stabilito su scala “regionale” (nello specifico europea) e che il problema è tutto europeo e prodotto artificialmente dalle politiche europee.

In questa situazione di “volatilità dei prezzi”, come dicono gli esperti, tutti i problemi vengono amplificati: la ripresa delle produzioni post-Covid è stata una prima grande occasione di speculazione e la guerra in Ucraina la seconda.

La politica del governo italiano – mentre aspettiamo che si faccia una politica europea – deve quindi assumere quattro semplici decisioni:

1) La prima è quella di revocare le sanzioni alla Russia – che com’è evidente non danneggiano la Russia ma solo i popoli europei – e di fare un accordo pluriennale con la Russia per la fornitura del gas che ci serve nei prossimi anni;

2) La seconda è che lo stato italiano faccia accordi di fornitura del gas direttamente con i paesi produttori. Accordi pluriennali, calmierati ed esterni alla borsa speculativa di Amsterdam;

3) La terza è quella di tassare al 90% i sovrapprofitti fatti dalle aziende del settore in questi mesi;

4) La quarta è quella di programmare sul serio la transizione ecologica dell’economia italiana fondata sullo sviluppo delle energie rinnovabili e sul risparmio energetico programmato.

Con queste quattro semplici decisioni, che si possono prendere domattina, il prezzo del gas e dell’energia elettrica in Italia crollerebbe, tornando ai prezzi di un anno fa, e le grandi aziende del settore non potrebbero più speculare sulla nostra pelle.

Perché i partiti che compongono il governo Draghi e la Meloni non propongono questa semplice misura? Perché sono tutti convinti sostenitori delle politiche liberiste, della guerra e delle stupidaggini raccontate dalla Nato sulla guerra. Tra le stupidaggini più grandi vi è quella delle sanzioni economiche che avrebbero piegato la Russia: a distanza di sei mesi è evidente, ed è bene ribadirlo, che quelle sanzioni non sono fatte contro la Russia ma contro i popoli europei.

Per questo come Unione Popolare diciamo che occorre cambiare linea e avere il Controllo Pubblico sul settore energetico, al fine di calmierare le bollette e garantire una transizione ecologica verso le energie rinnovabili connessa con la salvaguardia dell’occupazione e con la giustizia sociale. Perché per costruire la pace occorre aprire una trattativa con i nemici e non continuare a fornire armi all’Ucraina con l’obiettivo impossibile di “vincere la guerra”. Perché per abbassare i prezzi del gas occorre comprarlo da chi lo produce e non dagli speculatori.

Perché risolvere i problemi è semplice: basta volerlo fare.

(pubblicato sul blog del fatto il 31/8/2022)