Tag: Rifondazione Comunista

Brasile: AUGURI PRESIDENTE LULA !!

31 Ottobre 2022

Non sono servite le minacce di golpe, non sono serviti anni di accuse finte e di processi-farsa, non sono servite le centinaia di giorni di ingiusta detenzione. Il Brasile di chi lavora, degli sfruttati e dei diseredati ha scelto per la terza volta Luiz Inácio Lula da Silva come Presidente ! La vittoria di Lula è la vittoria della democrazia, delle lotte sociali contro le diseguaglianze ed il fascismo.

Si tratta di un’ulteriore conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che quando la sinistra fa davvero la sinistra, quando si dà una connotazione di classe e popolare, quando non rincorre un liberismo «più buono», le classi subalterne sanno in chi devono e possono riconoscersi. Lula è l’esempio del coraggio di chi ha speso la sua vita a combattere contro i privilegi, contro lo sfruttamento delle classi lavoratrici, contro la devastazione dell’Amazzonia, per il socialismo del XXI secolo.

Certo, la coesistenza con il Congresso eletto al primo turno e con molti governatori di destra non sarà delle più semplici. Ma siamo sicuri che la sua intelligenza politica saprà superare le difficoltà di un Paese ridotto allo stremo dalle criminali politiche di Bolsonaro.

Con Lula ritorna la speranza!

Bentornato, Lula!

Rifondazione Comunista

Forza Lula

30 Ottobre 2022

Oggi milioni di cittadini brasiliani saranno chiamati ad una scelta. Il Brasile è la nona economia mondiale, ma anche il terzo paese più diseguale dell’America Latina. Luiz Inácio Lula da Silva nei suoi anni di presidenza ha cercato di fare in modo che la crescita economica del paese andasse di pari passo con la diminuzione delle diseguaglianze.

In parte c’è riuscito, ma questo ha scatenato l’odio delle frange più conservatrici del Brasile che hanno trovato in Jair Bolsonaro, l’attuale presidente, il loro uomo forte.

Il Brasile si trova di fronte ad una scelta: da un lato un candidato che rappresenta l’anima più reazionaria del paese, fautore di politiche in linea con i dogmi liberisti, che non ha mai nascosto simpatie per un certo tipo di politica autoritaria.

Dall’altro un uomo che ha provato e vuole riprovare a far valere un principio: il benessere e la crescita economica non sono nulla se non sono alla portata di tutti.

Noi di Unione Popolare sappiamo con il cuore da che parte stare!

RIFONDAZIONE COMUNISTA CON LE LAVORATRICI E I LAVORATORI DELLA SANITÀ IN LOTTA

28 Ottobre 2022

Rifondazione Comunista sostiene la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità pubblica e privata che parteciperanno alla mobilitazione nazionale con manifestazione a Roma il 29 ottobre promossa da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp , Fials e Nursind.

La lotta è l’unica risposta possibile di fronte a un governo che, a sentire le dichiarazioni della Presidente del Consiglio, intende mantenere i tagli alla spesa sanitaria di circa un punto e mezzo di pil decisi da Draghi; nulla dice sul fatto che si spendono i fondi del PNRR per costruire nuove strutture senza prevedere l’assunzione di personale, con la conseguenza di impoverire ancora di più il pubblico a vantaggio del privato.

Come è successo negli ultimi vent’anni che hanno visto tagli per decine di miliardi, 37 solo negli ultimi dieci, alla sanità pubblica, attraverso tagli lineari prevalentemente risolti con la riduzione del personale. Ciò ha reso fragilissimo il nostro sistema sanitario pubblico che ha retto l’urto drammatico del Covid solo grazie all’abnegazione dei lavoratori e delle lavoratrici, prima considerate eroiche, ora nuovamente dimenticate e sottoposte a turni massacranti.

Alla mancanza di personale si aggiunge un esodo preoccupante dalle professioni sanitari. La gravità della situazione è rappresentata dall’ aumento dei bandi per la esternalizzazione delle ore ai Pronto Soccorso.

Il servizio pubblico viene depauperato  e avanza la sanità  privata, ormai in mano a potenti multinazionali
Da tempo sosteniamo la necessità di maggiori risorse per la sanità pubblica, di  un corposo piano di investimenti e assunzioni superando i limiti di tetti per il personale, la reinternalizzazione di tutto quanto è stato esternalizzato e la stabilizzazione dei precari; per cui non possiamo non sostenere questa lotta , che ricorda al paese che il Servizio Sanitario Pubblico è in pericolo .

Ma perché la lotta sia efficace oltre le mobilitazioni come quella importante di sabato ci dovrebbero essere scioperi e una offensiva mediatica e politica che metta al centro il diritto alla salute, cui tutti i cittadine e le cittadine sono interessati e alla fine una mobilitazione generale ,a uno sciopero  non  solo di categoria .

La salute è un diritto di tutti e tutte.  Difendiamolo 

Giovanna Capelli Responsabile Sanità PRC Lombardia
Antonello Patta, Responsabile  Nazionale Lavoro PRC

Omicidio sul luogo di lavoro al termovalorizzatore di Parona

27 Ottobre 2022

La morte del lavoratore dipendente Gianvittorio Carlin sul luogo di lavoro, al termovalorizzatore di Parona, ci ha sconvolti tutti.

Oggi siamo scesi in piazza con la CGIL perché così non si può andare avanti.

Ci uniamo al dolore della famiglia di Giannvittorio e dei suoi cari, e chiediamo alle istituzioni di assumere più ispettori del lavoro e di garantire più sicurezza. Ci schieriamo contro il sistema capitalista predatorio e criminale che ogni giorno genera nuovi morti.

Basta chiamarli incidenti o morti bianche, iniziamo a chiamarli con il loro vero nome: omicidi sul luogo di lavoro!

Rifondazione Comunista Mortara

Acerbo (PRC-UP): Meloni programma guerrafondaio, neoliberista, confindustriale, allineato con i poteri forti. Niente su precarietà e emergenza casa, sanità e scuola pubblica

26 Ottobre 2022

Dall’ampio discorso programmatico di Giorgia Meloni si ricava che il governo non intende disturbare alcun potentato. Sarà un governo allineato con Nato e Confindustria, persino disciplinato nell’Eurozona che poco tempo fa Meloni e Salvini volevano sciogliere.

Il programma è tipicamente neoliberista e in sintonia con Calenda, Renzi e almeno mezzo PD.

Colpisce che in un’ora e venti Meloni non abbia nemmeno citato la precarietà del lavoro o l’emergenza casa con migliaia di sfratti e 600.000 famiglie aventi diritto in attesa di un alloggio popolare.

Nemmeno una parola sul rilancio del pubblico, in particolare della sanità e della scuola che evidentemente ci si prepara ad un ulteriore sostegno ai privati.

Sulle pensioni nessun impegno per la cancellazione della legge Fornero.

Sulle tasse nessuna riforma che ne faccia pagare di più ai ricchi. Scontate, dopo le affermazioni di ministri non ancora in carica come Salvini e Piantedosi, i violenti programmi antimmigrazione, peraltro difficilmente perseguibili. Si rinnova il tentativo di realizzare hotspot (di detenzione) nei Paesi del Nord Africa, per selezionare chi ha diritto a chiedere asilo e chi deve essere abbandonato a se stesso

Un programma di attacco alla Costituzione del 1948 con presidenzialismo e autonomia differenziata.

Per quanto riguarda la ricostruzione storica della destra democratica puro revisionismo sugli ani ’70 presentati come un’epoca in cui c’era una destra democratica dimenticando le collusioni con lo stragismo e le trame nere e che il MSI invocava il colpo di stato per impedire al PCI di Berlinguer di andare al governo.

Sull’impegno antimafia c’è solo da ridere perché ci vuole davvero una faccia tosta per raccontare di essere diventata una militante di destra dopo la morte di Borsellino per andare a sostenere Berlusconi e Dell’Utri.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, coordinamento di Unione Popolare

200.000 persone in piazza con la Cgil per condannare l’azione squadristica di un anno fa

9 Ottobre 2022

PAOLO FERRERO

Ieri 200.000 persone in piazza con la CGIL per condannare l’azione squadristica di un anno fa.

La nostra presenza con la grande bandierona della pace. Una manifestazione importante in cui Landini ha detto molte cose giuste.

Il punto dirimente è se comincerà a praticarle perché in questi anni alle parole non sono seguiti i fatti. Qui non si tratta di fare una manifestazione o uno sciopero ogni tanto ma di aprire una vertenza sociale che metta al centro la difesa delle condizioni di vita e di lavoro e che si scontri con la necessaria durezza con il governo, confindustria e le politiche dell’Unione Europea.

La CGIL ha ancora la forza per innescare una simile mobilitazione, vogliamo sperare che questa volta ne abbia anche la determinazione. Le bollette e la lotta contro il carovita non possono aspettare.

DOPO IL VOTO DEL 25 SETTEMBRE. DOCUMENTO DELLA DIREZIONE NAZIONALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Pubblicato il 6 ott 2022

Documento approvato dalla Direzione Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Le elezioni del 25 settembre ci consegnano un Paese in cui per la prima volta nella storia repubblicana il partito più votato è erede della formazione storica dei nostalgici del fascismo con la loro fiamma nel simbolo. La maggioranza di seggi conquistati nel parlamento non è conseguenza di una crescita impetuosa del consenso verso il complesso della destra. Piuttosto, è avvenuta una redistribuzione del voto all’interno della coalizione che già con Salvini aveva assunto negli anni scorsi un profilo di ultradestra trumpiana e lepenista.

La destra non ha conquistato la maggioranza dei voti, ha vinto elezioni caratterizzate dall’ulteriore crescita dell’astensionismo. Siamo di fronte a dati che riflettono la profonda crisi sociale e democratica: l’affluenza più bassa nelle elezioni politiche (63.9%) e il maggior calo della partecipazione al voto rispetto alla precedente tornata  (oltre il 9%) nella storia repubblicana. Dopo anni di politiche neoliberiste, di svuotamento della democrazia costituzionale e di cancellazione di un’alternativa di sinistra, è cresciuto enormemente il distacco delle classi popolari dalla politica e dalla rappresentanza. La vittoria della fiamma tricolore è il risultato di un processo di lunga durata di sdoganamento del fascismo e revisionismo storico, di un trentennio di bipolarismo e soprattutto dell’ultimo decennio di governi con dentro il PD. L’affermazione di Fratelli d’Italia non va sottovalutata perché non è un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto europeo e internazionale che ha visto nell’ultimo decennio la crescita globale dell’ultradestra, dagli Stati Uniti al Brasile e in molti Paesi europei.

In Italia però i dati dicono chiaramente che non siamo di fronte a un’onda nera. La percentuale delle astensioni è più alta di quella ottenuta complessivamente dalla coalizione di destra che non ha ottenuto nemmeno la maggioranza dei voti. Va ribadito con nettezza che la vittoria di Giorgia Meloni è conseguenza delle scelte elettorali del PD e di una legge elettorale su cui chiese la fiducia il governo Gentiloni e che Enrico Letta ha deciso di non modificare facendo un patto con la leader della destra. Con una legge elettorale proporzionale non ci sarebbe un governo guidato da Giorgia Meloni.

Questa legge elettorale palesemente incostituzionale e antidemocratica non solo ha consegnato alla destra una maggioranza che non ha nel Paese, ma ha negato rappresentanza a 2.817.883 elettori pari al 10,47% dell’elettorato.

Il profilo di Fratelli d’Italia è caratterizzato dai temi condivisi con la Lega di Salvini: xenofobia, razzismo, “guerra culturale” contro diritti delle donne e lgbtqi, politiche sicuritarie, rottura dell’unità del Paese e dei principi di uguaglianza. Sono state però accantonate le velleità sovraniste di rottura con l’Unione Europea, dentro la quale cresce il peso delle forze nazionaliste di destra ed è palese la volontà di rassicurare l’establishment economico italiano e internazionale. E’ totale l’allineamento con gli USA e la NATO. Nonostante la demagogia populista, l’estrema destra che torna al governo non è antisistemica sul piano economico e sociale, né su quello della collocazione internazionale. Per questo Clinton e Draghi prima del voto hanno pubblicamente legittimato la nascita di un esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

La sconfitta del PD non è un dato che può essere attribuito soltanto a scelte sbagliate contingenti. Siamo di fronte al fallimento dell’intero progetto fondativo, dall’impianto programmatico neoliberista e della identificazione subalterna con la governance europea e atlantica. La composizione sociale del voto al PD è il risultato delle politiche antipopolari che hanno caratterizzato la storia del centrosinistra.

La tragedia italiana è che per milioni di persone la sinistra continua a identificarsi con il PD, con le conseguenze che sono ormai evidenti. Lo stesso relativo successo della lista di Si-Verdi come formazione alleata del PD è stato alla base della mancata aggregazione di un polo alternativo di sinistra.

In assenza di una sinistra autonoma, forte e percepibile a livello di massa, il M5S di Conte è diventato il riferimento per un’area consistente di elettori di sinistra, nonostante il trasformismo e le contraddizioni che lo hanno caratterizzato negli ultimi 5 anni di ininterrotta presenza al governo. Il successo nel meridione, come partito del reddito di cittadinanza, ha cancellato il dato dell’enorme crollo del consenso rispetto al 2018. Il M5S continua a occupare in forme nuove lo spazio della protesta e dell’alternativa, ma con caratteristiche diverse da quelle originarie del “né di destra, né di sinistra”. Il suo riposizionarsi come forza “progressista” è sicuramente stata una scelta elettorale forzata, ma con un governo di destra non può che essere confermata.

I dati elettorali confermano che in questo paese c’è bisogno di una sinistra popolare e di classe. Purtroppo l’insuccesso della nostra proposta di Unione Popolare fotografa la realtà dei rapporti di forza.

La crisi di governo e le elezioni anticipate, che ci hanno colto in ritardo nella costruzione di un progetto politico unitario della sinistra di alternativa, ci hanno impedito di sviluppare il progetto che era faticosamente partito il 9 luglio e che avrebbe avuto bisogno di mesi di tessitura, interlocuzioni, radicamento nel Paese per arrivare alla scadenza elettorale con qualche possibilità di affermazione. Siamo precipitati in una forsennata corsa per la composizione delle liste, la raccolta delle firme e poi la campagna elettorale che nonostante la generosità e l’impegno militante, non poteva non essere in salita.

Vanno ringraziate/i tutte le compagne e i compagni che hanno garantito il successo non scontato della raccolta delle firme e poi una campagna rapidissima, che aveva suscitato anche aspettative superiori al risultato raggiunto.

Lo spazio politico per la nostra lista si è ristretto per la configurazione che ha caratterizzato la campagna: rottura del PD con il M5S che ha recuperato proprio grazie alle polemiche degli avversari un’immagine di radicalità e alterità che aveva smarrito; rottura di Calenda che ha reso più digeribile la scelta di SI e Verdi di alleanza col PD. Il successo di Conte e del M5S nelle regioni meridionali ha chiuso lo spazio per Unione Popolare, nonostante la candidatura di Luigi de Magistris persino in regioni come la Calabria, dove solo un anno fa aveva raccolto quasi il 17%.

La nostra debolezza non ci ha consentito di diventare punto di riferimento percepibile dall’elettorato popolare e soprattutto di raggiungere l’area dell’astensionismo, mentre altre opzioni, seppur meno coerenti della nostra, sono apparse più efficaci anche per i settori più politicizzati e informati di sinistra, ambientalisti e pacifisti.

Abbiamo pagato anche questa volta l’ostracismo dei media – la pressocchè totale assenza dai telegiornali che rappresentano ancora il principale canale di orientamento dell’elettorato – anche se il portavoce Luigi de Magistris è riuscito a conquistare uno spazio nei talk sicuramente maggiore rispetto a quello a cui siamo abituati. Ancora una volta, ci siamo ritrovati nella difficoltà di far conoscere un simbolo e una proposta politico-programmatica nuova a vasti settori dell’elettorato soprattutto popolare.

Hanno pesato fortemente l’eredità delle sconfitte precedenti e gli stessi sondaggi. Il dubbio che Unione Popolare non potesse superare la soglia del 3% ha indotto una parte consistente dell’elettorato potenziale verso il M5S o la lista Si-Verdi. Nei comportamenti dell’elettorato pesa la questione dell’efficacia del voto e non solo nei termini del cosiddetto “voto utile” contro la destra.

Ma ancora più di tutto questo ha pesato l’assenza di un movimento sociale generalizzato. Una nuova rappresentanza politica a sinistra si alimenta e vive innanzitutto dell’apertura di una contesa sociale nel Paese, più che di un’azione propagandistica, elettorale o della personificazione di una operazione politica. Da qui dobbiamo ricominciare, da campagne contro la guerra, il carovita, l’impoverimento sociale per la ricostruzione possibile e necessaria di una forza di alternativa

Il risultato insoddisfacente non cancella il fatto che senza il progetto di Unione Popolare non avremmo certo registrato migliori risultati nella collocazione di alternativa e rottura che abbiamo scelto da anni e confermato all’ultimo congresso. Basti pensare ai risultati delle ultime tornate amministrative e regionali

In ogni caso non vanno dispersi la disponibilità all’impegno, la simpatia, il consenso e anche l’entusiasmo che si sono coagulati intorno a Unione Popolare. Se Unione Popolare sparisse dalla scena sarebbe una sconfitta ben più grave di quella elettorale.

Il percorso, nato dalla convergenza tra il nostro partito, Potere al Popolo, DeMa, le parlamentari di ManifestA, e altre formazioni e tante/i intellettuali e attiviste/i  va proseguito ed allargato, valorizzando i primi passi compiuti con la campagna elettorale, promuovendo da subito momenti assembleari territoriali, in un processo che sia di partecipazione democratica.

Intorno al progetto di Unione Popolare si è aggregata un’area di disponibilità all’impegno più larga dei partiti che hanno promosso l’aggregazione e soprattutto energie intellettuali, attiviste/i, giovani. Un’area che va appieno coinvolta.

Il percorso va proseguito riprendendo immediatamente l’iniziativa politica e sociale in questo autunno segnato dall’escalation della guerra, dalla crisi sociale prodotta dal caro bollette e dall’inflazione, dalla stessa nascita di un esecutivo di destra. Unione Popolare deve dimostrarsi utile come soggetto e spazio unitario dell’opposizione più conseguente e coerente al governo di destra e voce del malessere delle classi popolari.

Non si tratta di costruire un nuovo partito e di sciogliere le organizzazioni esistenti. Un dibattito di questo genere produrrebbe, tra l’altro, un dibattito tutto interno, invece dell’iniziativa e delle interlocuzioni di cui c’è bisogno per rafforzare il progetto e radicarlo nel paese. Le nostre coordinate sono contenute nelle tesi approvate all’ultimo congresso: lavoriamo per un movimento plurale dentro al quale trovare le forme in cui la convergenza delle soggettività organizzate, la partecipazione, l’elaborazione comune possano svilupparsi.

E’ evidente che le modalità attraverso le quali strutturare e far vivere l’Unione Popolare, oltre che a un approfondimento da parte del nostro Partito, vanno pensate e concordate insieme a tutte le soggettività che hanno concorso alla creazione di questo spazio di confluenza che già ha assunto nel Paese durante la campagna elettorale una riconoscibilità come soggetto politico unitario. La disponibilità di una figura di portavoce come Luigi de Magistris rimane una risorsa per Unione Popolare, che ora potrà finalmente procedere a quel percorso democratico, partecipato, orizzontale, includente e aperto che non è stato possibile a causa della precipitazione elettorale. Lo stesso rapporto con le tante lotte e vertenze va sviluppato nella pratica della convergenza, che riguarda aree molto più vaste di quelle già impegnate in Unione Popolare.

Il nostro partito è chiamato a svolgere un ruolo essenziale di elaborazione e iniziativa dentro la fase che si è aperta.

La riorganizzazione e il rafforzamento del partito è questione essenziale, che si pone in relazione con il progetto di Unione Popolare e la costruzione dell’opposizione sociale e politica. A tal proposito la Direzione Nazionale impegna il Partito a riavviare nei territori il percorso relativo allo svolgimento della Conferenza Nazionale di Organizzazione da tenersi nelle giornate del 14 e 15 gennaio sulla base del mandato e dei documenti già approvati, tenendo altresì conto delle novità di quadro politico e sociale e dei nuovi compiti che fanno seguito al risultato elettorale.

Anche se ci saranno molti elementi di continuità con l’agenda dei governi precedenti, bisogna avere la consapevolezza che con un governo così marcatamente di destra si riconfigura l’intero campo dello scontro politico.

La crisi della sinistra è tale che, pur in presenza del palese fallimento del modello neoliberista, della crisi ecologica e economica e della guerra, non si sviluppano movimenti di massa in grado di cambiare l’agenda del Paese e dell’Europa.

Una sinistra con un punto di vista anticapitalista, ambientalista, femminista, intersezionale, è quanto mai necessaria di fronte a un governo che porterà avanti una miscela di populismo reazionario e neoliberismo.

Nella costruzione dell’opposizione vanno evitati due errori speculari: quello della subalternità alle forze che punteranno a una nuova soluzione tecnocratica, con la riedizione di un frontismo di centrosinistra senza contenuti di alternativa e quello della sottovalutazione della specificità e dell’aggressività della destra fascistoide.

Il risultato elettorale conferma la necessità di costruire una coalizione popolare e contro la guerra che avevamo proposto dopo la crisi di governo e da questo punto di vista va rilanciata la nostra iniziativa a partire dai contenuti dell’opposizione al governo.

La costruzione di un movimento contro la guerra e contro il carovita è il terreno immediato su cui mobilitarsi e su entrambi i temi è evidente la necessità di una rottura con le politiche perseguite dai governi degli ultimi decenni. Lavoriamo per lo sviluppo della campagna “noi non paghiamo” e più in generale contro il caro-bollette.

La Direzione Nazionale impegna la Segreteria Nazionale nella prosecuzione dell’interlocuzione con le altre componenti di Unione Popolare per individuare i prossimi passaggi e consegna alla discussione del partito e del prossimo Comitato Politico Nazionale la prosecuzione del confronto sulla fase politica e i nostri compiti.

La Direzione Nazionale impegna tutto il partito in vista delle scadenze nazionali già fissate di mobilitazione, a partire dalla manifestazione nazionale della Cgil di sabato 8 ottobre, la manifestazione di Bologna del 22 ottobre, le manifestazioni a Napoli e Roma del 5 novembre, lo sciopero dei sindacati di base del 2 dicembre, nel rilancio delle campagne per una legge elettorale proporzionale e contro ogni autonomia differenziata. 

La Direzione Nazionale esprime la solidarietà e sostegno del PRC alla mobilitazione delle donne e dei giovani contro la repressione e l’oscurantismo del regime teocratico iraniano e alla resistenza del popolo e in particolare delle donne curde, che continuano a essere bersaglio del terrorismo di stato del regime di Erdogan.

Di fronte all’escalation bellica la Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista rilancia la proposta a tutti i partiti, i sindacati, i movimenti, le associazioni, le reti schierate contro l’invio delle armi e per una soluzione di pace, di convocare una grande manifestazione contro la guerra e di proporre alla Sinistra Europea di lavorare per una giornata di mobilitazione internazionale.

Costruiamo l’Unione Popolare contro la destra, la crisi e la guerra!

Documento approvato con 27 favorevoli

7 contrari, 1 astenuto


Il doc alternativo :
[6/10, 20:52] Prc Pt Sabri: La Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista S.E.

in relazione all’esito delle elezioni politiche,
sottolinea
il pericolo derivante dall’affermazione della coalizione delle destre che, anche in virtu’ del meccanismo di una legge elettorale palesemente anticostituzionale, riesce con il 44% dei consensi a superare il 50 % dei seggi nelle due Camere, candidandosi al governo del Paese con una piattaforma dichiaratamente iperliberista, xenofoba e fortemente connotata da propositi antidemocratici.
Questa affermazione è il risultato di una crescente disaffezione dei cittadini nei confronti delle istituzioni, testimoniata dalla forte crescita dell’astensionismo e della disillusione crescente di un elettorato popolare che nel corso di questi anni ha visto l’erosione progressiva del sistema dei diritti e la crescita di diseguaglianze sempre più marcate, non contrastate, ma spesso sostenute anche dalle componenti della sinistra moderata.
In questo contesto, il risultato di Unione Popolare è stato insufficiente e non riflette adeguatamente l’impegno e la passione di tanti militanti e sostenitori che hanno garantito la presentazione della lista raccogliendo migliaia di firme in breve tempo e che hanno permesso la realizzazione di una campagna elettorale estesa a tutto il paese con centinaia di iniziative. Ad essi va il più vivo ringraziamento del nostro Partito.
Ritiene
che sia necessaria una riflessione approfondita sulle cause di questo risultato e che la stessa coalizione di Unione popolare promuova al suo interno una valutazione rigorosa dei limiti della propria azione e considera tale valutazione condizione fondamentale per dare continuità all’esperienza fino ad ora compiuta. Le spiegazioni del risultato elettorale sono molteplici. Dai tempi limitati della campagna elettorale, da un’esposizione mediatica insufficiente, dall’effetto del voto utile, ma tutti questi fattori non fanno venire meno il limite di rappresentatività di una lista sostenuta da un arco di forze troppo limitato e con un profilo programmatico non compiuto.
Considera altresì
centrale nella nuova fase l’impegno del Partito della Rifondazione Comunista per la costruzione a livello sociale e politico di una forte opposizione in grado di contrastare efficacemente il governo delle destre con una piattaforma anti liberista fondata su una rottura con le politiche perseguite in questi anni e tesa a garantire diritti fondamentali quali: il diritto ad una piena occupazione, la soppressione delle forme di precarietà, un reddito dignitoso per tutti i cittadini, una riqualificazione e potenziamento della scuola e della sanità, una forte progressività fiscale, la eliminazione delle norme che hanno snaturato il sistema pensionistico, una riduzione significativa delle diseguaglianze sociali e territoriali, la difesa di diritti sociali inalienabili a partire da quelli degli immigrati, la non attuazione dell’autonomia differenziata e il rifiuto di una controriforma presidenzialistica, il rifiuto della guerra e di ogni coinvolgimento del nostro paese
Considera
in questo contesto, Unione Popolare come un primo raggruppamento di forze di un campo della sinistra antiliberista che va ulteriormente esteso.
A tale proposito ritiene che
Unione Popolare debba mantenere un carattere aperto e che non debba essere trasformata in un partito, ne in un soggetto politico appesantito da una struttura organizzativa strutturata ad ogni livello, in quanto ciò ne snaturerebbe il carattere di luogo di ricomposizione di soggetti politici differenti, ma unificati da una comune ispirazione antiliberista, e di luogo aperto al confronto e alla collaborazione con nuove forze.
In particolare ritiene
che compito di Unione popolare debba essere quello di offrire una alternativa elettorale al popolo deluso della sinistra e promuovere una iniziativa politica incentrata oggi su alcune campagne di sensibilizzazione politica, quali: la lotta per la pace e per la difesa dei redditi
inoltre sottolinea
come non sia necessario che la coalizione in questa fase rifugga da una accentuata personalizzazione, che non sia proponibile dar vita a forme organizzative basate sul principio di maggioranza, ma che le stesse debbano essere ispirate al principio della unanimità, che queste siano previste solo a livello nazionale e costituite da rappresentanti delle forze che concorrono a Unione Popolare con pari dignità e che non sia messa in discussione l’autonomia decisionale, organizzativa e operativa delle singole forze politiche e sociali che costituiscono la coalizione, le quali devono poter svolgere una iniziativa politica autonomamente, intercettando così i più ampi consensi.
Antonio Marotta
Gianluigi Pegolo
Rita Scapinelli
Raffaele Tecce

3 OTTOBRE, 9 ANNI DOPO LA STRAGE DI LAMPEDUSA

4 Ottobre 2022

In occasione della giornata che ricorda la strage nella quale 360 migranti persero la vita al largo delle coste di Lampedusa pubblichiamo il testo di Alessandra Ornaghi, attivista della Rete Como senza frontiere, che nell’estate 20’16, insieme alle/i Compagne/i della nostra Federazione di Como e molte e molti altre/i era tra chi, alla stazione di Como San Giovanni, provava a rendere meno disperata la situazione delle persone che, abbandonate dalle istituzioni, stazionavano nell’area adiacente alla stazione.

Non ho mai raccontato molto delle serate in stazione durante l’emergenza profughi che colpì la mia città nell’estate 2016. I volti si susseguivano sera dopo sera, con alcuni arrivavi a scambiare parole, ascoltavi i loro racconti di paesi così lontani e situazioni tragiche, che davano ancora di più significato alla frase “nascere nella parte giusta del mondo”, soprattutto quando l’ora si faceva tarda, cibo e coperte erano stati distribuiti e i più si erano coricati per la notte nel portico della stazione o sui prati del parco mentre tu sapevi che di lì a poco avresti avuto la fortuna di tornare a casa a dormire nel tuo letto. Ricordo i “miei” bambini:

Jonathan, il primo con cui entrai in contatto, arrivato insieme alla sua mamma, febbricitante, per il quale mi prodigai per ore a fare da interprete tra la dottoressa che parlava italiano, l’interprete eritreo al quale riferivo in inglese quello che lui poi doveva tradurre in tigrino alla giovane donna per capire cosa avesse il bambino. Il suo terrore per il termometro, il ghiaccio portato da chi, in teoria, era lì per vigilare la situazione non esitò a correre a prenderlo perché si doveva far scendere la febbre. L’ultima immagine che ho di loro è mentre salgono sull’ambulanza, poi ho saputo che il mattino dopo lasciarono l’ospedale e li videro cercare di salire su un treno per andare in Svizzera.

Duracell, che diceva di avere 13 anni dimostrandone almeno 3 di meno, soprannominato così perché alle due del mattino era capace di essere lì seduto sui gradini della stazione con noi, ascoltando senza capire i nostri discorsi senza il minimo accenno di sonno. Rimandato indietro più volte dalla frontiera svizzera, nonostante fosse minorenne non accompagnato con carte che dichiaravano che i suoi familiari vivevano in Europa. Uno dei pochi dei quali ho saputo che è riuscito a ricongiungersi con la famiglia.

Tibora, il piccolo folletto che se non mi vedeva veniva a cercarmi e mi seguiva come un’ombra nei vari spostamenti ad ascoltare i bisogni delle persone, portare un po’ di cibo o una coperta. Che mi riempiva di baci e mi girò la faccia verso l’obiettivo quando mi voltai perché non volevo fare una fotografia, mi sembrava un “souvenir del dolore” e invece per lei era solo una foto con la sua amica.

Del più piccolo in assoluto passato dalla stazione ho perso il nome nei meandri della memoria, ma ricordo il suo viso paffutello, le guanciotte piene come solo i bebè di sei mesi possono avere, gli occhi color velluto, la culla di fortuna sotto gli alberi del parco, la diffidenza di madre e zia ad andare nel tendone della Croce rossa per la notte per la paura di essere divise.

La scena più assurda la vissi una sera mentre ero intenta a distribuire coperte. Un attimo prima non c’era nessuno, un attimo dopo con la coda dell’occhio vidi una splendida ragazza con due gemellini. Sia io che l’altro volontario non siamo mai riusciti a capire da dove fossero sbucati. Il tempo di capire i bisogni di questa mamma e poi la decisione di mandarli a passare la notte in parrocchia, da uno dei preti più straordinari che la mia vita diagnostica mi abbia mai fatto incontrare. Resta ancora oggi il dubbio di capire da dove fossero spuntati, sembrò davvero che si fosse aperto un buco spaziotemporale nell’asfalto da cui uscirono.

Una sera però mi capitò una cosa che mi rimarrà incisa nel cuore per sempre. Nuovo arrivo, una mamma con una bambina e una ragazzina. Dubitai subito fossero veramente parenti, la mamma, giovanissima tra l’altro e la sua piccolina, parlavano francese, la ragazzina inglese. Sembrava più una delle tante “famiglie” che si formavano durante questi viaggi della speranza. Anime sole che si trovavano e decidevano di proseguire il viaggio insieme per proteggersi a vicenda. Fratelli e sorelle, zii e nipoti non per sangue, ma disperazione, che unendosi in gruppi si sostenevano e accudivano l’un l’altro. Scambiata qualche parola e appurato che non serviva l’interprete eritreo, dissi loro che sarei andata a prendere le coperte per farle sistemare per la notte. Feci per allontanarmi e la ragazzina cominciò a chiamarmi: “sister, sister!!” mi girai e lei mi offrì una delle tre crostatine che avevano con loro. Rifiutai con un sorriso e andai a prendergli delle coperte.

Quando tornai i loro “vicini”, che nel frattempo si erano spostati per permettere alle ragazze di dormire nell’angolo più riparato (uno dei tanti, bellissimi gesti che ho visto fare una sera dopo l’altra), mi fermarono e a bassa voce mi dissero che le tre non mangiavano dal giorno prima. Il loro unico cibo consisteva in quelle crostatine e il gesto di condivisione della ragazzina prese un altro significato, pur non avendo niente nella pancia mi offriva parte del suo cibo per ringraziarmi.

Ecco come delle semplici crostatine sono diventate le mie Madeleines, quando le vedo non posso fare a meno di pensare a quella notte in stazione, a quelle tre anime che cercavano un loro posto nel mondo dove poter vivere in serenità e addentando la merendina mando loro un saluto, con la speranza che siano riuscite a trovarlo.

3 ottobre, giornata della memoria e dell’accoglienza…

SABATO 8 OTTOBRE IN PIAZZA A ROMA CON LA CGIL

Care compagne e cari compagni,

l’8 ottobre la CGIL, ad un anno dall’assalto alla sede nazionale di corso d’Italia, sarà in piazza a Roma per una grande manifestazione.

Il corteo partirà alle ore 13.30 da piazza della Repubblica per giungere in piazza del Popolo dove, intorno alle 17.30, prenderà la parola Maurizio Landini.

Al centro della manifestazione della CGIL la richiesta al nuovo governo e all’Europa di rimettere al centro i temi del lavoro e della giustizia sociale.

Tra i punti: l’aumento di stipendi e pensioni; l’introduzione del salario minimo e una legge sulla rappresentanza; il superamento della precarietà; una vera riforma del fisco; garantire e migliorare una misura universale di lotta alla povertà, come il reddito di cittadinanza; la sicurezza nei luoghi di lavoro; un tetto alle bollette; un piano per l’autonomia energetica fondato sulle rinnovabili.

È importante lavorare per la massima partecipazione di compagne e compagni con le bandiere del nostro partito e di Unione Popolare.

Invitiamo circoli, federazioni e regionali a prenotare rapidamente i posti su pullman treni speciali contattando le strutture della Cgil sul territorio.

C’è il rischio di esaurimento dei posti disponibili.

Con prossima comunicazione daremo indicazioni per un nostro spezzone. 

Fraterni saluti

Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-SE

Antonello Patta, segreteria nazionale, responsabile Lavoro nazionale PRC-SE

Roma, 3 ottobre 2022

Brasile: Rifondazione saluta il risultato di Lula al primo turno

Pubblicato il 3 ott 2022

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea si congratula  con il compagno Lula per il risultato ottenuto al primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane. E’ un segno di speranza per il Brasile, per l’America Latina e per il mondo intero, ma soprattutto per le classi subalterne brasiliane, le più colpite dalle politiche di Bolsonaro. Lula rappresenta inoltre la possibilità di porre fine alla devastante distruzione dell’Amazzonia.

Salutiamo le compagne e i compagni del PT, del Partito Comunista del Brasile e del Partito Socialismo e Libertà che, insieme ai movimenti sociali, hanno saputo costruire nelle strade l’opposizione e reggere l’urto del golpe mediatico-giudiziario e dell’ondata reazionaria del bolsonarismo.  

Purtroppo, Lula non ha ottenuto la maggioranza assoluta al primo turno, nonostante la distanza di più del 5%  da Bolsonaro.  Ricordiamo che nelle precedenti elezioni presidenziali, Lula ha vinto al ballottaggio.  

Le prossime 4 settimane saranno fondamentali per garantire la vittoria di Lula, e riprendere il cammino democratico verso una società più giusta e solidale.  

Al ballottaggio del 30 ottobre, la scelta sarà tra autoritarismo e democrazia, tra l’oscurantismo basato sull’odio e la speranza di un futuro migliore. 

Dal Brasile arriva la conferma che solo una sinistra popolare, di classe, espressione dei movimenti sociali, femminista, ecologista, antimperialista può fermare l’ultradestra con la sua miscela di neoliberismo, anticomunismo, integralismo religioso, oscurantismo e razzismo.  

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea è al fianco di Lula e delle forze che lo sostengono. Nelle prossime settimane, la solidarietà internazionale con Lula è più che mai necessaria.

Maurizio Acerbo, Segretario Nazionale

Marco Consolo, Resp. Area Esteri e Pace

PRC-SE