20 maggio 2022.
Tag: Rifondazione Comunista Mortara
FERMARE IL DDL CONCORRENZA, DIFENDERE ACQUA, BENI COMUNI
14 maggio 2022
ADRIANO ARLENGHI
Non ne parla nessuno, sembra che non interessa a nessuno, eppure ci sono cose come questa, magari anche un po’ difficili da capire, che sono essenziali per il nostro futuro. Per la verità il “solito” Abbà aveva presentato una mozione in consiglio comunale. Vergognosamente cassata da tutti i partiti. Di che si tratta?
Il governo Draghi ha presentato di recente il disegno di legge sulla concorrenza e il mercato, riforma chiesta anche per l’accesso ai fondi europei del PNRR.
Il DDL Concorrenza tuttavia è un manifesto ideologico che, dietro la riproposizione del mantra “crescita, competitività, concorrenza”, si prefigge una nuova ondata di privatizzazioni di beni comuni fondamentali, dall’acqua all’energia, dai rifiuti al trasporto pubblico locale, dalla sanità ai servizi sociali e culturali, fino ai porti e alle telecomunicazioni.
Il Ddl all’art. 6 individua nel privato la modalità ordinaria di gestione dei servizi pubblici rendendo residuale la loro gestione pubblica, per cui gli Enti Locali che opteranno per tale scelta dovranno “giustificare” il mancato ricorso al mercato. Espropriando le comunità locali dalla scelta sui beni comuni (spingendole comunque a gestioni in forma mercantili, come le società per azioni). Azzerando la storica funzione pubblica e sociale dei Comuni.
Questa cosa contraddice la volontà popolare espressa con i referendum del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni. Per questo anche in questa campagna elettorale Rifondazione dice di no alle privatizzazioni.
Perché? Semplice, perché portano al sovra sfruttamento delle risorse naturali, peggiorano i servizi, aumentano le tariffe, annullano il controllo democratico, riducono i diritti del lavoro, l’occupazione e i salari, aumentando la profittabilità e la precarietà.
Veniamo da un periodo di emergenza sanitaria, siamo immersi dentro una drammatica crisi eco-climatica e dentro un drastico peggioramento delle condizioni di vita delle persone, ed ora anche dentro una nuova guerra all’interno dell’Europa.
Affrontare queste sfide richiede un radicale stop a un modello sociale basato sui profitti, per costruire un’altra società fondata sul prendersi cura, sulla riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni, sulla gestione partecipativa di tutti i servizi pubblici.
Per questo invito gli amici a dire di no, nella maniera che ritengono più opportuna, social, giornali, lettere, al DDL Concorrenza a partire dall’art. 6 e dai provvedimenti su sanità, servizi sociali, trasporti, rifiuti, energia, porti e telecomunicazioni e invito alla più ampia e partecipata mobilitazione per impedire un esito di diffuse privatizzazioni.
Ci sono cose che ci riguardano da vicino e di cui dobbiamo proprio occuparcene. Se non noi chi altro lo deve fare?
RIFONDAZIONE COMUNISTA MORTARA: PRESENTAZIONE DELLA LISTA GIUSEPPE ABBÀ SINDACO
Sabato 7 maggio 2022, il consigliere Comunale Giuseppe Abbà ha presentato ai giornalisti e ai militanti del circolo, la lista per le lezioni comunali del 12 giugno 2022, nella sede del partito.
Ha illustrato i punti programmatici più importanti e i candidati che lo sostengono.
Una lista con al suo interno, sia di candidati di provata esperienza politica amministrativa e giovanissimi candidati.
Mortara ha bisogno di un cambiamento radicale delle sue politiche amministrative, ambientali, di viabilità, di trasporti, di lavoro, un diverso rapporto tra cittadini, istituzioni e politiche aggregative giovanili.
L’unica vera alternativa per la città è votare Giuseppe Abbà!
Buona visione del video.
RIFONDAZIONE COMUNISTA MORTARA.
Rifondazione Comunista sarà presente alle prossime elezioni amministrative con una propria lista
2 Maggio 2022
Il 12 Giugno si vota anche a Mortara per il rinnovo dell’amministrazione comunale.
Come Rifondazione Comunista parteciperemo a queste elezione con una nostra lista candidando alla carica di Sindaco Giuseppe Abbà.
La nostra sarà una lista che vedrà al suo interno sia candidati di provata esperienza politica ed amministrativa che giovanissimi candidati.
Mortara ha bisogno di un cambiamento radicale delle sue politiche amministrative, ambientali, di viabilità, di trasporti, del lavoro, un diverso rapporto cittadini istituzioni e politiche aggregative giovanili.
Sabato 7 maggio a partire dalle ore 10 presso la sede del partito in via Cadorna 5 a Mortara presenteremo i nostri candidati e il candidato sindaco.
Sarà presente anche il segretario regionale del PRC Fabrizio Baggi.
02/05/22 Mortara
Rifondazione Comunista circolo di Mortara
Festa per il Compagno Sandro Farina
1 Aprile 2022
Adriano Arlenghi
Oggi il circolo mortarese si riempie di facce. Non è questo un pomeriggio di pioggia adatto al dibattito politico, è invece un’occasione speciale. Al posto delle bandiere e dei volantini, ecco che sul tavolo apparecchiato compaiono torte e spumante.
Il festeggiato è lui, il Sandro. Detto il Farinin. Conosciutissimo in città. Novantaquattro anni. Lo guardo, mentre mi guarda. Riservato come sempre, è felice. Si siede su di una sedia e non finisce più di ringraziare i compagni. Non se l’aspettava probabilmente questa festa. Festa che poi è anche un modo per dirgli, che lui fa sempre parte di una grande famiglia, che gli vuole bene. Oltre alla sua personale, naturalmente.
Fuori grandina. Palline bianche e vento freddo scuotono le persiane. Finisce la tempesta, si esce fuori. Nel cortile ironicamente chiamato il kolkotz. Max e Sandro si fanno immortalare da uno scatto fotografico. Insieme. Il meno giovane e il più giovane a rappresentare la continuità di un’idea. Giuseppe lo racconta. Racconta di quando ha lavorato per decenni alla Sacic e ha lottato per i diritti di tutti. Per essere solidale con la classe operaia, nel tempo eroico ed alienante della catena di montaggio.
Di quando raccoglieva firme per i diritti del lavoro, di quando volantinava al mercato e del fatto che c’erano, e ci sono tuttora, persone che il volantino lo prendono soltanto da lui. Non da altri. Il Sandro oggi non è per nulla stanco o affaticato. È più arzillo di me. Non si arrende e cerca sempre di comprendere le cose del mondo, di un mondo che è diventato purtroppo tutt’altra cosa, rispetto a quello che lui aveva sempre sognato e per cui aveva lottato.
Non importa. A differenza di tanti ragazzi giovani che oggi hanno perso la dimensione del futuro, lui la speranza invece la possiede ancora forte. Dentro al cuore. Brighitte gli regala un quadro. Un quadro con una frase di Bertolt Brecht.
Arrivano anche i compagni di Vigevano, gli auguri si diffondono ovunque. I bicchieri si riempiono. La festa non può finire così, sotto un cielo nero di nuvole minacciose. Si affaccia improvviso un sole imbronciato. Poi la luce prende forza e a me sembra che ad un certo punto entrambi, il sole e Sandro, si guardino e si riconoscano.
Per poi decidere di ballare insieme, nel grande gioco che il tempo della vita riserva, ad ognuno di noi
Il congresso nazionale Anpi visto attraverso gli occhi di un diciannovenne
1 Aprile 2022
MASSIMILIANO FARRELL
Egregio direttore,
lo scorso fine settimana, dal 24 al 27 marzo, ho avuto l’occasione di partecipare attivamente, in quanto delegato in rappresentanza del comitato provinciale di Pavia, al congresso nazionale dell’ANPI a Riccione. Diciannovenne, ero tra i più giovani presenti.
Voglio qui riportare alcune mie riflessioni su questo importante appuntamento che ha riscosso l’attenzione anche dei media nazionali.
Innanzitutto, una doverosa premessa. L’ANPI è l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, la casa di tutti gli antifascisti, dei vecchi e nuovi resistenti, di chi crede e difende attivamente i valori della nostra Costituzione nata dalla lotta per la libertà dal regime fascista e nazista che avevano portato alla rovina l’Italia e l’Europa. È doveroso non dare per scontato che tutti i lettori sappiano cos’è l’ANPI, dal momento che le classi dirigenti italiane ci vogliono tutti quanti ignoranti nelle discipline storiche e geografiche per poterci manipolare meglio e portarci a votare il primo idiota qualunquista di turno (sia esso Salvini, Meloni, Renzi, Di Maio o Calenda).
Il congresso di Riccione è stato un importante momento di confronto e di dibattito, un’occasione per conoscere tantissime nuove persone da tutta Italia che condividono i nostri stessi valori, quella della sinistra vera e di lotta.
Abbiamo avviato, come comitato provinciale di Pavia, un gemellaggio con il comitato provinciale di BAT (Barletta-Andria-Trani). Ci lega la figura di un partigiano trasferitosi al Sud dopo aver combattuto contro i fascisti al Nord.
Più dei due terzi degli interventi delle delegate e dei delegati si sono concentrati, com’è ovvio che sarebbe successo, sulla guerra in Ucraina e sulle strumentalizzazioni che alcuni giornali avevano fatto su alcune dichiarazioni dell’ANPI relative al conflitto in corso.
Ciò che è emerso è un ampio consenso, e non una divisione, su questo tema: condanna all’aggressione di Putin, solidarietà al popolo ucraino, no all’invio di armi e all’aumento delle spese militari.
Non mi sembra che siamo filo-Putin come dicono alcuni media, e nemmeno equidistanti. Il partigiano Carlo Smuraglia, ora presidente emerito, pare abbia ritrattato alcune delle sue posizioni (alcune sue parole erano state strumentalizzate per farlo apparire favorevole all’invio di armamenti all’Ucraina). La senatrice a vita Liliana Segre, intervenuta al congresso, non ha criticato l’ANPI per la sua presunta equidistanza, come invece si evincerebbe da titoli usciti su “la Repubblica” negli ultimi giorni. Ha anzi condiviso la condanna ferma dell’aggressione e le posizioni pacifiste della nostra Associazione.
Gli amici di Putin vanno ricercati a destra, nei partiti di Berlusconi, Salvini e della Meloni, come ha ricordato un delegato, e di certo non nella sinistra vera.
Dico sinistra vera perché esiste a parer mio una sinistra un po’ più finta, anch’essa presente al congresso. La sinistra finta del democristiano Enrico Letta, che a Riccione non menziona le posizioni belliciste e atlantiste del suo partito, e di Giuseppe Conte, di cui forse abbiamo dimenticato il suo passato in cui si vantava di essere sovranista e populista. Inviare armi in Ucraina e aumentare le spese militari porta all’escalation, all’intervento attivo, e al prolungamento della guerra. Più armi ci sono in giro e più morti ci saranno.
L’ANPI chiede che i governi europei si impegnino per la pace, per le trattative e per un compromesso dove Russia e Ucraina devono fare un passo indietro e rinunciare ad alcune pretese.
Il paragone tra la lotta di liberazione in Italia e il conflitto in Ucraina non ha senso per ovvi motivi. Ovvi se si apre un qualsiasi manuale di storia, e oltre ad aprirlo lo si legga. Nemmeno il Beppe Grillo dell’Ucraina Zelensky, che sta mandando al macello il suo intero popolo, nel suo intervento al Parlamento Italiano ha fatto questo assurdo paragone, memore forse della figura da cioccolataio che aveva fatto pochi giorni prima in Israele, dove era stato giustamente criticato per aver paragonato l’invasione russa dell’Ucraina al genocidio programmato e sistematico di 6 milioni di ebrei. Semplicemente follia!
L’ultima cosa la dico sui giovani, sui miei coetanei dentro l’ANPI. I giovani esistono, ce ne erano un po’, sparsi tra tutte le regioni d’Italia. Ho conosciuto due delegati lombardi, un ragazzo di 20 anni di Como e una ragazza di 24 anni di Monza, con i quali cercherò di costituire nelle prossime settimane e nei prossimi mesi un coordinamento (per ora a livello regionale) dei giovani iscritti all’ANPI, per misurare le nostre forze e lavorare su iniziative comuni.
Da parte dei “vecchi” si è parlato dell’importanza di “studiare” il fenomeno giovanile dentro l’ANPI e di lavorare per fare in modo che nuovi partigiani si avvicinino all’associazione. Posso soltanto limitarmi a dire che nessun giovane sotto i 30 anni è entrato a far parte degli organismi nazionali che contano. Per ora l’integrazione tra l’esperienza e l’innovazione rimane solo sulla carta.
Tutti noi giovani siamo concordi su un punto, che è emerso anche dagli interventi: la necessità di una riforma scolastica seria e dell’introduzione nei programmi scolastici anche della storia contemporanea dopo la Seconda Guerra Mondiale, che in nessuna scuola superiore viene studiata.
La storia e la geografia sono le chiavi che aprono le porte alla comprensione del mondo. L’ha dimostrato il conflitto in corso. La riduzione progressiva delle ore di storia e l’abolizione della geografia nelle scuole superiori, che noi studenti abbiamo vissuto sulla nostra pelle, è un’idea partorita dalle classi dirigenti per tenerci ignoranti. Stessa cosa l’allontanamento (o almeno il suo tentativo) degli esperti di geopolitica dal dibattito pubblico (vedi Orsini) e l’affidamento del ruolo che spetterebbe allo storico o allo scienziato politico a un Povia o un Telese o uno Scanzi qualunque.
Massimiliano Farrell
Presidente Sezione ANPI Mortara “Fratelli Capettini”
CONTRO LA CORSA AGLI ARMAMENTI
30 Marzo 2022
GIUSEPPE ABBA’
A Mortara, nel consiglio comunale del 24 marzo scorso il gruppo consiliare della Lega ha presentato un ordine del giorno sull’Ucraina inaccettabile.
Difatti si sosteneva il “pieno appoggio” all’azione del governo, dell’Unione Europea, della Nato.
Ho contrapposto un diverso ordine del giorno, basato sulla posizione sostenuta dal nostro Partito con il seguente testo:
“Il Consiglio comunale di Mortara condanna l’inaccettabile intervento militare russo contro l’Ucraina, che ha provocato una drammatica estensione della guerra, in corso già da 8 anni nelle regioni del Donbass, che aveva già provocato 14 mila vittime.
Parimenti il consiglio comunale di Mortara, richiamandosi all’art.11 della Costituzione “l’Italia ripudia la guerra”, è nettamente contrario alla decisione del governo italiano di mandare armi all’Ucraina, in quanto il fuoco non si spegne con la benzina ed è contrario all’aumento della spesa militare decisa da quasi tutto il Parlamento italiano fino a raggiungere il 2 per cento del PIL (38 miliardi di euro) come richiesto dagli Stati Uniti e dalla Nato.
Richiede al governo italiano di adoperarsi diplomaticamente per ottenere:
1) IL CESSATE IL FUOCO IMMEDIATO
2) L’APPLICAZIONE DEI DISATTESI ACCORDI DI MINSK
3) BLOCCARE L’ESPANSIONE DELLA NATO AD EST.
Inoltre il Consiglio comunale di Mortara invita il governo a rivedere la questione delle basi militari straniere (statunitensi e Nato) sul territorio nazionale, quantomeno allontanando i pericolosi depositi di bombe atomiche (presenti nelle basi di Ghedi ed Aviano).
Infine il Consiglio comunale di Mortara impegna l’Amministrazione comunale ad adoperarsi per l’aiuto a tutti coloro che fuggono dalle guerre, sia dall’Ucraina che dagli altri teatri di guerra.
Giuseppe Abba’
Consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista.
Ovviamente ho votato contro l’ordine del giorno leghista (votato invece da tutti gli altri gruppi consiliari, Lega, PD, Fratelli d’Italia) e ho depositato agli atti il mio ordine del giorno che ha ottenuto solo l’appoggio di UN consigliere comunale (il sottoscritto).
Mortara: Microcast, operai senza un euro da novembre. “Non ce la facciamo più, chiediamo almeno una mensilità per respirare”
17 marzo 2022
Apprendiamo dall’Informatore, con un piccolo articolo, di come sono trattati i lavoratori della Microcast. Un classico esempio di come il Governo Draghi crea nuovi poveri, abbandonati a se stessi senza nessun aiuto finanziario dopo i licenziamenti.
Ieri mattina la Camera dei Deputati ha approvato a larghissima maggioranza (391 voti favorevoli su 421 presenti, 19 voti contrari) un Ordine del giorno collegato al cosiddetto “Decreto Ucraina” proposto dalla Lega Nord e sottoscritto da deputati di Pd, Fi, Iv, M5S e FdI che impegna il Governo ad avviare l’incremento delle spese per la Difesa verso il traguardo del 2 per cento del Prodotto lnterno Lordo. Ciò significherebbe, citando le cifre fornite dal Ministro della Difesa Guerini passare dai circa 25 miliardi l’anno attuali (68 milioni al giorno) ad almeno 38 miliardi l’anno (104 milioni al giorno). Soldi tolti alla Sanità, all’Istruzione, alla Ricerca, alla Cultura e agli ammortizzatori sociali per i lavoratori. Al peggio non c’è mai fine.
ARTICOLO Tratto da: l’INFORMATORE del 17 marzo 2022
Mortara: i lavoratori Microcast, dichiarata fallita il 23 novembre, sono rimasti senza lavoro e stipendio, né cassa integrazione, né Naspi.
Sono poco meno di 30. “Non vediamo un euro – riferisce uno di loro – dal 9 novembre, quando ci è stato pagato lo stipendio di ottobre. Non ce la facciamo più, chiediamo almeno una mensilità per respirare”.
“I dipendenti – spiega Lorena Bini della Fiom Cgil – hanno diritto a 12 mesi di cassa integrazione straordinaria, prevista dal decreto Genova anche per le imprese fallite. Abbiamo cercato di attivarla con incontri al ministero. Finalmente il 17 febbraio abbiamo firmato l’accordo. Ora deve essere recepito da un decreto ministeriale, poi ci saranno i tempi dell’Inps per i pagamenti. Stiamo sollecitando di continuo. I lavoratori aspettano inoltre dal fallimento due mensilità del 2019 e il Tfr”.
Ci avete rotto!
11 marzo 2022
ADRIANO ARLENGHI
Come se non bastassero la crisi ecologica e quella climatica, prossima al punto di non ritorno, la crisi economica e sociale che ha aumentato drammaticamente le diseguaglianze fra le persone, la crisi sanitaria che ha stravolte per due anni e non è ancora finita le nostre vite e le relazioni sociali, è tornata oggi anche la guerra nel cuore dell’Europa, a due passi da casa, a scandire la nostra quotidianità.
Sulla crisi ecologica sono stato impressionato dalle immagini diffuse poco tempo fa di Ceresole Reale, dove un tempo c’era un enorme lago ed ora c’è il deserto. Non era mai successo.
La crisi economica ha il volto delle centinaia di pacchi che le associazioni mortaresi creano ogni mese, per una folla con Isee sempre più faticosi da reggere.
E per quanto riguarda la guerra, le immagini della televisione sono tremende, pornografiche, perché la guerra è sempre una sconfitta per l’umanità, lo è per tutte le guerre che attraversano il pianeta che mai hanno prodotto né vincitori , ma solo vinti ed una enorme collettiva sofferenza.
Come varie associazioni, siamo stati nelle piazze della nostra città, dove in molti hanno acceso candele, elevato preghiere, esposto bandiere della pace. Ci siamo sentiti impotenti, animali rari, perché sappiamo che la guerra ci mette poco a generare simboli apparentemente vincenti, lavora per dividere e crea fratture dove ogni tentativo di dialogo faticano ad abitare, genera la sensazione che non ci possano esser altre strade possibili oltre all’esercizio primordiale e stupido della forza.
Soprattutto ci ha spaventato come i media e i cosiddetti grandi della terra, parlino con scioltezza e incuria della possibilità di usare le armi nucleari, di giungere ad una terza catastrofica guerra nucleare. Il terrore delle parole . Ci chiediamo chi mai ha dato loro il diritto anche solo di pensare che si possa sterminare l’umanità. Siamo alla follia. Io dichiaro che mai nessun politico o generale possa discettare di queste cose anche a mio nome.
Le parole che diciamo, che scriviamo, quelle che ci raccontiamo mentre facciamo collette e cerchiamo viveri e coperte da spedire a chi fugge piangendo dalla barbarie: basta bombardamenti, cessate il fuoco, pace subito, trattare, trattare e ancora trattare, fuori la guerra dalla storia, ne con Putin né con la Nato, svuotare gli arsenali e riempire i granai, vogliamo un Europa neutrale e senza atomiche e ancora diplomazia dal basso, ci sembrano parole che non creano storia, politica, che non hanno la forza per sopravvivere. Anche se le viviamo come le uniche praticabili.
Non ci stupiamo di questo, l’abbiamo già visto in altri teatri di guerra, teatri che abbiamo “visitato di persona”. L’orrenda favola della guerra continua ad esercitare un fascino sinistro. Le lacrime di chi fugge ci sembrano quelle che ci hanno fatto commuovere una volta, quelle di un’attrice famosa in un film in cui siamo comodamente seduti in prima fila. Lo strazio delle sirene che preannunciano incendi e bombe non si ode nelle notti piene di luna della nostra città.
Davanti alla stupidità del mondo, non arretriamo di un passo. Anzi in una manciata di amici di Mortara, pochi per ora, stiamo pensando di creare una consulta, associazione, comitato di pace, un gruppo di persone che vuole raccontare le verità scomode su ciò che c’è di lurido nella politica e nelle industrie che fabbricano armi, sperimentare lo studio di forme di difesa popolare nonviolenta.
In poche parole: non ci fidiamo più di chi ci governa. Per salvare l’umanità abbiamo bisogno di una società della cura che non hanno in mente.
Avremmo bisogno anche di poeti. Diceva Tiziano Terzani “Mi piaceva pensare che i problemi dell’umanità potessero essere risolti un giorno da una congiura di poeti: un piccolo gruppo si prepara a prendere le sorti del mondo perché solo dei poeti ormai, solo della gente che lascia il cuore volare, che lascia libera la propria fantasia senza la pesantezza del quotidiano, è capace di pensare diversamente. Ed è questo di cui avremmo bisogno oggi: pensare diversamente.”
Chi vuole far parte nel gruppo e lavorare con noi, ce lo scriva. Inizieremo con il porci una domanda difficile: come mai, in questi anni non siamo riusciti, purtroppo, ad appassionare i giovani alla Pace?
Otto marzo
8 marzo 2022
Adriano Arlenghi
Per me oggi, l’otto marzo ha la faccia di Elena. Non delle mimose o delle frasi edulcolorate che girano in rete.
La notizia è di ieri. Elena Popova che fa parte del Movimento degli obiettori di coscienza russi è stata arrestata.
Elena Popova, mercoledì scorso aveva partecipato ad una diretta assieme a Yuriy Sheliazhenko, che fa parte del Movimento pacifista Ucraino. Intervenivano sulla situazione della guerra in Ucraina.
Lo comunica il Movimento Nonviolento, sezione italiana della War Resisters International, che con le sedi di Londra e Bruxelles sta tenendo i contatti diretti con i pacifisti russi e ucraini per il sostegno alla campagna di obiezione e diserzione dagli eserciti.
I pacifisti russi erano all’interno di una manifestazione contro la guerra, e stavano denunciando le brutalità della repressione della polizia. Con la nuova legge marziale, infatti, non c’è bisogno di una accusa specifica per fermare e portare in carcere le persone.
Elena Popova, con altri esponenti del suo movimento, aveva distribuito volantini “No alla guerra – Come non mandare tuo figlio in guerra.
La notizia, parla tra le righe, del coraggio di questa donna che dentro ad una situazione difficile e rischiosa, non arretra di un millimetro. Scende in piazza, per rivendicare le proprie convinzioni di pace. In un mondo che scivola velocemente verso la barbarie.
Perché lo sappiamo tutti, che l’assedio di Kiev sarà una carneficina e distruggerà una delle più belle città d’ Europa.
Dire no alla guerra, da una parte e dall’altra della barricata, non è facile in quel teatro di morte. Ma Elena non si tira indietro.
Idealmente rappresentando tutte le donne del mondo, che al posto della violenza che non riuscirà mai a generare un mondo più umano, sceglie di battersi per la società della cura. Cura di sé, degli altri, del pianeta.












