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La vergogna. Diecimila volte vergogna

18 Novembre 2022

ADRIANO ARLENGHI

La vergogna. Diecimila volte vergogna.

Quando ho visto la lettera non credevo ai miei occhi. Ho sempre pensato che i pendolari della linea che da Mortara porta a Milano fossero dei santi. Sopportano in silenzio soppressione e ritardi. Convogli fatiscenti e senza bagni, informazioni sballate. Ho amici che sono costretti a prendere il treno un’ora prima per avere la certezza di timbrare in orario il cartellino e molti altri che sono stati obbligate ad intasare le strade della 494. Generando inquinamento e rischi di incidenti a causa di un servizio pubblico gestito da Trenord che da lustri fa veramente pietà.

Questo mese poi il servizio ha raggiunto livelli di inaffidabilità spaventosi. Ho letto che in Giappone quando un treno è in ritardo anche solo di 30 secondi, i dirigenti si scusano con i pendolari. Qui succede l’opposto o meglio di fanno cose che hanno il sapore della vendetta. Qualche anno fa per cercare di trovare almeno parziali soluzioni per migliorare le condizioni di trasporto per chi viaggia e per chi studia, un gruppo di persone aveva creato un’associazione pendolari.

Io tra questi. Con tanta fatica, coerenza, dedizione, questo gruppo di persone ha tentato di invertire la rotta ed ha fatto tavoli, manifestazioni, raccolta firme, volantinaggio in tutte le stazioni, ha studiato le opzioni tecniche possibili, ha interpellato gli amministratori cercando di coinvolgerli. I giornali spesso e volentieri raccolgono il grido di dolore pendolare e ne fa articoli di giornale. L’associazione si chiama Mi. Mo. Al. e della sua coerenza e lavoro non c’è pendolare che non ne sia conscio.

Sono affidabili, precisi, sempre sul pezzo. Così coerenti e seri da sembrare inattaccabili. E tutto questo ovviamente fa paura a Trenord. Trenord è la grande azienda partecipata da Regione Lombardia per gestire il trasporto ferroviario. Incapace di ovviare ai disservizi quotidiani e questo vale in particolare per il nostro territorio dichiarato area interna la settimana scorsa, ovvero area depressa, che fa?

Semplice: se la prende con i pendolari organizzati che fanno valere le proprie ragioni nei tavoli negoziali. Li accusa di diffondere maldestre elaborazioni che spettano esclusivamente all’azienda cioè i dati dei ritardi. E sottolinea persino che il loro intento è quello di diffondere informazioni tese a screditare la società. Sostiene che questo è un reato consumato a mezzo stampa e diffida l’associazione a pubblicare e a divulgare notizie false e infamanti nei suoi confronti.

Arriva anche a chiedere la richiesta di risarcimento danni cagionati a Trenord per lrsa immagine: diecimila euro.

Io non ho parole. Quanto è accaduto non solo è vergognoso. Se l’immagine pubblica di Trenord prima era claudicante ora è finita sotto le scarpe. Non è solo la mia opinione ma di chiunque viaggia in treno.

Massima solidarietà da parte mia all’associazione e al suo presidente. Invito tutti gli amici pendolari e non a scrivere a Trenord tutto il proprio disgusto per una azione che vuole cancellare un’associazione che ha sempre difeso i diritti dei pendolari e raccontato verità.


Testo della mozione di Giuseppe Abbà, protocollata al Municipio di Mortara sul vero scandalo di Trenord che cerca di intimidire l’associazione pendolari. Ritengo vergognoso tale atteggiamento. Trenord, invece di risolvere i problemi, cerca di bloccare le giuste proteste dei pendolari.


Mortara,18 novembre 2022
Alla Presidente del Consiglio comunale
Al Sindaco del Comune di Mortara
Oggetto: Contro l’assurda richiesta di Tre Nord verso i pendolari della Mi.Mo.Al.
Il sottoscritto Giuseppe Abbà, consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista
VISTA la vera e propria intimidazione mandata avanti da Tre Nord contro l’ associazione pendolari Mi.Mo.Al. con la richiesta di ben 10.000 euro a Franco Aggio “accusato” di aver reso pubblici disservizi e ritardi, peraltro già resi noti dalla stessa Tre Nord
CONSIDERATO che già in precedenza si era avuto da parte di Tre Nord un altro tentativo intimidatorio ( poi rientrato con un accordo e varie prese di posizione) semplicemente contro il normale diritto di critica
RICORDATO che Tre Nord è una società a responsabilità limitata che ha l’appalto dalla Regione Lombardia per cui la stessa ha una responsabilità precisa in merito
CHIEDE
La convocazione urgente del Consiglio comunale di Mortara, allargato all’associazione pendolari Mi.Mo.Al. per discutere e votare la seguente MOZIONE
“Il Consiglio comunale di Mortara chiede a Tre Nord di ritirare immediatamente l’inaccettabile intimidazione contro Mi.Mo.Al. e Franco Aggio che si sono limitati a rendere noto notizie diffuse dalla stessa Tre Nord e a procedere piuttosto al miglioramento del servizio che riguarda decine di migliaia di pendolari della nostra zona”.
Giuseppe Abbà.

Antenne

19 Ottobre 2022

PRIMA DI AUTORIZZARE ULTERIORI ANTENNE DI TELEFONIA MOBILE OCCORRE COMPLETARE GLI STUDI SULLE CONSEGUENZE.

Il sottoscritto Giuseppe Abbà, consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista
APPRESO che una cittadina mortarese, abitante tra via De Cantiano e via Montessori, ha inviato al Sindaco, ai giornali locali, alle associazioni ambientaliste una richiesta di chiarimenti a causa della preoccupazione nata per aver visto all’opera in quello spazio dei rilevamenti e in quanto, dalle prime informazioni, ha saputo della prossima installazione di un’antenna di telefonia mobile riconducibile al 5 G
CONSIDERATO che, in data 13 marzo 2022, la giunta comunale in carica all’epoca, ma prossima alla scadenza, ha deliberato la concessione alla società Iliad di un’area di 36 metri quadrati ( in cambio di 12 mila euro) per l’installazione di un’antenna per la telefonia mobile e che la stessa società si occupa di 5 G
VISTO che di questa tecnologia è stata chiesta, da parte di molti scienziati di ogni continente, la moratoria in attesa di capire gli effetti della nuova generazione tecnologica sulla salute umana per le radiazioni elettromagnetiche e quindi la necessità di nuova sperimentazione da parte di centri di ricerca indipendenti anche per l’ovvio principio di cautela
RICORDATO che già nel Consiglio comunale di Mortara era stata discussa una mozione del sottoscritto per la moratoria del 5 G e che su questa mozione, pur respinta dalla maggioranza, il Sindaco dell’epoca aveva dato assicurazioni che a Mortara non era previsto nulla del genere (difatti a quel tempo si parlava di Cergnago e Castello d’ Agogna)
INTERPELLA
” Per sapere, come pensa necessario il sottoscritto, se l’Amministrazione Comunale intenda soprassedere a tale installazione quanto meno in attesa di risultati certi da parte di centri di ricerca indipendenti.

Giuseppe Abbà.

CONTINUA LA NOSTRA BATTAGLIA CONTRO IL CAROVITA. NO ALL’AUMENTO DELLE BOLLETTE DELL’ACQUA.

19 Ottobre 2022

Ho presentato la seguente mozione contro l’aumento delle bollette dell’acqua.
Il sottoscritto Giuseppe Abbà, consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista
APPRESO che la dirigenza di Pavia Acque ha presentato un piano tariffario che prevede un aumento medio delle bollette dell’otto per cento
VISTA la situazione sociale enormemente aggravata negli ultimi mesi con il sensibilissimo aumento delle bollette luce e gas, dei carburanti, dei generi alimentari
CONSIDERATO che la principale causa delle difficoltà dei cittadini deriva da scelte speculative nate ancora prima dell’attuale guerra e sviluppatesi in seguito a questa con uno scontro sulla questione dell’energia provocato dagli interessi di potenti multinazionali

RITENENDO necessario, almeno per i beni amministrati sul territorio e vitali come l’acqua, dare un segnale in controtendenza per non aggravare ulteriormente le condizioni di vita delle masse popolari
CHIEDE
Che nel prossimo Consiglio comunale sia discussa e votata la seguente
MOZIONE
” Il consiglio comunale di Mortara chiede che Pavia Acque non metta in atto il previsto aumento delle bollette dell’acqua e impegna il Sindaco a pronunciarsi in tal senso nelle assemblee previste su questo tema”.

Giuseppe Abbà.

CONSIGLIO COMUNALE DI MORTARA DEL 26 SETTEMBRE: le nostre osservazioni…

5 Ottobre 2022

Giuseppe Abbà

💬 Nel corso del Consiglio comunale di Mortara del 26 settembre sono state discusse le linee programmatiche dell’amministrazione Gerosa e le mozioni da me presentate per rimettere le panchine tolte dalla precedente amministrazione leghista e contro la sopraelevazione della “collina dei rifiuti” di Albonese.

🙈 Sulle linee programmatiche sono intervenuto (unico dall’opposizione) sostenendo che nel programma della Giunta non c’è una sola parola sui supermercati (di cui chiediamo la moratoria), manca un discorso generale sulla gestione dei rifiuti, (che chiediamo ritorni pubblica) dopo la colpevole dissoluzione del Clir, non una parola sulla bonifica dell’area ex Bertè, nulla sulla grave questione dei fanghi, non è indicata una soluzione definitiva per il Centro Istruzione Adulti, niente sull’Aler e le case popolari, nulla sulla gestione del Palazzo del Moro e nessuna indicazione sul futuro del Parco Nuovi Nati dopo la parziale ripulitura. In pratica non si sono affrontati i principali problemi della Città.

😎 Sulle mozioni: la mia sul ripristino delle panchine, tolte dai leghisti per non fare sedere gli immigrati, è stata approvata anche dalla nuova maggioranza, pur con la riserva di provvedere prima ad una sistemazione dell’area di Piazza Giovanni XXIII (impegno sul quale, naturalmente, vigileremo).

Quella per togliere la cessione da parte del Comune di Mortara del suo “indice di pressione rifiuti” a favore del rialzo della “collina dei rifiuti” di Albonese per ben 420 mila metri cubi è stata respinta da tutti gli altri consiglieri (compresa la consigliera del PD).

Naturalmente la lotta contro la devastazione ambientale la proseguiremo, come abbiamo sempre fatto, sul territorio.

Il fascismo: regime reazionario di massa

28 Settembre 2022

Giuseppe Abbà

Qua e là è in corso una discussione su come è possibile, alla luce dei risultati elettorali che hanno visto vincere un partito con radici chiaramente neofasciste, che ciò sia successo, ecc.
Faccio notare che in realtà i voti alla coalizione di destra non rappresentano la maggioranza (il 43 o 44 per cento).

Solo la legge elettorale antidemocratica, voluta e sostenuta dal PD soprattutto ha permesso che alla coalizione di destra fosse assegnati un numero spropositato di seggi.

Comunque, oltre all’azione politica di opposizione, occorre studiare il fenomeno.


Il fascismo conviene agli italiani
perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni,
esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità.

Il fascismo è demagogico ma padronale.
Retorico, xenofobo, odiatore di cultura,
spregiatore della libertà e della giustizia
oppressore dei deboli, servo dei forti,
sempre pronto a indicare negli “altri”
le cause della sua impotenza o sconfitta.

Il fascismo è lirico, gerontofobo,
teppista se occorre, stupido sempre,
alacre, plagiatore, manierista.

Non ama la Natura, perché identifica
la natura nella vita di campagna,
cioè nella vita dei servi: ma è cafone,
cioè ha le spocchie del servo arricchito.

Odia gli animali, non ha senso dell’arte
non ama la solitudine, né rispetta il vicino,
il quale d’altronde non rispetta lui.

Non ama l’amore, ma il possesso.

Non ha senso religioso,
ma vede nella religione il baluardo
per impedire agli altri l’ascesa al potere.

Intimamente crede in Dio,
ma come ente col quale ha stabilito
un concordato, do ut des.

È superstizioso,
vuol essere libero di fare quel che gli pare,
specialmente se a danno
o a fastidio degli altri.

Il fascista è disposto a tutto purché
gli si conceda che lui è il padrone,
il padre.

Le madri sono generalmente fasciste.

Ennio Flaiano nella foto

Mortara: non passa la mozione contro l’ampliamento della discarica di Albonese presentata da Rifondazione Comunista

27 settembre 2022

Fonte Milano Pavia Tv :https://www.youtube.com/watch?v=zdsGN3ioVN8

Giuseppe Abbà, consigliere comunale di Rifondazione Comunista di Mortara.

Bertè cinque anni dopo

ADRIANO ARLENGHI

3 SETTEMBRE 2022

Si tratta di un vero e proprio romanzo nero, del quale è difficilissimo riassumere la vicenda che è tanto intricata quanto inquietante. Parlo della questione Eredi Bertè e alle vicende oscure che l’hanno accompagnata .Parlo del rogo del 2017, di cui tutti i mortaresi conservano tristissima memoria. L’attività di raccolta dei rifiuti risale al 1998 e va talmente bene da permettere alla ditta Eredi Bertè s.r.l. di fare numerosi e cospicui investimenti immobiliari. Nel 2006 iniziano le difficoltà che portano ad un accumulo irregolare di rifiuti, trasformando a poco a poco il sito in una discarica. In più di 10 anni nessuno si accorge dell’irregolarità della gestione. Le telefonate al Comune e le varie proteste non trovano ascolto.

Nel 2010 la ditta cambia nome (Eredi Bertè Ecology) , il cui amministratore è un conoscente di Vincenzo Bertè, il quale non ha specifiche autorizzazione e dunque riesce ad evadere l’ecotassa regionale di 1,8 milioni di euro..

Nel 2015 la Ditta ottiene l’autorizzazione della Regione. Nel 2017 l’incontenibilità dei rifiuti stoccati, la possibilità di un risarcimento assicurativo e l’impossibilità di uno smaltimento corretto e legale inducono qualcuno a provocare l’incendio doloso che tutti ricordiamo. Segue il fallimento della ditta. Il cumulo di rifiuti bruciati sono rimasti lì da ben 5 anni. Un grande, enorme cumulo di detriti bruciati nell’incendio doloso.

Neri e tristi sognando una bonifica sempre più lontana. Il rischio è che le sostanze incombuste percolino nel terreno non impermeabilizzato e arrivino alle falde, inquinandole. Una strana storia questa dei Fratelli Eredi Bertè, un azienda dove i controlli su ciò che veniva accumulato non sono mai stati realizzati.

Dove l’assicurazione non copriva i danni e nessuno se n’era mai preoccupato. Dove incredibilmente la mattina stessa in cui ci fu l’incendio era prevista una visita di controllo da parte dell’Arpa.

Cinque anni sono tanti e infatti la vegetazione sta crescendo negli anfratti dei detriti incombusti e ora produce rami verdi. Tra un paio di lustri se nessuno interverrà diventeranno una montagnetta verde alla cui sommità, tuttavia non si respirerà certo aria buona ma la certezza di stare in un luogo avvelenato e pericoloso.

La grande mobilitazione di mille persone che Ora basta! aveva messo in piazza la settimana dopo l’incendio non è servita a chiedere giustizia. Per noi che quella manifestazione l’abbiamo organizzata con una fatica inenarrabile, stando svegli persino la notte per chiedere permessi ed autorizzazioni, per rispondere alle settanta e passa associazioni o gruppi che avevano aderito, per inventarci la logistica, per tenere conto dei pareri e delle proposte di tutti, questo cumulo di macerie rappresenta una sconfitta. Ci era sembrato che quella indignazione forte che veniva rappresentata in una Piazza del Teatro inondata di sole quel pomeriggio di cinque anni fa, potesse essere e rappresentare un tempo nuovo.

Di discontinuità rispetto al passato riguardo ai temi dell’aggressione all’ambiente, della paura per il depauperamento progressivo del territorio, per i dati sulla salute collettiva, per la perdita di legalità. Ci sbagliavamo. Ci sbagliavamo, purtroppo.

Di bonifica oggi ne parlano tutti ma non ci pensa nessuno. Per questo insieme sugli amici di Unione Popolare e alle associazioni che lo vorranno, io sarò lì sul luogo della vergogna in Via Fermi, martedì 6 settembre dove si svolgerà un presidio a partire dalle ore 17. Invito gli amici a venire con me.

Cinque anni dopo l’incendio al deposito Eredi Bertè… ancora non è cominciata la bonifica

31 Agosto 2022

Cittadini Mortaresi e Lomellini, con questo volantino vogliamo ricordare a tutti che 5 anni fa, il 6 settembre del 2017, ci fu l’incendio al deposito di rifiuti della ditta Bertè, incendio che durò giorni e giorni che ci spaventò ed inquinò il nostro territorio.

NOI NON VOGLIAMO CHE QUESTO FATTO SIA DIMENTICATO!

Da allora non si è fatto assolutamente nulla, e la bonifica dell’area non è nemmeno cominciata.
Si palleggiano responsabilità tra i vari livelli istituzionali (regione, provincia e comune) ma il risultato è che nessuno ha fatto nulla.
Nei mesi scorsi è iniziato il processo nei confronti del titolare dell’azienda Vincenzo Bertè, accusato di incendio doloso, ma naturalmente ci vorranno anni prima che la magistratura accerti le responsabilità penali.
In questo caso specifico, non si sente da parte del centrodestra cittadino nessuna invettiva contro la lentezza della giustizia italiana. Se ad essere sotto accusa fosse stato un immigrato o una persona in difficoltà qualsiasi state tranquilli che avremmo assistito ad una campagna forsennata contro la malagiustizia. Come al solito si vuole una magistratura efficiente contro i deboli e inefficiente contro i potenti.

Anche chi doveva controllare che le norme di sicurezza fossero rispettate non è stato minimamente coinvolto. La giunta leghista di Mortara, ai tempi, non ha vigilato sulla crescita esponenziale dei rifiuti stoccati al di là di ogni norma. Per di più la giunta comunale ha pagato 80 mila euro all’anno alla Eredi Bertè senza avere nulla da eccepire. Non solo: anche dopo l’incendio la giunta di Mortara ha affidato appalti ad una società del socio di Bertè, Andrea Biani.

Chiediamo che la nuova giunta cittadina e la Regione si facciano carico di questo problema. Rivendichiamo, inoltre, che la filiera dei rifiuti deve essere ricondotta interamente sotto la gestione pubblica, per impedire a soggetti privati, il cui scopo è unicamente il profitto, di accumulare ingenti quantità di denaro incuranti dei danni ambientali e della salute dei cittadini. L’affidamento ai privati della gestione dei rifiuti favorisce, allo stesso tempo, le infiltrazioni mafiose in questo settore.

PER NON DIMENTICARE
Venerdì 2 settembre dalle 9.00 alle 12.00 ci sarà un gazebo informativo al mercato di Mortara in piazza Silvabella.

Martedì 6 settembre dalle 17 alle 18 e 30, in occasione del quinto anniversario dell’incendio, in via Fermi, davanti all’azienda Eredi Bertè presidio per sollecitare un piano di bonifica concreto e in tempi certi e per chiedere che chi ha sbagliato paghi.

Partito della Rifondazione Comunista – Giovani Comunisti/e – Unione Popolare

Le ditte di trattamento fanghi vogliono inquinare di più

26 Agosto 2022

GIUSEPPE ABBA’

Apprendiamo da un servizio andato in onda ieri su Milano Pavia TV che la Agrorisorse, ex Ecotrass, ditta di trattamento di fanghi e gessi a Mortara, ha chiesto a Provincia e Regione di rivedere le proprie autorizzazioni.

Attualmente lo stabilimento può lavorare 60.000 tonnellate all’anno suddivise in: 28.000 tonnellate di fanghi e 32.000 di gessi.

La richiesta dell’azienda è di non avere più questa divisione e di distribuire le 60.000 tonnellate secondo le logiche produttive di mercato più convenienti di anno in anno. Si tratta di una modifica sostanziale. I gessi, purtroppo, sono sempre più richiesti perché c’è un vuoto legislativo che li rende meno regolamentati dei fanghi. Con l’autorizzazione attuale, se il mercato chiede una gran quantità di gessi l’azienda deve comunque fermarsi a 32.000 tonnellate.

Con l’eventuale nuova autorizzazione potrebbe arrivare fino a 60.000 tonnellate.

Riteniamo molto grave l’operato della Agrorisorse e confidiamo che Provincia e Regione neghino la nuova autorizzazione con le modifiche proposte dalla ditta.

Tra le altre cose, in un articolo di Sandro Barberis pubblicato sulla Provincia Pavese lo scorso 11 agosto, si leggeva che le ditte di trattamento fanghi del nostro territorio hanno vinto al Tar contro le regole più restrittive sugli spandimenti adottate dagli enti locali. I legali, inoltre, affermano che “ora saranno possibili ricorsi anche contro i Comuni che hanno posto distanze e/o limiti”. 😢

Il Tar, dunque, ha dato ragione a queste aziende che pensano esclusivamente al loro profitto e inquinano il territorio producendo i fanghi per l’agricoltura trattando le acque reflue (come appunto la Agrorisorse).

🖊 Queste notizie, e lo strapotere e l’impunità di cui godono le ditte di trattamento fanghi, di cui i cittadini mortaresi hanno fin da subito e in ripetute occasioni contrastato l’insediamento, fanno accapponare la pelle alle associazioni ambientaliste e a chi, come noi del Partito della Rifondazione Comunista, si è sempre battuto a Mortara e sul territorio, nelle piazze e nelle istituzioni, per introdurre limitazioni sempre più stringenti allo spandimento dei fanghi in agricoltura.

È ormai tempo che ci sia, a livello nazionale e locale, un indirizzo diverso all’agricoltura, in modo da incentivare coltivazioni meno impattanti sull’ambiente e meno dipendenti da fanghi, fitofarmaci e diserbanti.

Non dimentichiamoci che la Provincia di Pavia (segnatamente le zone di pianura e quindi la nostra) assorbe un quarto della produzione nazionale di fanghi. È decisamente tempo di ridurre drasticamente questo dato.

👉🏻 Noi, come rappresentanti del Partito della Rifondazione Comunista, e in primis come cittadini mortaresi, non staremo zitti e non chineremo la testa di fronte a delle decisioni fortemente ingiuste e contrarie all’ambiente e alle esigenze del territorio.

Siamo pronti a scendere in piazza e siamo pronti a rivendicare i nostri diritti con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione.

Il video di tele Pavia:

“I MUCCHI VANNO MUNGIUTI”

2 Luglio 2022

ABBA’ GIUSEPPE

Questa me la raccontò Carlo Lombardi, l’indimenticabile “commissario Remo” della brigata “Arturo Capettini”.

Carlo Lombardi aveva appoggiato, nell’autunno 1920, il grande sciopero bracciantile scoppiato in Lomellina, attraverso l’organizzazione dei giovani socialisti “i ciclisti rossi”.

In una cascina di Castellaro de’ Giorgi, presso Mede, ci fu uno scontro a fuoco con i proprietari terrieri con una vittima: l’agricoltore Magni.

Carlo Lombardi non era presente al fatto, ma il tribunale di Voghera, dietro forti pressioni degli agrari e del nascente squadrismo, lo condannò come “mandante” a ben 30 anni di carcere.

Ne scontò 19. Uscito dal carcere nel 1939 a seguito di alcune riduzioni di pena, nonostante fosse sottoposto a sorveglianza speciale, riprese contatto con il Partito Comunista clandestino (Lombardi aveva aderito al Partito Comunista d’Italia, nato nel gennaio 1921, in carcere).

Nel 1943, dopo l’8 settembre, si mise ad organizzare la Resistenza. Salì in montagna, nell’Oltrepò Pavese, nella primavera del 1944 e costituì, assieme ad altri compagni, la brigata garibaldina “Arturo Capettini”.

Tornò a Mortara dopo la Liberazione e riprese l’attività sindacale organizzando il proletariato agricolo che, all’epoca, era molto numeroso: 100 mila addetti in Lomellina di cui ben 30 mila iscritti all’organizzazione bracciantile della CGIL.

Nel settembre 1945 esplode un grande sciopero nelle campagne, uno sciopero totale, compresa la mancata mungitura delle mucche.

Il padronato agrario chiede l’intervento delle autorità alleate occupanti. Così, un mattino, Carlo Lombardi vede entrare nel suo ufficio alla Camera del Lavoro un ufficiale alleato, il maggiore Philips che, come lo vede, lo chiama con il suo nome di battaglia “Remo”! Lombardi risponde “Philips”! Difatti i due si conoscevano in quanto Philips era stato paracadutato, durante la lotta partigiana, in Oltrepò e aveva fatto il radiofonista nel reparto garibaldino di Lombardi.

Immediatamente Philips, che parlava un italiano stentato, dice a Lombardi “Remo, i mucchi vanno mungiuti“!

Remo, sentendo declinare al maschile plurale il termine “mucca”, non resistette e rispose “i mucchi potrebbero essere i tori, ma non producono latte”! Philips insistette perché lo sciopero terminasse, ma Remo lo invitò a fare un giro con lui nelle cascine per rendersi conto di persona come vivevano braccianti e salariati.

Con la jeep di Philips i due girarono per tutta la Lomellina e l’ufficiale alleato (che doveva essere un sincero democratico) si rese conto della grande miseria, aggravata dalla guerra appena finita, in cui si viveva.

A quel punto convocò, nella sala consiliare del Comune di Mortara, una riunione fra i rappresentanti sindacali e gli agrari. I padroni non volevano cedere alle richieste fra le quali, importante per l’epoca, la parità salariale fra uomo e donna.

A quel punto, spazientito, Philips intervenne dichiarando ai padroni: “Guardate, se non firmate l’accordo, in provincia di Pavia posso disporre di 20 mila indiani che taglieranno il riso e vi sequestreremo il raccolto”!

I padroni firmarono l’accordo. Non solo: Philips si adoperò per far confluire il materiale, specialmente vestiario, abbandonato dai tedeschi che fu distribuito alle famiglie dei braccianti.

Questa fu, probabilmente, l’unica volta (almeno che io sappia) che le armi dell’Impero Britannico le quali, di solito, nel dopoguerra erano usate per restaurare il potere capitalistico, furono impiegate per un accordo sindacale a favore dei lavoratori.

Lombardi, che raccontava con indubbio divertimento l’episodio, mi disse pure che i padroni non gli perdonarono mai quell’intervento.