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ELEMENTI DI STORIA DELL’AFGHANISTAN E LE RESPONSABILITÀ DELL’IMPERIALISMO

Giuseppe Abbà


l’Afghanistan, fin dall’800, è stato al centro di un’azione di tipo imperialista. I britannici, che già controllavano l’India (adesso divisa in India e Pakistan) posero il protettorato sull’Afghanistan fin dal 1879, anche per contrastare la spinta verso il Sud dell’ Impero zarista, che controllava l’Asia centrale, allora denominata Turkestan.

Dopo la seconda guerra mondiale, l’Afghanistan, che si era dichiarato indipendente nel 1919, era retto da una monarchia e svolgeva una politica estera di neutralità.

Anche l’India non aderiva ai blocchi contrapposti, mentre il Pakistan aderiva alla SEATO (la NATO asiatica controllata dagli Usa). Nel 1973 la monarchia fu abbattuta e proclamata la Repubblica.

Il 27 aprile 1978 truppe guidate dai comunisti si impadroniscono del potere (rivoluzione Saur- in afgano Saur vuol dire Aprile).

Comincia una politica di riforme. Samir Amin scrisse: “l’Afghanistan ha conosciuto il miglior periodo della sua storia moderna all’epoca della repubblica detta comunista”.

Un regime di dispotismo illuminato modernista che aveva aperto ampiamente all’istruzione dei bambini dei due sessi, avversario dell’oscurantismo.

La riforma agraria che aveva varato era costituita da un insieme di provvedimenti intesi a ridurre i poteri tirannici dei capi delle tribù.

Il sostegno, quanto meno tacito, delle maggioranze contadine garantiva il probabile successo di questa rivoluzione ben avviata”.

Inoltre Samir Amin (un grande studioso marxista e molto esperto del cosiddetto “Terzo Mondo”) sottolineava che “il modello di progresso realizzato dai popoli vicini dell’Asia centrale sovietica, in confronto al disastro sociale permanente della gestione imperialista britannica nei Paesi vicini, aveva avuto l’effetto, qui come in altri paesi della regione, di spingere i patrioti a comprendere che l’imperialismo costituiva un serio ostacolo a ogni tentativo di modernizzazione”.

Alcuni dati per capire.

Percentuale di analfabetismo: in Afghanistan 57 per cento. In Tagikistan lo 0,2 per cento, in Uzbekistan lo 0,1 per cento, in Kirghizistan lo 0,4 per cento, in Turkmenistan lo 0,3 per cento, in Kazakistan lo 0,2 per cento.

Questi 5 paesi fino al 1991 erano repubbliche sovietiche. Evidentemente, nonostante i successivi governi siano stati discutibili, qualcosa di buono era stato lasciato dal socialismo.

Se poi guardiamo la Sanità, abbiamo il seguente quadro: Afghanistan posti letto ospedalieri 0,45 ogni 1.000 abitanti, il Tagikistan 4,4 ogni 1.000 abitanti, l’Uzbekistan 4,66 ogni 1.000 abitanti, il Kirghizistan 5,2 ogni 1.000 abitanti, il Turkmenistan 7,4 ogni 1.000 abitanti, il Kazakistan 5,2 ogni 1.000 abitanti.

La stessa cosa vale per il numero dei medici, mentre l’Afghanistan ha 0,45 medici ogni 1.000 abitanti, gli stati ex sovietici dell’Asia centrale variano da 2,1 fino a 4.

Cito queste statistiche per renderci conto di quanto sia stata importante la “sedimentazione” lasciata dalla Rivoluzione d’ottobre, nonostante quello che è avvenuto dopo il 1991, nell’ Asia centrale.

La Rivoluzione d’ottobre portò nell’Asia centrale un grande movimento per l’istruzione, la libertà delle donne, per l’abbattimento del potere feudale.

Anche l’Afghanistan stava avviandosi dopo il 1978 su questa strada, ma ci fu la forte opposizione delle forze feudali, oscurantiste e dell’imperialismo.

Peraltro il Partito Comunista locale era diviso in due fazioni (Parcham e Khalq).

Tra queste due fazioni ci furono scontri, sino a che, il 24 dicembre 1979, intervenne l’Unione sovietica che mandò l’Armata Rossa in Afghanistan a sostegno della fazione del Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan (comunista) facente capo a Karmal.

L’intervento provocò una recrudescenza della guerriglia condotta dalle milizie dei capi feudali, sostenute dagli Usa, dalla Gran Bretagna e dall’ Occidente in generale, nonché dall’Arabia Saudita e dal Pakistan.

I guerriglieri fondamentalisti erano chiamati in Occidente “combattenti per la libertà”, mentre in realtà erano dei tagliagole oscurantisti.

Bin Laden stesso, della famiglia reale saudita e socio in affari dei petrolieri americani e con Bush, era una creatura degli Stati Uniti e della CIA.

Dopo 10 anni di guerra l’Armata Rossa si ritirò, nel 1989, dall’Afghanistan.

Comunque il governo comunista doveva godere di consenso se riuscì a resistere ancora tre anni dopo il ritiro dei sovietici.

Nel 2001 convenne agli imperialisti di occupare l’Afghanistan, non certo per liberare le donne. Basti pensare all’alleanza degli Usa e dell’Occidente con l’Arabia Saudita per renderci conto che, in realtà, a costoro non importa nulla né delle donne, né dei diritti umani e sociali. L’intervento fu fatto per cercare di controllare l’Asia centrale.

Nel 2003 fu la volta dell’Iraq. Scelte terribili che hanno costato la vita e la miseria di milioni di persone.

A queste scelte, compiute per gli interessi e i profitti di pochi potenti, si son accodati tutti i nostri governi, di destra o di finta sinistra.

Abbiamo anni fa, prima a Seattle, poi a Genova, Firenze, Roma, ecc. lanciato la parola d’ordine “un altro mondo è possibile” e partecipato a imponenti manifestazioni per la pace, continuiamo ad impegnarci.

Giuseppe Abba’

PER NON DIMENTICARE LE NOSTRE MONDINE

Giuseppe Abbà


Ho molto apprezzato l’ articolo di Roberto Lodigiani sugli scioperi delle mondine, 90 anni fa, nel 1931.


Quelle donne coraggiose osarono sfidare il fascismo, partendo da precise rivendicazioni salariali.

Vorrei solo aggiungere che il movimento delle mondine fu sostenuto dal Partito Comunista (all’epoca clandestino).

C’è, nel bellissimo libro di Teresa Noce “Rivoluzionaria Professionale” la sua testimonianza in proposito.

C’era malcontento tra le mondine per l’ annunciata riduzione dei salari del 10 per cento (per mantenere la lira a quota 90).

Le mondine erano circa 200 mila e il loro sciopero fu sostenuto dalla distribuzione clandestina di volantini, oltre che dalla diffusione di un giornale (anche questo stampato “alla macchia” dal Partito Comunista, “La Risaia”, oltre che da copie de L’Unità.

Il movimento, dice sempre Teresa Noce, si estese in tutte le zone risicole nel Vercellese, nel Novarese, in Lomellina.

Sempre da Teresa Noce: “In risaia cominciarono a riudirsi sempre più spesso le canzoni di lotta che le mondine cantavano prima del fascismo e che non avevano dimenticato”.

Testimonianza personale: mia mamma, nel 1931, era una giovane mondina di 17 anni.

Mi raccontò di quell’ epoca e di come, nelle risaie, fossero diffuse, in sfida al fascismo, canzoni di lotta. Me ne ricordo una in particolare, sull’omicidio Matteotti.

E’ giusto quindi rendere un doveroso omaggio a un proletariato che non si arrende al fascismo e alla prepotenza degli agrari.

Giuseppe Abba’

Rifondazione Comunista Mortara

Bravi Lodigiani e Abbà a ricordare gli scioperi del ’31 delle mondine, ma avvennero anche prima, dal ’27. Se è lecito citarci un resoconto c’è nel libro del 2008 dello SPI provinciale. “Davanti a un’ingiustizia si soffocava nel cuore. La resistenza silenziosa delle donne pavesi tra fascismo, guerra e crisi di regime”, purtroppo poco diffuso e per niente citato.Nel libro è riportato il volantino (quasi un fumetto) che allego e commento prendendo uno stralcio dal libro.

“Particolarmente interessante è un volantino della CGdL del maggio 1932. Si tratta di un’eccezione anche rispetto ai giornali clandestini, perché è illustrato da ben dieci vignette. Viene rappresentata, anche a livello di immagini, la contrapposizione tra le condizioni di vita delle mondine rispetto a quelle dei loro sfruttatori.

Si inizia con la messa a confronto della casa della povera mondina, spoglia e senza alimenti, con la sede lussuosa e ben fornita di generi alimentari dei sindacati fascisti, si passa poi al treno preso dalle migranti, un vero e proprio carro bestiame, rispetto ai vagoni di lusso su cui viaggiano le famiglie dei ricchi. Anche la vita nell’acqua è molto diversa: piegate nelle risaie le mondine, a crogiolarsi sulle spiagge le signore. Ma nella sequenza finale si manifesta la presa di coscienza delle sfruttate che scioperano e costringono alla fuga gli agrari e i fascisti.

Al di là dell’aspetto didascalico, va sottolineata l’efficacia della scelta e come venga sottolineata la necessità di un’unità di azione tra locali (rappresentate con i figlioletti) e forestiere e tra mondine e operai.

Marco Savini

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Ho letto l’interessantissimo intervento di Marco Savini sugli scioperi del proletariato agricolo, e delle mondine in particolare, durante il fascismo.

Notevole è il volantino “riscoperto” del 1932 -stampato clandestinamente, ricordiamolo sempre- rivolto alle mondine. Interessante è l’intestazione del volantino: CONFEDERAZIONE GENERALE DEL LAVORO, aderente all’Internazionale sindacale Rossa.

Voglio ricordare che il 4 gennaio 1927 i dirigenti riformisti della CGL, in testa D’Aragona, con un vergognoso atto di resa al fascismo, dichiararono sciolta la CGL.I comunisti -sempre in clandestinità- non accettarono tale atto e avvertirono che “nessun sindacato deve ritenersi sciolto” invitando gli iscritti alla CGL a “trasportare nelle fabbriche la loro organizzazione.

Il 27 febbraio 1927 i comunisti organizzarono un Convegno clandestino a Milano, in un’officina, una fabbrica di specchi di via Porta Vigentina.

Naturalmente era molto difficile operare in condizioni di illegalità ma il volantino del 1932 -ricordato da Marco Savini- è eloquente.

Ricordo questi fatti non per pignoleria ma, ancora una volta, per sottolineare il ruolo dei comunisti nelle lotte proletarie e contro il fascismo, anche negli “anni terribili”.
Continuiamo a occuparci anche di Storia. Come sappiamo tutti è importantissima per dare coscienza che lo “stato di cose presente” può e deve essere mutato, per rendere giustizia alle classi subalterne.

La Storia non deve essere scritta solo dagli “intellettuali organici” alle classi dominanti.
Giuseppe Abbà

Rifondazione: Abbà “almeno dare la cassa integrazione ai lavoratori del Clir”

26/07/2021

Abbà Giuseppe , Consigliere Comunale di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista.

Per quanto riguarda la situazione del Clir presenterò domani mattina in Comune il seguente documento: ALMENO DARE LA CASSA INTEGRAZIONE AI LAVORATORI DEL CLIR.

Faccio formale richiesta, come consigliere comunale, affinché l’amministrazione comunale di Mortara (che rappresenta il più importante Comune del Clir, con la maggioranza relativa delle azioni in mano ad As Mortara) si impegni a far rimuovere tutti gli assurdi ostacoli messi dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio a firmare l’accordo già pronto dai primi di luglio per gli ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori del Clir.

E’ assurdo che, dopo essere arrivati colpevolmente alla distruzione di questo importante consorzio pubblico, i lavoratori siano lasciati privi di risorse economiche.

Questo atteggiamento, oltre che essere completamente irresponsabile, costituisce una pura e semplice protervia, perché chiedere la cassa integrazione è doveroso in situazioni di questo tipo.

Giuseppe Abbà, consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista di Mortara.

Io sono Sandro

Adriano Arlenghi

Io sono Sandro

Non poteva esserci titolo più azzeccato. Rappresenta il volto gentile del volantinaggio politico a Mortara. Ecco il titolo.

Si parla naturalmente di Alessandro Farina, da tutti conosciuto in città. In particolare conosciuto dai frequentatori del mercato locale. Due pagine gli rendono gloria sull’ Informatore Lomellino di questa settimana. Un testo scritto da Max, un giornalista tanto giovane, quanto capace di cogliere le sfumature e le suggestioni di persone che senza vantarsi mai, né cercare piedistalli di prestigio, hanno rappresentato più epoche della nostra storia.

Della sua guerra partigiana quando era ancora ragazzo, della sua vita lavorativa, prima bracciante e poi operaio, del suo desiderio di giustizia sociale che lo aveva prima portato ad iscriversi al Partito Comunista Italiano già nel 1945 e oggi in Rifondazione, del suo voler essere spettatore recidivo dei consigli comunali sino a quando il Covid l’ha premesso, perché lì si discute delle cose che rappresentano la città, di tutto questo ne parla abbondantemente Max nel suo articolo di giornale e ad esso rimando. Tutti lo conoscono come il Farinin e si sostiene che ha certo tanti anni sul groppone. Il giornale dice anni 93, ma io non ci credo.

In ogni caso, non solo non li dimostra ,ma la sua energia e il suo entusiasmo sono pari a volte a surlle di un ragazzo delle nostre scuole. Non parlerò delle sue battute che mi hanno fatto spesso sorridere e conoscerlo meglio dopo averlo frequentato tante volte, nelle lunghe sere al circolo politico locale. Confesso: non mi aveva mai detto che si arrampicava agile e veloce un tempon sulle piante, per poterle abbattere e che questa sus abilita’ gli era servita durante le campagne elettorali , quando si andava a legare gli striscioni del partito ai pali più alti e dunque non bisognava soffrire di vertigini.

Parlero’ invece con estremo piacere del suo modo di volantinare. Ho visto centinaia di persone nel tempo, volantinare un po di tutto: avvisi commerciali, volantini politici, fogli di poesia, brochure patinate. Ho annotato che ognuno ha il proprio modo di approcciarsi e di proporsi. Volantinare è un mestiere molto umile ma allo stesso tempo molto difficile. È umile perché le roboanti campagne politiche di oggi che si svolgono sui social od in televisione sono asettiche in quanto non c’è un contatto diretto con gli occhi dell’altro. All’opposto il gesto di dare un foglio è anche un invito fraterno ad una stretta di mano, ad uno scambio di opinioni sul tempo che fa, un augurio di buona salute.

La tecnica di Sandro io l’ho studiata a lungo in tanti venerdì di mercato. Potrebbe entrate in un manuale. Intanto sceglie l’incrocio ideale, là dove la visuale migliore permette di tenere sotto controllo i flussi umani. Quella che serve per selezionare chi ti apprezza e chi non ti ama, quelli che arrivano e quelli che se ne vanno, quelli che bighellonano e quelli che ripetono più e più volte un giro circolare solo per il gusto di incartocciarsi nel calderone vociante e colorato del mercato.

Il mercato non è un luogo dove si compra e si vende, ma un incrocio strategico dove bellezza e paura, morte e vita e soprattutto le mille storie del quotidiano si riconoscono e si innamorano. Sandro posiziona i volantini un po’ in mano e un po’ sull’avambraccio , in modo da averli sempre a disposizione nel caso un crocchio di gente si avvicinasse a lui all’improvviso.

A chi piega il volantino risponde sempre prego e soprattutto comunica con gli occhi che è stato un piacere per lui averlo incontrato.

Non è un caso se molti mortaresi, pur di parrocchie diverse, lo dicono apertamente: io il volantino lo prendo solo da Sandro.

E quando nei freddi inverni viene consigliato di non palesarsi in piazza per non rischiare la salute, lui lo fa sempre a malincuore.

Stai certo che c’è qualcuno sempre che ti domanda: ma Sandro perché non c’è!

CLIR: LA FARSA E’ FINITA

Il 9  giugno la maggioranza dei comuni del consorzio  ha decretato la fine del  CLIR.

Dopo tante promesse, come al solito non mantenute, si è deciso di liquidare la società pubblica che gestiva la raccolta dei rifiuti di molti comuni della Lomellina.

Grave è soprattutto l’atteggiamento di quei comuni (Mortara, Mede, Dorno, Sannazzaro) che, prima avevano siglato un accordo con Cgil-Cisl-Uil per il rilancio del Consorzio e per il mantenimento della gestione dei rifiuti nel perimetro pubblico e poi, con un vergognoso voltafaccia, si sono rimangiati questi propositi.

Dopo anni di cattiva gestione da parte delle amministrazioni del Centrodestra della nostra zona (che fine ha fatto il buon governo tanto propagandato?) si è portata a compimento una scelta che rischia di avere gravi conseguenze sulla gestione del ciclo dei rifiuti, oltre che su il reddito di quaranta famiglie.

Non si trovino scuse, la gestione del CLIR era ed è interamente nelle mani dei politici locali, se si è arrivati a questo punto, i responsabili non possono che essere i sindaci del nostro territorio.

Con l’affossamento del consorzio pubblico ora si affiderà ai privati la gestione della raccolta dei rifiuti e questo provocherà seri problemi, com’è stato dimostrato dalla gestione dei privati che si sono occupati negli ultimi anni di rifiuti: ricordiamo l’incendio Bertè, la gestione degli scarrabili, ecc.

Il Partito della Rifondazione Comunista esprime la sua piena contrarietà ad affidare a privati un settore cosi delicato come quello del ciclo dei rifiuti.

Esprimiamo il nostro appoggio all’azione delle organizzazioni sindacali per salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti del Clir e perché il ciclo dei rifiuti rimanga pubblico.

Mortara 10 giugno 2021

Giuseppe Abbà consigliere del comune di Mortara

Piero Rusconi Seg. Rifondazione Comunista Pavia

LA SITUAZIONE DEL CLIR- LA GESTIONE DEI RIFIUTI DEVE RIMANERE PUBBLICA

Il Partito della Rifondazione Comunista esprime il pieno appoggio all’azione delle organizzazioni sindacali per salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti del Clir e perché il ciclo dei rifiuti rimanga pubblico.

Gravi sono le responsabilità politiche di Lega e Centro Destra che hanno gestito questo consorzio.

Ancora non è stato chiarito il percorso per cui si è arrivati al grave indebitamento finanziario.

Sarebbe necessaria un’ inchiesta approfondita da parte delle autorità competenti.

Altrettanto grave è l’ atteggiamento di quei comuni (Mortara, Mede, Dorno, Sannazzaro) che, prima avevano siglato un accordo con Cgil-Cisl-Uil per il rilancio del Consorzio e per il mantenimento della gestione dei rifiuti nel perimetro pubblico e poi, con un vergognoso voltafaccia, si sono rimangiati questi propositi.

Sono in pericolo una cinquantina di posti di lavoro e la sostenibilità ambientale del problema dei rifiuti.

Questa è la conseguenza di un atteggiamento che, negli anni, come è avvenuto per la sanità, ha puntato a demolire l’intervento pubblico e ad aprire la strada ai potentati economici.

Affossare un consorzio pubblico e affidare la gestione ai privati apre la strada a problemi seri, come è stato dimostrato dagli impianti privati che si sono occupati negli ultimi anni di rifiuti: ricordiamo l’incendio Bertè, la gestione degli scarrabili, ecc.

Infine: una mozione presentata al Consiglio comunale di Mortara dal sottoscritto e da Paola Savini per salvaguardare i posti di lavoro del Clir è stata, a suo tempo, respinta dalla maggioranza leghista con il pretesto che “era inutile, che ci avrebbe pensato l’amministrazione comunale”.

Anche nel consiglio comunale del 27 maggio scorso la Giunta di Mortara se ne è ben guardata dal parlare della questione.

Giuseppe Abba’- consigliere comunale di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista.

Grave decisione dell’amministrazione comunale leghista di Mortara: consente, in cambio di un pugno di soldi, un colossale ampliamento della collina dei rifiuti di Albonese