Categoria: Resistenza

La sezione dell’Anpi di Voghera aderisce all’iniziativa prevista per sabato 24 luglio, promossa da “Noi siamo idee” per chiedere giustizia per Youns El Boussetai

Anpi Vigevano: pastasciutta antifascista

Alla caduta del Fascismo, il 25 luglio del 1943, fu grande festa a Casa Cervi, come in tutto il Paese.
Una gioia spontanea di molti italiani che speravano nella fine della guerra, nella morte della dittatura.
La Liberazione verrà solo 20 mesi dopo, al prezzo di molte sofferenze.
Ma quel 25 luglio, alla notizia che il duce era stato arrestato, c’era solo la voglia di festeggiare.
A Campegine, i Cervi insieme ad altre famiglie del paese, portarono la pastasciutta in piazza, nei bidoni per il latte.
Con un rapido passaparola la cittadinanza si riunì attorno al carro e alla “birocia” che aveva portato la pasta.
Tutti in fila per avere un piatto di quei maccheroni conditi
C’era la fame, ma c’era anche la voglia di uscire dall’incubo del fascismo e della guerra, il desiderio di “riprendersi la piazza” con un moto spontaneo, dopo anni di adunate a comando e di divieti.
Sono ormai 5 anni che a Vigevano la sezione ANPI tiene vivo quel ricordo.
PARTECIPATE, PRENOTATE 3924241470

«Un altro mondo è sempre più necessario»

A vent’anni dal G8 di Genova la testimonianza di chi c’era: le proteste e quelle giornate segnate dal sangue

di Roberto Guarchi *
Pubblicato sull’Informatore Vigevanese di giovedì 15 luglio 2021

Venti anni fa sono stato a Genova, insieme alla moltitudine arrivata in terra ligure nel luglio del 2001 per contrastare il vertice dei “G8”.
Il clima che si respirava in quei giorni era tremendo: i giornali nazionali ed internazionali più diffusi arrivarono a scrivere che i cosiddetti “no-global” avrebbero colpito le forze dell’ordine con sacche di sangue infettato dall’Aids!
Noi qui a Vigevano ci eravamo preparati: con i disobbedienti avevamo studiato e sperimentato le azioni di difesa, avevamo esposto sulla torre del Bramante un gigantesco striscione con la scritta “No G8”, da mesi cercavamo di richiamare l’attenzione della città con iniziative d’informazione e di protesta. Molto prima del vertice genovese si era costituito il “Coordinamento vigevanese e lomellino No G8”, composto soprattutto da ragazze e ragazzi che si volevano impegnare contro le politiche neoliberiste e chiedevano la nascita di un nuovo modello di sviluppo sociale ed ambientale. Insieme a loro, tanti militanti di Rifondazione Comunista e della sinistra radicale vigevanese.
Ricordo bene una telefonata che ricevetti quel maledetto venerdì 20 luglio: «Roberto, è morto un ragazzo a Genova. Non andare!». E ricordo come se fosse ieri la mia risposta: «Anche per quanto è accaduto bisogna andare. Ed essere in tantissimi».
Eppure, arrivati a Genova, il giorno dopo l’assassinio di Carlo Giuliani, per l’imponente manifestazione che doveva attraversare la città, abbiamo capito subito che un giovane morto ammazzato non sarebbe bastato ai “potenti” della terra, che volevano e cercavano anche il sangue della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto. Lo volevano il governo italiano, molti governi mondiali e le multinazionali. Ognuno per i propri interessi. Ognuno mettendo in campo gli strumenti che avevano tra le mani: gran parte dell’informazione, le armi della repressione e della violenza, l’inganno e la vigliaccheria.
I potenti temevano il movimento che voleva “un altro mondo possibile” e sono stati determinati nel cercare di schiacciarlo. In parte sono anche riusciti a soffocarlo, qui in Italia.
Ricordo le cariche delle cosiddette “forze dell’ordine” in quel sabato 21 luglio, che spezzarono in due il corteo internazionale che sfilava pacificamente sul lungomare di Genova. Ricordo i lacrimogeni che ci facevano piangere e la preoccupazione di non perdere di vista qualcuno di coloro che da Vigevano erano partiti in pullman per la città ligure.
Sono passati venti anni dai giorni del G8 di Genova e da quella che Amnesty International allora definì “la più grande violazione dei diritti umani in Occidente dopo la Seconda guerra mondiale”. Ancora oggi non c’è chiarezza su motivi e mandanti di quei fatti, né è stata ottenuta giustizia piena e verità per le vittime.
Il grande movimento popolare altermondialista che con i “devastatori prezzolati” di allora non aveva nulla a che fare e che venne represso nel sangue nelle strade di Genova, alla Diaz, a Bolzaneto, ha resistito, si è rialzato e ha saputo scrivere pagine importanti della storia sociale del nostro Paese, come quella del Forum Sociale Europeo di Firenze, e la più grande manifestazione del mondo contro la guerra all’Iraq del 2003. In questi venti anni ha dato vita a innumerevoli campagne, vertenze, pratiche e proposte di alternativa.

Quel movimento denunciava l’insostenibilità della globalizzazione neoliberista e i suoi pesantissimi impatti sociali, economici e ambientali. Anno dopo anno, crisi sempre più gravi hanno dimostrato le sue ragioni, fino alla pandemia da Covid che ha messo in luce tutti i limiti e i pericoli del sistema: un virus ha messo a nudo la profondità del disastro climatico, sociale, umano, di genere, ambientale, pandemico, sanitario. Le conseguenze della sottovalutazione, da parte del sistema politico, delle proposte e dei contenuti di quel movimento, sono evidenti e drammatiche.
Ed io non dimentico mai che il movimento contro il neoliberismo ed anticapitalista ha continuato e continua ancora oggi il suo cammino. In Perù, in India, in Kurdistan, in Palestina, in Africa, sulle montagne del Chiapas, tra gli sfruttati dell’Europa e di ogni parte del mondo.
Se appena guardiamo fuori dal nostro immiserito “orticello” italiano, se appena guardiamo oltre i confini sempre più “blindati” della razzista Europa… Ecco, possiamo scoprire che dalla Genova del 2001 ad oggi rimane vivo quello che non è soltanto uno slogan: “un altro mondo è sempre più necessario”.

* del Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista

Alessandro Farina, memoria storica di Mortara: ha vissuto gli anni della guerra tra bombardamenti e paura

Testo a cura di Massimiliano Farrell, da “L’Informatore Lomellino” del 16/06/2021

Ne sono rimasti pochi di testimoni che hanno vissuto in prima persona la Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza a Mortara.

Alessandro Farina è uno di questi: nel momento in cui fu siglato l’armistizio dell’8 settembre 1943 il “Farinin” aveva 15 anni, e quando la guerra giunse al termine nel 1945 ne aveva 17. Anche a quei tempi, nonostante la giovanissima età, è sempre stato in prima linea e ha fatto tutto ciò che gli era possibile per abbattere la crudeltà del nazifascismo, aiutando la Resistenza e facendo da staffetta partigiana tra San Giorgio e Mortara.

Mentre sfrecciava in bici tra le risaie lomelline, Alessandro Farina è stato testimone oculare dei bombardamenti che colpivano ripetutamente la stazione di Mortara, delle perquisizioni, dei rastrellamenti compiuti dalle brigate nere e del passaggio di treni carichi di prigionieri diretti in Germania.

“Tutte le notti – ricorda il “Farinin” – venivano le brigate nere. Io avevo paura di loro. Un mercoledì, durante il mercato, i fascisti hanno chiuso tutte le strade a San Giorgio. Hanno poi preso diverse persone e le hanno portate via. Quando perquisivano in casa, mia madre faceva finta di cucire. Un giorno fu costretta a terra dalla brigata nera. Ricorderò sempre quel fascista che ci è entrato in casa e sul cinturone aveva scritto ‘Dio ci protegge e ci salvi’. Se avessero guardato di sotto ci avrebbero portati via tutti. I fascisti cercavano mio fratello partigiano nascosto in una cascina, ma anche noi abbiamo sempre offerto aiuto ai partigiani, nel nostro piccolo”.

A Mortara il giovane “Farinin” ebbe modo di vedere il passaggio di un treno carico di prigionieri diretto in Germania. Un fatto che ha colpito molto Sandro Farina, il quale ripercorre il suo ricordo come se fosse avvenuto ieri.

“Arrivai in stazione con la mia bicicletta. – racconta il “Farinin” – I fascisti aspettavano il passaggio di un treno. Se a Milano c’era il binario 21, qui a Mortara c’era il binario 1. Dai finestrini del carro bestiame in arrivo vidi alcuni prigionieri che gridavano ‘Aiuto, aiuto! Acqua, acqua’. Io mi avvicinai per parlare con i prigionieri, e appena fui visto dalla brigata nera i fascisti iniziarono a corrermi dietro. Io sono subito fuggito e sono andato a riprendere la mia bici, che avevo nascosto dove attualmente si trova la Pizzeria Roma. Quel giorno, se fosse stata indetta una gara a premi, con la mia fuga avrei vinto il primo premio di velocità”.

Sempre a Mortara, il “Farinin” fu testimone in molteplici occasioni dei bombardamenti effettuati dagli Alleati, che avevano come obiettivo principale la stazione ferroviaria, ma che purtroppo portarono anche ad alcune vittime tra i civili.

“Ricordo un giorno in cui gli aeroplani hanno scagliato tre bombe. – afferma Sandro Farina – Una di queste ha colpito accidentalmente un portico, vicino all’attuale gioielleria Baiardi, dove si erano rifugiate alcune persone, morte sotto le macerie. Le altre colpirono l’officina ferroviaria, che andò completamente distrutta in quell’occasione. La stazione veniva bombardata regolarmente, ma di solito non c’erano mai vittime civili, tranne in alcune specifiche occasioni. Oltre al portico dove attualmente si trova la gioielleria Baiardi, fu bombardata per errore anche la bottega di un commerciante di cavalli, che si trovava dove ora c’è il Caffè Garibaldi. Questo commerciante morì nel bombardamento insieme ai suoi cavalli”.

In seguito alle esperienze vissute dal “Farinin” durante gli anni della guerra e grazie alle sue condizioni di bracciante, era quasi inevitabile l’avvicinamento al Partito Comunista Italiano, alle cui attività Sandro Farina cominciò a dedicare anima e corpo al termine della Seconda Guerra Mondiale. Un ruolo sempre di primo piano nell’attivismo politico locale, che Alessandro Farina ricopre ancora oggi nel Partito della Rifondazione Comunista.

REGGIO EMILIA, 7 luglio 1960

Testo a cura di Giuseppe Abbà

61 anni fa, il 7 luglio, la polizia sparava contro una manifestazione antifascista uccidendo 5 manifestanti: Lauro Ferioli, Emilio Reverberi, Ovidio Franchi, Afro Tondelli, Marino Serri, tutti iscritti al Partito Comunista o alla Federazione Giovanile. Ovidio Franchi era il più giovane, appena 19 anni.

La manifestazione antifascista era stata indetta per protestare contro il governo Tambroni. Il governo Tambroni era nato, dopo una lunga crisi di governo, nella primavera 1960 ed era un monocolore democristiano con l’appoggio esterno del partito neofascista (il MSI-Movimento Sociale Italiano, diretto erede della Repubblica Sociale fascista).

Il governo Tambroni permise che si celebrasse a Genova il congresso del MSI, per di più presieduto dal prefetto di Genova dell’epoca repubblichina e dell’occupazione nazista. Era, ovviamente, un gravissimo affronto per Genova, città Medaglia d’oro della Resistenza. Ci fu una vera e propria sollevazione popolare guidata dalle forze antifasciste con alla testa Sandro Pertini. In prima fila i portuali e gli operai delle fabbriche di Genova, i partigiani (erano passati solo 15 anni dalla fine della guerra), nonché i giovani (le famose “magliette a strisce”). Ci furono violenti scontri con la polizia dove ebbero sostanzialmente la meglio i manifestanti, tanto è vero che il congresso del MSI fu annullato.

Nei giorni successivi ci furono altre manifestazioni contro il governo Tambroni. Il 5 luglio a Licata, in Sicilia, ci fu la prima vittima per mano della polizia (Vincenzo Napoli). Il 6 luglio a Roma, a Porta San Paolo, un corteo, nel quale c’erano una cinquantina di parlamentari del PCI, PSI, PRI fu violentemente caricato dalla polizia a cavallo. Il 7 luglio i 5 morti di Reggio Emilia. L’8 luglio la CGIL proclama lo sciopero generale e a Palermo la polizia uccide tre manifestanti: Andrea Gangitano, di soli 14 anni, Francesco Vella, operaio edile, dirigente di una sezione comunista, una donna, Rosa La Barbera di 53 anni. Nello stesso giorno, a Catania, la polizia uccide un giovane comunista, Salvatore Novembre. Altre grandi manifestazioni di susseguirono, sino a che, il 19 luglio, Tambroni si dimise. Fu una grande vittoria dell’antifascismo. Memorabile fu la canzone che Fausto Amodei dedicò a quegli avvenimenti: I morti di Reggio Emilia.

“Anche i Partigiani però…” con Chiara Colombini e Pierangelo Lombardi il 26 maggio

Presentazione in videoconferenza del libro “Anche i Partigiani però…” con Chiara Colombini e Pierangelo Lombardi che si terrà il 26 maggio alle ore 21,00 organizzata dall’Anpi Voghera, in collaborazione con il Comitato provinciale Anpi e ISTORECO Pavia.

RICORDO DI UGO SCAGNI

17/05/2021

Abbiamo appreso della scomparsa di Ugo Scagni.

Purtroppo non eravamo più in contatto con lui da alcuni anni, ma lo vogliamo ricordare in quanto, per molto tempo, partecipò all’attività del Partito della Rifondazione Comunista nel circolo di Stradella.

Lo ricordiamo nelle sue partecipazioni alle manifestazioni nazionali quando, nonostante cominciasse ad essere avanti negli anni, si sobbarcava con noi lunghi viaggi in pullman, avendo cura di portare una bandiera del Partito.

Lo ricordiamo negli interventi nelle assemblee del circolo e in quelle provinciali e nella sua attività nella Festa del circolo di Stradella a Canneto Pavese dove gestiva una bancarella di libri usati accanto alla cassa delle offerte all’ingresso.

Una volta, in questa sua attività, fu vittima di una vile aggressione fascista da cui, per fortuna, non ebbe conseguenze fisiche.

La sua opera certamente più nota ed importante fu la sua ricerca storica sulla Resistenza nel nostro territorio.

Furono molti i suoi libri sul movimento partigiano, tutti costruiti con un grande impegno, attraverso le interviste e le ricerche sul posto.

Ne citiamo uno per tutti: “La Resistenza scolpita nella pietra” dove Ugo Scagni ha ricostruito tutti i nomi dei 700 caduti nella Resistenza pavese con ben 330 fotografie delle lapidi e dei monumenti.

Nel centenario di quegli avvenimenti ricordiamo anche “Fascismo e antifascismo nella provincia di Pavia”.

Nei suoi libri erano ben presenti, con rigorosità storica, le radici “di classe” di quelle stagioni e il ruolo dei Comunisti.

Di questi intellettuali abbiamo bisogno anche oggi, soprattutto nella ricerca storica, perché la Storia fa conoscere gli avvenimenti che cambiano il modo di esistere dell’umanità e quindi la prospettiva di trasformare lo stato di cose presente.

Piero Rusconi e Giuseppe Abbà

Partito della Rifondazione Comunista

DONGO (CO): NO AL FASCISMO SUL LARIO, TUTTE E TUTTI AL PRESIDIO ANTIFASCISTA DI DOMENICA 02 MAGGIO DALLE ORE 8:30

Ogni anno i giorni seguenti al 25 Aprile, Festa della Liberazione, si portano dietro le commemorazioni neofasciste dei simboli caduti e dei gerarchi sconfitti, travolti dalla lotta del popolo italiano.

Queste commemorazioni nulla hanno a che vedere con il suffragio dei morti, sono invece il tentativo di riproporre i modelli del passato regime, facendo ricorso agli slogan più truci e ai comportamenti più vieti. Non è una memoria dei vinti, è un oltraggio ai valori della Repubblica Italiana, fondata sulla Costituzione nata dalla Resistenza.

Tale oltraggio è tanto più forte nei luoghi del Comasco che videro le ultime battute del fascismo repubblicano, in fuga dalle città insorte. Dongo e Mezzegra non meritano di vedere ogni anno tali lugubri messinscene, per altro esplicitamente vietate dalla Costituzione e da numerose leggi dello Stato.

Per questo le forze antifasciste e democratiche tornano a chiedere alle Istituzioni locali una forte presa di posizione per impedire il ripetersi di simili atti illegali, e contemporaneamente chiamano all’impegno, alla mobilitazione e alla pubblica manifestazioni tutte e tutti, per rivendicare il ruolo storico di Dongo e Mezzegra, nomi che devono essere iscritti nella memoria della nazione.

Intorno all’ANPI, Associazione che perpetua l’impegno e la memoria della lotta partigiana, le realtà antifasciste e democratiche di Como e del territorio (associazioni, partiti, sindacati) hanno chiesto un incontro urgente al Prefetto di Como, incontro che si svolgerà nella mattinata di venerdì 30 aprile, nella convinzione che le Istituzioni non possano derogare dalla salvaguardia della legalità repubblicana (che si difende anche impedendo l’apologia di fascismo) e propongono una presenza democratica a Dongo in piazza Paracchini, nella mattinata del 2 maggio a partire dalle 8.30 (con osservanza delle norme e cautele sanitarie anti-covid), per rendere evidente che il territorio rifiuta la riproposizione del passato fascista.

Anpi Dongo, Anpi Comitato provinciale Como, Anpi nazionale

Anpi Sassuolo, Anpi Trofarello

ACLI provinciali di Como

ACLI regionali della Lombardia

ARCI provinciale Como

ARCI Lombardia, Massimo Cortesi presidente e coordinatore del gruppo Arci nazionale antifascismo

Auser territoriale Como

Auser Presidenza regionale (Lella Brambilla, Fulvia Colombini, Angelo Vertemati)

CGIL Como (Cgil Como Camera del Lavoro Territoriale)

CGIL Lombardia, Alessandro Pagano segretario generale (CGIL Lombardia)

CGIL nazionale, Maurizio Landini segretario generale (CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro)

CISL dei Laghi

CISL Lombardia, Ugo Duci segretario generale

CISL nazionale, Luigi Sbarra segretario generale

Civitas – Progetto città

Como senza frontiere

Fondazione Avvenire

Fondazione Villa Emma, Stefano Vaccari presidente

Giovani Comunisti/e Como

Giovani Comunisti/e Lombardia

Istituto di Storia contemporanea “Pier Amato Perretta” Como

Italia – Cuba, Associazione di Como (Italia Cuba Como)

Italia – Cuba, Associazione regionale

Italia – Cuba, Associazione nazionale

Medicina Democratica onlus

Movimento 5 Stelle di Como

Movimento 5 Stelle, on. Giovanni Currò

Osservatorio democratico sulle nuove destre, Saverio Ferrari

Partito Democratico, Segreteria cittadina Como

Partito Democratico, Federazione provinciale

Partito Democratico, on. Chiara Braga

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione provinciale di Como (Prc/SE- Federazione Provinciale Como)

Partito della Rifondazione Comunista – Lombardia (Prc Lombardia)

Partito della Rifondazione Comunista – Nazionale

Partito della Sinistra Europea, Paolo Ferrero vicepresidente

Rete Italiana Antifascista, Luca Venneri presidente nazionale

Rete Italiana Antifascista, Gruppo Como e provincia

6000 Sardine Como e provincia

Sinistra Italiana Como

Sinistra Italiana Lombardia

Sinistra Italiana, Tino Magni responsabile nazionale Organizzazione

UIL del Lario Como e Lecco

UIL Milano e Lombardia, Danilo Margaritella segretario generale

UIL nazionale, Pier Paolo Bombardieri segretario generale

Albertini Daniele, Arrigoni Anna, Arrigoni Sonia, Avallone Luciana, Baserga Mario, @Bellotti Stefano “Cisco” (Cisco Bellotti) , Benzoni Rosalba, Bernasconi Cesare, Bertoni Maria, Bertucci Lucia, Bestetti Edoardo, Bianchi Gianmario, Bianchi Silvana, Bobbo Andrea, Boggia Fabio, Bonato Imelda, Bordoli Albertina, Borgatta Alberto, Brenna Marco, Brunati Elide, Buga Piera Maria, Buongiorno Giambattista, Canzani Diego, Capiaghi Valentina, Caruso Lucia, Casagrande Franco, Castelnovo Giambattista, Castiglioni Angela, Cavalli Norma, Chiarini Franco, Civetta Daniela, Cola Silvio, Consonni Erminio, Copes Fulvia, Cordolcini Ferruccio, Corti Daniele, Crippa Carlo, Dalla Francesca Ennio, Dalmasso Dario, Danielli Ilario, D’Apolito Elisabetta, Da Prati Riccardo, Della Bosca Andrea, Dell’Era Ambrogino, Dell’Era Nadia, Della Mano Ines, Denti Franco, Donegana Lorenzo, Eandi Luca, Ferrario Luca, Ferrero Elisabetta, Ferretti Anna, Florio Andrea, Florio Anna, Florio Teresa, Fossati Angelo Eugenio, Frigerio Maria Adele, Fusi Felice, Gabaglio Laura, Galetti Daniele, Galletti Ecclesio, Galletti Filippo, Garlati Angelo, Gatti Eliana, Gecchele Stellina, Gerra Paolo, Geymet Andrea, Giandinoto Giuseppe, Giaquinta Giuseppe, Giovinazzo Gianluca, Gobbi Alessandro Pietro, Gozzi Giuseppe, Greppi Antonella, Lanfranconi Giuseppe, Leoni Gilberto, Levi Daniela, Lietti Mariateresa, Lillia Francesca, Lombardo Maria Teresa, Loni Giancarlo, Luraghi Luisangela, Luraschi Angelo, Luraschi Gianluigi, Maggio Luca, Mainardi Nevio, Malferrari Marco, Maneschi Alessandra, Maniga Paola, Mantero Giuseppe, Marucco Dora, Martinelli Emilio, Marucco Luisa, Massaro Domenico, Mastaglio Paolo Domenico, Mastalli Paola Maria, Meriac, Meroni Vania, Midollino Luciano, Molteni Gianni, Molteni Mauro, Monga Paolo, Monteverdi Antonio, Monti Mariacarla, Morel Remo, Negrini Cristiano, Novello Denis, Oregioni Alfiera, Ortelli Gabriele, Palermo Davide Gaetano, Palo Annamaria, Palo Gianangelo, Patritti Alberto, Pelloni Aldo, Pelusi Fernanda, Penone Mimi, Piazza Antonella, Piccini Teodolinda, Pirotta Maria Grazia, Pisati Luca, Pollini Erica, Poncia Gaetano, Prati Mario, Quadrelli Valentino, Quaglia Robert, Radaelli Carla Maria, Razzi Luciano, Ripamonti Maria, Riva Camilla, Riva Cinzia, Riva Piermaria, Ronchetti Oreste, Ronchetti Paola, Rumi Raffaele, Rumi Roberta, Ruocco Cinzia, Russignaga Dario, Sacco Adelio, Sacco Luca, Selva Maria Grazia, Spelta Maria Luisa, Tabone Aurora, Tassi Eros, Tatti Domenico, Tettamanti Silvia, Tognalli Bruno, Treiber Teresa, Tremari Rosanna, Trione Manuela, Tripodi Davide, Vanoli Adele, Volani Elena, Zambon Paola, Zammarchi Nenina, Zanasi Rossana, Zatta Alessandra, Zoboli Ermanno Antonio, 99 Posse

NB – L’elenco delle adesioni è in continuo aggiornamento.

25 Aprile 2021. Non facciamo confusione

PIERO CARCANO

Son passati tanti anni, 76 da quel 25 d’Aprile e la gran parte di noi non può avere ricordi di quei momenti e man mano che gli anni passano la memoria rischia di annebbiarsi e di confondere quello che è successo.

Ma non si può e non si deve dimenticare la guerra e i 20 anni di dittatura fascista.

Si, vanno usate le parole giuste. Dittatura con ancora più ragioni di quanto ha fatto Draghi recentemente nel definire Erdogan il capo di stato turco.

Non facciamo confusione. Fuma no cunfusion! come diceva mio papà quando voleva puntualizzare in modo chiaro e inequivocabile le cose importanti che voleva dire.

Per esempio bisogna essere chiari con i Negazionisti della Verità, non solo della pandemia ma anche dell’Olocausto e anche del 25 Aprile.

Non si può paragonare la Liberazione dal Nazifascismo con la libertà di uscire invocata in questi giorni di lockdown. Paragonare le limitazioni individuali in questo momento straordinario fatte per salvaguardare la propria salute e soprattutto quella degli altri, con quelle di quell’Italia di 90 anni fa dove vigeva la soppressione di tutte le libertà, ottenuta con l’oppressione, la tortura, la morte che l’occupazione tedesca e la dittatura fascista allo stesso modo sanguinarie hanno messo in campo.

Ed è particolarmente stupido e volgare dire che la Festa di oggi è la festa di quei pochi che una volta all’anno tirano fuori le loro bandiere e in particolare in questi ultimi anni sono liberi di uscire di casa mentre gli altri sono prigionieri nelle loro case.

Il 25 Aprile non è la festa di qualcuno ma di tutti gli italiani che oggi sono liberi, di una nazione che oggi beneficia di pieni diritti; di Libertà, Giustizia e di una Costituzione frutto dello sforzo politico di tutte le forze democratiche e che, visto il modo con cui la applichiamo, forse non ci meritiamo. Forse è troppo lontano il tempo dei sacrifici e della fatica, dei rischi, della paura e del coraggio che ci son voluti per ottenerla e per noi è solo un fatto scontato, come se fosse sempre stato così.

Fuma no confusion! Non è sempre stato così. E anche la vulgata comune che dice “Ci sono stati i morti di qua i morti di la…mettiamoci una pietra sopra”! Tra le camicie nere e tra i partigiani, e poi civili che magari potevano starsene tranquilli senza esporsi e così non gli sarebbe accaduto nulla… No, se è giusto ricordarli tutti in nome della pace e del ricordo della fine della guerra, a proposito quella era una guerra, non facciamo confusione con questa pandemia come i coprifuoco di allora con questo e dovremmo smettere di applicare termini bellici alla situazione odierna. Ma poi Bisogna chiaramente dire che c’è chi è morto per affermare diritti di tutti difendendosi dai soprusi, dalle violenze, dal razzismo da chi torturava e metteva in prigione, fucilava e mandava nei campi di concentramento, discriminava nella vita sociale, nel lavoro, nella scuola nello sport… chi era colpevole di esprimere idee e valori diversi a quelli del regime o perché era ebreo o negri o soltanto non “abbastanza obbediente” ai Tudesc, al Fascio e al Duce.

E poi.. C’è invece chi è morto combattendo per mantenere quel regime.

No non facciamo confusione Il 25 Aprile è Festa perché il popolo italiano si è liberato da tutto questo.

Diciamolo e non stanchiamoci di dirlo ai nostri figli perché non accada mai piu.

Fuma no confusion. Non Facciamo Confusione. W il 25 Aprile, W la Liberazione d’Italia.