Categoria: Resistenza

Lo sterminio di Rom e Sinti

30 Gennaio 2022

Adriano Arlenghi

Elogio per Max

Un elogio grande se lo merita proprio tutto, questo ragazzo che da poco è diventato maggiorenne e che ora è presidente del circolo Anpi di Mortara. Un nuovo partigiano capace di parlare di giustizia e di libertà, recuperando e riprendendo i valori dei nostri padri, quelli che salirono in montagna per regalarci la costituzione più bella del mondo.

Bravo ed anche coraggioso Massimiliano Farrel, perché non è facile portare a Mortara oggi nel giorno della Memoria, un tema così difficile. Come questo  dello sterminio dei rom e dei sinti. Invitando due persone d’eccezione, quali Dijana Pavlovic  e Paolo Cagna Ninchi.

La sala rotonda della biblioteca è tutta piena e dieci ma  forse anche venti persone sono fuori sulla strada in coda. Senza la  possibilità di entrare a causa delle misure restrittive di questa odiosa pandemia.

Max ha introdotto con eleganza e con una calma invidiabile, un lungo ragionamento che parte certo dal genocidio dei rom e dei sinti nei campi di sterminio  tedeschi  ed italiani,  per arrivare poi ai tempi odierni e constatare i forti pregiudizi che continuano ad  incatenarli. Sostiene Dijana  che qualcuno ancora  dice che essi si distinguono dall’odore.

Due ore fitte fitte di racconti, di storie, e poi ancora un appassionato dibattito che ci spiega come spesso viviamo di pregiudizi. Dijana nell’incontro osserva che a questo pezzo di popolazione italiana, non viene ancora  riconosciuto il valore della loro partecipazione alla Resistenza e il tributo di sofferenza e di morte subito.

Parla del fatto che la sua gente è considerata oggi solo come portatrice di un problema di sicurezza. Da qui parte la richiesta di un riconoscimento della loro identità, certo anche tenendo conto di tutte le loro fragilità e contraddizioni,  ma anche della loro storia.

Rom e Sinti infatti non sono mai stati un popolo sedentario, ma nomade. Non si sono mai posti il problema di possedere un terreno, un  territorio, una casa,  non hanno mai fatto la guerra, non si sono  mai armati o creato alcun esercito.

Tanta tristezza e tanta emozione nelle parole di Dijana, soprattutto quando racconta la sua storia personale, la fatica dell’esistenza in una famiglia jugoslava poverissima, la contestazione studentesca dei fischietti a Belgrado contro Milosevic a cui aveva preso parte. E poi la voglia di non arrendersi, la laurea, la lista civica con Dario Fo, il suo lavoro attuale di attrice, gli inviti alle televisioni regionali, il desiderio di difendere la sua gente.

Paolo invece spiega un pezzo della storia, che io e molti altri come me, non conoscevamo così bene. Le teorie di Darwin e l’eugenetica  in cui si parlava di razza superiore e di razza Inferiore. La cultura pseudoscientifica che ha permeato tutto il mondo occidentale e che poi ha prodotto le leggi per il cosiddetto miglioramento della razza.

Gli zingari considerati come nemici e come piaga sociale. Giudicati prima ancora della guerra “di sangue estraneo alla specie umana”. Il manifesto della razza del ’38 in Italia, le 500 mila vittime Rom e Sinti in Europa durante la guerra, il fatto che nel giorno della memoria, si parla della Shoah che ricorda giustamente il genocidio degli ebrei  ma non quello delle altre minoranze. E ancora del processo di disumanizzazione che da allora è andato avanti per lungo tempo.

A introdurre e poi a chiudere questa pagina di storia e di racconti  commoventi  ci ha pensato Max. Max, che ha disegnato l’incontro  in maniera puntuale e precisa e con una invidiabile senso della storia e della giustizia. Sembra quasi incredibile che questo ragazzo sia stato  espresso dalla mia città, abituata a inventare nemici e a creare fratture.

Certo la questione dei Rom è un tema complesso e difficile. Tuttavia io sono convinto che se non teniamo conto delle speranze di ogni umano su questa terra, non costruiremo  mai una democrazia planetaria capace di pace. Capace di distribuire un po’ di felicità a tutti.

Dunque grazie Max, per avere portato questo incontro e  questi relatori d’eccezione nella mia città.

Nel “Giorno della Memoria” diciamo No con ancora più forza alle organizzazioni neofasciste

Pubblicato il 25 gen 2022

 Rita Scapinelli*

Il Parlamento italiano, all’unanimità, con la legge n.211 del 20 luglio 2000 ha istituito “Il giorno della memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti: con due semplici articoli il Parlamento ha voluto istituire un giorno nel quale si organizzano cerimonie, iniziative, incontri soprattutto rivolti alle scuole di ogni ordine e grado per riflettere su quanto è accaduto nei campi di concentramento in modo da conservare nel futuro dell’Italia, la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia del nostro paese e dell’Europa, affinché simili fatti non possano più accadere. L’assurdità delle leggi razziali, una serie di leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei che a partire dal 1938 vennero promulgate ricalcando le leggi razziali naziste di Hitler del 35, hanno realizzato una delle pagine più buie della storia italiana in Italia.

Ci si inventò la razza ebraica, si trasformarono in nemici i propri vicini. Coloro con i quali sino al giorno prima si lavorava fianco a fianco, i bambini che avevano giocato insieme, frequentato le stesse scuole diventavano dei nemici o peggio ancora indesiderabili da cacciare o eliminare.

La razionalità umana si era oscurata trascinando milioni di vite in un baratro, la Seconda guerra mondiale voluta da Hitler, con le potenze dell’Asse e portata avanti con freddezza dalla macchina nazista e fascista. L’eliminazione fisica degli ebrei, dei Rom e Sinti (ricordiamo oltre la Shoah anche il Porrajmosh), di gay, disabili, malati mentali, “asociali”, dissidenti politici, è stato un atto più grave di qualsiasi guerra, perché mosso dalla volontà di annientare intere popolazioni e persone, di attuare una grande opera di selezione razziale disegnata dai gerarchi nazisti; un crimine di ferocia bruta che ha mortificato l’intera umanità.

Per anni abbiamo fatto parlare i testimoni, quando questi volevano o riuscivano a parlare, ora non possiamo lasciare che tutto venga dimenticato.

Le parole d’ordine “devi ricordare”, “la memoria è un dovere” perché “senza memoria le generazioni non hanno futuro” non devono essere parole vuote, dobbiamo fare i conti anche con le dimenticanze e i silenzi di questi anni.

È evidente che in quel periodo drammatico ci fu chi percepì con chiarezza il senso della giustizia, della lotta per la democrazia guardando ad ideali più alti perdendo la vita nella Resistenza, mentre molti non osarono opporsi e battersi contro la barbarie nazi-fascista., per indifferenza, per viltà o falsa coerenza, o anche per scelta. Questo discrimine non va assolutamente ignorato, non si compie un atto di giustizia quando si tenta di confondere la verità dei fatti storici in nome di un “gesto umanitario di riconciliazione”, ma si mette sullo stesso piano democrazia e dittatura. Non ci può essere nessuna assoluzione per chi scelse di stare dalla parte dei fascisti e dei nazisti.

Ed è ancor meno accettabile che, nel tentativo di giustificare il silenzio sui crimini fascisti, si sia voluto equiparare il fascismo al comunismo, come nella risoluzione del Parlamento europeo nel settembre 2019, pochi giorni dopo aver ricordato gli 80 anni dall’inizio della Seconda guerra mondiale.

In quella guerra i comunisti stavano dalla parte di chi si è battuto contro questi crimini mentre i fascisti li hanno commessi. I comunisti contribuirono, insieme alle altre forze politiche, dopo il 25 aprile, a ricostruire la democrazia in Italia, dimenticando le appartenenze. Questa fu la nostra forza in Italia.

La lotta di Liberazione affrancò il nostro paese da una delle pagine più nefande della nostra storia, la Liberazione segnò la fine di un incubo e, con la scrittura della carta costituzionale, l’inizio di una nuova stagione. La nostra Costituzione è composta da una serie di articoli che dicono l’esatto contrario di tutto ciò che stava alla base del fascismo perché i padri e le madri costituenti avevano vissuto sulla propria pelle la tragedia del regime, con la scrittura di questo testo, si prefiggevano l’obiettivo di cancellare per sempre la possibilità di un ritorno dell’ideologia fascista. Come scrive anche Dario Venegoni, presidente dell’Aned, “ogni parola della Costituzione è scritta in contrapposizione con l’ideologia e l’esperienza storica del fascismo di cui l’Italia si voleva liberare per sempre”: la nostra Costituzione è antifascista per natura!

E in quest’ottica, proprio per non dimenticare, accanto alle varie iniziative istituzionali o agli interventi che, giustamente si fanno nelle scuole per il Giorno della Memoria, va sostenuta con forza la richiesta, presentata al governo da un largo schieramento di forze sociali e politiche, di mettere fuori legge le organizzazioni neofasciste, richiedendone quindi l’immediato scioglimento.

*Responsabile nazionale Antifascismo,  PRC-SE

L’odio degli indifferenti

25 Gennaio 2022

ROBECCHETTO (MI)
L’amministrazione Comunale invita alla Sala Biblioteca “A. Merini ” Via Novara 11 nell’ambito della
GIORNATA DELLA MEMORIA 2022 al Concerto Tematico di Testimonianza dei C A N T O S O C I A L E L’ODIO DEGLI INDIFFERENTI.
Storie Canti, Musiche: Il Vaccino della MEMORIA perché non ritorni

ENTRATA LIBERA green pass e prenotazione obbligatoria
tel 0331 876476

Prima vennero a prendere gli zingari fui contento perché…Poi vennero per gli ebrei e non dissi niente non ero ebreo. Poi vennero a prendere me e non c’era più nessuno che potesse dire.. fare.. qualcosa ”Oggi c’è voglia di far vedere all’altro che si è più forti, trovo queste forme di rabbia e odio e di tutti i pregiudizi che stanno dietro, preoccupanti per la nostra comunità; questo porta a delle conseguenze gravissime. L’ho già visto, sulla mia pelle. Dilaga poi
l’indifferenza che è più colpevole della violenza stessa. È l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l’indifferenza.”
Sen. Liliana SEGRE sopravvissuta n 75190 sull’avambraccio con onore.

C A N T O S O C I A L E

Piero Carcano : voce, canto, recitazione, kazoo….
Cristian Anzaldi: fisarmonica, chitarra acustica, elettr., banjo
Grisolia Vittorio : violino, flauto, baghèt, mandolino, armonica a bocca
Buratti Davide: contrabbasso, basso elettrico
Gianni Rota: voce, chitarra, flauto, percussioni

IL gruppo dei CANTOSOCIALE partendo dalle parole della senatrice Liliana Segre deportata ad Auschwitz ,
tra i pochi sopravvissuti rimasti, presenta questo concerto a tema di testimonianza e riflessione in memoria e
per tener viva la memoria dell’Olocausto e delle vittime dei Lager per contrastare forme di odio e pregiudizi
che oggi stanno sempre più prendendo piede nella nostra società. Il nostro vaccino sono i canti, le musiche e
i monologhi aiutano a capire quello che sembra impossibile spiegare: le crudeltà, gli orrori in un percorso che
va dalle leggi razziali fino ai campi di concentramento, spesso accompagnato dall’indifferenza della gente.
Non mancheranno infine canzoni e poesie che toccano i pregiudizi gli odi dell’oggi.

Le storie sono secondo lo stile del gruppo, frutto di ricerche oraliste sulle testimonianze dei sopravvissuti.
L’ODIO DEGLI INDIFFERENTI prende spunto dalle parole del pastore tedesco Martin Niemoller, inizialmente fedele alle teorie naziste successivamente molto critico e oppositore che gli costarono l’interna mento a Dachau “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi… Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

Qui riproposta nei versi della canzone “Yellow Triangle” del cantautore irlandese Christy Moore che pongono l’accento
sull’’atteggiamento di chi pur sapendo ha fatto finta di niente, girandosi dall’altra parte, non contrastando in alcun modo quella macchina di odio di pregiudizi che ha poco a poco lasciato che succedesse il massacro epocale dei campi di sterminio.

Lo spettacolo ci trasporta nel vortice dei diversi drammi dei deportati dagli ebrei che portavano un triangolo giallo sormontato dalla stella di David, gli internati politici portavano un triangolo rosso, gli omosessuali un triangolo rosa e i testimoni di Geova un triangolo porpora. A quelli neri ai cosiddetti “asociali”, quelli marroni agli zingari, quelli bianchi agli scioperanti, e infine quelli blu agli stranieri senza trascurare i disabili, insomma tutti” gli indegni, gli scarti della società”. Ogni triangolo costituisce un pregiudizio e per lo spettacolo un punto di partenza e quindi di riflessione sulle ragioni che lo muoveva a far questo sono le storie, canti e canzoni che si incrociano come le lingue diverse da cui proveniva la gente che si è ritrovata coattamente nei campi.

Particolare cura è dedicata ai testi, alcuni canti riguardano il nazismo, la nascita e la crescita culturale che ha
avuto, la maggior parte provengono dai lager e sono spesso frutto di rifacimenti di canzoni d’epoca, popolari
e militari, melodie che erano cantate addirittura dagli stessi aguzzini delle SS e venivano poi riproposte dai
deportati con nuovi testi dissacranti. Le canzoni d’autore e le musiche conducono lo spettatore in un viaggio
emotivo e storico dalle leggi razziali alla timida opposizione all’occupazione nazista fino alle deportazioni.

Alcuni canti sono in forma di preghiera corale, per infondere speranza e forza morale a dispetto delle condizioni tragiche in cui si era costretti vivere. Altri contengono versi di incredibile forza che riescono a parlare d’amore a dispetto dell’orrore. Altri (“10 fratelli“) come estrema forma di resistenza e dignità contro l’aguzzino, riescono persino ad ironizzare anche sulle camere a gas. Dell’orrore della “non vita” nei campi di sterminio “parla” il brano originale “DAKAU non può che essere blues”.

Non mancheranno musiche della tradizione popolare yddish e zingara. In particolare alcuni brani daranno “voce” ai Rom e altri ai disabili, malati di mente altre vittime della follia nazista (il famigerato progetto AktionT4) senza dimenticare i perseguitati politico-sindacali e religiosi. Per questi sono state appositamente recuperate dall’oblio alcune canzoni d’autore appositamente riarrangiate, come del resto gli altri brani di repertorio.

Tra queste “Tredici milioni” dei Canta cronache sull’assurda disputa storica sui numeri del genocidio ebreo.
Musiche e brani originali oltre a canzoni d’autore, frutto di accurate ricerche del gruppo sposteranno infine i
riflettori sulle diverse discriminazioni e sulle ragioni dell’ODIO che serpeggiano anche OGGI dall’omofobia
al bullismo alle prevaricazioni di genere.

Per finire la dedica a Liliana Segre con il brano “NON PRETENDERAI“ immaginando una sua lettera in risposta agli odiatori che quotidianamente mandano messaggi offensivi di vario tipo nelle diverse forme dei “social” a Lei senatrice della Repubblica Italiana, lucida appassionata testimone dell’olocausto e simbolo dei valori del rispetto della dignità umana contro ogni forma di discriminazione.

Vigevano: 27 aprile 1945, assalto dei Partigiani a un convoglio armato tedesco da tre treni blindati

19 Gennaio 2022

Nel video: racconto di Gusberti e immagini dell’assalto al treno alla stazione di Vigevano.

Il 27 aprile 1945 un convoglio armato tedesco composta da tre treni blindati, proveniente dalla Liguria, viene fermato dai partigiani alla stazione di Vigevano, deviando la prima locomotiva su un binario morto e facendo saltare con un colpo di “pugno corazzato” un vagone di munizioni. Si innesca la battaglia che vede cadere, oltre ai partigiani, Franchini e Sacchi, due dei quattro ostaggi posti dai tedeschi davanti al treno per assicurarsi il passaggio e altri 5 civili.

Elenco dei nomi delle vittime civili:

Caterina Buffa, anni 46, Castelspina (AL), res. Vigevano

Cesare Corsico, Vigevano, 6 anni

Giuseppe Costa Giovanolo, 44 anni, Gambolò, res. Vigevano

Natale Franchini, 16 marzo 1888, Gambolò, operaio

Gianfranco Rossini, 1929, Vigevano, calzolaio

Ambrogio Sacchi, 9 maggio 1920, Vigevano, calzolaio

Michele Tamburelli, 58 anni, Ottobiano, res. Vigevano

Partigiani uccisi in combattimento contestualmente all’episodio:

Bruno Bonomi, 19 maggio 1923, Vigevano. Impiegato, partigiano della brg. “Crespi”

Pierino Boselli, 9 giugno 1912, Vigevano, macellaio, partigiano della brg. “Leone”

Felice Chiappani, 15 giugno 1925, S. Felice sul Panaro (MO), res. Vigevano, operaio, partigiano della brg. “Crespi”

Angelo Guaita, 27 agosto 1897, Olevano, res. Vigevano, 1897, panettiere, partigiano della brg. “Crespi”

Cornelio Palmenti, 11 settembre 1922, Rosasco, res. Vigevano, 1902, meccanico, partigiano della brg. “Beato Matteo”

Battista Pazzi, 9 dicembre1919, Garlasco, res. Vigevano, partigiano della brg. “Leone”

Roberto Pelucelli, 28 luglio 1915, Vigevano, calzolaio, partigiano della brg. “Leone”

Natale Pisani, 17 luglio 1896, Cassolnovo, partigiano della brg. “Leone”

Angelo Tambussi, 24 febbraio 1893, Mede, res. Vigevano, 1893, calzolaio, partigiano della brg. “Leone”

Anpi Mortara: conferenza in occasione della Giornata della Memoria, il 28 gennaio 2022. Lo stermino dei Rom e Sinti

15 Gennaio 2022

Massimiliano Farrell, Presidente Sezione Anpi Mortara.

Ciao compagne e compagni, vi invito il giorno 28 gennaio alle ore 16 e 30 in biblioteca a Mortara in Via Vittorio Veneto, 17 per una conferenza che abbiamo organizzato come ANPI in occasione della Giornata della Memoria, che avrà come tema l’antiziganismo nel corso dei secoli, e lo sterminio dei Rom e Sinti da parte del regime nazista e fascista.

Interverranno due importanti attivisti che da anni si battono per i diritti dei Rom, Dijana Pavlovic e Paolo Cagna Ninchi. Se non avete impegni, ci farebbe piacere avervi con noi!

IL “CASO” DEL RITRATTO DEL CRIMINALE NAZISTA LEON DEGRELLE IN MUNICIPIO A FERRERA ERBOGNONE. PRESIDIO DI PROTESTA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA, FED. DI PAVIA

30 Dicembre 2021

La Federazione Provinciale Pavese di Rifondazione Comunista era presente oggi con un presidio presso il Municipio di Ferrera Erbognone per ricordare che è reato la ricostituzione del disciolto partito fascista e tanto più se a farlo è un impiegato del Comune negli stessi uffici pubblici, infatti l’esposizione del ritratto di un criminale nazista accanto a quello del Presidente della Repubblica Mattarella è di per se un gesto indegno oltre che un reato perseguibile penalmente e Rifondazione Comunista farà del tutto affinché la giustizia segua il suo corso.

Basta con i fascisti

21 dicembre 2021

L’esibizione del ritratto del criminale nazista Leon Degrelle nel municipio di Ferrera Erbognone ad opera del segretario comunale Mariano Cingolani è un fatto gravissimo e costituisce un chiaro reato di apologia del nazismo.

Intanto ci chiediamo: il Sindaco di Ferrera Erbognone non ha mai visto questo ritratto?

La cosa ci sembra, ovviamente, del tutto impossibile.

Allora: o il Sindaco di Ferrera Erbognone è talmente ignorante che non si rende conto della gravità del fatto (ma Leon Degrelle è ritratto in divisa nazista, per cui non si può non accorgersene), oppure il Sindaco condivide questa squallida posizione.

Ma come: il Sindaco, secondo la legge, per entrare in carica, deve giurare sulla Costituzione Repubblicana e lascia che in un ufficio del municipio spicchi il ritratto di un criminale nazista?

Chiediamo le dimissioni sia del segretario comunale che del Sindaco di Ferrera Erbognone.

Proponiamo alle forze antifasciste di concordare l’organizzazione di un presidio davanti al municipio di Ferrera.

ORA E SEMPRE RESISTENZA.

Piero Rusconi
Segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista
 Fed. di Pavia

Giuseppe Abbà
Consigliere comunale di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista.

PIAZZA FONTANA: NOI NON DIMENTICHIAMO!

12 Dicembre 2021

Oggi pomeriggio una delegazione dei Giovani Comunisti della provincia di Pavia era in piazza Fontana a Milano per ricordare le 17 vittime innocenti che morirono il 12 dicembre 1969 in seguito all’esplosione di una bomba fascista davanti alla Banca dell’Agricoltura.

Era l’inizio della strategia della tensione, un vero e proprio tentativo delle classi dominanti di cancellare tutti i diritti dei lavoratori e degli studenti faticosamente guadagnati con le lotte del biennio 1968/1969.

Noi oggi siamo qui perché è nostro dovere ricordare. Noi siamo qui anche e soprattutto per ribadire con forza che la bomba di piazza Fontana fu una bomba fascista, un vile tentativo di sfruttare le tensioni sociali per sovvertire l’ordinamento democratico dello Stato e instaurare un governo autoritario fascista e padronale.

Aggiungiamo la nostra indignazione, inoltre, dinanzi alle parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala che ha utilizzato il suo intervento in ricordo delle vittime della strage per definire lo sciopero sindacale di giovedì 16 dicembre come “probabilmente sbagliato”, a dimostrazione che lui difende gli stessi interessi di chi fu responsabile dell’attentato fascista del 12 dicembre 1969.

Noi non dimentichiamo, ed è nostro dovere contrastare oggi come ieri il fascismo nelle sue nuove forme!

RIFONDAZIONE COMUNISTA

GIOVANI COMUNISTI

In Lomellina come in Puglia, nuove generazioni di antifascisti si fanno strada

Anpi Mortara

Tratto da: https://www.facebook.com/anpimortara

7 dicembre 2021

Due nuove cartoline racchiudono le impegnate esperienze delle sezioni Anpi “Fratelli Capettini” di Mortara, in provincia di Pavia, e “Maggiore Antonio Ayroldi” di Ostuni, nel Brindisino, accomunate dalla presenza di giovanissimi antifascisti tra i dirigenti.

Cara Anpi ti scrivo… «Nei locali della Camera del lavoro di Mortara si è riunito il Congresso della sezione Anpi “Fratelli Capettini”. Alla fine dei lavori congressuali, a cui ha partecipato anche il presidente provinciale Santino Marchiselli, si è proceduto alla votazione per l’elezione dei componenti del nuovo Comitato di sezione e del Collegio dei revisori dei conti.

Il presidente di sezione eletto è Massimiliano Farrell, di 19 anni, che raccoglierà i frutti dell’importante lavoro svolto negli ultimi anni dal presidente uscente Piero Rusconi.

Si tratta di un importante rinnovamento generazionale per la nostra associazione, e confidiamo negli anni di avere sempre più giovani tra i nostri iscritti».

Anpi Ostuni

«All’Anpi di Ostuni, con la riconfermata presidente Isabella Ayroldi, nipote del maggiore Antonio Ayroldi, martire delle Fosse Ardeatine, ci sono ora due vicepresidenti: Renato Greco e Francesco Sisto, studente diciottenne che si è subito dichiarato con entusiasmo “accanto alla presidente, per dare nuova linfa ai valori della libertà, della Resistenza, dell’antifascismo e della democrazia in un fecondo scambio generazionale che rende la memoria storica una memoria attiva, foriera di nuove conquiste civili e per la giustizia sociale”».

È sempre possibile inviare le testimonianze dai Congressi Anpi nei territori a redazione@patriaindipendente.it o in posta privata su Facebook e Instagram.

Sezione Anpi Mortara

Sezione Anpi Ostuni

RIFONDAZIONE: CONTRO IL VECCHIO E NUOVO FASCISMO IL 05 NOVEMBRE TUTTE E TUTTI A PAVIA

I fatti di Roma, con l’assalto alla sede nazionale della CGIL, dimostrano ancora una volta come nel nostro paese esiste un pericolo fascista.

Non è un caso, che abbiano scelto la CGIL come obiettivo di quell’assalto squadrista, da sempre le lavoratrici, i lavoratori e loro organizzazioni sono il bersaglio preferito dei fascisti.

I fascisti sono sempre stati abili nello strumentalizzare il disagio sociale prodotto dalle classi dominati e dalle loro politiche neoliberiste.

Sono sempre stati bravi a trovare capri espiatori, ma mai hanno attaccato i veri responsabili del disagio sociale, i governi e le loro politiche economiche e sociali o politiche confindustriali.

Strumentalizzano la paura per il diverso, per lo straniero e persino la paura prodotta dal covid-19 e la pessima gestione della pandemia per creare consensi alle loro politiche.

Anche nella nostra città, sempre più si assiste ad iniziative di forze politiche che si richiamano apertamente all’esperienza storica del fascismo italiano.

Forze politiche apertamente razziste omofobe e violente che dietro il loro linguaggio “popolare” e “antisistema”, nascondono in realtà i principi ideali e le pratiche del vecchio fascismo.

Ancora oggi questi personaggi dietro il loro linguaggio demagogico (prima gli italiani) di fatto si scagliano contro chiunque lavori per difendere la democrazia e gli interessi delle classi popolari.

A Pavia abbiamo assistito negli ultimi anni ad un aumento del loro attivismo, ogni anno infatti il 5 di novembre sfilano con le loro lugubri bandiere per le vie della nostra città.

Anche quest’anno, il 5 novembre a partire dalle ore 20.30, come Rifondazione Comunista saremo in piazza insieme con tutte/i le/i antifasciste/i per contrastare la loro presenza.

Pavia 03/11/2021

Fabrizio BaggiSegretario regionale Lombardia

Piero RusconiSegretario provinciale Pavia

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

Care e cari, come avete avuto modo di leggere nel comunicato stampa che abbiamo diffuso questa mattina venerdì 05 novembre a Pavia si terrà un’importante manifestazione antifascista alla quale come negli anni precedenti abbiamo aderito.
La manifestazione è stata autorizzata dalla questura e partirà dalla piazza del tribunale alle ore 20.30.
È importante la nostra presenza organizzata ed invitiamo quindi tutte le compagne e tutti i compagni dalle Federazioni a partecipare con bandiere e striscioni del Partito e delle/i Giovani Comuniste/i. 
Ci vediamo venerdì sera, dalle ore 19:45 in piazza del tribunale a Pavia.

Un caro saluto a tutte e tutti

Fabrizio Baggi, segretario regionale Partito della Rifondazione Comunista Lombardia