«Un altro mondo è sempre più necessario»

A vent’anni dal G8 di Genova la testimonianza di chi c’era: le proteste e quelle giornate segnate dal sangue

di Roberto Guarchi *
Pubblicato sull’Informatore Vigevanese di giovedì 15 luglio 2021

Venti anni fa sono stato a Genova, insieme alla moltitudine arrivata in terra ligure nel luglio del 2001 per contrastare il vertice dei “G8”.
Il clima che si respirava in quei giorni era tremendo: i giornali nazionali ed internazionali più diffusi arrivarono a scrivere che i cosiddetti “no-global” avrebbero colpito le forze dell’ordine con sacche di sangue infettato dall’Aids!
Noi qui a Vigevano ci eravamo preparati: con i disobbedienti avevamo studiato e sperimentato le azioni di difesa, avevamo esposto sulla torre del Bramante un gigantesco striscione con la scritta “No G8”, da mesi cercavamo di richiamare l’attenzione della città con iniziative d’informazione e di protesta. Molto prima del vertice genovese si era costituito il “Coordinamento vigevanese e lomellino No G8”, composto soprattutto da ragazze e ragazzi che si volevano impegnare contro le politiche neoliberiste e chiedevano la nascita di un nuovo modello di sviluppo sociale ed ambientale. Insieme a loro, tanti militanti di Rifondazione Comunista e della sinistra radicale vigevanese.
Ricordo bene una telefonata che ricevetti quel maledetto venerdì 20 luglio: «Roberto, è morto un ragazzo a Genova. Non andare!». E ricordo come se fosse ieri la mia risposta: «Anche per quanto è accaduto bisogna andare. Ed essere in tantissimi».
Eppure, arrivati a Genova, il giorno dopo l’assassinio di Carlo Giuliani, per l’imponente manifestazione che doveva attraversare la città, abbiamo capito subito che un giovane morto ammazzato non sarebbe bastato ai “potenti” della terra, che volevano e cercavano anche il sangue della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto. Lo volevano il governo italiano, molti governi mondiali e le multinazionali. Ognuno per i propri interessi. Ognuno mettendo in campo gli strumenti che avevano tra le mani: gran parte dell’informazione, le armi della repressione e della violenza, l’inganno e la vigliaccheria.
I potenti temevano il movimento che voleva “un altro mondo possibile” e sono stati determinati nel cercare di schiacciarlo. In parte sono anche riusciti a soffocarlo, qui in Italia.
Ricordo le cariche delle cosiddette “forze dell’ordine” in quel sabato 21 luglio, che spezzarono in due il corteo internazionale che sfilava pacificamente sul lungomare di Genova. Ricordo i lacrimogeni che ci facevano piangere e la preoccupazione di non perdere di vista qualcuno di coloro che da Vigevano erano partiti in pullman per la città ligure.
Sono passati venti anni dai giorni del G8 di Genova e da quella che Amnesty International allora definì “la più grande violazione dei diritti umani in Occidente dopo la Seconda guerra mondiale”. Ancora oggi non c’è chiarezza su motivi e mandanti di quei fatti, né è stata ottenuta giustizia piena e verità per le vittime.
Il grande movimento popolare altermondialista che con i “devastatori prezzolati” di allora non aveva nulla a che fare e che venne represso nel sangue nelle strade di Genova, alla Diaz, a Bolzaneto, ha resistito, si è rialzato e ha saputo scrivere pagine importanti della storia sociale del nostro Paese, come quella del Forum Sociale Europeo di Firenze, e la più grande manifestazione del mondo contro la guerra all’Iraq del 2003. In questi venti anni ha dato vita a innumerevoli campagne, vertenze, pratiche e proposte di alternativa.

Quel movimento denunciava l’insostenibilità della globalizzazione neoliberista e i suoi pesantissimi impatti sociali, economici e ambientali. Anno dopo anno, crisi sempre più gravi hanno dimostrato le sue ragioni, fino alla pandemia da Covid che ha messo in luce tutti i limiti e i pericoli del sistema: un virus ha messo a nudo la profondità del disastro climatico, sociale, umano, di genere, ambientale, pandemico, sanitario. Le conseguenze della sottovalutazione, da parte del sistema politico, delle proposte e dei contenuti di quel movimento, sono evidenti e drammatiche.
Ed io non dimentico mai che il movimento contro il neoliberismo ed anticapitalista ha continuato e continua ancora oggi il suo cammino. In Perù, in India, in Kurdistan, in Palestina, in Africa, sulle montagne del Chiapas, tra gli sfruttati dell’Europa e di ogni parte del mondo.
Se appena guardiamo fuori dal nostro immiserito “orticello” italiano, se appena guardiamo oltre i confini sempre più “blindati” della razzista Europa… Ecco, possiamo scoprire che dalla Genova del 2001 ad oggi rimane vivo quello che non è soltanto uno slogan: “un altro mondo è sempre più necessario”.

* del Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista