Autore: Roberto

La siccità non è un dibattito vuoto

Riprendiamo l’articolo pubblicato sul sito di Rifondazione Comunista Lombardia

di Massimo Gatti già Presidente CAP-gestione 2004-2008

L’emergenza idrica in corso ha bisogno di approfondimenti seri, di meno chiacchiere e di esempi virtuosi, nel massimo rispetto di chi quotidianamente nei vari settori e nelle istituzioni sta lavorando con fatica e tenacia.

1) Il 20-6-2005 ho avuto l’onere e l’onore di inaugurare come Presidente di CAP-gestione insieme al Sindaco di Milano Gabriele Albertini e all’Assessore Zampaglione il 3° depuratore della città capoluogo (per 300.000 abitanti), colmando un ritardo di decenni di una grande città che senza depuratori contribuiva significativamente all’inquinamento delle acque nel sud-milanese e nel lodigiano. Il nuovo impianto fu situato nel comune di Peschiera Borromeo, raddoppiando il depuratore esistente dal lontano 1982 al servizio di 12 comuni della Provincia di Milano, In pochissimi anni concludemmo un’opera complicata (dal punto di vista tecnico e amministrativo) avviata dal mio predecessore alla Presidenza CAP on. Osvaldo Felissari, oggi sindaco di Lodi Vecchio e diretta con altri, ma con un compito apicale e grande autorevolezza, dal compianto Dott. Marco Pelosi Direttore del settore fognatura e depurazione di CAP. Il Consorzio Acqua Potabile azienda interamente pubblica del ciclo integrato dell’oro blu che allora raggruppava i comuni della provincia di Milano e di Lodi diventava interlocutore essenziale e decisivo del comune di Milano (che gestisce da sempre l’acqua da solo) per contribuire a risolvere l’atavico problema della depurazione. In quella occasione per la prima volta nelle nostre zone un quantitativo rilevante di acqua ripulita veniva destinato all’agricoltura. Da allora, e sono passati 17 anni, è necessario conoscere quanta acqua recuperata dalla depurazione viene utilizzata oggi nel sistema milanese e lombardo, individuando luoghi e strutture dove si annidano inefficienze e sprechi da rimediare.

2) Già in quegli anni CAP-gestione, grazie alla professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori e come registrato dagli studi indipendenti di Mediobanca, segnalava perdite di rete medie di poco superiori al 20%. In alcune zone si scendeva ulteriormente e quindi si dimostrava la possibilità concreta di buoni rendimenti, tenuto conto di un margine fisiologico di utilizzo di acqua per gli spurghi. Bisogna quindi intervenire con precisione nelle situazioni di degrado e di malaffare senza sparare nel mucchio e poi combinare poco. Fatti salvi i buoni comportamenti sempre da mantenere, la disponibilità di acqua potabile nel nostro territorio è assicurata (tranne qualche eccezione) dalla ricchezza della falda. La situazione diventa molto critica per il costo in continua crescita dell’energia e per le gravi conseguenze delle epidemie e delle guerre. Al momento, al fine di tamponare, non c’è alcun provvedimento governativo (con l’Europa o senza) per recuperare finalmente risorse aggiuntive dagli extra-profitti delle grandi aziende nazionali e multinazionali che hanno realizzato in questa fase guadagni enormi e senza precedenti. Diversificare e puntare a fonti energetiche alternative diventa un impegno ineludibile su cui investire. I nostri pozzi pescano in media a 100 m di profondità e quindi la materia prima va captata e sollevata continuamente con la conseguenza di bollette energetiche da capogiro. Le riduzioni fiscali permanenti devono valere immediatamente per tutelare il lavoro e i beni comuni in una situazione economica così difficile. Bisogna inoltre regolamentare in modo uniforme ed efficace l’utilizzo dell’acqua non potabile di prima falda (ad es. profondità. 10 m) per gli usi agricoli, industriali, sportivi e termici che possono produrre l’aumento di una buona occupazione e dei ricavi.

3) Oggi per essere credibili le classi dirigenti devono collocare come prima opera pubblica il riassetto idro-geologico, dalla montagna alla pianura, la cura dei boschi, dei laghi, dei fiumi e del reticolo idrico minore. Non è così, e si prosegue solo con la logica delle grandi opere e dei grandi eventi. Nelle nostre zone, ad esempio le nuove grandi autostrade BREBEMI e TEM, hanno aggredito una delle campagne più fertili d’Italia, penalizzato il trasporto pubblico locale, compromesso lo scorrimento delle acque, dimenticato di collocare alberi ad alto fusto lungo i tracciati autostradali per contrastare l’inquinamento e le urbanizzazioni selvagge a ridosso dei caselli. Tornando all’oggi, subito, secondo i principi dell’interesse pubblico, l’utilizzo delle scorte dei grandi bacini idroelettrici ed alpini va programmato regolarmente da Regione Lombardia e dagli altri enti competenti, senza aspettare l’emergenza e bilanciando le esigenze dell’agricoltura, dei produttori di energia e del turismo. La frammentazione delle competenze va superata e riordinata, ma intanto un sistema di piccoli invasi razionalmente distribuito è irrinunciabile per fronteggiare siccità e alluvioni, prendendo sul serio le conseguenze dirompenti del cambiamento climatico e le indicazioni del CIRF (centro italiano per la riqualificazione fluviale).

4) Infine se si ha il coraggio di una riflessione critica bisogna cambiare strada e rettificare decisioni sbagliate in tempo utile. In una situazione eccezionale governo, regioni, comuni e tutti i soggetti coinvolti non si nascondano dietro le procedure e assumano nuovi e adeguati provvedimenti. Le prossime Olimpiadi invernali Milano-Cortina prevedono nuove piste e impianti che si basano al 100% sulla produzione di neve artificiale che sottrae quantità abnormi di acqua buona, in una situazione di crisi idrica permanente e di mancanza di pioggia e di neve. È così difficile pensare allo sport anziché all’edilizia e ad Olimpiadi che riguardino l’arco alpino e che si collochino nei numerosi impianti già esistenti in Stati confinanti (tutti in Europa) con un risparmio ingente di terra, di acqua e di quattrini. Serve coerenza con gli allarmi lanciati a cui non possono seguire solo lacrime di coccodrillo, si può fare meglio: occorre coraggio, competenza e la capacità di affrontare esasperazioni, gravi conflitti tra le categorie e le persone e anche molteplici contenziosi già in essere. Il tempo per intervenire è ora!

Festa provinciale di Rifondazione a Bereguardo

Anche quest’anno torna la festa provinciale di Rifondazione Comunista con interessanti attività e buona cucina!
La festa vedrà sia attività politiche, come dibattiti, che attività ludiche, come balli e concerti live. Evidenziamo inoltre il dibattito dei Giovani Comunisti di Domenica 31 Luglio.

Per info e prenotazioni 3402661344

Vi aspettiamo numerosi!

MENU’ DELLA FESTA

Rifondazione: no alla repressione delle lotte. Solidarietà ai compagni del SiCobas e dell’USB

È in corso da questa mattina all’alba una pesantissima operazione di polizia partita dalla procura di Piacenza con perquisizioni, arresti di dirigenti sindacali del Si Cobas e dell’USB che col passare delle ore sembra allargarsi sempre più.
Alla base dell’operazione repressiva la criminalizzazione delle lotte che in questi anni hanno incrinato il sistema dello sfruttamento selvaggio nella logistica: i “fatti criminosi” sarebbero picchetti, scioperi, occupazioni dei magazzini, assemblee.
Agli arresti domiciliari due dirigenti dell’Usb con imputazioni gravissime che vanno dall’associazione a delinquere ai reati di sabotaggio e blocco delle merci; arrestati, sempre ai domiciliari, a Piacenza 4 dirigenti del SI Cobas, in relazione a uno sciopero al magazzino Amazon di Castel San Giovanni, per due di loro siamo di fronte a una vera e propria persecuzione, visto che la Procura di Piacenza li aveva posti ai domiciliari nel marzo 2021 , mentre il tribunale del riesame aveva poi revocato la sentenza.
La magistratura viene meno al suo compito costituzionale se diventa il braccio repressivo dello schieramento neoliberista a difesa del capitale contro le lavoratrici e i lavoratori che difendono i propri diritti.
Come Partito della Rifondazione Comunista esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori sindacalisti del Si. Cobas e dell’USB colpiti dalla brutale repressione in atto e aderiremo a tutte le iniziative di lotta per la scarcerazione degli arrestati e in difesa della libertà di lottare contro lo sfruttamento, per i diritti e la democrazia.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Stefano Lugli, segretario regionale Emilia e Romagna
Elena Anelli, segretaria Piacenza
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Il nostro comunicato di solidarietà a Silvia Baldina

I fatti incresciosi avvenuti il 18 Luglio in aula consiliare a Vigevano riguardano tutti e tutte.

Una doverosa riflessione da fare è che la frase pronunciata dal consigliere Cividati deriva dalla forma mentis che le persone mostrano attraverso le parole. Essere “vergini come Cicciolina” è usato in funzione di insulto, è qualcosa che toglie valore. Sei una donna e ti offendo con questa modalità legata all’idea di purezza persa. Un’esternazione grave, che in una sede istituzionale acquisisce un peso maggiore.

La sessualità, anche metaforicamente, non può sminuire una persona.

Esprimiamo sincera solidarietà a Silvia Baldina.

Disappunto, sdegno, sgomento non bastano. Devono parlare anche i fatti, le azioni. Non mancano i modi.
Sarebbe bene che le forze di opposizione presenti in consiglio comunale prendessero le distanze concretamente, dichiarando fermamente l’intenzione di non entrare in aula fintanto che il consigliere in questione manterrà la carica.

Iara Savoia – Rifondazione Comunista Vigevano

Pandemia, guerra e crisi economica. Non vi basta?

Riprendiamo il post-dichiarazione di Edoardo Casati su Facebook

Pandemia, guerra e crisi economica.
Non vi basta?
Sembra di no…

Dopo tutto questo assistiamo all’ennesimo colpo di mano fatto per interessi di partito.
Il Movimento 5 Stelle fa cadere questo governo, che sicuramente non ci mancherà, essendo lui stesso la causa dei problemi economici che stiamo vivendo.

Da subito Draghi ha snobbato il parlamento e la democrazia costituzionale in generale; un premier che utilizza questo passo indietro dei 5S come scusa per scrollarsi di dosso le responsabilità che il suo ruolo comporta, in una situazione così delicata.

Come pensate che, dopo anni e anni di politica fatta per arricchire le proprie tasche, i giovani possano avere ancora fiducia nella politica? Mai come oggi serve una parola fondamentale: CORAGGIO.
Il coraggio di affrontare le proprie responsabilità, il coraggio di ripartire da zero e il coraggio di fare un vero e proprio ricambio generazionale.
Adesso o mai piu.

Rifondazione Comunista vuole avere questo coraggio e si mette in gioco #versounionepopolare

Edoardo Casati – Coordinatore Giovani Comunisti/e Pavia

Abitazioni (im)popolari a Voghera

PRC-SE e GC Voghera: Comunicato sulla questione abitativa a Voghera.

Voghera, 14 luglio 2022

Come Giovani comunisti e Rifondazione Comunista  non possiamo non interessarci alla questione abitativa a Voghera, con un particolare occhio di riguardo per i quartieri popolari quali San Vittore, Via Belli, Pombio e Medassino che vedono diverse problematiche.

Di recente siamo venuti a conoscenza dello sfratto imposto ad una famiglia di 7 persone (di cui 5 figli tutti minorenni) attualmente residente in via del Popolo, non possiamo che esprimere la nostra preoccupazione e vicinanza alla famiglia sopracitata, invitando la giunta ad offrire aiuti sociali a queste persone anziché nascondersi dietro un vergognoso silenzio come ha sempre fatto da quando queste situazioni sono cominciate ad emergere.

Infatti siamo consci del fatto che molte altre persone si trovino in una situazione analoga se non peggiore rispetto a questa famiglia.

Ci sono in ballo questioni abitative verso persone che fanno parte della comunità marocchina locale; emblematico in questo caso è la questione della cittadina che si era ritrovata da un giorno all’altro senza casa per via di un azione del tutto scellerata da parte del proprietario originario dell’appartamento, oppure degli innumerevoli clochard che soprattutto d’inverno non hanno luogo dove riposare e sono costretti a partire il freddo, con il rischio, addirittura, di morire.

Ribadiamo nuovamente la necessità di un pronto intervento sociale da parte del comune per far si che quantomeno queste persone abbiano un luogo stabile e sicuro dove riposarsi e poter vivere con i propri cari.

Giovani Comunisti e Rifondazione Comunista Voghera

Squadrismo a Voghera – il nostro comunicato

PRC-SE e GC Voghera – comunicato sulle derive squadriste della città.

Voghera, 7 luglio 2022

Come Giovani Comunisti e Rifondazione Comunista Voghera non possiamo che essere preoccupati per la crescente violenza politica che si sta verificando nella nostra città negli ultimi mesi.

Infatti, già un mese fa, era stata devastata la vetrina principale della sede della lista civica “Voghera+Libera” di Pier Ezio Ghezzi e dei suoi collaboratori,verso cui esprimiamo la più sincera solidarietà umana prima ancora che politica.

Un episodio analogo, seppur non nei confronti di una sede politica, si è ripetuto nello stesso periodo ai danni della vetrina del commerciante Fabio Tordi, verso il quale, anche in questo caso, esprimiamo la nostra piena vicinanza.

Da comunisti è ovvio che non condividiamo il programma politico né di +Europa da una parte né della sindaca coi suoi assessori dall’altra, e pur facendo una radicale opposizione non ci permetteremmo mai di valicare i limiti della protesta democratica, attaccando le sedi dei nostri avversari politici oppure entrando in Comune minacciando tutti quelli che non ci vanno a genio, facendo un vero e proprio show da circo.

Sia chiaro che questo nostro comunicato non vuole accusare nessuno di nulla e speriamo anzi, pur non condividendo nulla della linea politica comunale, che chi di dovere porti al termine al più presto le indagini per scoprire i responsabili di questo scempio antidemocratico dai vaghi sapori squadristi, propri di un Ventennio che di sicuro nessuno di noi vuole rivivere.

Giovani Comunisti e Rifondazione Comunista Voghera

La vostra generazione ha perso

“La mia generazione ha perso” – così Giorgio Gaber intitolava uno dei suoi ultimi album in un tentativo di autoanalisi. È proprio una colpa che oggi andiamo ricercando, un colpevole, un nome o un gruppo di nomi, qualcuno cui addossare l’intera colpa di questa tragedia climatica che sta investendo il nostro paese e il mondo intero.

In questa vana ricerca la colpa è stata addossata agli allevamenti, alle fabbriche, a chi non fa la raccolta differenziata… Non nego l’influenza di queste azioni, ma mi sento di affermare che non è nulla di più che nascondere la polvere sotto il tappeto, nulla di più che far finta di non vedere l’errore, di non voler accettare che l’essere umano è colpevole di questa tragedia da circa 200 anni a questa parte. Siamo tutti colpevoli, perché – a differenza di come parlano parecchi giornalisti – il pianeta non soffre l’aumento della temperatura, esso continuerà ad esistere anche con 50° C in più, solo non sarà adatto ad ospitare la vita umana, camperanno solo i batteri capaci di sopravvivere anche ad altissime temperature.

Tornando al tema di quest’ articolo, ritengo quindi che ci sia bisogno di un’ammissione di colpa, bisogna smettere di pensare che il riscaldamento globale ed il problema dell’inquinamento ponga le sue radici negli anni ’10 di questo millennio; bisogna rendersi conto che il problema è iniziato quando nessuno si è posto la domanda “E dopo?” durante il miracolo economico, quando si costruivano auto che, dal motore all’esterno, non avevano altro che un tubo vuoto, quando le ciminiere delle fabbriche riversavano nell’aria ciò che oggi, a distanza di circa settant’anni, l’ha resa irrespirabile – per non dire tossica. La colpa è dei miei nonni, che hanno provocato questi problemi, e dei miei genitori, che non si sono opposti e non hanno fatto sentire la loro voce quando era il momento di farlo. Serve solo un’ammissione di colpa, rendersi conto di chi è la colpa davvero, ammettere che ci è stato consegnato un mondo completamente a pezzi e che ora le maniche ce le dovremo rimboccare noi per sistemare tutto – sempre ammettendo una vostra possibile collaborazione, che sembra ogni giorno più distante.

Se la vostra intenzione fosse di ammettere questa colpa, vi consiglierei di cambiare il modo in cui lo state comunicando. Se crediamo che i giovani siano “persi dietro ai telefoni e ai social network” solo perché li considerate svogliati e/o incapaci credo che il problema sia vostro. Sempre nel mondo che voi ci state consegnando, i valori della forza e della ricchezza sono stati eletti a princìpi unici; l’unico rifugio è dunque un mondo alternativo, completamente immersivo e capace di creare una realtà completamente estranea alla nostra dove le cose non possono andare male.

Dall’alto della vostra bigotteria invece siete solo capaci di dirci cosa sbagliamo, senza capire che la colpa è tutta nelle vostre mani, perché solo guardando avanti e lavorando per il prossimo – e non per se stessi – si può pensare di rivolgere delle critiche. Voi avete lavorato per voi stessi e per nessun’altra generazione, ora noi ne paghiamo le conseguenze. Basta però un po’ di coraggio, ammettere le proprie colpe, chiedere scusa e lavorare seriamente tutti assieme per un domani migliore.

Lorenzo Antibo

Riprendiamo l’articolo scritto da un compagno del circolo di Vigevano sui siti La Spina e La Sinistra Quotidiana.

ManifestA – vertenza parlamentare sulla Maier

Pubblichiamo di seguito il testo dell’interrogazione parlamentare presentata dalla Componente ManifestA in merito alla vertenza della Maier Cromoplastica di Verdellino (BG)

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Ministro dello Sviluppo Economico

per sapere,

premesso che –:

“Maier Cromoplastica S.p.A.”, appartenente alla società multinazionale spagnola “Maier”, è specializzata in stampaggio di materie plastiche e cromatura per componenti automotive;

tra i suoi stabilimenti, vi è quello di Verdellino, in provincia di Bergamo, nel quale operano 92 addetti;

sabato 18 giugno, a locali chiusi, cinque macchinari – corrispondenti al 23% della capacità produttiva totale – sono stati prelevati dalla fabbrica e trasportati all’estero dalla proprietà, a completa insaputa del personale ivi impiegato, senza avvisare né la Rsu né i sindacati dei lavoratori, e dopo aver disatteso nei loro confronti le promesse di nuovi investimenti;

la società comunicò che i beni prelevati erano stati trasportati nello stabilimento sito nei paesi baschi della Spagna;

la Direzione di Maier Cromoplastica S.p.A. annunciò che il 6 luglio si sarebbe tenuta un’assemblea dei soci, nella quale si sarebbe deciso se dismettere oppure no lo stabilimento di Verdellino;

il comportamento dei vertici aziendali ha indotto la protesta e lo sciopero con presidio permanente, dal 23 giugno scorso al 6 luglio, delle lavoratrici e lavoratori di Verdellino, con l’adesione dei Sindacati Fiom CGIL e Fim, per difendere il proprio impiego e per evitare che altri macchinari lasciassero lo stabilimento;

all’indomani dell’assemblea dei soci, la società ha convocato un’assemblea con i rappresentanti sindacali e i sindacati, alla quale si è presentato un dirigente spagnolo del gruppo cui fa capo Maier, comunicando alle rappresentanze l’intenzione di liquidare l’azienda italiana, e che tre liquidatori sono già stati nominati per espletare il lungo iter;

la decisione ha gettato nello sconforto le famiglie dei 92 dipendenti, su cui si profila la drammatica prospettiva del licenziamento collettivo, con ricadute drammatiche dal punto di vista economico e sociale: nuclei familiari, che si troverebbero privi di un reddito sufficiente per garantire il proprio sostentamento e in un contesto di totale incertezza e preoccupazione sul futuro, e in stato di totale impotenza di fronte a tale scenario;

la maggior parte di essi prestano la propria opera presso “Maier Cromoplastica” da oltre vent’anni, ma una minima parte di questi sono prossimi all’età pensionabile;

da quanto accaduto e illustrato poc’anzi, è ben desumibile che si tratti dell’ennesimo caso di delocalizzazione, fenomeno sempre più diffuso su tutto il territorio italiano, che consiste nel trasferimento del processo produttivo, o di alcune fasi di esso, in aree geografiche o Paesi in cui vi sono vantaggi competitivi, quali le agevolazioni di natura fiscale, il minore costo dei fattori produttivi e in particolare della manodopera, con gravissimo pregiudizio di tutti i dipendenti coinvolti in tali operazioni, nonché delle rispettive famiglie;

l’art. 4 della Costituzione stabilisce che «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto», l’art. 35, successivamente, stabilisce che «La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni», dopo aver sancito, all’art. 1, il primato del lavoro, principio fondante dello Stato democratico italiano–:

se “Maier Cromoplastica S.p.A. abbia ricevuto finanziamenti pubblici, di quale tipo e di quale entità;

se i Ministri interrogati fossero a conoscenza dello stato economico di Maier Cromoplastica e dell’intenzione dei suoi vertici di delocalizzare e licenziare il personale di Verdellino, e quali iniziative intrapresero per scongiurare tale pericolo;

quali iniziative, per quanto di competenza, intendano intraprendere i Ministri interrogati, al fine di tutelare il diritto al lavoro dei 92 addetti, individuando una soluzione adeguata alla gravità di quanto accaduto loro e alle rispettive famiglie;

Suriano, Benedetti, Ehm, Sarli

«Un altro mondo è sempre più necessario»

A vent’anni dal G8 di Genova la testimonianza di chi c’era: le proteste e quelle giornate segnate dal sangue

di Roberto Guarchi *
Pubblicato sull’Informatore Vigevanese di giovedì 15 luglio 2021

Venti anni fa sono stato a Genova, insieme alla moltitudine arrivata in terra ligure nel luglio del 2001 per contrastare il vertice dei “G8”.
Il clima che si respirava in quei giorni era tremendo: i giornali nazionali ed internazionali più diffusi arrivarono a scrivere che i cosiddetti “no-global” avrebbero colpito le forze dell’ordine con sacche di sangue infettato dall’Aids!
Noi qui a Vigevano ci eravamo preparati: con i disobbedienti avevamo studiato e sperimentato le azioni di difesa, avevamo esposto sulla torre del Bramante un gigantesco striscione con la scritta “No G8”, da mesi cercavamo di richiamare l’attenzione della città con iniziative d’informazione e di protesta. Molto prima del vertice genovese si era costituito il “Coordinamento vigevanese e lomellino No G8”, composto soprattutto da ragazze e ragazzi che si volevano impegnare contro le politiche neoliberiste e chiedevano la nascita di un nuovo modello di sviluppo sociale ed ambientale. Insieme a loro, tanti militanti di Rifondazione Comunista e della sinistra radicale vigevanese.
Ricordo bene una telefonata che ricevetti quel maledetto venerdì 20 luglio: «Roberto, è morto un ragazzo a Genova. Non andare!». E ricordo come se fosse ieri la mia risposta: «Anche per quanto è accaduto bisogna andare. Ed essere in tantissimi».
Eppure, arrivati a Genova, il giorno dopo l’assassinio di Carlo Giuliani, per l’imponente manifestazione che doveva attraversare la città, abbiamo capito subito che un giovane morto ammazzato non sarebbe bastato ai “potenti” della terra, che volevano e cercavano anche il sangue della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto. Lo volevano il governo italiano, molti governi mondiali e le multinazionali. Ognuno per i propri interessi. Ognuno mettendo in campo gli strumenti che avevano tra le mani: gran parte dell’informazione, le armi della repressione e della violenza, l’inganno e la vigliaccheria.
I potenti temevano il movimento che voleva “un altro mondo possibile” e sono stati determinati nel cercare di schiacciarlo. In parte sono anche riusciti a soffocarlo, qui in Italia.
Ricordo le cariche delle cosiddette “forze dell’ordine” in quel sabato 21 luglio, che spezzarono in due il corteo internazionale che sfilava pacificamente sul lungomare di Genova. Ricordo i lacrimogeni che ci facevano piangere e la preoccupazione di non perdere di vista qualcuno di coloro che da Vigevano erano partiti in pullman per la città ligure.
Sono passati venti anni dai giorni del G8 di Genova e da quella che Amnesty International allora definì “la più grande violazione dei diritti umani in Occidente dopo la Seconda guerra mondiale”. Ancora oggi non c’è chiarezza su motivi e mandanti di quei fatti, né è stata ottenuta giustizia piena e verità per le vittime.
Il grande movimento popolare altermondialista che con i “devastatori prezzolati” di allora non aveva nulla a che fare e che venne represso nel sangue nelle strade di Genova, alla Diaz, a Bolzaneto, ha resistito, si è rialzato e ha saputo scrivere pagine importanti della storia sociale del nostro Paese, come quella del Forum Sociale Europeo di Firenze, e la più grande manifestazione del mondo contro la guerra all’Iraq del 2003. In questi venti anni ha dato vita a innumerevoli campagne, vertenze, pratiche e proposte di alternativa.

Quel movimento denunciava l’insostenibilità della globalizzazione neoliberista e i suoi pesantissimi impatti sociali, economici e ambientali. Anno dopo anno, crisi sempre più gravi hanno dimostrato le sue ragioni, fino alla pandemia da Covid che ha messo in luce tutti i limiti e i pericoli del sistema: un virus ha messo a nudo la profondità del disastro climatico, sociale, umano, di genere, ambientale, pandemico, sanitario. Le conseguenze della sottovalutazione, da parte del sistema politico, delle proposte e dei contenuti di quel movimento, sono evidenti e drammatiche.
Ed io non dimentico mai che il movimento contro il neoliberismo ed anticapitalista ha continuato e continua ancora oggi il suo cammino. In Perù, in India, in Kurdistan, in Palestina, in Africa, sulle montagne del Chiapas, tra gli sfruttati dell’Europa e di ogni parte del mondo.
Se appena guardiamo fuori dal nostro immiserito “orticello” italiano, se appena guardiamo oltre i confini sempre più “blindati” della razzista Europa… Ecco, possiamo scoprire che dalla Genova del 2001 ad oggi rimane vivo quello che non è soltanto uno slogan: “un altro mondo è sempre più necessario”.

* del Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista