Categoria: News

Ricordo di Don Gallo a 10 anni dalla sua scomparsa

22 Maggio 2023

Intervento di Don Gallo in Piazza Duomo a Milano il giorno 28 gennaio 2011 mentre si svolgeva la manifestazione dei metalmeccanici della Fiom in sciopero generale.

Le immagini non sono ottime perché la ripresa è stata fatta senza cavalletto e faceva molto freddo, ma l’audio è buono. Don Gallo sei un mito!

Arrigoni Rino

IL DRAMMA DELL’EMILIA-ROMAGNA

18 Maggio 2023

IL DRAMMA DELL’EMILIA-ROMAGNA nelle parole di Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano componente del Coordinamento nazionale di Unione Popolare

Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari.

Non avete alcun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”.

Non avete alcun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri.

Non avete alcun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione.

Non avete alcun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie.

Non avete alcun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle.

Non avete alcun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese.

Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango.

No. Non avete alcun diritto di piangere.

E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente che, prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questo Paese, di questo pianeta.

Domenico #Finiguerra, 2013

Dalla parte di chi soffre, contro chi ha distrutto il territorio

17 Maggio 2023

Alla popolazione dei comuni dell’Emilia Romagna sommersi da acqua e fango e ai familiari delle vittime esprimiamo la solidarietà e il cordoglio del Partito della Rifondazione Comunista.

Cambiamento climatico, cementificazione e mancata manutenzione del territorio concorrono al sempre più frequente ripetersi di queste tragedie.

Il PNRR e la stessa attenzione della Regione avrebbero dovuto essere finalizzati ad obiettivi come la messa in sicurezza del territorio e non alle solite grandi opere che arricchiscono le lobby dei prenditori di stato.

Governi e Regione dovrebbero smetterla con l’incentivazione della cementificazione invece di fare il contrario.

Il governo dovrebbe smetterla col negazionismo climatico.

Il ripetersi di questi eventi segnala che abbiamo bisogno di un piano nazionale per la messa in sicurezza del territorio e per l’adattamento alla crisi climatica e di procedere con determinazione nella transizione ecologica.

RIFONDAZIONE COMUNISTA

È il tempo che la RAI torni servizio pubblico

Pubblicato il 15 mag 2023

Stefania Brai*

C’è stato un tempo in cui gli autori denunciavano e lottavano contro ogni forma di censura: quella cinematografica, quella della Rai, quella delle grandi case editrici.

Un tempo in cui i giornalisti denunciavano e lottavano contro tutte le censure. Un tempo in cui i sindacati dei giornalisti, dei dipendenti Rai, dei lavoratori dello spettacolo organizzavano manifestazioni e scioperi contro ogni forma di censura.

Un tempo in cui un grande e plurale movimento democratico portò ad una riforma che rivoluzionava il servizio pubblico radiotelevisivo iniziando col sottrarlo al controllo del governo per condurlo sotto quello del Parlamento che diventava il garante dell’indipendenza, obiettività e apertura alle diverse tendenze politiche, sociali e culturali della Rai.

Un tempo in cui i Presidenti della Rai venivano scelti tra intellettuali quali Paolo Grassi, Sergio Zavoli, Walter Pedullà, Enzo Siciliano, Roberto Zaccaria, per citarne solo alcuni.

Oggi è un tempo in cui grazie al Pd e al suo, allora, segretario Renzi e nel silenzio generale (degli autori, dei sindacati, dei giornalisti, dei dipendenti Rai, dei partiti presenti in Parlamento) la Rai è tornata sotto il controllo del governo, il che rende “normale” e “legittimo” che sia solo il governo in carica a decidere le nomine di chi deve gestire la più grande azienda pubblica di produzione di senso.

Con quella riforma è il ministero dell’Economia a scegliere un amministratore delegato, non un semplice direttore generale, che ha le mani libere sulle nomine (con l’eccezione dei direttori giornalistici) e sui contratti fino a 10 milioni. Su queste nomine il nuovo Amministratore delegato con i super poteri deve consultare il cda, che però non può bocciarle.

Così dal 2015 tutti i governi in carica hanno cambiato i vertici della Rai e così è “autorizzato” a fare il nuovo governo di destra. E così sta facendo.

Forse oggi dovrebbe essere il tempo in cui il Partito democratico e la sua nuova Segretaria oltre che scandalizzarsi delle nomine dovrebbe fare una seria autocritica per aver promulgato leggi che quelle nomine e quelle censure consentono, per non parlare di quelle contro i diritti dei lavoratori.

Forse oggi dovrebbe essere il tempo in cui un Amministratore delegato – nominato da Draghi, non si dimette un anno prima della scadenza lasciando libertà di manovra alla destra, ma porta a termine il suo incarico a garanzia dell’autonomia del servizio pubblico radiotelevisivo.

E oggi dovrebbe essere il tempo in cui un conduttore con un potere contrattuale come quello di Fabio Fazio, proprio perché non è persona “per tutte le stagioni” come dichiara, invece di chiudere in sordina un contratto probabilmente milionario con una azienda privata lasciando libero lo spazio “pubblico” da lui occupato, avrebbe dovuto continuare il suo lavoro – pagato profumatamente – e costringere il governo di destra ad esporsi e a cacciarlo. E magari lottare contro chi lo vuole mandare via.

Una ragazza licenziata per il colore dei suoi capelli ha avuto il coraggio di farlo. Fazio?

Non è allora oggi il tempo delle lotte, individuali e collettive, di organizzare per esempio uno sciopero dei giornalisti e dei lavoratori della Rai?

Se si vuole realmente sottrarre la Rai all’ingerenza dei partiti si cambino criteri e modalità delle nomine: per concorso pubblico, su curricula pubblici, su progetti editoriali pubblici, su nomi proposti dalle forze sociali, culturali, professionali e produttive.

Oggi è il tempo di lavorare a costruire un nuovo movimento riformatore che sottragga la Rai dal governo e restituisca al servizio pubblico il suo ruolo fondamentale di dare voce e volto a tutte le realtà sociali, culturali, economiche e politiche di questo paese.

*Resp. Cultura, Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

Moreschi chiude i reparti orlatura e pelletteria, previsti 35 licenziamenti. La crisi del settore scaricata sulla pelle dei lavoratori

12 Maggio 2023

Apprendiamo che il calzaturificio Moreschi chiuderà il reparto orlatura e pelletteria licenziando altri 35 dipendenti.

Una situazione di crisi che si trascina da parecchio tempo.

Terminati tutti gli ammortizzatori sociali e le ricollocazioni, ora si passa ai licenziamenti.

Rifondazione Comunista di Vigevano esprime la totale solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della Moreschi.

Pensiamo che si tratti di una vertenza mal gestita dalle organizzazioni sindacali che hanno preferito la concertazione alla lotta, creando isolamento e debolezza nei rapporti di forza tra lavoratori e azienda.

Non si è fatta conoscere questa grave vicenda con manifestazioni, presidi e pubblicizzazione attraverso i mezzi di informazione per coinvolgere la cittadinanza di Vigevano.

Numerose fabbriche in analoghe situazioni di crisi sono state lasciate sole, nell’attesa che le

condizioni migliorassero (?) ma la competitività, la concorrenza del mercato, i profitti delle

aziende non lasciano spazio a soluzioni e tutela dei diritti, dei salari e della dignità.

Per la difesa dei posti di lavoro, è indispensabile che si esca dall’attendismo delle confederazioni sindacali e che si organizzi uno sciopero generale cittadino e territoriale contro il padronato locale, l’assenza/asservimento delle istituzioni locali – Giunta, Provincia, Prefettura e Confindustria, costruendo una vertenza territoriale che coinvolga tutti i soggetti che stanno subendo la crisi economica, in particolare le donne e i giovani, come hanno insegnato i lavoratori della GKN di Firenze.

Denunciamo la subalternità ai piani padronali e la strumentalità delle giunte leghiste e di destra, che si sono succedute in tutti questi anni, insieme a quella delle cosiddette opposizioni che sono intervenute esclusivamente in funzione elettorale senza dare continuità agli impegni assunti.

Si ricorda che l’azienda Moreschi ha goduto di rilevanti finanziamenti pubblici con le finalità di garantire i livelli occupazionali e produttivi.

Chiediamo l’intervento della Regione Lombardia e del governo nazionale per attivare un tavolo di trattativa con tutte le parti sociali al fine di ricercare soluzioni CERTE e definitive in difesa dell’occupazione e della produttività.

BASTA SOLDI PUBBLICI AI PRIVATI che speculano, socializzando le perdite ma tengono per sé i profitti.

SOLO LA LOTTA PAGA!

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano, parte di UNIONE POPOLARE

RIFONDAZIONE COMUNISTA PER UN 1° MAGGIO DI LOTTA PER LA PACE E IL LAVORO CONTRO IL GOVERNO DELL’AUSTERITÀ E DELLA GUERRA

1° Maggio 2023

Il governo Meloni prosegue le politiche neoliberiste che scaricano i costi della crisi prodotta dalla guerra e dalle sanzioni sulle classi lavoratrici e i ceti popolari.
Col documento di economia e finanza varato si prevede una brutale stretta fiscale di circa 70 miliardi e a regime un avanzo primario di 45 miliardi.  I finti sovranisti nostrani sono allineati agli ordini dei falchi europei e rilanciano la fallimentare politica dell’austerità che come in passato colpirà duramente i ceti popolari, peggiorerà la situazione economica del paese aumentando ancora di più il divario dell’Italia dal resto d’Europa e del sud dal nord del nostro paese.
Vedremo riduzioni reali alla spesa per la scuola, la sanità, i servizi, tagli pesanti ai fondi per i contratti dei pubblici dipendenti, per i salari e per il sostegno alle famiglie contro il carovita; in soffitta la tanto decantata promessa di cancellare la Fornero
Con un’arroganza e una demagogia senza limiti Il governo postfascista si riunisce il primo maggio per sancire la cancellazione del reddito di cittadinanza, ampliare la platea della manodopera precaria a basso costo attraverso l’estensione del ricorso ai contratti a tempo determinato, ridurre demagogicamente il cuneo fiscale proprio mentre coi tagli alla spesa verranno colpiti pesantemente occupazione e salario indiretto.
Tutto ciò mentre Continuano ad aumentare le spese militari a sostegno delle spinte guerrafondaie della Nato, si riducono le tasse agli autonomi e alle rendite, non si tassano gli extraprofitti e le grandi ricchezze, si favorisce l’evasione fiscale.
L’unica strada possibile per contrastare le politiche neoliberiste del governo  è l’unità del mondo del lavoro e sindacale per costruire una nuova  grande stagione di lotte  indispensabile per rivendicare aumenti generalizzati dei salari e delle pensioni; la reintroduzione della scala mobile per il recupero automatico dell’inflazione; un salario minimo legale di dieci euro all’ora indicizzato all’inflazione; più risorse per la sanità e la scuola pubbliche; l’abolizione di tutte le leggi che producono precarietà; la salvaguardia e l’estensione del reddito di cittadinanza.
Non ci si ripeta lo stantio refrain che i soldi non ci sono. Si può fare con: un fisco realmente progressivo da realizzare anche attraverso l’eliminazione di tutte le tasse piatte; la tassazione delle grandi ricchezze e una vera lotta all’evasione fiscale; la riduzione drastica delle spese militari; lo stop all’ invio di armi in Ucraina per una politica di pace.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

COMMISSIONE EUROPEA – RILANCIO DELL’ AUSTERITÀ CONTRO L’EUROPA DEI POPOLI, L’WELFARE, I CETI POPOLARI

28 Aprile 2023

Antonello Patta*

La commissione europea ha presentato le proprie proposte per la riforma della governance economica europea che dovrebbe subentrare al Patto di stabilità brandito come la spada di Damocle che, senza nuove regole, tornerebbe automaticamente in vigore dal 1° gennaio 2024.
L’obiettivo dichiarato è quello di “preparare l’UE alle sfide future sostenendo i progressi verso un’economia verde, digitale, inclusiva e resiliente e rendendola più competitiva”.
Dichiarazioni di facciata dietro cui c’è un ritorno a politiche fiscali restrittive inique che insieme alle restrizioni monetarie e creditizie prodotte dalla Bce alimentano le spinte recessive, ammazzano gli investimenti nei paesi con debiti più alti aumentano il divario tra paesi europei.
Vengono infatti confermati i vincoli del rapporto debito/pil al 60% e del disavanzo di bilancio al 3% e imposto un percorso “contrattato” di rientro nei parametri indicati, ma entro limiti temporali certi, pena l’inasprimento delle condizioni.
Questo deve avvenire sulla scorta della “traiettoria tecnica per paese” indicata dalla Commissione e contenente prescrizioni inaggirabili tra cui, per i paesi con disavanzo superiore al 3%, una riduzione annuale non inferiore allo 0,5%.
L’indicatore operativo, di cui si avvarranno i controllori europei per la sorveglianza del rispetto dei percorsi di aggiustamento di bilancio, sarà l’effettiva riduzione della spesa pubblica pluriennale dei paesi sotto esame.
Se infine a queste vincolanti indicazioni ex ante aggiungiamo la previsione, contenuta nella proposta, dell’apertura automatica, per i paesi indebitati come il nostro, di una procedura per disavanzo appare chiaro che non siamo di fronte a una restituzione agli stati della “titolarità nazionale” millantata nel testo, ma di fronte a un vero e proprio commissariamento dei paesi come l’Italia da parte dell’asse guidata dalla Germania e della Bce.
Per l’Italia è un ritorno all’austerità che come nel recente passato produrrà tagli molto duri alla spesa pubblica per scuola, sanità, servizi, con pesanti ricadute salariali e occupazionali nel pubblico e in generale con costi sociali gravissimi, riduzione dei consumi e quindi gravi ricadute recessive sull’economia del Paese.
Il governo delle destre e i partiti sovranisti che lo compongono non solo non saranno in grado di contrastare queste scelte, ma si sono allineati in anticipo con i falchi europei anticipando nel Def una stretta fiscale brutale di 70miliardi nel triennio e un avanzo primario a regime di 45 miliardi.
Il passato non ha insegnato nulla. Si torna a politiche economiche che dividono l’Europa aumentando le divergenze economiche tra paesi, massacrano l’welfare, aumentano le disuguaglianze fra popoli e stati, fanno crescere le forze che soffiano sul risentimento popolare verso un’Europa matrigna per i molti e prodiga verso i pochi.
Tutto questo mentre si spendono cifre enormi per la guerra e gli armamenti allineando il continente ai diktat di Usa e Nato.
Si allude nella presentazione delle regole all’obiettivo dell’autonomia strategica dell’Europa; in realtà Il ritorno all’austerità che si vuole attuare e la guerra producono esattamente il contrario: la fine dell’idea di un’Europa in grado di stare alla pari sul piano economico e tecnologico con i grandi attori mondiali e di svolgere un ruolo politico forte nella direzione di relazioni internazionali improntate alla pace, al multilateralismo, alla cooperazione tra i popoli.

*responsabile nazionale lavoro, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Rifondazione: giornata della visibilità lesbica

26 Aprile 2023

Ricorre oggi è la giornata della visibilità lesbica.

Come Partito della Rifondazione Comunista sosteniamo convintamente e da sempre le lotte della comunità LGBT+ e continueremo a lavorare affinché il cammino verso una parità di diritti formale e sostanziale possa continuare, o per meglio dire riprendere dopo le aggressioni più o meno velate dell’attuale esecutivo sanzionate anche a livello europeo.

Siamo, contro chi vuole sempre rimettere in discussione progressi sociali e culturali acquisiti, contro chi persegue e prosegue una violentissima campagna d’odio verso qualsiasi ipotesi alternativa di femminilità e di maternità.

Con l’auspicio che il movimento LGBT+ n tutte le sue articolazioni riparta in un’ottica transfemminista e genuinamente intersezionale e possa riprendere lo slancio dei tempi migliori.

Se le condizioni materiali e spirituali di qualcuno migliorano migliora la qualità di vita per tutte.

Forza amiche e compagne lesbiche tutte, il Partito della Rifondazione Comunista è da sempre convintamente al vostro fianco.

Milano, 26 aprile 2023

Fabrizio Baggi, Segretario regionale

Daria Fratus, Responsabile regionale politiche LGBT+ e diritti civili

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia