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Dieci anni fa la straordinaria lotta dei braccianti marocchini di Castelnuovo Scrivia

Pubblicato il 28 giu 2022

2012 – 2022 Dieci anni fa, la straordinaria lotta dei braccianti marocchini dell’azienda agricola Lazzaro Bruno e Mauro di Castelnuovo Scrivia, una storia che continua finchè giustizia non sarà fatta – 

Era il mese di giugno del 2012, un’estate calda e afosa come questa, quando quaranta braccianti agricoli, tutti di origine marocchina, entravano, per la prima volta, in sciopero per protestare contro le misere paghe, gli orari estenuanti, senza riposi, né pasti, né acqua se non quella delle canaline d’irrigazione. Vittime di continui insulti, derisioni, ricatti ed estorsioni anche per il rinnovo dei permessi di soggiorno, alcune donne alloggiavano in un locale messo a disposizione dai padroni, all’interno dell’azienda: vivevano tutte in un’unica stanza, mangiavano lì, dormivano lì, una sopra l’altra, tra attrezzi e abiti da lavoro.

Scacciati dall’azienda, i lavoratori, dopo aver proclamato uno sciopero ad oltranza, hanno allestito un presidio di tende ai bordi della statale durato 74 giorni, avviato il boicottaggio dei supermercati Bennet, acquirenti dei Lazzaro, si sono opposti al crumiraggio organizzato nei campi dalla cooperativa Work Service di Brescia, in questo sostenuti da decine di cittadini e solidali.

La lotta, iniziata il 12 giugno di dieci anni fa, è stata importante perché, per la prima volta, ha fatto emergere una realtà di grave sfruttamento generalizzato nelle campagne della Bassa Valle Scrivia, tra Tortona e Voghera, una delle tante Rosarno al nord.

In quelle straordinarie giornate è nato il Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia, realtà auto-organizzata composta da braccianti e solidali, impegnata tutt’oggi nel sostegno alle lotte dei lavoratori delle campagne, nelle battaglie antisfratto, e, in generale, nell’aiuto e nella solidarietà alle popolazioni migranti.

Dopo 10 anni, i braccianti della Lazzaro aspettano ancora che giustizia sia fatta. Sfruttati, sottopagati, senza neanche un risarcimento. Alcuni poi sono stati denunciati e processati per aver protestato contro i loro padroni, tutte denunce finite nel nulla.

L’ultima e la più grave. Il 22 dicembre dello scorso anno, il Tribunale civile di Alessandria, ha rigettato le pretese dei Lazzaro di un risarcimento danni di oltre un milione e mezzo a carico dei lavoratori, sindacalisti e solidali che allora avevano osato ribellarsi allo schiavismo di lor signori.

Invece, i Lazzaro sono stati giudicati colpevoli, ma non troppo!
Il 5 maggio di sei anni fa, infatti, i Lazzaro hanno patteggiato presso il tribunale di Alessandria, insieme a Liliana Battistuta, che era l’incaricata della sorveglianza. La Procura li aveva accusati di estorsione aggravata, perché tra il 2006 e il 2012, minacciavano di non rinnovare i contratti nel caso in cui i lavoratori non avessero accettato paghe di fame o versato tra i 2.500 e i 3.000 euro per il rinnovo dei permessi di soggiorno. Erano infine accusati di maltrattamenti, oltre che per i pochi soldi e per gli orari estenuanti. Alla fine, hanno patteggiato soltanto per i maltrattamenti: 1 anno e 7 mesi per i Lazzaro, 1 anno e 3 mesi per l’addetta alla sorveglianza. Pene sospese. I quaranta braccianti hanno ottenuto soltanto il pagamento delle spese legali e null’altro.

Ma quella dei Lazzaro è una vicenda tuttora aperta. Mancano ancora all’appello i 400 mila euro che i Lazzaro devono pagare ai lavoratori per i mancati salari, a seguito della sentenza del Tribunale di Torino, sentenza già passata in giudicato. 400 mila euro ai quali i lavoratori non intendono rinunciare, nonostante strategie e furbizie messe in campo da questi padroni e dai loro sodali.

Alcuni braccianti, nel frattempo, si sono visti riconosciuti i permessi umanitari che vengono dati a chi denuncia lo sfruttamento lavorativo, mentre i Lazzaro hanno pensato bene di modificare la ragione sociale dell’azienda, divenuta “Castelfresco srl” e di farsi gravare di un’ipoteca bancaria da 840 mila euro su terreni e fabbricati.
Certo, prima le banche, i lavoratori possono aspettare!

Quella di allora è stata una lotta esemplare che, in parte, ha cambiato la condizione bracciantile delle nostre campagne. Vertenze si sono aperte in altre aziende agricole del territorio: da Angeleri a Guazzora, dai F.lli Balduzzi a Isola Sant’Antonio, da Oreste Novelli a Sale. Ci sono state anche varie denunce di caporalato in zona.

Certo, molti problemi restano aperti, però se oggi i braccianti in Bassa Valle Scrivia possono vantare salari un po’ più alti, versamenti contributivi più regolari, possibilità di accedere all’indennità di disoccupazione, tutto questo è grazie a quei lavoratori che hanno osato alzare la testa e ribellarsi, pagando anche di persona.

Dopo 10 anni noi siamo ancora qui. La lotta continua…

Castelnuovo Scrivia, 27 giugno 2022

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Anche la Federazione PRC di Pavia sostenne quella lotta, con la presenza delle “Brigate di solidarietà” (con il compagno Giuseppone Invernizzi).

Inoltre facemmo intervenire le/ i partecipanti alla lotta alla nostra Festa provinciale di Bereguardo (insieme all’altra esperienza di lotta- la Elnagh).

Anche il compagno Ferrero si recò a portare appoggio alle/ agli scioperanti.

Infine fu importantissimo il fatto che quella lotta fu sostanzialmente diretta dalle donne.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – FEDERAZIONE DI PAVIA.

Rifondazione Vigevano: COMUNICATO SULL’USO DEL PARCO DEGLI ALPINI DA PARTE DELLA PARROCCHIA DI SANTA CECILIA

Edoardo Casati Segreteria Rifondazione Comunista Vigevano

28 giugno 2022

Prendiamo spunto dalla delibera 156 del 2022, che concede l’uso esclusivo del “Parco degli Alpini” (parco pubblico) alla parrocchia di Santa Cecilia dal 20 giugno al 28 luglio, per riproporre il problema dei luoghi pubblici (nidi, materne e parchi) che vengono lasciati all’uso esclusivo del privato.

Partiamo dai dati: in Vigevano esistono 14 strutture scolastiche per l’infanzia, di cui 6 statali e ben 8 paritarie.

Tutto è iniziato da quando il sindaco Sala ha avviato, qualche anno fa, lo smantellamento dei servizi educativi che sono da sempre stati il fiore all’occhiello di Vigevano. La scusa? Ridurre i costi…

La stessa cosa vale per i centri estivi dove una città come Vigevano, che era sempre stata all’avanguardia al punto di vista socio-pedagogico, si va a rifugiare nel privato e/o nel religioso senza pensare al fatto che una città come la nostra, che conta comunque 60.000 abitanti, avrebbe bisogno di offrire più servizi possibile per tornare ad essere appetibile almeno come centro residenziale “a misura d’uomo”.

Continuiamo a sostenere una cosa molto semplice: i bilanci comunali si salvano tagliando gli sprechi, non i servizi assistenziali.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano

COSTRUIRE LA COALIZIONE POPOLARE CONTRO LA GUERRA

Pubblicato il 27 giu 2022

Documento politico approvato dal Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista domenica 26 giugno. 

Le profonde contraddizioni del capitalismo dopo decenni di egemonia neoliberista continuano a produrre scenari di crisi e regressione. Un modo di produzione che pone al primo posto l’accumulazione di capitale e non i bisogni sociali sta producendo sempre più conseguenze catastrofiche.  Non avevamo ancora superato la crisi sanitaria, sociale e economica prodotta dalla pandemia che è esplosa la guerra in Ucraina. L’inflazione e il carovita colpiscono i redditi delle classi popolari che pagheranno le conseguenze della guerra, della crisi causata dal covid e della speculazione sull’energia resa possibile dalle “riforme” neoliberiste degli ultimi decenni. La crisi climatica assume dimensioni percepibili ormai anche in un paese come il nostro con la siccità e il PO senza acqua. Negli USA una sentenza cancella il diritto all’aborto riportando indietro di cinquanta anni i diritti delle donne. Guerre e militarismo, disastri ecologici, crescita delle disuguaglianze, svuotamento delle democrazie, risorgere di nazionalismi, razzismi, oppressione di genere e patriarcato non sono residui del passato, ma elementi costitutivi della “modernità” del capitalismo neoliberista. La strage di decine di migranti nell’enclave di Ceuta e Melilla è l’ennesimo orrore, che siaggiunge alle decine di migliaia di vittime dimenticate di leggi razziste e securitarie e dell’esternalizzazione delle frontiere della ‘Fortezza Europa’. 

La guerra in Ucraina prosegue confermando i pericoli che abbiamo denunciato fin dal primo momento. L’invio di armi sempre più potenti e l’inasprimento progressivo delle sanzioni non fermano il massacro e il popolo ucraino è la prima vittima della “guerra per procura” tra USA e Russia. La sciagurata invasione decisa da Putin ha dato occasione agli USA di rafforzare la subordinazione dell’Unione Europea attraverso il rilancio della NATO e di compattare tutto il blocco occidentale nelle scelte di riarmo e nuova “guerra fredda” contro la Cina. La scelta della pace e della trattativa è indispensabile se si vuole evitare il rischio di una terza guerra mondiale e di un conflitto nucleare, fermare la corsa agli armamenti e il proliferare di nuovi conflitti. La condanna dell’azione militare e del revanscismo nazionalista putiniano non comporta nessuna indulgenza verso l’espansionismo della NATO. La lotta per la pace passa attraverso la critica dell’ideologia occidentale che legittima le scelte di guerra e del ruolo della NATO come alleanza aggressiva e fattore di destabilizzazione. La globalizzazione ha messo in crisi l’unipolarismo degli Stati Uniti che cercano di mantenere il dominio globale unipolare sostituendo sempre più la concorrenza economica con la forza militare, secondo la dinamica più classica dell’imperialismo. I popoli europei debbono rifiutarsi di seguire gli Stati Uniti nella loro strategia che compensa il declino economico con l’impiego di una supremazia militare che a livello globale è senza rivali: la spesa militare USA è maggiore della somma degli altri nove paesi con la spesa più alta messi insieme, nessuna altra potenza conta più di 800 basi militari in tutto il mondo. L’opposizione all’aumento delle spese militari in Italia e in Europa è decisiva non solo per recuperare risorse da destinare ai bisogni sociali ma soprattutto per evitare ulteriori scenari di guerra anche nucleare. L’opposizione all’invio delle armi in Ucraina è un no al crescente coinvolgimento diretto dell’Italia nelle guerre USA che ha visto il nostro paese trasformarsi in una piattaforma militare e i nostri piloti addestrarsi al lancio di bombe atomiche nei programmi di nuclear sharing della NATO. Gli F35 pronti all’uso delle armi nucleari sono l’ennesima dimostrazione della sostanziale cancellazione bipartisan dell’articolo 11 della Costituzione.

L’UE appare sempre più incapace di affrontare l’intreccio delle crisi, finanziaria e poi economica e sociale, sanitaria, bellica e climatica, i cui effetti si cumulano. La BCE che ha come obiettivo fondamentale, da noi sempre criticato, il controllo della stabilità monetaria affronta una dinamica inflattiva che viaggia verso le due cifre. Rispetto al passato l’inflazione non può in alcun modo essere ricondotta a dinamiche di crescita dei salari o a eccessi espansivi. A trainare il fenomeno sono gli aumenti dei costi nei campi energetici, alimentari, farmaceutici spinti dalle dinamiche dei mercati borsistici e dagli extra profitti.

Ora la BCE insegue la FED degli USA pensando di raffreddare la tendenza con aumenti del costo del denaro. Verosimilmente questo al contrario determinerà ulteriori riduzioni delle aspettative di crescita e ulteriore indebitamento degli Stati chiamati a fare fronte agli effetti delle crisi senza potere e volere intervenire sulle cause.

L’altra misura presa dalla BCE di terminare l’acquisto dei titoli di debito sovrano ha già determinato effetti negativi sugli spread. La parziale correzione intervenuta in direzione di interventi mirati e selettivi per limitare gli spread stessi è apparsa riparativa a danni già fatti e non si è ancora per altro concretizzata. Come non c’è nulla di fatto in termini di controllo sui tetti dei costi energetici. D’altronde la UE ha già dimostrato sia in termini di vaccini che di acquisto di armi di operare come pura piattaforma di mercato subordinata al sistema delle multinazionali.

La situazione appare ancora più strutturalmente drammatica se si pensa a come la UE secondo i dati forniti dalla stessa Lagarde sia l’area che ha visto crescere enormemente la quota di Pil legato agli scambi commerciali cresciuta di oltre venti punti superando il 50% nello stesso periodo in cui negli USA cresceva di tre punti restando appena sopra il 30%. Non a caso la forza economica del Paese leader europeo, la Germania, sta nei surplus delle esportazioni. Laddove quella USA poggia sul controllo monetario della globalizzazione.

Mentre l’UE schiaccia se stessa nel neoatlantismo che unisce ai guasti della globalizzazione quelli di una sua rottura per linee geopolitiche, i BRICS pongono il tema di un multipolarismo della globalizzazione stessa. La dimensione della proposta avanzata nel loro recente incontro, in particolare per quanto concerne l’uso negli scambi commerciali di uno strumento monetario diverso dal dollaro, ha indubbiamente effetti dirompenti. Nessuno purtroppo pone però il tema di fondo di una critica radicale dell’economia capitalistica finanziarizzata e globalizzata e di un’alternativa sociale ed ambientale che passi attraverso la cooperazione e la giustizia sociale e climatica.

L’Italia in questo quadro sta moltiplicando più che sommando gli effetti delle varie crisi. L’UE e il governo Draghi rispondono con un ritorno all’austerità che colpisce pesantemente l’economia reale e le classi lavoratrici del nostro paese già tartassati dai precedenti aumenti delle bollette e dal carovita. Le conseguenze saranno pesanti con chiusure e/o acquisizioni di aziende da parte di gruppi esteri, licenziamenti e nuova disoccupazione, perdita di potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, crescita delle fasce sociali impoverite. E’ bene ricordare inoltre che la crisi in atto colpisce e colpirà ancora più duramente l’occupazione delle donne e sta già creando un aumento di ferite personali e sociali contro tutti i soggetti meno garantiti. Razzismo, odio contro le donne, omofobia e transfobia sono una realtà che va valutata insieme alle questioni dell’oppressione e immiserimento di lavoratrici e lavoratori.

Sul piano ambientale la guerra ha dato l’occasione per rinunciare definitivamente alla transizione ecologica con il ritorno del carbone, delle trivellazioni e l’inserimento di nucleare e gas nella tassonomia europea.

Dal governo Draghi non sono arrivate risposte all’emergenza sociale, al carovita, alla precarietà, ai bassi salari né alcun rilancio del ruolo pubblico. Anzi proseguono i tagli a scuola, sanità e spesa sociale mentre aumentano le spese militari e si elargiscono enormi risorse alle imprese attraverso il PNRR. La pandemia non ha indotto alcuna svolta sostanziale nell’orientamento del governo tanto che viene rilanciata persino l’autonomia differenziata nella versione più estrema con il ddl della ministra Gelmini, un colpo irreversibile all’unità nazionale e all’uguaglianza dei diritti che penalizza fortemente il mezzogiorno.

La guerra in corso, e le politiche del governo Draghi, confermano che il bipolarismo è un gioco truccato e che si procede verso una democratura con governi che teorizzano di non dover essere controllati dal Parlamento. Occorre lavorare per la costruzione di un’alternativa popolare e autenticamente di sinistra ai poli politici esistenti caratterizzati da un nuovo atlantismo militarizzato ed aggressivo che vede in prima fila PD e FdI.Questo lavoro va portato avanti a tutti i livelli, a livello di territori così come a livello nazionale, mantenendo in ogni dove una linearità di collocazione politica alternativa alle forze di sistema. Operando concretamente e coerentemente in questo senso.

La guerra ha reso ancor più evidente la necessità di proseguire sulla linea indicata nel congresso nazionale di costruzione di “uno schieramento, una soggettività, un’aggregazione che, per dimensioni e credibilità, possa rappresentare una alternativa allo stato di cose presente” e che lavori fin da subito per cacciare il governo Draghi, responsabile delle politiche antipopolari che scaricano sulle classi lavoratrici i costi della crisi. La maggioranza del paese non condivide le scelte dello schieramento guerrafondaio e atlantista ma quasi tutto il parlamento si è schierato per l’invio di armi e l’aumento delle spese militari con tardive e incoerenti prese di distanza di M5S e Lega.

C’è bisogno di una coerente proposta politica pacifista che parli a una maggioranza del paese oggi priva di rappresentanza, un programma sociale che parli alle classi lavoratrici e popolari, un programma ecologista conseguente all’altezza delle molteplici emergenze che risponda alla sensibilità sempre più diffusa tra le giovani generazioni, un programma di difesa dei beni comuni e rilancio del pubblico, un programma di libertà e diritti per tutt*.

Lavoriamo per una coalizione di unità popolare – con un profilo pacifista, di classe, ecologista, femminista, solidale, libertario e antifascista – che si proponga di aggregare un blocco sociale su un programma di attuazione della Costituzione, di radicale alternativa per il nostro Paese, per la pace e un eco-socialismo del XXI secolo. Lavoriamo per una proposta che metta al centro le questioni sociali (salari, precarietà, stato sociale, pensioni, fisco) e sia percepibile da larghi settori popolari come necessaria e diversa dalle ricette delle classi dirigenti neoliberiste di centrodestra e centrosinistra.

La proposta di unità popolare va costruita sulla base di un programma di rottura e cambiamento contrapposto alle politiche portate avanti dalle forze di maggioranza che sostiene Draghi e dal partito unico della guerra, della precarietà, della precarizzazione, delle privatizzazioni, della devastazione ambientale.

L’autonomia e l’alternatività rispetto ai poli esistenti – e in particolare al PD – è fondamentale per rendere evidente che proponiamo di ricostruire una sinistra popolare che propone politiche radicalmente diverse da quelle antipopolari che hanno caratterizzato il centrosinistra.

Per questo ribadiamo la nostra critica non settaria ma determinata alle posizioni di quelle formazioni di sinistra e ai verdi che perseverano nell’alleanza con un PD che si identifica con il governo Draghi. Le posizioni del PD sulla guerra e il riarmo, come sulle principali questioni ambientali e sociali, mostrano che quella della sinistra “coraggiosa” – che abbiamo definito “ornamentale” – è una scelta del tutto inefficace sul piano dei risultati e dannosa sul piano politico perché ostacola la costruzione e la prefigurazione di un’alternativa nel paese. Sono questioni da porre con spirito costruttivo alle aree di sinistra e di movimento che sono state egemonizzate negli ultimi anni dalla logica del “meno peggio” e catturate nella finta alternanza del bipolarismo.

Proprio l’esempio di Melenchon e della NUPES in Francia dimostra per l’ennesima volta che una sinistra radicale può tornare ad avere dimensioni elettorali di massa sulla base di un profilo di netta distinzione dalle classi dirigenti responsabili delle politiche neoliberiste al servizio delle oligarchie economiche. Troviamo contraddittorie le dichiarazioni di entusiasmo per i risultati di Melenchon e la reiterazione dell’alleanza subalterna con i partiti che hanno un evidente profilo macroniano. Né appare assimilabile al “campo largo” italiano l’esperienza delle nostre compagne e compagni di Unidas Podemos in Spagna che pur con grandi difficoltà hanno una dimensione e un potere contrattuale ben diverso dopo una stagione di movimenti come gli “indignados” che ha cambiato negli anni scorsi i rapporti di forza. 

La nostra proposta politica è rigorosamente antifascista, antisessista, contro ogni forma di discriminazione e razzismo, per la difesa della laicità dello stato e contro ogni attacco oscurantista e reazionario ai diritti e alle libertà.

Rifiutiamo l’uso strumentale dell’antifascismo a fini elettorali non solo per l’evidenza che il PD è riuscito a condividere governi con tutti i principali esponenti della destra (anche quelli che vengono da MSI-AN) ma soprattutto per la constatazione che proprio il bipolarismo e i governi di cui fa parte il PD hanno prodotto la crescita inedita nella storia repubblicana del partito della fiamma tricolore.

E’ una grave responsabilità del PD e del centrosinistra quella di aver concorso in maniera determinante allo svuotamento della democrazia costituzionale e persino a iniziative qualunquiste come il taglio del numero dei parlamentari. A tutti gli autentici democratici e antifascisti proponiamo di unirci in una lega per la proporzionale, ponendo fine alle distorsioni della rappresentanza e ai rischi autoritari e di stravolgimento costituzionale propri del maggioritario. 

Abbiamo consapevolezza che una proposta di alternativa dovrà affrontare enormi difficoltà come abbiamo riscontrato da anni nelle elezioni regionali (con l’eccezione della Calabria) e amministrative. Però proprio l’ultima tornata amministrativa – pur evidenziando la persistente rarefazione della presenza della sinistra radicale e del partito nei comuni – ha visto alcuni risultati assai positivi di coalizioni di sinistra e civiche alternative (Cuneo, Carrara, Fabriano, Pistoia e Molfetta per esempio). Il dato principale rimane quello della crescita dell’astensione che va indagato a fondo.

Non basta dunque la riaffermazione della nostra alterità rispetto al centrodestra e al centrosinistra. La crisi di sistema in termini di legittimità e di rappresentanza è un fatto oggettivo. Bisogna intercettare la rabbia e la disaffezione di una larga parte della popolazione senza rappresentanza, che non si riconosce nell’attuale sistema politico e a cui bisogna proporre una prospettiva democratica di cambiamento. Lo possiamo fare nel lungo periodo stando in relazione con i bisogni materiali (sussistenza, lavoro, casa, salute, ecc.) delle fasce sociali che più subiscono le conseguenze del neoliberismo. Dobbiamo saper parlare a questa parte della società oggi largamente esclusa dal sistema politico, dobbiamo farlo non dall’esterno ma stando all’interno delle tante situazioni di disagio, di protesta, di rabbia sociale. Soltanto stando dentro questo campo, non importa se impolitico, riorganizzando una linea critica del basso contro l’alto, contro un sistema oligarchico che concentra il potere e il denaro in poche mani, abbiamo la possibilità di ricostruire le basi di radicamento di una sinistra di alternativa. A tal fine abbiamo la necessità, come già enunciato in un passaggio del documento congressuale, di “operare un deciso salto di qualità sul livello centrale” oltre che a livello di territori, salto di qualità che si deve “sostanziare in un’attitudine all’innovazione in direzione di un maggior radicamento del partito nelle lotte sociali”. Nel breve periodo abbiamo bisogno di un discorso e di una proposta politica che riesca a parlare anche attraverso i media e a suscitare attenzione e interesse in questi settori sempre più vasti del paese. Senza una proposta politica di rottura la stessa crisi del Movimento 5 Stelle sarà in parte capitalizzata dalla destra o determinerà ulteriore crescita dell’astensione. Certo il draghismo non è la risposta alla volontà di cambiamento che si era espressa con l’enorme consenso al M5S soprattutto nelle regioni meridionali.

Se la Nuova Unione Popolare Ecologica e Sociale, guidata da Mèlenchon, ha dimostrato che un programma e un discorso coerentemente di sinistra e ambientalista non sono condannati in Europa al minoritarismo è evidente che nel nostro paese non ci sono stati i cicli di lotte di massa e gli scioperi che hanno in Francia contrastato le misure antipopolari e le “riforme” neoliberiste.

Senza una ripresa delle lotte non cambieranno i rapporti di forza e gli orientamenti di massa, ma una proposta politica di sinistra può aiutare a dare spinta anche sul terreno sociale.

Lavoriamo per la convergenza dei movimenti come abbiamo fatto con la Società della cura, il Forum dei movimenti, il rapporto con il collettivo di fabbrica e il gruppo di supporto Insorgiamo della Gkn, il sostegno agli scioperi dei sindacati di base, le tante campagne e le pratiche sociali in cui siamo impegnate/i.

Il partito deve prestare attenzione al dibattito in corso nelle grandi organizzazioni di massa. Ciò vale, in questa fase, in modo particolare per il prossimo congresso nazionale della CGIL, le cui scelte sono decisive per dare, a una battaglia di opposizione contro la guerra e per una svolta decisa contro le politiche liberiste del governo Draghi, una dimensione di massa. Invitiamo tutti i nostri compagni iscritti alla CGIL a partecipare al congresso portando il nostro contributo. E’ per noi fondamentale che la CGIL recuperi un indirizzo conflittuale di classe che nel tempo si è largamente smarrito a partire dalla lunga stagione della concertazione, quando il dilagare della precarietà del lavoro, la caduta dei salari e l’implosione della capacità contrattuale avrebbero richiesto una forte conflittualità sociale e un altrettanto robusta capacità di mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici. 

Il terreno sociale e la costruzione di una proposta politica non sono sovrapponibili ma neanche separate. La necessità della riapertura di un ciclo di lotte e la questione del ritorno della sinistra sul terreno della rappresentanza istituzionale non vanno contrapposte. L’assenza nello spazio della rappresentanza e quindi del dibattito pubblico di una sinistra anticapitalista e antiliberista, femminista, ambientalista e pacifista pesa anche sulla capacità di incidere dei movimenti e contribuisce alla passivizzazione e alla spoliticizzazione delle classi popolari.

In questi mesi abbiamo lavorato sul terreno sociale e politico per costruire interlocuzioni in direzione della concretizzazione di una proposta politica di alternativa. La guerra e l’urgenza della mobilitazione hanno in parte rallentato i percorsi in cui eravamo impegnate/i ma ne hanno rafforzato le ragioni.

Il percorso che stiamo avviando deve darsi l’obiettivo di coinvolgere la partecipazione di chi in questi anni si è allontanata/o da ogni prospettiva di politica organizzata.

Intorno all’appello “per la rinascita della sinistra”, promosso da Angelo d’Orsi, si sono raccolte adesioni significative in direzione di una costituente. L’appello rossoverde di Transform ha aperto la riflessione per il rilancio di un progetto e di una pratica ecosocialista di ambientalismo anticapitalista e antiliberista non subalterno. L’appello delle lavoratrici e dei lavoratori indica il bisogno di una proposta politica che sia chiaramente di classe con un programma incentrato sui temi del lavoro e del reddito.

Lavoriamo sui territori per costruire iniziative di partito e/o unitarie di discussione sul tema della guerra e la necessità di un’alternativa di pace, ecologia e giustizia sociale relazionandoci con i promotori degli appelli che aiutano a ricostruire una sfera pubblica di sinistra.

Giudichiamo assai positivo il percorso avviato con la nascita della componente unitaria ManifestA – PAP – PRC alla Camera e salutiamo con gioia la costituzione di analoga al Senato. Anche la ricostruzione di relazioni unitarie con Pap è un fatto positivo. Lavoriamo per la confluenza delle soggettività della sinistra antiliberista e anticapitalista in un progetto che però acquisterà forza e credibilità solo se riuscirà a diventare un movimento popolare ampio e popolare, partecipato e plurale.

Abbiamo registrato forte sintonia con Luigi De Magistris sul progetto di costruire una coalizione politica e sociale, una coalizione-movimento popolare, che coinvolga partiti e soggettività di diversa natura impegnate sul piano sociale e politico. A supporto di questo progetto si è aggregata per iniziativa di Piero Bevilacqua una rete di intellettuali e di competenze per un lavoro di elaborazione di un programma da proporre al paese. Si tratta di primi passi di una possibile riaggregazione di energie e intelligenze.

Riteniamo importante per lo sviluppo del movimento pacifista la scelta di molte realtà del mondo cattolico e cristiano di schierarsi contro la guerra e l’invio di armi. Per la forte sensibilità sui temi della pace, della giustizia sociale, dell’antirazzismo, della consapevolezza ecologica e della solidarietà con il sud del mondo costituiscono un interlocutore importante anche per una coalizione popolare.

Il comitato politico nazionale impegna la segreteria e la direzione a proseguire il percorso intrapreso con Luigi De Magistris, la componente ManifestA, in cui coinvolgere tutte le soggettività politiche e sociali, da quelle della sinistra anticapitalistica, sino alle associazioni cattoliche, pacifiste, ambientaliste, femministe, meridionaliste, sulla base della linea emersa al congresso, allargando e approfondendo tutte le interlocuzioni sociali e politiche, a partire dalle personalità che hanno promosso e aderito agli appelli citati e dalle esperienze territoriali, per definire il profilo e i contenuti della proposta e avviare un processo di partecipazione e discussione che attraversi il paese.

È necessario individuare rapidamente un percorso visibile e riconoscibile, un processo politico aperto a tutti i soggetti interessati: partiti, organizzazioni, movimenti, associazioni, istanze, vertenze territoriali e singole persone. Questo va sostanziato auspicabilmente in tempi brevi, definendo come base di partenza gli obiettivi politici e le regole di funzionamento collettivo per avviare un’ampia discussione – nei territori come a livello nazionale – e declinare a livello di massa il progetto politico. Occorre dare sostanza a una progettualità di lungo respiro, che non nega e non sottovaluta l’appuntamento elettorale, ma si prenda cura della nascita di alleanze strategiche, per essere strumento efficace dell’opposizione sociale. Per dirla con l’Insorgiamo della GKN: non contendersi gli spazi esistenti, ma replicarli, farli crescere, moltiplicarli.

Il CPN impegna la segreteria e la direzione nella prosecuzione dell’impegno per la definizione della coalizione popolare con il coinvolgimento di tutto il partito a cominciare dai suoi organismi dirigenti, anche territoriali, e dai gruppi di lavoro appositamente costituiti.

Il Comitato Politico Nazionale invita circoli, federazioni e regionali al massimo impegno anche durante i mesi estivi nelle campagne contro la guerra e il carovita, contro l’autonomia differenziata e nel rafforzamento del partito con le campagne di tesseramento e autofinanziamento.

LETTERA APERTA E IL DOLORE DELLA MAMMA DI JULIAN ASSANGE

27 giugno 2022

“Non sopporto che non si muova nulla di fronte a tanta ingiustizia 😔

20-12-21

“Cinquant’anni fa, quando ho partorito per la prima volta come giovane madre, pensavo che non ci potesse essere dolore più grande, ma l’ho dimenticato presto quando ho tenuto tra le mie braccia il mio bellissimo bambino. L’ho chiamato Julian.

Ora mi rendo conto che mi sbagliavo. C’è un dolore più grande.

Il dolore incessante di essere la madre di un giornalista premiato, che ha avuto il coraggio di pubblicare la verità sui crimini governativi di alto livello e sulla corruzione.

Il dolore di vedere mio figlio, che ha cercato di pubblicare verità importanti, macchiato a livello mondiale.

Il dolore di vedere mio figlio, che ha rischiato la vita per denunciare l’ingiustizia, incastrato e privato del diritto a un processo equo, ancora e ancora.

Il dolore di vedere un figlio sano deteriorarsi lentamente, perché gli è stata negata l’assistenza medica e sanitaria adeguata in anni e anni di carcere.

L’angoscia di vedere mio figlio sottoposto a crudeli torture psicologiche, nel tentativo di spezzare il suo immenso spirito.

L’incubo costante che venga estradato negli Stati Uniti e poi trascorrere il resto dei suoi giorni sepolto vivo in totale isolamento.

La paura costante che la CIA possa realizzare i suoi piani per ucciderlo.

L’ondata di tristezza quando ho visto il suo fragile corpo cadere esausto per un mini ictus nell’ultima udienza a causa dello stress cronico.

Molte persone sono rimaste traumatizzate nel vedere una superpotenza vendicativa che usa le sue risorse illimitate per intimidire e distruggere un individuo indifeso.

Voglio ringraziare tutti i cittadini onesti e solidali che protestano globalmente contro la brutale persecuzione politica subita da Julian.

Per favore continuate ad alzare la voce ai vostri politici fino a quando non sentirete solo questo.

La sua vita è nelle vostre mani”.

~ Christine Ann Assange

JULIAN ASSANGE

Mortara: dopo il ballottaggio continua l’impegno di Rifondazione Comunista

27 giugno 2022

Noi di Rifondazione Comunista, come abbiamo già detto più volte, ci siamo presentati qui a Mortara in alternativa sia alle destre che al centrosinistra.

Ieri al ballottaggio è risultato vincitore il candidato di Fratelli d’Italia Ettore Gerosa, con il 75 per cento dei voti su un elettorato che però è in ulteriore calo (appena il 40 per cento).

La posizione del nostro partito al ballottaggio è stata correttamente quella di indicare l’astensione e quindi di non dare nessun voto ai due esponenti di una destra estrema, contrariamente alle ambiguità espresse da altre forze politiche.

Noi, in consiglio comunale, continueremo a portare avanti le nostre battaglie e le nostre posizioni.

La Lega a Mortara è risultata nettamente sconfitta, ma il cambiamento sarà solo apparente in quanto Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia governano assieme in Regione e in Provincia.

Si apre in ogni caso una nuova fase che vedrà il nostro partito continuare il suo impegno non solo in consiglio comunale, ma anche in città con incontri, volantinaggi, petizioni e iniziative sui problemi cittadini.

RIFONDAZIONE COMUNISTA MORTARA

RIFONDAZIONE: GOVERNO DRAGHI SPACCA L’ITALIA, OGGI PRESIDIO A ROMA

Pubblicato il 22 giu 2022

“Ci sono cose molto più serie della scissione del poltronista Di Maio.

Il governo Draghi sta per spaccare l’Italia con il disegno di legge preparato dalla ministra Gelmini che domani a Roma incontrerà i presidenti delle Regioni.

Oggi parteciperemo al presidio indetto dal Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata in via della Stamperia a Roma dalle 12,30 alle 15 per dire no allo sciagurato disegno di legge quadro della ministra.

Il disegno di legge per l’attuazione dell’autonomia differenziata preparato dalla ministra è un testo peggiore delle previsioni più pessimistiche.

Il disegno di legge esautora il Parlamento riducendolo a luogo di mera consultazione e ratifica; consente la regionalizzazione di tutte le 23 materie, compresa scuola e trasporti; prevede un avvio della regionalizzazione dei servizi calcolato sulla spesa storica, aberrazione che ha consentito la sottrazione di risorse e di diritti a danno dei territori del Sud e più svantaggiati; prefigura a regime tasse regionali e il trattenimento dei tributi su base territoriale, rompendo ogni idea di perequazione; ricalca lo schema delle sciagurate intese stipulate da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna con l’allora governo Gentiloni in scadenza, prefigurando un sistema di staterelli in lotta fra loro per l’accaparramento di poteri e disponibilità finanziarie.

Rifondazione comunista promuove, partecipa e sostiene tutte le manifestazioni organizzate dal movimento a difesa dei diritti di tutte e tutti indipendentemente dal luogo di nascita e residenza.

Dopo il caos sanitario verificatosi durante la pandemia è assolutamente da irresponsabili continuare su una strada che si è già dimostrata fallimentare.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Tonia Guerra, responsabile campagna contro autonomia differenziata del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Documento politico approvato dal CPR lombardo del 19/06

20 Giugno 2022

Documento politico approvato a larghissima maggioranza (37 voti favorevoli e 2 astenuti) dal Comitato Politico Regionale del Partito della Rifondazione Comunista della Lombardia riunitosi il 19 giugno 2022.

Il Comitato Regionale della Lombardia riunito domenica 19 giugno ritiene che:

  1. Il Partito della Rifondazione Comunista ha analizzato con tempestività e lungimiranza il carattere eccezionale della fase che stiamo attraversando dallo scoppio della pandemia di Covid in cui si sommano ed intrecciano crisi sanitaria non ancora conclusa e le sue conseguenze economiche e sociali di lunga durata. La gestione neoliberista di questa crisi globale e sistemica imprime una violenta riorganizzazione economica e sociale all’insegna della precarizzazione del lavoro, della cancellazione dei diritti, dell’aumento delle disuguaglianze dell’irresponsabile rinvio della trasformazione ecologica del modello produttivo, l’unica che può salvaguardare la vita del pianeta compatibile con la sopravvivenza del genere umano.
  2. Il PRC ha espresso nelle mobilitazioni e nei dibattitti una unanime e forte opposizione alla guerra, come ha fatto per l’invasione dell’Afghanistan, dell’Irak, della Siria, dei territori della Palestina, o quando la Nato bombardava la Serbia per imporre la indipendenza del Kossovo. Ha definito l’invasione russa dell’Ucraina, una gravissima violazione del diritto internazionale, una irresponsabile mossa che pretenderebbe di rispondere alla incessante azione espansionista della Nato. Il violento scontro in atto fra potenze capitalistiche rischia di condurci alla terza guerra mondiale o di produrre nel cuore dell’Europa una situazione simile all’Afghanistan, una guerra per procura della Nato contro la Russia attraverso il popolo ucraino. Se questo conflitto non viene fermato devasterà l’Ucraina e il suo popolo, farà pagare al popolo russo il peso delle sanzioni e rovescerà su tutti i popoli europei i costi economici e sociali della guerra a partire dai rifornimenti energetici e alimentari e di molte materie prime. Abbiamo organizzato e continueremo a farlo, iniziative contro la guerra, contro Putin e contro la Nato; ci ricolleghiamo alla tradizione dell’internazionalismo socialista e comunista, alla nostra Costituzione, che all’art. 11, rimane lapidaria attraverso l’uso del verbo ripudiare nell’indicare la volontà di sottrarre la Repubblica da ogni guerra di aggressione.  La nostra posizione, che trova ampia rispondenza nella volontà popolare di pace, va continuamente promossa e argomentata nell’obiettivo di costruire ed allargare il movimento pacifista, contro la guerra contrastando in ogni modo il clima guerrafondaio e militarista, il processo alle voci critiche ed indipendenti che scandalosamente vengono fatte passare a libro paga di Putin.
  3. Mai l’Italia ha avuto un ruolo così subalterno e succube degli interessi Usa. Fin dal suo sorgere siamo alla opposizione del governo Draghi; abbiamo puntualmente criticato i provvedimenti presi e le impostazioni delle leggi di bilancio malgrado gli sforamenti e le copiose risorse del PNNR il Governo, con la complicità della destra, ha rafforzato l’impianto neoliberista degli ultimi decenni puntando alle privatizzazioni, all’allargamento del lavoro precario, ai bassi salari e scandalosamente sottovaluta l’emergenza ambientale e climatica. Ma il volto vero del Santo Draghi si è svelato ai cittadini e alle cittadine quando accanto all’invio delle armi all’Ucraina, per noi assolutamente fuori dal dettato costituzionale, è stata aumentata la spesa militare annua da 25 a 38 miliardi, dunque questo governo di unità nazionale continuamente in ascolto di Confindustria e di Fratelli d’Italia ci porta nei fatti a una cobelligeranza e a una vera economia di guerra.
  4. Questo è lo scenario gravissimo che dovremo affrontare nel prossimo anno coniugando al massimo opposizione sociale e lavoro politico di aggregazione e unificazione dei soggetti che ritengono irrimandabile costruire un’alternativa di popolo, di classe, pacifista, ecologista e femminista. Anche nella ricca Lombardia la crisi ha morso e ora si aggrava. A fronte del crescere dell’inflazione che arriva al 6,6% in Regione con punte di 7,3 % a Brescia (già a gennaio prima della guerra gli aumenti dei prezzi sono stati ben del 4,8%  )i salari delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti sono rimasti fermi ai livelli bassissimi. Il “governo dei migliori” è stato totalmente immobile rispetto alla necessità di aumenti salariali, e ha scaricato sui ceti popolari il peso di tutti i rincari. Nella sola nostra regione su 1.289.538 contratti attivati l’80% è a termine mentre il saldo tra contratti attivati e cessati registra una perdita di 103.069 posti di lavoro; merita attenzione il fenomeno delle dimissioni volontarie, a partire dalla sanità, alla ricerca di posti dove sia più possibile conciliare reddito, qualità del lavoro e della vita. Malgrado la scandalosa gestione del Covid di Regione Lombardia, il numero dei morti, le stragi nelle RSA, le mancate zone rosse, i tempi di attesa per le visite, la mancanza di medici, tutto è tornato peggio di prima (legge Regionale 22) e  vi è una oggettiva convergenza fra politiche sanitarie do Regione Lombardia e Governo sull’uso del PNRR. Si costruiscono strutture territoriali moderne assolutamente mancanti di personale medico ed infermieristico, mentre aumentano con il tempo le carenze di personale pubblico. Così il PNRR è un’occasione per una ulteriore privatizzazione della sanità, una porta spalancata per le multinazionali della sanità privata nei territori e negli ospedali (già si appaltano ai privati interi Pronto soccorsi e reparti ospedalieri della sanità pubblica )
  5. In questo contesto ci prepariamo come gruppo dirigente della Regione Lombardia a costruire una coalizione elettorale alternativa al centro-destra e al centro-sinistra sia per le elezioni nazionali che per le elezioni regionali. I risultati delle elezioni amministrative italiane a partire dalle liste di cui noi siamo stati protagonisti ci mostrano la difficoltà della costruzione di liste alternative locali efficaci in mancanza di un progetto aggregatore nazionale, nel quadro più generale di un aumento della astensione e di un distacco drammatico fra governanti e governati travolti da una crisi sociale da cui non vedono possibile uscita. Dove sono state presentate liste alternative il successo arriva solo quando esiste una storia e un radicamento locale, un lavoro sociale riconosciuto. Guardiamo con interesse ed entusiasmo alle elezioni francesi: lo straordinario successo della Nuova Unione Popolare (la NUPES pareggia con il 25,7% i voti di Macron e lascia la destra al 18%) in una nazione decisiva per struttura economica e ruolo politico come la Francia darà a questa nuova opposizione parlamentare la possibilità di svolgere un ruolo chiave nella lotta contro la guerra, la Nato e le politiche neoliberiste della UE. Con questa proposta Mèlanchon ha saputo riaggregare una sinistra divisa e frammentata, e riportare alla politica, lavoratori e lavoratrici poveri e precari. L’esito francese nasce naturalmente in un contesto diverso, in una nazione dove i movimenti e il conflitto sociale sono sempre stati forti e anche capaci di ottenere risultati, ma è nuova la modalità di stare insieme di questa Unione e può esserci utile 

Con queste premesse generali il Comitato Regionale con piena fiducia affida alla Segreteria Regionale il seguente mandato

A) Organizzare nei territori la immediata risonanza del percorso nazionale di costruzione della coalizione alternativa (ManifestA, De Magistris, Potere al Popolo, Appello D’Orsi, Appello di Transform, Appello delle Lavoratrici e dei Lavoratori per l’Alternativa) a partire dal primo incontro nazionale del 9 luglio per farlo vivere, conoscere nei territori, e continuare il lavoro di aggregazione.

B) Impostare in modo autonomo, la costruzione di una coalizione regionale per l’alternativa tenendo conto delle caratteristiche del bilancio regionale, che è impiegato principalmente alla spesa sanitaria, costruendo un programma di difesa dei beni popolari e dei beni comuni che metta al centro la sanità pubblica, la lotta all’abbandono scolastico, alla devastazione del suolo, alle conseguenze della crisi climatica. Vista la contemporaneità nel 2023 delle elezioni nazionali con le elezioni Regionali della Lombardia, si chiede al gruppo dirigente nazionale del Prc/SE di concordare da subito con gli altri soggetti e personalità politiche coinvolte la presenza comune alle elezioni regionali lombarde e del simbolo nazionale che sarà definito.

C) Mettere in agenda in un piano coerente federazione per federazione incontri propositivi con forze politiche, associazioni, liste civiche, centri sociali, singole personalità, gas , gap, comitati  di scopo per dare forma a questo modo di stare insieme e di lavorare per  una rappresentanza politica di alternativa, operando per una configurazione  della alleanza aperta, partecipata, democratica , interessata alla convergenza e alla unità del molteplice dentro l’obiettivo comune  La prossima fase dunque impegna il nostro piccolo partito ad agire un inedito e aspro scontro di classe con finalità precise, che presuppongono un lavoro di Rifondazione fuori Rifondazione  non solo una  linea politica condivisa, ma una riorganizzazione operativa delle nostre strutture, una nuova e più ampia configurazione e responsabilizzazione  dei gruppi dirigenti che dai territori dovranno raccogliere, orientare e rendere operative le disponibilità politiche, i saperi e le differenze.

Milano, 19 giugno 2022

Rifondazione Comunista di Mortara: ringrazia le elettrici e gli elettori e li invita ad astenersi nel ballottaggio

17 Giugno 2022

Ringraziamo le elettrici e gli elettori che hanno votato per il nostro Partito nelle elezioni comunali di Mortara.

Abbiamo ottenuto 601 voti e il 10,07 per cento con l’elezione di un consigliere comunale nella figura del sottoscritto.

E’ un ottimo risultato di un voto che abbiamo definito in “controtendenza”.

Da rilevare inoltre che il risultato delle urne, pur rimanendo in prevalenza nell’ambito della destra, ha sancito il fallimento dell’amministrazione uscente.

Continueremo la nostra battaglia non solo in Consiglio Comunale sollevando i problemi cittadini con mozioni, interpellanze, richieste, ma anche nella Città con volantinaggi, petizioni, incontri.

Andiamo avanti a sollevare i problemi della sanità (è definitiva la chiusura da parte dell’Asst del Pronto soccorso e del laboratorio analisi all’Asilo Vittoria), dei rifiuti (il colpevole fallimento del Clir e la mancata bonifica del deposito Bertè), dell’istruzione (trovare una sede adeguata al Centro istruzione adulti), del lavoro, dell’ambiente, del recupero del patrimonio immobiliare del Comune per un uso sociale, delle case popolari solo per citare alcuni dei principali temi.

Per quanto riguarda il ballottaggio del 26 giugno ovviamente non sosterremo nessuno dei due candidati rimasti in lizza, espressione entrambi della destra estrema e di partiti che, pur essendo divisi a Mortara, sono assieme nella giunta regionale della Lombardia (e in Provincia) e quindi corresponsabili delle scelte negative fatte con i tagli alla sanità, di scelte ambientali nefaste come la normativa sui fanghi,ecc.

Invitiamo perciò i nostri elettori ad astenersi nel ballottaggio.

Giuseppe Abbà

Consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista.