Categoria: Mondo

NO ALLA GUERRA IN UCRAINA, NO ALL’ESPANSIONISMO DELLA NATO. MOBILITIAMOCI PER UNA SOLUZIONE DI PACE

14 Febbraio 2022

L’ulteriore tentativo di allargamento della NATO fino ai confini della Russia è alla base dell’escalation guerrafondaia in Ucraina. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno sponsorizzato le forze etno-nazionaliste che hanno riabilitato come eroi nazionali i collaborazionisti col nazismo come Bandera e portato avanti politiche discriminatorie verso la popolazione di lingua russa.

Non bisogna essere dei sostenitori di Putin per comprendere che la Russia non può accettare di ritrovarsi missili e basi NATO ai suoi confini, né può voltare le spalle alle popolazioni del Donbass a cui l’Ucraina nega persino l’autonomia prevista negli accordi di Minsk che erano stati condivisi dal consiglio di sicurezza dell’ONU.

L’Ucraina si rifiuta di riconoscere l’autonomia permanente del Donbass anche perché la regione potrebbe sfruttare la sua posizione costituzionale all’interno dell’Ucraina per bloccare l’adesione all’UE e alla NATO.

È evidente che la neutralità dell’Ucraina e il riconoscimento dei diritti delle popolazioni delle regioni di lingua russa in uno Stato plurinazionale sono l’unica via di uscita dalla crisi.

Durante la guerra fredda la neutralità di Finlandia, Svezia e Austria ha costituito un’esperienza sicuramente positiva sotto ogni punto di vista, mentre Unione Europea, NATO e Stati Uniti continuano a fomentare da anni una guerra a bassa intensità dell’Ucraina contro le repubbliche autonome del Donbass.

È l’Ucraina, con la copertura occidentale, a violare costantemente gli accordi di Minsk. Andrebbe ricordato il ruolo svolto da UE, compresi gli europarlamentari del PD, nel sostegno a Euromaidan presentata come una rivoluzione democratica.

Nonostante il palese coinvolgimento di forze neonaziste nel processo avviato con l’Euromaidan, l’Ue dal 2014 ha avviato un accordo di associazione con l’Ucraina, finanziato prestiti, sottoscritto nel 2016 accordi di libero scambio commerciale, liberalizzato i visti.

È ipocrita l’accusa alla Russia di difendere le repubbliche autonome del Donbass visto che la NATO ha fatto una guerra per consentire al Kossovo di dichiararsi indipendente dalla Serbia.

Dallo scioglimento dell’URSS, gli USA e la NATO hanno violato gli impegni assunti con Gorbaciov assorbendo i Paesi dell’Europa orientale e non è un caso che l’ex-presidente si sia schierato dalla parte di Putin, come la stessa opposizione comunista.

È interesse del nostro Paese la risoluzione pacifica della crisi e la ripresa della cooperazione con la Russia.

Il Ministro degli Esteri italiano ha invece “brillato” per subalternità agli Usa ritirando parte del personale diplomatico dall’Ambasciata di Kiev, a differenza di quanto hanno fatto altri paesi europei e la stessa diplomazia Ue.

Ed il “ministro della guerra”, Guerini getta benzina sul fuoco con lo spiegamento di Alpini e mezzi corazzati nei paesi baltici, aerei da combattimento eurofighter in Romania, le navi della marina militare nel mar nero, e l’arrivo previsto della portaerei Cavour con i suoi F35 a decollo verticale.

Proprio l’Italia dovrebbe invece continuare a chiedere quella verità e giustizia finora negata su Andrea Rocchelli, assassinato il 24 maggio 2014, vicino alla città di Sloviansk, in Ucraina, mentre documentava le condizioni dei civili intrappolati nel conflitto del Donbass.

Nessun partito nel parlamento italiano ha il coraggio di dire apertamente che la prepotenza degli Stati Uniti e della NATO anche nel caso ucraino rappresenta una minaccia per la pace.

L’escalation in corso vede USA e NATO fare pressione su paesi europei che hanno invece interesse alla cooperazione e a rapporti costruttivi con la Russia.

I folli piani di destabilizzazione statunitensi hanno già prodotto una guerra di bassa intensità tra Ucraina e repubbliche autonome che dal 2014 ha causato secondo alcune stime 14.000 vittime. L’atlantismo – divenuto ideologia ufficiale del PD e di gran parte delle forze politiche – si dimostra ancora una volta il peggiore nemico della pace.

L’Italia deve smettere di esserne complice andando contro i suoi stessi interessi.

Rifondazione Comunista invita alla mobilitazione contro i rischi di guerra e per una soluzione positiva della crisi ucraina e aderisce alla mobilitazione proposta da Peacelink per il prossimo 26 febbraio.

In considerazione dell’escalation in atto proponiamo di dare vita già *sabato 19 e domenica 20 febbraio* a iniziative per la pace in tutti i territori del nostro paese coinvolgendo partiti, associazioni, sindacati, movimenti, anche per dare più forza alla mobilitazione già lanciata per la settimana successiva.

Ordine del giorno approvato all’unanimità dalla direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Ucraina: mettere fine all’escaltion della guerra dialogando per la pace

13 Febbraio 2022

Nessuno che cerca di bloccare questa situazione creatasi in Ucraina, le notizie che arrivano da quelle parti non sono per niente buone, a minacce si risponde con altre minacce e nessuno retrocede per arrivare a un accordo.
Gli USA e la NATO, si sa, quando c’è da aizzare quella parte di mondo a loro contrari sono maestri e l’Italia, facente parte della Nato, gli obbedisce pur sapendo che potremmo subire conseguenze catastrofiche.
Noi di Rifondazione Comunista siamo da sempre contro tutte le guerre e ci auguriamo che qualcuno metta fine a questa escalation dialogando come giusto che sia.

Rifondazione Comunista Mortara e Vigevano

12 febbraio Rifondazione Comunista in piazza per la libertà del Presidente Ocalan e del popolo curdo

12 Febbraio 2022

Il 15 febbraio saranno trascorsi 23 anni dalla cattura a Nairobi, del compagno Abdullah Ocalan, fondatore del Partito dei Lavoratori del Kurdistan ancora oggi oltraggiosamente inserito nella lista delle organizzazioni terroriste di USA e UE. Ocalan è da 23 anni detenuto in isolamento nell’isola-carcere di Imrali. 

Come accadde a Mandela e all’ANC, Ocalan e il PKK sono considerati terroristi dal regime turco e dai suoi complici occidentali della NATO che chiudono gli occhi rispetto alle sistematiche violazioni dei diritti umani, le decine di migliaia di prigionieri politici, la guerra contro le città e i villaggi curdi, l’uso dei tagliagole jihadisti.

Solo la liberazione di Ocalan, il “Mandela curdo”, può aprire un percorso verso la democrazia e la pace in Medio Oriente. 

“Il tempo della libertà è ora” è lo slogan lanciato dagli organizzatori delle mobilitazioni che si terranno in molti paesi europei e che in Italia partiranno a Milano da Largo Cairoli, alle ore 14.00 e a Roma da Piazza Esquilino, alle 14.30. Rifondazione Comunista ha aderito alle mobilitazioni e invita iscritte/i e simpatizzanti a ritrovarsi in piazza. 

La pace nell’intero Medio Oriente ci sarà solo quando il dittatore turco Tayyp Erdogan, porrà fine alle azioni di guerra, vero e proprio terrorismo di Stato, contro il popolo curdo che si difende e contro tutta la sinistra e le minoranze presenti nel Paese e, soprattutto, quando il Presidente Ocalan, e con lui tutti i detenuti politici, potranno tornare in libertà. Una libertà di cui dovrebbero preoccuparsi anche i governanti europei, in primis quello italiano. Se Ocalan è prigioniero lo si deve anche alla viltà della politica italiana che nel 1999 non lo volle proteggere come richiedente asilo.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

l’appello di convocazione

segnaliamo il nuovo sito www.freeapo.org sulla storia del Kurdistan, su Abdullah Öcalan e il suo ruolo chiave nella ricerca di una soluzione politica alla questione curda e più in generale nella democratizzazione del Medio Oriente.

USA, RUSSIA, UCRAINA: Cosa sta accadendo?

9 febbraio 2022

Ne discutiamo con:

Alberto Negri, giornalista, inviato di guerra

Silvio Marconi, autore del libro “Donbass. I neri fili della memoria rimossa”

Eleonora Forenza, ex- parlamentare europea

Barbara Spinelli, giornalista, ex-parlamentare europea

Giovanni Savino, docente storia contemporanea (da Mosca)

Gregorio Piccin, responsabile pace Prc-Se

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc-Se

TURCHIA BOMBARDA CIVILI CURDI. SABATO 12 MANIFESTAZIONI A ROMA E MILANO

Pubblicato il 2 feb 2022

Rifondazione Comunista condanna i bombardamenti di civili da parte dell’aviazione turca in Kurdistan che ieri sera hanno colpito diverse aree dell’Iraq settentrionale e della Siria. Si tratta di una risposta alla sconfitta da parte delle forze curde dei tagliagole dell’Isis e di altre formazioni jihadiste al servizio dei turchi che hanno attaccato nei giorni scorsi il Rojava. La realtà è che l’integralismo islamico continua a essere usato da paesi NATO contro il popolo curdo e per destabilizzare il Medio oriente. Denunciamo la complicità della NATO e dell’Unione Europea che, come ha detto Draghi, si servono del dittatore Erdogan per tenere lontani dai propri confini i profughi dalle guerre e destabilizzazioni occidentali.
Chiediamo che il governo italiano assuma una posizione per l’immediata cessazione di questi interventi militari terroristici e illegali e che chieda una presa di posizione netta del Consiglio d’Europa.
Invitiamo a partecipare alle manifestazioni che si terranno sabato 12 febbraio a Roma e Milano nell’ambito della giornata internazionale per la liberazione di Abdhullah Ocalan, la cancellazione del PKK dall’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’UE, la liberazione dei prigionieri politici in Turchia, il ritiro dell’esercito turco e la fine dei bombardamenti in Siria e Iraq.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Segue traduzione del comunicato che ci è arrivato stamattina dal Congresso nazionale curdo:

Fermare il genocidio aereo della Turchia contro i curdi

Il 1° febbraio alle 22 l’aviazione turca ha effettuato una sistematica campagna di bombardamenti contro aree civili in tutto il Kurdistan. Queste aree includono il campo profughi di Mexmûr (Maxmur), Geliyê Kersê, Barê e Çil Mêra vicino a ?engal (Sinjar) nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale); così come il villaggio di Teqil Beqil vicino a Dêrik nel Rojava (Siria settentrionale).

Questo crimine di guerra coordinato è avvenuto pochi giorni dopo che il regime di Erdo?an in Turchia ha tentato di salvare migliaia di combattenti dell’ISIS dalla prigione di Sina’a nella città di Hesekê (Hasakah). Fortunatamente, grazie al coraggio e all’eroismo delle Forze democratiche siriane (SDF), questa evasione è stata sconfitta.

L’ultima sconfitta rispecchia l’eroica vittoria contro l’ISIS nella città di Kobanê sette anni fa e ricorda al mondo che la speranza della Turchia di utilizzare l’ISIS e simili mercenari per procura contro l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est (AANES) non è finita.

Il regime di Erdo?an vuole anche distrarre dai suoi fallimenti interni rilanciando la sua crociata contro Rojava/AANES e occupare tutte le restanti aree all’interno della Siria dove vivono liberi non solo i curdi, ma anche i loro alleati arabi, armeni, assiri, turkmeni e circassi. Desiderano diffondere l’oscurantismo e la disperazione di Efrîn, Serê Kaniyê e Girê Spî occupate sul resto della Siria nord-orientale.

Per fortuna, il Movimento di Liberazione Curdo è più forte che mai e la Turchia non può infrangere la nostra volontà di autodeterminazione, democrazia, uguaglianza delle donne e vita ecologica. Quello che è scoraggiante, tuttavia, è il silenzio e la complicità delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea, della NATO e del Consiglio d’Europa, i quali sono tutti consapevoli di questo assalto del terrorismo di stato turco.

L’Occidente ha detto “Mai più” in merito al genocidio, ma alla Turchia è continuamente consentito di perseguire la sua barbarie genocida contro milioni di curdi in tutto il Kurdistan. Chiediamo quindi che questi organismi internazionali di cui sopra fermino i massacri aerei di Erdo?an attraverso tutti i mezzi diplomatici disponibili e applichino sanzioni economiche contro il suo regime, se necessario. Dovrebbe anche essere portato davanti alla Corte penale internazionale per rispondere della sua litania di crimini contro l’umanità.

Inoltre, chiediamo il riconoscimento legale dell’AANES e degli yazidi a ?engal, in modo che possano garantire pienamente la propria sicurezza dagli attacchi turchi.

Consiglio esecutivo del Congresso Nazionale Curdo (KNK)

Il tempo della libertà è arrivato: Appello per una mobilitazione in Italia il 12 febbraio per la liberazione di Abdullah Öcalan

Pubblicato il 2 feb 2022

Da 23 anni Abdullah Öcalan è stato imprigionato a seguito della cospirazione internazionale del 15 febbraio 1999. Per oltre dieci anni è stato l’unico prigioniero nell’isola fortezza di Imrali. Nonostante le condizioni indescrivibili del suo isolamento non ha mai smesso di sperare in una soluzione pacifica ai conflitti in Medio Oriente. Per diversi anni Öcalan è riuscito a negoziare con il governo turco per raggiungere questo obiettivo. La stragrande maggioranza della popolazione curda vede Abdullah Öcalan come proprio rappresentante, e ciò è stato confermato dalla raccolta di firme di oltre 3,5 milioni di curdi nel 2005.

Ocalan è un attore politico e il suo status ha anche dimensioni politiche più ampie. La società curda, così come gli analisti politici, lo considerano un leader nazionale e il rappresentante politico dei curdi. La prigione dell’isola di ?mral?, gestita dallo stato turco, continua ad essere sottoposta ad uno status straordinario. Il continuo isolamento di Ocalan, che dura già da 23 anni, si basa su pratiche considerate illegali sia dalla magistratura turca che dal sistema giuridico internazionale.

Le Nazioni Unite hanno la responsabilità di garantire che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo si applichi e venga applicata anche per Ocalan. Il sistema ?mral? può continuare ad esistere solo con il consenso, o almeno il totale disinteresse di istituzioni internazionali come l’ONU.

Lo Stato turco sta attualmente sottoponendo Abdullah Öcalan a un regime di isolamento che non ha precedenti. Ogni visita dei suoi avvocati o dei suoi familiari è resa possibile solo attraverso lunghe lotte e mobilitazioni. Nel 2019, ad esempio, è stato possibile rompere l’isolmento attraverso lo sciopero della fame di migliaia di prigionieri politici nelle carceri turche e di esponenti della società civile durato diversi mesi.

Per la prima volta dopo molti anni gli è stato possibile entrare in contatto con i propri familiari e i propri avvocati. L’ultima breve telefonata tra Abdullah Öcalan e suo fratello è avvenuta nel marzo 2021, ma è stata improvvisamente interrotta. Il fatto che da allora non sia stato ricevuto un solo segno di vita fa temere per le sue condizioni di salute.

In tutto il paese le pratiche adottate sull’isola di Imrali sono state estese per ridurre al silenzio ogni voce di dissenso, ogni forma di opposizione che veda nella soluzione politica della questione curda una svolta per una trasformazione democratica di tutto il Medioriente. Attraverso Imrali lo Stato turco si sta sforzando non soltanto di isolare fisicamente Abdullah Öcalan come persona, ma di sopprimere i risultati democratici che sono emersi dalle sue idee.

Infatti il Confederalismo democratico introdotto da Abdullah Öcalan ha prodotto il risveglio della società in tutto il Kurdistan. I valori di uguaglianza di genere e di credo, per una società democratica ed ecologica, sono alla base di importanti processi di trasformazione democratica fondati sull’autogoverno come nel caso dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est e dell’autogoverno degli yazidi di Shengal.

Sia che si tratti della guerra di invasione del Kurdistan del sud (nord Iraq), sia che si tratti dell’invasione del Rojava e o delle politiche fasciste del governo dell’AKP contro il popolo curdo in Turchia, questo modello democratico e partecipativo è sottoposto a pesanti attacchi da parte della Turchia e delle forze della modernità capitalista.

Per questa ragione oggi è più che mai necessario far sentire la nostra voce. Rompere l’isolamento e la liberazione di Abdullah Öcalan significano dare una prospettiva di pace e di democrazia a tutti i popoli del Medioriente.

Il tempo della libertà è arrivato: Invitiamo tutti i partiti, le organizzazioni sindacali, gli esponenti della società civile e del mondo della cultura a partecipare alla giornata di mobilitazione nazionale del sabato 12 febbraio 2022 a:

Roma: Piazza la Repubblica Ore 14:30
Milano: Largo Cairoli Ore 14:00

Per adesioni: info.uikionlus@gmail.com info@retekurdistan.it

Comitato ‘’Il momento è arrivato; Libertà per Öcalan’’ Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia Rete Kurdistan Italia Comunità curda in Italia

Le prime Adesioni:

Arci Solidarietà Onlus
Transform Italia ATTAC-Italia
COBAS, Nazionale Confederazione dei Comitati di Base
Confederazione unitaria di base
CSOA Angelina Cartella di Reggio Calabria
Comitato Referendario Acqua Pubblica Brescia
Coordinamento pace e solidarietà odv, Parma
Centro Immigrazione, Asilo e Cooperazione internazionale-Parma
Centro sociale Cantiere
Associazione Ponte Donna
Associazione Senza Confine
Associazione Senza Paura
Progetto Diritti onlus
Associazione Cultura è Libertà
Comitato Territoriale ARCI Centri Sardegna
Associazione Verso il Kurdistan Odv
Assopace Palestina nazionale
Laboratorio Andrea Ballarò- Palermo
Anbamed, aps per la Multiculturalità
Arci Firenze
Alkemia – laboratori multimediali – Modena
AWMR – Associazione Donne della Regione Mediterranea
Fai -Milano
Lambretta- Milano
Rete Jin nazionale
Associazione YaBasta!EdiBese!
Ya Basta -Bologna
Ambulatorio Medico Popolare (AMP) -Milano
“RETE#NO BAVAGLIO” Associazione di giornalisti per i diritti, ambiente e società
Gruppo Anarchico C. Cafiero FAI Roma
Unione Sindacale Italiana- CIT
Staffetta Sanitaria Rojava
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Luisa Morgantini, già vice presidente parlamento europeo
Paolo Ferrero, già Ministro governo Italiano, vicepresidente del Partito della Sinistra Europea
Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Zerocalcare, Fumettista
Anna Maria Bruni- attrice autrice regista
Adele Cozzi
Alessandro Orsetti
Aldo Zanchetta
Brunella Fatarella
Anna Lisa Vutoro
Chiara Orsetti
Elisa Frediani
Laura Sestini, giornalista
Marco Bersani, Attac
Fabio Martinelli, lavoratore dipendente
Vincenzo Miliucci, COBAS
Anna Maria
Massimo Torelli
Rossella Ratti
Salton Francesco

SE NON SEI ATLANTISTA AL COLLE NON CI VAI

28 Gennaio 2022

di Barbara Spinelli

È bastato che Franco Frattini dicesse alcune cose sensate sulla crisi ucraina e sulla russofobia regnante in Occidente, perché il suo nome – suggerito fugacemente da Conte e Salvini nei giorni scorsi –scomparisse come per magia da tutte le rose dei candidati alla Presidenza della Repubblica.

Un grido di sdegno si è subito levato, proclamando che il futuro capo dello Stato o sarà geneticamente atlantista, o non sarà. Dovrà sostenere Kiev contro l’aggressore russo, incondizionatamente. Non dovrà muover dito perché l’inane riarmo dell’Ucraina e la seconda guerra fredda con la Russia – una messinscena geopolitica per Washington, una catastrofe per l’Europa – finalmente cessino.

Dovrà agire e reagire come se l’Ucraina già fosse parte dell’Alleanza atlantica o dell’Unione europea.

Il primo grido di sdegno è venuto da Enrico Letta, forte dell’appoggio zelante di Matteo Renzi: “Sono preoccupato per la situazione tra Ucraina e Russia e dobbiamo difendere l’Ucraina. Abbiamo bisogno di un profilo ‘atlantico’ ”, ha scritto in un tweet, virgolettando per ignoti motivi l’aggettivo atlantico.

Ha ripetuto poi il dolente monito in un’intervista alla Cnbs, come se la candidatura dell’intruso russofilo fosse realmente esistente. È a quel punto che la già pallida figura di Frattini è del tutto svanita, come in certe fotografie ritoccate dei tempi di Stalin.

Per meglio puntualizzare è scesa in campo anche Lia Quartapelle, responsabile Pd per gli affari internazionali ed europei: “I venti di guerra che soffiano dall’Ucraina ci ricordano che all’Italia serve un o una Presidente della Repubblica chiaramente europeista, atlantista, senza ombre di ambiguità nel rapporto con la Russia”.

Si ripete così dopo poco più di tre anni il gran rifiuto opposto dal Colle a Paolo Savona, designato ministro dell’Economia dal Conte-1. Il no di Mattarella fu netto: il Quirinale non poteva digerire un esponente che fosse “visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro”.

Anche in questo caso Savona scomparve in un baleno dalle foto dei ministrabili. Savona non auspicava l’uscita dall’euro, limitandosi a prospettare una profonda revisione dell’architettura economica europea, ma che importa la verità, quel che conta è mostrarsi muscolosi gridando al lupo.

Fin da quando entrò a Palazzo Chigi – e già aspirando al Quirinale – Mario Draghi mise dunque le mani avanti: si disse “convintamente europeista e atlantista”, visto che le alte e altissime cariche si conquistano con questa carta d’identità. È segno che l’Italia non può permettersi critiche, all’Unione europea e ancor meno alle ormai confuse e convulse decisioni della Nato. Non abbiamo sovranità d’alcun tipo, e quale che sia il presidente della Repubblica, quale che sia il governo, restiamo quello che siamo: non uno Stato ma un Dispositivo della Nato.

Della Russia e dell’Ucraina gli atlantisti italiani sanno poco, anzi nulla. Si attengono al copione distribuito dai vertici degli Stati Uniti e della Nato, secondo cui Putin vuol ingoiare l’Ucraina, e l’Ucraina non è nella sfera di interesse russa, ma nostra. Fingono di dimenticare che l’unificazione della Germania e lo scioglimento del Patto di Varsavia furono ottenuti grazie a una promessa che Bush padre e i leader europei (Kohl, Genscher, Mitterrand, Thatcher) fecero a Gorbaciov nel 1990: la Nato non si sarebbe estesa nemmeno di un pollice” a Est, garantì il Segretario di Stato, James Baker. Avrebbe rispettato l’antico bisogno russo di non avere vicini armati ai propri confini. Un bisogno speculare a quello statunitense, come si vide nella crisi di Cuba del 1962.È l’assicurazione che Putin chiede da anni, invano. Washington e Londra hanno imposto il riarmo dell’Est europeo, si sono immischiate nelle rivoluzioni colorate in Georgia e poi Ucraina, e ora inviano ulteriori massicci aiuti militari a Kiev.

Molti governi europei sono contrari, soprattutto in Francia e Germania (la prudenza di Scholz prevale al momento sull’atlantismo dei Verdi). L’Italia invece tace, perché non si sa mai: la Casa Bianca potrebbe innervosirsi, come accadde al vicesegretario di Stato Victoria Nuland nel 2014.L’Europa esitava durante la rivoluzione arancione? “Fuck the EU!”(che vada a farsi fottere), commentò Nuland in un’elegante telefonata con l’ambasciatore Usa a Kiev.

Nei mesi scorsi Frattini ha sottolineato l’evidenza dei fatti, e suggerito vie d’uscita. In primo luogo, occorre dire un no esplicito all’ingresso di Kiev (o della Georgia) nella Nato: “Un Paese come l’Ucraina, che al suo interno conta tre province indipendentiste, non può aderire all’Alleanza. La Nato dovrebbe essere la prima a dirlo. Purtroppo ha perso il ruolo di attore politico di primo piano che aveva in passato”. (L’ingresso nell’Ue è escluso, considerata l’accidentata integrazione dell’Est Europa).In secondo luogo bisogna rilanciare gli accordi di Minsk, nel “Formato Normandia” che include Russia, Ucraina, Francia, Germania e si è tornato a riunire ieri. Dice ancora Frattini che dopo l’occupazione della Crimea il governo Renzi poteva e doveva fare di più: “Allora l’Italia era ancora nelle condizioni di partecipare al Formato Normandia o di esercitare una forte azione su Putin che forse avrebbe ascoltato. Ha scelto invece di acquietarsi su un’acritica politica delle sanzioni di Obama. In diplomazia quando vuoi convincere chi la pensa all’opposto non lo cacci dal tavolo, aggiungi una sedia”.

Terza condizione per smorzare la crisi: spingere perché vengano ascoltate le popolazioni russe in Ucraina, e perché siano conferite vere autonomie a regioni come il Donbass, che nel 2014 si dichiarò unilateralmente indipendente dall’Ucraina (assieme alla Repubblica di Luhans’k) e dove si combatte da otto anni. I cittadini di origine russa in Ucraina sono circa 11 milioni e il loro status linguistico è calpestato: anche questo allarma Mosca.

Di fronte a tali complessità non si può far finta che le manovre Nato nell’ex Repubblica sovietica non esistano (l’ultima risale al settembre scorso) e che solo i russi si esercitino ai confini con l’Ucraina, non oltrepassando peraltro le proprie frontiere.

Forse sarebbe l’ora di dire che la Nato perde senso, essendosi sciolto il Patto di Varsavia. Che l’ascesa della Cina a potenza globale richiede politiche nuove, multipolari. Discuterne è impossibile in Italia.

C’è il copione e se te ne discosti sei un appestato sovranista.

RIFONDAZIONE: IN UCRAINA È LA NATO CHE CERCA LA GUERRA !

25 Gennaio 2022

L’allargamento della NATO fino ai confini della Russia è alla base dell’escalation guerrafondaia in Ucraina.

Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno sponsorizzato le forze etno-nazionaliste che hanno riabilitato come eroi nazionali i collaborazionisti col nazismo e portato avanti politiche discriminatorie verso la popolazione di lingua russa. 

Non bisogna essere dei sostenitori di Putin per comprendere che la Russia non può accettare di ritrovarsi missili e basi NATO ai suoi confini, né può voltare le spalle alle popolazioni del Donbass a cui l’Ucraina nega persino l’autonomia prevista negli accordi di Minsk, che erano stati condivisi dal consiglio di sicurezza dell’ONU.

L’Ucraina si rifiuta di riconoscere l’autonomia permanente del Donbass perché la regione potrebbe sfruttare la sua posizione costituzionale all’interno dell’Ucraina per bloccare l’adesione all’UE e alla NATO.

È evidente che la neutralità dell’Ucraina ed il riconoscimento dei diritti delle popolazioni delle regioni di lingua russa in uno Stato plurinazionale sono l’unica via di uscita dalla crisi. 

Durante la guerra fredda la neutralità di Finlandia, Svezia e Austria ha costituito un’esperienza sicuramente positiva sotto ogni punto di vista, mentre Unione Europea, NATO e Stati Uniti continuano a fomentare da anni una guerra a bassa intensità dell’Ucraina contro le repubbliche autonome del Donbass.

E’ l’Ucraina, con la copertura occidentale, a violare costantemente gli accordi di Minsk. Andrebbe ricordato il ruolo svolto dalla UE, compresi dei europarlamentari PD, nel sostegno a Euromaidan, presentata come una rivoluzione democratica. Non si può accusare la Russia quando difende le repubbliche autonome del Donbass, visto che la NATO ha fatto una guerra per consentire al Kossovo di dichiararsi indipendente dalla Serbia. 

Dallo scioglimento dell’URSS, gli USA e la NATO hanno violato gli impegni assunti con Gorbaciov, assorbendo i Paesi dell’Europa orientale. E non è un caso che l’ex-presidente si sia schierato dalla parte di Putin, come la stessa opposizione comunista. 

È interesse del nostro Paese la risoluzione pacifica della crisi e la ripresa della cooperazione con la Russia. Nessun partito nel parlamento italiano ha il coraggio di dire apertamente che la prepotenza degli Stati Uniti e della NATO anche nel caso ucraino rappresenta una minaccia per la pace.  

Maurizio Acerbo, segretario nazionale

Marco Consolo, responsabile Area Esteri e Pace Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

VIVA CILE! BORIC PRESIDENTE

VIVA CILE!
#BoricPresidente
Sconfitto il candidato pinochetista che piaceva a Trump e Salvini.
Il popolo di Salvador Allende si riprende i viali della libertà.
Adelante compañer@s! ❤️✊
Ci vuole proprio El pueblo unido https://youtu.be/Cuzl_QTBlWI
#AllendeVive
“Abbiamo vinto, continuiamo e sarà bellissimo 🌳
Ora combattiamo per la dignità del popolo!”
Partido Comunista de Chile 

“Lasciar parlare la scienza. Far tacere lo scientismo”. Intervista a Fabrizio Chiodo, scienziato team studiosi del vaccino cubano Soberana

10 dicembre 2021

A cura di Alba Vastano –

In una splendida cornice naturale posta fra il Mar dei Caraibi, il golfo del Messico e l’Oceano Atlantico sorge l’isola di Cuba, una Repubblica socialista.
È in questa terra, baciata da una spettacolare natura, che da oltre sessanta anni sulla popolazione cubana persistono misure disumane messe in atto dall’imperialismo statunitense.
L’embargo, noto come il ‘bloqueo’, commerciale, economico e finanziario è stato imposto dagli Stati Uniti subito dopo la Rivoluzione castrista allo scopo di ridurre la popolazione alla fame, impedendo l’acquisto di alimenti. Solo Trump, dall’inizio della pandemia ha emanato 243 misure contro l’economia dell’isola e ad oggi, con Biden, sono ancora in vigore. La finalità di queste misure è disumana, perché lede tutti i diritti di un popolo che chiede solo la libertà essere autonomo dai poteri imperialisti che dilagano e soggiogano buona parte dei popoli. Ma a Cuba le misure disumane sono esponenziali.

Nonostante questi infami soprusi, la ricerca scientifica a Cuba ha livelli altissimi e prestigiosi. Grazie ad un team internazionale di scienziati ricercatori e tramite varie fasi di studi e ricerche Cuba è il primo paese al mondo ad esser coperto per oltre il 90% della popolazione dalla vaccinazione anti- Covid, sebbene da Washington siano partite drastiche misure di opposizione per impedire l’acquisto di siringhe per la vaccinazione e boicottare la risoluzione di molti altri problemi sorti in fase di sviluppo del vaccino. I candidati vaccinali cubani sono 5: 2 del CIGB- Abdala e Mambisa/ 3 dell’istituto Fnlay: Soberana 01, Soberana 02 e Soberana Plus. Di questi 5 , al momento, 3 sono diventati vaccini: Abdala, Soberna 02 e Soberana Plus. Sulle fasi di sperimentazione, della composizione del vaccino Soberana e dell’efficacia sperimentata in 3 fasi, nell’intervista che segue, fa il punto un giovane scienziato italiano, Fabrizio Chiodo, che sta dedicando la sua professionalità e il suo impegno, affinché questo vaccino, con brevetto pubblico e libero da ogni profitto, al contrario dei vaccini Big Pharma, arrivi in Italia e possa essere diffuso in tutto il mondo.

Alba Vastano: Fabrizio, direi di iniziare l’intervista presentandoti ai lettori, anche se sono in molti, ormai, a conoscerti. Quali i tuoi studi e le tue ricerche, qual è la tua specifica professione e i tuoi progetti nel campo professionale?

Fabrizio Chiodo: Mi sono laureato in Chimica e Tecnologie farmaceutiche, dottorato di ricerca in chimica e immunologia dei carboidrati (nel contesto dei vaccini contro malattie infettive) e da anni proviamo a capire come i patogeni interagiscono con il nostro sistema immunitario per sviluppare migliori vaccini ed adiuvanti.

A.V: Il tuo iter come scienziato immunologo e l’occasione che ti ha portato a Cuba nel campo della ricerca per il vaccino cubano che oggi è una felice realtà? Il tuo iter come scienziato immunologo e l’occasione che ti ha portato a Cuba nel campo della ricerca per il vaccino cubano che oggi è una felice realtà?

F.C.: Durante il mio dottorato di Ricerca nei Paesi Baschi mi sono occupato di vaccini sintetici. I migliori nel campo e gli unici ad aver sviluppato un vaccino sintetico (di natura polisaccaridica) erano i colleghi guidati dal Prof Vicente Verez-Bencomo attuale direttore dell’ Istituto Finlay ad Havana. Il primo motivo di incontro è quindi scientifico. Cuba mi ha anche dimostrato che è possibile vedere un prodotto passare dal laboratorio alla clinica in maniera totalmente pubblica. Ed è questa la motivazione piu grande che mi lega a Cuba.

A.V: L’attuale situazione di vita economica a Cuba? Come vivono i Cubani sotto la spada di Damocle del bloqueo? Il dopo Trump con l’avvento di Biden cosa ha cambiato?

F.C.: Il bloqueo negli ultimi anni è diventato sempre più terribile: un vero e proprio strangolamento che rallenta spesso la ricerca e lo sviluppo dei vaccini e non solo. Le nuove generazioni, con la pandemia, hanno vissuto e visto in prima linea cosa riesce a fare un sistema di salute pubblico ed una biotecnologia pubblica, e questo sarà di importanza vitale per il futuro. Biden? Un conservatore nei confronti di Cuba, molto legato a dinamiche di Miami. Non vedo alcuna differenza con Trump nei confronti di Cuba. Biden ha provato due “psuedo colpi di Stato” a Luglio e Novembre, in piena pandemia. Direi non proprio un gesto di apertura, ma quasi un gesto criminale.

A.V.: Come hai vissuto questa esperienza così importante che immagino ti abbia dato molte soddisfazioni anche personali con i colleghi del tuo team?

F.C.: I miei colleghi dell Istituto Finlay mi hanno sempre considerato parte integrante del loro Team, condividendo con me l’intimità di un risultato scientifico e quella su temi anche molto personali. Ed è un legame reciproco.

A.V: Come nasce il vaccino cubano Soberana a cui tu hai contribuito come esperto nelle tecnologie del farmaco e immunologo. Sappiamo che non è un vaccino a mRNA o a vettori virali e che espone il sistema immunitario a una porzione della proteina Spike. ? così? Puoi descriverne le caratteristiche?

F.C.: I cinque candidati vaccinali che si sono sviluppati a Cuba, di cui tre sono già diventati vaccini a tutti gli effetti, sono vaccini a subunità, proteici. Utilizzano un pezzo della Spike di SARS-CoV-2 adiuvata in maniera differente.

A.V.: Quando è iniziata la ricerca sul Soberana, le fasi di sperimentazione e i tempi necessari per concludere le fasi?

F.C.: Dopo le prime fasi pre-cliniche in animale, si sono svolte nei mesi tutte le fasi cliniche necessarie: fase-1, fase-2 e fase-3. A Maggio 2020 si è deciso e capito che Cuba doveva avere un piano di vaccinazione contro SARS-CoV-2. Oggi Cuba ha il 92% della popolazione con una dose, i casi ridotti a pochissimi. Sono i vaccini proteici più somministrati al mondo, e Soberana02 è l’unico vaccino disegnato pensando direttamente alla fascia pediatrica. Diciamo che da Maggio 2020 ad oggi, è stato un successo indiscutibile da parte della Biotecnologia pubblica cubana.

A.V.: Come si mantengono inalterate le proprietà e l’efficacia del Soberana per essere ben conservato?

F.C.: I vaccini proteici sviluppati a Cuba sono molto stabili a temperatura ambiente e richiedono la conservazione in frigo.

A.V.: Fra un vaccino mRNA a vettore virale e il Soberana quali sono le sostanziali differenze e quali delle due tipologie favoriscono maggiormente gli anticorpi necessari e duraturi per non essere contagiati dal virus?

F.C.: I vaccini a materiale genetico portano le informazioni alle nostre cellule per preparare frammenti del virus, mentre i vaccini proteici mostrano alle nostre cellule direttamente un frammento della spike del virus. Sulla durata dell’immunità specifica contro il virus è difficile il diretto confronto, viste le diverse situazioni epidemiologiche e misure di restrizione. Sicuramente un vaccino coniugato come Soberana02 offre la possibilità al nostro sistema immunitario di reagire con diverse armi contro il virus (anticorpi e cellule T)

A.V.: Conosci quali sono le reazioni avverse sia al vaccino cubano che al Pfizer(ad esempio). Sembra che la miocardite sia fra gli effetti più gravi che ha colpito anche molti giovani e senza patologie pregresse. E’ così?

F.C.: Nessun caso di miocardite riportato con vaccini proteici come i vaccini cubani. Le miocarditi da infezione sono cmq molto più pericolose e frequenti rispetto alla vaccinazione con vaccini a mRNA.

A.V.: Immagino che a Cuba i somministratori non siano tutelati dallo scudo penale come in Italia. Non ti sembra che questo eccesso di protezione sul personale medico, in Italia almeno, possa dare adito a sospetti sul farmaco e ad ambiguità sul declino di responsabilità?

F.C.: Non studio legge. Non so rispondere

A.V.: L’immunità cosiddetta di gregge (definizione a mio avviso impropria) è un’utopia? O possibile e a quali condizioni?

F.C.: La maggior parte dei Paesi del G20 e soprattutto G8 da alternato momenti di chiusura con momenti di apertura. Non hanno ancora vaccinato i bambini. Penso che il concetto di immunità di gregge sia svanito dopo il primo anno di pandemia. Si doveva vaccinare omogeneamente il Mondo, testare e continuare con graduali misure di contenimento. Avremmo avuto meno morti a livello mondiale.

A.V.: ‘Non sospendere i brevetti ai vaccini è un atto di guerra’. Lo dice Vittorio Agnoletto, sostenitore della campagna con Rifondazione comunista, ma i governi europei sono schierati con Big Pharma. Chi aiuterà India e Africa a uscire dall’incubo della pandemia?

F.C.: Personalmente penso che la questione brevetti sia il “guardare al dito e non guardare al sole”. Io dico che BigPharma sta solo applicando le regole del Capitalismo. Dobbiamo dire che la Biotecnologia Pubblica è l’unica alternativa per Paesi più poveri (e non solo), per evitare le diseguaglianze di cui questo sistema economico ha bisogno.

A.V.: Rispetto all’enorme profitto di Big Pharma (e non solo sui vaccini) Cuba sta dando una grande prova di autosufficienza e di umanità, nonostante sia un paese povero, causa il bloqueo. Immagino che tu, essendo parte attiva della ricerca sul vaccino cubano, ne sia molto orgoglioso e gratificato. Quali emozioni ti ha dato questo successo nella ricerca e come l’hai vissuto tornando in Italia?

F.C.: Sapevo che Cuba avrebbe avuto successo con i suoi vaccini. Quello che non mi potevo immaginare è che Cuba si trova davanti a colossi come Sanofi e GSK che hanno anche loro provato lo sviluppo di vaccini proteici. Cuba è l’unico Paese al Mondo che ha vaccinato i bambini dai due anni in su prima di aprire le scuole. Cuba ha i vaccini proteici più somministrati al Mondo. Tutto ciò è stato qualcosa di indescrivibile: vedere la curva del calo dei contagi e decessi è una continua emozione.

A.V.: A proposito di rientro in patria, hai avuto problemi, rientrando in Italia, essendo vaccinato con Soberana? Hai dovuto far ricorso ai tamponi a pagamento per aver il g.p. e accedere al lavoro?

F.C.: Soberana, cosi come Sputnik e vaccini Cina, non è riconosciuto ai fini del green pass. Da poco il Ministero ha deciso che, con una sola dose extra di vaccini a mRNA, tutti i vaccinati con vaccini non EMA potranno avere il green pass.

A.V.: E dello ‘stato di salute’ del Servizio sanitario nazionale italiano, svenduto da tempo al privato cosa ne pensi? Potresti fare un parallelo con quello cubano?

F.C.: Ho vissuto 12 anni all’estero di cui 7 in Olanda. Penso che il Servizio nazionale Italiano, per quanto massacrato dalle privatizzazioni, rimanga di alto livello. Fare un paragone con Cuba non ha senso.

A.V.: ? ormai noto che l’immunità che dà un vaccino ha una scadenza che moltissimi non considerano e viaggiano sicuri di essere immuni con il g.p. La domanda è: un vaccinato ha lo stesso potenziale di contagio di un non vaccinato e di essere contagiato?

F.C.: Non esistono risposte nette a questo tipo di domande. Se teniamo aperto, se abbiamo un 15% della popolazione che non si vaccinerà, se i bambini non sono vaccinati, se non testiamo i vaccinati, le dosi extra servono. A livello globale ovviamente le terze dosi per gli under 60 andrebbero distribuite ai Paesi più poveri, ma così non sarà.

A.V.: Oltre alla variante Delta si sta diffondendo anche la variante Omicron, con origine dall’Africa. Occorreranno nuovi vaccini? E la pandemia, a tuo avviso, quando è pensabile possa terminare e diventare endemica?

F.C.: Non sono un epidemiologo, ed al momento dobbiamo aspettare riguardo le nuove varianti. Sicuramente tenendo “alta e sveglia” la risposta immunitaria (dosi multiple o boost) anche questa variante dovrebbe subire gli “effetti” della vaccinazione. Mascherine e testing sono fondamentali. Non penso sia necessario al momento aggiornare i vaccini. Serve vaccinare il Mondo, soprattutto dove la popolazione HIV+ è molto presente. Lo proviamo a dire da quasi un anno.

A.V.: So che sei di nuovo in partenza per Cuba. Un nuovo progetto nel campo della ricerca sui vaccini bolle in pentola? Puoi svelarcelo? Grazie Fabrizio

F.C.: Sicuramente vogliamo provare in tutti modi a “portare” vaccini Cubani in Italia, non solo quelli contro SARS-CoV-2. E come linee di ricerca abbiamo sempre ottimizzato vaccini contro polmonite, trovare adiuvanti forti ed universali ed anche studio di vaccini contro il tumore. Cuba ha al momento l’unico vaccino contro SARS-CoV-2 disegnato pensando ai bambini (vaccino coniugato Soberana02) ed ha un “boost” universale che si può usare con sicurezza con dosi multiple (Soberana Plus).

Intervista a cura di Alba Vastano
Giornalista. Collaboratrice del mensile Lavoro e Salute

Anteprima del numero di dicembre del mensile Lavoro e Salute http://www.lavoroesalute.org