Categoria: Ambiente

Supermercati vigevanesi atto secondo

31 Ottobre 2022

Solo pochi mesi fa, sollevammo il problema della sproporzione tra numero di abitanti e supermercati, chiaramente fummo inascoltati!!

Ma ecco che Tele Pavia ritorna su questo argomento confezionando un ottimo servizio dove alla prima critica sul numero delle superfici commerciali aggiunge un altro elemento e cioè che vicino alle nuove realtà commerciali esistono da anni aree dismesse che potevano essere recuperate evitando l’ennesima colata di cemento.

Rifondazione Comunista considera il territorio patrimonio di tutti e non opportunità di pochi!!

Peccato che la Giunta, come le precedenti sia insensibile (maggioranza e opposizione unite), dovrebbero avere a cuore il consumo del territorio che nuove inutili aree commerciali provocano.

Gli oneri di urbanizzazione che si ottengono non hanno mai giustificato il degrado cittadino.

Invitiamo la cittadinanza a riflettere su quanto espresso dagli amministratori e compararlo con quanto promettevano in campagna elettorale, perché sono i fatti e non le parole, ne tantomeno le intenzioni che qualificano le persone che ci governano.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista.

Servizio di Tele Pavia.

Mortara: non passa la mozione contro l’ampliamento della discarica di Albonese presentata da Rifondazione Comunista

27 settembre 2022

Fonte Milano Pavia Tv :https://www.youtube.com/watch?v=zdsGN3ioVN8

Giuseppe Abbà, consigliere comunale di Rifondazione Comunista di Mortara.

NON CHIAMATELO MALTEMPO, È CRISI CLIMATICA

16 settembre 2022

Nell’esprimere il nostro cordoglio ai familiari delle vittime e alla popolazione colpita non possiamo tacere la nostra indignazione per la perdurante sottovalutazione delle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Non chiamatelo maltempo, è #crisiclimatica

Definire maltempo il ripetersi sempre più frequente di eventi metereologici estremi è fuorviante.

Il combinato disposto di negazionismo e negligenza continua a coglierci impreparati. Come accaduto sulla Costa Toscana anche nelle Marche non c’è stato un allerta rosso ma un assai più rassicurante giallo.

Torniamo a chiedere che si chiarisca il perché del mancato allarme.

Non si assumono misure radicali per la riduzione delle emissioni climalteranti, anzi si impone il rilancio di rigassificatori e carbone. Non si fa nulla per imporre lo stop al consumo, alla cementificazione e impermeabilizzazione del suolo.

Invece di dare priorità alla messa in sicurezza del territorio si continua a puntare su grandi opere per arricchire le solite lobby.

Non abbiamo ancora nemmeno un piano di adattamento ai cambiamenti climatici per evitare che questi eventi estremi colgano le popolazioni impreparate e contenere i danni e la perdita di vite umane.

Dopo i morti sulla costa della Toscana assistiamo a una tragedia nelle Marche che mostra quanto sia obsoleta l’agenda delle forze politiche, dalla destra di Giorgia Meloni che sostiene il negazionismo climatico al Pd che l’ambiente lo difende solo con le chiacchiere.

Maurizio Acerbo Paolo Berdini per Roma Settimo Municipio

Elena Mazzoni-responsabile nazionale ambiente PRC-Sinistra Europea candidat* per Unione Popolare con Luigi de Magistris

Scendi in piazza anche tu per il Global Strike For Climate!

SCIOPERO GLOBALE PER IL CLIMA

15 Settembre 2022

Il Comitato Politico Regionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Lombardia riunitosi in data 14 settembre 2022

considerato:

  • l’importanza che ha avuto e che ha ancora oggi il movimento dei Fridays For Future nello

spingere le nuove generazioni alla militanza politica;

  • l’importanza che ha la presenza dei/delle Giovani Comunisti/e e del Partito della

Rifondazione Comunista – Sinistra Europea nello spingere il movimento e i suoi componenti ad analizzare la crisi climatica con una visione anticapitalista;

  • il fatto che molte delle proposte contenute nell’agenda climatica (documento redatto dal

movimento dei Fridays For Future) sono perfettamente compatibili con quello che è il programma ufficiale di Unione Popolare;

  • l’importanza che ha la questione legata al cambiamento climatico e alla lotta alle energie fossili, per il tentativo di costruire uno sviluppo interamente sostenibile che sia in grado di rinunciare al fossile;
  • la repressione da parte del Governo avvenuta a Venezia, pochi giorni fa, sui manifestanti dei movimenti ambientalisti (tra cui FFF, XR e altri), lo stesso Governo che dapprima si dice favorevole alla transizione ecologica e poi usa la Polizia come metodo repressivo su chi sostiene le lotte contro la speculazione dell’ambiente da parte del Governo e delle aziende che distruggono l’ambiente per puro profitto.

annuncia il suo appoggio allo sciopero globale per il clima che si terrà in data 23.09.2022 impegnandosi a partecipare in prime persone con i compagni e le compagne dei vari circoli delle federazioni della Lombardia e, ove possibile, anche attraverso la presenza dei/delle Giovani Comunisti/e, a tessere rapporti con il movimento in questione, per provare a dare una prospettiva anticapitalista a quella che è la lotta contro il cambiamento climatico.

ODG Approvato ad unanimità dal Comitato Politico regionale del Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia del 14 settembre 2022.

Il rogo Eredi Bertè

6 Settembre 2022

ADRIANO ARLENGHI

È un piccolo gruppo di cittadini e di associazioni, quello che questa sera ha manifestato davanti alla fabbrica che fu dei fratelli Eredi Bertè. Dove si è sviluppato nel 2017 un incendio doloso che ha incenerito tonnellate di rifiuti.

Ora nel luogo dell’incendio è presente una vera e propria montagna di rifiuti sulle quali sta nascendo nuova vegetazione. Una montagna che da ormai 5 anni rimane lì senza che la politica prenda in considerazione la necessità di una bonifica. Con il rischio che le sostanze generate dall’ incendio percolino nel terreno e inquinino il territorio circostante.

Una manifestazione questa che si svolge ogni anno in Via Fermi, da ormai un lustro e alla quale stasera hanno partecipato anche i candidati al Parlamento di Unione Popolare che si sono impegnati a prendere in considerazione la richiesta di trovare una soluzione per questa vergogna che ancora abita la mia città.

Un piccolo gruppo che tuttavia ha le idee molto chiare sulla necessità di tutelare l’ambiente e le matrici ambientali compromesse e allo stesso tempo chiede di vigilare sul tema della legalità. Perché è indubbio che questo incendio doloso ci parla anche di una pericolosa infiltrazione della criminalità organizzata sul nostro territorio. E allo stesso tempo anche delle tante responsabilità degli enti pubblici che non sono mai intervenuti e hanno permesso che la situazione degenerasse.

Nel sole caldo di un’estate ancora piena di luce è partita la proposta di riportare sotto il controllo pubblico i settori economici più a rischio di inquinamento e di illegalità. Anche se non materialmente presenti si e sentita alta ancora la voce dei mille di Ora Basta! che giusto in questi giorni di 5 anni fa, in rappresentanza di oltre settanta associazioni, ha chiesto una gestione diversa dell’ambiente.

Bertè cinque anni dopo

ADRIANO ARLENGHI

3 SETTEMBRE 2022

Si tratta di un vero e proprio romanzo nero, del quale è difficilissimo riassumere la vicenda che è tanto intricata quanto inquietante. Parlo della questione Eredi Bertè e alle vicende oscure che l’hanno accompagnata .Parlo del rogo del 2017, di cui tutti i mortaresi conservano tristissima memoria. L’attività di raccolta dei rifiuti risale al 1998 e va talmente bene da permettere alla ditta Eredi Bertè s.r.l. di fare numerosi e cospicui investimenti immobiliari. Nel 2006 iniziano le difficoltà che portano ad un accumulo irregolare di rifiuti, trasformando a poco a poco il sito in una discarica. In più di 10 anni nessuno si accorge dell’irregolarità della gestione. Le telefonate al Comune e le varie proteste non trovano ascolto.

Nel 2010 la ditta cambia nome (Eredi Bertè Ecology) , il cui amministratore è un conoscente di Vincenzo Bertè, il quale non ha specifiche autorizzazione e dunque riesce ad evadere l’ecotassa regionale di 1,8 milioni di euro..

Nel 2015 la Ditta ottiene l’autorizzazione della Regione. Nel 2017 l’incontenibilità dei rifiuti stoccati, la possibilità di un risarcimento assicurativo e l’impossibilità di uno smaltimento corretto e legale inducono qualcuno a provocare l’incendio doloso che tutti ricordiamo. Segue il fallimento della ditta. Il cumulo di rifiuti bruciati sono rimasti lì da ben 5 anni. Un grande, enorme cumulo di detriti bruciati nell’incendio doloso.

Neri e tristi sognando una bonifica sempre più lontana. Il rischio è che le sostanze incombuste percolino nel terreno non impermeabilizzato e arrivino alle falde, inquinandole. Una strana storia questa dei Fratelli Eredi Bertè, un azienda dove i controlli su ciò che veniva accumulato non sono mai stati realizzati.

Dove l’assicurazione non copriva i danni e nessuno se n’era mai preoccupato. Dove incredibilmente la mattina stessa in cui ci fu l’incendio era prevista una visita di controllo da parte dell’Arpa.

Cinque anni sono tanti e infatti la vegetazione sta crescendo negli anfratti dei detriti incombusti e ora produce rami verdi. Tra un paio di lustri se nessuno interverrà diventeranno una montagnetta verde alla cui sommità, tuttavia non si respirerà certo aria buona ma la certezza di stare in un luogo avvelenato e pericoloso.

La grande mobilitazione di mille persone che Ora basta! aveva messo in piazza la settimana dopo l’incendio non è servita a chiedere giustizia. Per noi che quella manifestazione l’abbiamo organizzata con una fatica inenarrabile, stando svegli persino la notte per chiedere permessi ed autorizzazioni, per rispondere alle settanta e passa associazioni o gruppi che avevano aderito, per inventarci la logistica, per tenere conto dei pareri e delle proposte di tutti, questo cumulo di macerie rappresenta una sconfitta. Ci era sembrato che quella indignazione forte che veniva rappresentata in una Piazza del Teatro inondata di sole quel pomeriggio di cinque anni fa, potesse essere e rappresentare un tempo nuovo.

Di discontinuità rispetto al passato riguardo ai temi dell’aggressione all’ambiente, della paura per il depauperamento progressivo del territorio, per i dati sulla salute collettiva, per la perdita di legalità. Ci sbagliavamo. Ci sbagliavamo, purtroppo.

Di bonifica oggi ne parlano tutti ma non ci pensa nessuno. Per questo insieme sugli amici di Unione Popolare e alle associazioni che lo vorranno, io sarò lì sul luogo della vergogna in Via Fermi, martedì 6 settembre dove si svolgerà un presidio a partire dalle ore 17. Invito gli amici a venire con me.

Le ditte di trattamento fanghi vogliono inquinare di più

26 Agosto 2022

GIUSEPPE ABBA’

Apprendiamo da un servizio andato in onda ieri su Milano Pavia TV che la Agrorisorse, ex Ecotrass, ditta di trattamento di fanghi e gessi a Mortara, ha chiesto a Provincia e Regione di rivedere le proprie autorizzazioni.

Attualmente lo stabilimento può lavorare 60.000 tonnellate all’anno suddivise in: 28.000 tonnellate di fanghi e 32.000 di gessi.

La richiesta dell’azienda è di non avere più questa divisione e di distribuire le 60.000 tonnellate secondo le logiche produttive di mercato più convenienti di anno in anno. Si tratta di una modifica sostanziale. I gessi, purtroppo, sono sempre più richiesti perché c’è un vuoto legislativo che li rende meno regolamentati dei fanghi. Con l’autorizzazione attuale, se il mercato chiede una gran quantità di gessi l’azienda deve comunque fermarsi a 32.000 tonnellate.

Con l’eventuale nuova autorizzazione potrebbe arrivare fino a 60.000 tonnellate.

Riteniamo molto grave l’operato della Agrorisorse e confidiamo che Provincia e Regione neghino la nuova autorizzazione con le modifiche proposte dalla ditta.

Tra le altre cose, in un articolo di Sandro Barberis pubblicato sulla Provincia Pavese lo scorso 11 agosto, si leggeva che le ditte di trattamento fanghi del nostro territorio hanno vinto al Tar contro le regole più restrittive sugli spandimenti adottate dagli enti locali. I legali, inoltre, affermano che “ora saranno possibili ricorsi anche contro i Comuni che hanno posto distanze e/o limiti”. 😢

Il Tar, dunque, ha dato ragione a queste aziende che pensano esclusivamente al loro profitto e inquinano il territorio producendo i fanghi per l’agricoltura trattando le acque reflue (come appunto la Agrorisorse).

🖊 Queste notizie, e lo strapotere e l’impunità di cui godono le ditte di trattamento fanghi, di cui i cittadini mortaresi hanno fin da subito e in ripetute occasioni contrastato l’insediamento, fanno accapponare la pelle alle associazioni ambientaliste e a chi, come noi del Partito della Rifondazione Comunista, si è sempre battuto a Mortara e sul territorio, nelle piazze e nelle istituzioni, per introdurre limitazioni sempre più stringenti allo spandimento dei fanghi in agricoltura.

È ormai tempo che ci sia, a livello nazionale e locale, un indirizzo diverso all’agricoltura, in modo da incentivare coltivazioni meno impattanti sull’ambiente e meno dipendenti da fanghi, fitofarmaci e diserbanti.

Non dimentichiamoci che la Provincia di Pavia (segnatamente le zone di pianura e quindi la nostra) assorbe un quarto della produzione nazionale di fanghi. È decisamente tempo di ridurre drasticamente questo dato.

👉🏻 Noi, come rappresentanti del Partito della Rifondazione Comunista, e in primis come cittadini mortaresi, non staremo zitti e non chineremo la testa di fronte a delle decisioni fortemente ingiuste e contrarie all’ambiente e alle esigenze del territorio.

Siamo pronti a scendere in piazza e siamo pronti a rivendicare i nostri diritti con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione.

Il video di tele Pavia:

L’EMERGENZA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO DEVE ESSERE PRIORITÀ. LA DENUNCIA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA, FED. DI PAVIA

28 luglio 2022

Oggi, 28 Giugno, é l’overshoot day.
Come federazione di Pavia abbiamo aderito a questa iniziativa, riunendo davanti al “ponte delle barche” di Bereguardo alcune delegazioni dei vari circoli della provincia.

La siccità non è un dibattito vuoto

Riprendiamo l’articolo pubblicato sul sito di Rifondazione Comunista Lombardia

di Massimo Gatti già Presidente CAP-gestione 2004-2008

L’emergenza idrica in corso ha bisogno di approfondimenti seri, di meno chiacchiere e di esempi virtuosi, nel massimo rispetto di chi quotidianamente nei vari settori e nelle istituzioni sta lavorando con fatica e tenacia.

1) Il 20-6-2005 ho avuto l’onere e l’onore di inaugurare come Presidente di CAP-gestione insieme al Sindaco di Milano Gabriele Albertini e all’Assessore Zampaglione il 3° depuratore della città capoluogo (per 300.000 abitanti), colmando un ritardo di decenni di una grande città che senza depuratori contribuiva significativamente all’inquinamento delle acque nel sud-milanese e nel lodigiano. Il nuovo impianto fu situato nel comune di Peschiera Borromeo, raddoppiando il depuratore esistente dal lontano 1982 al servizio di 12 comuni della Provincia di Milano, In pochissimi anni concludemmo un’opera complicata (dal punto di vista tecnico e amministrativo) avviata dal mio predecessore alla Presidenza CAP on. Osvaldo Felissari, oggi sindaco di Lodi Vecchio e diretta con altri, ma con un compito apicale e grande autorevolezza, dal compianto Dott. Marco Pelosi Direttore del settore fognatura e depurazione di CAP. Il Consorzio Acqua Potabile azienda interamente pubblica del ciclo integrato dell’oro blu che allora raggruppava i comuni della provincia di Milano e di Lodi diventava interlocutore essenziale e decisivo del comune di Milano (che gestisce da sempre l’acqua da solo) per contribuire a risolvere l’atavico problema della depurazione. In quella occasione per la prima volta nelle nostre zone un quantitativo rilevante di acqua ripulita veniva destinato all’agricoltura. Da allora, e sono passati 17 anni, è necessario conoscere quanta acqua recuperata dalla depurazione viene utilizzata oggi nel sistema milanese e lombardo, individuando luoghi e strutture dove si annidano inefficienze e sprechi da rimediare.

2) Già in quegli anni CAP-gestione, grazie alla professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori e come registrato dagli studi indipendenti di Mediobanca, segnalava perdite di rete medie di poco superiori al 20%. In alcune zone si scendeva ulteriormente e quindi si dimostrava la possibilità concreta di buoni rendimenti, tenuto conto di un margine fisiologico di utilizzo di acqua per gli spurghi. Bisogna quindi intervenire con precisione nelle situazioni di degrado e di malaffare senza sparare nel mucchio e poi combinare poco. Fatti salvi i buoni comportamenti sempre da mantenere, la disponibilità di acqua potabile nel nostro territorio è assicurata (tranne qualche eccezione) dalla ricchezza della falda. La situazione diventa molto critica per il costo in continua crescita dell’energia e per le gravi conseguenze delle epidemie e delle guerre. Al momento, al fine di tamponare, non c’è alcun provvedimento governativo (con l’Europa o senza) per recuperare finalmente risorse aggiuntive dagli extra-profitti delle grandi aziende nazionali e multinazionali che hanno realizzato in questa fase guadagni enormi e senza precedenti. Diversificare e puntare a fonti energetiche alternative diventa un impegno ineludibile su cui investire. I nostri pozzi pescano in media a 100 m di profondità e quindi la materia prima va captata e sollevata continuamente con la conseguenza di bollette energetiche da capogiro. Le riduzioni fiscali permanenti devono valere immediatamente per tutelare il lavoro e i beni comuni in una situazione economica così difficile. Bisogna inoltre regolamentare in modo uniforme ed efficace l’utilizzo dell’acqua non potabile di prima falda (ad es. profondità. 10 m) per gli usi agricoli, industriali, sportivi e termici che possono produrre l’aumento di una buona occupazione e dei ricavi.

3) Oggi per essere credibili le classi dirigenti devono collocare come prima opera pubblica il riassetto idro-geologico, dalla montagna alla pianura, la cura dei boschi, dei laghi, dei fiumi e del reticolo idrico minore. Non è così, e si prosegue solo con la logica delle grandi opere e dei grandi eventi. Nelle nostre zone, ad esempio le nuove grandi autostrade BREBEMI e TEM, hanno aggredito una delle campagne più fertili d’Italia, penalizzato il trasporto pubblico locale, compromesso lo scorrimento delle acque, dimenticato di collocare alberi ad alto fusto lungo i tracciati autostradali per contrastare l’inquinamento e le urbanizzazioni selvagge a ridosso dei caselli. Tornando all’oggi, subito, secondo i principi dell’interesse pubblico, l’utilizzo delle scorte dei grandi bacini idroelettrici ed alpini va programmato regolarmente da Regione Lombardia e dagli altri enti competenti, senza aspettare l’emergenza e bilanciando le esigenze dell’agricoltura, dei produttori di energia e del turismo. La frammentazione delle competenze va superata e riordinata, ma intanto un sistema di piccoli invasi razionalmente distribuito è irrinunciabile per fronteggiare siccità e alluvioni, prendendo sul serio le conseguenze dirompenti del cambiamento climatico e le indicazioni del CIRF (centro italiano per la riqualificazione fluviale).

4) Infine se si ha il coraggio di una riflessione critica bisogna cambiare strada e rettificare decisioni sbagliate in tempo utile. In una situazione eccezionale governo, regioni, comuni e tutti i soggetti coinvolti non si nascondano dietro le procedure e assumano nuovi e adeguati provvedimenti. Le prossime Olimpiadi invernali Milano-Cortina prevedono nuove piste e impianti che si basano al 100% sulla produzione di neve artificiale che sottrae quantità abnormi di acqua buona, in una situazione di crisi idrica permanente e di mancanza di pioggia e di neve. È così difficile pensare allo sport anziché all’edilizia e ad Olimpiadi che riguardino l’arco alpino e che si collochino nei numerosi impianti già esistenti in Stati confinanti (tutti in Europa) con un risparmio ingente di terra, di acqua e di quattrini. Serve coerenza con gli allarmi lanciati a cui non possono seguire solo lacrime di coccodrillo, si può fare meglio: occorre coraggio, competenza e la capacità di affrontare esasperazioni, gravi conflitti tra le categorie e le persone e anche molteplici contenziosi già in essere. Il tempo per intervenire è ora!

La vostra generazione ha perso

“La mia generazione ha perso” – così Giorgio Gaber intitolava uno dei suoi ultimi album in un tentativo di autoanalisi. È proprio una colpa che oggi andiamo ricercando, un colpevole, un nome o un gruppo di nomi, qualcuno cui addossare l’intera colpa di questa tragedia climatica che sta investendo il nostro paese e il mondo intero.

In questa vana ricerca la colpa è stata addossata agli allevamenti, alle fabbriche, a chi non fa la raccolta differenziata… Non nego l’influenza di queste azioni, ma mi sento di affermare che non è nulla di più che nascondere la polvere sotto il tappeto, nulla di più che far finta di non vedere l’errore, di non voler accettare che l’essere umano è colpevole di questa tragedia da circa 200 anni a questa parte. Siamo tutti colpevoli, perché – a differenza di come parlano parecchi giornalisti – il pianeta non soffre l’aumento della temperatura, esso continuerà ad esistere anche con 50° C in più, solo non sarà adatto ad ospitare la vita umana, camperanno solo i batteri capaci di sopravvivere anche ad altissime temperature.

Tornando al tema di quest’ articolo, ritengo quindi che ci sia bisogno di un’ammissione di colpa, bisogna smettere di pensare che il riscaldamento globale ed il problema dell’inquinamento ponga le sue radici negli anni ’10 di questo millennio; bisogna rendersi conto che il problema è iniziato quando nessuno si è posto la domanda “E dopo?” durante il miracolo economico, quando si costruivano auto che, dal motore all’esterno, non avevano altro che un tubo vuoto, quando le ciminiere delle fabbriche riversavano nell’aria ciò che oggi, a distanza di circa settant’anni, l’ha resa irrespirabile – per non dire tossica. La colpa è dei miei nonni, che hanno provocato questi problemi, e dei miei genitori, che non si sono opposti e non hanno fatto sentire la loro voce quando era il momento di farlo. Serve solo un’ammissione di colpa, rendersi conto di chi è la colpa davvero, ammettere che ci è stato consegnato un mondo completamente a pezzi e che ora le maniche ce le dovremo rimboccare noi per sistemare tutto – sempre ammettendo una vostra possibile collaborazione, che sembra ogni giorno più distante.

Se la vostra intenzione fosse di ammettere questa colpa, vi consiglierei di cambiare il modo in cui lo state comunicando. Se crediamo che i giovani siano “persi dietro ai telefoni e ai social network” solo perché li considerate svogliati e/o incapaci credo che il problema sia vostro. Sempre nel mondo che voi ci state consegnando, i valori della forza e della ricchezza sono stati eletti a princìpi unici; l’unico rifugio è dunque un mondo alternativo, completamente immersivo e capace di creare una realtà completamente estranea alla nostra dove le cose non possono andare male.

Dall’alto della vostra bigotteria invece siete solo capaci di dirci cosa sbagliamo, senza capire che la colpa è tutta nelle vostre mani, perché solo guardando avanti e lavorando per il prossimo – e non per se stessi – si può pensare di rivolgere delle critiche. Voi avete lavorato per voi stessi e per nessun’altra generazione, ora noi ne paghiamo le conseguenze. Basta però un po’ di coraggio, ammettere le proprie colpe, chiedere scusa e lavorare seriamente tutti assieme per un domani migliore.

Lorenzo Antibo

Riprendiamo l’articolo scritto da un compagno del circolo di Vigevano sui siti La Spina e La Sinistra Quotidiana.