7 Settembre 2023
Categoria: Ambiente
Eventi climatici estremi
1° Settembre 2023
SONO PASSATI SEI ANNI DALL’INCENDIO BERTÈ E LA SITUAZIONE DI MANCATA BONIFICA È SEMPRE LA STESSA
31 Agosto 2023
Come ogni anno il 6 settembre, nell’anniversario dell’incendio, organizziamo una manifestazione su questo grave problema. Sono passati ben 6 anni dal fatto, ma la bonifica non è ancora stata effettuata.
Anche le più recenti ordinanze comunali non hanno sortito, ad oggi, alcun effetto. Gravi sono state le responsabilità dell’amministrazione comunale dell’epoca che ha pagato ogni anno 80 mila euro alla “Eredi Bertè” senza adeguati controlli e addirittura assegnando, anche dopo l’incendio, incarichi (scarrabile al cimitero) ai soci della stessa ditta. Parimenti gravi sono le responsabilità della Provincia e della Regione Lombardia per le varie autorizzazioni e per la politica dei rifiuti che ha favorito la proliferazione di imprese private con varie illegalità.
Semmai un giorno ci sarà la bonifica, ricadrà, purtroppo, a carico degli enti pubblici e cioè dei cittadini, mentre sarebbe giusto che pagasse chi ha accumulato lauti profitti sui rifiuti.
MANIFESTIAMO QUINDI ANCORA UNA VOLTA MERCOLEDÌ 6 SETTEMBRE 2023 IN VIA ENRICO FERMI DAVANTI ALL’AREA BERTÈ DALLE 17 ALLE 19 PER I SEGUENTI OBIETTIVI:
1) Paghino i responsabili e non i cittadini
2) La filiera dei rifiuti deve essere interamente ricondotta alla gestione pubblica. Non deve più essere consentito che soggetti privati, il cui unico scopo è il profitto, accumulino denaro provocando danni all’ambiente e alla salute
3) Ampliare i controlli del territorio con la partecipazione dei cittadini, dei medici e dei lavoratori della sanità, delle associazioni di tutela dell’ambiente
4) Per la moratoria (blocco) di ogni ulteriore manomissione del territorio (esempi: i fanghi, la collina dei rifiuti, ecc.).
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
UNIONE POPOLARE
Circolo di Mortara

DOBBIAMO CAMBIARE STRADA!
30 Agosto 2023
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI LA LETTERA DEL “WWF LODIGIANO” E “LA MORTARA CHE VORREI” PERCHE’ NE CONDIVIDIAMO I CONTENUTI. RIFONDAZIONE COMUNISTA FED. DI PAVIA
Comunicato
Il 28 agosto due associazioni ambientaliste locali, il Wwf Lodigiano pavese e La Mortara che vorrei hanno inviato ai media e ai soci questa lettera:
Dobbiamo cambiare strada.
Eventi climatici estremi nelle regioni del nord. La Lomellina in ginocchio per la tempesta di vento che ha procurato sabato scorso grandi danni. E ovunque in Italia, incendi, frane, smottamenti, alluvioni.
Una situazione che da straordinaria sta diventando ordinaria. Gli eventi atmosferici estremi non sono più un’eccezione, ma quasi la normalità: si susseguono con una frequenza tale che non si fa in tempo a dichiarare uno stato di emergenza che subito arriva la richiesta per dichiararne uno nuovo. Una china pericolosa e drammatica a cui dovremmo abituarci, trovandosi l’Italia proprio al centro del Mediterraneo, una delle regioni del Pianeta più minacciate dalla crisi climatica.
Eppure, il nostro Paese continua a non mettere al primo posto dell’agenda politica, i temi del contrasto alla crisi climatica e dell’adattamento ai cambiamenti già in corso. Anzi sembra quasi che voglia mettere da parte, ignorare e persino negare la necessità di azioni non più rimandabili, facendo finta di non vedere le pesanti conseguenze sulle vite umane e sull’economia dovute alla non azione politica.
In questi giorni si discute della prossima legge di bilancio e della difficoltà di trovare i miliardi che mancano attraverso tagli a servizi o a bonus fiscali, ma ben ci si guarda da discutere di intervenire sui Sussidi Ambientalmente Dannosi che secondo i dati del Ministero dell’Ambiente ammontano a 22,4 miliardi di euro l’anno. Sussidi che continuano a ritardare la necessaria transizione ecologica, rafforzando attività economiche (tra cui la produzione e il consumo di combustibili fossili) che amplificano la crisi climatica a suon di miliardi e di vittime. Come se questo non bastasse, nei circa 16 miliardi di definanziamenti al PNRR decisi a luglio dal Governo ci sono, guarda caso, molti degli interventi che erano previsti per la prevenzione e l’adattamento al cambiamento climatico (soprattutto nel contrasto al dissesto idrogeologico), l’efficienza energetica dei Comuni, la rigenerazione urbana, la promozione di impianti rinnovabili innovativi, fino alla tutela e al miglioramento del verde urbano ed extraurbano”.
Scelte incomprensibili se si osserva la situazione del nostro Paese che su questi settori registra fortissimi ritardi.
Per completare il quadro non possiamo non ricordare come ad oggi l’Italia non abbia ancora una Legge sul Clima, né una Legge sul consumo del Suolo, nonostante la cementificazione del territorio proceda a ritmi impressionanti (due metri quadrati al secondo) e nonostante si sappia benissimo come l’impermeabilizzazione del suolo aumenti notevolmente gli effetti negativi delle precipitazioni straordinarie sempre più frequenti.
È ancora in discussione il Piano Nazionale Integrato Energia Clima, le cui versioni fin qui uscite non mostrano il coraggio necessario per raggiungere gli obiettivi di uscita da tutti i combustibili fossili con conseguente passaggio alle fonti rinnovabili. Allo stesso modo non è stato ancora approvato il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici che dovrà indicare obiettivi specifici e conseguenti investimenti per garantire una gestione ambientalmente e socialmente sostenibile della crisi climatica.
Di fronte a queste “false calamità”, si preferisce continuare a fare l’elenco dei danni che la collettività subisce e di cui si dovrà poi fare carico, invece che agire per contrastare le cause che determinano. Scriviamo queste note dopo avere visto lo sconquasso ambientale nella nostra città e di tutta la Lomellina e i danni economici arrecati a centinaia di famiglie. Con la tristezza nel vedere anche come i luoghi del cuore che personalmente e con tanta fatica avevamo a Mortara curato, come l’Oasi di fronte ai Carabinieri e il Bosco della Merlata, sono stati sconvolti dalla furia del vento e in parte azzerati.
Dobbiamo cambiare strada!

La tempesta si abbatte sulla città di Vigevano: in un attimo alberi sradicati, tetti scoperchiati, auto distrutte e tanti tanti disagi
26 Agosto 2023
Edoardo Casati
Io conto 2 alberi caduti su casa mia, interruzione di corrente per almeno un’ora. Lo stesso per il mio vicino che dovrà fare i conti con un pino di 6/7 metri caduto contro casa sua. Così tanti altri e altre che stanno segnalando ovunque disagi del genere.
In un attimo ci accorgiamo di come la nostra quotidianità, costruita su una falsa tranquillità del “tanto non succederà mai a noi”, sia così fragile davanti alla potenza distruttrice della natura.
Le immagini spiegano più di mille parole, per questo non voglio aggiungere molto altro. Chi ancora si azzarda a chiamarlo “maltempo” deve fare i conti con la semplice realtà: questo é il frutto del cambiamento climatico; danno enorme con cui dobbiamo fare i conti perché enorme é stata la spocchia con cui abbiamo pensato di essere superiori alla natura.
Tutta la ricchezza del mondo non vale una sola vita persa in questo modo.
Edoardo Casati, il Circolo “Hugo Chavez” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano e Unione Popolare







Intervento di Rifondazione Comunista nell’alluvione in Emilia – Romagna: prime informazioni
23 Maggio 2023
L’intervento di Rifondazione Comunista nelle zone alluvionate della Romagna come nelle colline colpite dalle frane sta avvenendo in coordinamento e all’interno delle Brigate di Solidarietà Attiva (BSA). L’intervento delle BSA è finalizzato a fornire una risposta diretta ai bisogni delle popolazioni e a favorire l’autorganizzazione delle comunità nella fase emergenziale e, in prospettiva, nella difficile fase della ricostruzione.
Attualmente siamo in una fase in cui la situazione non è stabilizzata. Ci sono zone ancora allagate e/o isolate in cui l’intervento deve necessariamente avvenire attraverso la Protezione Civile, ma ci sono zone in cui il sostegno alla popolazione è ovviamente in corso.
Sono già presenti sul posto brigate nel ravennate (già dall’alluvione del 3 maggio), a Cesena, a Faenza e nel bolognese. In questi luoghi le brigate stanno aiutando a liberare dal fango quelle zone che già ora sono raggiungibili. Parallelamente i nostri compagni che militano nelle zone colpite stanno mappando i bisogni e verificando le condizioni logistiche per supportare i volontari negli interventi e che, per spirito delle BSA, riguardano in particolare le zone più periferiche e popolari dove l’intervento istituzionale è più frammentato. Per la vastità e la complessità della calamità sarà necessario un intervento molto lungo e ben strutturato che richiederà forze umane ben oltre l’afflusso di volontari del primo momento. Le nostre sedi di Ravenna e Cesena sono a disposizione come deposito attrezzi sul posto e le nostre sedi che gravitano attorno al perimetro colpito serviranno come stoccaggio attrezzi e materiali per farli poi convergere al bisogno nelle zone ove le brigate intervengono.
Sono già centinaia i volontari che da tutta Italia hanno segnalato la propria disponibilità a partire immediatamente. In questo momento ogni volontario delle BSA che decide di aggregarsi deve essere già attrezzato di tutto il necessario per effettuare l’intervento: stivali, pala e secchio come dotazione minima.
Il materiale di cui abbiamo bisogno per effettuare gli interventi è il seguente: pale, tira acqua, scoponi, mocio, secchi mocio, secchi, pompe ad immersione acque scure, prolunghe elettriche, stivali e guanti di gomma, idropulitrici 120-150 bar(piccole), generatori, stracci.
Le federazioni di Rifondazione Comunista possono iniziare la raccolta di queste attrezzature che saranno indispensabile per garantire un intervento qualificato.
Tutte le Federazione d’Italia hanno ricevuto dal nazionale una circolare operativa con le informazioni su come organizzarsi per aiutare i territori colpiti dall’alluvione.
- Segui la pagina delle BSA
- Se desideri offrire il tuo aiuto e diventare volontario/a delle BSA compila il form di candidatura disponibile a questo link: Il gruppo dei turni del coordinamento regionale ti contatterà in base alla tua disponibilità per intervenire nelle zone dove è maggiormente necessario il supporto. L’iscrizione è fondamentale per ragioni di sicurezza e assicurative.
- Se desideri dare un contributo alle BSA puoi effettuare una donazione tramite l’IBAN: IT26X0847469780000000108627, con la causale: ALLUVIONE. È anche attivo un canale per donazioni tramite PayPa e CC a questo link
- All’intervento di solidarietà affianchiamo la critica politica alla dissennata gestione del territorio in Emilia-Romagna. Qua puoi leggere i nostri interventi:
- Comunicato Rifondazione Comunista del 17/05/2023:
- Comunicato Unione Popolare Emilia-Romagna del 21/05/2023:
Ogni contributo è prezioso per aiutare coloro che sono stati colpiti da questa calamità.
Grazie per l’impegno e la solidarietà.
Stefano Lugli, co-segretario Rifondazione Comunista Emilia-Romagna


Il mal sviluppo in Italia. L’eterna ipocrisia e l’eterna incapacità di programmazione
22 Maggio 2023
Giorgio Riolo
Un breve intervento per alcune considerazioni necessarie oggi. Due temi e due riferimenti per capire. Ci si riferisce qui ai gravi eventi in Emilia Romagna, da una parte, e al modo tutto italiano di trattare la questione dei migranti, dall’altra.
I.
Tra le annose questioni dei caratteri e dei tratti distintivi dello stato-nazione Italia, una importante è la storica mancanza strutturale della programmazione. Non la programmazione scritta. Abbondiamo in buone intenzioni, in piani e leggi. La programmazione e la pianificazione di un paese serio che appresta non solo le misure scritte, ma che mette in fila l’attuazione, la realizzazione pratica con l’indicazione dei vari passi in una visione di lungo periodo. Nella sacrosanta visione della “lunga durata”.
Le ragioni sono molte e si evita di andare troppo indietro nel tempo della storia d’Italia. In gioco sono piuttosto le dinamiche particolari di come si è costituito lo stato unitario, la qualità dei gruppi dirigenti, dei ceti politici, la qualità delle classi dominanti e in particolare della borghesia italiana ecc.
II.
A proposito dei disastri causati dalla calamità in Romagna. Certo all’opera sono il cambiamento climatico e la crisi ambientale generale, planetaria. Ma poi c’è lo specifico dell’Italia. Allora importante è il primo riferimento.
Dopo la grave alluvione dell’autunno 1966 nel Nord Italia e in Toscana, con la disastrata Firenze come simbolo sinistro di tali eventi, il governo italiano si decise ad avviare la “Commissione interministeriale per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo”, cosiddetta “Commissione De Marchi”, dal nome di Giulio De Marchi, ingegnere e professore universitario di grande valore.
De Marchi è stato esponente di quella borghesia intellettuale italiana nella stagione autentica del riformismo italiano. Borghesia illuminata che per fortuna è esistita ed esiste tuttora in Italia. Da contrapporre alla molto diffusa, parassitaria, famelica, corrotta e corruttrice, borghesia. Entro il famoso capitalismo molto assistito dallo Stato. Entro la cattiva gestione pubblica delle risorse, della corruzione, degli sprechi, del voto di scambio, del clientelismo ecc. L’Italia di allora era entro il regime democristiano, anche se mitigato nella stagione dei vari governi del centrosinistra.
Si costituì un ampio gruppo di lavoro di molte figure professionali che dovevano redarre un piano per affrontare il problema per cui venne costituita la Commissione. Questa lavorò dal 1967 al 1970. L’esito fu un documento memorabile, così dettagliato e rigoroso, di ben 2.800 pagine in cinque volumi. Il primo volume apparve nel 1970.
In sintesi, si diceva che occorrevano 30 anni (ripetiamo 30 e non l’effimera durata media di un governo italiano) per realizzare il piano e che per la sua attuazione occorrevano circa 9.000 miliardi di lire di allora. Oggi, rivalutati, ammonterebbero a 70 miliardi di euro.
Il seguito è quello classico italiano. “Adelante Pedro, con juicio”. Tutto è stato vanificato. Gli interessi in campo hanno congiurato allora e congiurano tuttora. Anzi, l’antropizzazione senza freni, la cementificazione e l’uso e l’abuso del suolo aggravati hanno avuto libero corso. Con governi di destra e con governi di centrosinistra, senza distinzione.
Era quella la giusta visione razionale della prevenzione e non della rincorsa a mettere in sesto il territorio dopo le immancabili alluvioni, le immancabili siccità ecc. Una spesa produttiva preventiva di contro alle enormi spese improduttive per riparare i danni agli umani, alle cose, all’industria e all’agricoltura, all’ambiente.
Oggi lo scatenamento degli spiriti animali negazionistici delle destre destre al governo, contro ambientalisti e contro chi governa attualmente la Regione Emilia Romagna, è solo vergognoso e ributtante. Ma nessuno si ritenga assolto, destre e centrosinistra. E chi pensa di continuare come per l’innanzi, in alto in primo luogo, ma anche in basso. È la prova provata che così non si può andare avanti. Per il cambiamento climatico in atto e per come si gestiscono normalmente i territori italiani.
III.
Un altro riferimento alla congenita mancanza di piano e di programmazione. È ormai ampiamente assodato che l’Italia, come molti paesi europei e occidentali, è in calo demografico e con l’invecchiamento progressivo della popolazione. Alcuni settori del capitalismo italiano e dei gruppi dirigenti politici ed economici parlano apertamente di necessità di manodopera straniera per ovviare a questa tendenza. C’è chi parla di almeno 500 mila lavoratori. Anche in presenza della tendenza storica al labour saving, al “risparmio di lavoro”, con le nuove tecnologie e con i nuovi processi di produzione. Occorre nuova forza-lavoro, occorre nuova linfa vitale.
A suo tempo, dopo il 2011 e dopo l’arrivo di profughi siriani soprattutto, assieme a migranti di altre provenienze, il ministro degli interni tedesco Thomas De Maizière, entro il governo Merkel, disse apertamente che la Germania abbisognava nei due decenni successivi di almeno 10 milioni di lavoratori stranieri, a misura del grave calo demografico tedesco. Programma quindi della durata di 20 anni. E indicava le misure affinché questo assorbimento fosse ordinato e profittevole. Ordinato e profittevole, ovviamente, per il capitalismo tedesco.
Non impulso solidaristico, non filantropia. Piuttosto la maniera teutonica della programmazione, del modo ordinato di condurre le cose. Scuole di tedesco per questa forza-lavoro (la lingua è il primo divario da colmare per un migrante), abitazioni, assistenti sociali, accordi tra imprese e sindacati ecc. Un programma, un piano insomma.
La cosiddetta “integrazione” non ci piace. Ma è sempre meglio del far west all’italiana. Anche se si ha bisogno di forza-lavoro migrante, questa dinamica deve risultare ancor più profittevole. Forza-lavoro senza diritti, senza pretese. Nessuna programmazione. Il migrante serve come manodopera nei famosi lavori “5 p” (precari, pesanti, pericolosi, poco pagati e penalizzati socialmente).
Il calco è quello classico. Mi servi, ho bisogno di te, ma non debbo considerati un vero interlocutore, una persona depositaria di dignità e di umanità. Debbo disumanizzarti, debbo toglierti l’umanità. Il modello è sempre lo Untermensch (sottouomo) descritto da Primo Levi.
Così ti posso sfruttare meglio, senza remore, come lavapiatti, muratore, bracciante agricolo, badante, manovale, lavoratore della logistica ecc. Anche nel lavoro specializzato. È il classico (Marx) “lavoro in pelle nera” che mi serve anche per incalzare e per ricattare “il lavoro in pelle bianca”.
Con l’opportuna e manipolatoria campagna culturale e mediatica onde evitare la pericolosa solidarietà tra questi due mondi del lavoro. Il migrante è sempre da considerarsi indesiderato, clandestino. Anche se nella realtà la gran parte arriva in Italia non con i barconi e via mare.
Tutto ciò accade nel paese che nella storia, tra Ottocento e Novecento, è secondo, dietro la popolosa Cina, come numero di popolazione migrante nel mondo. Noi ci ostiniamo a non fare i debiti conti con la nostra triste storia di emigrazione.
IV.
“Il vero è l’intero”, diceva Hegel. L’invito è pertanto sempre di guardare oltre il contingente e oltre il breve periodo. Oltre la nostra limitata esperienza e il nostro limitato orizzonte. Crisi sociale e crisi ecologico-climatica si tengono assieme. Le soluzioni non possono mai essere di breve periodo, nella contingenza, nella soluzione dell’emergenza.
Per la soluzione della povertà e delle gravi diseguaglianze, su scala nazionale e su scala mondiale, e per la soluzione, qualora fossimo a tempo, della grave crisi ecologico-climatica occorrono molti decenni. Occorrono programmazione e pianificazione. Parole molto indigeste, perché pongono regole e vincoli, per il neoliberismo e per il capitalismo in generale. Parole “bolsceviche”. Ma se non si inizia i 30-50 anni si spostano sempre più in là. Con il pericolo serio per la civiltà umana e per la vita nel pianeta.
Ma adesso destra e centrosinistra, assieme agli immancabili apparati di persuasione di massa, sono molto occupati a servire Usa e Nato. Altro che crisi sociale e crisi climatica. Altro che programmazione. Solerti nell’isteria di guerra e nella produzione e nell’uso delle armi. Giustizieri mondiali, assieme ai guerrafondai Usa e Nato. Naturalmente senza il consenso della maggioranza del popolo italiano.
Lacrime di coccodrillo
19 Maggio 2023
Fonte: https://comune-info.net/lacrime-di-coccodrillo-2/
L’Emilia-Romagna sconvolta in questi giorni consuma suolo come se non ci fosse un domani, è la prima regione in Italia per cementificazione in aree alluvionali, come mostrano i dati dell’Ispra, ignorati dai più fino a ogni disastro: più 78,6 ettari nel 2021 nelle aree ad elevata pericolosità idraulica; più 501,9 in quelle a media pericolosità. Altro che “è colpa delle nutrie”, ha spiegato nei giorni scorsi su Altreconomia Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano
Non mancando di rispetto alle vittime delle esondazioni nel ravennate, è corretto ricordare quel che l’ipocrisia di molte parole politiche in queste ore nasconde: l’Emilia-Romagna, da anni, consuma suolo come se non ci fosse un domani, parandosi dietro a una legge urbanistica regionale del 2017 (la numero 24) che fa letteralmente acqua da tutte le parti per quanto riguarda la tutela del suolo. E i nodi vengono al pettine.
Insopportabili le lacrime dei politici e delle varie autorità civili o di alcune organizzazioni dell’agricoltura che riescono a prendersela perfino con le nutrie che bucano gli argini, tanta è la miopia o la svogliatezza di vedere che il clima è cambiato per causa nostra e siamo noi i soli responsabili di tutto ciò. La nostra urbanistica, la nostra agricoltura, la nostra mobilità auto centrica, la nostra idea di crescita e sviluppo. Siamo noi le nutrie, noi i sapiens che non vogliamo smettere di consumare suolo, di cementificare in ogni dove, di tenere in piedi questo modello sociale ed economico dilapidatore di natura. Oggi sono tutti a piangere ma ieri erano tutti schierati a deridere e non considerare quanti di noi, pochi ahinoi, sostenevano pubblicamente che la legge urbanistica della Emilia-Romagna, con il suo maledetto 3% di consumo di suolo sempre possibile, non avrebbe che aggravato la situazione, aumentato le metastasi.
Tanto per ricordare i numeri e non le opinioni, e cito dati tratti dal rapporto Ispra sul Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici del 2022 a cura di Michele Munafò. Tra il 2020 e il 2021 l’Emilia-Romagna è stata la terza Regione italiana per consumo di suolo, più 658 ettari cementificati in un solo anno, pari al 10,4% di tutto il consumo di suolo nazionale. In pochi anni -e con questi governanti- la Regione è arrivata ad avere una superficie impermeabile dell’8,9% contro una media nazionale del 7,1%. E tutti sappiamo perfettamente che sull’asfalto l’acqua non si infiltra e scorre veloce accumulandosi in quantità ed energia, ovvero provocando danni e vittime.
Tutti noi sappiamo che tra un suolo libero e uno cementificato la quantità d’acqua che scorre violentemente in superficie aumenta di oltre cinque volte. Tutti noi sappiamo che le piogge saranno sempre peggiori, eppure continuiamo a prendercela con le “bombe d’acqua” e non con quelle di cemento che nel frattempo e ogni giorno noi sapiens sganciamo sul nostro territorio, rendendolo più vulnerabile. La provincia di Ravenna è stata la seconda provincia regionale per consumo di suolo nel 2020-2021 (più 114 ettari, pari al 17,3% del consumo regionale) con un consumo procapite altissimo (2,95 metri quadrati per abitante all’anno); è quarta per suolo impermeabilizzato procapite (488,6 m²/ab).

La città di Ravenna è stato il capoluogo più consumatore di suolo dell’intera Regione nello scorso anno (più 69 ettari). E che cosa si fa? Si va avanti. In Regione si consuma perfino nelle aree protette (più 2,1 ettari nel 2020-2021), nelle aree a pericolosità di frana (più 11,8 ettari nel 2020-2021), nelle aree a pericolosità idraulica dove l’Emilia-Romagna vanta un vero e proprio record essendo la prima Regione d’Italia per cementificazione in aree alluvionali: più 78,6 ettari nelle aree ad elevata pericolosità idraulica; più 501,9 in quelle a media pericolosità che è poi più della metà del consumo di suolo nazionale con quel grado di pericolosità idraulica: pazzesco.

Come si fa a dire che è colpa delle nutrie? O a piangere quando qualche anno prima si approvava una legge che faceva acqua ovunque e quando il tema dello stop al consumo di suolo non fa parte dei propri discorsi politici tutti i giorni? Come si fa a piangere quando l’Emilia-Romagna non ha fatto nulla negli anni passati per portare al tavolo di tutte le Regioni una proposta di legge nazionale contro il consumo di suolo? Come si fa a piangere quando non si è capaci di parlare di biodiversità, di cambiamenti climatici e di altri modelli economici e sociali? E tanto per concludere con le ipocrisie, l’Emilia-Romagna si è costruita una legge urbanistica talmente ingannevole da autoprodursi assoluzioni come quella che si può vedere sul sito della città metropolitana di Bologna dove, come per incanto, dal 2018 fino a oggi i consumi di suolo sono magicamente diventati zero. Ma non perché hanno smesso di consumare (tutt’altro), solo perché hanno manomesso le definizioni urbanistiche al punto tale da riuscire a non conteggiare più le cementificazioni e risultare così tutti virtuosi e contenti per legge, non per virtù.
Capite fin dove arriva l’ipocrisia? Capite l’urgenza di svoltare pagina? Capite che abbiamo bisogno di politici e urbanisti che siano in grado di ipotizzare un futuro possibile senza consumare suolo, senza una transizione energetica mangiando aree agricole, senza immense colate di cemento per la logistica e le autostrade e così via. Capite che la lacuna è culturale? Capite che non abbiamo bisogno di ministri che girano la testa dall’altra parte o ministri che si occupano di alte velocità inutili o ponti impossibili davanti a un paese che affoga a ogni pioggia o di ministri che si permettono di dire che esistono consumi di suolo buoni, come è capitato durante la presentazione dell’ultimo rapporto nazionale? Qui non c’è nulla di buono. È un diritto di noi tutti avere un governo regionale e nazionale che tutela il suolo e la natura e ferma questo saccheggio continuo, questi “vandali in casa” come disse più di 50 anni fa Antonio Cederna, profeta inascoltato.
Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “L’intelligenza del suolo” (Altreconomia, 2022)
IL DRAMMA DELL’EMILIA-ROMAGNA
18 Maggio 2023
IL DRAMMA DELL’EMILIA-ROMAGNA nelle parole di Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano componente del Coordinamento nazionale di Unione Popolare
Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle.
Non avete alcun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese.
Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango.
No. Non avete alcun diritto di piangere.
E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente che, prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questo Paese, di questo pianeta.
Domenico #Finiguerra, 2013
Dalla parte di chi soffre, contro chi ha distrutto il territorio
17 Maggio 2023
Alla popolazione dei comuni dell’Emilia Romagna sommersi da acqua e fango e ai familiari delle vittime esprimiamo la solidarietà e il cordoglio del Partito della Rifondazione Comunista.
Cambiamento climatico, cementificazione e mancata manutenzione del territorio concorrono al sempre più frequente ripetersi di queste tragedie.
Il PNRR e la stessa attenzione della Regione avrebbero dovuto essere finalizzati ad obiettivi come la messa in sicurezza del territorio e non alle solite grandi opere che arricchiscono le lobby dei prenditori di stato.
Governi e Regione dovrebbero smetterla con l’incentivazione della cementificazione invece di fare il contrario.
Il governo dovrebbe smetterla col negazionismo climatico.
Il ripetersi di questi eventi segnala che abbiamo bisogno di un piano nazionale per la messa in sicurezza del territorio e per l’adattamento alla crisi climatica e di procedere con determinazione nella transizione ecologica.
RIFONDAZIONE COMUNISTA

