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Marcia della Pace Perugia-Assisi 2021. L’Italia è un Paese belligerante da trent’anni.

Marcia della Pace Perugia-Assisi 2021

L’Italia è un Paese belligerante da trent’anni.

É  secondo per soldati e mezzi inviati all’estero nelle missioni Nato dopo gli Stati Uniti.
È nono nella “top ten” mondiale per produzione di armi e sistemi d’arma.
È il quinto avamposto militare statunitense a livello globale.

I nostri porti sono un nodo strategico nella logistica dei trasferimenti di armamenti mentre Camp Darby, che si serve del porto di Livorno, è il più grande arsenale statunitense al di fuori dai confini della madre patria.

La nostra spesa militare si attesta tra i 70/80 milioni di euro al giorno in costante aumento.

In trent’anni abbiamo accumulato pesantissime responsabilità di guerra.

L’Italia non ha bisogno della Nato e dei suoi nemici inventati, delle basi e delle bombe nucleari statunitensi né di un esercito professionale concepito per l’offesa.

Servono risorse per la sanità pubblica, per la scuola, per i trasporti, per il reddito.

Ridurre le spese militari
Cambiare modello di Difesa
Uscire dalla Nato.

Andrea Ferroni, coordinatore Gc e segr. Fed. Perugia
Gregorio Piccin Responsabile Nazionale Pace

Bollette alle stelle: No alla stangata! Mobilitiamoci

Il Governo predica bene e razzola male: si appresta a varare aumenti consistenti sulle bollette di luce e gas che colpiranno duramente il reddito familiare di lavoratrici, lavoratori e pensionati/e già tartassati duramente dagli aumenti sulla benzina e i generi di prima necessità.

La scamperanno solo le fasce più povere della popolazione, quelle/i che proprio non ce la fanno: famiglie con 4 figli, i percettori di reddito di cittadinanza e chi denuncia 8.250 euro di reddito isee.

E’ un salasso insostenibile su salari e pensioni tra i più bassi in Europa.

Dobbiamo dire NO, mobilitarci, organizzare la risposta.

L’ALTERNATIVA C’E’

Tagliare i profitti delle grandi aziende che distribuiscono e vendono il gas e l’energia elettrica come è stato fatto in Spagna.

Eliminare oneri di sistema obsoleti, dare finalmente un taglio alle accise, alle addizionali regionali e all’Iva, tasse pagate in prevalenza dai ceti popolari

Basta rapine sui salari, stipendi e pensioni! Nemmeno un centesimo di aumento per le lavoratrici, i lavoratori e i ceti popolari.

Rifondazione: GKN- ANNULLATI I LICENZIAMENTI; LA LOTTA PAGA

Maurizio Acerbo

La decisione della Gkn di chiudere lo stabilimento di Campi Bisenzio e licenziare tutti i lavoratori è stata annullata. Lo ha stabilito il tribunale di Firenze accogliendo il ricorso della Fiom contro la multinazionale per comportamento antisindacale e dichiarando illegittima la brutale decisione di chiudere la fabbrica e licenziare i lavoratori senza nessun preavviso né confronto.

È una prima sconfitta del pensiero unico neoliberista, di quanti nell’economia e nella politica sostengono la totale libertà della finanza, delle imprese e del mercato nell’indifferenza più totale per il lavoro, i diritti, le economie dei territori.

La grande manifestazione nazionale promossa dal collettivo di fabbrica aveva già dato un fortissimo segnale non solo in difesa della GKN, ma contro la strage di lavoro e diritti cui si rischia di andare incontro se multinazionali e imprese saranno lasciate libere di delocalizzare o ristrutturare le aziende con soldi pubblici senza piani nazionali che mettano al primo posto il lavoro e la cura delle persone e dell’ambiente.

I due fatti, la scommessa vinta con la manifestazione di sabato e la decisione del tribunale, mettono ancor più a nudo la scandalosa latitanza del governo che dopo il colpevole sblocco dei licenziamenti ha saputo solo scrivere bozze di decreto sulle delocalizzazioni di cui è ignoto l’iter e già svuotate di ogni efficacia perché dettate in gran parte da Confindustria.

Cos’altro occorre perché il ministro del lavoro Orlando porti all’approvazione del parlamento una vera legge antidelocalizzazioni accogliendo la proposta nata dal basso nell’assemblea promossa dal collettivo della Gkn con i giuristi democratici?

Ora occorre il massimo impegno per continuare ed estendere la lotta a tutto il mondo del lavoro per costruire una grande opposizione alle politiche di questo governo, rimettere al centro il lavoro, i diritti e la cura delle persone e dell’ambiente.

Sosteniamo la proposta approvata dall’assemblea della Gkn, aderendo alla raccolta firme lanciata dal collettivo di fabbrica, da giuristi democratici e da noti accademici firmando la petizione a questo link:

https://www.change.org/p/parlamento-fermiamo-le-delocalizzazioni-e-lo-smantellamento-del-tessuto-produttivo

Maurizio Acerbo, segretario nazionale 

Antonello Patta, responsabile lavoro

Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

RIFONDAZIONE: CON LA GKN CONTRO TUTTE LE CHIUSURE

I licenziamenti della #Gkn rappresentano l’ultimo risultato della libertà data alle multinazionali di decidere le sorti di insediamenti produttivi senza nessuna considerazione per le conseguenze sociali e produttive dei territori interessati.

Il governo totalmente prono alle logiche del mercato, invece di intervenire a salvaguardia dell’occupazione e delle economie locali, balbetta assicurando che non sarà messa in discussione la libertà delle imprese di delocalizzare le produzioni.

La lotta dei lavoratori e delle lavoratrici della Gkn e la rete di sostegno che ha saputo costruire nel territorio e a livello nazionale ci parlano della possibilità che questa vicenda non diventi un altro anello della serie infinita di chiusure che hanno devastato il paese.

L’estensione della lotta a tutto il mondo del lavoro, non solo alle aziende in crisi, è indispensabile per obbligare il governo a impedire, con una legge adeguata questa e tutte le chiusure in corso; e soprattutto a utilizzare le risorse del PNRR per affrontare, dove occorre con un intervento pubblico diretto, la riconversione delle produzioni resa necessaria dalla doppia transizione ecologica e digitale mettendo al primo posto l’ambiente, l’occupazione e i diritti dei lavoratori.

Non è in gioco solo il destino di una fabbrica, ma la possibilità di avviare una fase in cui fermare lo strapotere del mercato, della finanza e dei profitti e la cura delle persone e dell’ambiente tornino a contare.

Per questo è assolutamente necessaria l’apertura di una nuova grande stagione di lotte contro le politiche neoliberiste in cui coinvolgere tutte le figure del mondo del lavoro, lavoratori e lavoratrici stabili, precari e precarie, pubblici e privati, disoccupati e partite iva, giovani, pensionate e pensionati, rappresentanze sindacali di base e non, movimenti di lotta per i diritti dei migranti, per la casa in difesa del territorio.

Rifondazione Comunista invita tutte le iscritte e gli iscritti a impegnarsi con tutte le energie disponibili per sostenere questa lotta ed estenderla a tutti i luoghi di lavoro, ai territori, a tutte le soggettività sociali e di movimento, per chiederne il sostegno istituzionale a tutti i livelli.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare alla manifestazione del 18 settembre a Firenze alle ore 15 indetta dal collettivo di fabbrica della Gkn.

📌 PRIMA IL LAVORO E LE PERSONE, NON I PROFITTI

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista#SinistraEuropea

👉https://www.facebook.com/events/812979426007137

ELEZIONI COMUNALI 2021 ED ELEZIONI REGIONALI IN CALABRIA: IMPORTANTE ED ESTESA PRESENZA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Pubblicato il 9 set 2021

Raffaele Tecce*

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea è presente in tutti i capoluoghi di provincia (20) che vanno al voto il 3 e 4 ottobre (ed ovviamente nei 6 capoluoghi di Regione) , in forme diverse – talora con liste col proprio simbolo, talora con simboli compositi con il PCI e PAP, talora in coalizione con queste forze o, in tre casi, con presenza di propri candidati in liste di sinistra alternativa, civiche ed ambientaliste in opposizione al PD, ai 5 stelle, ed alla destra.

Abbiamo lavorato ovunque per larghi schieramenti unitari di alternativa ma spesso non è stato possibile conseguire il risultato a causa di posizioni settarie di altre formazioni o della linea di subalternità al PD di altre. Le qualità delle candidature alla carica di sindaca/o da noi sostenute segnala le potenzialità per un’alternativa di sinistra e ambientalista nel nostro paese, ma al tempo stesso l’emergenza democratica di un’informazione che oscura completamente chi è fuori del partito trasversale del neoliberismo.

Significativa anche la nostra presenza negli altri 117 comuni superiori al 15.000 abitanti non capoluogo, dove siamo presenti in circa la metà di essi con modalità simili a quelle descritta per i capoluoghi.
In nessun  caso il simbolo del PRC SE è presente sulla scheda in coalizioni con la presenza del PD. 

Va segnalato che in pochi circoscritti casi dobbiamo constatare che la linea indicata da anni dalla direzione, dal cpn e dal congresso non è stata perseguita sul territorio nonostante proprio le amministrative a doppio turno siano occasione per esplicitare la necessità di un’alternativa ai poli esistenti. Si tratta di un problema politico che va affrontato nella maniera democratica che ci contraddistingue. 

Importante anche la nostra partecipazione alle elezioni regionali della Calabria dove sosteniamo il candidato presidente Luigi de Magistris con un’ampia coalizione civica, di sinistra e ambientalista.

Questa estesa e significativa partecipazione è il risultato positivo dell’impegno militante di migliaia di compagne e compagni sui vari territori – cui va tutto il nostro ringraziamento – e fa ben sperare in molti risultati positivi di elezione di consigliere/i.

Questa attenzione delle/dei militanti del PRC SE alla presentazione di liste nelle amministrative dipende principalmente dal fatto che, come scriviamo nel nostro documento congressuale unitario, “Il Comune rimane l’istanza più vicina al cittadino e per questo è prioritario renderlo nuovamente permeabile ai conflitti e ai bisogni popolari. L’azione che riguarda gli enti locali non può mai essere fine a se stessa ma deve essere uno dei livelli della ricostruzione del nostro radicamento sociale, per dare voce ai bisogni popolari, costruire comunità, difendere ambiente e beni comuni. Gli enti locali e le regioni prima che luogo della rappresentanza sono terreni di lotta e della sperimentazione e costruzione di alternative“.

Per dare la massima informazione e diffusione di questa importante partecipazione, nei prossimi giorni pubblicheremo una tabella con il dettaglio di tutti i comuni superiori dove siamo presenti, con simboli e coalizioni, cui stiamo lavorando in collaborazione con le federazioni.

Pubblicheremo anche l’elenco dei principali piccoli comuni in cui siamo presenti, anche qui diffusamente, con la realistica possibilità in alcuni di essi, in particolare in Abruzzo, di eleggere o riconfermare sindache e sindaci.

* Responsabile Enti Locali ed Ufficio Elettorale della Direzione Nazionale del PRC SE.

ASSEMBLEA NAZIONALE delle lavoratrici e dei lavoratori di Rifondazione Comunista: RILANCIARE LE LOTTE E L’OPPOSIZIONE AL NEOLIBERISMO – COSTRUIRE L’ALTERNATIVA

Sabato 11 Settembre 2021 – dalle 14:30 presso la FESTA ROSSA a Villa Wassermann / Giavera del Montello (TV) 

e in diretta streaming sulle pagine Facebook:
– Partito della Rifondazione Comunista
– Partito della Rifondazione Comunista – PRC Treviso
– Prima le Lavoratrici e i Lavoratori

COORDINA: Carmela Uliano – RSU Zoppas Industries
– INTRODUCE: Paolo Benvegnù – Segretario regionale Prc/SE Veneto
– INTERVIENE: Maurizio Acerbo – Segretario Nazionale Prc/SE
– CONCLUDE: Antonello Patta – Responsabile lavoro Prc/SE

Nel corso dell’assemblea interverranno lavoratrici e lavoratori di tutti i comparti provenienti da tutte le regioni d’Italia.

G20 Salute, esisteva un’altra strada che non fosse affidarsi alla carità dei paesi ricchi

Pubblicato il 7 set 2021

Paolo Ferrero*

I toni trionfalistici con cui il ministro Roberto Speranza ha annunciato il Patto di Roma, con cui si è concluso il G20 sulla Salute, costituiscono una dimostrazione lampante di malafede. Il vertice dei 20 ministri della Sanità ha ribadito l’impegno ad arrivare al 40% di vaccinazioni sul complesso della popolazione mondiale. Si tratta di un ottimo proposito visto che la situazione attuale vede la popolazione africana con una quota di vaccinazioni al di sotto del 2%.

Peccato che il vertice di Roma non abbia preso alcun impegno concreto su come realizzare l’obiettivo indicato, continuando a far affidamento sulla carità dei paesi ricchi per acquistare dalle multinazionali i vaccini per i paesi poveri. Il vertice romano del G20 ha quindi deciso di raggiungere gli obiettivi fissati perseguendo la stessa strada che fino ad ora non ha funzionato e ci ha portato in questo disastro di 4 milioni e mezzo di morti. È come se uno che voglia volare a New York invece di comprarsi un biglietto aereo si comprasse un aquilone. Quella individuata a Roma non è una strada difficile, è una strada impossibile e solo chi è in malafede può condannare a morte milioni di persone facendo finta di volerle salvare.

Esisteva un’altra strada che non fosse quella di affidarsi alla carità dei paesi ricchi? La strada per risolvere questo problema c’è, è semplice, ma è stata rifiutata dal vertice di Roma a partire dal governo italiano. La strada è quella della sospensione immediata dei brevetti sui vaccini, così come richiesto da tempo dai paesi del Sud del mondo. Questa proposta semplicissima non è stata bloccata dai cinesi o dal governo statunitense o dai talebani, ma dall’Unione Europea e dal governo italiano: siamo proprio noi i cattivi che per difendere i profitti miliardari di big pharma condanniamo a morte milioni di persone tra cui noi stessi.

Il punto non è che i paesi occidentali non sono abbastanza caritatevoli nei confronti di quelli poveri. Il punto è che il brevetto sui vaccini determina da un lato un prezzo dei vaccini altissimo e dall’altra un restringimento della produzione degli stessi. In altre parole sospendere i brevetti ad aziende che hanno già fatto profitti miliardari sui vaccini sin qui prodotti, permetterebbe di abbattere i costi e di togliere i vincoli alla produzione, allargandola quanto basta. Il problema della produzione dei vaccini non è tecnico o tecnologico ma politico: i politici europei che rispondono alle banche e alle multinazionali, in Italia dal Partito democratico alla Lega, da Forza Italia ai 5 stelle, non vogliono disturbare il manovratore. A scanso di equivoci anche Fratelli d’Italia in sede europea si è pronunciata contro la sospensione dei brevetti sui vaccini…

Si badi che questo non è solo un problema per chi vive nei paesi del Sud ma anche per noi che viviamo in Italia. Non c’è l’immunità di gregge in un paese solo ed è inutile parlare di terze o di quarte dosi – come sta avvenendo in Israele – se non si permette l’accesso al vaccino al complesso della popolazione mondiale. Basti pensare al nome che è stato dato ad alcune varianti per avere chiaro che se non è combattuta ovunque, la sindemia si riproduce mutata in altri paesi, selezionando un virus sempre più aggressivo. Il primo passo per combattere efficacemente la sindemia del Covid è quindi evitare di farsi prendere in giro da un governo che mentre ci fa litigare sul green pass non persegue una effettiva efficacia dei vaccini. Per questo è decisivo battersi contro i brevetti sui vaccini: perché è l’unica strada per rendere veramente efficaci i vaccini.

*Vice presidente del Partito della Sinistra Europea, da il Fatto quotidiano

Perché serve cambiare il business as usual e sostenere il Plant Based Treaty

Pubblicato il 31 ago 2021

Elena Mazzoni*

Marco Cassatella**

Nel sesto rapporto dell’International Panel on Climate Change delle Nazioni Unite, scienziat@ di tutto il mondo ci avvertono che dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni di metano oppure affronteremo la catastrofe climatica.

Il gas metano, prodotto dall’industria zootecnica, dal gas di scisto e dall’estrazione del petrolio, sta giocando un ruolo sempre più importante nel surriscaldamento del pianeta.

Fermare le emissioni di anidride carbonica non è sufficiente per fermare la crisi climatica, è necessario fermare soprattutto le emissioni di gas metano per rimanere entro i 1,5 gradi di surriscaldamento globale.

Un trattato internazionale per una transizione verso un sistema di produzione alimentare a base vegetale è un passo necessario e per questo, mercoledì 1 settembre verrà lanciata in oltre 80 città di tutto il Mondo la campagna #PlantBasedTreaty, progettata per mettere i sistemi di produzione alimentare in prima linea nella lotta contro la crisi climatico-ecologica e ribadire l’insostenibilità sociale, ambientale ed etica dell’attuale sistema economico ed alimentare. Un sistema che causa crisi alimentari e ambientali, che distrugge foreste, ecosistemi e culture locali e che disumanizza il rapporto tra uomo ed animale,  trattando quest’ultimo solo come merce, solo come carne da macello.

Dopo aver chiarito i costi in termini ambientali, sociali ed economici di  un modello alimentare a base animale, abbiamo deciso di impegnarci attivamente attraverso la cooperazione con le diverse associazioni che si occupano e preoccupano di curare il pianeta dalle scelleratezze del sistema capitalista.

Plant Based Treaty mira a fermare il diffuso degrado degli ecosistemi causato dall’industria animale e a promuovere una trasformazione del sistema di produzione alimentare in un sistema etico, sostenibile, giusto e totalmente a base vegetale per una giustizia animale, climatica ed alimentare.

L’industria alimentare e in particolare quella della carne è responsabile delle logiche consumiste che hanno portando, tra tutte, alla deforestazione della Foresta Amazzonica in favore delle inquietanti distese di mattatoi ed allevamenti superintensivi in Sudamerica.

L’Amazzonia – il tratto più grande e più ricco di biodiversità, di tutte le foreste pluviali tropicali del mondo – è sotto minaccia da molto tempo. Assorbe circa il 15% dell’anidride carbonica nell’atmosfera ed è essenziale per la stabilità del clima globale, oltre che per il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi. L’Amazzonia attraversa nove paesi dell’America Latina, ma la stragrande maggioranza di essa, il 60%, si trova in Brasile.

Dal 1978 oltre 750.000 chilometri quadrati della foresta pluviale amazzonica sono
stati distrutti, principalmente a causa dell’espansione dell’industria del bestiame, seguita dalle miniere e dall’agricoltura su larga scala. Questa tendenza negativa cominciò ad invertirsi durante la presidenza di Lula, quando il tasso di deforestazione venne ridotto della metà, il miglioramento più consistente registrato nell’area, ottenuto grazie ad un monitoraggio più vigoroso e ad una rigorosa applicazione delle norme.

Nel 2012 la Presidentessa Dilma Rousseff, succeduta a Lula, si è scontrata frontalmente, con la potente lobby agroalimentare del Brasile, sulla revisione del codice forestale, la legge che disciplina la percentuale minima e il tipo di bosco che gli agricoltori, le aziende del legname e altri, devono lasciare intatta nelle loro proprietà.

Nonostante non controllasse la maggioranza al Congresso, la Rousseff è riuscita a porre il veto su alcune parti del disegno di legge che tentavano di allentare la protezione della foresta.
Il colpo di stato di destra, contro la presidenza di Dilma Rousseff, ha sancito il processo crisi in Amazzonia, culminato con l’ascesa al potere del Presidente di estrema destra del Brasile, Jair Bolsonaro, nel 2018.

L’industria alimentare studiando i nostri comportamenti a tavola ha deciso – al posto nostro – il cibo di cui nutrirci, senza considerare le conseguenze sopracitate.

Attualmente circa il 37% delle emissioni di gas serra sono legate alla produzione di cibo e, secondo Greenpeace, la produzione zootecnia europea ne produce 704 milioni di tonnellate (molte più delle auto). Inoltre, come è stato ampiamente dimostrato e comunicato da organizzazioni internazionali come l’OMS, ad un’alimentazione ricca di prodotti di origine animali, soprattutto se altamente processati, sono legate patologie gravi come la neoplasia colonrettale, tanto da essere inserita dalla stessa OMS nella lista delle sostanze che causano il cancro insieme al fumo, il benzene, l’arsenico e l’alcol. A quest’ultimo aspetto, oltre alle gravi conseguenze causate alla salute delle persone, sono legati alti costi di ospedalizzazione per le persone che si ammalano a causa di un eccessivo consumo di prodotti animali.

Pertanto è necessario intervenire nella produzione di alimenti di origine animale, in quanto ad oggi insostenibile da un punto di vista ambientale, sociale, oltre che etico. In particolar modo si fa riferimento a quei sistemi di allevamento intensivi o super-intensivi che, oltre a contribuire costantemente agli squilibri causati dai cambiamenti climatici, non tengono conto della vita, del benessere e della dignità degli animali.

É inoltre indispensabile indirizzare i finanziamenti verso un piano di transizione agricola in grado di favorire l’implementazione di sistemi colturali e zootecnici che operino rispettando l’ambiente e gli animali, anche per prevenire future epidemie/pandemie. Saranno quindi favorite attività agricole ad economia circolare, o comunque attività che operano riducendo drasticamente l’impatto negativo su atmosfera, suolo, acqua, lavoratori e lavoratrici.

Gli interventi nel settore agricolo dovranno prioritariamente interrompere la condizione di schiavitù in cui migliaia di persone, soprattutto immigrate, vivono nei campi agricoli italiani. Al fine di attuare una “revisione sostenibile” dell’intera filiera agroalimentare è inoltre importante promuovere la riconversione delle attuali filiere agroalimentari in sistemi economicamente più equi, in modo da ridistribuire la ricchezza tra la produzione primaria e la ricchissima GDO.

L’agroalimentare italiano, conosciuto in tutto il mondo, va accompagnato sulla strada dell’agroecologia, rispettando quanto previsto dalla strategia europea “Farm to fork” 2030.

Per questo crediamo che un modo per salvare il pianeta dalla deriva può passare per la lotta in favore del cibo che crediamo sia giusto produrre e mangiare per noi stess@ e per il pianeta.

*responsabile nazionale ambiente Partito della Rifondazione Comunista

**responsabile ambiente Giovani/e Comunisti/e

Il Pd invita alla sua festa nazionale persino i fascisti, ma non la sinistra vera. Solo così riescono a passare per un partito di sinistra

Dobbiamo ringraziare Dora Palumbo, consigliera comunale ex-cinque stelle e candidata sindaca per la lista Sinistra Unita per Bologna sostenuta anche dal nostro partito, per aver denunciato ieri con un comunicato che alla Festa nazionale del PD si invitano esponenti di estrema destra e naturalmente nessuno della sinistra radicale.

Per esempio Galeazzo Bignami, parlamentare di Fratelli d’Italia che qualche anno fa balzò agli onori delle cronache per una foto in cui posava ostentando una svastica sul braccio. Oppure Igor Iezzi, parlamentare leghista sostenuto dai neonazisti di Lealtà Azione.
Ha proprio ragione Dora Palumbo quando segnala che nessun esponente di sinistra è stato invitato alla kermesse suggerendo che il Pd “ha bisogno di confrontarsi con forze di destra per apparire di sinistra ”temendo il confronto“ con chi di sinistra lo è realmente”.

D’altronde cosa aspettarsi dal partito del ministro Franceschini che ha nominato al vertice dell’Archivio di Stato un bibliotecario estimatore di Pino Rauti nonostante la protesta dell’associazione dei familiari delle vittime delle stragi?

Per il PD l’antifascismo serve come le sardine a raccattare voto utile alle elezioni. Poi con la destra si può anche andare al governo come hanno fatto con monti e oggi con Draghi.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista