Tag: Rifondazione Comunista

USA, RUSSIA, UCRAINA: Cosa sta accadendo?

9 febbraio 2022

Ne discutiamo con:

Alberto Negri, giornalista, inviato di guerra

Silvio Marconi, autore del libro “Donbass. I neri fili della memoria rimossa”

Eleonora Forenza, ex- parlamentare europea

Barbara Spinelli, giornalista, ex-parlamentare europea

Giovanni Savino, docente storia contemporanea (da Mosca)

Gregorio Piccin, responsabile pace Prc-Se

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc-Se

IL NO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA A MAASTRICHT

8 Febbraio 2022

A TRENTA ANNI DAl TRATTATO DI MAASTRICHT LE RAGIONI DEL NOSTRO NO

Rivendichiamo con orgoglio il no del Partito della Rifondazione Comunista al trattato nel 1992. Era un no in nome della #Costituzione e contro il neoliberismo.

Vi proponiamo nell’anniversario della firma la dichiarazione di voto di Giovanni Russo Spena al Senato e quella di Lucio Magri alla Camera.

La nostra posizione di fondo non è mai cambiata: contro i trattati europei non “contro l’Europa” come ben spiega Giovanni. E una cosa va sottolineata: la posizione che illustrarono Russo Spena al Senato e Magri alla Camera non era individuale, ma espressione del dibattito e dell’elaborazione collettiva del partito. I fatti hanno ampiamente dimostrato che #avevamoragione.

“Noi abbiamo la sgradevole sensazione che si stia andando, con frenesia suicida, con immotivata fretta con pressappochismo, ad un voto espresso per mero simbolismo politico, al quale ci costringe il Governo Amato. Stiamo rischiando di svolgere una discussione sul nulla, il che è sempre aberrante sotto il profilo politico e pericoloso per le sorti della democrazia…Ci troviamo, colleghi, di fronte all’ennesimo golpe istituzionale…Noi impugniamo la costituzionalità di un siffatto processo decisionale!

Questo è il vero deficit di democrazia. Ai lavoratori, alla gente si racconta ogni sera dagli schermi televisivi, da parte di compiacenti giornalisti, che occorre stringere la cinghia in nome di Maastricht, che lo Stato sociale universalistico deve diventare residuale in nome di Maastricht, che il salario nominale, per la prima volta dal dopoguerra, deve scendere in nome di Maastricht, senza che i soggetti sociali e politici possano discutere apertamente e collettivamente e dire la propria, esprimere quindi il proprio punto di vista…Siete voi, signori del Governo, i veri antieuropeisti, perché in nome della finanza, della valorizzazione del capitale, dell’intreccio tra profitti e rendite finanziarie state distruggendo l’idea forte dell’Europa solidale, dell’Europa dell’autodeterminazione dei popoli, dell’Europa come socialità nuova, come comunità nuova. Non solo, ma state distruggendo anche l’idea di una nuova statualità, tanto più necessaria in un momento nel quale si frantuma drammaticamente l’idea stessa dello Stato nazione, delle identità statuali nazionali, e consuma la sua crisi annunziata nella tragedia quotidiana della frammentazione, del sangue versato, della povertà, degli esodi biblici di massa.

Voi state costruendo un’Europa che sarà insieme l’Europa dei capitali e l’Europa dello sviluppo malthusiano, l’Europa dei razzismi e dei profughi…In secondo luogo, poniamo una riserva di costituzionalità alla ratifica del trattato di Maastricht, già sollevata nel paese ed in dottrina da eminenti costituzionalisti.

L’articolo 11 della Costituzione, infatti, parla esplicitamente di «limitazioni» e non di «trasferimenti» di sovranità, e fu storicamente redatto (basta andare a leggere le relazioni alla Costituente) in vista di una struttura internazionale come l’Organizzazione delle nazioni unite e non sovranazionale come le Comunità, che creano incostituzionalmente norme giuridiche valide direttamente in Italia: può riguardare, dunque, solo obblighi esterni, assunti dall’Italia nelle condizioni – tutte da verificare, peraltro – di cui all’articolo 11, e che limitano la tradizionale sovranità statale nei rapporti internazionali, e non certo invece situazioni incidenti direttamente sui poteri degli organi statali, per assegnare poi gli stessi ad organi esterni, cioè quelli comunitari.

Maastricht incide, colleghi, sino alla sottrazione totale (o forte restrizione di sovranità) di poteri a taluni organi, anzitutto al Parlamento. Un primo gravissimo contrasto con la Costituzione è formale ed è costituito dall’alterazione del circuito sovranità popolare-Stato, sancito dall’articolo 1, secondo comma, che recita: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Solo organi italiani, eletti o risultanti dai procedimenti del sistema italiano e secondo le rispettive competenze, esprimono la sovranità del popolo italiano. Ad essi spetta, tra l’altro, la responsabilità di attuare princìpi di base e diritti fondamentali, dall’articolo 2 sino all’articolo 47 della Costituzione.

Un ulteriore contrasto, sostanziale, è che nel quadro comunitario o dell’Unione europea, gli organi esterni – con partecipazione assolutamente preminente degli esecutivi statali – alterano lo schema di fondo della divisione dei poteri, che è alla base del sistema italiano. Salta, per determinanti e sempre più ampi settori, la garanzia della legge e della stessa Costituzione.

Noi siamo fermamente e duramente contrari al trattato di Maastricht; non già perché siamo contro l’Europa, ma proprio perché vogliamo costruirla davvero, nella democrazia, nella giustizia sociale, in un quadro di rapporti internazionali fra nord e sud diverso da quello attuale.

L’attuale trattato, badate colleghi, già non sta reggendo; sicuramente non reggerà alla prova: con ogni probabilità, incentivando recessione, disoccupazione, povertà (e quindi attacchi alla democrazia e nuove spinte di destra) andrà presto in crisi e questa sua crisi produrrà, di qui a qualche anno, molte macerie e grandi mali. Non facciamo allora gli apprendisti stregoni: facciamo crescere il dibattito, cerchiamo di rompere il cappio monetarista recessivo, antisociale, antidemocratico, che sta strangolando l’Italia e l’idea stessa d’Europa, proprio in nome di un’Europa dei popoli e democratica.

Insomma, colleghi, mi pare non vi sia – e a noi, come gruppo, sembra che non vi sia – motivo alcuno, se non l’affannoso arrancare di Amato dietro ad ogni ancora di salvezza, per non dichiarare l’incostituzionalità del disegno di legge di ratifica del trattato di Maastricht e sospendere questa discussione, che porterebbe ad un’Europa sbagliata, che non piace ai popoli; che porterebbe, quindi, alle macerie d’Europa. Speriamo che perlomeno, questa volta, prevalga il buon senso!”

(Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista).

La trascrizione del discorso di Giovanni Russo Spena fatto il 27 ottobre 1992, presa dagli atti parlamentari a pagina 5150, oppure da ascoltare sull’archivio di Radio Radicale, sotto l’audio in questione.

Russo Spena. Solo audio

Trenta anni fa il trattato di #Maastricht
Riascoltate l’intervento alla Camera di Lucio Magri che illustrò le ragioni del no del Partito della Rifondazione Comunista.
Lucio Magri

Inflazione al 4,8%, ridateci la scala mobile

4 Febbraio 2022

Con un’inflazione al 4,8% lavoratrici e lavoratori vedono decurtati salari che già sono tra i più bassi in Europa. E’ ora di reintrodurre la scala mobile per fare fronta al carovita e difendere il potere d’acquisto delle classi popolari. E’ indispensabile un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale, una nuova scala mobile che tuteli anche il lavoro precario.

Le lavoratrici e i lavoratori più giovani, forse neanche lo ricorderanno ma dal 1945 al 1992 in Italia c’era la scala mobile, un meccanismo di adeguamento di salari e pensioni al costo della vita.
Fu introdotta dopo la Liberazione grazie alla forza che avevano le sinistre e la Cgil guidata da Giuseppe Di Vittorio nei confronti di un padronato ancora debole perché era stato complice e sponsor del regime fascista.

La scala mobile divenne bersaglio del primo taglio nel 1984 da parte del governo Craxi con l’accordo di Cisl e Uil. Fu l’ultima battaglia di Enrico Berlinguer quella per un referendum che fu sconfitto nel 1985. L’economista Federico Caffè si schierò in difesa di questo strumento.

Fu abolita dopo lo scioglimento del PCI quando gli ex-comunisti spinsero tragicamente la Cgil verso una linea di concertazione e di cedimento al governo Amato e a Confindustria che avrebbe inaugurato una lunga stagione di ritirata e perdita di diritti.

Anche per questo l’Italia è diventata l’unico paese europeo in cui il monte salari complessivo è diminuito dal 1990.

Rifondazione Comunista ha sempre proposto la reintroduzione della scala mobile e nel 2006 raccogliemmo le firme per una legge di iniziativa popolare che prevedeva di tutelare anche il lavoro precario. E’ ora di rilanciare questa rivendicazione insieme all’introduzione di un salario minimo orario legale di 10 euro e alla cancellazione delle leggi che hanno precarizzato il lavoro.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale, Antonello Patta, Responsabile lavoro, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

RIFONDAZIONE: BENE A COMO LA CONDANNA AI 13 NEOFASCISTI DEL VENETO FRONTE SKINHEADS. ORA LAVORARE PER LO SCIOGLIMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI NEOFASCISTE E NEONAZISTE

2 Febbraio 2022

Si è concluso oggi al tribunale di Como il primo grado del processo ai 13 neofascisti del Veneto Fronte Skinheads che nel 2017, attraverso un’azione squadrista, fecero irruzione nel corso di un’assemblea plenaria della Rete Como senza frontiere, sequestrando i presenti ed obbligandoli all’ascolto di un delirante proclama sulla purezza della razza.

È finita bene con condanne a 1 anno 9 mesi e 10 giorni per due di loro ed a 1 anno e otto mesi per gli altri 11.

Nel corso di questa lunga vicenda giudiziaria, che ha visto rinvii alle volte incomprensibili, ad ogni udienza la Rete Como Senza Frontiere – della quale la nostra Federazione provinciale è parte attiva dalla nascita – ha organizzato presidi fuori dal tribunale per far sì che non calasse l’attenzione pubblica, ai quali ha sempre partecipato anche Saverio Ferrari, ricercatore storico e fondatore dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre.

Molte sono le riflessioni rispetto all’accaduto a partire dalla colpevole non costituzione in parte civile del Comune di Como tra le altre cose proprietario dello stabile dove sono avvenuti i fatti.

Salutiamo positivamente le condanne di oggi che sono senza ombra di dubbio un piccolo passo in avanti ma, ribadiamo con forza, che il tempo è ora, e che bisogna procedere a fronte delle continue aggressioni e di quanto recitato nelle leggi ScelbaMancino e nella Costituzione stessa all’immediato scioglimento di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste.

Il Governo Draghi – quello dei “tutti assieme appassionatamente dalla Lega a Leu” , nonostante le continue richieste avanzate anche da varie Associazioni , non ha ancora proceduto,  nemmeno dopo l’assalto alla sede nazionale della CGIL,  ma ora è il momento.

Si sciolgano immediatamente tutti i gruppi e le organizzazioni neofasciste e neonaziste.

Rita Scapinelliresponsabile nazionale antifascismo

Fabrizio Baggisegretario regionale Lombardia

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

TURCHIA BOMBARDA CIVILI CURDI. SABATO 12 MANIFESTAZIONI A ROMA E MILANO

Pubblicato il 2 feb 2022

Rifondazione Comunista condanna i bombardamenti di civili da parte dell’aviazione turca in Kurdistan che ieri sera hanno colpito diverse aree dell’Iraq settentrionale e della Siria. Si tratta di una risposta alla sconfitta da parte delle forze curde dei tagliagole dell’Isis e di altre formazioni jihadiste al servizio dei turchi che hanno attaccato nei giorni scorsi il Rojava. La realtà è che l’integralismo islamico continua a essere usato da paesi NATO contro il popolo curdo e per destabilizzare il Medio oriente. Denunciamo la complicità della NATO e dell’Unione Europea che, come ha detto Draghi, si servono del dittatore Erdogan per tenere lontani dai propri confini i profughi dalle guerre e destabilizzazioni occidentali.
Chiediamo che il governo italiano assuma una posizione per l’immediata cessazione di questi interventi militari terroristici e illegali e che chieda una presa di posizione netta del Consiglio d’Europa.
Invitiamo a partecipare alle manifestazioni che si terranno sabato 12 febbraio a Roma e Milano nell’ambito della giornata internazionale per la liberazione di Abdhullah Ocalan, la cancellazione del PKK dall’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’UE, la liberazione dei prigionieri politici in Turchia, il ritiro dell’esercito turco e la fine dei bombardamenti in Siria e Iraq.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Segue traduzione del comunicato che ci è arrivato stamattina dal Congresso nazionale curdo:

Fermare il genocidio aereo della Turchia contro i curdi

Il 1° febbraio alle 22 l’aviazione turca ha effettuato una sistematica campagna di bombardamenti contro aree civili in tutto il Kurdistan. Queste aree includono il campo profughi di Mexmûr (Maxmur), Geliyê Kersê, Barê e Çil Mêra vicino a ?engal (Sinjar) nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale); così come il villaggio di Teqil Beqil vicino a Dêrik nel Rojava (Siria settentrionale).

Questo crimine di guerra coordinato è avvenuto pochi giorni dopo che il regime di Erdo?an in Turchia ha tentato di salvare migliaia di combattenti dell’ISIS dalla prigione di Sina’a nella città di Hesekê (Hasakah). Fortunatamente, grazie al coraggio e all’eroismo delle Forze democratiche siriane (SDF), questa evasione è stata sconfitta.

L’ultima sconfitta rispecchia l’eroica vittoria contro l’ISIS nella città di Kobanê sette anni fa e ricorda al mondo che la speranza della Turchia di utilizzare l’ISIS e simili mercenari per procura contro l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est (AANES) non è finita.

Il regime di Erdo?an vuole anche distrarre dai suoi fallimenti interni rilanciando la sua crociata contro Rojava/AANES e occupare tutte le restanti aree all’interno della Siria dove vivono liberi non solo i curdi, ma anche i loro alleati arabi, armeni, assiri, turkmeni e circassi. Desiderano diffondere l’oscurantismo e la disperazione di Efrîn, Serê Kaniyê e Girê Spî occupate sul resto della Siria nord-orientale.

Per fortuna, il Movimento di Liberazione Curdo è più forte che mai e la Turchia non può infrangere la nostra volontà di autodeterminazione, democrazia, uguaglianza delle donne e vita ecologica. Quello che è scoraggiante, tuttavia, è il silenzio e la complicità delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea, della NATO e del Consiglio d’Europa, i quali sono tutti consapevoli di questo assalto del terrorismo di stato turco.

L’Occidente ha detto “Mai più” in merito al genocidio, ma alla Turchia è continuamente consentito di perseguire la sua barbarie genocida contro milioni di curdi in tutto il Kurdistan. Chiediamo quindi che questi organismi internazionali di cui sopra fermino i massacri aerei di Erdo?an attraverso tutti i mezzi diplomatici disponibili e applichino sanzioni economiche contro il suo regime, se necessario. Dovrebbe anche essere portato davanti alla Corte penale internazionale per rispondere della sua litania di crimini contro l’umanità.

Inoltre, chiediamo il riconoscimento legale dell’AANES e degli yazidi a ?engal, in modo che possano garantire pienamente la propria sicurezza dagli attacchi turchi.

Consiglio esecutivo del Congresso Nazionale Curdo (KNK)

Lo sterminio di Rom e Sinti

30 Gennaio 2022

Adriano Arlenghi

Elogio per Max

Un elogio grande se lo merita proprio tutto, questo ragazzo che da poco è diventato maggiorenne e che ora è presidente del circolo Anpi di Mortara. Un nuovo partigiano capace di parlare di giustizia e di libertà, recuperando e riprendendo i valori dei nostri padri, quelli che salirono in montagna per regalarci la costituzione più bella del mondo.

Bravo ed anche coraggioso Massimiliano Farrel, perché non è facile portare a Mortara oggi nel giorno della Memoria, un tema così difficile. Come questo  dello sterminio dei rom e dei sinti. Invitando due persone d’eccezione, quali Dijana Pavlovic  e Paolo Cagna Ninchi.

La sala rotonda della biblioteca è tutta piena e dieci ma  forse anche venti persone sono fuori sulla strada in coda. Senza la  possibilità di entrare a causa delle misure restrittive di questa odiosa pandemia.

Max ha introdotto con eleganza e con una calma invidiabile, un lungo ragionamento che parte certo dal genocidio dei rom e dei sinti nei campi di sterminio  tedeschi  ed italiani,  per arrivare poi ai tempi odierni e constatare i forti pregiudizi che continuano ad  incatenarli. Sostiene Dijana  che qualcuno ancora  dice che essi si distinguono dall’odore.

Due ore fitte fitte di racconti, di storie, e poi ancora un appassionato dibattito che ci spiega come spesso viviamo di pregiudizi. Dijana nell’incontro osserva che a questo pezzo di popolazione italiana, non viene ancora  riconosciuto il valore della loro partecipazione alla Resistenza e il tributo di sofferenza e di morte subito.

Parla del fatto che la sua gente è considerata oggi solo come portatrice di un problema di sicurezza. Da qui parte la richiesta di un riconoscimento della loro identità, certo anche tenendo conto di tutte le loro fragilità e contraddizioni,  ma anche della loro storia.

Rom e Sinti infatti non sono mai stati un popolo sedentario, ma nomade. Non si sono mai posti il problema di possedere un terreno, un  territorio, una casa,  non hanno mai fatto la guerra, non si sono  mai armati o creato alcun esercito.

Tanta tristezza e tanta emozione nelle parole di Dijana, soprattutto quando racconta la sua storia personale, la fatica dell’esistenza in una famiglia jugoslava poverissima, la contestazione studentesca dei fischietti a Belgrado contro Milosevic a cui aveva preso parte. E poi la voglia di non arrendersi, la laurea, la lista civica con Dario Fo, il suo lavoro attuale di attrice, gli inviti alle televisioni regionali, il desiderio di difendere la sua gente.

Paolo invece spiega un pezzo della storia, che io e molti altri come me, non conoscevamo così bene. Le teorie di Darwin e l’eugenetica  in cui si parlava di razza superiore e di razza Inferiore. La cultura pseudoscientifica che ha permeato tutto il mondo occidentale e che poi ha prodotto le leggi per il cosiddetto miglioramento della razza.

Gli zingari considerati come nemici e come piaga sociale. Giudicati prima ancora della guerra “di sangue estraneo alla specie umana”. Il manifesto della razza del ’38 in Italia, le 500 mila vittime Rom e Sinti in Europa durante la guerra, il fatto che nel giorno della memoria, si parla della Shoah che ricorda giustamente il genocidio degli ebrei  ma non quello delle altre minoranze. E ancora del processo di disumanizzazione che da allora è andato avanti per lungo tempo.

A introdurre e poi a chiudere questa pagina di storia e di racconti  commoventi  ci ha pensato Max. Max, che ha disegnato l’incontro  in maniera puntuale e precisa e con una invidiabile senso della storia e della giustizia. Sembra quasi incredibile che questo ragazzo sia stato  espresso dalla mia città, abituata a inventare nemici e a creare fratture.

Certo la questione dei Rom è un tema complesso e difficile. Tuttavia io sono convinto che se non teniamo conto delle speranze di ogni umano su questa terra, non costruiremo  mai una democrazia planetaria capace di pace. Capace di distribuire un po’ di felicità a tutti.

Dunque grazie Max, per avere portato questo incontro e  questi relatori d’eccezione nella mia città.

RIFONDAZIONE: CONVIVERE CON IL COVID O ABITUARCI ALLE MORTI?

26 Gennaio 2022

Continua lo scandalo della gestione della pandemia della Giunta Regionale lombarda. Incurante del caos totale in cui versa la sanità lombarda, Moratti persegue un’abile strategia: pur se ogni giorno i dati sulle morti sono pesanti, punta solo ad accreditare la ipotesi che ci parla del plateau del picco e del lento sfumare dei contagi.

Anche se si verificasse, gli esperti ci mettono in guardia dall’allentamento della vigilanza e ci parlano di possibili nuove ondate anche con altre varianti, (vedi la 5° ondata in Israele) la Giunta invece si prepara a farci convivere con il virus, rassegnandosi alla sua endemicità.  Ci dicano Fontana e Moratti se convivere con il virus significa

1) considerare normale, scontata, inevitabile l’impennata ancora in atto delle morti per Covid (ieri 352 morti in Italia, 87 in Lombardia)

2) continuare a lasciarlo correre indisturbato, puntando solo sulla vaccinazione, quando si sa che i responsabili dei contagi non sono i non vaccinati, ma le migliaia di asintomatici che lo trasmettono senza saperlo e che continueranno a farlo ancor di più se verranno attenuate le precauzioni

3) Continuare a non fare il necessario nei trasporti locali, nelle scuole, nella sanità programmando un immediato piano di assunzioni pubbliche. Per queste inadempienze ad ogni ondata si ripete il fallimento di questa Giunta. È difficile farsi curare, persino avere una ricetta in tempi accettabili dal Medico di Medicina Generale, quando c’è.

4) occultare e una strage nascosta: il numero delle morti avvenute di chi non è stato curato a causa del Covid. Eppure sarebbe facile scoprirlo: la mortalità del 2020 / 2021  a confronto di quella del 2019, ci fornirebbe la dimensione dei risultati drammatici di questa gestione regionale e nazionale subalterna alle multinazionali del Farmaco (non si toccano i diritti di proprietà dei brevetti), alla Confindustria e alla Confesercenti (prima la produzione e il profitto, le compere delle feste, etc), che mina alle fondamenta il nostro Servizio Sanitario Nazionale, lascia in completa solitudine i cittadini malati e i loro famigliari  e li spinge verso la medicina privata.        

Non si deve convivere con il Covid, bisogna fermarlo a livello mondiale vaccinando al più presto tutta la popolazione, sospendendo i brevetti sui vaccini e ripristinando in Italia un servizio sanitario nazionale pubblico in grado di prevenire e curare tutte e tutti. I soldi ci sono, usiamoli per realizzare veramente l’art 32 della Costituzione   

Fabrizio Baggisegretario regionale  

Giovanna Capelliresponsabile regionale Sanità

Nel “Giorno della Memoria” diciamo No con ancora più forza alle organizzazioni neofasciste

Pubblicato il 25 gen 2022

 Rita Scapinelli*

Il Parlamento italiano, all’unanimità, con la legge n.211 del 20 luglio 2000 ha istituito “Il giorno della memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti: con due semplici articoli il Parlamento ha voluto istituire un giorno nel quale si organizzano cerimonie, iniziative, incontri soprattutto rivolti alle scuole di ogni ordine e grado per riflettere su quanto è accaduto nei campi di concentramento in modo da conservare nel futuro dell’Italia, la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia del nostro paese e dell’Europa, affinché simili fatti non possano più accadere. L’assurdità delle leggi razziali, una serie di leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei che a partire dal 1938 vennero promulgate ricalcando le leggi razziali naziste di Hitler del 35, hanno realizzato una delle pagine più buie della storia italiana in Italia.

Ci si inventò la razza ebraica, si trasformarono in nemici i propri vicini. Coloro con i quali sino al giorno prima si lavorava fianco a fianco, i bambini che avevano giocato insieme, frequentato le stesse scuole diventavano dei nemici o peggio ancora indesiderabili da cacciare o eliminare.

La razionalità umana si era oscurata trascinando milioni di vite in un baratro, la Seconda guerra mondiale voluta da Hitler, con le potenze dell’Asse e portata avanti con freddezza dalla macchina nazista e fascista. L’eliminazione fisica degli ebrei, dei Rom e Sinti (ricordiamo oltre la Shoah anche il Porrajmosh), di gay, disabili, malati mentali, “asociali”, dissidenti politici, è stato un atto più grave di qualsiasi guerra, perché mosso dalla volontà di annientare intere popolazioni e persone, di attuare una grande opera di selezione razziale disegnata dai gerarchi nazisti; un crimine di ferocia bruta che ha mortificato l’intera umanità.

Per anni abbiamo fatto parlare i testimoni, quando questi volevano o riuscivano a parlare, ora non possiamo lasciare che tutto venga dimenticato.

Le parole d’ordine “devi ricordare”, “la memoria è un dovere” perché “senza memoria le generazioni non hanno futuro” non devono essere parole vuote, dobbiamo fare i conti anche con le dimenticanze e i silenzi di questi anni.

È evidente che in quel periodo drammatico ci fu chi percepì con chiarezza il senso della giustizia, della lotta per la democrazia guardando ad ideali più alti perdendo la vita nella Resistenza, mentre molti non osarono opporsi e battersi contro la barbarie nazi-fascista., per indifferenza, per viltà o falsa coerenza, o anche per scelta. Questo discrimine non va assolutamente ignorato, non si compie un atto di giustizia quando si tenta di confondere la verità dei fatti storici in nome di un “gesto umanitario di riconciliazione”, ma si mette sullo stesso piano democrazia e dittatura. Non ci può essere nessuna assoluzione per chi scelse di stare dalla parte dei fascisti e dei nazisti.

Ed è ancor meno accettabile che, nel tentativo di giustificare il silenzio sui crimini fascisti, si sia voluto equiparare il fascismo al comunismo, come nella risoluzione del Parlamento europeo nel settembre 2019, pochi giorni dopo aver ricordato gli 80 anni dall’inizio della Seconda guerra mondiale.

In quella guerra i comunisti stavano dalla parte di chi si è battuto contro questi crimini mentre i fascisti li hanno commessi. I comunisti contribuirono, insieme alle altre forze politiche, dopo il 25 aprile, a ricostruire la democrazia in Italia, dimenticando le appartenenze. Questa fu la nostra forza in Italia.

La lotta di Liberazione affrancò il nostro paese da una delle pagine più nefande della nostra storia, la Liberazione segnò la fine di un incubo e, con la scrittura della carta costituzionale, l’inizio di una nuova stagione. La nostra Costituzione è composta da una serie di articoli che dicono l’esatto contrario di tutto ciò che stava alla base del fascismo perché i padri e le madri costituenti avevano vissuto sulla propria pelle la tragedia del regime, con la scrittura di questo testo, si prefiggevano l’obiettivo di cancellare per sempre la possibilità di un ritorno dell’ideologia fascista. Come scrive anche Dario Venegoni, presidente dell’Aned, “ogni parola della Costituzione è scritta in contrapposizione con l’ideologia e l’esperienza storica del fascismo di cui l’Italia si voleva liberare per sempre”: la nostra Costituzione è antifascista per natura!

E in quest’ottica, proprio per non dimenticare, accanto alle varie iniziative istituzionali o agli interventi che, giustamente si fanno nelle scuole per il Giorno della Memoria, va sostenuta con forza la richiesta, presentata al governo da un largo schieramento di forze sociali e politiche, di mettere fuori legge le organizzazioni neofasciste, richiedendone quindi l’immediato scioglimento.

*Responsabile nazionale Antifascismo,  PRC-SE

RIFONDAZIONE: IN UCRAINA È LA NATO CHE CERCA LA GUERRA !

25 Gennaio 2022

L’allargamento della NATO fino ai confini della Russia è alla base dell’escalation guerrafondaia in Ucraina.

Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno sponsorizzato le forze etno-nazionaliste che hanno riabilitato come eroi nazionali i collaborazionisti col nazismo e portato avanti politiche discriminatorie verso la popolazione di lingua russa. 

Non bisogna essere dei sostenitori di Putin per comprendere che la Russia non può accettare di ritrovarsi missili e basi NATO ai suoi confini, né può voltare le spalle alle popolazioni del Donbass a cui l’Ucraina nega persino l’autonomia prevista negli accordi di Minsk, che erano stati condivisi dal consiglio di sicurezza dell’ONU.

L’Ucraina si rifiuta di riconoscere l’autonomia permanente del Donbass perché la regione potrebbe sfruttare la sua posizione costituzionale all’interno dell’Ucraina per bloccare l’adesione all’UE e alla NATO.

È evidente che la neutralità dell’Ucraina ed il riconoscimento dei diritti delle popolazioni delle regioni di lingua russa in uno Stato plurinazionale sono l’unica via di uscita dalla crisi. 

Durante la guerra fredda la neutralità di Finlandia, Svezia e Austria ha costituito un’esperienza sicuramente positiva sotto ogni punto di vista, mentre Unione Europea, NATO e Stati Uniti continuano a fomentare da anni una guerra a bassa intensità dell’Ucraina contro le repubbliche autonome del Donbass.

E’ l’Ucraina, con la copertura occidentale, a violare costantemente gli accordi di Minsk. Andrebbe ricordato il ruolo svolto dalla UE, compresi dei europarlamentari PD, nel sostegno a Euromaidan, presentata come una rivoluzione democratica. Non si può accusare la Russia quando difende le repubbliche autonome del Donbass, visto che la NATO ha fatto una guerra per consentire al Kossovo di dichiararsi indipendente dalla Serbia. 

Dallo scioglimento dell’URSS, gli USA e la NATO hanno violato gli impegni assunti con Gorbaciov, assorbendo i Paesi dell’Europa orientale. E non è un caso che l’ex-presidente si sia schierato dalla parte di Putin, come la stessa opposizione comunista. 

È interesse del nostro Paese la risoluzione pacifica della crisi e la ripresa della cooperazione con la Russia. Nessun partito nel parlamento italiano ha il coraggio di dire apertamente che la prepotenza degli Stati Uniti e della NATO anche nel caso ucraino rappresenta una minaccia per la pace.  

Maurizio Acerbo, segretario nazionale

Marco Consolo, responsabile Area Esteri e Pace Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

RIFONDAZIONE: SCIOPERO RIUSCITO NONOSTANTE PD E DESTRA

17 dicembre 2021

Lo sciopero generale è riuscito nonostante il boicottaggio del PD che si è unito alla destra nel coro antisindacale.

Tantissime/i lavoratrici e i lavoratori hanno riempito e reso bellissime le piazze esprimendo la voglia di continuare a lottare contro governo e padroni in difesa dei diritti di tutte e tutti.

Le bandiere di Rifondazione Comunista oggi erano in tutte le piazze al fianco di quelle di Cgil e Uil. Non ne abbiamo vista neanche una del Pd. D’altronde dal 2011 il PD è stato quasi ininterrottamente al governo e ha votato solo misure contro lavoratrici e lavoratori, dai tagli alla sanità al Jobs Act, dall’abolizione dell’articolo 18 alla legge Fornero. Le vere agorà democratiche sono le piazze di oggi non le caricature del Grande Fratello che fa il PD.

Le ragioni dello sciopero sono incomprensibili solo per chi fa finta di non capirle.

Vergognoso poi l’attacco allo sciopero di Salvini che aveva promesso di abolire la legge Fornero e ora si rimangia tutto.

Oggi in piazza c’era la classe lavoratrice contro la casta al servizio della finanza e delle grandi imprese.

E’ molto positivo che Landini e Bombardieri abbiano annunciato che questo sciopero rappresenta solo l’inizio della mobilitazione.

E’ ora di finirla con la precarietà del lavoro, la legge Fornero, le privatizzazioni e l’ingiustizia fiscale.

Come Rifondazione Comunista, oggi più che mai, sentiamo la necessità e il dovere di lavorare per la costruzione di una proposta politica a sinistra che ridia finalmente rappresentanza al mondo del lavoro.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea