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RIFONDAZIONE CON LE LAVORATRICI E I LAVORATORI TIM, GOVERNO USI GOLDEN POWER

29 novembre 2021

E’ assordante il silenzio del governo rispetto alla possibilità che Tim la principale società del paese nel campo delle telecomunicazioni venga comprata da un fondo statunitense con gravissime conseguenze in termini di sicurezza nazionale, sul piano occupazionale e per quanto riguarda il superamento dei gravissimi ritardi del paese nello sviluppo della rete.
Da questo punto di vista non possiamo che condividere la mobilitazione dei lavoratori della Tim  che oggi manifestano davanti al MISE a Roma e alle prefetture in tutta Italia, indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil.

Denunciamo la passività del governo che testimonia la volontà di lasciare alle pure dinamiche di mercato scelte d’interesse pubblico così grande da richiedere una piena gestione pubblica.
Emerge non solo  un’insopportabile scarsa considerazione del destino di decine di migliaia di Lavoratrici e lavoratori, 100 mila tra dipendenti diretti e indotto, ma anche una totale ignavia rispetto al rischio concreto che i dati delle cittadine e dei cittadini italiani, nonché  dati sensibili per la sicurezza nazionale, finiscano sotto il controllo delle agenzie di spionaggio USA. Perché il governo non annuncia uso del proprio veto come ha fatto nei confronti dei cinesi per il 5G?
Dove è finita la retorica sull’occasione storica del PNRR per investire nella tutela dei dati dei cittadini sottraendoli al controllo di ogni sorta di influenze straniere?
Smentita clamorosamente dalla consegna del polo strategico nazionale, il cloud di tutte le amministrazioni centrali dello stato, a una  gestione con i privati tra cui le big tech americane obbligate per legge a fornire ai dati all’intelligence Usa, oggi la stessa sorte tocca alla Tim.
Come Rifondazione Comunista sosteniamo da sempre la necessità di sottrare al dominio del mercato i settori strategici per l’economia nazionale devastata da decenni di neoliberismo sfrenato e del rilancio del ruolo del pubblico sia nell’indirizzo sia nella gestione e controllo diretti.
Per gli stessi motivi per cui siamo stati contrari all’ipotesi  del governo Conte di lasciare a Tim la proprietà e la gestione della rete, oggi, a maggior ragione lo siamo rispetto alla possibilità che la principale società di telecomunicazioni venga consegnata nelle mani di un fondo statunitense che ha nel board un ex-capo della CIA.

Difendiamo la democrazia e l’occupazione con la ripubblicizzazione. La privatizzazione anche in questo campo ha fatto solo danni.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

BASTA MORTI SUL LAVORO! RIFONDAZIONE COMUNISTA SARÀ IN PIAZZA CON I LAVORATORI CONTRO LA STRAGE INFINITA

Pubblicato il 12 nov 2021

Basta morti sul lavoro! Con questa parola d’ordine e per “chiedere con forza provvedimenti rapidi e drastici in grado davvero di garantire la sicurezza e la dignità dei lavoratori.” è stata lanciata da Fillea-Cgil. Filca-Cisl e Fenea-Uil la manifestazione nazionale che si terrà domani 13 novembre a Roma.
Nonostante le promesse del governo e l’enfasi data dai media ad alcuni casi di tragiche morti sul lavoro la strage di lavoratori sembra rimanere senza fine.
Negli ultimi 5 anni ci sono stati 642 mila infortuni e ben 1072 morti in media all’anno, ben 3 al giorno. Nel 2020 i morti sono aumentati a 1270, un terzo a causa del covid e, fatto gravissimo, nelle costruzioni nei primi 10 mesi del 2021 si è già raggiunto il numero dei morti dell’anno precedente.
E’ in particolare in questo settore che pesa drammaticamente quanto già evidenziato nelle indagini dell’Inail che indicano il picco dei morti sul lavoro nei lavoratori ultrasessantenni vergognosamente condannati a lavorare mentre dovrebbero essere già in pensione.
Il governo manifesta una solerzia notevole nel sostegno alla competitività delle imprese cui è destinata gran parte delle risorse mentre per quanto riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro si mettono in campo misure insufficienti la cui realizzazione è peraltro rinviata nel tempo.
Così si continua ad assistere con rabbia a morti sul lavoro evitabilissime perché le imprese che operano spesso in condizioni di irregolarità e illegalità hanno la quasi certezza dell’impunità a causa del trascurabile numero di aziende controllate in un anno e della irrisorietà delle sanzioni.
Bisogna costringere il governo a passare dalle promesse ai fatti e soprattutto pretendere almeno il raddoppio delle assunzioni di ispettori su cui si è impegnato da mesi.
Soprattutto occorre una grande mobilitazione nazionale contro l’allungamento dell’età pensionabile a 67 anni e oltre previsto dalla legge Fornero.
E basta con la favola che con l’aumento dei pensionati si sbilancerebbe il rapporto lavoratori /pensionati e il sistema non reggerebbe! Con la pensione a 60 anni e la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario si da un futuro ai giovani e si può aumentare di molto la platea degli occupati in relazione ai pensionati.
Costruiamo l’opposizione al governo Draghi e alle sue politiche
Per le pensioni, per i salari, per l’occupazione, contro la precarietà, contro il carovita. Sciopero generale subito!

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

Comunicato del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Pubblicato il 10 nov 2021

DDL CONCORRENZA: PRIVATIZZAZIONI SU LARGA SCALA –

Una dichiarazione di guerra all’acqua e ai beni comuni

Era il 5 Agosto 2011 quando l’allora Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, insieme al Presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet, scrisse la famigerata lettera al Presidente del Consiglio Berlusconi in cui indicava come necessarie e ineludibili “privatizzazioni su larga scala” in particolare della “fornitura di servizi pubblici locali”.

Uno schiaffo ai 26 milioni di italian? che poco più di un mese prima avevano votato ai referendum indicando una strada diametralmente opposta, ossia lo stop alle privatizzazioni e alla mercificazione dell’acqua.

Oggi Draghi, da Premier con pieni poteri, ripropone in maniera esplicita e chiara quella stessa ricetta mediante il DDL Concorrenza approvato dal Consiglio dei Ministri giovedì scorso.

La logica che muove l’intero disegno di legge, oltremodo evidenziata nell’art.6, è quella di chiudere il cerchio sul definitivo affidamento al mercato dei servizi pubblici essenziali.

Un provvedimento ispirato da un’evidente ideologia neoliberista in cui la supremazia del mercato diviene dogma inconfutabile nonostante la realtà dei fatti dimostri il fallimento della gestione privatistica, soprattutto nel servizio idrico: aumento delle tariffe, investimenti insufficienti, aumento delle perdite delle reti, aumento dei consumi e dei prelievi, carenza di depurazione, diminuzione dell’occupazione, diminuzione della qualità del servizio, mancanza di democrazia.

Questa norma, di fatto, punta a rendere residuale la forma di gestione del cosiddetto “in house providing”, ossia l’autoproduzione del servizio compresa la vera e propria gestione pubblica, per cui gli Enti Locali che opteranno per tale scelta dovranno “giustificare” (letteralmente) il mancato ricorso al mercato.

Nel DDL emerge chiaramente la scelta della privatizzazione. Gli Enti Locali che intendano discostarsi da quell’indirizzo dovranno dimostrare anticipatamente e successivamente periodicamente il perchè di altra scelta, sottoponendola al giudizio dell’Antitrust, oltre a prevedere sistemi di monitoraggio dei costi”.

Mentre i privati avranno solo l’onere di produrre una relazione sulla qualità del servizio e sugli investimenti effettuati.

Inoltre, si prevedono incentivi per favorire le aggregazioni indicando così chiaramente che il modello prescelto è quello delle grandi società multiservizi quotate in Borsa che diventeranno i soggetti monopolisti (alla faccia della concorrenza!) praticamente a tempo indefinito. Tutto ciò in perfetta continuità con quanto previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Ed è proprio dal combinato disposto tra PNRR, DDL sulla concorrenza e decreto semplificazioni (poteri sostitutivi dello Stato) che il Governo intende mettere una pietra tombale sull’esito referendario provando così a chiudere una partita che Draghi ha iniziato a giocare ben 10 anni fa dimostrando, oggi come allora, di fare solo gli interessi delle grandi lobby finanziarie e svilendo strumenti di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione.

L’art. 6 è un proditorio attacco alla sovranità comunale: i comuni da presidii di democrazia di prossimità ridotti a meri esecutori della spoliazione della ricchezza sociale.

E’ il punto di demarcazione tra due diverse culture, quella che considera un dovere il rispetto e la garanzia dei diritti fondamentali e quella che trasforma ogni cosa, anche le persone, in strumenti economici e merci.

Noi continueremo a batterci per la difesa dell’acqua, dei beni comuni e dei diritti ad essi associati e della volontà popolare.
A questo scopo, nelle prossime settimane, a partire dalla manifestazione nazionale in programma il 20 novembre a Napoli in cui chiederemo con forza anche lo stop alla privatizzazione delle partecipate della città partenopea (tra le quali l’azienda pubblica “Acqua Bene Comune”) paventate in questi giorni, metteremo in campo una rinnovata attivazione per ottenere il ritiro di questo provvedimento al pari del DDL Concorrenza e dei famigerati intendimenti in esso contenuti.

Facciamo appello alla mobilitazione generale, rivolgendoci alle tante realtà e organizzazioni sociali che in questi anni hanno saputo coltivare e arricchire un dibattito e una mobilitazione sui servizi pubblici locali e sui beni comuni per ribadire insieme che essi sono un valore fondante delle comunità e della società senza i quali ogni legame sociale diviene contratto privatistico e la solitudine competitiva l’unico orizzonte individuale.

Roma, 9 Novembre 2011.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

RIFONDAZIONE: SCIOPERO GENERALE CONTRO IL GOVERNO DEI PADRONI, PER REDDITO, PENSIONI, DIRITTI PER TUTTE/I

Il governo Draghi contro le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati: Sciopero generale!

Mario Draghi è sempre stato un nemico della classe lavoratrice e i fatti lo confermano.

L’incontro governo- sindacati  si è concluso con la totale chiusura di Draghi a qualsiasi proposta di riforma delle pensioni che non sia il ritorno alla legge Fornero. Scelta che Salvini, al di là del fumo ad uso dei media, ha già accettato discutendo solo dei tempi per chiudere l’eccezione di quota cento e ripristinare l’unica legge tuttora vigente.
Lo stesso vale per il Pd  e i 5 stelle che da tempo hanno accettato una legge che fissa l’età pensionabile a 67 anni, spinge ad allungare la vita lavorativa, discrimina i redditi più bassi e precari, limitandosi alla richiesta di proroga dell’Ape sociale e di Opzione donna che penalizza fortemente l’assegno pensionistico.
Del resto il Pd non può smentire sestesso essendo tra i padri di questa Legge avendola sostenuta nel governo Monti.
Muro di Draghi anche  alle richieste dei sindacati di entrare nel merito delle  risorse disponibili per ammortizzatori sociali e fisco del tutto  insufficienti, specie le ultime e, a meno di modifiche in parlamento, destinate in gran parte alle aziende a discapito ancora una volta di lavoratori dipendenti e pensionati.
Non va meglio per il reddito di cittadinanza per il quale da una parte si stanziano risorse che ridurranno il numero degli attuali beneficiari, dall’altra si inaspriscono i requisiti e i vincoli per ottenerlo accentuando il carattere di strumento al servizio della precarizzazione del lavoro.
Con questa manovra di bilancio si conferma la linea neoliberista di Draghi che mentre accelera i tempi del ritorno all’austerità, continua a erogare risorse alle imprese e non investe sul lavoro, sul pubblico e sul sociale  come sarebbe necessario, al di là degli aspetti morali, anche per far crescere i consumi e di conseguenza tutta l’economia.

Il governo cerca di dividere le generazioni mentre è evidente che il conflitto è di classe: rivendichiamo salari non da fame, fine precarietà, reddito per tutte/i, diritto alla pensione.


Altrochè patto sociale! L’unica strada per fermare le politiche di un governo nemico delle lavoratrici e dei lavoratori è l’avvio di una nuova grande  stagione di lotte che unisca tutti i ceti popolari a partire dallo sciopero generale nazionale.  La Cgil non faccia l’errore dei tempi di Monti, lanci la mobilitazione come nel 2003 per l’articolo 18.

Sabato 30 ottobre saremo in piazza a Roma con movimenti contro il G20 e il governo dei padroni (concentramento ore 15 a Piramide).

Tifiamo rivolta contro il governo dei padroni. 

Maurizio Acerbo, segretario  nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Giustizia per Youns El Boussettaoui

Tre mesi fa, a Voghera, veniva ucciso dall’assessore Massimo Adriatici, Youns El Boussettaoui, cittadino marocchino.

Sulla dinamica dei fatti è compito della magistratura fare chiarezza ed eventualmente punire tale fatto, anche se a noi pare scandaloso che un assessore giri armato con munizioni da guerra alla sera per il paese autoproclamandosi difensore della legge.

Quello che a noi preme denunciare è il clima di odio e paura, ampiamente seminato dalla giunta di centrodestra che è la causa vera di questa tragedia.

Da troppo tempo nel nostro paese si alimentano tensioni e contrasti tra la gente, sempre più episodi di violenza si verificano e sempre più sta passando l’idea della giustizia “fai da te”.

Invece di costruire in clima di convivenza civile, risolvendo le problematiche sociali, si alimentano le culture razziste e violente, si fanno leggi che favoriscono questo clima di odio e violenza.

E’ per denunciare e contrastare questo clima che aderiamo all’invito dei parenti di Youns El Boussettaoui di partecipare domenica 31 ottobre alle ore 15 in piazza Meardi ad un presidio in sua memoria.

Pavia 27/10/21

Rusconi Piero  Rifondazione Comunista Pavia

Fabrizio Baggi  Rifondazione Comunista Lombardia

Documento conclusivo dell’XI congresso

L’XI congresso del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea assume la linea, le analisi e le proposte contenute nelle tesi approvate come indicazioni di lavoro che impegnano tutto il partito con spirito unitario allo sviluppo dell’iniziativa politica.

La pandemia ha evidenziato le profonde contraddizioni di un capitalismo neoliberista che antepone l’accumulazione di capitale e la logica del profitto ai bisogni sociali. Assistiamo oggi alla convergenza su scala planetaria di crisi ecologica, crisi epidemiologica, crescita delle disuguaglianze, instabilità globale, guerre. Catastrofi, ingiustizie e sofferenza sociale si accumulano mentre l’umanità avrebbe tutte le potenzialità per garantire la pace tra i popoli, un’esistenza degna a tutte/i e per porre le basi per un rapporto con la natura non autodistruttivo. L’eco-socialismo del XXI secolo è la ricerca e la lotta per un’alternativa a un modello fondato sullo sfruttamento, l’esclusione e la devastazione ambientale.

A trenta anni dalla nascita del nostro partito rivendichiamo le ragioni di una tenace resistenza al neoliberismo e l’attualità del nostro comunismo democratico, libertario, ecologista, femminista, internazionalista. La rifondazione comunista è un compito di lunga lena, in cui il punto di vista di classe e quello femminista sono indispensabili per la critica e l’analisi del capitalismo presente.

Rifondazione Comunista è un partito delle classi lavoratrici che rilancia l’impegno per la difesa e l’estensione dei diritti, un piano per il lavoro e la riconversione ecologica, il rilancio del pubblico a partire dalla sanità e dalla scuola, la lotta per la democrazia e l’attuazione della Costituzione.

Il nostro partito nacque difendendo l’eredità feconda di una cultura politica comunista originale come quella italiana a partire dall’elaborazione di Antonio Gramsci che oggi è punto di riferimento per le sinistre e i movimenti sociali in tutto il mondo, una visione della politica che si pone il tema dell’egemonia e l’importanza di comprendere e intervenire nella complessità dei rapporti di classe e del contesto politico, sociale, istituzionale, culturale.  

Abbiamo bisogno di un partito sociale che pratica il mutualismo e la ricostruzione del legame sociale, l’internità ai movimenti e alle lotte, l’attivismo ambientalista e solidale, antirazzista, internazionalista e per la pace, che costruisce vertenze e promuove campagne. Il radicamento sociale è condizione per conoscere la realtà e sviluppare l’iniziativa politica.

Abbiamo bisogno di un partito che sappia incontrare le nuove generazioni che subiscono le conseguenze di un capitalismo delle cui contraddizioni cominciano ad assumere consapevolezza a partire dalla crisi ambientale che causa il cambiamento climatico.

Abbiamo bisogno di un partito che non perda l’ispirazione e l’impegno internazionalista, per rafforzare la solidarietà e l’agenda comune con i popoli che si battono per la propria liberazione, a partire dai Palestinesi, dai Curdi e dal popolo Saharawi, da Cuba, dal Venezuela e dalle forze del Foro di Sao Paulo in America Latina, con particolare attenzione al consolidamento del Partito della Sinistra Europea per rafforzare l’azione comune della sinistra radicale nello spazio europeo. Un partito che sappia dare voce a tante/i compagne/i non italiani, che nei diversi territori si sono iscritti, contribuendo alla ricchezza politica della nostra organizzazione.

Nella consapevolezza delle nostre difficoltà, nella straordinarietà del contesto in cui si svolge il nostro XI congresso, il partito avvia un percorso di rinnovamento che deve coinvolgere sia il nostro modo di essere che il gruppo dirigente. Questo processo deve attraversare i territori e operare un decisivo salto di qualità sul livello centrale e anche ridefinire il gruppo dirigente nazionale in una conferenza da tenersi tra luglio e settembre 2022.  Il Congresso nel dare questo mandato al nuovo cpn, alla direzione e alla segreteria li impegna a valorizzare le competenze di chi ha fatto decenni di militanza nel partito ma puntando decisamente sugli elementi di novità e sulle energie giovanili che ci sono nel partito. Proprio il carattere unitario del congresso e l’obiettivo della gestione unitaria della nostra organizzazione si devono sostanziare in un’attitudine all’innovazione in direzione di un maggior radicamento del partito nelle lotte sociali.

Nel nostro paese le politiche neoliberiste hanno prodotto una profonda crisi sociale e il progressivo svuotamento della democrazia costituzionale. La radicalità dei problemi pone la necessità di un’alternativa di società che il bipolarismo invece tende a escludere e cancellare.

Il governo Draghi è espressione, pur dentro la crisi del neoliberismo, della capacità egemonica di un progetto neocapitalista su una politica che non pone al centro i bisogni e le emergenze sociali del paese, ma gli interessi delle classi dominanti italiane ed europee.

Solo una ripresa della lotta di classe e dei movimenti sociali può cambiare i rapporti di forza e modificare l’agenda delle priorità.

Lavoriamo per l’unificazione delle lotte, per la promozione di una nuova stagione di movimento e opposizione, capace di aggregare un blocco sociale popolare su un programma di attuazione della Costituzione e di radicale alternativa ai poli esistenti.

Ci sono segnali di ripresa delle mobilitazioni che come nel caso della GKN riescono a mettere in moto un coinvolgimento largo intorno a rivendicazioni unificanti come quella di una legge contro le delocalizzazioni. La convergenza, che si è andata costruendo a partire dalle giornate del ventennale di Genova 2001 fino alla preparazione della manifestazione contro il G20 del 30 ottobre a Roma, è un primo passo nella giusta direzione.

Al PNRR e alla manovra di Draghi contrapponiamo una piattaforma sociale e ambientalista per il salario minimo legale, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e la redistribuzione del lavoro produttivo e riproduttivo, una lotta senza quartiere a tutte le forme di precarietà che colpiscono in modo particolare le donne e i giovani, il reddito di base, pensioni a 60 anni di età o dopo 40 di lavoro coperto da contributi, il rilancio del ruolo pubblico nell’economia e nella riproduzione sociale con grandi investimenti nella sanità, nella scuola, nei servizi sociali, in un’autentica transizione ecologica, un piano nazionale per la casa e un sostegno per gli affitti, la ripubblicizzazione e reinternalizzazione dei servizi, la difesa dei beni comuni, la riduzione drastica delle spesse militari.

La frantumazione e le identità chiuse non aiutano alla costruzione di spazi di iniziativa unitaria capaci di parlare al Paese e, soprattutto, a chi subisce le conseguenze della crisi e delle politiche delle classi dominanti. Vogliamo essere “colla” nella sinistra sociale e politica, lavorare per superare una situazione che genera impotenza e passività.

Come Partito della Rifondazione Comunista lanciamo un messaggio a tutte le donne e gli uomini che non si rassegnano a un paese senza opposizione e senza sinistra, a tutte le realtà organizzate che condividono l’urgenza della costruzione dell’alternativa.

Nel nostro Paese vi sono energie ed esperienze che vanno in controtendenza, un diffuso tessuto di pratiche sociali, culturali e politiche che alimenta il conflitto di classe e ambientale, la dialettica sociale e democratica, il mutualismo e la solidarietà, le pratiche femministe e le campagne per la pace, i diritti e contro ogni discriminazione e razzismo. Vi sono reti, intelligenze e soggettività (associazioni, comitati, settori sindacali conflittuali, movimenti, partiti, liste ed esperienze civiche legate al territorio) che operano positivamente, senza però avere quel profilo politico comune necessario al fine di costituire uno stabile punto di riferimento per le classi popolari e per larga parte del Paese.

Dall’opposizione al governo Draghi, vogliamo contribuire allo sviluppo di un movimento che, a partire dalle questioni sociali, sindacali, ambientali, democratiche, da quelle legate alla differenza di genere, porti alla costruzione, tanto difficile quanto necessaria, di un ampio schieramento, di un fronte diffuso, di una confederalità sociale che da sinistra, insieme a forze ambientaliste e civiche, si batta per l’alternativa alla brutalità neoliberista e ai poli politici oggi esistenti.

Rifondazione Comunista propone di aprire un nuovo percorso da costruire insieme, anche con forme inedite, con lo scopo di costruire una soggettività, un’aggregazione che, per dimensioni e credibilità, possa rappresentare una alternativa allo stato di cose presente. Allo stesso tempo, abbiamo la consapevolezza che non si possa ricondurre ad uno la pluralità delle diverse esperienze e che nessuna delle formazioni della sinistra di alternativa abbia oggi la forza e l’autorevolezza per realizzare questo obiettivo.

In tutta Europa c’è una sinistra antiliberista e anticapitalista rosso-verde, che fa riferimento al Partito della Sinistra Europea e al gruppo parlamentare “La Sinistra”, che rappresenta lo spazio politico in cui si colloca la nostra proposta.

Il Congresso dà mandato al CPN, alla direzione e segreteria di dare attuazione agli indirizzi approvati.

ACERBO (PRC-SE): GOVERNO SPACCA IL PAESE. NO A OBBLIGO GP SUL LAVORO, NON C’È IN EUROPA

Pubblicato il 15 ott 2021

Il governo Draghi con una misura sbagliata come l’obbligo di green pass sul lavoro sta spaccando il paese tra opposte demagogie.

L’obbligo di green pass sul lavoro è una misura sbagliata e eccessiva che non è prevista nella gran parte dei paesi europei. Non a caso è stata proposta da Confindustria e adottata in Francia da Macron, il ‘presidente dei ricchi’ inviso ai sindacati.

Il governo ha scelto di stare con Confindustria e di non ascoltare sindacati.

I luoghi di lavoro dovevano essere in sicurezza già prima della vaccinazione, senza condizioni di promiscuità e rischio. Ora se i padroni per aumentare la produzione chiedono obbligo del GP paghino almeno i tamponi.

Una cosa è incentivare la vaccinazione con limitazioni che riguardano l’accesso
a teatri o ristoranti, altra negare un diritto fondamentale come quello al lavoro.

Chiediamo tamponi gratuiti per tutti dall’inizio della pandemia perché il tracciamento è fondamentale nella lotta al contagio e anche noi vaccinati possiamo essere contagiati e contagiare altri.

Draghi e il Pd hanno scelto i novax come opposizione utile a far aumentare i propri consensi tra la maggioranza vaccinata e a distrarre l’attenzione da temi scomodi.

Il governo non sta investendo sulla sanità pubblica né rivedendo scelte folli a favore di privati e regionalizzazione che viene estesa con l’autonomia differenziata che sta portando avanti nella distrazione generale. Il trasporto pubblico rimane sovraffollato come nelle scuole le classi pollaio.
Gli ultimi dati dicono che l’Italia è l’unico paese europeo in cui i salari sono diminuiti dal 1990 ma il governo dice no a salario minimo legale né interviene su precarietà del lavoro.
Tutto accantonato perché si parla solo delle proteste dei novax.

A scanso di equivoci ribadiamo che noi di Rifondazione Comunista siamo a favore della vaccinazione come tutti i sindacati, dalla Cgil ai sindacati di base, che hanno criticato l’obbligo di green pass per accesso al lavoro.

Insieme a associazioni e movimenti che da sempre si battono per il diritto alla salute, con Vittorio Agnoletto e Gino Strada e tantissimi altri, abbiamo lanciato la campagna Nessun Profitto Sulla Pandemia per la moratoria sui brevetti per poter produrre vaccini in grande quantità e a basso costo garantendo l’accesso a tutti i popoli del mondo alla vaccinazione (e anche per non far speculare multinazionali).

Non siamo quindi per nulla favorevoli agli argomenti del movimento novax e soprattutto all’uso delle teorie del complotto per gridare contro le mascherine, le restrizioni, la presunta dittatura sanitaria ma non ci facciamo arruolare da governo e Confindustria.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

RIFONDAZIONE: IL 23 OTTOBRE A MILANO IN PIAZZA PER LA DIFESA DELLA SALUTE PUBBLICA.

Siamo in un momento cruciale della sanità lombarda: sta per passare in Consiglio regionale una rivisitazione della Legge 23 (riforma Maroni), che rappresenta un vero scandalo politico, una vergogna umana e sociale che:

  • non tiene conto del completo fallimento del modello lombardo di fronte al Covid e alle sue diverse fasi (la mortalità lombarda ci colloca in testa agli esempi internazionali negativi di sanità pubblica)
  • raggira le parziali critiche che il Ministero aveva mosso tramite Agenas
  • soprattutto non intacca l’impianto mercatista di competizione fra pubblico e privato con oggettiva facilitazione della sanità privata, che si sviluppa grazie alle volute fragilità del servizio pubblico decurtato di fondi e di personale
  • con l’arrivo degli ingenti fondi del PNRR, si prospetta un assalto della sanità privata anche alla medicina territoriale, come ben si intuisce anche dai mutevoli e imprecisi documenti forniti da Moratti e dalla Giunta.

Dunque come prima, peggio di prima per le cittadine e i cittadini della Lombardia.

Per questo è importantissima la manifestazione che si sta preparando a Milano per la giornata del 23 ottobre in Piazza del Duomo, una grande unità di popolo per il diritto alla salute come prescrive l’art.32 della Costituzione e come ha sancito la Legge 833, quando il Parlamento, incalzato e orientato dalle lotte sociali ci ha garantito un servizio sanitario pubblico, universalistico, finanziato dalla fiscalità generale.

Ora in Lombardia si sta procedendo per una sanità di classe, eccellente per chi può pagare, sempre più inadeguata per i redditi medio bassi e per i senza reddito.

Questa manifestazione è necessaria per mettere al centro del dibattito politico questa nuova offesa dei diritti, informare e soprattutto consolidare relazioni e legami per costruire una opposizione efficace e di lunga durata.

Non ci faremo scippare il diritto alla salute. La salute non è una merce, la sanità non è un’azienda.

Rifondazione comunista non solo aderisce alla manifestazione, ma si adopererà con tutte le sue forze per farne conoscere gli obiettivi e per riempire Piazza Duomo.

Milano, 12 ottobre 2021

Fabrizio BaggiSegretario Regionale Lombardia

Giovanna CapelliResponsabile Sanità Lombardia 

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
-Segreteria regionale Rifondazione Comunista Lombardia

www.rifondazionelombardia.it

ASSALTO FASCISTA A CGIL. LA SOLIDARIETÀ DI RIFONDAZIONE

Maurizio Acerbo

L’assalto alla Cgil non è una normale contestazione, è un atto di deliberato squadrismo.

A guidarlo sono i neofascisti che dall’inizio della pandemia dirigono e strumentalizzano le manifestazioni contro la presunta dittatura sanitaria.

L’invasione della sede del sindacato di Giuseppe Di Vittorio da parte di fascisti è inaccettabile e non può che essere condannato l’operato di chi gestisce l’ordine pubblico a Roma che non ha garantito la protezione alla sede della più grande organizzazione dei lavoratori italiani.

Esprimo la solidarietà di Rifondazione Comunista al compagno Maurizio Landini e a tutta la Confederazione Generale Italiana del Lavoro.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

P.S.: All’assalto alla #CGIL c’erano i #fascisti Roberto Fiore, Terza Posizione e ora Forza Nuova e Giuliano Castellino Forza Nuova e sorvegliato speciale. Noti difensori della #libertà e della #Costituzione nata dalla #Resistenza.