15 Gennaio 2023

15 Gennaio 2023

28 Novembre 2022
“Valori, idee, l’importanza di Resistere in questo tempo”
28 Novembre 2022
Fratelli d’Italia e Italo Balbo a Retorbido (PV)
Leggo che a Reterbido (PV), Fratelli d’Italia ha deciso di intitolare il proprio circolo territoriale al gerarca fascista Italo Balbo.
Italo Balbo fu uno dei fondatori del Partito Nazionale Fascista, uno degli organizzatori della famosa Marcia su Roma che mise fine alla libertà nel nostro Paese, capo dei fascisti a Ferrara che si distinsero per la loro ferocia violenza contro il movimento operaio e socialista Ferrarese, membro del Gran Consiglio del Fascismo, corresponsabile di tutti i crimini commessi dal Fascismo in Italia e nel Mondo.
La cosa onestamente non mi stupisce, Fratelli d’Italia non ha mai rotto fino in fondo con quella esperienza.
In tutta Italia assistiamo da anni, ad una operazione politica culturale da parte della Destra Italiana tesa a riabilitare quel periodo storico, ovunque governa la destra si tenta di intitolare strade e piazze a personaggi legati al Fascismo.
C’è una grande contraddizione da parte di questi politici che grazie alla libertà garantita dalla nostra Costituzione nata dalla Resistenza sono diventati rappresentanti istituzionali e inneggiano a quel regime che non gli avrebbe permesso di essere eletti.
Mi viene sempre in mente un dialogo tra il senatore Socialista Vittorio Foa e un senatore fascista Giorgio Pisanò.
Vittorio Foa: “Se aveste vinto voi io sarei in prigione. Siccome abbiamo vinto noi, tu sei senatore”
Se lo ricordino questi signori che godono delle libertà garantita dalla nostra Costituzione
Rusconi Piero segretario Rifondazione Comunista Fed. Pavia
E’ arrivata la notizia che il neo circolo di Fratelli d’Italia di Retorbido si
intitolerà a Italo Balbo, scelta difesa se non ispirata dal neo deputato di Fratelli
d’Italia Paolo Chiesa.
Un rapido ripasso della storia del novecento porta a scoprire che Italo Balbo
fu uno dei quadrumviri della marcia su Roma nominati da Mussolini per organizzare il
rovesciamento del governo italiano legittimo. Fu l’unico colpo di stato della storia
d’Italia che spalancò la porta a 20 anni di dittatura, alle leggi razziali, a una serie
di guerre d’aggressione a centinaia di migliaia di morti in Italia e altrove per culminare
nella vergogna dell’8 settembre e ai crimini dello stato fantoccio filo nazista della
Repubblica di Salò.
Italo Balbo si era guadagnato sul campo i gradi di capo banda organizzando gli squadristi
in Emilia Romagna, dove più era forte il movimento socialista al soldo della parte più
retriva degli agrari ferraresi, lasciando sul campo morti, feriti, manganellati, sedi
politiche e sindacali devastate: tra i morti si conta il prete antifascista Don Minzoni.
La violenza terroristica organizzata da Balbo non bastò però a piegare Parma che di fronte
all’assalto di 10.000 fascisti darà un esempio di unità antifascista respingendo le bande
criminali che volevano devastare la città anticipando la Resistenza di venti anni più tardi.
Anni dopo i parmensi ci lasciarono l’unico ricordo di Balbo che vale la pena di tramandare:
“Balbo t’è pasè l’Atlantic ma miga la Pèrma”.
Cattaneo Paolo PRC Pavia
24 Novembre 2022
Massimiliano Farrell
Siamo molto orgogliosi, come sezione ANPI di Mortara, di aver riempito la sala conferenze di Palazzo Cambieri martedì sera con la nostra conferenza pubblica sul Colonialismo Italiano.
Un grazie di cuore va a tutti coloro che hanno partecipato, per le molte domande che sono state poste e gli interessanti spunti di riflessione che sono emersi su un tema di cui ancora oggi si fa fatica a parlare e che poco si conosce.
Un grazie di cuore va al professor Antonio Morone, docente di Storia dell’Africa Mediterranea e Orientale presso l’Università di Pavia, e a Federica Ferrero, dottoranda in Storia dell’Africa, per aver portato all’attenzione del pubblico mortarese la storia del colonialismo italiano nell’età liberale, nell’età fascista e nell’età repubblicana.
Una storia che, come hanno ricordato i relatori, non è soltanto una storia degli italiani in Africa, ma è una storia di africani e di italiani. Lo spunto iniziale da cui si è sviluppata la conferenza è stato il volume “Gli Ultimi Ascari d’Italia” del prof. Morone, che illustra il ruolo degli Ascari come soldati e intermediari tra i colonizzatori e i colonizzati, anch’essi però discriminati in quanto non godevano nell’esercito italiano degli stessi ranghi e delle stesse condizioni dei bianchi.
Oltre alle caratteristiche peculiari del colonialismo italiano, la sua violenza, e l’incapacità di imporre un vero e proprio dominio sui territori occupati, che è testimoniata dalle continue guerre in Libia e nel Corno d’Africa, e oltre all’analisi della società coloniale a partire proprio dal ruolo degli Ascari, la conferenza è stata anche un’occasione per riflettere su come l’atteggiamento razzista e xenofobo che vediamo oggi nei respingimenti dei migranti alla frontiera c’è sempre stato nel corso della storia dell’Italia repubblicana e non è altro che un’eredità del periodo coloniale.
Quando gli Ascari divennero inutili come intermediari ed era ormai chiaro che non sarebbe stato possibile ritornare nelle colonie in Africa dopo la caduta del fascismo, come tutti i partiti politici avevano inizialmente sperato, tutti gli Ascari che erano emigrati in Italia furono respinti e ricacciati indietro come ospiti indesiderati.
18 Novembre 2022

15 Novembre 2022
Video inaugurazione sede Anpi, intitolazione sezione ai Resistenti Cassolesi ZEGGIO ALBERTO, GIANNINO PROFILI e la gravellonese CLOTILDE GIANNINI deportata ad Auschwitz.
Seguirà, a breve, un altro video con gli interventi dei partecipanti all’importante manifestazione antifascista.
11 Novembre 2022
In questo autunno sono caduti gli anniversari di due date tragiche: il 24-25 ottobre 1917 la rotta di Caporetto e il 28 ottobre 2022 la “Caporetto della democrazia” cioè la cosiddetta “Marcia su Roma”. Quest’ultima ricorrenza non è stata lasciata passare sotto silenzio dall’ANPI di Vigevano che ha realizzato la mostra “La violenza squadrista in provincia di Pavia. 1921-1922” esposta nella sala dell’affresco del Castello.
Per i 105 anni dalla Caporetto militare voglio ricordare i due soldati vigevanesi fucilati durante la scomposta ritirata.
Una fuga a caso, in cui ciascuno decideva per proprio conto guidato solamente dai propri istinti. Nulla di più facile per gli austro-tedeschi prenderne in rete 265mila, mentre i restanti 350mila si ammassavano sulle strade infangate incrociandosi con l’esodo a piedi delle tante famiglie del luogo, anch’esse terrorizzate dal sopravvenire del nemico, e con carri carichi di masserizie. L’unica aspirazione dei fanti in ritirata era il ritorno a casa; ma per molti di loro la fuga fu interrotta da truppe di carabinieri che li passavano per le armi con l’accusa sommaria di diserzione.
Questa descrizione si adatta probabilmente a delineare le circostanze dell’esecuzione capitale di Giovanni Bussola, classe 1893, ucciso il 30 ottobre 1917 a Codroipo, cioè vicino a uno dei ponti sul Tagliamento.
Di fronte a una confusione generalizzata, tra maltempo, fuga di civili, strade impraticabili, tra ordini insensati o la mancanza di comandi, era facile cadere ucciso, oppure fatto prigioniero, e anche arrestato. Bussola si era presentato senza fucile? Bastava questo per essere giustiziato? Non lo sappiamo, sul suo foglio matricolare è indicato un generico “atto di codardia”.
Per Antonio Santagostino, classe 1887, sposato con un figlio, abbiamo qualche notizia in più. L’indicazione sulla sua fucilazione a Nervesa, appena a ovest del Piave, mi ha fatto scoprire la memoria dattiloscritta di Paolo Ciotti raccolta nell’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano, che racconta che il 2 novembre 1917:
“Tre soldati, fra cui un caporale, erano stati sorpresi dal Colonnello Brigadiere mentre uscivano da una villa di Nervesa con alcuni effetti di biancheria. Vi erano entrati così per quel senso di curiosità, di cui tutti ancora si era invasi nel vedere una casa abbandonata, e trovando nelle stanze deserte della biancheria, avevano innocentemente commesso l’errore di scegliere qualche camicia e qualche paia di mutande per cambiarle con quelle sporche e piene di insetti che tenevano ancora addosso fino dal Settembre. Il Generale li interrogò, prese il nome e cognome di ciascuno e tre ore dopo, quando ancora eravamo a mensa, un porta ordini del Comando di Brigata recò un biglietto scritto a matita con l’ordine perentorio al Comandante della 3^ Compagnia di fare immediatamente fucilare da una squadra dello stesso reparto i tre soldati, di null’altro colpevoli, che di avere innocentemente asportato da una casa abbandonata una camicia e un paio di mutande!!”
È proprio il caso del povero soldato vigevanese, come, di nuovo, attesta il foglio matricolare depositato all’Archivio di Stato di Pavia, dove si afferma: “morto in seguito a fucilazione perché sorpreso a svaligiare la Villa Berti in Nervesa”.
Esecuzioni sommarie probabilmente per futili motivi, che hanno stroncato giovani vite sacrificate nel caos della disfatta militare, una “Caporetto” anche morale.
Per loro due, l’ANPI aveva già dal 2020 inoltrato alla Giunta di Vigevano la richiesta di una riabilitazione anche visibile: una targa, l’aggiunta dei nomi nelle due grosse lapidi apposte nel cortile del municipio (dove mancano) o altre forme di memoria tangibile.
Istanza ancora in attesa di risposta.
Marco Savini


7 novembre 2022

6 Novembre 2022
Come ogni anno, il 5 novembre, la Pavia democratica e antifascista scende in piazza.
Ogni 5 novembre i fascisti da tutta la Lombardia si danno appuntamento in un quartiere della nostra città per commemorare un giovane iscritto dell’MSI morto negli anni Settanta in un incidente stradale.
La morte del giovane, come ha accertato la Magistratura fu in incidente stradale e non un omicidio come da loro sostenuto ma a loro non interessa la verità, a loro interessa solo ogni anno organizzare una iniziativa politica con l’unico scopo di segnare la loro presenza in città.
Presenza che ogni volta trova una ferma e decisa risposta da tutte le forze politiche e associative democratiche e antifasciste.
Anche quest’anno centinaia di Pavesi hanno partecipato alla manifestazione, organizzata dalla rete antifascista che ha attraversato la città.
Quest’anno, come molte altre volte, la Questura ha cercato di ostacolare il nostro diritto costituzionale di manifestare, questa volta ci hanno provato utilizzando il recente DL del Governo Meloni, imponendo un massimo di 50 partecipanti al corteo.
La risposta indignata di tutta le forze democratiche ha costretto la Questura a rimangiarsi tale imposizione.
Il corteo si è svolto tranquillamente e al termine, come nostra abitudine, si è tenuto un’assemblea pubblica in piazza con decine di interventi.
Come Rifondazione Comunista e Giovani Comunisti abbiamo partecipato convintamente alla manifestazione portandovi le nostre bandiere e le nostre idee.
Da sempre siamo impegnati nel difendere gli ideali della resistenza, e la Costituzione democratica che ne è nata.
Questo nostro impegno si intensificherà nel prossimo futuro per contrastare il Governo Meloni, primo Governo di Destra nel nostro paese.
Come Rifondazione Comunista e Giovani Comunisti abbiamo partecipato al corteo caratterizzando la nostra presenza portando anche uno striscione contro la guerra e per la pace, perché il nostro antifascismo è anche antimilitarismo e pacifismo, il fascismo non è solo violenza, leggi razziali, omofobia, leggi antisindacali.
Il fascismo è soprattutto guerra e oggi con la guerra in Ucraina il pericolo di uno scontro generalizzato è sempre più possibile.
Per questo siamo
CONTRO IL FASCISMO E CONTRO TUTTE LE GUERRE
Rifondazione Comunista federazione Pavia
Giovani Comunisti Pavia

1 Novembre 2022
Edoardo Casati
Presso la sala dell’affresco, nel castello di Vigevano, domenica 30 ottobre, ho avuto l’onore di tenere, assieme a Iara, una conferenza dal titolo. “gioventù cancellata”.
Abbiamo trattato, in particolare di Ferruccio Ghinaglia (leader pavese del PCdI ucciso, a soli 22 anni, dai fascisti) e più in generale di tutti quei giovani e quelle giovani che hanno dato un contributo enorme al nostro paese.
Partendo dal Biennio Rosso, con la scissione di Livorno (in cui, nella nostra provincia, i giovani furono protagonisti della svolta contro l’attendismo dei leader del PSI), fino ad arrivare alla lotta partigiana in cui numerosi giovani (3 di loro sono stati commemorati la scorsa settimana nel nostro castello) hanno avuto la forza e il coraggio di immaginare e realizzare un futuro migliore, trascinando anche e non solo quelle persone che, per vari motivi, non avevano più la capacità di mettere al centro la necessità del cambiamento radicale.